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sabato 18 luglio 2026

IL PRIVILEGIO DI ESISTERE: SE LA REALTÀ DELLE PERSONE TRANS DIVENTA UN TABÙ DA NASCONDERE

Portiamo addosso i nostri colori, la nostra storia e le nostre radici. La militanza è un cammino collettivo che non cancella la realtà.”

Siamo nel 2026, ma per la comunità transessuale e transgender in Italia il tempo sembra essersi fermato. Il dibattito pubblico oscilla tra paternalismo istituzionale e finto decoro, mentre chi ha un minimo di visibilità preferisce nascondere la polvere sotto il tappeto per non turbare l’opinione pubblica. Il risultato è sempre lo stesso: la nostra realtà diventa un tabù, un fastidio, qualcosa da non nominare.

Recentemente, una discussione nata sui social ha riacceso un faro su una ferita mai rimarginata. Regina Satariano, figura storica della militanza e fondatrice del concorso Miss Trans Italia e dell'Associazione Consultorio Transgenere, è intervenuta sostenendo che oggi la realtà sia radicalmente cambiata rispetto agli anni '90. Secondo questa visione, grazie al lavoro ventennale dei consultori gratuiti e a una maggiore tutela familiare, una percentuale significativa di ragazze (stimata intorno al 35%) non sarebbe più costretta a prostituirsi, potendo invece accedere all'università e scegliere liberamente il proprio percorso.  Una visione ottimista, forse troppo.

Ma le cose stanno davvero così? Quando parliamo di eventi e concorsi nati per dare visibilità alle persone trans, abbiamo il dovere di dire la verità. Tutta la verità.

L'illusione del progresso e la realtà del marciapiede Nessuno nega il valore inestimabile del lavoro svolto sul territorio dai consultori. Ma scambiare i successi di poche per una riforma strutturale della società è un errore interpretativo pericoloso. Parlare di transessualità in Italia è ancora un enorme tabù sistemico. Sebbene ci sia una generazione di ragazze giovanissime che fortunatamente gode della protezione delle proprie famiglie, le problematiche economiche e materiali rimangono identiche a trent'anni fa.

I dati globali ci ricordano una statistica drammatica: circa il 90% delle persone trans nel mondo è costretto alla marginalità economica e non ha alcuna reale possibilità di scelta. Anche in Italia, la quotidianità di chi non possiede una rete di protezione o proviene da contesti svantaggiati è una lotta per la sopravvivenza. Nelle grandi metropoli del Nord, come Milano, incrociamo costantemente le storie di ragazze laureate, preparate e piene di sogni, migrate dal Sud Italia con la speranza di trovare un impiego pulito. La realtà che le accoglie è fatta di curriculum gettati nel cestino della spazzatura davanti ai loro occhi da negozianti e datori di lavoro, e di centri per l'impiego che non le ricontatteranno mai. Quando lo stigma sociale e il pregiudizio sistemico ti sbattono ogni singola porta in faccia, la prostituzione (in camera o sul marciapiede) cessa di essere una "scelta" e diventa l'unico mezzo forzato per pagare l'affitto e mangiare. 

In questo Paese, per una persona trans, il lavoro non è un diritto: è un privilegio.

