Translate

Visualizzazione post con etichetta SALUTE. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta SALUTE. Mostra tutti i post

mercoledì 29 gennaio 2025

I MIGLIORI FILM SULLE QUESTIONI TRANSGENDER.

Disclosure (Disclosure: Trans Lives on Screen) è un documentario del 2020, diretto da Sam Feder e incentrato sulle vite delle persone transgender e del loro impatto sulla cultura e sull'industria cinematografica. Il documentario è stato presentato al Sundance Film Festival il 27 gennaio 2020. Il 19 giugno dello stesso anno il documentario è stato pubblicato sulla piattaforma streaming Netflix.



“The Danish Girl” (2015) – Questo film offre una prospettiva sulla vita di Lili Elbe, una delle prime persone a subire un intervento di riassegnazione di genere, interpretata magistralmente da Eddie Redmayne.


“Dallas Buyers Club” (2013) – Basato su una storia vera, il film segue la lotta di Ron Woodroof, un uomo eterosessuale che diventa attivista per i diritti delle persone con l’HIV/AIDS e fa amicizia con una donna transgender.
           

“A Fantastic Woman” (2017) – Il film racconta la storia di Marina, una donna transgender che affronta discriminazione e pregiudizi dopo la morte del suo compagno, dimostrando una forza straordinaria.


“Boys Don’t Cry” (1999) – Basato su eventi reali, il film narra la tragica storia di Brandon Teena, un giovane transgender vittima di pregiudizio e violenza.


“Hedwig and the Angry Inch” (2001) – Una commedia musicale che segue le vicissitudini di Hedwig, una rock star transgender, nel suo viaggio alla ricerca dell’identità e dell’amore.

“Tomboy” (2011) – Una tenera storia che segue la vita di Laure, una bambina transgender, mentre esplora la sua identità di genere durante le vacanze estive.


“Transamerica” (2005) – Un film che segue il viaggio di Bree, una donna transgender, mentre cerca di riconciliare il passato con il suo futuro e riallacciare il rapporto con suo figlio.

“Tangerine” (2015) – Girato interamente su iPhone, il film segue due amiche transgender durante una frenetica giornata natalizia a Los Angeles, offrendo una prospettiva unica e autentica.

Un anno con tredici lune, è un film drammatico tedesco del 1978, diretto da Rainer Werner Fassbinder. Profondamente colpito dal suicidio, avvenuto nell'estate del '78, dell'amico e compagno Armin Meier, Fassbinder girò questo film in soli 25 giorni, curandone anche la fotografia.


La moglie del soldato (The Crying Game) è un film del 1992 scritto e diretto da Neil Jordan.Irlanda. Un commando di terroristi dell'IRA rapisce Jody, un soldato dell'esercito inglese, per ottenere uno scambio con un leader irlandese, pena l'uccisione. Il militare, fiutando il proprio destino, familiarizza col terrorista Fergus pregandolo di contattare Dil, la sua ragazza a Londra, una volta morto. Fergus non è un malvagio ma gli eventi lo porteranno comunque in Inghilterra...


Princesa è un film del 2001 diretto da Henrique Goldman che racconta la storia di una donna transessuale, Fernanda, che si reca a Milano e lavora come prostituta per finanziare il suo intervento chirurgico di riassegnazione del sesso. Il film è stato ispirato da un libro con lo stesso nome scritto da Maurizio Janelli e Fernanda Farias de Albuquerque.

Tutto è possibile (Anything's Possible) è un film del 2022 diretto da Billy Porter. Kelsa, una studentessa di liceo trans molto sicura di se stessa, scopre che il suo compagno di scuola Khal è innamorato di lei decidendo di invitarla al ballo di fine anno.

Con Trace Lysette, Patricia Clarkson, Adriana Barraza, Emily Browning, Joshua Close. Monica torna a casa per la prima volta dopo una lunga assenza. Ritrovando sua madre e il resto della sua famiglia, da cui si era allontanata da adolescente, intraprende un percorso nel suo dolore e nelle sue paure, nei suoi bisogni e nei suoi desideri fino a scoprire dentro di sé la forza per guarire le ferite del proprio passato. Il ritratto intimo di una donna che esplora i temi universali dell’abbandono e dell’accettazione, del riscatto e del perdono.

La quindicenne Lara è determinata a diventare una ballerina professionista. Con il sostegno del padre, si lancia alla ricerca dell'assoluto in una nuova scuola. Le frustrazioni e l'impazienza adolescenziale di Laura si accentuano però quando si rende conto che il suo corpo non si piega così facilmente alla rigida disciplina dal momento che è nata maschio.


Ma vie en rose è un film del 1997 diretto da Alain Berliner. Racconta la storia di Ludovic, una ragazza transgender, e descrive la sua famiglia e la sua comunità che lottano per accettare la sua identità di genere. Il film ha ricevuto recensioni ampiamente positive ed è stato selezionato come candidato belga per il miglior film in lingua straniera alla 70ª edizione degli Academy Awards, ma non è stato accettato come candidato


Cowboys
Anna Kerrigan, USA 2020
Troy (Steve Zahn) è un padre problematico ma dal cuore grande che, di fronte al disagio del giovane figlio trans pronto a compiere la transizione, decide di scappare con lui. La moglie Sally (Jillian Bell), da cui è separato, non riesce ad accettare che la sua bambina si senta in tutto e per tutto Joe (Sasha Knight). Padre e figlio fuggiranno attraverso le terre selvagge del Montana nella speranza di arrivare al confine con il Canada. Nel frattempo un detective di polizia (Ann Dowd) si metterà sulle loro tracce, venendo a conoscenza delle dinamiche della famiglia di Joe e iniziando a dubitare cosa sia davvero meglio per lui.

mercoledì 23 luglio 2014

Riattribuzione chirurgica del sesso: in Italia si può - Di Laura Denu.

RIATTRIBUZIONE CHIRURGICA DEL SESSO: IN ITALIA SI PUÒ - UNA CLASS ACTION INDISCRIMINATA RISCHIA DI AFFOSSARE 30 ANNI DI LAVORO, IMPEGNO E CONQUISTE


Perchè la volontà di riaffermare questo dato di fatto? Per contrappormi all'ondata di disinformazione, mistificazione e strumentalizzazione a cui sto/stiamo assistendo per mano e volontà di alcuni personaggi del mondo transgender e non solo, che hanno ritenuto proficuo fare azione di terrorismo, distribuendo sul territorio nazionale l'informazione secondo cui in Italia sarebbe azzardato se non addirittura pericoloso, rivolgersi ai diversi centri sparsi nel territorio, per accedere all'intervento per cambiare sesso.


“Non esistono centri autorizzati e sufficientemente specializzati” a cui rivolgersi per vedere tutelata la propria salute psico-fisica, e per scongiurare danni e mutilazioni irreversibili, sarebbe opportuno rivolgersi in Thailandia o negli USA. Affermazioni del genere danno il via a sentimenti diffusi di diffidenza e paura, che destabilizzano chi serenamente coltivava questo tipo di progetto.

Tutto si sviluppa da alcuni episodi di cronaca dell'ultimo anno, in particolare mi riferisco al caso del policlinico Umberto I di Roma e alle quattro pazienti che sarebbero state “usate come cavie” all'interno di un protocollo sperimentale a loro insaputa. Il caso vuole che io, per altre problematiche, frequenti il dipartimento di chirurgia plastica ricostruttiva del policlinico di Roma da ben 16 anni e per questo posso tranquillamente fare una considerazione personale in merito all'altissimo livello di professionalità, competenza, disponibilità e umanità degli operatori, di cui ho goduto in questi anni, anche nei momenti più difficili da gestire, al di là di ogni possibile aspettativa. Come testimone diretta, posso dunque contestualizzare questa mia personale esperienza.

Ora, si potrebbe fare un manuale vero e proprio su storia, termini, forma e sostanza, ma diventerebbe estenuante. Mi limito a mettere il punto su poche ma fondamentali questioni centrali.


