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Visualizzazione post con etichetta Movimento identità transessuale (Mit). Mostra tutti i post
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martedì 13 gennaio 2015

Il Mit ricorre alla Consulta contro la “sterilizzazione forzata”

Immagine tratta dalla pagina Fb della campagna “Un altro genere è possibile“
Bologna, 13 gen. – Dopo la campagna “Un altro genere è possibile” il Mit ha deciso di portare alla Corte Costituzionale il ricorso contro l’obbligo dell’intervento chirurgico per le persone trans che desiderano cambiare il genere sulla carta d’identità.

Ad aprire la strada al ricorso, spiega Cathy La Torre avvocata e vicepresidente del Mit, è stata l’ordinanza 228/2014 del Tribunale di Trento che ha sollevato la questione di costituzionalità sull'obbligo dell’operazione chirurgica prevista dalla legge 164 del 1982 “in materia di rettificazione di attribuzione di sesso”. L’imposizione di un intervento chirurgico, dice l’ordinanza, potrebbe essere lesivo del diritto alla salute (“sia il trattamento ormonale sia la RCS, sono – notoriamente – molto rischiosi per la salute umana” si legge) e dello stesso diritto a scegliere la propria identità di genere, previsto dalla legge 164.

Il Mit ha quindi deciso di aderire a quella interpretazione del Tribunale di Trento raccontando le storie di persone trans che, avendo rifiutato l’operazione, si trovano spesso in situazioni difficili o imbarazzanti perché i documenti non rispecchiano il loro aspetto esteriore. I problemi possono accedere alle frontiere, in aeroporto, alla posta per il ritiro di una raccomandata, racconta Cathy La Torre.

I tempi in cui verrà analizzata la questione dipendono ora dalla Corte Costituzionale, ma La Torre è ottimista. La Consulta ha già dimostrato in passato di avere una certa sensibilità sul tema. C’è il precedente del caso Bernaroli, nel quale La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la norma che annulla le nozze se uno dei due coniugi cambia sesso.


Damiana Aguiari

Fonte:http:http://www.radiocittadelcapo.it/archives/trans-mit-consulta-sterilizzazione-forzata-154566/

https://www.youtube.com/channel/UC3kvO2kgLuu4PB2UgneceLA

lunedì 12 settembre 2011

PRIMO GLOBAL FORUM INTERSEX INTERNAZIONALE


Comunicato Stampa

5 Settembre 2011
Bruxelles, Belgio

Il primo Forum Intersex Internazionale a livello globale si è tenuto a
Bruxelles dal 3 al 5 settembre 2011.
Questo evento storico ha riunito 24 attivisti in rappresentanza di 17
diverse organizzazioni impegnate sulle tematiche intersex, da tutti i
continenti.

In troppe parti del mondo le persone intersex sono ancora sottoposte
a procedure inumane e degradanti, operazioni chirurgiche e
trattamenti ormonali senza il consenso del diretto interessato e
invece a discrezione dei medici, al di fuori di ogni regolamentazione
legislativa.

Tutto questo viene fatto per “normalizzare” i genitali e i corpi delle
persone intersex per condurle all'interno dello stretto binarismo
sessuale maschio/femmina.

La patologizzazione delle persone intersex porta a enormi violazioni
dei diritti umani e ad un abuso dell'integrità fisica e della dignità
personale.

Il Forum concorda sugli obiettivi di porre fine alle discriminazioni
contro le persone intersex e di garantire loro il diritto
all'integrità del proprio corpo e all’autodeterminazione:

1. Porre fine alle pratiche di “normalizzazione” e mutilazione, quali
la chirurgia ai genitali, i trattamenti medici e psicologici, gli
infanticidi e gli aborti selettivi (sulla base dell’intersessualità)
che ancora avvengono in alcune parti del mondo.

2. Assicurare che il consenso informato, individuale, libero,
prioritario e pienamente consapevole da parte delle persone intersex
sia un requisito obbligatorio in tutte le pratiche mediche e nei
protocolli sanitari.

3. Creare e facilitare lo svilupparsi di ambienti favorevoli, sicuri e
di supporto per le persone intersex, per i loro familiari e amici.

Questa nuovo network informale che si è costituito si batterà per il
rispetto dei diritti umani delle persone intersessuali a livello
internazionale, nazionale e regionale. Il prossimo incontro del Forum
è previsto entro la fine del 2012.

Il Forum è stato facilitato e sponsorizzato da ILGA (Associazione
Internazionale Lesbica Gay Trans e Intersex) e dalla sua sezione
europea ILGA - Europe. Il Forum ha visto anche la presenza di alcuni
rappresentanti di TGEU (Transgender Europe) e IGLYO (International
Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender and Queer Youth and Student
Organisation), e continuerà a costruire alleanze più ampie anche con
altre organizzazioni per l’uguaglianza e i diritti umani che operano
nelle aree dei diritti delle donne, dei diritti delle popolazioni
indigene e delle persone con disabilità.


