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giovedì 17 settembre 2026

OLTRE IL BINARIO: IL MOSAICO ANCESTRALE DEL GENERE Noi siamo sempre stati qui.

Collage visivo che rappresenta le identità di genere non binarie e di terzo genere in diverse culture e periodi storici: Muxes, Two-Spirit, Hijra, Travesti, Femminielli, Kathoey, Chibados, Galli, Qixiongdi e altre figure ancestrali.
Mosaico Storico Globale — un collage che attraversa epoche e continenti per raccontare le identità di terzo genere e non binarie presenti in culture antiche di tutto il mondo. Dal Messico all’India, dal Brasile all’Italia, la storia dimostra che noi siamo sempre stati qui.

Stamattina la pioggia di settembre cade con quella calma che riconosco subito: è la stessa che sentivo nel Nordeste brasiliano, quando l’aria fresca annunciava un cambio di stagione. Qui in Italia non è ancora autunno, dicono i calendari. Ma il corpo sa prima. E in queste mattine umide, la memoria si apre: mi ricorda che il mondo non è mai stato binario. Nemmeno io lo sono. Nemmeno le culture che mi hanno cresciuta lo erano.
Nel Nordeste, questa pioggia mi connetteva a una terra dove la spiritualità stessa rifiuta i confini rigidi dell'Europa. Penso ai culti afro-brasiliani come il Candomblé, dove le divinità, gli Orixás, incarnano l'interezza delle forze naturali oltre il binarismo patriarcale: Logun Edé, che vive metà dell'anno con panni maschili e metà con panni femminili, o Oxumaré, il serpente-arcobaleno della dualità e del movimento. Penso alle cosmologie indigene dei popoli originari come i Tupinambá, che prima dell'invasione portoghese riconoscevano i tibira, individui nati maschi che vivevano e ricoprivano ruoli sociali e spirituali femminili. La fluidità, in quella parte di mondo, non era un peccato, ma un ponte sacro tra il visibile e l'invisibile.
Oggi parliamo di transgender, transessuale, non binario, genderqueer. Termini moderni, occidentali, nati nel linguaggio medico e poi riappropriati dalla comunità. Ma la verità storica è un’altra: le identità di genere fuori dal binarismo sono antiche quanto le società umane. Esistevano ovunque, con nomi diversi, funzioni diverse, ruoli diversi. La rigidità uomo/donna è una costruzione coloniale moderna, non un dato naturale.
La parabola biblica degli eunuchi: il monoteismo riconosceva tre generi
Nel Vangelo di Matteo (19:12), Gesù dice:
“Ci sono eunuchi che sono nati così, eunuchi resi tali dagli uomini, ed eunuchi che si sono fatti eunuchi per il Regno dei Cieli.”
È un passaggio sorprendente: riconosce tre categorie di genere diverse dal maschile e dal femminile. Distingue tra identità innata, sociale e volontaria. E attribuisce a queste identità un ruolo spirituale. Gli eunuchi non erano solo “castrati”: erano persone che vivevano fuori dal binarismo, spesso con funzioni rituali, politiche, amministrative.
Il cristianesimo delle origini riconosceva identità non binarie. La cancellazione è arrivata dopo, con la moralizzazione medievale e la colonizzazione europea.
Culture del mondo che hanno riconosciuto identità non binarie
  • India antica — Hijra, Kinnar, Aravani
    Citati nel Mahabharata e nel Kama Sutra. Considerati terzo genere da oltre 2000 anni. Ruoli rituali nei matrimoni e nelle nascite. Oggi riconosciuti legalmente.
  • Pakistan e Bangladesh — Khawaja Sira
    Comunità storica con funzioni spirituali. Documentati nel periodo Moghul.
  • Messico — Muxes di Oaxaca
    Terzo genere zapoteco. Integrati completamente nella vita sociale, familiare ed economica di Juchitán, dove uniscono caratteristiche tradizionalmente maschili e femminili senza alcuna stigmatizzazione.
  • Nord America — Two-Spirit (Due Spiriti)
    Identità presente in oltre 150 nazioni indigene (come i Navajo, i Lakota e gli Zuni). Persone che manifestavano sia lo spirito maschile che quello femminile, ricoprendo ruoli sacri di guaritori, mediatori, sciamani e custodi della memoria.
  • Culture polinesiane (Samoa, Tonga, Hawaii) — Māhū e Fa'afafine
    Gli individui Māhū (alle Hawaii) o Fa'afafine (a Samoa) sono persone assegnate maschi alla nascita che esprimono un'identità e un ruolo di genere femminili. Storicamente sono pilastri della comunità, custodi delle tradizioni, dell'educazione e delle arti.
  • Balcani — Vergini Giurate (Burrnesha)
    Una tradizione secolare in Albania e nelle zone montuose balcaniche che permetteva alle donne biologiche di assumere l'identità sociale, legale e l'abbigliamento degli uomini, prestando un giuramento di celibato per poter governare le proprietà familiari.
  • Antico Egitto — Sekhet
    Nei testi dei papiri e nei frammenti di ceramica rituale, gli antichi egizi classificavano tre generi umani ben distinti: maschile, femminile e sekhet, associato a chi non rientrava nel binarismo biologico o sociale.
  • Italia — Femminielli napoletani
    Figura storica dei quartieri popolari con identità di genere fluida. Protagonisti di ruoli rituali secolari, come la “Candelora dei femminielli” a Montevergine o la “lotteria dei femminielli”. Una tradizione pre-moderna che dimostra che anche l’Italia ha sempre avuto identità non binarie integrate nel tessuto urbano.
  • Thailandia — Kathoey
    Identità femminile trans o non binaria riconosciuta da secoli, con un ruolo sociale altamente visibile e una profonda radice storica.
  • Giappone — Wakashu (periodo Edo)
    Giovani con identità ed estetica non binarie, ampiamente rappresentati nell’arte ukiyo-e. Considerati a tutti gli effetti un terzo genere sociale e transitorio prima dell'età adulta.
  • Cina imperiale — Sorelle Qixiongdi
    Unioni rituali e sorellanze storiche tra persone dello stesso sesso biologico con ruoli identitari non conformi alle rigide aspettative matrimoniali dell'epoca.
  • Africa precoloniale — Chibados e Quimbanda
    Ruoli di genere fluidi e sciamanici documentati dai missionari portoghesi in territori come l'attuale Angola. Persone assegnate maschi che vestivano e vivevano come donne, spesso considerate potenti figure rituali e sacerdotali.
  • Mediterraneo antico — Galli di Cibele
    Sacerdoti della dea Cibele nell'antica Roma e in Asia Minore che vivevano identità non conformi al genere assegnato, celebrando la transizione di genere attraverso riti sacri e rispettati dalla collettività.
La verità che nessuno dice: il binarismo è un'invenzione coloniale
Il binarismo non è antico: è coloniale. È stato imposto da imperi europei, chiese cristiane, codici morali e medici dell’Ottocento. Prima della colonizzazione, il mondo era un mosaico di identità plurali. La rigidità è una invenzione moderna.
L'idea che l'umanità sia divisa tassativamente e biologicamente in due soli generi opposti e gerarchizzati non è una verità naturale universale. È una tecnologia di potere. Quando gli imperi europei hanno colonizzato le Americhe, l'Africa e l'Asia, non hanno esportato solo leggi ed eserciti, ma hanno imposto la propria struttura cognitiva per distruggere l'ordine spirituale locale. Demonizzare le figure sacre non binarie, come i Two-Spirit o i Chibados, etichettandole come "peccati contro natura", serviva a giustificare lo sterminio culturale e a imporre la linea di successione patriarcale dell'Occidente.
Ci hanno insegnato che la civiltà occidentale ha raggiunto la "norma", mentre la fluidità delle culture native era qualcosa di arretrato. Ma la verità è l'esatto opposto. In molte società pre-coloniali, come quella Yoruba, la stessa divisione gerarchica tra "uomo" e "donna" come la intendiamo noi non esisteva: l'organizzazione sociale si basava sulle funzioni comunitarie, sulla discendenza e sull'anzianità, non sull'ossessione per l'anatomia dei corpi.
Riappropriarsi oggi di parole come Travesti in America Latina, o difendere la nostra esistenza non binaria, non significa inventare "mode contemporanee". Al contrario, significa compiere un'operazione di archeologia culturale e resistenza decoloniale. Significa guarire la ferita della colonizzazione, restituendo al mondo il suo stato originario: quello di un mosaico plurale, sfumato e infinito.
Perché dare nomi? Perché le etichette sono importanti
C’è una domanda che sento spesso: “Ma perché etichettare? Perché dare nomi? Perché non dire semplicemente uomini e donne?”
La risposta è semplice: perché i nomi ci rendono visibili. Perché le parole sono case. Perché senza un nome, chi vuole cancellarci avrebbe già vinto.
Dare un nome non significa dividere: significa affermare che esistiamo. Significa dire che siamo persone, con una storia, una cultura, una identità. Significa dire che non puoi ridurci al silenzio solo perché la nostra esistenza ti disturba.
Chi dice “non servono etichette” spesso non vuole semplificare: vuole cancellare. Vuole tornare a un mondo dove noi non abbiamo voce, non abbiamo diritti, non abbiamo memoria.
Ma la storia dimostra il contrario: noi siamo sempre stati qui. In ogni continente, in ogni secolo, in ogni cultura. Con nomi diversi, ruoli diversi, lingue diverse. Hijra, Two-Spirit, Muxe, Travesti, Femminielli, Kathoey, Chibados, Galli, Eunuchi. Ogni parola è una radice. Ogni radice è una prova.
E anche se qualcuno preferirebbe che sparissimo, noi continuiamo a esistere. Continuiamo a lottare. Continuiamo a reclamare dignità e rispetto. Non puoi renderci invisibili solo perché non accetti la nostra esistenza.
Dare un nome è un atto politico. È un atto di memoria. È un atto di vita. E finché avremo parole, avremo futuro.

— vanessa mazza TLGBQI+
Fonti e riferimenti concettuali ispiratori:

giovedì 9 maggio 2013

Elezioni in Pakistan: la prima volta dei candidati transgender

Islamabad - Sono solo sette, su 23mila, i candidati transgender alle elezioni parlamentari che si terranno l’11 maggio in Pakistan. Una rappresentanza esigua dei circa 500mila 'eunuchi' pakistani che ha però la forza di una rivoluzione nel sistema politico pakistano. Perché è la prima volta che, come indipendenti, si presentano alle urne i rappresentanti di omosessuali, transessuali, travestiti, ermafroditi, uomini castrati. Eunuchi, appunto, che secondo la tradizione pakistana vengono chiamati a ballare ai matrimoni o alle celebrazioni per la nascita di un figlio secondo la credenza che chi è nato sfortunato porterà fortuna. E che ora vedranno i loro nomi nelle liste dei candidati a Karachi, Jehlum, Gujrat e Sargodha, come spiega Almas Boby, presidente della Pakistan Shemale Foundation che difende la comunità transgender pakistana. «Se riusciremo a entrare in Parlamento avremo un trattamento migliore nella società», ha detto.

Ma le chance di essere eletti sono limitate, visto che la maggior parte dei candidati ha risorse finanziarie limitate e la loro campagna elettorale si svolge porta a porta, afferma Boby. Riconosciuti nel 2011 dalla Corte suprema come “terzo sesso”, con tanto di carte d’identità ad hoc e con il riconoscimento del diritto al voto, quella dei transgender è una battaglia a tutela dei diritti umani e contro la violenza. A portarla avanti sono proprio loro, spesso trattati come oggetti sessuali e vittime di abusi, anche da parte degli stessi familiari, spesso impuniti. Costretti ad abbandonare presto la casa paterna e a trovare un modo per guadagnare i soldi necessari a sopravvivere, spesso prostituendosi.

«La gente non crede che possiamo essere corrotti perché non abbiamo né figli, né famiglia - dichiara la candidata indipendente a Sukkur, Sanam Faqeer, contattata da ‘Express Tribune’ - Non abbiamo bisogno di rubare soldi come fanno altri politici per costruirci ville per le nostre generazioni future». «Il mio obiettivo è dare giustizia ai poveri, benessere agli anziani, promuovere la meritocrazia e cancellare la disoccupazione. Una volta eletta, renderò la mia città più pulita e metterò fine al traffico caotico», afferma Faqeer, nata nel 1975 come Essa Gul, da sempre nel mirino dei suoi fratelli per i suoi atteggiamenti effimeri. A 15 anni, alla morte del padre, è stata allontanata da casa e affidata a un esponente di spicco della comunità transgender. Da qui il cambio di nome, la decisione di farsi crescere i capelli, di indossare abiti femminili e di lavorare come prostituta. Nel 2009 ha fondato una struttura per gli eunuchi anziani. Oggi la sua casa è trasformata in un istituto che offre ai transgender la possibilità di usare il computer e la prospettiva di un lavoro più rispettabile.

A farle eco è Resham, che nel Gujrat, al confine con l’India, tenta l’impossibile: sfidare il premier uscente e l’ex ministro della Difesa per un seggio in Parlamento in quello che definisce «un jihad per candidarmi». «I principali partiti politici non hanno ascoltato i problemi della gente», dice mentre conduce la sua campagna contro la povertà e l’inflazione galoppante. «Sono sicura di ottenere oltre 60mila voti», dice Resham, che sostiene di avere l’appoggio delle «donne che sono stufe dei pezzi grossi della politica. Mi hanno chiesto si sconfiggerli». Lo stesso vale per Bindiya Rana, candidata transgender, che quando va a presentarsi porta a porta nei bassifondi di Karachi trova gente che ascolta il suo programma piuttosto che guardare alla sua identità sessuale. Un programma mirato a combattere i reati di strada e le interruzioni di elettricità. «Se vinco, darò voce ai transgender, spesso vittime e umiliate», dice infine Lubna Lal, candidata per l’assemblea provinciaale di Jehlum nel Punjab.

Fonte:http://www.corrierenazionale.it/home/esteri/2013/05/08/news/97536-Elezioni-in-Pakistan-la-prima-volta-dei-candidati-transgender

mercoledì 3 aprile 2013

Un personaggio molto importante nella storia della civiltà mondiale, ricordati anche nella Bibbia, è l'eunuco.

La storia è piena di persone che sono stati castrati per motivi religiosi.

Le castrazioni religiose si sonno svolta dall'Asia Minore nel secolo I, attraversando la Russia de secolo XVIII. Per finiri nell'India di oggi. In genere, queste castrazioni ha a che fare con il peccato della carne, o la devozione a qualche entità. 



Nel libro di Matteo, c'è anche la seguente citazione:

19:12 Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini, e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca. 

E 'il capitolo 19, versetto 12

Vanessa Mazza.