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lunedì 8 giugno 2026

🌈🔥 IL PRIDE DEGLI IPOCRITI La caccia alle streghe in Africa e nel mondo arabo — e il silenzio complice dell’Occidente

Un simbolo visivo della trincea globale: due mani che si stringono oltre il filo spinato della persecuzione di Stato, illuminate dall'arcobaleno della resistenza che nessun regime può cancellare

Mentre le città occidentali si colorano con i loghi arcobaleno dei grandi marchi, in questo giugno 2026 si sta consumando una delle più feroci cacce alle streghe della storia moderna contro le persone TLGBQI+. Ma c’è una verità ancora più marcia da raccontare: l’ipocrisia dei governi occidentali.

Quegli stessi Paesi europei e americani che si proclamano “paladini dei diritti umani” finanziano, stringono mani e mantengono relazioni commerciali strategiche con regimi dittatoriali che puniscono l’esistenza queer con il carcere, la tortura e la pena di morte.

Non si tratta di opinioni, ma di fatti, geografie e sangue. Facciamo i nomi e i luoghi di questa vergogna globale.

🔥 Oggi non parlo dei morti illustri. Parlo dei vivi che stanno morendo adesso.

Oggi non voglio parlare di chi ha lasciato un segno nella storia. Non voglio evocare eroine, poeti, rivoluzionari queer del passato. Oggi parlo di chi sta lottando per sopravvivere adesso, nel 2026. Di chi non diventerà mai un simbolo perché deve restare vivo fino a domani. Di chi viene trascinato per strada in Pakistan, torturato nelle carceri ugandesi, condannato in Russia per un video, braccato in Egitto attraverso un’app di incontri. Di chi non ha tempo per la memoria, perché è intrappolato nella sopravvivenza.

Ed è quasi grottesco — osceno — che dopo decenni di Pride, dopo Stonewall, dopo le leggi conquistate a fatica, siamo ancora qui a dover spiegare che esistere non è un crimine. Che amare non è terrorismo. Che un’identità non è una minaccia. Che nessuno dovrebbe rischiare la vita per un pronome, un bacio, un corpo.

Il Pride non è un anniversario. È un bollettino di guerra. E ogni anno ci ricorda che i diritti non sono garantiti: vengono negati, cancellati, barattati, venduti. E mentre l’Occidente si fa bello con le bandiere arcobaleno, la nostra comunità continua a sanguinare nel silenzio generale.

🇵🇰 Pakistan — Le Khwaja Sira massacrate nelle strade

In questi giorni, non nel passato remoto, giugno 2026, la polizia e i fondamentalisti hanno assaltato le marce pacifiche delle Khwaja Sira. Donne trans trascinate per i capelli, picchiate, arrestate, rinchiuse in centri di detenzione dove subiscono torture fisiche e psicologiche: – capelli tagliati a forza – vestiti strappati – umiliazioni sessuali – isolamento punitivo

E l’Occidente? Silenzio. Troppo impegnato a vendere armi e droni a Islamabad.

🇷🇺 Russia — Il totalitarismo che condanna un ragazzo per un video

Nella Russia di Putin, dichiarare il proprio orientamento è diventato un atto “terroristico”. Un ragazzo è stato appena condannato a una lunga pena in un carcere di massima sicurezza per un semplice video sui social. Da quando il Cremlino ha inserito il “movimento LGBT internazionale” nella lista delle organizzazioni estremiste, basta un like, una bandiera, un post per finire in cella.

Eppure, le cancellerie occidentali continuano a comprare gas e a stringere mani insanguinate.

🌍 Africa — Le leggi inquisitoriali finanziate dagli USA ultraconservatori

In molti Paesi africani non è in corso un’ondata di omofobia: è in corso un progetto politico di sterminio giuridico, alimentato da lobby evangeliche statunitensi che esportano odio come fosse merce.