Per maggiori informazioni

Africa:
Sally Gross +27 827884205 coordinator@intersex.org.za

Latin America:
Mauro Isaac Cabral +54 (9) 351 5589876 maulesel@gmail.com

North America:
Jim Bruce +1 707-793-1190 jim@aiclegal.org

Asia:
Hiker Chiu +886 0923868653 hiker@oii.tw

Australia & Pacific:
Gina Wilson +61 418290336 or +61 2 97499989 oiiaustralia@bigpond.com

Europe:
Del LaGrace Volcano +46 7626 88 312 or +46 19 33 52 03 dellagracevolcano@me.com

International:
Sebastian Rocca (ILGA) +32 471 80 20 99 director@ilga.org
Silvan Agius (ILGA-Europe) +32 2 609 54 17 or +32 496 708 370
silvan@ilga-europe.org


Traduzione Italiana di Michela Balocchi

Qui il comunicato stampa in versione originale:
http://www.ilga-europe.org/home/news/latest_news/intersex_forum

martedì 19 aprile 2011

Bologna: parte il progetto Petra. Destinerà 10 alloggi a madri straniere sole con bambini.


Il progetto si occuperà di accoglienza di transizione, per indirizzare soggetti difficili all’integrazione sociale. Le associazioni locali già attive usufruiranno di un finanziamento del Fondo Europeo per i Rifugiati.

Dieci alloggi per 11 madri straniere con bambini, ma prive di un compagno o di una famiglia e titolari di protezione internazionale (rifugiate, protezione umanitaria o sussidiaria). Sono quelli messi a disposizione dal progetto Petra, Percorsi in transizione verso l’autonomia, dell’associazione Xenia. Tante le associazioni coinvolte nel progetto che punta al potenziamento degli alloggi di transizione, preposti per le categorie deboli a rischio di esclusione sociale. Gli alloggi sono stati messi a disposizione dal Comune di Bologna e il progetto ha ottenuto un finanziamento iniziale del Fondo europeo per i rifugiati. “Pensiamo che la disponibilità di un alloggio non sia un fine sociale – spiega Maria Adele Mimmi, Settore politiche abitative del Comune di Bologna – ma un mezzo per poter raggiungere un’integrazione sociale”.

Per la realizzazione del progetto, è stata costituita una rete territoriale di contatti che fa appello alla rete di servizi già esistente e operante, composta dal Comune di Bologna e dai soggetti responsabili e gestori delle comunità di accoglienza (Asp Irides, Asp Poveri Vergognosi, Associazione Mondo Donna). “Il progetto è stato suddiviso in due fasi – spiega Giancarlo Puliti, Istituzione per l’inclusione sociale – una prima in cui si individuano le beneficiarie, si allestiscono e si assegnano gli alloggi di transizione e una seconda in cui si attiva un percorso formativo di accesso alla casa, incentrato sui diritti e le regole per un corretto utilizzo degli alloggi, di promozione di rapporti di vicinato e di reti di mutuo-aiuto”.
Il concetto della rotazione va di pari passo con quello di co-abitazione. “Pensiamo che sia più costruttivo che queste persone stiano insieme in casa, e non da sole – continua Mimmi – Abbiamo riscontrato che soggetti difficili che abitano in uno dei nostri monolocali, quindi da soli, tendono ad affezionarsi all’appartamento, arrivando a considerarlo di loro proprietà. Il distaccamento poi diventa traumatico: una madre moldava che stiamo ospitando appena ha saputo dell’imminente cambio di residenza che doveva fare, ha dichiarato di non volersi allontanare dalla palazzina in cui si trovava perché lì ha trovato una coppia di anziani che considera i nonni della sua bambina”. La responsabile del Comune aggiunge anche che “a Bologna il 51% delle case è abitato da singoli soggetti, questo mette in luce un altro problema, quello della solitudine: non tutti vogliono vivere da soli”. Dello stesso parere sono anche Asp Irides e Ceis, associazioni impegnate nella tutela di minori stranieri non accompagnati. “Ospitiamo 6 ragazzi nei nostri appartamenti – spiega Padre Mengoli, direttore del Ceis Bologna – due ragazzi marocchini, uno albanese e uno afgano stanno nelle nostre stanze dall’inizio del 2009. Hanno tutti dai 19 ai 21 anni e lavorano tutti”.
A sostenere l’iniziativa ci sono anche le associazioni Mondo Donna e il Movimento identità transessuale (Mit). “Le nostre strutture – dichiara Loretta Michelini, Mondo Donna – si occupano di donne in situazione di disagio socio-economico, lavorativo e psico-sociale, in particolare rivolte a donne immigrate. Forniamo un percorso formativo che le porti ad ambientarsi in un Paese che non è il loro, insegnando loro la lingua e inserendole nel mondo del lavoro”. Un problema che evidenzia anche il Mit: “Abbiamo avuto dal Comune la disponibilità di 3 mini alloggi – spiega Egisto Porpora, Mit – Bologna si è dimostrata una delle poche città italiane che sostengono e tutelano la comunità transessuale, già ad alto rischio di vulnerabilità. Gli alloggi danno un appoggio materiale a persone transessuali che perdono il lavoro, vengono discriminate o hanno problemi di salute”.
Il progetto Petra è sostenuto anche dall’Associazione Volontari Carcere, che ne evidenzia gli aspetti più positivi: “Per i detenuti l’iniziativa degli alloggi di transizione ha una duplice utilità perché permette di ottenere spazi ricreativi di cui in carcere non si dispone, e allo stesso tempo può assicurare un reinserimento in società non traumatico del detenuto – spiega Maria Luisa Casini, dell’associazione – Le persone che escono da un carcere hanno difficoltà a trovare lavoro e vengono spesso discriminate. Gli alloggi di transizione permettono di avere una base solida con cui assicurarsi un futuro”.

Fonte:http://www.iltamburo.it/notiziario/da-bologna/bologna-parte-il-progetto-petra-destinera-10-alloggi-a-madri-straniere-sole-con-bambini/