La meteora parlamentare e l'isolamento istituzionale
La mancanza di tutele non è un caso, ma la diretta conseguenza di una totale assenza di rappresentanza nei luoghi del potere nazionale. Vent'anni fa, nel 2006, l'elezione di Vladimir Luxuria alla Camera dei deputati sembrò segnare l'inizio di una nuova era per i diritti civili in Italia. Fu un evento storico: la prima donna transgender a entrare nel Parlamento di uno Stato sovrano.
Cosa è rimasto di quella stagione a livello nazionale? Nulla. Quell'esperienza è rimasta una splendida meteora, un'eccezione isolata in una storia repubblicana che ha poi sistematicamente respinto o ignorato i corpi trans all'interno dei palazzi del Governo. Oggi non abbiamo alcuna persona trans nei seggi del Parlamento o nei consigli regionali. Le uniche, faticose eccezioni di rappresentanza politica reale si giocano esclusivamente a livello locale e comunale, come dimostra la storica elezione di Monica Romano al Consiglio Comunale di Milano.
Ma queste preziose realtà territoriali rimangono isole in un deserto normativo. In Italia esiste un vuoto istituzionale spaventoso: non esiste alcuna politica pubblica mirata all'inserimento lavorativo delle persone transgender. Chi prova ad affacciarsi alla politica nazionale viene ancora troppo spesso ridotto a una macchietta da talk-show o usato come "token" per ripulire le coscienze dei partiti durante le campagne elettorali, per poi sparire nel nulla a urne chiuse. Non ci sono incentivi per le aziende che assumono, non esistono tutele reali contro il licenziamento discriminatorio durante la transizione, né protocolli nazionali per il career transitioning. Siamo fantasmi per lo Stato, se non quando si tratta di fare cassa.
Il sensazionalismo mediatico e il finto decoro della comunità
In assenza di tutele istituzionali, lo spazio televisivo e mediatico si trasforma in un circo Barnum. I media tradizionali continuano a parlare di noi esclusivamente in modo sensazionalista: la transessualità viene narrata o attraverso la lente del brivido della cronaca nera o attraverso lo stereotipo caricaturale e performativo. Non esistiamo come cittadine, come lavoratrici, come madri o professioniste; esistiamo solo come intrattenimento.
La ferita più dolorosa, tuttavia, si consuma spesso all'interno della nostra stessa comunità. Assistiamo a performance (come il caso della drag queen a Milano che, nel tentativo di insultare la destra di Matteo Salvini, ha finito per usare l'identità trans come un insulto e un motivo di derisione) che dimostrano quanto lo stigma sia interiorizzato. Ancora peggio, la politica del marketing ha infettato i nostri stessi spazi di liberazione: il recente caso del Siracusa Pride, dove la gestione commerciale dell'evento ha sdoganato come madrina figure dalle note posizioni escludenti verso le donne trans in cambio di finanziamenti turistici comunali, dimostra come la nostra dignità venga svenduta al miglior offerente.
Riconoscere la ferita per continuare la lotta
Di fronte a questo scenario, chi si sente offesa dall'essere accostata alla realtà della prostituzione forzata o della violenza di strada dimostra di non aver compreso la natura della nostra lotta. Riconoscere che tantissime nostre sorelle subiscono ancora oggi questo scempio non significa sminuire chi è riuscita a laurearsi o a trovare un lavoro stabile. Significa fare un bagno di realtà e praticare l'intersezionalità.
La rabbia di chi si sente "offesa" non va canalizzata contro le attiviste che denunciano la verità, ma contro uno Stato ipocrita che ci nega il diritto al lavoro e contro una società che ci preferisce invisibili o confinate ai margini. Esigere pari opportunità, tutele lavorative e transizioni mediche e legali gratuite e dignitose è l'unico modo per trasformare un privilegio in un diritto per tutte, nessuna esclusa.

La verità non è una mancanza di decoro. È l’unico strumento che abbiamo per guarire la ferita.

— Vanessa Mazza, TLGBQI+

📚 Fonti ed Editoriali di Riferimento

venerdì 21 novembre 2025

“Indietro non si torna: memoria e lotta nel racconto di Monica J. Romano”


“Indietro non si torna” è il titolo del nuovo libro di Monica J. Romano, pubblicato da TEA nella collana Gli Strilli.

Monica J. Romano, nata a Milano nel 1979, è attivista, scrittrice e politica. Ha iniziato il suo percorso di affermazione di genere nel 1998 e nel 2006 ha ottenuto il riconoscimento legale del suo nome e genere. Laureata in Scienze Politiche con una tesi sulla discriminazione delle persone transgender, ha poi conseguito un master in Gender Equality e Diversity Management.

