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mercoledì 14 ottobre 2026

Giù le mani dai bambini. Tranne quando sono LGBTQIA+

Grafica editoriale divisa in due parti. In alto, una sala conferenze istituzionale con i loghi dell'ENOC a Barcellona e un tavolo con i cartellini di Italia, Spagna e Francia; la sedia dell'Italia è vuota con una bandiera italiana sul tavolo. In basso, un bambino di spalle avvolto in una bandiera rainbow (orgoglio LGBTQIA+) guarda la città di Barcellona in un tramonto sfocato. Al centro campeggia la scritta "L'ITALIA LASCIA ENOC - Quando la difesa dei bambini si ferma ai confini dell'ideologia".


La sedia vuota dell'Italia al tavolo europeo dell'ENOC e, in basso, il volto reale dell'infanzia che la politica sceglie di non proteggere. (Concept grafico realizzato per vanessablogmazza.com)


C'è un cortocircuito etico che sta consumando le istituzioni italiane: la tendenza a trasformare i soggetti più vulnerabili in un palcoscenico per la propaganda. L'ultimo, imbarazzante capitolo di questa parabola è l'uscita dell'Italia dall'ENOC (European Network of Ombudspersons for Children), la Rete europea dei Garanti per l'infanzia. Una decisione rivendicata in nome della "difesa dei bambini" che, alla prova dei fatti, si rivela l'esatto contrario: un arretramento istituzionale nella tutela dei minori, utilizzato per piantare una bandierina ideologica.

La farsa dello slogan: "Giù le mani dai bambini" (tranne quando serve un alibi)

Per anni, forze politiche di maggioranza e movimenti ultraconservatori hanno animato piazze e social con lo slogan "Giù le mani dai bambini". Una narrazione costruita per dipingere la comunità LGBTQIA+ come una minaccia costante per l'infanzia. Eppure, questa retorica crolla non appena si spengono i riflettori dei comizi e si entra nelle sedi in cui si decide la tutela concreta delle persone.

La decisione della Garante nazionale per l'Infanzia e l'Adolescenza, Marina Terragni, di ritirare l'Italia dall'ENOC nasce dal rifiuto di sottoscrivere il documento programmatico annuale approvato a maggioranza a Barcellona. Il nodo del contendere? Lo statement europeo chiedeva impegni concreti per la tutela e il riconoscimento dei diritti dei bambini e degli adolescenti LGBTQIA+, con particolare attenzione ai minori con varianza o incongruenza di genere.

Di fronte alla richiesta di garantire protezione a tutti i bambini, senza eccezioni, la risposta dell'autorità italiana è stata la ritirata.

Il teatrino dell'insofferenza: la realtà oltre la burocrazia

Primo piano di Marina Terragni, Garante nazionale per l'infanzia e l'adolescenza, seduta su una poltrona rossa mentre parla gesticolando con la mano destra e tenendo gli occhiali da vista nell'altra mano.
L'Autorità garante nazionale per l'infanzia e l'adolescenza, Marina Terragni, al centro delle polemiche per lo strappo con la rete europea ENOC.

Che la tutela dei minori sia diventata, per alcuni, una questione più simbolica che sostanziale lo dimostrano anche le cronache parlamentari. Durante l'audizione della Garante presso la Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato, le telecamere hanno immortalato un momento di evidente insofferenza.

Mentre il senatore Filippo Sensi parlava di transfobia, di discriminazioni e delle sofferenze vissute quotidianamente da molti giovani transgender, la reazione mostrata nei video ha suscitato forti polemiche. Espressioni e atteggiamenti che, per molti osservatori, sono apparsi poco compatibili con il ruolo istituzionale ricoperto.

Le contestazioni non riguardano soltanto quell'episodio. La linea editoriale di Feminist Post, blog storicamente curato dalla stessa Terragni, ha più volte espresso posizioni critiche nei confronti dell'identità di genere, arrivando a rilanciare tesi prive di un consolidato consenso scientifico e provenienti da ambienti dell'estrema destra statunitense.

Un isolamento internazionale che rischia di pesare

La debolezza di questa operazione politica non si misura soltanto sul piano simbolico. Le principali realtà impegnate nella tutela dell'infanzia e dei diritti umani hanno espresso una critica trasversale alla scelta italiana.

  • Le associazioni familiari. Organizzazioni come Famiglie Arcobaleno hanno chiesto le dimissioni della Garante, denunciando il rischio che i minori diventino ostaggi di una battaglia ideologica che nulla ha a che vedere con la loro effettiva protezione.

  • Le organizzazioni e i sindacati. Realtà come Defence for Children Italia e la CGIL hanno sottolineato come l'abbandono dei tavoli europei privi il Paese di strumenti di confronto, linee guida condivise e buone pratiche utili a contrastare bullismo, discriminazioni e violenza.

