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lunedì 8 giugno 2026

🌈🔥 IL PRIDE DEGLI IPOCRITI La caccia alle streghe in Africa e nel mondo arabo — e il silenzio complice dell’Occidente

Un simbolo visivo della trincea globale: due mani che si stringono oltre il filo spinato della persecuzione di Stato, illuminate dall'arcobaleno della resistenza che nessun regime può cancellare

Mentre le città occidentali si colorano con i loghi arcobaleno dei grandi marchi, in questo giugno 2026 si sta consumando una delle più feroci cacce alle streghe della storia moderna contro le persone TLGBQI+. Ma c’è una verità ancora più marcia da raccontare: l’ipocrisia dei governi occidentali.

Quegli stessi Paesi europei e americani che si proclamano “paladini dei diritti umani” finanziano, stringono mani e mantengono relazioni commerciali strategiche con regimi dittatoriali che puniscono l’esistenza queer con il carcere, la tortura e la pena di morte.

Non si tratta di opinioni, ma di fatti, geografie e sangue. Facciamo i nomi e i luoghi di questa vergogna globale.

🔥 Oggi non parlo dei morti illustri. Parlo dei vivi che stanno morendo adesso.

Oggi non voglio parlare di chi ha lasciato un segno nella storia. Non voglio evocare eroine, poeti, rivoluzionari queer del passato. Oggi parlo di chi sta lottando per sopravvivere adesso, nel 2026. Di chi non diventerà mai un simbolo perché deve restare vivo fino a domani. Di chi viene trascinato per strada in Pakistan, torturato nelle carceri ugandesi, condannato in Russia per un video, braccato in Egitto attraverso un’app di incontri. Di chi non ha tempo per la memoria, perché è intrappolato nella sopravvivenza.

Ed è quasi grottesco — osceno — che dopo decenni di Pride, dopo Stonewall, dopo le leggi conquistate a fatica, siamo ancora qui a dover spiegare che esistere non è un crimine. Che amare non è terrorismo. Che un’identità non è una minaccia. Che nessuno dovrebbe rischiare la vita per un pronome, un bacio, un corpo.

Il Pride non è un anniversario. È un bollettino di guerra. E ogni anno ci ricorda che i diritti non sono garantiti: vengono negati, cancellati, barattati, venduti. E mentre l’Occidente si fa bello con le bandiere arcobaleno, la nostra comunità continua a sanguinare nel silenzio generale.

🇵🇰 Pakistan — Le Khwaja Sira massacrate nelle strade

In questi giorni, non nel passato remoto, giugno 2026, la polizia e i fondamentalisti hanno assaltato le marce pacifiche delle Khwaja Sira. Donne trans trascinate per i capelli, picchiate, arrestate, rinchiuse in centri di detenzione dove subiscono torture fisiche e psicologiche: – capelli tagliati a forza – vestiti strappati – umiliazioni sessuali – isolamento punitivo

E l’Occidente? Silenzio. Troppo impegnato a vendere armi e droni a Islamabad.

🇷🇺 Russia — Il totalitarismo che condanna un ragazzo per un video

Nella Russia di Putin, dichiarare il proprio orientamento è diventato un atto “terroristico”. Un ragazzo è stato appena condannato a una lunga pena in un carcere di massima sicurezza per un semplice video sui social. Da quando il Cremlino ha inserito il “movimento LGBT internazionale” nella lista delle organizzazioni estremiste, basta un like, una bandiera, un post per finire in cella.

Eppure, le cancellerie occidentali continuano a comprare gas e a stringere mani insanguinate.

🌍 Africa — Le leggi inquisitoriali finanziate dagli USA ultraconservatori

In molti Paesi africani non è in corso un’ondata di omofobia: è in corso un progetto politico di sterminio giuridico, alimentato da lobby evangeliche statunitensi che esportano odio come fosse merce.

🇺🇬 Uganda

L’Anti-Homosexuality Act prevede la pena di morte per l’“omosessualità aggravata” e fino a 20 anni per chi fa attivismo. Ragazze giovanissime processate, torture, violenze mediche. E l’Occidente continua a finanziare Museveni in nome della “stabilità regionale”.

🇬🇭 Ghana

Il nuovo Human Sexual Rights and Family Values Bill criminalizza l’identità stessa. Dire “sono queer” può costarti anni di carcere duro. E l’Europa applaude Accra come “partner democratico”.

🕌 Mondo arabo — Il silenzio comprato con il petrolio

Qui l’ipocrisia occidentale diventa totale. Non c’è nemmeno la finta indignazione. Solo contratti, armi, gas, petrolio.

🇸🇦 Arabia Saudita

Il regime punisce l’omosessualità e le identità trans con la pena di morte e la fustigazione. Eppure, i leader occidentali fanno la fila per stringere la mano a Mohammed bin Salman.

🇪🇬 Egitto

Il governo di Al-Sisi — partner strategico dell’UE — usa la polizia per infiltrare app di incontri, adescare giovani queer, arrestarli, torturarli. E Bruxelles continua a pagare miliardi per “cooperazione”.

🔴 Il doppio gioco dei “liberatori”

Per l’Occidente i diritti umani sono un interruttore: si accendono quando serve a punire un nemico geopolitico, si spengono quando l’aggressore è un alleato o un fornitore di idrocarburi.

Accettare i soldi degli Emirati Arabi Uniti, dell’Arabia Saudita, dell’Egitto, significa accettare la persecuzione. Significa essere complici.

Il Pride non può essere un carnevale sponsorizzato. Non può essere un mese di glitter mentre nel mondo si muore per un pronome, un bacio, un’identità.

Il Pride deve essere denuncia, memoria, lotta. Perché la storia ci guarda. E la nostra complicità è scritta col sangue.

E allora basta ipocrisie. Basta Pride da vetrina, basta governi che si travestono da alleati mentre firmano contratti con chi ci vuole morti. Basta inchini ai dittatori, basta silenzi comprati con il petrolio, basta arcobaleni stampati sulle pubblicità mentre i nostri corpi vengono torturati, incarcerati, cancellati.

Se il Pride deve avere un senso, allora deve essere questo: smettere di chiedere diritti a chi ci usa come merce di scambio. Smettere di aspettare che l’Occidente ci salvi, quando l’Occidente è parte del problema. Smettere di credere che la libertà sia garantita, quando ogni anno ci dimostra che può essere ritirata, negoziata, venduta.

Il Pride non è un mese. È un ultimatum. È il grido di chi vive oggi, non il ricordo di chi è morto ieri. È la voce di chi non vuole diventare un martire, ma pretende di restare vivo.

E se il mondo continua a voltarsi dall’altra parte, allora saremo noi a costringerlo a guardare. Perché la nostra esistenza non è negoziabile. Perché non siamo carne da sacrificare per la geopolitica. Perché la storia ci guarda, e questa volta non saremo noi a vergognarci.

— vanessa mazza TLGBQI+

martedì 10 luglio 2018

Russia :Resistenza creativa, le divise delle nazionali di calcio come bandiera arcobaleno


La libertà individuale viene ogni giorno messa sempre più in discussione, non solo in Paesi dove sappiamo esistere una condizione di democrazia precaria o incompleta, per non parlare dei luoghi dove la democrazia non esiste proprio, ma anche laddove speravamo che le cose fossero cambiate negli ultimi tempi. La Russia è uno di questi esempi. Sfilare con la bandiera LGBT è reato.

Nonostante queste premesse, l’associazione spagnola Federación Estatal LGTB si è presa una bella rivincita scendendo per la strade russe con una bandiera rainbow decisamente particolare: The hidden flag, ovvero, la bandiera nascosta. Sei attivisti provenienti da sei nazioni diverse hanno sfilato e posato componendo con le rispettive divise calcistiche la celebre bandiera dell’orgoglio gay. Uno stratagemma semplice ma efficace per raggirare le tristemente note leggi russe contro la cosiddetta “propaganda gay”.

Sono riusciti a portare la bandiera arcobaleno Lgbt fin dentro la Piazza Rossa, a Mosca, violando di fatto il divieto di propaganda gay che vige in tutta la Russia. E hanno marciato uniti per l'orgoglio LGBT allo slogan di The Hidden Flag, senza correre il rischio di venire arrestati.