L'intervento di riattribuzione chirurgica del sesso oggi è un intervento iper collaudato, che vede l'uso di tecniche chirurgiche raffinatissime ed ottimizzate a livelli altissimi, sia dal punto di vista estetico che funzionale, ma in soltanto tre o quattro centri sparsi nel territorio. In Italia si effettuano circa 150 interventi l'anno, con un aumento del 25% negli ultimi 5 anni. Per lo più si tratta di conversione andro-ginoide (da maschio a femmina). I numeri relativi alla riuscita dell’intervento chirurgico di RCS, stando alle percentuali fornite dai centri specializzati e associazioni, su 10 operazioni 8 hanno un buon esito, 2 hanno esito parzialmente o totalmente negativo (stenosi e fibrosi delle pareti vaginali, fistole, infezioni, prolasso della cute peniena che riveste la neo-vagina). Le seconde hanno altrettanto peso se si tratta della vita delle persone. Non esistono, in realtà, dati e statistiche precise che riportino i numeri esatti, ma le tendenza pare essere questa stimata. Dati confermati anche in questo studio presentato al Congresso Nazionale SIA.

Qui riprendo una considerazione, a mio parere equilibrata, di Porpora Marcasciano, presidente del MIT (Movimento Identità Transessuali), che si è espressa in un articolo su Italialaica.it in merito alla questione sollevata dall'avvocata Alessandra Gracis secondo cui in Italia non esistono centri affidabili a cui rivolgersi per cambiare sesso: “Facciamo nostre tutte le denunce di mala sanità sollevate da Alessandra e da tutte le persone trans che hanno subito dei danni reali e drammatici, con la speranza e l’invito a far rientrare le loro richieste in una strategia comune, intelligente, concordata e di rete. Facciamo molta attenzione perché il rischio di perdere quello che abbiamo conquistato è molto alto e su questo credo e spero che ognuno si assuma le proprie responsabilità, quelle di una popolazione di circa 50000 persone in Italia, della loro dignità, delle loro possibilità, dei loro diritti, compreso quello di cambiare sesso.”


Testimonianze dirette, che vengono dalla lunga frequentazione personale del Policlinico di Roma che esegue la RCS da almeno 20 anni, riferiscono esiti chirurgici soddisfacenti. E' evidente che nel mondo Trans, tutti/tutte sanno dove si può e dove non si può andare, quale chirurgo è più accreditato di altri o meno. E bisogna considerare che le reazioni biologiche ad un qualsiasi intervento chirurgico sono altamente soggettive, anche se fatto da mani esperte. Di questo una mente consapevole dovrebbe tenerne conto.


Questo è un punto centrale: la consapevolezza, l'informazione e le aspettative spesso poco realistiche che le persone danno a questo tipo di interventi. L'approccio a volte sembra essere al limite del “mi cambio il taglio di capelli”. Nell'articolo di Repubblica citato sopra si dichiara: “Nessun consenso informato presentato alle pazienti relativo al carattere sperimentale di quel tipo di operazione”. Eppure da qualche anno esiste l'obbligo di un consenso informato specifico, che spiega nei dettagli e in merito all'intervento a cui si sta per essere sottoposti, rischi, controindicazioni, eventuali complicazioni, ecc.

Per questo a seguire mi limiterò a stendere una lista di cose che spesso non fate ma che dovreste fare per auto-tutelarvi da brutte sorprese. Tenendo conto comunque delle ragioni per cui si arriva all'intervento oppresse e sfiancate da anni di attese, di rinvii, di ingerenze burocratiche e coatti protocolli pseudo-scientifici (Onig). Se abbracciate la scelta di autodeterminarvi, deciderete voi se, come, dove e quando.

Per avviare il percorso di transizione non occorre affidarsi necessariamente a consultori e associazioni. Basta cercarsi un buon avvocato ed un bravo endocrinologo che non sia legato a protocolli pseudo-scientifici.

