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martedì 29 settembre 2026

Il ritorno della bellezza sospesa: Alessia Buscemi è Miss Trans Italia 2026 nel segno della storia di Regina Satariano

Immagine composta da due foto di Alessia Buscemi, Miss Trans Italia 2026. A sinistra, un ritratto intimo in bianco e nero in primo piano. A destra, uno scatto a colori sul palco del Teatro degli Animosi di Carrara con la corona, la fascia del concorso e al suo fianco l'organizzatrice Regina Satariano in abito rosso e giallo.
Due sfumature di una rinascita: a sinistra, l'intensità del ritratto di Alessia Buscemi; a destra, il momento della proclamazione come Miss Trans Italia 2026 sul palco di Carrara insieme a Regina Satariano.
Di Vanessa Mazza
Carrara, Settembre 2026 – Le luci del Teatro degli Animosi di Carrara non hanno soltanto illuminato una passerella; hanno riacceso un faro su una storia di resistenza, visibilità e orgoglio che dura da decenni. Sullo storico palco toscano, nella serata di domenica 27 settembre 2026, la trentenne palermitana Alessia Buscemi è stata incoronata Miss Trans Italia 2026. Un'incoronazione visibilmente commossa, che la neovincitrice ha voluto dedicare immediatamente a suo padre, ma che porta con sé un significato politico e culturale che travalica i confini del singolo, grandioso evento di gala.
Condotta con la consueta e graffiante maestria da Vladimir Luxuria, questa edizione ha segnato il ritorno in grande stile di un concorso che è, prima di tutto, un presidio di rivendicazione per l'intera comunità LGBTQI+ italiana.
Vladimir Luxuria al centro del palco del Teatro degli Animosi di Carrara mentre conduce la serata di Miss Trans Italia 2026. Indossa un abito lungo a fiori e tiene in mano i fogli del programma. Alla sua destra c'è l'organizzatrice Regina Satariano in completo rosso e giallo, circondate da tutte le concorrenti schierate sul palco in costume istituzionale nero.
Le radici di un'intuizione: la firma di Regina Satariano
Parlare di Miss Trans Italia significa fare un viaggio a retro nel tempo, riscoprendo un'intuizione nata dal coraggio e dalla lungimiranza di Regina Satariano, storica attivista e presidente del Consultorio Transgenere. Il concorso nacque originariamente non come una semplice competizione estetica, ma come un dirompente atto politico: strappare i corpi e le esistenze delle persone transessuali e transgender dalla marginalità della cronaca nera o dal cono d'ombra del pregiudizio, per restituire loro dignità, voce e glamour sotto la luce del sole.
Dopo un periodo di assenza dalle scene nacionais, il ritorno del concorso in questo 2026 assume una fisionomia ancora più profonda. In un'epoca storica segnata da forti polarizzazioni e da narrazioni che tentano continuamente di restringere gli spazi di autodeterminazione, rimettere al centro del dibattito pubblico la bellezza e la complessità delle vite trans è una risposta culturale necessaria. Regina Satariano, insieme alla macchina organizzativa del Consultorio, ha dimostrato ancora una volta che la cultura dell'inclusione non si ferma, ma si rigenera.
Le tre corone di Carrara: un mosaico di eccellenze
La vittoria di Alessia Buscemi rappresenta l'emblema di questa rinascita. Palermitana, fiera e consapevole del valore della propria voce, Alessia incarna perfettamente la figura della donna trans contemporanea: determinata, integrata nel tessuto sociale e pronta a utilizzare la propria visibilità per abbattere le barriere culturali ancora esistenti.
La serata di Carrara ha ricordato a tutti che l'ecosistema della visibilità trans in Italia si sta arricchendo di nuove, straordinarie sfaccettature. Questa edizione 2026 ha celebrato un trionfo corale, incoronando tre vincitrici ufficiali per tre diverse categorie, specchio di altrettante storie di orgoglio:
  • Alessia Buscemi (Eletta Miss Trans Italia 2026 - Categoria Italia)
  • Barbara Sumaq (Incoronata Miss Trans Italia nel Mondo 2026)
  • Nadia Ottomani (Incoronata Miss Trans Italia Lady 2026)
Oltre la corona: lo spazio del pluralismo e della rinascita
Come scrivo spesso su queste pagine, i diritti civili e la visibilità non seguono mai una linea di progresso scontata o inarrestabile. Eventi come Miss Trans Italia sono fondamentali perché trasformano lo spettacolo in un formidabile amplificatore di istanze politiche, sociali e sanitarie, ricordando al mondo istituzionale che l'autodeterminazione è un diritto inalienabile. A fare da madrina e timoniera di questo ritorno è stata proprio la Versilia, terra storica di accoglienza e di battaglie per il movimento, che ha trovato nel Teatro degli Animosi lo scrigno perfetto per celebrare una serata di autentica liberazione.
Una panoramica del palco del Teatro degli Animosi di Carrara durante la finale di Miss Trans Italia 2026. Al centro, Regina Satariano con il microfono sollevato e Alessia Buscemi con corona e fascia celebrano insieme a tutte le altre concorrenti schierate sul palco.
L'orgoglio si fa collettivo: un momento di festa sul palco del Teatro degli Animosi di Carrara, con Regina Satariano, Alessia Buscemi e tutte le splendide protagoniste di questa indimenticabile edizione 2026.