Non possiamo dimenticare di : Alexander Agapov, presidente della Federazione Russa Sport LGBT, ha portato con sé allo Stadio Lužniki di Mosca una bandiera arcobaleno. Quando il presidente russo Vladimir Putin ha parlato alla folla presente allo stadio prima dell’avvio ufficiale della manifestazione, Agapov ha tirato fuori la bandiera e ha iniziato a sventolarla. Successivamente, mentre la sua Nazionale infliggeva una sonora sconfitta per 5 – 0 all’Arabia Saudita (il derby dell’omofobia…), Agapov in occasione di ogni goal è tornato a sventolare la bandiera dell’orgoglio LGBT in favore di flash e telecamere.





Un messaggio coraggioso in un paese dove il buio dell'oppressione e dell'omofobia rovina la vita di centinaia di migliaia di persone, costrette a nascondersi per paura di ritorsioni contro di loro e la loro famiglia.






domenica 16 febbraio 2014

Vladimir Luxuria arrestata a Sochi, per atto di CORAGGIO E DIGNITA. Sventolava una bandiera arcobaleno

Il racconto di Imma Battaglia: «Ho ricevuto un sms di Vladimir che mi chiedeva aiuto, ho provato a richiamare, l'ho sentita per due minuti, dopodiché il nulla». L'Unità di Crisi della Farnesina si è immediatamente attivata.

Vladimir Luxuria, anche detta Vladi, è un'attivista, scrittrice, conduttrice televisiva, attrice, autrice teatrale ed ex politica italiana. È stata deputata della XV Legislatura, durante il Governo Prodi II. È stata la prima persona transgender ad essere eletta al parlamento di uno Stato europeo. Alla fine degli anni ottanta inizia il suo impegno nel movimento per i diritti della comunità GLBT (gay, lesbica, bisessuale e transgender). Entra a far parte del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, di cui nel 1993 diventa direttore artistico organizzando la serata Muccassassina, Insieme a Imma Battaglia e Vanni Piccolo fu organizzatrice del primo Gay Pride d'Italia, che si tenne a Roma il 2 luglio 1994 e al quale parteciparono circa diecimila persone. Nel 2006, su proposta di Rifondazione Comunista, si candida come indipendente alla Camera dei deputati. La campagna elettorale, raccontata nel documentario L'eletta, la porta a diventare la prima parlamentare transgender di un Parlamento europeo.

«Ho appena ricevuto una telefonata da Vladimir Luxuria. È stata arrestata dalla polizia a Sochi mentre assisteva alle Olimpiadi con una bandiera con la scritta in russo “Gay è ok”». Imma Battaglia, presidente onorario di «Dì Gay Project» non nasconde la sua preoccupazione. E, contattata da Corriere.it, racconta: «Vladimir era in Russia per un servizio, forse, delle Iene, così mi diceva il suo agente. Mi ha mandato un sms pochi minuti fa con scritto: “Aiutami sono imprigionata. Sono sola”. Ho provato a chiamarla, due minuti al telefono e poi la linea è caduta». Non solo: «Mi ha detto che le hanno ritirato tutti i documenti» continua Battaglia . Secondo lo staff del ministro degli Esteri, Emma Bonino, «l’ Unità di crisi è già attiva per il fermo di Vladimir Luxuria».

DENUNCIA - «L’atteggiamento degli agenti - racconta ancora Battaglia - è stato brutale e aggressivo. Nessuno parla inglese, Vladimir non è riuscita a capire nemmeno in quale commissariato si trova. Ora si trova da sola in una stanza con luci al neon in faccia, presumibilmente in stato di fermo». Battaglia ha contattato immediatamente il ministro degli Esteri Bonino: «Il ministro Bonino ha già allertato il console e l’unità di crisi a Sochi, ci hanno detto di stare tranquilli. Stanno girando i commissariati per cercarla. Noi siamo pronti a partire».

