Translate

mercoledì 30 settembre 2026

Il Brasile non è un caos: è un Paese che ha imparato a sopravvivere. E domenica torniamo a difenderlo.

Illustrazione digitale in stile murales e street art che raffigura un'attivista con la maglietta bianca del Partito dei Lavoratori (PT) recante la stella rossa e il numero 13. La donna sorregge fittamente la bandiera del Brasile su uno sfondo di mattoni rosso vivo. Sulla destra compare la scritta a grandi caratteri gialli e bianchi: 'Il caos accade quando smettiamo di difenderlo'.
Il Brasile è un Paese che ha imparato a sopravvivere: una rielaborazione in chiave street art dell'identità visiva della diaspora e della resistenza democratica, con i simboli storici della lotta sociale del PT e il messaggio centrale dell'editoriale di Vanessa Mazza.


Domenica 4 ottobre andrò a votare al Consolato del Brasile a Milano. Sono più di ventisei anni che non metto piede nella mia terra; ho dovuto ricostruire documenti, rifare il titolo elettorale online, cambiare la residenza consolare. Eppure, nonostante la distanza, nonostante le ferite della storia, il Brasile continua a chiamarmi. E io rispondo.
In questi giorni, mentre la stampa internazionale si diverte a dipingere il nostro Paese come un “probabile caos” — riprendendo titoli che recitano “Brazil has vanquished hunger, hyperinflation, military rule and a coup attempt… The next presidential term, however, is likely to be a shambles” — vale la pena ricordare una verità che nessun editorialista pigro può cancellare.
Il Brasile ha sconfitto la fame. Ha sconfitto l’iperinflazione. Ha sconfitto una dittatura militare. Ha sconfitto un tentativo di colpo di stato l'8 gennaio 2023. E ha fatto tutto questo nell'arco di una sola generazione. Non è “caos”. È resilienza strutturale. È capacità di ricostruzione. È popolo.
Il pregiudizio coloniale sulla complessità
Chi parla di caos oggi non sta analizzando il futuro: sta proiettando i propri pregiudizi coloniali su un Paese che non riesce a capire. Il Brasile non è fragile: è complesso. E la complessità spaventa chi vorrebbe un Sud Globale docile, prevedibile, governabile dall’esterno o ridotto a semplice esportatore di materie prime.
Certo, prevedere una paralisi istituzionale significa ignorare la storia profonda del Paese. Il prossimo mandato presidenziale non sarà un caos. Sarà una battaglia politica, parlamentare e sociale. E il Brasile sa come combattere.
I sabotatori della democrazia
Il disordine che gli osservatori occidentali denunciano non è un destino cinico e baro: è il risultato di strategie precise, di attacchi deliberati e strutturali portati avanti da attori ben identificabili. Il fango non nasce dal nulla, ma viene attivamente alimentato su tre fronti caldi:
  1. L'algoritmo complice delle Big Tech: I giganti della tecnologia continuano a monetizzare sulla disinformazione. Nonostante i richiami delle organizzazioni umanitarie, come evidenziato dalle denunce contro i social di Meta, e le regole d'emergenza del Tribunale Superiore Elettorale (TSE), i social rimangono il "Far West" in cui proliferano deepfake e chatbot disonesti montati ad arte per manipolare l'elettorato.
  2. Il ricatto economico delle molestie elettorali: La democrazia viene minata direttamente sui posti di lavoro. Il Ministero Pubblico del Lavoro sta registrando decine di denunce formali per assédio eleitoral. Si tratta di datori di lavoro — concentrati soprattutto nelle aree industriali e agricole del Sud-Est — che minacciano, ricattano o fanno pressioni psicologiche sui propri dipendenti per indirizzarne il voto, trasformando il pane quotidiano in un'arma di coercizione politica.
  3. Fango giudiziario, cyber-attacchi e ombre americane: La campagna elettorale si gioca anche nell'ombra. Da un lato, la desecretazione della maxi-inchiesta del Supremo Tribunale Federale sulle frodi multimiliardarie legate al caso "Banco Master" getta pesanti ombre di corruzione sulla destra di Flávio Bolsonaro. Dall'altro, l'allarme lanciato dall'intelligence brasiliana (ABIN) evidenzia un rischio "critico" di interferenze esterne. A confermare queste tensioni è l'indagine giornalistica di The Intercept Brasil, che ha svelato le manovre opache della rete conservatrice Rockbridge Network, fondata dal vicepresidente statunitense J.D. Vance, costretta ad ammettere la creazione di una struttura per operare in territorio brasiliano prima di fare parziale marcia indietro sotto la pressione delle inchieste giudiziarie.
La piaga della "Bancada BBB": Bue, Bibbia e Proiettili
Ma il vero motore del tentativo di restaurazione reazionaria risiede in una saldatura politica ed economica impressionante, nota in patria come la bancada BBB (Boi, Bíblia e Bala — il blocco dei grandi latifondisti della carne, dei leader religiosi oltranzisti e delle lobby delle armi). Si tratta di un cartello di potere che cannibalizza le istituzioni per difendere immensi privilegi corporativi a scapito della giustizia sociale e dell'ambiente.
A muovere la leva più ideologica di questa alleanza è un certo fondamentalismo neopentecostale che ha tradito il Vangelo per sposare l'odio politico. Vale la pena smascherarne l'origine: questa non è la fede profonda del nostro popolo, ma un modello teologico costruito a tavolino negli Stati Uniti durante la Guerra Fredda. Fu allora che vasti settori del fondamentalismo americano decisero di esportare nel mondo — e in particolare nel Sud del mondo — un cristianesimo aziendale, militarizzato e ultra-capitalista, concepito per contrastare il comunismo e soffocare sul nascere la Teologia della Liberazione. Oggi quell'eredità tossica è diventata una multinazionale del caos che, dietro l'uso spregiudicato della parola di Dio, nasconde una spietata agenda economica colonizzatrice, schierata in prima linea per abbattere i diritti civili e colonizzare lo Stato attraverso la cosiddetta teologia del dominio.

I numeri che smentiscono la narrazione del collasso

Mentre una parte dell’informazione e i settori reazionari insistono nel dipingere un Paese sull’orlo del baratro, sono i dati macroeconomici e sociali a offrire la smentita più solida. Perfino una testata storicamente prudente come The Economist ha dovuto riconoscere che il Brasile, dopo aver attraversato una delle fasi più dure della sua storia in termini di povertà e diseguaglianza sociale, grazie alle politiche redistributive e ai programmi sociali voluti dal presidente Lula, ha compiuto un avanzamento decisivo.

Non si tratta di un caso fortuito, ma del risultato diretto di scelte strutturali che dimostrano come la stabilità democratica cresca insieme alla giustizia sociale, sradicando quella fame endemica che per decenni è stata la piaga più dolorosa del Paese.

La risposta a Trump: "Il Brasile non è il cortile di nessuno"
Questa rinnovata solidità si riflette direttamente sullo scacchiere geopolitico mondiale. Di fronte alle pesanti pressioni commerciali della Casa Bianca e ai dazi punitivi imposto dall'amministrazione di Donald Trump nel tentativo di interferire con le dinamiche interne e giudiziarie del nostro Paese, il presidente Lula ha risposto con parole che sono già storia: «Il Brasile è una nazione sovrana e non è, né diventerà mai, il cortile di casa o la colonia di nessuno».
Non si è trattato solo di orgoglio retorico. Laddove l’Occidente prevedeva l'isolamento economico sotto il peso delle barriere doganali americane, il Brasile ha risposto applicando la nuova Legge di Reciprocità Economica e stringendo maglie commerciali ancora più fitte con i partner globali, a partire dal blocco dei Paesi BRICS. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: aggirando i dazi di Trump, le esportazioni brasiliane continuano a crescere e il bilancio commerciale sta facendo registrare cifre vertiginose. La dimostrazione plastica che il Sud Globale non ha più bisogno di chiedere il permesso per prosperare.
Oltre la propaganda: una società civile viva
Nonostante questo assedio multilaterale, il Brasile si presenta alle urne forte di una società civile viva, di movimenti sociali organizzati e di un elettorato che ha sviluppato gli anticorpi democratici, imparando a distinguere la propaganda dalla realtà. Le sue istituzioni, a partire dal sistema di voto elettronico, hanno dimostrato una tenuta che molte democrazie occidentali oggi faticano a garantire.
Io voterò Lula. Non perché sia un salvatore — nessun presidente lo è, e l'epoca del messianismo politico appartiene al passato. Ci voto perché la democrazia brasiliana ha un disperato bisogno di stabilità istituzionale, di diritti civili e di politiche pubbliche inclusive, capaci di garantire che la vita dei più vulnerabili non venga trasformata in una roulette russa a ogni cambio di governo. Il Brasile ha bisogno di consolidare il suo ruolo di leader transizionale e climatico globale, non di scivolare indietro nel negazionismo isolazionista.
L'appartenenza non ha chilometri
Il Brasile non è un caos. Il caos è ciò che accade quando smettiamo di difenderlo, quando ci arrendiamo al cinismo o quando permettiamo a osservatori esterni di definire i confini delle nostre possibilità.
Domenica, anche da Milano, farò la mia parte insieme a migliaia di altri brasiliani della diaspora. Perché la distanza geografica non cancella l’appartenenza. E perché il Brasile, con tutte le sei feroci contraddizioni e le sue ferite aperte, è ancora la prova vivente che un Paese può cadere mille volte e ha la forza per rialzarsi mille e una.
Di Vanessa Mazza
Attivista TLGBQI+
Fonti e Approfondimenti Giornalistici
  • Inchiesta Rockbridge e J.D. Vance: Per i dettagli sulle manovre dell'organizzazione conservatrice statunitense in territorio brasiliano, si rimanda all'indagine esclusiva di The Intercept Brasil - Rede Rockbridge e a Operação Brasil.
  • Dati su Povertà e Disuguaglianza: Le analisi macroeconomiche e il saggio del Ministro delle Finanze brasiliano sono consultabili sulle analisi globali di The Economist.
  • Denunce contro i giganti del Tech: I report sul monitoraggio dei social network e la disinformazione monetizzata durante la campagna elettorale sono documentati dall'inchiesta di Collettiva - La disinformazione passa dai social di Meta.
  • Regolamentazioni del Tribunale Elettorale (TSE): I dettagli relativi ai piani di emergenza nazionali contro l'uso illecito dell'Intelligenza Artificiale, dei deepfake e delle fake news sono consultabili sui comunicati del Tribunale Superiore Elettorale (TSE) del Brasile.
  • Monitoraggio dei Diritti Umani e Civili: Per i dati globali relativi alle pressioni sulle minoranze e alla stabilità democratica in America Latina, si rimanda ai report annuali di Human Rights Watch e alle mappe interattive di ILGA World.

Nessun commento: