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martedì 27 ottobre 2026

Lula è Tetra! Abbiamo abbattuto il muro del fascismo, ma la lotta contro l'odio continua

1. Quando la carichi, puoi inserire questa descrizione: "Il presidente Lula da Silva alza la Costituzione brasiliana sopra una folla oceanica di sostenitori durante una manifestazione politica a San Paolo."

Il Brasile ha respirato.

Dopo mesi di impegno, passione e dedizione, ho votato con la coscienza tranquilla e il cuore pieno di speranza. Non erano elezioni come le altre. In gioco c'era la sopravvivenza stessa della nostra democrazia, sotto attacco permanente da parte di chi sogna l'autoritarismo e disprezza le regole della convivenza civile.

Ho votato per Lula perché credo in un Brasile più giusto, più solidale e più democratico. Ho votato pensando ai più poveri, a chi lotta ogni giorno per arrivare alla fine del mese, a chi ha bisogno di opportunità, dignità e di uno Stato presente.

Ma ho votato anche pensando alle persone che, come me, fanno parte della comunità LGBTQIA+ e in particolare alle persone trans, che continuano a pagare un prezzo altissimo in termini di discriminazione, esclusione e violenza.

In queste settimane il movimento LGBTQIA+ è sceso in strada, ha gridato le proprie ragioni, ha difeso la propria esistenza e ha rivendicato l'uguaglianza come un diritto non negoziabile. Nessuno era disposto a fare un passo indietro.

Illustrazione in stile pittura a olio che mostra, di spalle, un gruppo diversificato di persone che cammina unito verso l'orizzonte su uno sfondo rosso vivo. Tra di loro si vedono persone che indossano la bandiera arcobaleno LGBTQIA+, la bandiera dell'orgoglio trans e una persona in sedia a rotelle. Insieme, sollevano in alto una grande bandiera del Brasile, simboleggiando l'unione, la diversità e la riconquista dei diritti sociali.

C'è molto da imparare dai nostri omologhi brasiliani. Hanno saputo mobilitare energie immense, parlare a tutta la società, costruire alleanze e trasformare la speranza in partecipazione. Sono corsi alle urne sapendo che il futuro si decide con il coraggio di esserci.

Qualunque fosse stato il risultato, sapevo di aver agito secondo i miei valori.

Oggi quel voto è diventato una vittoria straordinaria.

Una coincidenza tanto poetica quanto storica: la conclusione di questo scrutinio coincide con il compleanno di Lula. L'uomo che ha cambiato il Brasile per milioni di persone conquista un quarto mandato e firma una delle più incredibili rimonte della storia politica contemporanea.

Lula è tetra-campione.

Questa è STORIA.

E ognuno di voi ha contribuito a scriverla.

Di fronte a noi c'era un muro enorme. Un sistema di interessi, privilegi e potere apparentemente invincibile.

Eppure lo abbiamo abbattuto.

Abbiamo sconfitto la disinformazione di Meta, lo strapotere delle scommesse (bets), le ingerenze degli USA e l'ombra delle milizie. Abbiamo sconfitto l'élite finanziaria di Faria Lima, i mercati speculativi, la banda di Vorcaro e l'intero clan bolsonarista

Persino Donald Trump aveva scommesso sulla continuità della dinastia Bolsonaro.

Flávio Bolsonaro aveva alle spalle una parte enorme del potere economico e mediatico.

Eppure l'erede del golpismo è stato sconfitto con oltre quattro milioni di voti di scarto.

E ora, come prevedibile, mette in discussione il risultato.

Nulla di nuovo.

I nemici della democrazia accettano il voto popolare soltanto quando vincono.

Congratulazioni, Brasile.

C'è qualcosa di profondamente bello nel vedere il fascismo sconfitto dalle urne, dalla partecipazione e dalla democrazia."

Ma la gioia non deve trasformarsi in ingenuità.

La minaccia fascista è reale. È feroce. È violenta.

Nelle ore che hanno preceduto e seguito il voto, il bolsonarismo ha mostrato ancora una volta il suo volto più oscuro.

  • Hanno assassinato a colpi di arma da fuoco un sostenitore di Lula nel Mato Grosso do Sul.
  • Hanno colpito alla testa con un mattone una consigliera comunale del PT.
  • A Santos hanno brutalmente aggredito Marcelo, un giovane ingegnere di 30 anni, fino a provocargli la morte cerebrale, solo perché partecipava a un'iniziativa pro-Lula. Il bolsonarismo uccide.
  • Hanno bloccato illegalmente gli autobus a Salvador per ostacolare il voto delle fasce più povere della popolazione.
  • Abbiamo assistito a scene aberranti: un uomo nero incatenato come strumento di propaganda politica, episodi di apologia del nazismo e persino maltrattamenti agli animali utilizzati come spettacolo ideologico.

Per questo la nostra lotta deve essere continua. La democrazia non si difende da sola. I diritti non si difendono da soli. La libertà non si difende da sola.

Ma la risposta più bella è arrivata dal popolo brasiliano.

È arrivata dai seggi.

È arrivata dalla memoria.


Migliaia di anziani, tra cui moltissimi centenari, hanno affrontato ogni difficoltà per votare. Donne e uomini che hanno conosciuto la dittatura, la censura e la paura hanno scelto di esserci ancora una volta, per consegnare alle nuove generazioni un Paese più libero.

Il Brasile ha scelto l'amore contro l'odio.

Ha scelto la dignità contro l'umiliazione.

Ha scelto la democrazia contro il fascismo.

La strada sarà lunga e le sfide saranno enormi. Ma oggi il popolo brasiliano ha dimostrato al mondo una verità semplice e potentissima: nessun muro di odio è indistruttibile quando milioni di persone decidono di abbatterlo insieme.

Primo piano del presidente Lula da Silva, sorridente e con una camicia rossa, mentre fa il gesto del pollice alzato in segno di vittoria. Indossa un cappello di paglia e sullo sfondo si nota il simbolo della stella rossa, trasmettendo un messaggio di gioia, fiducia e speranza per il futuro del Brasile.

Buon compleanno, presidente Lula.

Che i tuoi 81 anni siano celebrati non soltanto come il giorno della tua nascita, ma come il giorno in cui un intero popolo ha rinnovato la propria fiducia nella democrazia, nella giustizia sociale e nella speranza.

Oggi il Brasile ti regala la vittoria. E tu, ancora una volta, restituisci al Brasile la speranza.

Parabéns, presidente Lula. Viva il Brasile. Viva la democrazia. 🇧🇷✨

Dal Brasile arriva una lezione per il mondo: la democrazia può vacillare, ma non si arrende mai.

Vanessa Mazza

Fonti e dati ufficiali:

mercoledì 9 settembre 2026

Ballando con i lupi: da Weimar all’AfD, il suicidio politico di una sinistra inesistente e il bluff queer di destra

Fotografia storica in bianco e nero del 6 maggio 1933. All'interno dell'Istituto di Sessuologia di Berlino (Institut für Sexualwissenschaft), un uomo in abiti civili e un militare nazista in uniforme, stivali alti e fascia con svastica sul braccio, calpestano e rovistano tra migliaia di libri, riviste d'avanguardia come 'Die Ehe' e documenti scientifici accumulati sul pavimento, pronti per essere bruciati nei roghi dei libri.
Berlino, 6 maggio 1933. Membri delle organizzazioni studentesche naziste e delle SA saccheggiano la biblioteca dell'Istituto per la Scienza Sessuale (Institut für Sexualwissenschaft) di Magnus Hirschfeld. Tra i volumi calpestati sul pavimento si notano le copie della rivista d'avanguardia "Die Ehe" (Il Matrimonio). Pochi giorni dopo, l'intero archivio queer della Repubblica di Weimar verrà ridotto in cenere a Bebelplatz.

La storia ufficiale soffre di una grave amnesia selettiva. Ci hanno abituati a pensare che i diritti civili siano un cammino lineare, che prima delle rivolte di Stonewall nel 1969 ci fosse solo buio e clandestinità. Chi difende la democrazia e chi lotta ogni giorno per l’esistenza sa che non è così.

C’è stata un’epoca in cui l’Europa ha visto nascere la più straordinaria avanguardia mondiale per i diritti di genere e l’emancipazione: la Repubblica di Weimar, nella Berlino degli anni ’20.

🏳️‍⚧️ L’oasi queer cancellata dal fascismo

Fotografia storica in bianco e nero della Repubblica di Weimar a Berlino. Un gruppo di persone della comunità queer dell'epoca posa seduto in una stanza con carta da parati scura damascata; sulla destra si riconosce lo scienziato e attivista Magnus Hirschfeld con occhiali e baffi.
Berlino, anni '20: l'attivista e pioniere dei diritti civili Magnus Hirschfeld (sulla destra) insieme a un gruppo di frequentatori della scena queer berlinese dell'epoca, la cui memoria e le cui libertà perdute sono al centro del documentario Netflix "Eldorado"

Mentre il continente era congelato in un patriarcato maschilista, a Berlino la comunità queer viveva alla luce del sole. Nel 1919 il medico ebreo Magnus Hirschfeld fondava l’Institut für Sexualwissenschaft, il primo centro al mondo a studiare l’omosessualità e la transessualità come varianti naturali. Lì vennero teorizzati i concetti moderni di identità di genere e praticati i primi interventi chirurgici di affermazione. C’erano riviste, locali storici come l’Eldorado e reti di mutuo soccorso.

Fotografia storica in bianco e nero dell'interno del nightclub Eldorado a Berlino negli anni '20. Al centro, due donne eleganti in abito scuro ballano guancia a guancia. Sulla sinistra, un gruppo di clienti siede attorno a un tavolo guardando la scena, mentre sulla destra si intravede un musicista seduto alla batteria della Bernd Robert Orchestra.
Berlino, anni '20: Clienti e coppie ballano all'interno dell'Eldorado, il più celebre locale queer della Repubblica di Weimar. Questa normalità alla luce del sole venne completamente spazzata via dal regime nazista nel 1933, trasformando il locale in una sede di propaganda.

Quell’oasi non è crollata da sola. Fu abbattuta quando i nazisti indicarono la cultura queer come il cancro che “distruggeva la famiglia tradizionale”. Ma, soprattutto, crollò perché i partiti moderati e conservatori dell’epoca normalizzarono l’estremismo, pensando ingenuamente di poterlo “controllare” per arginare la sinistra.

Nel gennaio del 1933 Adolf Hitler divenne Cancelliere legalmente. Tre mesi dopo, l’istituto di Hirschfeld veniva saccheggiato e i suoi libri bruciati nei roghi di Bebelplatz. Le stesse persone che avevano vissuto libere finirono nei campi di concentramento, marchiate dal triangolo rosa.

Il cortocircuito di oggi: il lusso ipocrita di Alice Weidel

Cent’anni dopo, la storia si ripete con una precisione agghiacciante. Il recente trionfo elettorale di Alternative für Deutschland (AfD) alle elezioni regionali, dove l’ultradestra ha sfiorato il 44% dei voti, riapre esattamente i fantasmi di Weimar.

E al centro di questa tempesta c’è un cortocircuito umano clamoroso: Alice Weidel, leader nazionale del partito.

Guardatela nelle foto ufficiali. Sorridente, rilassata, impeccabile. Vive in Svizzera con la sua compagna, Sarah Bossard, produttrice cinematografica originaria dello Sri Lanka, con cui cresce due figli. Una splendida e normalissima famiglia arcobaleno multietnica.

Il problema è che se questa stessa famiglia cercasse di esistere nel modello di Germania che la Weidel promuove nei suoi comizi, verrebbe demolita dalla legge.

Il manifesto ufficiale dell’AfD esige il ritorno alla “famiglia tradizionale come principio guida”, combatte i programmi scolastici di educazione alla tolleranza e si oppone fermamente alle adozioni per coppie dello stesso sesso.

Per Alice Weidel i diritti non sono universali: sono uno status symbol. Se sei ricca, privilegiata e guidi il partito, puoi essere lesbica e sposare una migrante. Se sei una persona comune, devi subire la melma reazionaria dei suoi programmi politici.

La Weidel pratica il tokenismo più cinico: difende i gay solo quando può usarli come arma geopolitica per attaccare gli immigrati musulmani, mentre la sua stessa coalizione stringe patti per cancellare le tutele LGBTQIA+.

🏳️‍⚧️ Da persona trans vi dico: smettetela di ballare con i lupi

Come donna trans, guardo questa realtà e provo un brivido profondo che va oltre la rabbia politica. È un brivido che tocca l’incomprensione antropologica. Non so cosa passi nella testa di queste persone. Non riesco a capire come si possa guardare la propria compagna, guardare i propri figli negli occhi la sera, e la mattina dopo salire su un palco a sputare veleno e firmare decreti che renderanno infernale la vita di altri bambini nati in famiglie esattamente come la tua.

C’è una fetta della nostra stessa comunità che ha deciso di ballare con i lupi. Persone LGBTQIA+ che, illuse dal proprio conto in banca, dalla propria classe sociale o dal colore della propria pelle, pensano di essere al sicuro. Si convincono che il loro patriottismo o il loro conformismo borghese li renderà “accettabili” agli occhi dei reazionari.

È un’illusione mortale.

La storia di Weimar ci ha già mostrato il finale di questa sceneggiatura: all’epoca esistevano persino associazioni di omosessuali nazionalisti che appoggiarono Hitler, convinti che la loro fedeltà alla patria li avrebbe salvati. Sappiamo tutti dove sono finiti.

Quando l’onda d’urto del fascismo si abbatte sulla società, i lupi non guardano in faccia a nessuno: i token vengono sbranati per primi, non appena smettono di essere utili come foglia di fico.

🟥 Il banco vuoto di una sinistra inesistente

Ma se i lupi fanno i lupi, la colpa storica più imperdonabile ricade su una sinistra drammaticamente inesistente.

Mentre le mappe elettorali si tingono di nero, il mondo progressista si è barricato nei salotti intellettuali delle grandi città a fare dibattiti accademici, abbandonando completamente i territori, le periferie sociali e i lavoratori impoveriti dalla crisi.

L’ultradestra al 44% non è solo il frutto del razzismo; è il risultato di un voto di ribellione assoluta di un popolo che si sente solo, terrorizzato dal futuro e tradito dalle istituzioni.

La sinistra ha smesso di essere un’alternativa economica e sociale credibile, ha smesso di stare nelle piazze a fare opposizione reale, riducendosi a fare la spettatrice educata dello smantellamento dei diritti.

Weidel e l’AfD dimostrano che la democrazia può essere svuotata dall’interno usando le sue stesse regole. Non bastano i post di indignazione sui social. Se la sinistra non torna a essere una barriera sociale ed economica concreta, e se la nostra comunità non smette di negoziare con chi vuole la nostra cancellazione, la trincea crollerà.

🔥 Ricordare Weimar significa capire che nessun diritto è conquistato per sempre

È tempo di svegliarsi, prima che i libri ricomincino a bruciare.

Restiamo svegli, lucidi e in trincea. ✊🔥 — vanessa mazza TLGBQI+

Fonti e riferimenti
  • Documentazione storica dell'Institut für Sexualwissenschaft (1919-1933): Berlino Magazine — La vita dell'Istituto per la Ricerca Sessuale.
  • Manifesto politico ufficiale di Alternative für Deutschland (AfD) e analisi del programma: Reuters — What an AfD-led government looks like e Il Corriere della Sera — Il programma dell'AfD.
  • Dati elettorali regionali Germania: Deutsche Welle — Far-right AfD landslide victory, Al Jazeera — Germany state election updates, Il Giornale — Terremoto AfD e l'analisi sociopolitica post-voto della Chiesa di Milano.

domenica 21 aprile 2013

Ma cosa mancava a Rodotà? ho meglio, Cos'ha Rodotà che non va?

Ma cosa manca a Rodotà?

di Arturo Di Corinto

 
E' un padre nobile della sinistra. Giurista insigne, conosce la Costituzione a menadito. Ha insegnato alla Sorbona e al Collegio di Francia. E fa il pieno di applausi dei giovani nei festival letterari, del diritto, della legalità. Ecco chi è il prof che il pd Fassina definisce "uno sconosciuto"

Capelli bianchi da vecchio saggio, occhi chiari e curiosi. Mimica teatrale e gesticolazione garbata. Un fascinoso ottantenne dal piglio giovanile, ben vestito pure in maniche di camicia. Un volto che ricorda le origini magnogreche e manifesta la "nobile semplicità e la quieta grandezza" della statuaria neoclassica. Tanto discreto sulla sua vita privata quanto estroverso in pubblico. Elegante nei modi, riservato anche con gli amici. Tollerante verso tutte le opinioni ma determinato nelle convinzioni. Flessibile nell'ascolto ma rigoroso sulle idee. Attento coi giovani, sfuggente coi seccatori. Amante delle buone conversazioni, ma sempre pronto ad andare dal dentista quando parlare diventa inutile.

Stefano Rodotà è così. Un colto globetrotter che, dopo essersi autorottamato - «alla fine del mio secondo incarico alla Privacy», dice lui - non ha mai smesso di leggere, studiare e girare il mondo per continuare ad imparare. Per portare in giro le idee e dare battaglia sui diritti.

Già i diritti: ai beni comuni, alla riservatezza, all'informazione, alla manifestazione del pensiero, alla salute, al lavoro, al reddito, all'esistenza. Sempre declinati nella cornice del Diritto, di quella giurisprudenza da lui tanto amata che, al pari della società, vede come un corpo vivo e in costante trasformazione, non come qualcosa di fisso e immutabile.

Una pratica e una teoria che, con un gioco di parole, è diventato il titolo del suo ultimo libro: "Il Diritto di avere diritti". Tenace difensore dei beni comuni, anche negli ultimi vittoriosi referendum su acqua e nucleare, ha condotto molte battaglie per i diritti civili e l'autodeterminazione delle donne e degli uomini. Attivista per la libertà della rete e il pluralismo dell'informazione, fedele osservante della Costituzione, è un vero "garantista".   


Probabilmente è per questo che viene considerato da tanti una 'riserva della Repubblica'. Soprattuto oggi, in uno scenario politico così incerto. Riserva in senso di risorsa. E lui lo sa ma non lo ammette e si schermisce e imbarazza quando glielo dicono.

Ma è questo il motivo per cui ha accettato la proposta avanzata dall'elettorato grillino e fattagli, viva voce, da Beppe Grillo, la sera di mercoledì 17, poco prima delle 18. Dopo che sia Milena Gabanelli sia Gino Strada, entrambi davanti a lui nelle Quirinarie, avevano declinato la stessa proposta. Un colloquio di pochi minuti fatto di risate e e battute spiritose.

Da lì è cambiato tutto e la cronaca delle prossime ore ci dirà come va a finire. Infatti, il pressing su Stefano Rodotà perché ceda il passo a Romano Prodi e convinca i Cinque Stelle a votare l'ex presidente ulivista della Commissione Europea, pare destinato a fallire.

Un esito che non dipende da Stefano Rodotà ma da chi lo ha candidato e da chi non lo ha fatto. Stamattina ha dichiarato: "Non intendo creare ostacoli a scelte del movimento [Cinque Stelle, nda] che vogliano prendere in considerazione altre soluzioni". Perchè si è espresso così? Perchè il M5S non molla e se Rodotà si ritirasse, i pentastellati candiderebbero Zagrebelsky e non Prodi. Quindi sarebbe inutile. E' il Pd che deve accettare la proposta dei cinquestelle che oggi hanno dichiarato: «E'il presidente dei cittadini e non dei partiti». «Qualunque nome indicherà Rodotà per formare un nuovo esecutivo, una volta presidente, a noi andrà bene».

La domanda che si pone allora è: perché il Pd non accetta di convergere su Rodotà? E' un tecnico. Giurista insigne, professore emerito di Diritto Civile, già in predicato di andare alla Consulta. Conosce la Costituzione a menadito e non perde occasione di citarne i migliori articoli, sia che parli in pubblico sia che scriva. Ha insegnato alla Sorbona e al Collegio di Francia. Dirige riviste di diritto ed è membro di numerosi comitati scientifici. E' anche un politico. E' stato parlamentare per diverse legislature con il Pci e la Sinistra Indipendente prima di aderire al Pds di cui è stato presidente per un breve periodo. E' stato anche vicepresidente della Camera, veste nella quale ha vissuto in prima persona l'elezione di Luigi Scalfaro.

Insomma Rodotà è un fedele interprete e custode della Costituzione, sa come funziona il Parlamento ed è un padre nobile della sinistra, è molto popolare nei movimenti, è amato sia da chi lo legge su Repubblica (o sul Manifesto), che dagli spettatori di Ballarò. Fa il pieno di pubblico nei festival letterari, del diritto, della legalità, e viene osannato da studenti e intellettuali. Non ama inciuci e compromessi ed ha la dignità dello statista.
 
Fonte:http://espresso.repubblica.it/dettaglio/ma-cosa-manca-a-rodota/2205286