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venerdì 23 ottobre 2015

«“Gender” non vuol dire cancellare mamma e papà o la differenza tra i sessi»


Di Elena Tebano.

Fin dal titolo che accosta le parole più familiari di tutte a un termine ostico come pochi, Papà, mamma e gender, il nuovo libro di Michela Marzano (filosofa italiana fuoriuscita in Francia e prestata alla politica di casa nostra con l’elezione alla Camera per il Pd) fa propria la missione dello scrittore Albert Camus: «Nominare in maniera corretta le cose è un modo per tentare di diminuire la sofferenza e il disordine che ci sono nel mondo». Lo fa appunto da filosofa, andandone a rintracciare le origini e poi le successive strumentalizzazioni, ma tenendo ben fermo lo sguardo sull’attualità per dare ai lettori tutti gli elementi necessari a decifrare l’uso politico e paradossale (lo hanno adottato coloro che dicono di opporvisi) di questo concetto.

Cosa c’entra intanto il gender (corrispettivo inglese del termine «genere») con mamma e papà?
«Intorno a questo concetto si sono polarizzate una serie di polemiche e si sono accumulati molti fantasmi. Da un lato lo utilizza chi si oppone alle unioni civili e vuole bloccare il progetto di legge oggi in discussione al Senato. Dall’altro è diventato la parola d’ordine di chi si immagina che si voglia colonizzare la mente dei bambini, e viene accusato di voler oscurare la naturalità della famiglia, dei padri e delle madri».

A cosa si riferisce?
«Ai tentativi di bloccare nelle scuole l’educazione contro le discriminazioni nei confronti delle donne e delle persone gay, lesbiche bisessuali e trans e l’educazione contro la violenza di genere. Alcuni gruppi molto ben organizzati sostengono appunto che il concetto di non discriminazione “nasconda” una supposta “ideologia di gender” che mira a negare la “naturale differenza sessuale”».

Non è così?
«No, non esiste nessuna ideologia gender, casomai una molteplicità di studi sul gender. Ma sono tutt’altro e di certo non sostengono che i bambini debbono cambiare sesso a piacimento, come affermano testi e video circolati negli ultimi mesi tra i genitori italiani e che vengono utilizzati per creare panico e bloccare le lezioni. Nel libro li trascrivo e analizzo. Alla base c’è un errore concettuale talmente grossolano da far pensare che sia voluto».

Cioè?
«Insinuare che dietro le battaglie per l’uguaglianza ci sia la volontà di rendere gli uomini e le donne indifferenziati significa confondere l’uguaglianza con l’identità. Identità è un concetto logico-descrittivo, che si usa per esempio quando si dice che un oggetto è identico a se stesso. Parlare di uguaglianza significa invece entrare nel campo dei valori: in questo senso quando si dice che una persona è uguale a un’altra si intende che, nonostante le differenze specifiche che le caratterizzano, esse hanno la stessa dignità e lo stesso valore e quindi devono poter godere degli stessi diritti».

Quanto conta in queste polemiche che il termine gender sia incomprensibile ai più?
«Molto, perché fa paura. Il corrispettivo italiano “genere” si utilizza da 40-50 anni, ed è uno strumento concettuale che permette di analizzare i rapporti (spesso di dominazione) tra uomo e donna. Ma nel momento in cui si parla di gender è come se si creasse un’entità aliena».

Nel libro lei affronta anche il pensiero di Judith Butler, l’autrice di «Scambi di genere», che viene spesso accusata di essere l’ ideologa di gender per antonomasia e di voler costringere le persone a cambiare sesso come ci si cambia d’abito.
«Anche questo è un gigantesco fraintendimento. Lo scopo di Butler è opporsi alle norme che codificano la femminilità e virilità. Non dice mai “scelgo il sesso che voglio”, come affermano per esempio i video di Manif pour tous e di Pro Vita che ho descritto nel libro. Ma vuole mostrare come ci condizionano le definizioni di ciò che è maschile o femminile. La sua riflessione riguarda soprattutto l’omosessualità: per secoli si è pensato che una donna attratta da un’altra donna non potesse essere una donna. In questa concezione – che Butler critica – è come se l’omosessualità cambiasse per definizione il sesso di una persona. Invece ovviamente non è così. Una donna che ama una donna resta una donna: non si trasforma in un uomo. Perché la femminilità non dipende dall’orientamento sessuale. Ma se per secoli mi hanno detto che per essere attratti da una donna bisogna essere uomini, come faccio io a rivendicare la mia femminilità se sono attratta dalle donne?»

Significa che per la Butler il corpo non conta, come sostengono i suoi critici?
«No, tanto è vero che di fronte agli attacchi continui di chi la accusava di mettere tra parentesi gli aspetti biologici in un’intervista al Nouvel Observateur ha risposto che “Il sesso biologico esiste, eccome”. E ha spiegato che però il modo in cui noi lo percepiamo e le aspettative che abbiamo nei confronti dei sessi sono influenzati da “norme che ci vengono trasmesse quotidianamente dai media, dai film, così come dai nostri genitori, e noi le perpetuiamo nelle nostre fantasie e nelle nostre scelte di vita. Sono norme che prescrivono ciò che dobbiamo fare per essere un uomo o una donna. E noi dobbiamo incessantemente negoziare con esse”. Il suo obiettivo è comprendere gli stereotipi dell’apparire per uscirne e poter vivere fino in fondo il nostro essere».

Cosa c’è davvero dietro le polemiche contro l’ideologia di gender, allora?
«Il rifiuto dell’omosessualità. L’omosessualità per queste persone resta comunque il grande tabù, la grande paura, la grande devianza»

Lei vive in un Paese che ha legalizzato da anni prima le unioni civili per le coppie gay e poi anche il matrimonio. Quali sono state le conseguenze?
«Che nessuno si deve più giustificare quando cammina mano nella mano con il proprio compagno o compagna. Che la società permette a gay, lesbiche e persone trans – e alle loro famiglie – di vivere serenamente, nonostante continuino a esserci eccezioni ed episodi di intolleranza. Ma forse è proprio questo il problema».

Cosa intende?
«Dietro i fraintendimenti di chi è stato strumentalizzato e dietro la malafede di chi volontariamente crea confusione su questi temi c’è la stessa cosa: la paura del diverso, la paura di perdere la propria identità. Spaventa tutto ciò che costringe a mettersi in discussione, a rivedere le proprie certezze. Non si vuole accettare che esistono dubbi, fratture, fragilità. Ma così perde di vista la complessità del mondo. E si finisce per fare un torto all’estrema vulnerabilità della condizione umana. Come dice Habermas, invece, il compito della filosofia morale è proprio quella di controbilanciare questa vulnerabilità, “riparando” il mondo senza mai negarne l’esistenza».

@elenatebano

Michela Marzano presenterà il libro a Bookcity Milano sabato 24 ottobre alle ore 17 (Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo Da Vinci)

mercoledì 13 marzo 2013

Bergoglio è Papa Francesco

Il gesuita Argentino è il primo sudamericano a San Pietro. Fumata bianca alle 19.06. «Iniziamo cammino di fiducia tra noi, pregate per me»

Settantasei anni, arcivescovo di Buenos Aires, era già tra i papabili nel conclave del 2005.  Ha origini piemontesi. E' il primo gesuita che sale al soglio di Pietro. In passato è stato criticato per i suoi silenzi durante la dittatura militare

giovedì 2 agosto 2012

L'Argentina è ufficialmente il primo Paese in tutto il mondo ad aver riconosciuto la 'doppia paternità'.

L'Argentina è ufficialmente il primo Paese in tutto il mondo ad aver riconosciuto la'doppia paternità'.




Altro enorme passo in avanti per i diritti gay in Argentina: è stato registrato all’anagrafe, infatti, il figlio di due uomini. I due si sono sposati grazie alla legge sul 'matrimonio ugualitario' in vigore da più di un anno. Per avere il loro bambino, i due hanno deciso di 'affittare l'utero' di una donna indiana dal momento che «in quel Paese, la procedura legale in merito è ancor più chiara che quella degli Usa».

Il piccolo, di nome Tobías, è stato concepito con l’ovulo di una donatrice anonima, fecondato con il seme di uno dei papà. Ora Alejandro Grinbalt e Carlos Dermger sono i suoi genitori a pieno diritto.

Questo evento storico è stato possibile perché i giudici hanno ammesso la “volontà di procreare” come modalità di parentela. Il percorso è stato lungo e noioso ma ora i genitori sono felici. E, forse, grazie a loro, si apriranno nuove possibilità per le coppie dello stesso sesso in tutto il mondo (Italia esclusa)

giovedì 18 agosto 2011

Spagna :Il Papa arriva a Madrid accolto dalla protesta dei Indignados e da un mega bacio gay



Protestano anche gli Indignados. In Spagna la Giornata mondiale della gioventù.

"Chiudere il Vaticano, Guantanamo dei Cervelli", Papa o Califfo, pagati le spese" o "Quanto dobbiamo pagare per la vostra fede" «Non fate della casa di mio padre il vostro mercato», «Padre non perdonare loro perchè sanno quello che fanno». si legge sui tanti cartelli che sfilano.


Indignados in piazza a Madrid contro la visita di Bendetto XVI, in arrivo oggi in Spagna per la Giornata mondiale della gioventù, per la quale è previsto l'arrivo nella capitale spagnola di mezzo milione di giovani provenienti da tutta Europa.
Al centro della contestazione i costi ritenuti eccessivi del viaggio per i contribuenti spagnoli. Migliaia di persone sono scese in piazza ieri sera fra Tirso de Molina e Puerta del Sol in un clima teso dall'arresto ieri di un giovane ultrà cattolico messicano che minacciava di colpire gli anti-papa con il gas sarin.
La manifestazione era stata convocata - con il motto "delle mie tasse non un soldo al papa" - oltre che dagli Indignados spagnoli, da circa 140 fra associazioni laiche e atee, liberi pensatori, sindacati e partiti di sinistra, collettivi omosessuali.
"Chiudere il Vaticano, Guantanamo dei Cervelli", Papa o Califfo, pagati le spese" o "Quanto dobbiamo pagare per la vostra fede" si legge sui tanti cartelli che sfilano.


Gli Indignados contro i costi del viaggio del Papa




Gli indignados denunciano i costi della visita del papa in un paese messo in ginocchio dalla crisi economica, afflitto da un esercito di 5 milioni di disoccupati, il 21% degli attivi, il 50% dei giovani.
L'organizzazione della Giornata mondiale della gioventù risponde di avere gestito un bilancio di 50 milioni di euro, autofinanziato grazie anche ai contributi di diverse grandi imprese spagnole.
Il sindacato di sinistra Cgt ritiene, invece, che la spesa reale per i contribuenti in circa 100 milioni fra sicurezza, locali e spazi pubblici messi a disposione, aiuti di vario tipo, sgravi fiscali.
Gli indignados contestano anche i trasporti a costo zero offerti alle centinaia di migliaia di pellegrini, mentre i milioni di disoccupati devono pagare il biglietto di metro-bus ora aumentato del 25%, e chiamano alla disobbedienza civile nella metropolitana.

Uno sciopero a singhiozzo del metrò

I sindacati di sinistra hanno proclamato uno sciopero a singhiozzo del metrò durante il soggiorno del papa a Madrid.
I cattolici di base contestano lo "show mediatico" che comporta la visita del Papa, lontano dall' insegnamento della povertà di Gesù, e 120 preti progressisti hanno denunciato pubblicamente i costi della visita di Benedetto XVI e la presenza fra gli sponsor di multinazionali spagnole.
"Non si può essere al servizio di due padroni, servire Dio e il denaro" hanno protestato.

Un bacio collettivo gay

Nel fronte della protesta sono scesi in campo anche gli omosessuali spagnoli.
Oggi, come avvenne l'anno scorso a Barcellona durante la visita di Ratzinger alla Cattedrale, hanno previsto un bacio collettivo, uomini con uomini e donne con donne, quando il Papa arriverà in centro.

L'arresto di un giovane ultraconservatore

Altra tensione è venuta dalla notizia dell'arresto ieri di uno studente di chimica messicano di 24 anni, Josè Perez Bautista.
Il giovane aveva scritto su vari siti ultrà conservatori e cattolici di volere colpire con il gas sarin la manifestazione delle associazioni anti-Papa.
La polizia non ha trovato prove che fosse in grado davvero di agire. Ma ha avuto paura della 'sindrome di Utoya', dal nome dell'isola norvegese accanto a Oslo teatro il mese scorso del terrificante massacro perpetrato dall'ultrà cristiano nazionalista Anders Breivik, che aveva preannunciato la strage su internet.
Per sicurezza il giovane messicano è stato fermato con l'accusa di terrorismo. Ma non ha aiutato a distendere l'atmosfera la notizia diffusa ieri che faceva parte dei volontari dell'organizzazione spagnola della Giornata mondiale.


Fonte:http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?titolo=Il+Papa+arriva+a+Madrid+accolto+da+un+mega+bacio+gay&idSezione=11899

giovedì 4 novembre 2010

Il Papa va a Barcellona, ed è già pronta la t-shirt “Io non ti aspetto”

Cresce l’attesa per l’arrivo di Benedetto XVI in Spagna. Se a Santiago di Compostela l’attesa dei fedeli è febbrile, nella laica Catalogna ad organizzarsi è l’eterogeneo fronte anti-papista, dove Benedetto XVI “non è desiderato”


Se un tempo una visita papale era un evento da ricordare negli anni, ultimamente sta diventando un avvenimento solo per chi, queste escursioni fuori porta (di Pietro) del “primo inquilino” del Vaticano le contesta. La storia si ripete un po’ ovunque, specie quando il Papa peregrina nell’Occidente secolarizzato. Anche nella cattolicissima Spagna si preparano le proteste. In particolare, nella “laica” Barcellona dove il Papa è appunto atteso per il prossimo 7 novembre. Atteso dai fedeli certo, ma anche non desiderato “No t’espero” dal vasto fronte laico catalano.

YO NO TE ESPERO - Fronti diversi, eterogenei, quelli degli oppositori alla calata di Benedetto XVI in terra catalana. Troviamo i cattolici più critici, i laici, gli atei, i sindacalisti, i gay (LGBT) e le femministe che stanno organizzando per l’occasione una grande manifestazione di piazza pproprio poco dopo il passaggio del “Santo padre”, che avrà luogo alle 19 di pomeriggio nella Plaza Sant Jaume. La stessa polizia catalana ha predisponendo il tutto, al fine di evitare qualsiasi “contatto” con i sostenitori del Papa, questi ultimi attesi da tutta la Spagna, in particolare dalla cattolicissime regioni dell’interno. I gruppi laici e progressisti sono stati i principali agitatori. Da giorni circolano scritte, manifesti, T-shirt, cappelli che invitano più o meno esplicitamente i catalani a “boicottare” l’evento. C’è chi “cavalca” i temi storici di attrito “anticattolico” come l’aborto, il divorzio oppure quelli più recenti come la procreazione assistita, la ricerca sull’embrione fino a quelli più “sociali” come l’atteggiamento – spesso intollerante – della Chiesa nei confronti di minoranze agguerrite come i gruppi LGBT, le “unioni di fatto” e infine, ovviamente, chi rinfaccia alle gerarchie cattoliche il loro “assordante” silenzio su tutta quella lunga sequela di fatti riguardanti la violenza sessuale, gli abusi e la pedofilia nella Chiesa. Ad onor del vero, il “frente Anti-Benedetto” non è poi così compatto come si potrebbe credere. Come capita spesso in queste circostanze, il protagonismo degli uni (le femministe, per esempio) non piace agli altri (i gruppi omosessuali) e viceversa. Il comune denominatore ruota intorno allo slogan “Io non t’aspetto”, che si legge un po’ ovunque, in queste ore.

BACIAMOCI TUTTI - Un ruolo fondamentale, ovviamente, lo sta svolgendo la Rete. Non sicontano i siti, i blog e persino i gruppi di Facebook “antipapisti”, sorti nelle ultime settimane. Barcellona, o quanto meno questo eterogeneo fronte, vuole ribadire, ancora una volta, la sua idea di Stato laico. Uno stato che non scenda a compromessi con le potenti gerarchie ecclesiali spagnole, che faccia della libertà un valore universale. Per esempio, le femministe criticano la misoginia che, a loro avviso, si muove la Chiesa quando questa rifiuta di accettare il sacerdozio alle donne. “Noi siamo streghe, siamo peccatori, siamo donne libere. Manifesteremo contro il Papa”, dicono mentre distribuiscono volantini davanti all’Università. L’agguerrito drappello ritiene che l’istituzione clericale vuole decidere del loro corpo e della loro libertà. “Fuera los rosarios de los ovarios”, ossia fuori i rosari dalle ovaie è un’altro loro grido di battaglia. A pochi metri di distanza da loro troviamo i gruppi omosessuali. Gay e lesbiche si preparano a lanciare la più potente ‘performance’ e certamente quella più provocatoria anti Benedetto XVI: il bacio di massa in coincidenza con la partenza del Pontefice dalla “Sacra Famiglia”. Un’iniziativa nata su Facebook. Una sorta di “Flash mob” che ha avuto l’adesione di migliaia di persone. Dopo poco tempo però, inspiegabilmente, Facebook ha chiuso il gruppo. Altri sono sorti nel frattempo, ma hanno seguito in breve tempo la sorte del loro antesignano. L’iniziativa è stata poi promossa su internet dal blog Queer Kissing Flashmob. ”Azioneremo un segnale sonoro che indicherà l’inizio del bacio, e ci sarà un altro segnale dopo due minuti. Una volta realizzato il bacio, ce ne andremo come se nulla fosse successo’’ promette una degli organizzatori che chiede poi ai partecipanti di non rispondere “ad alcun tipo di provocazione”. Il Papa sarà in Spagna il 6 e il 7 novembre: il primo giorno a Santiago di Compostela, in occasione dell’anno santo giacobeo, il secondo a Barcellona per la consacrazione della Sagrada Familia.

di Pietro Salvato

Fonte:http://www.giornalettismo.com/archives/93082/papa-barcellona-molti-non-laspettano/?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+giornalettismocom+%28Giornalettismo%29&utm_content=Google+Reader