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martedì 27 ottobre 2026

Lula è Tetra! Abbiamo abbattuto il muro del fascismo, ma la lotta contro l'odio continua

1. Quando la carichi, puoi inserire questa descrizione: "Il presidente Lula da Silva alza la Costituzione brasiliana sopra una folla oceanica di sostenitori durante una manifestazione politica a San Paolo."

Il Brasile ha respirato.

Dopo mesi di impegno, passione e dedizione, ho votato con la coscienza tranquilla e il cuore pieno di speranza. Non erano elezioni come le altre. In gioco c'era la sopravvivenza stessa della nostra democrazia, sotto attacco permanente da parte di chi sogna l'autoritarismo e disprezza le regole della convivenza civile.

Ho votato per Lula perché credo in un Brasile più giusto, più solidale e più democratico. Ho votato pensando ai più poveri, a chi lotta ogni giorno per arrivare alla fine del mese, a chi ha bisogno di opportunità, dignità e di uno Stato presente.

Ma ho votato anche pensando alle persone che, come me, fanno parte della comunità LGBTQIA+ e in particolare alle persone trans, che continuano a pagare un prezzo altissimo in termini di discriminazione, esclusione e violenza.

In queste settimane il movimento LGBTQIA+ è sceso in strada, ha gridato le proprie ragioni, ha difeso la propria esistenza e ha rivendicato l'uguaglianza come un diritto non negoziabile. Nessuno era disposto a fare un passo indietro.

Illustrazione in stile pittura a olio che mostra, di spalle, un gruppo diversificato di persone che cammina unito verso l'orizzonte su uno sfondo rosso vivo. Tra di loro si vedono persone che indossano la bandiera arcobaleno LGBTQIA+, la bandiera dell'orgoglio trans e una persona in sedia a rotelle. Insieme, sollevano in alto una grande bandiera del Brasile, simboleggiando l'unione, la diversità e la riconquista dei diritti sociali.

C'è molto da imparare dai nostri omologhi brasiliani. Hanno saputo mobilitare energie immense, parlare a tutta la società, costruire alleanze e trasformare la speranza in partecipazione. Sono corsi alle urne sapendo che il futuro si decide con il coraggio di esserci.

Qualunque fosse stato il risultato, sapevo di aver agito secondo i miei valori.

Oggi quel voto è diventato una vittoria straordinaria.

Una coincidenza tanto poetica quanto storica: la conclusione di questo scrutinio coincide con il compleanno di Lula. L'uomo che ha cambiato il Brasile per milioni di persone conquista un quarto mandato e firma una delle più incredibili rimonte della storia politica contemporanea.

Lula è tetra-campione.

Questa è STORIA.

E ognuno di voi ha contribuito a scriverla.

Di fronte a noi c'era un muro enorme. Un sistema di interessi, privilegi e potere apparentemente invincibile.

Eppure lo abbiamo abbattuto.

Abbiamo sconfitto la disinformazione di Meta, lo strapotere delle scommesse (bets), le ingerenze degli USA e l'ombra delle milizie. Abbiamo sconfitto l'élite finanziaria di Faria Lima, i mercati speculativi, la banda di Vorcaro e l'intero clan bolsonarista

Persino Donald Trump aveva scommesso sulla continuità della dinastia Bolsonaro.

Flávio Bolsonaro aveva alle spalle una parte enorme del potere economico e mediatico.

Eppure l'erede del golpismo è stato sconfitto con oltre quattro milioni di voti di scarto.

E ora, come prevedibile, mette in discussione il risultato.

Nulla di nuovo.

I nemici della democrazia accettano il voto popolare soltanto quando vincono.

Congratulazioni, Brasile.

C'è qualcosa di profondamente bello nel vedere il fascismo sconfitto dalle urne, dalla partecipazione e dalla democrazia."

Ma la gioia non deve trasformarsi in ingenuità.

La minaccia fascista è reale. È feroce. È violenta.

Nelle ore che hanno preceduto e seguito il voto, il bolsonarismo ha mostrato ancora una volta il suo volto più oscuro.

  • Hanno assassinato a colpi di arma da fuoco un sostenitore di Lula nel Mato Grosso do Sul.
  • Hanno colpito alla testa con un mattone una consigliera comunale del PT.
  • A Santos hanno brutalmente aggredito Marcelo, un giovane ingegnere di 30 anni, fino a provocargli la morte cerebrale, solo perché partecipava a un'iniziativa pro-Lula. Il bolsonarismo uccide.
  • Hanno bloccato illegalmente gli autobus a Salvador per ostacolare il voto delle fasce più povere della popolazione.
  • Abbiamo assistito a scene aberranti: un uomo nero incatenato come strumento di propaganda politica, episodi di apologia del nazismo e persino maltrattamenti agli animali utilizzati come spettacolo ideologico.

Per questo la nostra lotta deve essere continua. La democrazia non si difende da sola. I diritti non si difendono da soli. La libertà non si difende da sola.

Ma la risposta più bella è arrivata dal popolo brasiliano.

È arrivata dai seggi.

È arrivata dalla memoria.


Migliaia di anziani, tra cui moltissimi centenari, hanno affrontato ogni difficoltà per votare. Donne e uomini che hanno conosciuto la dittatura, la censura e la paura hanno scelto di esserci ancora una volta, per consegnare alle nuove generazioni un Paese più libero.

Il Brasile ha scelto l'amore contro l'odio.

Ha scelto la dignità contro l'umiliazione.

Ha scelto la democrazia contro il fascismo.

La strada sarà lunga e le sfide saranno enormi. Ma oggi il popolo brasiliano ha dimostrato al mondo una verità semplice e potentissima: nessun muro di odio è indistruttibile quando milioni di persone decidono di abbatterlo insieme.

Primo piano del presidente Lula da Silva, sorridente e con una camicia rossa, mentre fa il gesto del pollice alzato in segno di vittoria. Indossa un cappello di paglia e sullo sfondo si nota il simbolo della stella rossa, trasmettendo un messaggio di gioia, fiducia e speranza per il futuro del Brasile.

Buon compleanno, presidente Lula.

Che i tuoi 81 anni siano celebrati non soltanto come il giorno della tua nascita, ma come il giorno in cui un intero popolo ha rinnovato la propria fiducia nella democrazia, nella giustizia sociale e nella speranza.

Oggi il Brasile ti regala la vittoria. E tu, ancora una volta, restituisci al Brasile la speranza.

Parabéns, presidente Lula. Viva il Brasile. Viva la democrazia. 🇧🇷✨

Dal Brasile arriva una lezione per il mondo: la democrazia può vacillare, ma non si arrende mai.

Vanessa Mazza

Fonti e dati ufficiali:

mercoledì 7 ottobre 2026

Lo spauracchio del "Lula ladro" e la farsa svelata: chi guida davvero la classifica della corruzione e del crimine in Brasile?

Un ritratto in primo piano del presidente del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva, colto in un momento di gioia mentre sorride con gli occhi semichiusi e applaude con le mani giunte. Lula indossa una camicia di lino scura, un orologio da polso con cinturino metallico, la fede nuziale e un cappello di Panama bianco con nastro nero. Lo sfondo è completamente nero.
Luiz Inácio Lula da Silva: lo statista di 80 anni che ha cambiato la storia sociale del Brasile, un leader sorridente che difende la sovranità nazionale ed economica del Paese di fronte ai vecchi e ai nuovi colonizzatori.

Per anni, l'estrema destra brasiliana ha martellato un'unica, ossessiva frase nella testa della popolazione: “Lula è un ladro”. Questa ripetizione quasi ipnotica è servita come una perfetta cortina di fumo ideologica. Tuttavia, quando un giornalista o un elettore critico pone la domanda elementare e ovvia — “Che cosa ha rubato esattamente Lula?” —, il silenzio degli accusatori è assordante. Grugniscono. Non sanno cosa rispondere. E non rispondono perché i fatti e la storia hanno completamente distrutto la loro narrazione.

Per fare un'analisi puramente didattica e fattuale, dobbiamo guardare agli atti dei processi e alla radiografia delle indagini. Chi sono i veri campioni di procedimenti penali, appropriazioni indebite e legami con la criminalità organizzata? I dati ufficiali distruggeranno la propaganda da sciacalli che gira su WhatsApp.
La domanda a cui nessuno risponde: cosa ha rubato Lula?
Dopo la più grande e aggressiva caccia alle streghe giudiziaria e mediatica della storia del Paese — la famosa Operazione Lava Jato —, il saldo reale contro Lula è stato giuridicamente nullo. Ha trascorso 580 giorni in una prigione illegale, ha subito il congelamento arbitrario dei suoi diritti politici e ha visto la sua vita rivoltata come un calzino. Il risultato? Non è stato trovato un solo conto segreto all'estero. Nessun centesimo di denaro pubblico deviato è stato mai collegato al suo nome.
La farsa è crollata definitivamente quando il Supremo Tribunale Federale (STF) ha annullato tutte le condanne contro Lula sulla base del dolo e della parzialità dell'ex giudice Sergio Moro. Successivamente, lo stesso Comitato per i Diritti Umani dell'ONU ha stabilito che lo Stato brasiliano ha violato i diritti politici e il giusto processo di Lula, dimostrando al mondo che la sua carcerazione è stata una manovra geopolitica per escluderlo dalle elezioni. Lula non ha rubato nulla; ha subito il furto dei propri diritti attraverso il lawfare.
Il vero ranking della corruzione: dov'è il PT?
I settori reazionari hanno creato il mito secondo cui il PT avrebbe monopolizzato la corruzione in Brasile. Falso. I dati ufficiali consolidati dal portale specializzato Congresso em Foco dimostrano che il PT non ha mai guidato le classifiche dei parlamentari sotto processo penale.
Analizzando la proporzione di deputati federali in carica che rispondono a inchieste o azioni penali presso il Supremo Tribunale Federale (STF), la verità matematica distrugge la propaganda bolsonarista. Ecco il ranking reale:
PosizionePartito PoliticoDeputati sotto Inchiesta / Totale seggiPercentuale di IncidenzaProporzione Interna
🥇 1°PL (Partido Liberal)21 su 7727,2%1 deputato su 4 ❌
🥈 2°PP (Progressistas)19 su 5832,7%1 deputato su 3 ❌
🥉 3°MDB (Movimento Democrático Brasileiro)15 su 3740,5%2 deputati su 5 ❌
📉 4°PT (Partido dos Trabalhadores)12 su 5621,4%1 deputato su 5
Come dimostra la tabella, il Partido Liberal (PL) di Flávio e Jair Bolsonaro, insieme al PP e all'MDB, guidano con ampio distacco la classifica dei partiti con pendenze giudiziarie. Chi vota per l'estrema destra convinto di "ripulire il Paese" sta, nei fatti, blindando le sigle con la più alta densità di indagati della storia parlamentare. Il PT si posiziona storicamente dietro l'intero blocco di centro-destra che oggi sostiene il bolsonarismo.
Lo Scandalo del Banco Master: la tangente da 134 milioni di reais
Mentre tentano di etichettare l'avversario, le indagini attuali contro il candidato alla presidenza, Flávio Bolsonaro, rivelano un vero e proprio mare di fango. Un'inchiesta esclusiva del portale The Intercept Brasil ha scioccato il Paese diffondendo audio agghiaccianti.
Le registrazioni rivelano che Flávio Bolsonaro ha negoziato personalmente il passaggio di 134 milioni di reais (circa 24 milioni di dollari) con l'ex banchiere Daniel Vorcaro, arrestato per frodi finanziarie e riciclaggio nel Banco Master. Ufficialmente, hanno spacciato quel denaro come "sponsorizzazione" per un film di propaganda biografica su Jair Bolsonaro. La Polizia Federale e l'STF indagano sul caso per corruzione attiva, riciclaggio di denaro ed evasione fiscale, evidenziando che milioni di dollari sono stati trasferiti illegalmente all'estero.
Lo Scandalo dell'INSS: rubare il piatto dei pensionati
Se il caso Banco Master espone la promiscuità con i colletti bianchi, il maxi-schema di frodi all'INSS (la previdenza sociale) rivela il sadismo sociale del progetto bolsonarista. La Polizia Federale e la Controlorìa-Geral della Unione (CGU) hanno smantellato un'organizzazione criminale che operava trattenute associative abusive e non autorizzate direttamente sulla busta paga di milioni di pensionati.
Il sistema, che ha avuto inizio ed è stato largamente implementato durante il governo di Jair Bolsonaro, ha utilizzato firme false ed enti di facciata controllati da imprenditori per sottrarre oltre 3,2 miliardi di reais dal sostentamento di anziani e vulnerabili. Le indagini della Polizia Federale evidenziano che lo stesso ex ministro della Previdenza di Bolsonaro, José Carlos de Oliveira, è sospettato di aver ricevuto mazzette per avallare le frodi.
La farsa dell'onestà crolla quando si guardano i registri commerciali: la Bravo Grafeno, azienda che ha come soci Flávio Bolsonaro e suo fratello Carlos Bolsonaro, divideva esattamente lo stesso indirizzo fisico e la stessa stanza commerciale a Brasilia (Stanza 2601 del Connect Towers Edificio) con più di 16 società fantasma appartenenti ad Antonio Carlos Camilo Antunes, operatore noto come il "Calvo dell'INSS", arrestato per aver guidato il furto miliardario ai pensionati.
Il commercialista personale che curava le finanze dell'ufficio del senatore Flávio Bolsonaro era socio dello stesso "Calvo dell'INSS" in conti aperti nel paradiso fiscale delle Isole Vergini Britanniche. Di fronte a questo, la CPMI dell'INSS è avanzata al Congresso esigendo formalmente il blocco e la revoca del segreto bancario e fiscale di Flávio Bolsonaro.
Il patto di sangue con le milizie e il caso Marielle Franco
La maschera del "patriota" che difende la sicurezza pubblica si scioglie quando si espone il coinvolgimento strutturale di Flávio Bolsonaro con le milizie criminali e gli squadroni della morte di Rio de Janeiro.
I fatti storici e giudiziari sono inquietanti. Nel 2005, mentre si trovava detenuto in custodia cautelare con l'accusa di omicidio, l'allora capitano del BOPE Adriano da Nóbrega ha ricevuto la più alta onorificenza dello Stato di Rio de Janeiro, la Medaglia Tiradentes, consegnatagli nella sua stessa cella per iniziativa diretta del deputato statale Flávio Bolsonaro. Anni dopo, le indagini hanno dimostrato che Adriano da Nóbrega era il capo dell'"Ufficio del Crimine", la milizia armata coinvolta nel brutale assassinio della consigliera comunale Marielle Franco e del suo autista Anderson Gomes nel 2018.
I legami del clan con questa banda mafiosa non erano solo ideologici, ma di sangue e denaro: la madre e l'ex moglie del miliziano Adriano da Nóbrega erano assunte nel gabinetto parlamentare di Flávio Bolsonaro, ricevendo stipendi pubblici che alimentavano lo schema illecito delle "rachadinhas".
Come se non bastasse, indagini recenti della Polizia Federale hanno documentato che Flávio Bolsonaro ha destinato fondi ed emendamenti parlamentari a ONG di facciata controllate da Edmilson da Silva Ribeiro, detto "Peixe", capo miliziano condannato e indicato come l'anello di congiunzione tra gli esecutori e i mandanti della morte di Marielle Franco.
il falso moralismo dei veri criminali
L'elettore che ripete in modo robotico che "Lula è un ladro" vota, in realtà, per il vero crimine organizzato. Non odiano la corruzione; tollerano valigette piene di soldi, truffe miliardarie ai danni dei pensionati e finanziamenti pubblici indirizzati a miliziani assassini, purché chi compia questi atti difenda l'agenda dell'odio e dei privilegi di classe.
Odiano Lula perché un operaio nordestino ha dimostrato che il Brasile può crescere combattendo la fame, valorizzando il salario minimo e portando i figli dei poveri all'università. L'etichetta di ladro contro Lula è lo spauracchio di un'élite genuinamente ladra che usa la religione e la patria per fare in modo che il popolo voti contro i propri stessi diritti. Di fronte alla verità dei tribunali e alle indagini della Polizia Federale, la menzogna reazionaria crolla miseramente.
Di Vanessa Mazza
Attivista TLGBQI+
vanessablogmazza.com
📂 Fonti e Approfondimenti (Blocco Fonti)

mercoledì 30 settembre 2026

Il Brasile non è un caos: è un Paese che ha imparato a sopravvivere. E domenica torniamo a difenderlo.

Illustrazione digitale in stile murales e street art che raffigura un'attivista con la maglietta bianca del Partito dei Lavoratori (PT) recante la stella rossa e il numero 13. La donna sorregge fittamente la bandiera del Brasile su uno sfondo di mattoni rosso vivo. Sulla destra compare la scritta a grandi caratteri gialli e bianchi: 'Il caos accade quando smettiamo di difenderlo'.
Il Brasile è un Paese che ha imparato a sopravvivere: una rielaborazione in chiave street art dell'identità visiva della diaspora e della resistenza democratica, con i simboli storici della lotta sociale del PT e il messaggio centrale dell'editoriale di Vanessa Mazza.


Domenica 4 ottobre andrò a votare al Consolato del Brasile a Milano. Sono più di ventisei anni che non metto piede nella mia terra; ho dovuto ricostruire documenti, rifare il titolo elettorale online, cambiare la residenza consolare. Eppure, nonostante la distanza, nonostante le ferite della storia, il Brasile continua a chiamarmi. E io rispondo.
In questi giorni, mentre la stampa internazionale si diverte a dipingere il nostro Paese come un “probabile caos” — riprendendo titoli che recitano “Brazil has vanquished hunger, hyperinflation, military rule and a coup attempt… The next presidential term, however, is likely to be a shambles” — vale la pena ricordare una verità che nessun editorialista pigro può cancellare.
Il Brasile ha sconfitto la fame. Ha sconfitto l’iperinflazione. Ha sconfitto una dittatura militare. Ha sconfitto un tentativo di colpo di stato l'8 gennaio 2023. E ha fatto tutto questo nell'arco di una sola generazione. Non è “caos”. È resilienza strutturale. È capacità di ricostruzione. È popolo.
Il pregiudizio coloniale sulla complessità
Chi parla di caos oggi non sta analizzando il futuro: sta proiettando i propri pregiudizi coloniali su un Paese che non riesce a capire. Il Brasile non è fragile: è complesso. E la complessità spaventa chi vorrebbe un Sud Globale docile, prevedibile, governabile dall’esterno o ridotto a semplice esportatore di materie prime.
Certo, prevedere una paralisi istituzionale significa ignorare la storia profonda del Paese. Il prossimo mandato presidenziale non sarà un caos. Sarà una battaglia politica, parlamentare e sociale. E il Brasile sa come combattere.
I sabotatori della democrazia
Il disordine che gli osservatori occidentali denunciano non è un destino cinico e baro: è il risultato di strategie precise, di attacchi deliberati e strutturali portati avanti da attori ben identificabili. Il fango non nasce dal nulla, ma viene attivamente alimentato su tre fronti caldi:
  1. L'algoritmo complice delle Big Tech: I giganti della tecnologia continuano a monetizzare sulla disinformazione. Nonostante i richiami delle organizzazioni umanitarie, come evidenziato dalle denunce contro i social di Meta, e le regole d'emergenza del Tribunale Superiore Elettorale (TSE), i social rimangono il "Far West" in cui proliferano deepfake e chatbot disonesti montati ad arte per manipolare l'elettorato.
  2. Il ricatto economico delle molestie elettorali: La democrazia viene minata direttamente sui posti di lavoro. Il Ministero Pubblico del Lavoro sta registrando decine di denunce formali per assédio eleitoral. Si tratta di datori di lavoro — concentrati soprattutto nelle aree industriali e agricole del Sud-Est — che minacciano, ricattano o fanno pressioni psicologiche sui propri dipendenti per indirizzarne il voto, trasformando il pane quotidiano in un'arma di coercizione politica.
  3. Fango giudiziario, cyber-attacchi e ombre americane: La campagna elettorale si gioca anche nell'ombra. Da un lato, la desecretazione della maxi-inchiesta del Supremo Tribunale Federale sulle frodi multimiliardarie legate al caso "Banco Master" getta pesanti ombre di corruzione sulla destra di Flávio Bolsonaro. Dall'altro, l'allarme lanciato dall'intelligence brasiliana (ABIN) evidenzia un rischio "critico" di interferenze esterne. A confermare queste tensioni è l'indagine giornalistica di The Intercept Brasil, che ha svelato le manovre opache della rete conservatrice Rockbridge Network, fondata dal vicepresidente statunitense J.D. Vance, costretta ad ammettere la creazione di una struttura per operare in territorio brasiliano prima di fare parziale marcia indietro sotto la pressione delle inchieste giudiziarie.
La piaga della "Bancada BBB": Bue, Bibbia e Proiettili
Ma il vero motore del tentativo di restaurazione reazionaria risiede in una saldatura politica ed economica impressionante, nota in patria come la bancada BBB (Boi, Bíblia e Bala — il blocco dei grandi latifondisti della carne, dei leader religiosi oltranzisti e delle lobby delle armi). Si tratta di un cartello di potere che cannibalizza le istituzioni per difendere immensi privilegi corporativi a scapito della giustizia sociale e dell'ambiente.
A muovere la leva più ideologica di questa alleanza è un certo fondamentalismo neopentecostale che ha tradito il Vangelo per sposare l'odio politico. Vale la pena smascherarne l'origine: questa non è la fede profonda del nostro popolo, ma un modello teologico costruito a tavolino negli Stati Uniti durante la Guerra Fredda. Fu allora che vasti settori del fondamentalismo americano decisero di esportare nel mondo — e in particolare nel Sud del mondo — un cristianesimo aziendale, militarizzato e ultra-capitalista, concepito per contrastare il comunismo e soffocare sul nascere la Teologia della Liberazione. Oggi quell'eredità tossica è diventata una multinazionale del caos che, dietro l'uso spregiudicato della parola di Dio, nasconde una spietata agenda economica colonizzatrice, schierata in prima linea per abbattere i diritti civili e colonizzare lo Stato attraverso la cosiddetta teologia del dominio.

I numeri che smentiscono la narrazione del collasso

Mentre una parte dell’informazione e i settori reazionari insistono nel dipingere un Paese sull’orlo del baratro, sono i dati macroeconomici e sociali a offrire la smentita più solida. Perfino una testata storicamente prudente come The Economist ha dovuto riconoscere che il Brasile, dopo aver attraversato una delle fasi più dure della sua storia in termini di povertà e diseguaglianza sociale, grazie alle politiche redistributive e ai programmi sociali voluti dal presidente Lula, ha compiuto un avanzamento decisivo.

Non si tratta di un caso fortuito, ma del risultato diretto di scelte strutturali che dimostrano come la stabilità democratica cresca insieme alla giustizia sociale, sradicando quella fame endemica che per decenni è stata la piaga più dolorosa del Paese.

La risposta a Trump: "Il Brasile non è il cortile di nessuno"
Questa rinnovata solidità si riflette direttamente sullo scacchiere geopolitico mondiale. Di fronte alle pesanti pressioni commerciali della Casa Bianca e ai dazi punitivi imposto dall'amministrazione di Donald Trump nel tentativo di interferire con le dinamiche interne e giudiziarie del nostro Paese, il presidente Lula ha risposto con parole che sono già storia: «Il Brasile è una nazione sovrana e non è, né diventerà mai, il cortile di casa o la colonia di nessuno».
Non si è trattato solo di orgoglio retorico. Laddove l’Occidente prevedeva l'isolamento economico sotto il peso delle barriere doganali americane, il Brasile ha risposto applicando la nuova Legge di Reciprocità Economica e stringendo maglie commerciali ancora più fitte con i partner globali, a partire dal blocco dei Paesi BRICS. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: aggirando i dazi di Trump, le esportazioni brasiliane continuano a crescere e il bilancio commerciale sta facendo registrare cifre vertiginose. La dimostrazione plastica che il Sud Globale non ha più bisogno di chiedere il permesso per prosperare.
Oltre la propaganda: una società civile viva
Nonostante questo assedio multilaterale, il Brasile si presenta alle urne forte di una società civile viva, di movimenti sociali organizzati e di un elettorato che ha sviluppato gli anticorpi democratici, imparando a distinguere la propaganda dalla realtà. Le sue istituzioni, a partire dal sistema di voto elettronico, hanno dimostrato una tenuta che molte democrazie occidentali oggi faticano a garantire.
Io voterò Lula. Non perché sia un salvatore — nessun presidente lo è, e l'epoca del messianismo politico appartiene al passato. Ci voto perché la democrazia brasiliana ha un disperato bisogno di stabilità istituzionale, di diritti civili e di politiche pubbliche inclusive, capaci di garantire che la vita dei più vulnerabili non venga trasformata in una roulette russa a ogni cambio di governo. Il Brasile ha bisogno di consolidare il suo ruolo di leader transizionale e climatico globale, non di scivolare indietro nel negazionismo isolazionista.
L'appartenenza non ha chilometri
Il Brasile non è un caos. Il caos è ciò che accade quando smettiamo di difenderlo, quando ci arrendiamo al cinismo o quando permettiamo a osservatori esterni di definire i confini delle nostre possibilità.
Domenica, anche da Milano, farò la mia parte insieme a migliaia di altri brasiliani della diaspora. Perché la distanza geografica non cancella l’appartenenza. E perché il Brasile, con tutte le sei feroci contraddizioni e le sue ferite aperte, è ancora la prova vivente che un Paese può cadere mille volte e ha la forza per rialzarsi mille e una.
Di Vanessa Mazza
Attivista TLGBQI+
Fonti e Approfondimenti Giornalistici
  • Inchiesta Rockbridge e J.D. Vance: Per i dettagli sulle manovre dell'organizzazione conservatrice statunitense in territorio brasiliano, si rimanda all'indagine esclusiva di The Intercept Brasil - Rede Rockbridge e a Operação Brasil.
  • Dati su Povertà e Disuguaglianza: Le analisi macroeconomiche e il saggio del Ministro delle Finanze brasiliano sono consultabili sulle analisi globali di The Economist.
  • Denunce contro i giganti del Tech: I report sul monitoraggio dei social network e la disinformazione monetizzata durante la campagna elettorale sono documentati dall'inchiesta di Collettiva - La disinformazione passa dai social di Meta.
  • Regolamentazioni del Tribunale Elettorale (TSE): I dettagli relativi ai piani di emergenza nazionali contro l'uso illecito dell'Intelligenza Artificiale, dei deepfake e delle fake news sono consultabili sui comunicati del Tribunale Superiore Elettorale (TSE) del Brasile.
  • Monitoraggio dei Diritti Umani e Civili: Per i dati globali relativi alle pressioni sulle minoranze e alla stabilità democratica in America Latina, si rimanda ai report annuali di Human Rights Watch e alle mappe interattive di ILGA World.