Da oltre vent’anni è impegnata nei movimenti per i diritti delle persone transgender e LGBT+. Nel 2021 è diventata la prima donna transgender eletta al Consiglio comunale di Milano, dove oggi è Vicepresidente della Commissione Pari Opportunità e Diritti Civili e della Commissione Speciale contro i discorsi d’odio.

Autrice di saggi e romanzi che raccontano la vita e le sfide delle persone transgender (Diurna. La transessualità e il lavoro, Trans. Storie di ragazze XY, L’altra metà del cielo), con Indietro non si torna intreccia la sua vicenda personale con la memoria collettiva della comunità LGBT+.

Dalla marginalità alla rappresentanza, dalla violenza alla dignità: il suo percorso è un ponte che ci ricorda che i diritti non sono concessioni, ma conquiste.

📚 Un libro necessario, che restituisce forza e visibilità a chi continua a lottare per un futuro di uguaglianza.

lunedì 4 gennaio 2016

L'intervista a Monica Romano, la scrittrice del libro “Trans. Storie di ragazze XY”.

Prima di tutto ringrazio  Monica Romano, per aver accettato l'invito per questa intervista. Sono grata per la tua gentilezza.

Ora basta parlare e andiamo un po 'su Monica , che gentilmente ha concesso questa intervista per il blog.

Con una scrittura fluida e coinvolgente, questa ragazza ha già scritto un saggio, “Diurna. La transessualità come oggetto di discriminazione”, pubblicato nel maggio del 2008 dalla casa editrice Costa e Nolan. 

Ha contribuito alla realizzazione di documentari sulla realtà trans ed LGBT:
“Crisalidi – 5 Storie di vita trans” di Federico Tinelli, vincitore del Novara Film Festival 2005 e del Tekfestival 2006;
“O sei uomo o sei donna chiaro” di Enrico Vanni;
“Ci chiamano diversi” di Vincenzo Monaco.


Monica Romano è attivista del movimento per i diritti delle persone LGBT. Ha una lunga militanza iniziata nel 1999 presso l’associazione Arcitrans. Ha fondato l’associazione «La Fenice» – Transessuali & Transgender Milano, di cui è stata presidente fino al marzo del 2009.


Si è laureata in Scienze Politiche nel 2007, con una tesi sulla discriminazione nel mondo del lavoro delle persone transgender. È autrice di Diurna. La transessualità come oggetto di discriminazione (2008). Ha contribuito alla realizzazione di due documentari sulla realtà transgender. Attualmente fa parte del direttivo del Circolo culturale “Harvey Milk” a Milano.

“Trans. Storie di ragazze XY

«I ragazzi della mia età spesso venivano a chiedermi a quale metà del cielo appartenessi. C’erano i maschi, c’erano le femmine, e c’ero io. Poteva essere questa la risposta? Non nel mondo in cui vivevo.»

«Sei maschio o femmina?» È il 1986 quando Ilenia si sente fare per la prima volta questa domanda. Al momento non sa cosa rispondere, non vuole essere diversa, è e basta. La ricerca di una vera risposta la accompagnerà lungo tutto il cammino attraverso l’adolescenza e verso l’età adulta. Il suo è il viaggio travagliato di una ragazza che sembra avere per la società e per i benpensanti un’unica meta, la prostituzione. Ma Ilenia è una persona che non si arrende e scompiglia fin da subito le carte del destino: nonostante bullismo, discriminazione, violenze fisiche e verbali, si laurea, trova un lavoro e un amore inaspettato, quello per una donna.
Le paure, le battaglie, le ferite, i traguardi di una giovane trans, che come tante altre ragazze XY, lotta per una vita serena e autentica, verso la libertà di genere e il pieno diritto di cittadinanza per le persone transgender nella società civile.

1.Come è nata la tua passione per la scrittura?


Monica-La passione per la scrittura è arrivata durante l'infanzia, molto incoraggiata da mia madre. Adoravo leggere e scrivere già durante i primi anni delle scuole elementari. La scrittura è stata, da sempre, il mio mezzo comunicativo prediletto.

2. Come ti descriveresti? Hai trovato difficoltà ad iniziare il percorso di transizione? . E invece qual è stato l'ostacolo maggiore nella tua vita in relazione alla tua identità di genere e poi sessuale?Monica-Sono una donna transgender che vive e lavora Milano, in uno studio di consulenza del lavoro, ho una famiglia, una compagna, due cani. Amo dedicare il mio tempo libero al volontariato e all'attivismo per i diritti LGBT.
Rispetto al mio percorso di transizione ed autodeterminazione, che ho iniziato a 19 anni, ormai 15 anni fa, l'ostacolo più significativo che ho incontrato è stato l'immaginario collettivo estremamente penalizzante legato alla nostra condizione, l'idea che l'unico destino di una donna transgender sia quello della prostituzione, che per noi non esista la possibilità di un lavoro regolare, di una vita vissuta alla luce del sole fatta di affetti, amore, lavoro, sana normalità.
Di questo, del desiderio di normalità che molte donne transgender vivono, parlo ampiamente nel mio nuovo libro.

3.Qual è il messaggio che hai voluto far passare attraverso le righe di questo libro?

Monica-Il libro è soprattutto un messaggio per le ragazze che oggi stanno per iniziare un percorso di transizione. Attraverso Ilenia, la protagonista del mio memoir, e attraverso le donne che Ilenia incontra lungo il suo cammino, intendevo raccontare alle giovani trans che realizzarsi, avere una vita "diurna", un lavoro regolare, degli affetti, un amore è possibile anche per noi.
Alle nuove generazioni di ragazze transgender intendevo comunicare che la nostra è una strada certamente in salita, ma non impraticabile, che anche noi possiamo essere felici, a dispetto di un sistema sociale e culturale che ci penalizza in ogni contesto. La nostra felicità e realizzazione passano soprattutto dal bene per noi stesse e dall'orgoglio per il nostro percorso di vita, senza paure e vergogne per quello che siamo.


3.Cosa vuol dire per te essere una scrittrice? donna, lesbica e trans? in una cultura dominante sessista che in altri milioni di casi impone alle donne, per mantenerle nel ruolo che la medesima cultura maschilista ha loro assegnato.
Monica-Prima di essere una scrittrice sono un'attivista.
La scrittura per me è un mezzo molto potente per sovvertire gli stereotipi che riceviamo.
Essere una donna, una trans e una lesbica nella stessa vita non è affatto semplice.
La cultura maschilista e fallocentrica in cui siamo immersi fa molta fatica ad accettare l'idea che una trans compia il suo percorso di autoaffermazione per se stessa, per poter finalmente essere, e che non lo faccia per piacere agli uomini. L'esistenza delle trans lesbiche è la più evidente dimostrazione che identità e orientamento sessuale sono cose da tenere ben distinte.
Realtà difficile da digerire per un immaginario che ci ha sempre viste come oggetti, carne da macello ad uso e consumo del maschio.


4.E stato difficile trovare una casa editrice disposta a pubblicarti?
Monica-Sorprendentemente no.
Ho inviato il mio manoscritto ad una decina di case editrici grandi e medie.
In breve tempo ho ricevuto la proposta di pubblicazione della Ugo Mursia.


5-Qual'è il tuo libro (o autore) preferito?
Monica-E' molto difficile dare una risposta!
Sono abbastanza "onnivora" nelle mie letture.
Amo in particolare la saggistica (Bauman, Marzano, Aspesi), i romanzi politici (Orwell), i memoir (Primo Levi).
Poi ci sono scrittrici che seguo da sempre, come Isabel Allende, Marcela Serrano e Banana Yoshimoto.
Amo la poesia di Alda Merini.

6- Trans. Storie di ragazze XY, è un libro autobiografico?
Monica-Sì. "Trans. Storie di ragazze XY" è un memoir, quindi un romanzo di ispirazione autobiografica.

7-Parliamo del tuo blog (http:// http://transgenderfreedom.com/ /), Com'è nata l’idea?
Monica-L'idea del mio "Blog la libertà di genere" è nata dalla voglia di condividere articoli e riflessioni che scrivo sul tema dell'identità di genere, e funziona: il mio blog ha ricevuto la nomination per miglior blog trans 2015 all'"Italian Gay blogger Awards" 2015.

8-Hai in programma di scrivere un nuovo libro?
Monica-Sì, e presto inizierò a lavorarci.


9-Qual è l’antidoto alla paura e alla ignoranza di chi ci percepisce come “diversi”?
Monica-L'informazione, la sensibilizzazione e l'orgoglio per le nostre differenze.

Di Vanessa Mazza

Per conoscere un po 'di più Monica Romano e acquisire i suoi libri, basta visitare la pagina dell'autrice.

giovedì 26 novembre 2015

Nelle librerie TRANS Storie di ragazze XY. Di Monica Romano

È già disponibile in libreria, TRANS Storie di ragazze XY , di Monica Romano, edita da Ugo Mursia Editore (collana Memoirs. Poesia) Di seguito un’anteprima del volume e il comunicato ufficiale del lancio.

Descrizione: 
"Sei maschio o femmina?" È il 1986 quando Ilenia si sente fare per la prima volta questa domanda. Al momento non sa cosa rispondere, non vuole essere diversa, è e basta. La ricerca di una vera risposta la accompagnerà lungo tutto il cammino attraverso l'adolescenza e verso l'età adulta. Il suo è il viaggio travagliato di una ragazza che sembra avere per la società e per i benpensanti un'unica meta, la prostituzione. Ma Ilenia è una persona che non si arrende e scompiglia fin da subito le carte del destino: nonostante bullismo, discriminazione, violenze fisiche e verbali, si laurea, trova un lavoro e un amore inaspettato, quello per una donna. Le paure, le battaglie, le ferite, i traguardi di una giovane trans, che come tante altre ragazze XY, lotta per una vita serena e autentica, verso la libertà di genere e il pieno diritto di cittadinanza per le persone transgender nella società civile.


Monica Romano è attivista del movimento per i diritti delle persone LGBT. Ha una lunga militanza iniziata nel 1999 presso l’associazione Arcitrans. Ha fondato l’associazione «La Fenice» – Transessuali & Transgender Milano, di cui è stata presidente fino al marzo del 2009. Si è laureata in Scienze Politiche nel 2007, con una tesi sulla discriminazione nel mondo del lavoro delle persone transgender. È autrice di Diurna. La transessualità come oggetto di discriminazione (2008). Ha contribuito alla realizzazione di due documentari sulla realtà transgender. http://transgenderfreedom.com/

Monica Romano 

lunedì 18 marzo 2013

Milk Progetto T! - Trans* at Work, Storie di Vita e di Lavoro

Precarietà ... Transfobia ... Mobbing... Discriminazione... Assunzioni ...Documenti ... Identità di Genere ...

...Le trasformazioni del lavoro, il cambiamento di una società che impone un lavoro più individualizzato e flessibile, stanno gradualmente erodendo il vecchio sistema organizzativo delle tutele, rendendo sempre più ricattabili le lavoratrici e i lavoratori portatori di una differenza rispetto ad un paradigma sempre più escludente.

Questa è una realtà purtroppo ben nota alle persone trans* che incontrano barriere all'ingresso del mercato del lavoro che spesso sembrano insuperabili.

Dopo aver fornito alcune definizioni preliminari utili alla comprensione della tematica e una panoramica sugli aspetti normativi, proporremo un confronto a partire da esperienze concrete di persone trans* che hanno vissuto o che ancora stanno vivendo quella che, senza mezzi termini, possiamo definire una vera e coraggiosa “sfida dell'integrazione sociale”.

- Monica Romano

Giovedì 21 Marzo --- Ore 20:30
Sede Milk / Il Guado -- via Soperga 36 , ang. Viale Brianza
MM1 Loreto -- MM2 Loreto , Caiazzo , Centrale -- MM3 Centrale

Ingresso Libero

Vi attendiamo in tanti!

Milk Staff

Fonte:https://www.facebook.com/events/139879439520825/