L’ARRIVO A SOCHI - Luxuria aveva annunciato il suo arrivo nella città russa già nelle prime ore del pomeriggio. «Sono a Sochi! Saluti con i colori della rainbow, alla faccia di Putin!», aveva scritto su Twitter l’ex parlamentare di Rifondazione Comunista, postando anche una foto che la ritraeva nel Parco olimpico mentre sventolava un ventaglio arcobaleno. Dopo la notizia del suo arresto, l’hashtag #freeluxuria è diventato subito trending topic.

REAZIONI - Messaggi di solidarietà da parte di tutte le associazioni e esponenti del mondo glbt (Gay, lesbiche, bisex e transessuali) non si sono fatti attendere. «State tranquilli», scrive su Twitter Anna Paola Concia. «L’arresto della ex parlamentare italiana mostra tutta l’ipocrisia di Putin e del suo regime», dice Sergio Lo Giudice, senatore del Partito Democratico. Solidarietà è arrivata anche dal leader di Sel,Nichi Vendola: «Ribelle, libera, senza paura dei gendarmi della moralità di Stato. Grazie @vladiluxuria».

Forza Vladimir e grazie per il tuo coraggio!

venerdì 23 agosto 2013

Le leggi anti-gay in Russia influenzano il show biz, per il bene e per il male.

Le Olimpiadi invernali del 2014 e la Coppa del Mondo del 2018 non sono gli unici grande eventi che si terranno in Russia. Prima di loro è prevista per novembre di quest'anno, non meno che il concorso di Miss Universo.

Pochi concorsi coinvolgono così tanti gay nella produzione come nei concorsi di bellezza. Sì, le ragazze sfilano in costume da bagno per attirare un pubblico maschile eterosessuale. Ma dietro le quinte c'è un esercito di truccatori, parrucchieri e stilisti, quasi tutti più interessati al proprio sesso.


A volte sono anche sul palco. E 'il caso di Andy Cohen, ospite di American pay canale Bravo. O meglio, era il caso. Andy che era stato scelto per essere uno degli ospiti della finale di Miss Universo di Mosca. Ma ha già avvertito che non lo farà: è apertamente gay, e non vuole onorare un paese che reprime in forma cosi abusiva quelli che condividono il suo orientamento sessuale.



Non è stato solo Andy che ha annullato il suo viaggio. Questa settimana l'attore Wentworth Miller inoltre ha declinato l'invito a visitare la Russia, più precisamente per il festival del cinema di San Pietroburgo. In una lettera che ha fatto notizia in tutto il mondo, ha spiegato che il suo ritiro è anche a causa delle leggi assurde che vietano la "propaganda gay".



Nel frattempo, i politici russi minacciano di fare causa, multare e persino arrestare Madonna e Lady Gaga, che nel 2012 hanno fatto spettacoli nel paese. E 'un po' troppo tardi, ma serve per intimidire qualsiasi artista che sta pensando di far un tour in Russia.

La patata bollente è solo in aumento. Qualsiasi pop star che osare a partecipare alle cerimonie dei Giochi invernali di apertura o di chiusura è a rischio di entrare in una sorta di "lista nera", che possono danneggiare la loro immagine e la loro carriera. È stato cosi per il gruppo Queen e per la cantante Dionne Warwick, che hanno fatto concerti in Sud Africa durante il regime dell'apartheid.

Per inciso, il caso del Sud Africa ha mostrato come i boicottaggi e le sanzioni possono essere davvero efficaci. Pur mantenendo la sua politica razzista, il paese è diventato un caso internazionale. È stata esclusa da quasi tutti i campionati del mondo sportivo e le rotte dei tour più importanti. La pressione ha funzionato, e l'apartheid è conclusa nei primi anni '90.

È altamente improbabile che tutto questo possa succedere alla Russia. Il paese è semplicemente troppo grande e troppo importante per essere ignorato. Si tratta di un importante produttore di petrolio e gas naturale, e ha un arsenale nucleare che è solo più piccolo rispetto agli Stati Uniti.

Tuttavia, è salutare che  molti artisti si alzino in piedi contro la leggi anti-gay gonfiato dal governo di Vladimir Putin. La Coppa le Olimpiadi e anche il Miss Universo si svolgono nelle date in programma. Ma senza il glamour che potrebbero avere.

Di Tony Goes.