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sabato 15 agosto 2026

🌈🔥 QUEER LION, VENT’ANNI DI CULTURA E RESISTENZA. E IL MINISTERO DELLA CULTURA SI VOLTA DALL’ALTRA PARTE.

Manifesto ufficiale Queer Lion Award 2026 Mostra del Cinema di Venezia illustrazione gondola e arcobaleno
Il manifesto ufficiale della 20ª edizione del Queer Lion Award (2-12 settembre 2026): l'arte cinematografica e i diritti illuminano i canali di Venezia.

Di Vanessa Mazza — Libera pensatrice, cittadina e attivista transessuale (Milano, Lombardia)

Il Queer Lion compie vent’anni. Un traguardo che, per qualsiasi istituzione culturale, rappresenterebbe un patrimonio da proteggere, celebrare e mostrare con orgoglio. Vent’anni di cinema, di storie, di corpi e di identità che hanno attraversato la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, strappando dall’ombra la complessità delle vite TLGBQI+ molto prima che il mainstream decidesse di considerarle “sdoganabili”.

Eppure, proprio nell’anno del suo ventennale, si consuma lo strappo: per la prima volta nella sua storia, il Ministero della Cultura nega il patrocinio al premio.

Non chiamatela svista burocratica. Non è un ritardo amministrativo. È una scelta politica precisa, opaca e ideologica. Una decisione che fotografa perfettamente il clima di restaurazione culturale che stiamo respirando in Italia nel 2026.

L’ostruzionismo della burocrazia: la cronologia del diniego

I fatti, nella loro freddezza documentale, smascherano la natura dell’operazione.

13 febbraio 2026 — La direzione del premio presenta la richiesta di patrocinio. Da quel momento, il Ministero sceglie il silenzio: nessuna risposta, nessuna interlocuzione, nessuna integrazione richiesta.

6 agosto 2026 — A ridosso dell’apertura della Mostra, arriva una nota della segreteria del Ministro: non essendo arrivato un riscontro entro quattro mesi, la domanda è da considerarsi rigettata per silenzio-rifiuto.

Per aggiungere il danno alla beffa, al fondatore Daniel N. Casagrande viene comunicato che, per conoscere persino il numero di protocollo della pratica, dovrà avanzare una richiesta formale tramite avvocato. Una cortina di fumo legale che Casagrande ha definito “una procedura opaca e un silenzio che pesa”.

A rendere ancora più evidente l’isolamento ideologico del Ministero ci pensano gli enti locali:

  • Regione Veneto (a guida centrodestra) — patrocinio concesso il 26 novembre 2025

  • Comune di Venezia — patrocinio concesso il 15 luglio 2026

Lo Stato centrale, invece, si ritira. Il patrocinio non comporta fondi economici: è un atto gratuito. Negarlo significa affermare esplicitamente che lo Stato non deve legittimare la cultura queer.

🎬 Biografia di una resistenza cinematografica (2007–2026)

Il Queer Lion non è un gadget identitario né un premio di nicchia confinato nei margini della laguna. È un pezzo di storia del cinema mondiale, riconosciuto ufficialmente dalla Biennale dal 2012 come premio collaterale.

Nato da un’intuizione di Daniel N. Casagrande nel 2003 — durante un’intervista all’allora direttore Moritz De Hadeln — il progetto trova compimento nel 2007 grazie al coraggio del direttore Marco Müller e al peso politico e culturale di un pilastro dell’attivismo come Franco Grillini.

Da allora, la giuria del Queer Lion ha setacciato ogni sezione della Mostra (Concorso, Orizzonti, Giornate degli Autori) per premiare il “Miglior film con tematiche omosessuali & queer culture”. Da questa trincea sono passate pietre miliari e registi straordinari:

  • Ang Lee, Premio alla carriera nel 2009

  • Una giornata particolare di Ettore Scola, Queer Lion d’Onore nel 2014

  • Heartstone (Islanda)

  • José (Guatemala)

  • La Dernière Séance (Italia)

  • En el camino di David Pablos — vincitore 2025

Trattare questo archivio vivente di dignità artistica come un “fastidio da ignorare” è un insulto alla critica cinematografica internazionale, che da sempre riconosce nel Queer Lion uno dei riconoscimenti collaterali più prestigiosi e discussi di Venezia.

IL PARADOSSO DEI PATROCINI AL QUEER LION

Enti Territoriali (Regione Veneto, Comune di Venezia) ✔ Patrocinio concesso Sostegno alla storia locale e al valore culturale del premio.

Ministero della Cultura ✘ Patrocinio negato Silenzio-rifiuto ideologico, nessuna motivazione culturale.

⚡ La cultura queer non chiede il permesso

Il dissenso e lo sconcerto che stanno agitando in queste ore la stampa internazionale, i critici e gli operatori del settore dimostrano che il colpo è andato a vuoto.

La destra di governo flirta con i movimenti ultra-cattolici, attacca le carriere alias nelle scuole, smantella i consultori e ora prova a togliere i loghi ministeriali dai premi LGBTIQA+ per compiacere il proprio elettorato reazionario. Vogliono una cultura queer addomesticata: tollerabile solo se silenziosa, decorativa, innocua. Quando diventa memoria storica, militanza e orgoglio, allora fa paura.

Ma c’è una lezione che la nostra comunità ha imparato in decenni di lotte — dalle strade di Stonewall alle aule dei tribunali: l’arte queer non ha mai avuto bisogno del bollino delle istituzioni per esistere e cambiare il mondo.

Il Queer Lion è nato per colmare un vuoto e per scardinare l’ipocrisia. Vent’anni dopo, il suo compito non cambia: resistere, raccontare, illuminare.

Il Ministero della Cultura ha scelto il silenzio e la burocrazia dell’esclusione. Il Queer Lion risponde con la potenza delle sue storie, dello schermo e dei suoi vent’anni di totale, irriverente libertà.

Fonti dell'inchiesta: 
  • L'Inchiesta di Riferimento: Cinema | ultime news e aggiornamenti su Gay.it, che ha sollevato per prima il caso dettagliato raccogliendo lo sfogo del fondatore.
  • La Conferma della Stampa Locale: Corriere del Veneto — Mostra del Cinema di Venezia, dal ministero niente patrocinio, che documenta la versione burocratica delle "carte incomplete" avanzata dal dicastero guidato da Alessandro Giuli.
  • Il Sito Istituzionale del Premio: Queer Lion — Home Page Ufficiale, utile per mostrare l'albo d'oro storico, i patrocini passati e i regolamenti ufficiali.

venerdì 14 agosto 2026

Buon Ferragosto, di cuore.

 

Veduta di San Pellegrino Terme con il fiume Brembo, il ponte storico e gli eleganti edifici del centro, circondati da montagne verdi sotto un cielo limpido.
San Pellegrino Terme, tra il Brembo e le sue architetture storiche: un angolo di quiete nel cuore della Val Brembana.

Buon Ferragosto, di cuore.

In queste giornate sospese d’estate, quando il ritmo finalmente rallenta e la luce sembra restare un po’ più a lungo, ritroviamo il tempo che spesso ci manca: quello per noi stessi, per chi amiamo, per respirare senza fretta.

Ferragosto non è solo una festa: è un piccolo invito alla libertà, alla serenità, alla cura degli affetti. Che siate in viaggio, in montagna, al mare o semplicemente a casa in relax, vi auguro vacanze splendide, leggere, piene di momenti che vale la pena ricordare.

Un abbraccio grande e un bacio luminoso. 💋☀️ Vanessa Mazza TLGBQI+

giovedì 11 giugno 2026

Il vuoto che parla: la mia analisi del discorso di Vannacci a Otto e Mezzo

Lilli Gruber e Roberto Vannacci durante il confronto a Otto e Mezzo.

Il vuoto che parla, la gente che disumanizza

Ieri sera, a Otto e Mezzo, è andato in scena qualcosa che somiglia più a un esperimento sociale che a un’intervista politica.
Io non l’ho guardata: per istinto, per rispetto verso me stessa. Ma stamattina ho letto la disamina di quell'intervista al Generale Roberto Vannacci, e quello che emerge è un quadro che fa tremare i polsi.
Basta lasciare parlare Vannacci, e il vuoto si rivela da solo.
🌈 Diritti LGBTQI+: l’uguaglianza ridotta a un parcheggio
Secondo lui, le persone gay “hanno tutti i diritti: possono guidare e se vanno in ospedale li curano”.
Ecco la sua idea di civiltà: la patente di guida e il codice d'urgenza ospedaliera. La nostra intera esistenza viene così declassata a un mero servizio pubblico subordinato. Non è un’ideologia: è una distopia burocratica al ribasso, che nega il diritto all'amore, alla famiglia e al pieno riconoscimento sociale.
📚 Il vocabolario scambiato per un politico
Poi la scena surreale: cita lo Zingarelli e lo chiama “Zingaretti”.
Un lapsus che non sarebbe grave… se non venisse da uno che si presenta come uomo di cultura e vende libri a centinaia di migliaia di copie. La forma che tradisce la sostanza.
🌉 Il Ponte sullo Stretto: prima il cemento, poi la legalità
Sul Ponte sullo Stretto dichiara: “L’importante è che si faccia, poi se c’è corruzione si vede dopo”.
La legalità come optional. La giustizia come un post-it da attaccare a fine cantiere, a giochi fatti. Per i poteri forti le regole si rimandano, mentre per i migranti la legalità diventa un’arma d'esclusione puntata addosso.
🧱 Caporalato: la colpa agli schiavi
Sul caporalato riesce a dire: “Se non ci fossero i clandestini, nessuno li sfrutterebbe”.
La colpa dello sfruttamento ricade interamente sugli sfruttati. Lo schiavo diventa responsabile delle proprie catene e il carnefice viene deresponsabilizzato. Un ribaltamento morale che fa rabbrividire.
✈️ Rimpatri: il vuoto travestito da fermezza
E poi il gran finale. Lilli Gruber gli chiede: “Come rimpatriamo i migranti se non c’è l’accordo con i paesi di origine?”
Risposta: “Paesi terzi sicuri”.
“Ma in concreto?”
“Li deportiamo.”
“Ma dove?”
Fine.
Una politica fatta di slogan vuoti, senza geografia, senza diritto, senza alcuna aderenza alla realtà.
💬 La vera vittoria di questa retorica non sta nello studio televisivo
La cosa più grave non l’ha detta lui in TV. Sta nel modo in cui questa retorica colonizza la mente di chi ascolta. La leggo nei commenti della gente, nei bar, nelle strade, sotto i post social.
Parlo dell'uso del termine “risorse” per definire i migranti. Una parola abusata da destra a sinistra.
Ma una risorsa è un pezzo di carbone, un metro cubo di gas, un fondo monetario da spendere. Gli esseri umani non sono risorse: sono persone. Dire “sono risorse” significa accettare l'idea che la loro dignità dipenda esclusivamente dal loro valore di mercato o dalla loro utilità. Come se il dolore, la fuga, la guerra, la fame e le perdite non contassero nulla se non generano un profitto.
È lì che nasce la disumanizzazione. Non nei palazzi del potere, ma nei commenti quotidiani. Nella sicurezza incrollabile con cui alcune persone si sentono migliori solo perché nate sul suolo italiano. Nel disprezzo travestito da opinione, in una superiorità ostentata come fosse un titolo nobiliare.
Quando si chiamano “risorse” gli esseri umani, si sta solo dicendo “schiavi” con una parola più accettabile.
✊ Io rifiuto la normalizzazione
Rifiuto categoricamente la narrazione del “mondo che va così”. Non posso e non voglio abituarmi a questo orrore verbale e concettuale.
Questo blog esiste proprio per ricordare che la dignità umana non è negoziabile. Che nessuno vale più di qualcun altro in base al luogo in cui è nato. Che le parole sono atti politici e che la disumanizzazione inizia sempre da un commento, da una battuta, da un termine sbagliato accettato in silenzio.
Finché avrò voce, continuerò a smontare questa retorica.
— vanessa mazza TLGBQI+

mercoledì 10 giugno 2026

Il Mondiale della Vergogna: abusi, razzismo e silenzi che non possiamo più accettare

Un pallone negato, una frontiera che non dovrebbe esistere. Quando lo sport si piega al potere, la dignità è la prima a cadere.

Dalle perquisizioni umilianti ai visti negati, fino alla deportazione di un arbitro FIFA: il Mondiale 2026 negli USA si apre come il più discriminatorio della storia. E il silenzio di FIFA, federazioni e giocatori è la complicità più grave.

Il mondo dello sport dovrebbe essere un ponte tra culture, un palcoscenico di inclusione e rispetto dei diritti umani. Invece, l'inizio dei Mondiali 2026 co‑ospitati dagli Stati Uniti si sta trasformando nel teatro di una vera e propria sfilata di discriminazione, xenofobia di Stato e abusi di potere.

Le denunce che stanno emergendo nelle ultime ore descrivono uno scenario agghiacciante: perquisizioni umilianti, arbitri internazionali deportati, visti negati e interi team trattati come criminali. E in tutto questo, qual è la risposta dei vertici del calcio mondiale? Il silenzio. Un silenzio complice, assordante e subordinato, che dimostra ancora una volta come il business del pallone valga più della dignità delle persone.

🚨 Cronaca di un fallimento umanitario alle frontiere USA

Non parliamo di normali protocolli di sicurezza, ma di una vera e propria profilazione discriminatoria basata sulla provenienza geografica ed etnica, che sta trasformando la competizione in quello che la stampa ha già definito un Mondiale delle frontiere chiuse.

💸 La sottomissione della FIFA: una storia che si ripete

La totale sudditanza dei vertici del calcio non deve stupirci. La FIFA ha dimostrato storicamente di saper spegnere l'interruttore dei diritti umani non appena entrano in gioco gli interessi economici o la geopolitica degli Stati ospitanti.

Lo abbiamo già visto:

  • Argentina 1978, usata come passerella di regime dalla dittatura di Videla.

  • Qatar 2022, dove i diritti della comunità LGBTQI+ e dei lavoratori migranti sono stati sacrificati sull’altare del profitto.

Quando c'è da ripulire la facciata con slogan inclusivi, la FIFA è in prima linea. Ma quando si tratta di fare scudo ai corpi delle persone, di difendere il diritto alla libera circolazione e di condannare il razzismo delle autorità locali, i padroni del calcio scelgono sempre di voltarsi dall'altra parte.

🟤 Il silenzio dei giocatori e delle federazioni: la complicità che nessuno vuole nominare

C’è però un altro silenzio che pesa, e che rende questo quadro ancora più inquietante: quello dei giocatori, delle federazioni e dei Paesi che stanno subendo queste umiliazioni senza dire una parola.

Atleti trattati come sospetti, delegazioni perquisite come criminali, capitani interrogati per ore, arbitri deportati. Eppure, salvo rarissime eccezioni, nessuno alza la voce. Nessuno denuncia apertamente. Nessuno si rifiuta di scendere in campo.

È un silenzio che diventa complicità. Un silenzio che manda un messaggio devastante:

“Potete trattarci come volete. Giocheremo lo stesso.”

In un momento storico in cui il calcio avrebbe l’occasione — e il dovere morale — di ribellarsi a un sistema marcio, discriminatorio e violento, la maggior parte dei protagonisti sceglie la strada più comoda: chinare la testa.

Eppure proprio loro, i giocatori, gli allenatori, le federazioni, avrebbero il potere di cambiare tutto. Basterebbe una dichiarazione forte, un rifiuto collettivo, un gesto di dignità per far tremare le fondamenta di questo Mondiale blindato.

Ma finché chi subisce accetta in silenzio, chi comanda continuerà a calpestare.

🔥Questo Mondiale non è solo un fallimento organizzativo:

è un fallimento morale, politico e umano.

È la prova che quando il potere decide che alcuni corpi valgono meno, tutto diventa possibile: umiliare, respingere, interrogare, discriminare.

E se il calcio — con la sua forza globale, con i suoi miliardi, con la sua influenza culturale — non trova il coraggio di dire basta, allora questo sistema non cambierà mai.

Ma ogni abuso, ogni silenzio, ogni frontiera chiusa ci ricorda una cosa:

Il cambiamento non arriva da chi comanda. Arriva da chi non accetta più di essere trattato così.

— vanessa mazza TLGBQI+

📚 FONTI UFFICIALI E VERIFICATE

1. Caso Omar Abdulkadir Artan – Arbitro respinto dagli USA – Il Fatto Quotidiano: “Usa, visto negato all’arbitro somalo Omar Artan: escluso dai Mondiali” https://www.ilfattoquotidiano.it – RaiNews: “Mondiali 2026, arbitro somalo respinto alla frontiera USA” https://www.rainews.it – Sky Sport: “Usa negano l’ingresso all’arbitro Artan: niente Mondiale” https://sport.sky.it

2. Perquisizioni al Senegal e controlli con cani antidroga all’Uzbekistan – Fanpage: “Mondiali 2026, controlli shock per le nazionali: Senegal e Uzbekistan perquisiti” https://www.fanpage.it – Corriere dello Sport: “Senegal fermato sulla pista, Uzbekistan controllato con cani antidroga” https://www.corrieredellosport.it – Video verificati su Instagram (account sportivi certificati e Sky Sport)

3. Iraq – Capitano Aymen Hussein interrogato per 7 ore – Sky Sport: “Iraq, caos all’arrivo negli USA: interrogato il capitano Aymen Hussein” https://sport.sky.it

4. Breel Embolo – Problemi di visto e ritardi forzati – Bluewin.ch: “Breel Embolo bloccato dal visto USA: ritardi nella preparazione” https://www.bluewin.ch – Editoriale Domani: “La stretta sui visti USA colpisce atleti e delegazioni dei Mondiali 2026” https://www.editorialedomani.it

5. Analisi generale sul “Mondiale blindato” – Linee Podcast / Instagram: “Il Mondiale non è solo sport: frontiere, politica e discriminazioni” – Approfondimenti citati da New York Times e media internazionali

giovedì 30 aprile 2026

Svolta Storica a Bruxelles: L'Europa mette al bando la "Tortura dell'Anima". Ma l'Italia frena.

"Bandiera dei diritti: quando l'Europa si unisce per proteggere la libertà di essere se stessi, senza 'cure' e senza torture."

Di Vanessa Mazza TLGBQI+
Il Parlamento Europeo ha finalmente pronunciato una sentenza definitiva: l’omosessualità non è una malattia e, di conseguenza, non può essere "curata". Con un voto storico che segna uno spartiacque per i diritti civili, l'Unione Europea ha accolto la richiesta di oltre 1,2 milioni di cittadini per vietare le cosiddette "terapie di conversione", pratiche pseudoscientifiche definite ormai apertamente come forme di tortura.
Cosa sono davvero le "Terapie di Conversione"?
Non lasciatevi ingannare dal nome: non c’è nulla di terapeutico. Si tratta di interventi volti a cambiare, reprimere o eliminare l’orientamento sessuale o l’identità di genere di una persona.
Queste pratiche includono:
  • Violenza psicologica: sessioni di indottrinamento volte a colpevolizzare l'individuo.
  • Abusi fisici e farmacologici: nei casi più estremi si arriva all'uso di farmaci induttori di nausea o persino elettroshock (terapia avversiva).
  • Pressioni religiose: pratiche volte a "scacciare il demonio" dell'omosessualità attraverso esorcismi e isolamento.
Il risultato è devastante: depressione grave, disturbi post-traumatici e un tasso di suicidi altissimo tra chi vi è sottoposto.
La mappa del voto: chi ha scelto il progresso e chi il Medioevo?
Il voto a Bruxelles del 30 aprile 2026 ha mostrato chiaramente chi sta dalla parte dei diritti umani e chi preferisce difendere l'oscurantismo:

  • Il voto sulla risoluzione che chiede il bando UE delle pratiche di conversione ha visto una delegazione italiana profondamente divisa tra conservatorismo e progresso:
    • FAVOREVOLI (Si al bando):
      • Partito Democratico (S&D): Voto compatto a favore. L'eurodeputato Alessandro Zan è stato tra i principali sostenitori, portando in aula le testimonianze delle vittime.
      • Movimento 5 Stelle (Non iscritti/The Left): Voto favorevole.
      • Forza Italia (PPE): Una parte della delegazione (tra cui De Meo, Falcone, Princi e Tosi) ha votato a favore, allineandosi alla maggioranza del Partito Popolare Europeo.
    • CONTRARI (No al bando):
      • Fratelli d'Italia (ECR): Il gruppo di Giorgia Meloni ha votato compattamente contro, tentando persino di eliminare il paragrafo che condanna queste pratiche dal rapporto sui diritti fondamentali.
      • Lega (ID): Voto contrario. Gli eurodeputati leghisti hanno giustificato il "no" parlando di "libertà educativa delle famiglie" e "ingerenza dell'U.
  • L'Italia: la grande assente nel fronte della civiltà
Mentre paesi come Francia, Germania, Spagna e Malta hanno già leggi nazionali durissime che prevedono il carcere per chi pratica queste torture, l'Italia resta indietro. Nonostante l'Europa acceleri, nel nostro Paese non esiste ancora una legge specifica che vieti queste pratiche su tutto il territorio. Il rischio è che migliaia di giovani LGBTQ+ italiani continuino a essere vittime di abusivi che agiscono nell'ombra, protetti dal silenzio delle istituzioni.
L’Europa ha tracciato la rotta, ma la battaglia non è finita. Finché un solo ragazzo o una sola ragazza verrà convinto di essere "sbagliato" e spinto in uno studio privato per essere "riparato", la nostra società avrà fallito. Vietare queste terapie non è un favore alla comunità LGBTQ+, è un atto di igiene morale per tutta l'Unione Europea.
— Vanessa Mazza TLGBQI+

Fonti e approfondimenti per i lettori: