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martedì 8 settembre 2026

Predicare l'odio, vivere nel privilegio: il bluff di Alice Weidel

Un primo piano di Alice Weidel, leader del partito politico tedesco AfD, sorridente accanto alla sua compagna Sarah Bossard. Entrambe indossano giacche scure eleganti; Weidel porta una camicia bianca aperta sul collo con una collana di perle.
A destra, Alice Weidel: leader della destra sovranista tedesca che fa campagna contro immigrati e famiglie arcobaleno. A sinistra, la sua compagna Sarah Bossard, immigrata dello Sri Lanka, con cui cresce due figli. L'ipocrisia ridotta in un unico scatto.

Benvenuti nel meraviglioso mondo della coerenza politica della destra radicale tedesca: un luogo magico dove le regole della logica vengono sospese e l’ipocrisia diventa programma di governo.

Al centro di questo circo siede la regina del cortocircuito ideologico: Alice Weidel, leader di Alternative für Deutschland (AfD).

Guardatela bene nella foto: sorridente, rilassata, impeccabile. Accanto a lei la compagna di vita, Sarah Bossard, produttrice cinematografica originaria dello Sri Lanka. Vivono in Svizzera — perché il patriottismo tedesco scatta solo dopo aver messo al sicuro i risparmi in una banca elvetica — e crescono due figli. Una splendida, idilliaca, normalissima famiglia arcobaleno multietnica.

Il problema? Che se la stessa identica famiglia cercasse di esistere nel modello di Germania che la Weidel promuove nei suoi comizi, verrebbe presa a pesciate in faccia dalla legge.

Il programma AfD: “Tradizione per voi, tutele per me”

Nel manifesto ufficiale, l’AfD si dichiara “impegnata per la famiglia tradizionale come principio guida”. Nel capitolo dedicato alla scuola, chiede lo stop immediato a qualsiasi programma che educhi alla tolleranza verso l’omosessualità e il transgenderismo, gridando alla “distruzione della famiglia”. E i suoi esponenti continuano a sostenere che il matrimonio egualitario “viola la Costituzione tedesca”.

E qui la satira scrive da sola la sceneggiatura:

  • La paladina dei ruoli di genere tradizionali: l’AfD combatte le quote rosa e sogna il ritorno ai ruoli di una volta. Nel frattempo, Alice Weidel guida il partito e lascia che a casa qualcuno si occupi dei figli.

  • I bambini? Solo da “mamma e papà”: il partito si oppone all’adozione da parte di coppie omosessuali, definendola una minaccia per i minori. Eppure, a casa Weidel‑Bossard i bambini crescono con due mamme.

  • L’immigrazione è un crimine (tranne a cena): la propaganda AfD si basa sulla paura dello straniero. Ma la compagna della Weidel viene dallo Sri Lanka. Gli immigrati distruggono l’identità nazionale — a meno che non abbiano un passaporto svizzero e cucinino curry.

Il “tokenismo” rosa: difendo i gay solo per attaccare i musulmani

La difesa di Weidel è grottesca: sostiene che l’AfD sia “l’unico vero protettore di gay e lesbiche in Germania”. Come? Usando l’omosessualità come arma geopolitica. Difende i diritti civili solo quando può accusare le comunità musulmane di essere omofobe. È la strategia del razzismo travestito da emancipazione: proteggere i gay per colpire gli immigrati.

L’ipocrisia come status symbol

La fotografia di Alice e Sarah non è solo uno scatto privato: è la rappresentazione plastica del privilegio travestito da populismo. Per l’estrema destra, i diritti civili non sono universali: sono un lusso di classe. Se sei ricco, vivi in Svizzera e guidi un partito di miliardari, puoi essere lesbica, sposare un’immigrata e adottare figli. Se sei una persona comune nella periferia di Berlino, devi subire la melma reazionaria dei suoi programmi.

La destra radicale non odia la modernità: odia che la modernità sia accessibile a tutti. Alice Weidel è il monumento vivente di questa contraddizione: una donna che ha usato i diritti conquistati dalle lotte della sinistra per sedersi sulla poltrona da cui oggi ordina di demolirli.

Restiamo svegli, lucidi e in trincea. ✊🔥 — vanessa mazza TLGBQI+

Fonti: Programma politico ufficiale di Alternative für Deutschland (AfD); dichiarazioni pubbliche di Alice Weidel.

domenica 31 agosto 2025

La Germania vieta la bandiera dell'orgoglio nel parlamento, ma Berlino risponde con una gigantesca marcia


A maggio, la presidente del Bundestag (il Parlamento federale tedesco) Julia Klöckner ha annunciato che durante il mese dell'Orgoglio non sarebbe stato permesso issare la bandiera arcobaleno sull'edificio del Parlamento tedesco, definendola una “manifestazione politica”. Il cancelliere Friedrich Merz ha appoggiato la misura, affermando che il Bundestag “non è un tendone da circo” dove può sventolare qualsiasi bandiera.


