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martedì 14 luglio 2026

✊🏾🏳️‍⚧️ Militanza, arte e resistenza: l’addio a Gilda Love, un secolo di trasformismo queer

Ritratto fotografico a colori in primo piano di Gilda Love. L'artista posa sorridente su sfondo nero, sfoggiando un'enorme parrucca arancione cotonata con un fermaglio a fiore di strass. Indossa un abito di paillettes argentate, una vistosa stola di piume rosse e fucsia e grandi orecchini pendenti, mentre tiene una sigaretta accesa tra le dita.

L'inconfondibile magnetismo e la classe di Gilda Love: uno scatto che cattura l'essenza di un'artista che ha fatto della visibilità e dello sfarzo la sua forma più radicale di resistenza.


Ci sono vite che non attraversano la storia: la
sconvolgono. Con il colore, il rimmel, la fame, la povertà e l’ostinazione di esistere.

Domenica, a Barcellona, si è spenta a 100 anni Gilda Love (Eduardo Enrique Gustavo Rondón Gallardo). Non perdiamo solo un’artista: perdiamo un pezzo vivente della memoria queer internazionale.

Dalla Legione al cabaret: la fuga dal fascismo franchista

Nata a Cadice nel 1925, Gilda ha conosciuto la dittatura di Franco, la fame, la repressione e il machismo di uno Stato che criminalizzava ogni identità non conforme. Dopo l’esperienza traumatica nella Legione spagnola come paracadutista, la sua rinascita avvenne in Francia. A Parigi, tra le luci del cabaret Madame Arthur, scelse il nome che l’avrebbe resa immortale, ispirandosi a Rita Hayworth. Il trasformismo, lì, non era intrattenimento: era libertà. Era resistenza.

L’anima del Raval: visibilità come atto politico

Negli anni ’60 si stabilì nel Raval di Barcellona, allora chiamato con disprezzo barrio chino. In mezzo a sex worker, emarginati e ribelli, Gilda divenne un faro culturale del Paral·lel. Le leggi franchiste contro “vaghezza e malavita” tentavano di cancellare i corpi trans e travestiti. Lei rispondeva con la visibilità. Il documentario Cantando en las azoteas (2022) ha mostrato al mondo la sua vita quotidiana: povera, dignitosa, ostinata, luminosa.

Un filo rosso che arriva fino a noi

La morte di Gilda Love ci ricorda che la nostra liberazione non nasce a Stonewall: nasce nei cabaret europei, nei teatri di rivista, nei femminielli di Napoli, nelle transformistas che pagavano con l’esilio la propria autenticità. Oggi, mentre crescono le ostilità istituzionali e il fango mediatico della destra identitaria, la sua lezione è semplice e radicale: la nostra esistenza è politica.

Gilda ha resistito un secolo senza chiedere permesso. Da quella stessa barricata, continuiamo a camminare. Buon viaggio, Gilda. La tua memoria è la nostra rivoluzione. ✊🏾🏳️‍⚧️🏳️‍🌈

— vanessa mazza TLGBQI+

Fonti e Approfondimenti
  • Per approfondire la vita e la scomparsa di Gilda Love:
    • Consulta la pagina enciclopedica di Wikipedia dedicata alla biografia di Gilda Love.
  • Sulla storia del documentario che racconta la sua resistenza quotidiana:

martedì 20 settembre 2016

In Spagna Miss Trans Star International 2016, la regina è la brasiliana Rafaela Manfrini.



Congratulations Talleen Abu Hanna( Miss Israele ), Rafaela Manfrini ( Miss Brasile 2016), Camilla Castañeras ( Miss Colombia )

È la modella brasiliana Rafaela Manfrini la vincitrice di Miss Trans Star International di quest’anno. Il concorso di bellezza - considerato il più importante nel mondo transgender - si è tenuto a Cornelia de Llobregat, vicino a Barcellona. In finale con lei, la favorita Tallen Abu Hama, un’araba cristiana dalla città di Nazaret.
Talleen Abu Hanna( Miss Israele )
Camilla Castañeras ( Miss Colombia )  

sono arrivate in 25 in finale, e a trionfare, alla fine, è stata lei Rafaela Manfrini brasiliana, di San Paolo, che ha battuto una delle favorite, Tallen Abu hanna, Miss Israele.



Una gara di bellezza ma soprattutto un modo di rivendicare i propri diritti.

"Quando sono andata a Tel Aviv per la prima volta avevo 16 anni - ha raccontato la mancata vincitrice di questa edizione - ho visto una transgender e ho pensato di avere qualcosa in comune con lei e allora ho iniziato a prendere ormoni dai 17 anni e mi sono sottoposta all'operazione a 20".

In molte hanno dovuto cambiare vita per essere libere di vivere la loro sessualità. Come Miss Nigeria. "Ora sto vivendo il mio sogno a Londra. Ho l'opportunità di essere me stessa e spero di portare il mio esempio", racconta. 

"Lo scopo di questo concorso è dare maggior visibilità alle transgender - spiega la direttrice, Thara Wells - viviamo ancora troppe discriminazioni, anche se molti non lo vedono. Il nostro intento con questo evento è far arrivare un messaggio di umanità e positività nella nostra comunità".
Rafaela Manfrini, Miss Trans Star International 2016 

Rafaela Manfrini, Miss Trans Star International 2016 
Rafaela Manfrini, Miss Trans Star International 2016 


Congratulazioni Rafaela Manfrini. ci hai rappresentato molto bene, con la tua bellezza, carattere e intelligenza. Con sincerità e generosità…. La sua eleganza e l'intelligenza mi causa profonda ammirazione. CONGRATULAZIONI MISS TRANS INTERNATIONAL 2016. 
👏👏👏👏👏


giovedì 4 novembre 2010

Il Papa va a Barcellona, ed è già pronta la t-shirt “Io non ti aspetto”

Cresce l’attesa per l’arrivo di Benedetto XVI in Spagna. Se a Santiago di Compostela l’attesa dei fedeli è febbrile, nella laica Catalogna ad organizzarsi è l’eterogeneo fronte anti-papista, dove Benedetto XVI “non è desiderato”


Se un tempo una visita papale era un evento da ricordare negli anni, ultimamente sta diventando un avvenimento solo per chi, queste escursioni fuori porta (di Pietro) del “primo inquilino” del Vaticano le contesta. La storia si ripete un po’ ovunque, specie quando il Papa peregrina nell’Occidente secolarizzato. Anche nella cattolicissima Spagna si preparano le proteste. In particolare, nella “laica” Barcellona dove il Papa è appunto atteso per il prossimo 7 novembre. Atteso dai fedeli certo, ma anche non desiderato “No t’espero” dal vasto fronte laico catalano.

YO NO TE ESPERO - Fronti diversi, eterogenei, quelli degli oppositori alla calata di Benedetto XVI in terra catalana. Troviamo i cattolici più critici, i laici, gli atei, i sindacalisti, i gay (LGBT) e le femministe che stanno organizzando per l’occasione una grande manifestazione di piazza pproprio poco dopo il passaggio del “Santo padre”, che avrà luogo alle 19 di pomeriggio nella Plaza Sant Jaume. La stessa polizia catalana ha predisponendo il tutto, al fine di evitare qualsiasi “contatto” con i sostenitori del Papa, questi ultimi attesi da tutta la Spagna, in particolare dalla cattolicissime regioni dell’interno. I gruppi laici e progressisti sono stati i principali agitatori. Da giorni circolano scritte, manifesti, T-shirt, cappelli che invitano più o meno esplicitamente i catalani a “boicottare” l’evento. C’è chi “cavalca” i temi storici di attrito “anticattolico” come l’aborto, il divorzio oppure quelli più recenti come la procreazione assistita, la ricerca sull’embrione fino a quelli più “sociali” come l’atteggiamento – spesso intollerante – della Chiesa nei confronti di minoranze agguerrite come i gruppi LGBT, le “unioni di fatto” e infine, ovviamente, chi rinfaccia alle gerarchie cattoliche il loro “assordante” silenzio su tutta quella lunga sequela di fatti riguardanti la violenza sessuale, gli abusi e la pedofilia nella Chiesa. Ad onor del vero, il “frente Anti-Benedetto” non è poi così compatto come si potrebbe credere. Come capita spesso in queste circostanze, il protagonismo degli uni (le femministe, per esempio) non piace agli altri (i gruppi omosessuali) e viceversa. Il comune denominatore ruota intorno allo slogan “Io non t’aspetto”, che si legge un po’ ovunque, in queste ore.

BACIAMOCI TUTTI - Un ruolo fondamentale, ovviamente, lo sta svolgendo la Rete. Non sicontano i siti, i blog e persino i gruppi di Facebook “antipapisti”, sorti nelle ultime settimane. Barcellona, o quanto meno questo eterogeneo fronte, vuole ribadire, ancora una volta, la sua idea di Stato laico. Uno stato che non scenda a compromessi con le potenti gerarchie ecclesiali spagnole, che faccia della libertà un valore universale. Per esempio, le femministe criticano la misoginia che, a loro avviso, si muove la Chiesa quando questa rifiuta di accettare il sacerdozio alle donne. “Noi siamo streghe, siamo peccatori, siamo donne libere. Manifesteremo contro il Papa”, dicono mentre distribuiscono volantini davanti all’Università. L’agguerrito drappello ritiene che l’istituzione clericale vuole decidere del loro corpo e della loro libertà. “Fuera los rosarios de los ovarios”, ossia fuori i rosari dalle ovaie è un’altro loro grido di battaglia. A pochi metri di distanza da loro troviamo i gruppi omosessuali. Gay e lesbiche si preparano a lanciare la più potente ‘performance’ e certamente quella più provocatoria anti Benedetto XVI: il bacio di massa in coincidenza con la partenza del Pontefice dalla “Sacra Famiglia”. Un’iniziativa nata su Facebook. Una sorta di “Flash mob” che ha avuto l’adesione di migliaia di persone. Dopo poco tempo però, inspiegabilmente, Facebook ha chiuso il gruppo. Altri sono sorti nel frattempo, ma hanno seguito in breve tempo la sorte del loro antesignano. L’iniziativa è stata poi promossa su internet dal blog Queer Kissing Flashmob. ”Azioneremo un segnale sonoro che indicherà l’inizio del bacio, e ci sarà un altro segnale dopo due minuti. Una volta realizzato il bacio, ce ne andremo come se nulla fosse successo’’ promette una degli organizzatori che chiede poi ai partecipanti di non rispondere “ad alcun tipo di provocazione”. Il Papa sarà in Spagna il 6 e il 7 novembre: il primo giorno a Santiago di Compostela, in occasione dell’anno santo giacobeo, il secondo a Barcellona per la consacrazione della Sagrada Familia.

di Pietro Salvato

Fonte:http://www.giornalettismo.com/archives/93082/papa-barcellona-molti-non-laspettano/?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+giornalettismocom+%28Giornalettismo%29&utm_content=Google+Reader