Questo strappo difficilmente resterà senza conseguenze. L'uscita dall'ENOC rischia infatti di alimentare ulteriori interrogativi sulla posizione italiana in materia di tutela dei diritti dell'infanzia e di cooperazione internazionale. Mentre la vicina Ungheria compie una svolta storica abrogando con 139 voti favorevoli le norme anti-LGBTQ+ introdotte nel 2021 da Orbán per sbloccare i fondi UE e superare i contenziosi, l'Italia sceglie la strada della retroguardia.

Nel frattempo, mentre altri Paesi europei sono chiamati a confrontarsi con le istituzioni comunitarie sul rispetto dei diritti fondamentali, l'Italia sceglie di allontanarsi da uno dei principali luoghi di coordinamento continentale dedicati alla protezione dei minori.

Ogni persona LGBTQIA+ è stata, prima di tutto, una bambina o un bambino.

Una bambina o un bambino che spesso ha conosciuto la solitudine, il bullismo, la paura del rifiuto e la mancanza di tutele.

Negare protezione istituzionale ai minori perché la loro esistenza contraddice una narrazione ideologica non significa difendere l'infanzia. Significa scegliere quali bambini meritano di essere difesi e quali possono essere lasciati indietro.

Ed è proprio questa, forse, la più grande ipocrisia.

Vanessa Mazza

Donna transgender, cittadina e osservatrice ostinata della realtà.

"Non chiedo di essere approvata. Chiedo di poter esistere senza dover difendere la mia umanità a ogni tornata elettorale."

📂 Fonti e Approfondimenti per Blindare il Testo
  • Posizione AGIA ed ENOC: Per approfondire la replica ufficiale della Garante e le motivazioni dell'autorità nazionale, consulta i comunicati stampa sul Sito Ufficiale dell'Autorità Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza.
  • Reazioni delle associazioni e richiesta di dimissioni: I dettagli sulla mobilitazione civile sono disponibili nella nota ufficiale sul portale di Famiglie Arcobaleno e nel comunicato di condanna di Arcigay Nazionale.
  • Posizione delle ONG per l'infanzia: L'analisi tecnica sull'impatto dell'uscita dalla rete europea è consultabile sui canali ufficiali di Defence for Children Italia e nei focus sui diritti del sindacato CGIL Nazionale.
  • Classifiche e mappe dei diritti in Europa: Il monitoraggio indipendente sull'arretramento delle tutele in Italia è verificabile consultando la Rainbow Map sul sito ufficiale di ILGA-Europe.

mercoledì 9 settembre 2026

Ballando con i lupi: da Weimar all’AfD, il suicidio politico di una sinistra inesistente e il bluff queer di destra

Fotografia storica in bianco e nero del 6 maggio 1933. All'interno dell'Istituto di Sessuologia di Berlino (Institut für Sexualwissenschaft), un uomo in abiti civili e un militare nazista in uniforme, stivali alti e fascia con svastica sul braccio, calpestano e rovistano tra migliaia di libri, riviste d'avanguardia come 'Die Ehe' e documenti scientifici accumulati sul pavimento, pronti per essere bruciati nei roghi dei libri.
Berlino, 6 maggio 1933. Membri delle organizzazioni studentesche naziste e delle SA saccheggiano la biblioteca dell'Istituto per la Scienza Sessuale (Institut für Sexualwissenschaft) di Magnus Hirschfeld. Tra i volumi calpestati sul pavimento si notano le copie della rivista d'avanguardia "Die Ehe" (Il Matrimonio). Pochi giorni dopo, l'intero archivio queer della Repubblica di Weimar verrà ridotto in cenere a Bebelplatz.

La storia ufficiale soffre di una grave amnesia selettiva. Ci hanno abituati a pensare che i diritti civili siano un cammino lineare, che prima delle rivolte di Stonewall nel 1969 ci fosse solo buio e clandestinità. Chi difende la democrazia e chi lotta ogni giorno per l’esistenza sa che non è così.

C’è stata un’epoca in cui l’Europa ha visto nascere la più straordinaria avanguardia mondiale per i diritti di genere e l’emancipazione: la Repubblica di Weimar, nella Berlino degli anni ’20.

🏳️‍⚧️ L’oasi queer cancellata dal fascismo

Fotografia storica in bianco e nero della Repubblica di Weimar a Berlino. Un gruppo di persone della comunità queer dell'epoca posa seduto in una stanza con carta da parati scura damascata; sulla destra si riconosce lo scienziato e attivista Magnus Hirschfeld con occhiali e baffi.
Berlino, anni '20: l'attivista e pioniere dei diritti civili Magnus Hirschfeld (sulla destra) insieme a un gruppo di frequentatori della scena queer berlinese dell'epoca, la cui memoria e le cui libertà perdute sono al centro del documentario Netflix "Eldorado"

Mentre il continente era congelato in un patriarcato maschilista, a Berlino la comunità queer viveva alla luce del sole. Nel 1919 il medico ebreo Magnus Hirschfeld fondava l’Institut für Sexualwissenschaft, il primo centro al mondo a studiare l’omosessualità e la transessualità come varianti naturali. Lì vennero teorizzati i concetti moderni di identità di genere e praticati i primi interventi chirurgici di affermazione. C’erano riviste, locali storici come l’Eldorado e reti di mutuo soccorso.

Fotografia storica in bianco e nero dell'interno del nightclub Eldorado a Berlino negli anni '20. Al centro, due donne eleganti in abito scuro ballano guancia a guancia. Sulla sinistra, un gruppo di clienti siede attorno a un tavolo guardando la scena, mentre sulla destra si intravede un musicista seduto alla batteria della Bernd Robert Orchestra.
Berlino, anni '20: Clienti e coppie ballano all'interno dell'Eldorado, il più celebre locale queer della Repubblica di Weimar. Questa normalità alla luce del sole venne completamente spazzata via dal regime nazista nel 1933, trasformando il locale in una sede di propaganda.

Quell’oasi non è crollata da sola. Fu abbattuta quando i nazisti indicarono la cultura queer come il cancro che “distruggeva la famiglia tradizionale”. Ma, soprattutto, crollò perché i partiti moderati e conservatori dell’epoca normalizzarono l’estremismo, pensando ingenuamente di poterlo “controllare” per arginare la sinistra.

Nel gennaio del 1933 Adolf Hitler divenne Cancelliere legalmente. Tre mesi dopo, l’istituto di Hirschfeld veniva saccheggiato e i suoi libri bruciati nei roghi di Bebelplatz. Le stesse persone che avevano vissuto libere finirono nei campi di concentramento, marchiate dal triangolo rosa.

Il cortocircuito di oggi: il lusso ipocrita di Alice Weidel

Cent’anni dopo, la storia si ripete con una precisione agghiacciante. Il recente trionfo elettorale di Alternative für Deutschland (AfD) alle elezioni regionali, dove l’ultradestra ha sfiorato il 44% dei voti, riapre esattamente i fantasmi di Weimar.

E al centro di questa tempesta c’è un cortocircuito umano clamoroso: Alice Weidel, leader nazionale del partito.

Guardatela nelle foto ufficiali. Sorridente, rilassata, impeccabile. Vive in Svizzera con la sua compagna, Sarah Bossard, produttrice cinematografica originaria dello Sri Lanka, con cui cresce due figli. Una splendida e normalissima famiglia arcobaleno multietnica.

Il problema è che se questa stessa famiglia cercasse di esistere nel modello di Germania che la Weidel promuove nei suoi comizi, verrebbe demolita dalla legge.

Il manifesto ufficiale dell’AfD esige il ritorno alla “famiglia tradizionale come principio guida”, combatte i programmi scolastici di educazione alla tolleranza e si oppone fermamente alle adozioni per coppie dello stesso sesso.

Per Alice Weidel i diritti non sono universali: sono uno status symbol. Se sei ricca, privilegiata e guidi il partito, puoi essere lesbica e sposare una migrante. Se sei una persona comune, devi subire la melma reazionaria dei suoi programmi politici.

La Weidel pratica il tokenismo più cinico: difende i gay solo quando può usarli come arma geopolitica per attaccare gli immigrati musulmani, mentre la sua stessa coalizione stringe patti per cancellare le tutele LGBTQIA+.

🏳️‍⚧️ Da persona trans vi dico: smettetela di ballare con i lupi

Come donna trans, guardo questa realtà e provo un brivido profondo che va oltre la rabbia politica. È un brivido che tocca l’incomprensione antropologica. Non so cosa passi nella testa di queste persone. Non riesco a capire come si possa guardare la propria compagna, guardare i propri figli negli occhi la sera, e la mattina dopo salire su un palco a sputare veleno e firmare decreti che renderanno infernale la vita di altri bambini nati in famiglie esattamente come la tua.

C’è una fetta della nostra stessa comunità che ha deciso di ballare con i lupi. Persone LGBTQIA+ che, illuse dal proprio conto in banca, dalla propria classe sociale o dal colore della propria pelle, pensano di essere al sicuro. Si convincono che il loro patriottismo o il loro conformismo borghese li renderà “accettabili” agli occhi dei reazionari.

È un’illusione mortale.

La storia di Weimar ci ha già mostrato il finale di questa sceneggiatura: all’epoca esistevano persino associazioni di omosessuali nazionalisti che appoggiarono Hitler, convinti che la loro fedeltà alla patria li avrebbe salvati. Sappiamo tutti dove sono finiti.

Quando l’onda d’urto del fascismo si abbatte sulla società, i lupi non guardano in faccia a nessuno: i token vengono sbranati per primi, non appena smettono di essere utili come foglia di fico.

🟥 Il banco vuoto di una sinistra inesistente

Ma se i lupi fanno i lupi, la colpa storica più imperdonabile ricade su una sinistra drammaticamente inesistente.

Mentre le mappe elettorali si tingono di nero, il mondo progressista si è barricato nei salotti intellettuali delle grandi città a fare dibattiti accademici, abbandonando completamente i territori, le periferie sociali e i lavoratori impoveriti dalla crisi.

L’ultradestra al 44% non è solo il frutto del razzismo; è il risultato di un voto di ribellione assoluta di un popolo che si sente solo, terrorizzato dal futuro e tradito dalle istituzioni.

La sinistra ha smesso di essere un’alternativa economica e sociale credibile, ha smesso di stare nelle piazze a fare opposizione reale, riducendosi a fare la spettatrice educata dello smantellamento dei diritti.

Weidel e l’AfD dimostrano che la democrazia può essere svuotata dall’interno usando le sue stesse regole. Non bastano i post di indignazione sui social. Se la sinistra non torna a essere una barriera sociale ed economica concreta, e se la nostra comunità non smette di negoziare con chi vuole la nostra cancellazione, la trincea crollerà.

🔥 Ricordare Weimar significa capire che nessun diritto è conquistato per sempre

È tempo di svegliarsi, prima che i libri ricomincino a bruciare.

Restiamo svegli, lucidi e in trincea. ✊🔥 — vanessa mazza TLGBQI+

Fonti e riferimenti
  • Documentazione storica dell'Institut für Sexualwissenschaft (1919-1933): Berlino Magazine — La vita dell'Istituto per la Ricerca Sessuale.
  • Manifesto politico ufficiale di Alternative für Deutschland (AfD) e analisi del programma: Reuters — What an AfD-led government looks like e Il Corriere della Sera — Il programma dell'AfD.
  • Dati elettorali regionali Germania: Deutsche Welle — Far-right AfD landslide victory, Al Jazeera — Germany state election updates, Il Giornale — Terremoto AfD e l'analisi sociopolitica post-voto della Chiesa di Milano.

martedì 8 settembre 2026

Predicare l'odio, vivere nel privilegio: il bluff di Alice Weidel

Un primo piano di Alice Weidel, leader del partito politico tedesco AfD, sorridente accanto alla sua compagna Sarah Bossard. Entrambe indossano giacche scure eleganti; Weidel porta una camicia bianca aperta sul collo con una collana di perle.
A destra, Alice Weidel: leader della destra sovranista tedesca che fa campagna contro immigrati e famiglie arcobaleno. A sinistra, la sua compagna Sarah Bossard, immigrata dello Sri Lanka, con cui cresce due figli. L'ipocrisia ridotta in un unico scatto.

Benvenuti nel meraviglioso mondo della coerenza politica della destra radicale tedesca: un luogo magico dove le regole della logica vengono sospese e l’ipocrisia diventa programma di governo.

Al centro di questo circo siede la regina del cortocircuito ideologico: Alice Weidel, leader di Alternative für Deutschland (AfD).

Guardatela bene nella foto: sorridente, rilassata, impeccabile. Accanto a lei la compagna di vita, Sarah Bossard, produttrice cinematografica originaria dello Sri Lanka. Vivono in Svizzera — perché il patriottismo tedesco scatta solo dopo aver messo al sicuro i risparmi in una banca elvetica — e crescono due figli. Una splendida, idilliaca, normalissima famiglia arcobaleno multietnica.

Il problema? Che se la stessa identica famiglia cercasse di esistere nel modello di Germania che la Weidel promuove nei suoi comizi, verrebbe presa a pesciate in faccia dalla legge.

Il programma AfD: “Tradizione per voi, tutele per me”

Nel manifesto ufficiale, l’AfD si dichiara “impegnata per la famiglia tradizionale come principio guida”. Nel capitolo dedicato alla scuola, chiede lo stop immediato a qualsiasi programma che educhi alla tolleranza verso l’omosessualità e il transgenderismo, gridando alla “distruzione della famiglia”. E i suoi esponenti continuano a sostenere che il matrimonio egualitario “viola la Costituzione tedesca”.

E qui la satira scrive da sola la sceneggiatura:

  • La paladina dei ruoli di genere tradizionali: l’AfD combatte le quote rosa e sogna il ritorno ai ruoli di una volta. Nel frattempo, Alice Weidel guida il partito e lascia che a casa qualcuno si occupi dei figli.

  • I bambini? Solo da “mamma e papà”: il partito si oppone all’adozione da parte di coppie omosessuali, definendola una minaccia per i minori. Eppure, a casa Weidel‑Bossard i bambini crescono con due mamme.

  • L’immigrazione è un crimine (tranne a cena): la propaganda AfD si basa sulla paura dello straniero. Ma la compagna della Weidel viene dallo Sri Lanka. Gli immigrati distruggono l’identità nazionale — a meno che non abbiano un passaporto svizzero e cucinino curry.

Il “tokenismo” rosa: difendo i gay solo per attaccare i musulmani

La difesa di Weidel è grottesca: sostiene che l’AfD sia “l’unico vero protettore di gay e lesbiche in Germania”. Come? Usando l’omosessualità come arma geopolitica. Difende i diritti civili solo quando può accusare le comunità musulmane di essere omofobe. È la strategia del razzismo travestito da emancipazione: proteggere i gay per colpire gli immigrati.

L’ipocrisia come status symbol

La fotografia di Alice e Sarah non è solo uno scatto privato: è la rappresentazione plastica del privilegio travestito da populismo. Per l’estrema destra, i diritti civili non sono universali: sono un lusso di classe. Se sei ricco, vivi in Svizzera e guidi un partito di miliardari, puoi essere lesbica, sposare un’immigrata e adottare figli. Se sei una persona comune nella periferia di Berlino, devi subire la melma reazionaria dei suoi programmi.

La destra radicale non odia la modernità: odia che la modernità sia accessibile a tutti. Alice Weidel è il monumento vivente di questa contraddizione: una donna che ha usato i diritti conquistati dalle lotte della sinistra per sedersi sulla poltrona da cui oggi ordina di demolirli.

Restiamo svegli, lucidi e in trincea. ✊🔥 — vanessa mazza TLGBQI+

Fonti: Programma politico ufficiale di Alternative für Deutschland (AfD); dichiarazioni pubbliche di Alice Weidel.

martedì 9 settembre 2025

INDIA. Le coppie LGBTQIA+ hanno il diritto di formare una famiglia. Dice L'alta corte di Madras


Madras, attualmente nota come Chennai, è la capitale dello stato del Tamil Nadu, nel sud dell'India. È anche sede dell'Alta Corte di Madras, uno dei tribunali più antichi del paese.

Sebbene la Corte Suprema non abbia ancora legalizzato il matrimonio tra coppie dello stesso sesso, insieme a queste possono comunque formare una famiglia, come stabilito dall'Alta Corte di Madras il 22 maggio 2025, che ha permesso a una giovane donna di ricongiungersi con la sua compagna dopo essere stata trattenuta contro la sua volontà dalla famiglia d'origine.

“Il matrimonio non è l'unico modo per formare una famiglia”, ha affermato la corte.

“Il concetto di ‘famiglia scelta’ è ormai ben consolidato e riconosciuto nella giurisprudenza LGBTQIA+. (Le due donne) possono benissimo costituire una famiglia”.

La comunità LGBTQ+ è presente e attiva in città, con organizzazioni che lavorano per i diritti e l'inclusione della comunità, anche se ha dovuto affrontare molte lotte per il riconoscimento e il supporto. Esistono gruppi di supporto e attivisti che lavorano per l'inclusione della comunità, nonché politiche governative volte a supportare le esigenze diverse della comunità LGBTQIA+ in città. 

Attivismo e Organizzazioni
Sahodaran:
Questa è una delle organizzazioni LGBTQI più antiche di Chennai, fondata alla fine degli anni '90 da Sunil Menon. 
Vannam:
Un gruppo studentesco della comunità LGBTQ+ presso l'Indian Institute of Technology Madras, che mira a creare uno spazio sicuro e inclusivo per gli individui LGBTQ+. 
SAATHII:
Un'ONG che lavora per rendere i fornitori di assistenza sanitaria più consapevoli delle esigenze di assistenza sanitaria LGBTQIA+ e per creare sistemi più inclusivi. 
Politiche e Riconoscimento
Il governo del Tamil Nadu ha politiche specifiche per le persone transgender e la comunità LGBTQ+ in generale, riconoscendo le loro diverse esigenze. 
C'è stato un attivismo per ottenere il riconoscimento di documenti d'identità per le persone transgender e, più recentemente, una spinta per un movimento pride locale. 
Sfide e Progressi
Nonostante i successi, la comunità LGBTQ+ affronta ancora discriminazioni, problemi di salute mentale e difficoltà nell'accesso a cure mediche adeguate. 
La città è vista come un luogo inclusivo in cui vengono ulteriormente implementati sforzi per il progresso della comunità. 
L'importanza dell'intersezionalità è stata evidenziata nel contesto di Chennai, riconoscendo le esperienze uniche di diversi individui all'interno della comunità. 