Non occorre nessuna diagnosi di DIG (disturbo dell'identità di genere): sarà il giudice del tribunale di appartenza, una volta presentato il ricorso, se lo riterrà opportuno, a nominare un consulente tecnico d'ufficio (CTU), che deciderà per una indagine di tipo psicologico. Sta a voi stabilire la necessità di una relazione da allegare al ricorso (sono sufficienti due incontri) che confermi il DIG.
Le terapie ormonali possono essere prescritte da un endocrinologo di fiducia, meglio se in una struttura pubblica, senza l'autorizzazione di nessuno.
I trattamenti estetici di base (come l'epilazione) si fanno negli ospedali. Diversi fanno anche la mastoplastica additiva: chiedete, informatevi.
Stabilite il più possibile un rapporto di fiducia con i professionisti che vi seguono, dialogate con loro, chiedete, esigete risposte. Con il chirurgo che vi siete scelte non abbiate timori reverenziali, cercate un rapporto paritario di scambio emotivo e di informazioni. Se qualcosa non andrà proprio come previsto (capita), cercate un dialogo ed un confronto onesto e diretto per decidere insieme come comportarsi, anziché viverlo come un fallimento e chiudervi nell'irrisolvibile. È possibile, se vi siete scelte il medico giusto, che vi ascolta e che parla con voi perchè voi lo avete preteso.
Capisco che dopo anni di negazione di sé, la fretta di concludere un percorso, che in realtà non si chiude mai, prenda il sopravvento. Proprio per questo non mettetevi in lista per l'intervento in tre/quattro ospedali secondo il principio “chi mi chiama, prima vado”. A meno che non abbiate le possibilità economiche per andare all'estero, pagare e fare tutto in tempi ragionevoli per le vostre esigenze.
Non caricate l'intervento di aspettative poco realistiche: la vostra neo-vagina non è un organo “naturale” ma ri-costruito e che presenta dei limiti strutturali e anche di tipo biologico. Capacità di cicatrizzazione, tempi di guarigione, strutture cutanee, quantità di tessuto utilizzabile per la ricostruzione. Non esiste una neo-vagina profonda 20 cm, ma si può ottenere il meglio se ci si attiene scrupolosamente a tutte le indicazioni del caso. Il tutore vaginale per gli esercizi di dilatazione va usato tutta la vita, tranne se avete rapporti continuativi e “regolari”. La neo-vagina anche dopo 20 anni tende per natura alla fibrosi e al restringimento. Se un chirurgo non vi trasmette tutti questi dati, non è quello giusto. Cercatene un altro!
Il corpo è solo un corpo, non deve rappresentare nessuno tranne voi stesse/stessi, non esistono modelli e stereotipi a cui assomigliare, non dobbiamo diventare “normali e uguali” a nessuno. Pensare di fare la RCS se non si hanno motivazioni strutturate, realistiche e consapevoli, che non vadano oltre l'intimo perimetro del proprio sentire sarebbe un rischio in ogni caso. Anche se il vostro intervento avrà esiti strabilianti. Ma non fatevi strumentalizzare da personaggi senza scrupoli in cerca di potere e visibilità. Cercate soluzioni col vostro medico, se avete costruito e preteso un rapporto diretto, c'è sempre una soluzione se c'è stata quella consapevolezza come fondamento.
All'atto del ricovero vi viene chiesto di leggere e firmare il consenso informato. Se ve ne consegnano uno soltanto non lo firmate, chiedete il consenso informato specifico per l'intervento che state per fare, dove vengono elencati con chiarezza pro e contro. Ma soprattutto leggeteli e rileggeteli, non li legge nessuno, lo so. “Che mi frega di leggere tutti questi fogli, firmo e basta”! È un classico che si ripete sempre. In caso contrario non potrete recriminare nulla, se non lo avete letto ma lo avete firmato.
Non state dietro al “si dice in giro che”....cercate fonti di informazione attendibili, esistono ovunque, finchè non trovate il meglio per le vostre aspettative. Un protocollo sperimentale si chiama sperimentale perchè non è stato mai fatto ed è primario essere consapevoli del fatto che può andare a buon fine o meno. Nel caso dell'Umberto I non era sperimentale la tecnica chirurgica, già applicata da anni alle problematiche genitali femminili (sindrome di Mayer-Rokitansky-Kuster-Hauser) con successo. E' l'applicazione alla riattribuzione sessuale ad essere sperimentale, e non sempre con esiti negativi.
Non si accede alla RCS per le richieste del compagno di turno, oppure nell'illusione di una maggior integrazione socio-lavorativa o di una vita “normale” e meno marginalizzata. La tendenza alla prassi del respingimento e dell'esclusione sociale non avrà fine con un intervento chirurgico, ma forse avrà fine con la nostra lotta quotidiana per il diritto come “persona” all'affermazione delle nostre aspirazioni e dei nostri talenti personali.
Laddove è stato impossibile, invece, assicurarsi tutta una serie di tutele e garanzie, a causa di scelte sbagliate, affrettate o non dipendenti dalla propria volontà, e i danni subiti sono stati irreversibili, invalidanti, proprio a causa dell'incompetenza accertata del medico che vi ha operate, e dove viene a mancare la volontà da parte dei sanitari e della struttura a cui vi siete rivolte di collaborare nella ricerca di una qualche soluzione, allora diventa d'obbligo rivolgersi ad un legale e denunciare. E' falso che la classe medica sia inattaccabile, se si è stati attenti al fatto che regole, procedure e documentazioni siano state effettuate ed applicate correttamente.

Infine, il vero problema in Italia è rappresentato dalle lunghe liste di attesa nei centri migliori, perchè anche nei pochi centri specializzati si fanno pochi interventi in quanto classificati di bassa priorità. Siamo considerate “malate” (DSM), ma per curarci ci impiegano anni, questo è la contraddizione di fondo. Siamo tutte e tutti vittime di un sistema economico-politico-sociale che non funziona ed è innegabile, ma lavorare su noi stessi/stesse per imparare ad auto-tutelarci ed autodeterminarci diventa fondamentale per sopravvivere e resistere ad una macchina infernale pronta a schiacciare, ostacolare e distruggere. Quindi a ciascuno le proprie responsabilità, che si denunci la malasanità laddove esiste, ma attenzione a chi approfittando di questo polverone, non aspetta altro che toglierci anche quel poco che abbiamo conquistato. Poi altro che diritto alla salute!


Per questo a noi persone Trans, ma non solo, non è concesso improvvisare se vogliamo difendere e proteggere il nostro diritto ad essere e ad esserci, come meglio crediamo. Attraverso l'unico strumento che ci occorre: l'orgoglio di essere ciò che siamo, senza che nessuna istituzione scientifica e giuridica si arroghi il diritto di scegliere e decidere per noi. A qualsiasi prezzo, tranne quello della propria salute psico-fisica.

La normalizzazione non è mai una risposta!




Brevi cenni storici


La tecnica chirurgica di riattribuzione sessuale viene introdotta dal dott. Christian Hamburger che per la prima volta, nel 1951, portò a termine tale intervento. Pochi anni più avanti, nel 1956, il ginecologo francese Georges Burou, inizia presso una clinica nel centro di Mers Sultan, la sua lunghissima e storica esperienza medico/chirurgica di riattribuzione sessuale. Sarebbero più di 1000 gli interventi all'attivo di Burou, e la sua tecnica viene ancora oggi insegnata nel mondo, a quasi 30 anni dalla morte.



Il dott.re Georges Burou


In Italia fa da pioniere di questa tecnica chirurgica il prof. Angelo Salvini, urologo di fama europea che iniziò a praticarla clandestinamente a metà anni '70, alle persone che ne facevano richiesta e che non avevano la possibilità di recarsi a Londra (Charing Cross Hospital) o a Casablanca. L'attività del Prof. Salvini si sviluppa in modo esponenziale come unico punto di eccellenza italiano per il cambio di sesso, in quegli anni, a Milano.


In seguito, nei primi anni '90, altri due centri si sono uniti all'Ospedale di San Donato Milanese dove operava Salvini, l'ospedale Sant'Eugenio di Roma, dove operava il dott. Alfredo Palmisano, e il SAIFIP diretto e fondato nel '91 dal prof. Aldo Felici. Ma anche a Pietra Ligure (dott. Bormioli), a Trieste (dott. Trombetta), a Roma (prof. Scuderi), a Milano (prof. Austoni), a Perugia (prof. Dominici), a Bari (prof. Selvaggi).


Nel 1982 arriva il supporto della regolamentazione giuridica con la legge 164/82 – Norme in materia di riattribuzione sessuale – legge De Cataldo, voluta fortemente dal M.I.T. di quegli anni – Movimento Italiano Transessuali – e dal Partito Radicale, accolta ed approvata in tempi brevissimi dal Parlamento in modo trasversale.