🇺🇬 Uganda

L’Anti-Homosexuality Act prevede la pena di morte per l’“omosessualità aggravata” e fino a 20 anni per chi fa attivismo. Ragazze giovanissime processate, torture, violenze mediche. E l’Occidente continua a finanziare Museveni in nome della “stabilità regionale”.

🇬🇭 Ghana

Il nuovo Human Sexual Rights and Family Values Bill criminalizza l’identità stessa. Dire “sono queer” può costarti anni di carcere duro. E l’Europa applaude Accra come “partner democratico”.

🕌 Mondo arabo — Il silenzio comprato con il petrolio

Qui l’ipocrisia occidentale diventa totale. Non c’è nemmeno la finta indignazione. Solo contratti, armi, gas, petrolio.

🇸🇦 Arabia Saudita

Il regime punisce l’omosessualità e le identità trans con la pena di morte e la fustigazione. Eppure, i leader occidentali fanno la fila per stringere la mano a Mohammed bin Salman.

🇪🇬 Egitto

Il governo di Al-Sisi — partner strategico dell’UE — usa la polizia per infiltrare app di incontri, adescare giovani queer, arrestarli, torturarli. E Bruxelles continua a pagare miliardi per “cooperazione”.

🔴 Il doppio gioco dei “liberatori”

Per l’Occidente i diritti umani sono un interruttore: si accendono quando serve a punire un nemico geopolitico, si spengono quando l’aggressore è un alleato o un fornitore di idrocarburi.

Accettare i soldi degli Emirati Arabi Uniti, dell’Arabia Saudita, dell’Egitto, significa accettare la persecuzione. Significa essere complici.

Il Pride non può essere un carnevale sponsorizzato. Non può essere un mese di glitter mentre nel mondo si muore per un pronome, un bacio, un’identità.

Il Pride deve essere denuncia, memoria, lotta. Perché la storia ci guarda. E la nostra complicità è scritta col sangue.

E allora basta ipocrisie. Basta Pride da vetrina, basta governi che si travestono da alleati mentre firmano contratti con chi ci vuole morti. Basta inchini ai dittatori, basta silenzi comprati con il petrolio, basta arcobaleni stampati sulle pubblicità mentre i nostri corpi vengono torturati, incarcerati, cancellati.

Se il Pride deve avere un senso, allora deve essere questo: smettere di chiedere diritti a chi ci usa come merce di scambio. Smettere di aspettare che l’Occidente ci salvi, quando l’Occidente è parte del problema. Smettere di credere che la libertà sia garantita, quando ogni anno ci dimostra che può essere ritirata, negoziata, venduta.

Il Pride non è un mese. È un ultimatum. È il grido di chi vive oggi, non il ricordo di chi è morto ieri. È la voce di chi non vuole diventare un martire, ma pretende di restare vivo.

E se il mondo continua a voltarsi dall’altra parte, allora saremo noi a costringerlo a guardare. Perché la nostra esistenza non è negoziabile. Perché non siamo carne da sacrificare per la geopolitica. Perché la storia ci guarda, e questa volta non saremo noi a vergognarci.

— vanessa mazza TLGBQI+

giovedì 7 maggio 2026

Quando la natura si spacca: la "guerra civile" di Ngogo e lo specchio della nostra fragilità

Chimpanzee Sanctuary Northwest (chimpsnw.org)

Un conflitto durato anni, 28 vittime accertate e la fine di un'era. La recente scoperta nel Parco Nazionale di Kibale, in Uganda, ci costringe a guardare alle radici primordiali della violenza e alla fatica necessaria per restare uniti.

di Vanessa Mazza TLGBQI+
Esistono momenti in cui la scienza smette di essere solo osservazione asettica e diventa un monito che ci tocca nel profondo. Quello che i ricercatori hanno documentato a Ngogo, in Uganda, non è solo un evento etologico: è la cronaca di una tragedia che somiglia terribilmente alle nostre.
Per oltre vent'anni, la comunità di scimpanzé di Ngogo è stata un modello di stabilità. Poi, qualcosa si è rotto. Non per mancanza di cibo, ma per la rottura dei legami. Lo studio, pubblicato su Science ad aprile 2026, descrive una lenta deriva iniziata nel 2015: quando il gruppo è diventato troppo numeroso, l'impossibilità di mantenere relazioni significative ha creato fazioni. I "vecchi amici" sono diventati "nemici", portando a una guerra civile con 28 morti accertate.
La Scienza della Pace: Il Grooming e il Bacio
Tuttavia, la ricerca scientifica ci insegna che gli scimpanzé hanno sviluppato metodi sofisticati per evitare che queste crepe diventino abissi. La "riconciliazione" è un pilastro della loro sopravvivenza:
  • Il valore politico del Grooming: Spulciarsi a vicenda non è solo igiene; è un investimento sociale. Riduce i livelli di cortisolo (lo stress) e ripara la fiducia dopo un litigio.
  • Contatto post-conflitto: È stato osservato che, dopo uno scontro, gli avversari spesso si cercano per abbracciarsi o scambiarsi un "bacio" bocca a bocca. Questo comportamento non cancella l'aggressione, ma ristabilisce il legame per evitare la frammentazione del gruppo.
  • Mediazione "femminile": Spesso sono le femmine o individui neutrali a intervenire tra due maschi in conflitto, agendo come pacieri per riportare la calma nella comunità.
A Ngogo, questi meccanismi sono falliti perché la polarizzazione è stata più forte della cura.
Perché questa storia ci riguarda
Questa tragedia scuote le fondamenta dell'antropologia. Ci dice che la polarizzazione e l'odio possono nascere anche senza ideologie, semplicemente dal fallimento della coesione sociale. Se la biologia ci mostra la radice del conflitto, ci ricorda anche che la pace non è uno stato naturale garantito, ma un equilibrio fragile che va alimentato ogni giorno con gesti quotidiani di riconoscimento reciproco.
Non siamo così diversi da loro. Guardare a questa guerra nella foresta deve portarci a riflettere su quanto sia prezioso, e quanto vada difeso con la mediazione e la vicinanza, ogni legame che tiene insieme la nostra società.
La tragedia di Ngogo ci lascia con una domanda scomoda: se persino i nostri parenti più prossimi possono scivolare nell'abisso della guerra civile per la semplice erosione della fiducia, quanto è sottile il ghiaccio su cui cammina la nostra civiltà?
La pace non è l'assenza di conflitto, ma la presenza costante della cura. Spulciarsi, abbracciarsi, riconoscersi: sono questi i gesti che impediscono alle foreste — e alle città — di bruciare. Restiamo umani, restiamo uniti, prima che il confine tra 'noi' e 'loro' diventi una trincea insuperabile."
Fonte scientifica: Sandel, A. A., et al. (2026). "The breakup of the Ngogo chimpanzee community: A case study of social polarization and conflict." Science.

Vanessa Mazza TLGBQI+

martedì 3 giugno 2014

Può un uomo che ha varato delle leggi che limitano la libertà delle persone omosessuali, diventare presidente dell'ONU, un'istituzione in prima linea nelle battaglie contro l'omofobia?

NEW YORK - Polemiche all'Onu dove l'11 giugno il prossimo presidente dell'assemblea generale Sam Kutesa sarà eletto presidente dell'Assemblea Generale. L'elezione è un atto dovuto: Kutesa, che erediterà il posto dall'attuale presidente John Ashe, è il candidato designato dall'Unione Africana a cui spetta l'incarico per il prossimo mandato. Ma è anche il ministro degli esteri dell'Uganda, Paese che solo quattro mesi fa ha scritto nei codici la più severa legge antigay del mondo.

Le Nazioni Unite sono in prima linea nelle battaglie contro l'omofobia: l'ultima iniziativa dell'Alto Commissario per i Diritti Umani è un video a favore dei "gay rights" coreografato da Longi di Slumdog Millionnaire.

Partite dall'Uganda, voci di disapprovazione sono arrivate al Palazzo di Vetro e al Congresso americano. "Sarebbe inquietante vedere il ministro degli esteri di un Paese che ha passato una legge ingiusta e discriminatoria sulla base dell'orientamento sessuale che diventa presidente dell'Assemblea generale dell'Onu", ha detto la senatrice di New York Kirsten Gillibrand mentre in Gran Bretagna l'attivista per i diritti dei gay Peter Tatchell ha fatto appello al governo di David Cameron di intervenire per bloccare la candidatura.

Ad oggi ci sono pochi dubbi che la nomina di Kutesa passi e il successore di Ashe dovrebbe essere eletto, come consuetudine, per acclamazione. Intanto però una petizione su Change.org che fa appello al segretario di Stato John Kerry perché revochi a Kutesa il visto di ingresso e ai paesi membri dell'Onu perché' votino contro il ministro ha ottenuto finora alcune migliaia di firme. L'autore, Milton Allimadi, un giornalista ugandese a New York, ha argomentato che Kutesa "rappresenta l'antitesi di quel che simbolizzano globalmente le Nazioni Unite: pace, sicurezza e tutela dei diritti umani per tutti".

La legge ugandese contro l'omosessualità punisce con l'ergastolo i gay "recidivi", vale a dire le coppie omosessuali che impegnati in una relazione e con sette anni di carcere chi li aiuta a non essere scoperti. Cinque anni di prigione toccano invece a chi promuove l'omosessualità. Come ministro degli esteri, Kutesa ha contribuito a difendere le norme del suo paese a fronte della condanna internazionale sia pure con toni meno violenti del presidente dell'Uganda Yoweri Museveni: "La maggioranza degli africani aborrisce questa pratica", ha dichiarato, aggiungendo che l'omosessualità è "sbagliata e offende la nostra cultura".

Ats Ans

mercoledì 26 febbraio 2014

Uganda, legge anti-gay:Il presidente ugandese Yoweri Kaguta Museveni ha firmato ieri la controversa legge che prevede l'ergastolo per gli «omosessuali recidivi».


«Questo è un giorno tragico per l’Uganda e per tutti coloro che credono nella causa dei diritti dell'uomo». Così si è espresso il 25 febbraio John Kerry, segretario di Stato Usa, all’indomani dell’approvazione della controversa legge anti-gay che prevede persino l’ergastolo per punire il «reato» di omosessualità.

Peccato che tra i principali «consiglieri» del presidente ugandese Yoweri Museveni che ha fortemente voluto questa legge ci siano proprio tre cittadini statunitensi, «esperti» della materia, tre predicatori evangelici (fondamentalisti cattolici), che almeno dal 2009 hanno offerto la loro «consulenza» in materia al governo dell’Uganda.




Si tratta, per l’esattezza, di
 Scott Lively, letteralmente ossessionato dal fatto che «il movimento gay sta cercando di prendere il potere nel mondo», anzi, così ossessionato, da aver sviluppato una lettura storiografica revisionista che praticamente legge tutti gli avvenimenti della storia mondiale, o almeno i principali, in chiave gay.  E  Caleb Lee Brundidge, che si definisce «ex gay convertito» e propone seminari di «guarigione» per riportare chi sbaglia sulla retta via dell'eterosessualità; Don Schmierer, rappresentante di Exodus International, un gruppo la cui missione è «mobilitare il corpo di Cristo per portare grazia e verità in un mondo colpito dall'omosessualità» 


A Lively, in copia con un altro fondamentalista, però ebreo, Kevin Abrams, si deve – giusto per fare un esempio – uno dei libri più deliranti sul nazismo, The Pink Swastika. Homosexuality in the Nazi Party, edito nel 1995 (ma oggi giunto alla quarta edizione), per conto dell’editore californiano Veritas EternaPress, che propone una «contro storia» del nazismo in chiave appunto gay.

L’amore fra persone dello stesso sesso è tabù in 38 stati del continente su 53. Tabù certificato da un divieto imposto dalla legge. Il presidente ugandese Yoweri Museveni è il più intransigente: ha appena firmato una legge discriminatoria così restrittiva da prevedere addirittura l’ergastolo per l’omossessualità “aggravata”, cioè quella imputabile ai recidivi. Altrimenti sono 14 anni di galera. Per poco non è stata introdotta la pena di morte per i gay ostinati.

Ma le pressioni internazionali nulla hanno potuto per impedire l’oltraggio di una legge così liberticida. Usa e Olanda hanno minacciato il blocco degli aiuti finanziari, Museveni, che incolpa l’Occidente per la diffusione del “morbo”, ha risposto che si tratta di “imperialismo sociale”. Nel frattempo, le vittime degli imperialisti (è l’ultima agghiacciante notizia), pubblicano liste di proscrizione sui giornali: il Red Pepper, quotidiano ugandese, ha strillato in prima pagina i nomi di 200 omossessuali, in larga parte attivisti, titolando “Scoperti!”.


Il 14 marzo 2012, il Center for Constitutional Rights, che rappresenta Sexual Minorities Uganda - una coalizione di organizzazioni LGBT ugandese - ha intentato una causa contro Lively per il suo ruolo nella persecuzione della comunità LGBT in Uganda. Lively è il delirante ispiratore di gran parte delle feroci angherie che la comunità LGBT ugandesi soffrono oggi.

Attraverso incontri con i maggiori responsabili politici e religiosi ugandesi Scott Lively, secondo la denuncia dell’organizzazione Sexual Minorities i cui archivi sono stati recentemente saccheggiati da sconosciuti, propone loro una “gay agenda” dove denuncia le intenzioni degli omosessuali di sodomizzare bambini,sovvertire l’ordine istituzionale, invia loro un articolo linkato a una pagina web dove scrive che “Il movimento gay internazionale, ha dedicato ingenti risorse per trasformare la cultura morale mondiale da matrimonio-etero-centrica a una basata sull’anarchia sessuale”, pressiona la classe politica affinché si arrivi alla pena di morte per legge per le persone omosessuali.

La denuncia alle autorità americane dell’organizzazione ugandese Sexual Minorities fa il suo corso Scott Lively sarà processato per crimini contro l’umanità.



Non possiamo neanche dimenticare Il presidente del parlamento ugandese, Rebecca Kadaga, che in 12 novembre 2012, aveva annunciato che questa norma sarebbe stata un ”regalo di Natale” per tutti gli ugandesi anti gay. La signora, come si legge sul sito del parlamento del paese africano, è stata ricevuta e benedetta il 13 dicembre 2012 dal Papa Benedetto XVI che nel suo, messaggio per la Giornata mondiale della pace, ha definito i tentativi di accomunare i matrimoni gay a quelli fra uomo e donna “un’offesa contro la verità della persona umana” e “una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace”. Nella foto si vede Benedetto XVI accanto alla speaker.

venerdì 14 dicembre 2012

Il Papa benedice la parlamentare della “pena di morte per i gay” in Uganda

"Guardate questo tenero Papa che oggi ha benedetto una cazzo di cogliona (non merita di essere definita ‘donna’) che è a favore della pena di morte per i gay. Complimenti. Se vi potessi incontrare, vi sputerei in faccia per quanto mi fate schifo.

E sono questi che vogliono insegnare l’amore a tutto il mondo."

                          Vanessa Mazza.


Rebecca Kadaga è la promotrice della riforma di legge contro i "comportamenti sessuali devianti", che tra le ipotesi prevede anche la pena di morte per gli omosessuali recidivi. Spera di dare questo "regalo di Natale" a tutti i suoi sostenitori. Oggi il Santo Padre l'ha benedetta a San Pietro.

Il Papa benedice la promotrice ugandese della Pena di Morte per gli omosessuali.

Giovedì 13 Dicembre 2012 una delegazione di giudici Ugandesi guidata dalla portaparola del Parlamento, Rebecca Kadaga é stata ricevuta dal Papa Benedetto XVI presso la Basilica di San Pietro.

Durante l’incontro il Papa ha benedetto la delegazione ugandese e in special modo Rebecca Kadaga.


La proposta di legge, che sarà discussa in parlamento il 15 dicembre prossimo, intende introdurre i concetto di malattia mentale per l’omosessualità e la pena di morte o l’ergastolo per i gay recidivi.

Leggi tutto l'articolo http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/14/papa-benedice-promotrice-legge-che-prevede-pena-di-morte-per-gay-in-uganda/446392/

mercoledì 13 giugno 2012

Uganda: i leader religiosi appellano al governo per accelerare il disegno di legge anti-omosessualità

I Vescovi che parteciperanno alla conferenza annuale ugandese del Christian Council, hanno deciso di chiedere al parlamento ugandese di approvare una legge che imporrebbe punizioni severe sulle persone omosessuali in Uganda. 


I leader religiosi provenienti da tutto il paese hanno chiesto al Parlamento di accelerare il processo di emanazione della legge contro l'omosessualità, per evitare quello che hanno chiamato "un attacco alla Bibbia e le istituzione del matrimonio".


Parlando dopo il loro recente convegno annuale organizzato dalla Uganda Joint Christian Council (UJCC), un organismo ecumenico che riunisce le chiese anglicana, cattolica e ortodossa, i vescovi hanno deliberato che la commissione parlamentare di genere dovrebbe coinvolgere la Camera sul disegno di legge che ora è ferma in commissione. 

"Chiediamo inoltre al comitato dell'istruzione di coinvolgere il Ministero della Pubblica Istruzione sulla questione di introdurre un tema sulla sessualità umana nei programmi delle nostre scuole e istituzioni di apprendimento," le risoluzioni firmate da arcivescovi Henry Luke Orombi, Cyprian Kizito Lwanga e Metropolita Giona Lwanga, indicato.

I cleri-ci hanno anche rivolto un appello a tutte le chiese del paese "a rimanere unite nel opporsi ai fenomeni di omosessualità, lesbismo e l'unione tra persone dello stesso sesso".
La leggi Anti-omosessualità è stato proposto da David Bahati MP, ed è diventato un oggetto di dibattito internazionale con la maggior parte delle potenze occidentali che descrive il disegno di legge barbaro e contro i diritti del uomo.

Tuttavia, il sentimento Anti-gay, continua a crescere nel paese.

"The Bill è a livello di commissione e spero che sarà presto riportato alla Camera per la discussione. Siamo determinati a combattere fino alla fine ", ha detto Bahati.

Il disegno di legge contenzioso è uno dei 23 che sono state accantonate in Parlamento, con alcuni membri di voto per spingerli alla casa successiva.

Tra alcune delle proposte nel progetto di legge c'è la pena di morte e ergastolo per coloro che vieni catturati nel impegnarsi nella lotta dei diritti è in omosessualità per una seconda volta.

Tuttavia, il sig Bahati aveva detto che queste sanzioni nel frattempo erano state rimosse dal progetto di legge.

Durante la stessa conferenza, i vescovi hanno ribadito il loro ruolo in politica dicendo: "La Chiesa ha il mandato biblico di sfidare politiche e pratiche che perpetuano l'ingiustizia, l'emarginazione o la disuguaglianza".

Speaker Rebecca Kadaga, in un discorso letto per lei dal sig Bahati, ha detto: "La Chiesa deve discernere dove e quando lo Stato è sia positivo o negativo nella vita di una nazione e non deve esitare a promuovere sempre il bene e denunciare il male ."

La legislazione in Uganda. Nel paese africano, il dibattito in Parlamento che riguarda la legalizzazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso è orientato verso la soluzione della pena di morte per chiunque compia atti nella sfera dei comportamenti omosessuali. In Uganda, le relazioni tra lo stesso sesso sono attualmente punibili con la reclusione fino a 14 anni. Una proposta ampiamente criticata da numerose organizzazioni internazionali in difesa dei diritti umani, oltre che da molti governi occidentali. Nello scorso dicembre 2009, il ministro del governo svedese, Gunilla Carlsson, aveva minacciato di tagliare gli aiuti, pari a circa 50 milioni di dollari, all'Uganda a causa della sua legge anti-gay.