Ma la visibilità non è solo un fatto collettivo; è una cura per le solitudini individuali. Proprio pensando a chi oggi si sente solə, spaventatə o non ancora favoritə dal vento del cambiamento, voglio lasciarvi con i versi finali di un brano straordinario dell'artista latina Lia Monroe, intitolato "Nací para ser yo" (Sono natə per essere me stessə). Parole che risuonano come un vero e proprio inno alla vita e un abbraccio a chi sta ancora cercando la propria strada:
"Yo no vine a pedir perdón / Por sentir, por vivir / Por ser quien soy / Nací para ser yo / Y esta vez / No me voy a negar. / Si algún día te sientes così / No te escondas / No estás solo / Ser tú / Ya es suficiente".
("Non sono venuta a chiedere scusa / Per ciò che sento, per come vivo / Per quella che sono / Sono nata per essere me stessa / E questa volta / Non mi rinnegherò. / Se un giorno ti sentirai così / Non nasconderti / Non sei solo / Essere te stesso / È già abbastanza").
Ad Alessia Buscemi, a Barbara Sumaq e a Nadia Ottomani vanno le mie più affettuose congratulazioni. Che queste corone, così come queste note musicali, siano lo strumento per portare la nostra voce sempre più lontano, rompendo i binari rigidi del pregiudizio e dimostrando, ancora una volta, la meravigliosa e inarrestabile complessità della natura umana.
Un abbraccio a chiunque stia ancora cercando la propria strada,
Vanessa Mazza
Sempre libera, sempre me stessa.
Fonte: Ufficio Stampa Miss Trans Italia / Consultorio Transgenere

sabato 18 luglio 2026

IL PRIVILEGIO DI ESISTERE: SE LA REALTÀ DELLE PERSONE TRANS DIVENTA UN TABÙ DA NASCONDERE

Portiamo addosso i nostri colori, la nostra storia e le nostre radici. La militanza è un cammino collettivo che non cancella la realtà.”

Siamo nel 2026, ma per la comunità transessuale e transgender in Italia il tempo sembra essersi fermato. Il dibattito pubblico oscilla tra paternalismo istituzionale e finto decoro, mentre chi ha un minimo di visibilità preferisce nascondere la polvere sotto il tappeto per non turbare l’opinione pubblica. Il risultato è sempre lo stesso: la nostra realtà diventa un tabù, un fastidio, qualcosa da non nominare.

Recentemente, una discussione nata sui social ha riacceso un faro su una ferita mai rimarginata. Regina Satariano, figura storica della militanza e fondatrice del concorso Miss Trans Italia e dell'Associazione Consultorio Transgenere, è intervenuta sostenendo che oggi la realtà sia radicalmente cambiata rispetto agli anni '90. Secondo questa visione, grazie al lavoro ventennale dei consultori gratuiti e a una maggiore tutela familiare, una percentuale significativa di ragazze (stimata intorno al 35%) non sarebbe più costretta a prostituirsi, potendo invece accedere all'università e scegliere liberamente il proprio percorso.  Una visione ottimista, forse troppo.

Ma le cose stanno davvero così? Quando parliamo di eventi e concorsi nati per dare visibilità alle persone trans, abbiamo il dovere di dire la verità. Tutta la verità.

L'illusione del progresso e la realtà del marciapiede Nessuno nega il valore inestimabile del lavoro svolto sul territorio dai consultori. Ma scambiare i successi di poche per una riforma strutturale della società è un errore interpretativo pericoloso. Parlare di transessualità in Italia è ancora un enorme tabù sistemico. Sebbene ci sia una generazione di ragazze giovanissime che fortunatamente gode della protezione delle proprie famiglie, le problematiche economiche e materiali rimangono identiche a trent'anni fa.

I dati globali ci ricordano una statistica drammatica: circa il 90% delle persone trans nel mondo è costretto alla marginalità economica e non ha alcuna reale possibilità di scelta. Anche in Italia, la quotidianità di chi non possiede una rete di protezione o proviene da contesti svantaggiati è una lotta per la sopravvivenza. Nelle grandi metropoli del Nord, come Milano, incrociamo costantemente le storie di ragazze laureate, preparate e piene di sogni, migrate dal Sud Italia con la speranza di trovare un impiego pulito. La realtà che le accoglie è fatta di curriculum gettati nel cestino della spazzatura davanti ai loro occhi da negozianti e datori di lavoro, e di centri per l'impiego che non le ricontatteranno mai. Quando lo stigma sociale e il pregiudizio sistemico ti sbattono ogni singola porta in faccia, la prostituzione (in camera o sul marciapiede) cessa di essere una "scelta" e diventa l'unico mezzo forzato per pagare l'affitto e mangiare. 

In questo Paese, per una persona trans, il lavoro non è un diritto: è un privilegio.

La meteora parlamentare e l'isolamento istituzionale
La mancanza di tutele non è un caso, ma la diretta conseguenza di una totale assenza di rappresentanza nei luoghi del potere nazionale. Vent'anni fa, nel 2006, l'elezione di Vladimir Luxuria alla Camera dei deputati sembrò segnare l'inizio di una nuova era per i diritti civili in Italia. Fu un evento storico: la prima donna transgender a entrare nel Parlamento di uno Stato sovrano.
Cosa è rimasto di quella stagione a livello nazionale? Nulla. Quell'esperienza è rimasta una splendida meteora, un'eccezione isolata in una storia repubblicana che ha poi sistematicamente respinto o ignorato i corpi trans all'interno dei palazzi del Governo. Oggi non abbiamo alcuna persona trans nei seggi del Parlamento o nei consigli regionali. Le uniche, faticose eccezioni di rappresentanza politica reale si giocano esclusivamente a livello locale e comunale, come dimostra la storica elezione di Monica Romano al Consiglio Comunale di Milano.
Ma queste preziose realtà territoriali rimangono isole in un deserto normativo. In Italia esiste un vuoto istituzionale spaventoso: non esiste alcuna politica pubblica mirata all'inserimento lavorativo delle persone transgender. Chi prova ad affacciarsi alla politica nazionale viene ancora troppo spesso ridotto a una macchietta da talk-show o usato come "token" per ripulire le coscienze dei partiti durante le campagne elettorali, per poi sparire nel nulla a urne chiuse. Non ci sono incentivi per le aziende che assumono, non esistono tutele reali contro il licenziamento discriminatorio durante la transizione, né protocolli nazionali per il career transitioning. Siamo fantasmi per lo Stato, se non quando si tratta di fare cassa.
Il sensazionalismo mediatico e il finto decoro della comunità
In assenza di tutele istituzionali, lo spazio televisivo e mediatico si trasforma in un circo Barnum. I media tradizionali continuano a parlare di noi esclusivamente in modo sensazionalista: la transessualità viene narrata o attraverso la lente del brivido della cronaca nera o attraverso lo stereotipo caricaturale e performativo. Non esistiamo come cittadine, come lavoratrici, come madri o professioniste; esistiamo solo come intrattenimento.
La ferita più dolorosa, tuttavia, si consuma spesso all'interno della nostra stessa comunità. Assistiamo a performance (come il caso della drag queen a Milano che, nel tentativo di insultare la destra di Matteo Salvini, ha finito per usare l'identità trans come un insulto e un motivo di derisione) che dimostrano quanto lo stigma sia interiorizzato. Ancora peggio, la politica del marketing ha infettato i nostri stessi spazi di liberazione: il recente caso del Siracusa Pride, dove la gestione commerciale dell'evento ha sdoganato come madrina figure dalle note posizioni escludenti verso le donne trans in cambio di finanziamenti turistici comunali, dimostra come la nostra dignità venga svenduta al miglior offerente.
Riconoscere la ferita per continuare la lotta
Di fronte a questo scenario, chi si sente offesa dall'essere accostata alla realtà della prostituzione forzata o della violenza di strada dimostra di non aver compreso la natura della nostra lotta. Riconoscere che tantissime nostre sorelle subiscono ancora oggi questo scempio non significa sminuire chi è riuscita a laurearsi o a trovare un lavoro stabile. Significa fare un bagno di realtà e praticare l'intersezionalità.
La rabbia di chi si sente "offesa" non va canalizzata contro le attiviste che denunciano la verità, ma contro uno Stato ipocrita che ci nega il diritto al lavoro e contro una società che ci preferisce invisibili o confinate ai margini. Esigere pari opportunità, tutele lavorative e transizioni mediche e legali gratuite e dignitose è l'unico modo per trasformare un privilegio in un diritto per tutte, nessuna esclusa.

La verità non è una mancanza di decoro. È l’unico strumento che abbiamo per guarire la ferita.

— Vanessa Mazza, TLGBQI+

📚 Fonti ed Editoriali di Riferimento

venerdì 5 agosto 2011

Torre del Lago: Sciopero della fame dell'imprenditrice trans


Sul lungomare di Torre del Lago, sede di varie realtà imprenditoriali ,che ogni estate attraggono migliaia di turisti, c'è una scarpa decoltè alta quasi due metri. Posizionata fuori dal , quel tacco annuncia agli avventori che da lì inizia il tratto gay del lungomare. Sabato scorso però, a Regina Satariano, proprietaria del Priscilla il Comune di Viareggio ha notificato la chiusura del locale a mezzanotte e per tre mesi a causa dei decibel troppo alti, secondo i vigili urbani chiamati ad effettuare il controllo, della musica durante il karaoke. Da qui la decisione drastica: iniziare uno sciopero della fame.

Il provvedimento che ha punito il Priscilla è infatti l'ennesima battaglia del Comune di Viareggio contro gli imprenditori lgbt e combattuta dall'amministrazione che governa il territorio a colpi di burocrazia. L'elenco di ordinanze contro i locali gay della marina di Torre del Lago è infatti lungo e tempestato di sanzioni e imposizioni di vario tipo: dal rifiuto alle richieste di installare insegne luminose (disturberebbero la fauna dell'adiacente parco naturale) a quello di fare animazioni sulle terrazze dei due locali da ballo; dal divieto per le discoteche di tenere la musica oltre le 3 del mattino alle multe inflitte anche per pochi minuti in cui tale orario viene sforato. E così via, la lista è lunga e fino ad oggi i proprietari dei locali lgbt hanno pagato multe salatissime di migliaia e migliaia di euro frutto di controlli continui.

Ecco perché la misura adottata nei confronti del locale gestito da Regina Satariano è stato vissuta da tutto il Consorzio degli imprenditori lgbt come l'ennesima inutile vessazione a danno alle tasche private degli imprenditori oltre che all'economia locale che si giova dell'attrattiva turistica della zona per 6 mesi l'anno anche grazie a iniziative di richiamo nazionale come Miss Trans Italia organizzata proprio al Priscilla e altri concorsi come Mister Gay Italia, Miss Gaya e Miss Drag Queen Italia, realizzati soltanto con contributi privati.

L'inziativa di Regina Satariano non è la prima di questo genere per protestare contro i provvedimenti del Comune di Viareggio. In un incontro col Sindaco avuto poche settmane fa, la trans si fece fotografare sulla poltrona del primo cittadino, un'immagine che venne poi pubblicata su Facebook insieme ad un gruppo dal nome "Regina Sindaco di Viareggio". Che un gesto simile abbia contribuito ad alimentare la rabbia della politica verso l'imprenditrice?

Solidarietà da Franco Grillini - «Forse l'amministrazione locale non ama il Friendly Versilia - dice il direttore di Gaynews Franco Grillini -, certo è che in quel luogo il presunto rumore non da fastidio a nessuno e quindi siamo inevitabilmente portati a pensare che la decisione del comune sia tutta politica. Solidarietà quindi a Regina Satariano e alla sua clamorosa protesta con lo sciopero della fame. Facciamo un appello - conclude Grillini - perché chiunque abbia a cuore gli spazi di libertà in questo paese si mobiliti a difesa di un importante luogo di incontro e di socializzazione».

Il Dubbio

pubblicata da Regina Satariano il giorno mercoledì 3 agosto 2011 alle ore 17.21

Carissimi

Grazie per la solidarietà,voglio raccontarvi alcune sensazioni che come attivista della Comunità LGBT stò vivendo.

Alcuni atteggiamenti Mi pongono un dubbio..tutto questo controllare punire presenziare non pare essere fine a se stesso ma frutto di una strategia che porta i soggetti allo sfinimento.

E'come se qualcuno ci volesse far rinunciare a quanto negli anni abbiamo conquistato mettendoci nella condizione di essere Noi ad abbandonare il campo.

Non comprendo l'uso della telecamera che (forze dell'ordine oppure polizia amministrativa) riprende continuamente da ogni punto gli ospiti che vengono a Torre del lago.

Che bisogno c'è? Che fine fanno queste immagini? Come pensiamo di incentivare il Turismo quando abbiamo un regolamento che lo incentiva chiudendo la musica alle Tre (con il non udibile alle Quattro...baggianata in piena estate poi).

Ecco tutti questi dubbi incominciano a venire quando ogni tassello che d'apprima sembrava staccato per conto suo incomincia ad avere un senso solo se collegato agli altri .

Ecco la decisione del Mio sciopero della fame . Voglio che si giochi a carte scoperte abbiamo de tempo piegato la testa in cambio di briciole non permettiamo che questo riaccada!

un abbraccio Regina Satariano (http://www.facebook.com/notes/regina-satariano/il-dubbio/218671011512333 ) per conoscere meglio il priscilla (http://www.wix.com/mirkovigni/priscilla-prova-1#!__main/miss-trans )


Fonte:http://www.gay.it/channel/attualita/32223/Torre-del-Lago-Sciopero-della-fame-dell-imprenditrice-trans.html