E' proprio di questi mesi, dopo 30 anni, la proposta - ddl 405 - di ridiscussione della legge 164/82, che, pur essendo uno strumento giuridico rilevante, presenta alcuni aspetti di restrizione rispetto all'autodeterminazione delle persone, nella volontà, che dovrebbe essere riconosciuta, di non voler accedere alla riassegnazione chirurgica del sesso per vedere invece legittimato il diritto alla rettifica anagrafica del genere di appartenenza, senza dover essere obbligate/i alla medicalizzazione forzata, laddove non ve ne sia volontà e necessità.



Fonte: laura denu

martedì 10 gennaio 2012

Mappatura della situazione giuridica e sociale delle persone trans in 58 paese del mondo.


Prima mappatura della situazione di assistenza legale e la salute delle persone transessuali, condotto da Transrespect Transgender Europa contro transfobia Worldwide (TVT), il progetto di ricerca in stretta collaborazione con gli attivisti ed esperti provenienti da tutte le regioni del mondo.

Il progetto fornisce una panoramica della situazione dei diritti delle persone trans in diverse parti del mondo e sviluppa i dati utili e gli strumenti di sostegno per le istituzioni internazionali, organizzazioni dei diritti umani, il movimento trans e il grande pubblico.

Un gruppo di ricercatori Transgender Europe coordina il progetto, che è finanziato dall'Open Society Institute / Soros Network Fondazioni, la Fondazione ARCUS, ed in parte dalla Fondazione Heinrich Boell.

Un questionario completo sviluppato dal team di ricerca del progetto TVT e recensito da oltre 15 ricercatori e attivisti da tutte le parti del mondo è stato distribuito a oltre 70 attivisti internazionali ed esperti, che hanno fornito informazioni dettagliate compresi i commenti e spiegazioni sulla situazione specifica del paese in questione .

Attualmente, 58 Paesi sono elencati. Qui le seguenti regioni: Africa (9 paesi), Asia (13 paesi), Centro e Sud America (9 Paesi), Europa (18 paesi) e Oceania (9 paesi). Per l'India, una tabella separata che mostrano le situazione nei singoli Stati. Altri paesi verranno aggiunti a brevi, tra cui una serie separata di tabelle per gli 8 stati australiani e Brasile. La mappatura TVT è stata progettata in modo tale da permette un aggiornamento periodico e l'estensione delle tabelle. Pertanto, tutte le informazioni e la valutazione delle tabelle presentate è molto benvenuti e saranno analizzati e inclusi negli aggiornamenti regolari.

Nel corso del 2012, passo dopo passo presenteranno informazioni più elaborate, comprese le informazioni del contesto, i riferimenti, testi di diritto, ecc dei paese selezionati nelle sezioni del sito TVT. In queste sezioni, gli attivisti e numerosi ricercatori che hanno contribuito alla mappatura TVT sarà pienamente riconosciuti.

Una caratteristica della mappatura è che consente una rapida panoramica delle leggi esistenti e, al tempo stesso fornirà i dettagli e la complessità relative alle pratiche.

La mappatura è composta da diverse tabelle:
RICONOSCIMENTO LEGALE DI GENERE: CAMBIO NOME E CAMBIO DI GENERE.

Le tabelle che forniscono le informazioni dettagliate sulle misure legali che servono a garantire una modifica legale del nome e una modifica legale nel genere per le persone trans. Sono richiesti 'diagnosi psichiatrica', 'cambiamento di sesso chirurgico' o 'sterilizzazione'. Purtroppo, la mappatura mostra che in tutti i paesi elencati, in cui una modifica legale del genere è possibile, una 'diagnosi psichiatrica', cioè una patologizzazione del soggetto richiedente trans, è necessaria. Inoltre, la maggior parte delle misure legali chiedono 'intervento chirurgico di riassegnazione di genere' o 'sterilizzazione' come requisiti per il riconoscimento legale del genere, che chiaramente viola i diritti umani.

Le tabelle TVT mostrano anche la situazione legale attuale, il che significa che il cambiamento legale del nome e sesso sono emanate in pratica nei paesi mappati. In alcuni paesi con le attuali misure legislative, le persone trans sono in ritardo per mesi e anni, mentre in alcuni paesi senza esistere misure giuridiche, le persone trans trovano altri modi, ad esempio di cambiare legalmente il suo nome. La mappatura TVT elenca inoltre le proposte esistenti per quanto riguarda il cambiamento legale del nome e sesso nei dettagli. Questo può servire sia come una valutazione delle disposizioni giuridiche vigenti e la situazione esistenti di attivismo trans.