Inoltre tutte le misure adottate in passato dal governo dell’Uganda per combattere l’HIV hanno escluso sistematicamente la popolazione omosessuale, il che ha portato a un amento delle infezioni tra le persone lgbt del paese.

A Londra, gli attivisti dimostrerà-no davanti all'ambasciata ugandese il Venerdì 15, a sostegno della comunità ugandesi LGBT , tra cui, anche alle lesbiche, Linda Nakibuuke e Aisha Namirembe, che sono stati arrestati dalla UK Border Agency e sono in attesa di essere deportati.

Fonte:http:http://www.monitor.co.ug/News/National/Bishops+want+shelved+anti+gay+Bill+dusted/-/688334/1424158/-/lec25uz/-/index.html


http://news.pinkpaper.com/NewsStory/7466/12/06/2012/uganda-religious-leaders-call-on-government-to-speed-up-anti-homosexuality-bill.aspx

sabato 14 maggio 2011

Hai 13 anni e sei lesbica. Ti stupro così impari


9 maggio 2011 Le violenze correttive di gruppo di cui sono vittime le omosessuali in Sudafrica hanno colpito anche una bambina.

Ci siamo già occupati più volte dei soprusi sessuali che le donne africane sono costrette a subire. Il dato più inquietante è che il più delle volte tali violenze sono ammesse dalle comunità, giustificate, perfino ammesse come prassi volte ad educare le donne. Rientra in quest’ultima assurda usanza lo stupro correttivo, molto praticato in Sud Africa. Paese in cui le leggi sono all’avanguardia, ma le antiche usanze sono ancora largamente diffuse.

I DATI ALLARMANTI – Gli attivisti affermano che il cosiddetto stupro correttivo è praticato dagli uomini per curare l’orientamento sessuale delle lesbiche; ed è anche in aumento in Sud Africa . Trentuno le lesbiche uccise a causa della loro sessualità negli ultimi dieci anni, e più di 10 le lesbiche violentate o rapite nella sola Città del Capo. Il mese scorso, una ragazza di 24 anni, che apparteneva a un movimento pro lesbiche e gay, è stata lapidata a morte dopo uno stupro di gruppo. Ultima vittima dello stupro correttivo è invece una ragazza lesbica di 13 anni, che sta comunque ricevendo il sostegno della polizia. Tlali Tlali, un portavoce del governo, ha affermato che il “Governo condanna questo atto criminale vile e insensato (…) ogni sudafricano ha il diritto di esprimersi con l’orientamento sessuale che vuole. Il diritto di libertà sessuale è umano e costituzionale, e deve essere protetto e rispettato in ogni momento.”

LA TESTIMONIANZA DELL’ATTIVISTA Ndumie Funda – Ndumie Funda, fondatrice del Sizwe Luleki Project, un’ente di beneficenza che sostiene le vittime di stupri correttivi a Cape Town, ha detto di aver ascoltato le relazioni di una persona transgender violentata durante il fine settimana: “E’ sempre peggio e ciò deve finire (…) Le persone sono costrette a rinchiudersi in casa e perdono la propria libertà di movimento”. Funda, 37 anni, fu coinvolta nella campagna quando ha incontrato Nosizwe Nomsa Bizana, che era stata violentata da cinque uomini, infettandola con l’HIV. La coppia si fidanzò ma Bizana morì nel 2007. Funda è costretta a prendere una strada diversa ogni giorno per tornare a casa, per evitare di essere presa di mira a causa del suo attivismo pubblico. Si stima che circa 510 donne subiscono lo stupro correttivo in Sudafrica ogni anno, ma la gente ha voglia di reagire. Possibili azioni da prendere comprendono l’interrompere le imminenti elezioni locali. La scorsa settimana, il governo ha istituito un team per affrontare crimini d’odio contro gay e lesbiche sudafricani dopo 170.000 persone in tutto il mondo hanno sottoscritto un petizione online sollecitando un suo intervento contro lo stupro correttivo.

ALTRI CASI - Il mese scorso, Noxolo Nogwaza , un membro del Pride Ekurhuleni Comitato organizzatore, è stata presumibilmente violentata da otto uomini e assassinatA in borgata KwaThema, vicino Johannesburg. Human Rights Watch ha detto che le prove suggerite dalla morte di Nogwaza dicono che è stata presa di mira perché era lesbica. Il corpo di Nogwaza è stato trovato nel comune stesso in cui Eudy Simelane, l’ex calciatrice di serie A, è stata violentata, picchiata e accoltellata 25 volte sul petto, viso e le gambe. Sempre dai soliti violentatori correttori. Altre presunte vittime di stupro correttivo comprendono Nokuthula Radebe, 20 anni, il cui corpo è stato trovato a Soweto nel marzo di quest’anno, e Sizakele Sigasa e Salome Masooa, le partner che sono stati violentate e uccise nel 2007. Un caso giudiziario che coinvolge l’omicidio di Zoliswa Nkonyana nel 2006, 19 anni, è stato rinviato più di 30 volte in cinque anni.

LA DISCREPANZA TRA LE LEGGI SCRITTE E I RITI TRIBALI – Nel 2006 il Sudafrica è diventato il quinto paese al mondo, e il primo in Africa, a legalizzare il matrimonio gay . E ‘uno dei firmatari della Convenzione internazionale sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne. Ma il divario tra teoria e prassi costituzionali sul terreno rimane. La ricerca del Medical Research Council ha rivelato che un uomo su quattro ammette di stuprare, e uno su tre si trova nella provincia di Gauteng, dove Simelane e Nogwaza sono state colpite. Dean Peacock, co-fondatore e co-direttore del Gender Justice Network Sonke, ha detto che la sua ricerca ha trovato alcuni uomini che si sentono minacciati dalla trasformazione di genere, tra cui l’affermazione delle donne e dei diritti dei bambini. Dice: “Se si confronta il Sudafrica con gli altri paesi, ciò che lo distingue è proprio lo stupro di gruppo”. Secondo Peacock alcuni uomini nel post-apartheid del Sud Africa sentono una crescente attrazione verso il patriarcato, mascolinità, la povertà, la delusione radicale verso il governo, profondi sentimenti di insignificanza, e un senso di potere da applicare impunemente. Dunque si rifanno contro le donne, soggetti fisicamente più deboli e sulle quali ci si può rivelare facilmente.




Di Luca Scialo

Fonte:http://www.giornalettismo.com/archives/124647/hai-13-anni-e-sei-lesbica-ti-stupro-cosi-impari/

giovedì 17 febbraio 2011

Uganda: L'ignoranza e la idiozia non conosce limiti

Lo strano rito per "curare" i gay a base di polli e fuoco
Scott Mills si reca in Uganda, dove scopre che ce una forte convinzione nella gente che non si nasca gay ma lo scelse come uno stile di vita - e come tale può essere curata.

Viene a sapere che alcune persone sono così disperati per diventare subito etero sessuale che si rivolgono a metodi tradizionali eseguiti dai guaritori locali - o stregoni. Scott decide di vedere di persona questo 'trattamento' di cosa si tratta e si dirige a un appuntamento ... i risultati sono bizzarri. Guardate qui sotto nel video.

venerdì 28 gennaio 2011

David Kato Kisule 16/02/ 64 a 26/01/2011


Ieri 27 gennaio stata la Giornata della Memoria. Ricordiamo tutte le vittime di ieri e David Kato Kisule, il suo coraggio, perchè in tanti stati l'omocausto continua ancora oggi.
Ciao David.

Ieri sera l'ong radicale Non c'è pace senza giustizia ha convocato una veglia a Bruxelles, oggi a Roma e a Milano, fiaccolata alle 17,30 da piazza Duomo fino al consolato ugandese.

In memoria, David Kato. La tua voce non può essere messa a tacere.