Madras era il nome precedente di Chennai, la capitale dello stato del Tamil Nadu, in India meridionale, sulla costa del Golfo del Bengala. Il cambio di nome è avvenuto nel 1996. La città è un importante centro culturale e commerciale, noto come la "Porta dell'India del Sud".

giovedì 4 novembre 2021

Sentirsi in gabbia. Essere un giovane LGBT in una famiglia che non ti accetta


DI GIACOMO · 4 NOVEMBRE 2021

Articolo di Marta Borraz pubblicato sul sito della fondazione Reflejos de Venezuela (Venezuela) il 1 maggio 2020, liberamente tradotto da Sabrina

Jorge è stato colto dalla dichiarazione di allarme per l’emergenza coronavirus a La Laguna (Tenerife, Spagna), dove studia medicina. Il convitto in cui viveva ha chiuso, ed è stato costretto a tornare a casa dei genitori dove ha trascorso la sua infanzia, nella valle dell’Orotava. Per questo ventenne gay il ritorno è stato anche un ritorno al nascondiglio che, dopo quasi un mese di reclusione, è una strada tutta in salita: «Ho già imparato a vivere una doppia vita da quando sono qui, ma così a lungo, giorno dopo giorno, diventa pesante».

Jorge, che usa un nome fittizio, non può parlare al telefono per paura che i suoi genitori lo sentano, quindi usa WhatsApp per rispondere. Qualche tempo fa ha provato a dire alla sua famiglia che è gay, ma «hanno finito per dirmi che sono una persona indecisa e confusa, che non sa quello che vuole, che non sarei felice e non avrei una famiglia». Il rifiuto significa che ogni volta che torna a casa, nei fine settimana o in vacanza, diventa di nuovo invisibile, però ora il contatto costante e la mancanza di spazi in cui mostrarsi così com’è ha un impatto sulla sua salute mentale e provoca in lui «stanchezza, tristezza e ansia».

Il suo caso non è l’unico documentato dalla FELGTB (Federazione Statale Lesbiche, Gay, Trans e Bisessuali), che segnala la situazione di vulnerabilità che possono attraversare le persone, per lo più giovani, che vivono 24 ore al giorno con famiglie «che negano la loro identità o rifiutano il loro orientamento sessuale». Per far fronte a questa e ad altre questioni relative alla comunità LGTBI, la FELGTB ha istituito un telefono e un indirizzo e-mail, chiamato Rainbow Line (Linea Arcobaleno), prima della chiusura dei servizi di informazione e di accompagnamento in presenza.

Inoltre, un gruppo di ricercatori di varie università spagnole ha avviato uno studio per conoscere le conseguenze psicosociali che possono derivare dallo stato di quarantena sulle persone LGTBI. Per fare questo hanno lanciato un sondaggio e, tra le altre cose, valuteranno gli effetti dell’invisibilità in casa, dove ora passiamo tutto il nostro tempo.

Miguel Ángel López, dell’Università Rey Juan Carlos, e Lucas Platero, dell’Università Autonoma di Barcellona, spiegano che molti giovani che sono tornati dalla loro famiglia raccontano storie simili: che preferiscono «non affrontare l’argomento o parlarne», «sono preoccupati per ciò che pensano gli altri», «si sentono rifiutati» o dicono che i loro familiari «non sanno cosa succede loro, o non li capiscono».

«Sta diventando sempre più difficile per me»

Jorge non ha ancora utilizzato la Rainbow Line, ma non esclude di farlo. Dal 19 marzo scorso il telefono ha ricevuto quasi duecento richieste, alcune proprio per questo motivo. Non è stato utilizzato nemmeno da Sukaina (nome fittizio), che vive con sua madre, suo marito e la sua sorellina in una città che preferisce non rivelare. Nonostante il fatto che sia uscita allo scoperto al lavoro e nei suoi gruppi di amici, nessun membro della sua famiglia sa che è lesbica: «Non lo accettano. Ci sono state situazioni scomode quelle volte che l’argomento è venuto fuori, quindi cerco semplicemente di non parlarne, annuisco e basta», spiega Sukaina, che, come Jorge, si esprime via messaggi.

La paura del rifiuto e che «smettano di parlarmi» sono le paure che le impediscono di considerare di fare un passo che, dice, sarà più vicino il giorno in cui diventerà indipendente e smetterà di vivere con loro: «Per il momento devo fingere di essere quella che non sono per paura che emerga qualche problema. Sono abituata, quindi immagino che non mi tocchi più come prima, ma ora sono 24 ore al giorno, sette giorni alla settimana».

Evitare qualsiasi argomento relativo al suo orientamento sessuale o alla comunità LGTBI è anche la massima di Jorge ogni volta che è con i suoi genitori, ma soprattutto durante questo periodo di reclusione: «A casa sto vivendo il contrario della convivenza, è un logorio continuo dovuto alla mancanza di accettazione». La quarantena dovuta al coronavirus è per lui una sorta di confino interno aggiunto, un doppio confino che a volte provoca sensi di colpa e angoscia: «Parlare con naturalezza di ciò che sono non mi farebbe sentire un mostro. Sono i miei genitori e mi amano nonostante i preconcetti, ma non sono libero».

La diversità delle situazioni documentate dalla FELGTB va dal rifiuto più sottile al più diretto. Anche Kai, persona non binaria e pansessuale (attrazione affettiva e/o sessuale verso altre persone indipendentemente dal loro genere) sta attualmente vivendo una situazione di questo tipo. Abitualmente risiede a Gran Canaria, dove vive con il suo coinquilino, ma la dichiarazione dello stato di allarme del 14 marzo scorso l’ha sorpres3 a visitare la casa di sua madre, che non accetta la sua identità e continua ad usare il nome e il genere che l’è stato assegnato alla nascita.

«Le mie visite occasionali non generano molto conflitto. La negazione della mia identità mi colpisce psicologicamente e mi ferisce, ma lo sopportavo perché erano brevi visite. Amo mia madre e voglio continuare ad averla nella mia vita», riflette Kai, anche l3 via WhatsApp. Ora, il mese di convivenza «mi rende le cose difficili». È passato poco più di un anno da quando è uscit3 allo scoperto con le persone a l3 care, ma sua madre è stata l’ultima a cui l’ha detto: «Riguardo al mio orientamento, la sua reazione iniziale era che ero confus3 e che mi avrebbe chiarito le idee. Per quanto riguarda il mio genere, per lei non esiste».

Reti di supporto

Il disagio che genera l’invisibilità è sempre presente, ma si riproduce e aumenta in modo straordinario durante questo periodo, spiega lo psicologo Alejandro Alder, che il 3 aprile scorso ha tenuto una conferenza online su questo argomento. L’esperto parte dalla varietà di situazioni e di esperienze che possono verificarsi, ma sottolinea che il fatto che essere costretti a stare a casa in un ambiente discriminatorio «può aumentare lo stress, la malinconia, la paura, la tristezza o il senso di vuoto o di abbandono».

Il rifiuto «complica la vita della persona» che lo sta vivendo, «rendendo più difficile il confino», che già per chiunque può portare a un disagio emotivo. Per questo Alder sottolinea l’importanza di avere una rete di persone con cui poter esprimere apertamente le proprie emozioni. L’idea è anche quella di mantenere le cure a distanza, come sottolinea Jorge, che conta sul sostegno dei colleghi dell’Associazione Diversas, che si attiva a favore dei diritti di persone LGBTI con diversità funzionale.

Sukaina apprezza il tempo trascorso al telelavoro, durante il quale riesce ad evadere, e anche il contatto quotidiano con i suoi amici: «Di solito mi appoggio molto a loro, anche se a distanza. È triste pensare di poter essere me stessa solo attraverso uno schermo».

Testo originale: https://www.facebook.com/fundacionreflejosdevenezuela/



domenica 27 gennaio 2013

Mov5Stelle, spiega il programma lombardo sui “temi gay”

Cosa prevede il programma del M5S in Lombardia sulle tematiche Lgbt?

Lo ha spiegato Iolanda Nanni, portavoce del M5S e candidata al Consiglio Regionale Lombardo, durante l’incontro svolto ieri, 26 gennaio, che ha visto tra i partecipanti i Presidenti Nazionali di Arcigay, Agedo, Certi Diritti e Famiglie Arcobaleno, nonché diversi attivisti e portavoce del M5S, candidati alla Regione e al Parlamento.

Oltre alla modifica dello Statuto della Regione Lombardia, al fine di equiparare tutti i cittadini, indipendentemente dall’identità di genere, il M5S si impegna a portare in Consiglio Regionale anche una legge che tuteli le persone omosessuali e transessuali.

Ecco quindi l’intervento di Iolanda Nanni.

“Sono molto orgogliosa di questo momento. [...] È la prima volta che la comunità Lgbt, rappresentata a livello nazionale incontra il M5S [...]. A noi non piace fare promesse da marinaio, come vi hanno fatto i partiti in tutti questi anni, ma abbiamo cercato di metterci a tavolino e lavorare a fianco della Comunità Lgbt locale, qui a Pavia, che supportiamo da tanti anni. E infatti il mio ringraziamento particolare va a Giuseppe Polizzi, perché personalmente è anche grazie a lui e grazie alla comunità locale che ho potuto conoscere da “donna etero” quali sono le problematiche, entrarci dentro, capirle dal profondo e capire la necessità di rivoluzionare ed introdurre delle tuteli forti [...] per creare una trasformazione culturale. Perché questo serve al nostro Paese.

Se voi andate a vedere i Paesi occidentali ed europei, compresi la Spagna e il Portogallo, che sono più vicini a noi come mentalità mediterranea, hanno una normativa avanzata per la tutela dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere. Il gap italiano, a mio giudizio, è dovuto ad un substrato di pregiudizio e di ignoranza. E questo substrato può essere smantellato in vari modi, come con delle campagne di sensibilizzazione, ma, da un punto di vista più concreto – e di concretezza voglio parlarvi – normativamente. Quindi introducendo delle leggi e delle norme che tutelino i diritti che oggi non sono oggettivamente tutelati.

Io sono candidata in Regione Lombardia, le competenze regionali sono limitate, ma sono ugualmente importanti e strategiche, perché dalle Regioni e dal territorio arriva poi l’input per lavorare a livello nazionale. Sappiamo che la vostra principale rivendicazione è il matrimonio egualitario – che però è appunto un tema nazionale – e abbiamo messo a programma a livello regionale un progetto di legge per la tutela dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere, con proposte concrete.




http://www.youtube.com/user/schumyno17?feature=watch
IL PROGETTO DI LEGGE

Questo progetto di legge è suddiviso in cinque settori, partendo dalla Formazione. [...] In particolare, sotto questo profilo, noi intendiamo, per le persone transessuali e transgender, introdurre delle misure specifiche per l’accesso al lavoro, perché sono categorie esposte oggettivamente ad un maggior rischio di esclusione ed emarginazione sociale. Verranno promosse norme per incentivare una cultura professionale che sia aperta [...] all’orientamento sessuale e all’identità di genere.

Abbiamo pensato anche, nel campo della responsabilità d’impresa, [...] alla possibilità per le associazioni Lgbt di andare effettivamente a verificare se in queste imprese [...] siano rispettati i principi di correttezza e di tutela dei diritti delle persone omo-transessuali. E chiederemo al Consiglio delle pari opportunità della Regione Lombardia di introdurre azioni correttive, qualora – sia d’ufficio, che su segnalazione delle associazioni Lgbt, che avrebbero dunque un ruolo attivo – di introdurre misure correttive, a fronte di inadempienze. Questo perché noi riteniamo – essendo tutti cittadini e non essendo dei politici – che il ruolo delle associazioni sul territorio, in ogni tematica, anche lgbt, deve essere più attivo: non deve essere contrapposto con le Istituzioni, come spesso accade oggi, ma deve essere integrante.

[Altro aspetto è] la formazione del personale regionale introducendo anche dei codici linguistici e comportamentali che rispettino le perosne omotransessuali. Il progetto di legge toccherà anche la Sanità, introdurremo delle norme che consentano di poter delegare una persona designata le scelte mediche [...], chiederemo di rendere gratuito l’accesso per le persone transessuali alla possibilità di modificare i tratti secondari – oggi come sappiamo la legge prevede l’accesso gratuito solo i tratti sessuali primari – e attiveremo con le Asl delle collaborazioni fattive per la formazione, il sostegno e l’avanzamento delle politiche integrative, soprattutto anche nel rapporto con la famiglia, quindi con un percorso che possa rendere migliore la comprensione dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere nel rapporto genitori-figli.

Chiudo dicendo che ci sarà anche una parte dedicata alla comunicazione: chiederemo al Coracom (Comitato regionale per la comunicazione) di monitorare i contenuti che non siano discriminatori negli spazi televisivi e radiofonici e anche di dedicare spazi proprio alle tematiche lgbt, proprio per promuovere la trasformazione culturale di cui parlavo prima in Regione Lombardia. E chiederemo alla Regione Lombardia di promuovere – insieme alla Amministrazioni locali – anche delle azioni per consentire agli adolescenti omosessuali e transessuali di potersi esprimere liberamente e, quindi, azioni che vadano a combattere l’omotransfobia.

[Nel progetto di legge è prevista anche] una sezione dedicata per le attività culturali, gli eventi e le attività turistiche, chiedendo uno sviluppo del turismo inclusivo [...]“.





P.s. Il resto del programma lo trovate qui.

Fonte:http://darlingmichele.wordpress.com/2013/01/27/tsunamitour-iolanda-nanni-candidata-del-mov5stelle-spiega-il-programma-lombardo-sui-temi-gay/