Clicca qui per aprire http://www.transrespect-transphobia.org/sheets/sheet1.php?table=1

2. ANTI-DISCRIMINAZIONE, crimine d'odio e legislazione sull'asiloLe tabelle forniscono informazioni dettagliate in merito all'inclusione di trans/ identità di genere nella lotta contra i crimini e discriminazione di odio, le leggi nella Costituzione. Elencano anche l'inclusione delle persone trans nelle linee guida in materia di asilo. La mappatura indica che 'identità di genere' è raramente riconosciuta come motivo di discriminazione.
Essa mostra anche la situazione giuridica, cioè le pratiche reali riguardanti a queste misure giuridiche e linee guida, così come le proposte che sfida le misure esistenti. Queste proposte molto spesso richiedono l'inclusione esplicita di 'identità di genere' esistente in misure legali.

Clicca qui per aprire http://www.transrespect-transphobia.org/sheets/sheet1.php?table=2

3. Criminalizzazione, azione penale e sponsorizzata dallo stato DISCRIMINAZIONE
Le TVT tabelle mostrano informazioni dettagliate sulle misure legislative che criminalizzano le persone transessuali e trans questioni connesse, come 'il cosiddetto cross-dressing' e 'chirurgia cambiamento di sesso'. In alcuni paesi nel Sud del mondo e dell'Est queste leggi sono state introdotte dalle potenze coloniali e missionari e non sono attuate oggi. Per esempio, in alcuni paesi in cui 'la cosiddetta cross-dressing' è illegale, le persone trans sono estremamente visibile e riconosciute all'interno della loro cultura e della società. Vi sono, tuttavia, in altri paesi dove non c'è criminalizzazione, ma le persone trans sono perseguiti con altre leggi che sono usati in modo specifico contro le persone trans, come anti-prostituzione, vagabondaggio o molestia. La TVT tabelle sono progettate in modo da mostrare chiaramente le differenze importanti tra criminalizzazione legale e il perseguimento reale di persone trans. Le proposte mirano a fornire una comprensione globale della situazione giuridica al di là della mera esistenza di provvedimenti giuridici.

Clicca qui per aprire http://www.transrespect-transphobia.org/sheets/sheet2.php


4. TRANS-SPECIFICO SALUTE: TERAPIA ORMONALE E ORMONI & RIASSEGNAZIONE TRATTAMENTO DI GENERE E MODIFICHE DEL CORPO
La ricerca ha affrontato non solo la situazione giuridica delle persone trans, ma anche aspetti importanti della situazione sociale. Le tabelle TVT danno una prima panoramica della situazione di salute delle persone trans è la cura, concentrandosi su trans-specifica terapia ormonale e gli ormoni e trattamenti di cambiamento di sesso e modificazioni del corpo. Le tabelle mostrano molteplici aspetti riguardanti la terapia ormonale sotto controllo medico e cure del cambiamento di sesso, inclusi i requisiti come 'diagnosi psichiatrica' e la disponibilità di finanziamenti.

Le tabelle inoltre mostra l'esistenza di pratiche alternative, come l'acquisizione di ormoni al mercato nero senza controllo medico o l'applicazione di silicone industriale senza controllo medico. Questi 'alternative' esistono in paesi in cui le trans non hanno assistenza sanitaria non è fornito come pure nei casi in cui le persone trans non soddisfano i requisiti per il trattamento sotto controllo medico. Si può portare a gravi problemi di salute e in alcuni casi fino alla morte.

Ormoni e terapia ormonale: Clicca qui per aprire http://www.transrespect-transphobia.org/sheets/sheet3.php?table=1

Il progetto di ricerca TVT è un work in progress. I dati raccolti verranno periodicamente compilato e aggiornato.
Riassegnazione di trattamento tra i sessi e modifiche del corpo: Clicca qui per aprire http://www.transrespect-transphobia.org/sheets/sheet3.php?table=2
Fonte:http://www.transrespect-transphobia.org/en_U