La decisione, interpretata come un cenno di approvazione nei confronti dei settori di estrema destra, ha suscitato una massiccia partecipazione al Christopher Street Day di Berlino, una delle più grandi celebrazioni dell'Orgullo in Europa. Gli organizzatori stimano che l'affluenza abbia superato quella degli anni precedenti, a difesa dei diritti LGBTIQA+.


Al contrario, una contro-manifestazione di estrema destra ha riunito appena tra le 30 e le 50 persone, con diversi arresti per porto di armi o simboli nazisti. Quest'anno, gruppi di estrema destra e il partito Alternativa per la Germania (AfD) hanno promosso lo “Stolzmonat” (“Mese dell'Orgoglio Eterosessuale”) come campagna anti-LGBTIQA+, approfittando degli eventi per reclutare simpatizzanti.


Nonostante le minacce e le proteste, in tutta la Germania si svolgono più di 200 attività legate al Pride, dimostrando che il divieto della bandiera non è riuscito a frenare la visibilità e il sostegno alla diversità.

La nuova legge tedesca

Dal 1° novembre 2024 per le persone trans, intersessuali e non binarie, in Germania sarà più facile cambiare l'indicazione del proprio genere sui documenti che potrà essere: “maschile”, “femminile”, “diverso” o rimanere senza indicazione, e sarà altrettanto facile cambiare anche il proprio nome.

Fonte:https://www.lgbtqnation.com/

mercoledì 10 febbraio 2016

Germania, "Men's Health" : in copertina debutta il modello transgender

Ben Melzer,27 anni, sarà il primo modello transgender a comparire sulla copertina di una rivista europea. Nato come Yvonne, Melzer ha vinto il contest lanciato dall'edizione tedesca di Men's Health raccontando la sua storia, che apparirà ad aprile sulla cover della rivista. "Non sono mai stata una tipica ragazza - ha dichiarato il modello - sin da bambina il rosa non mi è mai piaciuto". Ora, finalmente, Melzer si sente a suo agio nel proprio corpo: si dedica al fitness e pubblica foto dei suoi risultati su Instagram, dove ha oltre 33 mila follower. 
  



Per questo ha deciso di condividere su Men's Health gioie e dolori di un percorso difficile: la sua speranza è di aiutare chi vive la stessa situazione senza avere qualcuno con cui confrontarsi. "Questo sono io e sono molto felice della persona che sono diventata - ha dichiarato - ecco perché non provo nessuna vergogna a parlarne". 

                                                          Aydian Ethan Dowling

L'edizione americana di Men’s Health aveva già dedicato una copertina del 2015 a un modello transgender: si trattava del bodybuilder Aydian Dowling, anche lui vincitore di un contest.

venerdì 5 agosto 2011

È morto Rudolf Brazda



Era l'ultimo sopravvissuto dell'Olocausto ad essere stato deportato perché omosessuale

Mercoledì 3 agosto è morto in una casa di riposo di Bantzenheim, nella regione francese dell’Alsazia e vicino al confine con la Francia, Rudolf Brazda, l’ultimo sopravvissuto alla deportazione nazista degli omosessuali. Aveva 98 anni.

Di origine ceca, ma cittadino francese dal 1960, Brazda era stato nominato cavaliere della Legione d’Onore francese lo scorso aprile. Durante il nazismo circa 10mila persone vennero deportate a causa del loro orientamento sessuale. All’interno dei campi erano contraddistinti da un triangolo rosa cucito sui vestiti. Nato nel 1913 in Germania, in una famiglia ceca di lingua tedesca, Brazda era stato espulso nel 1937 nell’allora Cecoslovacchia dopo una condanna a sei mesi di prigione a causa della sua omosessualità. Dopo l’annessione del territorio dei Sudeti (la zona settentrionale dell’attuale Repubblica Ceca) da parte della Germania nazista nel 1938, Brazda era stato nuovamente condannato a 14 mesi di carcere e poi deportato, in quanto “recidivo”, nel campo di concentramento di Buchenwald, nella Germania centrale. Dopo la guerra si trasferì in Francia, anche se non imparò mai a parlare fluentemente il francese e preferì sempre esprimersi in tedesco. Insieme a Jean-Luc Schwab aveva pubblicato in Francia il libro di memorie “Itinerario di un Triangolo rosa” in cui narra i 32 mesi della sua prigionia.

Fonte:http://www.ilpost.it/2011/08/04/e-morto-rudolf-brazda/