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Visualizzazione post con etichetta Parlamento Europeo. Mostra tutti i post
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giovedì 30 aprile 2026

Svolta Storica a Bruxelles: L'Europa mette al bando la "Tortura dell'Anima". Ma l'Italia frena.

"Bandiera dei diritti: quando l'Europa si unisce per proteggere la libertà di essere se stessi, senza 'cure' e senza torture."

Di Vanessa Mazza TLGBQI+
Il Parlamento Europeo ha finalmente pronunciato una sentenza definitiva: l’omosessualità non è una malattia e, di conseguenza, non può essere "curata". Con un voto storico che segna uno spartiacque per i diritti civili, l'Unione Europea ha accolto la richiesta di oltre 1,2 milioni di cittadini per vietare le cosiddette "terapie di conversione", pratiche pseudoscientifiche definite ormai apertamente come forme di tortura.
Cosa sono davvero le "Terapie di Conversione"?
Non lasciatevi ingannare dal nome: non c’è nulla di terapeutico. Si tratta di interventi volti a cambiare, reprimere o eliminare l’orientamento sessuale o l’identità di genere di una persona.
Queste pratiche includono:
  • Violenza psicologica: sessioni di indottrinamento volte a colpevolizzare l'individuo.
  • Abusi fisici e farmacologici: nei casi più estremi si arriva all'uso di farmaci induttori di nausea o persino elettroshock (terapia avversiva).
  • Pressioni religiose: pratiche volte a "scacciare il demonio" dell'omosessualità attraverso esorcismi e isolamento.
Il risultato è devastante: depressione grave, disturbi post-traumatici e un tasso di suicidi altissimo tra chi vi è sottoposto.
La mappa del voto: chi ha scelto il progresso e chi il Medioevo?
Il voto a Bruxelles del 30 aprile 2026 ha mostrato chiaramente chi sta dalla parte dei diritti umani e chi preferisce difendere l'oscurantismo:

  • Il voto sulla risoluzione che chiede il bando UE delle pratiche di conversione ha visto una delegazione italiana profondamente divisa tra conservatorismo e progresso:
    • FAVOREVOLI (Si al bando):
      • Partito Democratico (S&D): Voto compatto a favore. L'eurodeputato Alessandro Zan è stato tra i principali sostenitori, portando in aula le testimonianze delle vittime.
      • Movimento 5 Stelle (Non iscritti/The Left): Voto favorevole.
      • Forza Italia (PPE): Una parte della delegazione (tra cui De Meo, Falcone, Princi e Tosi) ha votato a favore, allineandosi alla maggioranza del Partito Popolare Europeo.
    • CONTRARI (No al bando):
      • Fratelli d'Italia (ECR): Il gruppo di Giorgia Meloni ha votato compattamente contro, tentando persino di eliminare il paragrafo che condanna queste pratiche dal rapporto sui diritti fondamentali.
      • Lega (ID): Voto contrario. Gli eurodeputati leghisti hanno giustificato il "no" parlando di "libertà educativa delle famiglie" e "ingerenza dell'U.
  • L'Italia: la grande assente nel fronte della civiltà
Mentre paesi come Francia, Germania, Spagna e Malta hanno già leggi nazionali durissime che prevedono il carcere per chi pratica queste torture, l'Italia resta indietro. Nonostante l'Europa acceleri, nel nostro Paese non esiste ancora una legge specifica che vieti queste pratiche su tutto il territorio. Il rischio è che migliaia di giovani LGBTQ+ italiani continuino a essere vittime di abusivi che agiscono nell'ombra, protetti dal silenzio delle istituzioni.
L’Europa ha tracciato la rotta, ma la battaglia non è finita. Finché un solo ragazzo o una sola ragazza verrà convinto di essere "sbagliato" e spinto in uno studio privato per essere "riparato", la nostra società avrà fallito. Vietare queste terapie non è un favore alla comunità LGBTQ+, è un atto di igiene morale per tutta l'Unione Europea.
— Vanessa Mazza TLGBQI+

Fonti e approfondimenti per i lettori:

giovedì 18 dicembre 2025

“Aborto sicuro e legale: una vittoria storica per le donne in Europa”


“Le destre hanno provato a fermare la libertà, ma l’Europa ha scelto i diritti.”


Il Parlamento europeo ha approvato la risoluzione My Voice, My Choice con 358 voti favorevoli, 202 contrari e 79 astensioni. È un passo storico verso l’accesso sicuro e legale all’aborto in tutta l’Unione, sostenuto da oltre 1,12 milioni di firme raccolte nei Paesi membri.

Questa è una vittoria che parla di dignità, libertà e autodeterminazione. Una sconfitta per le destre, che hanno tentato di bloccare la risoluzione con testi alternativi e richiami ideologici, ma non sono riuscite a fermare la voce di milioni di cittadine e cittadini europei.

Chi ha votato a favore

Socialisti, Verdi e Sinistra hanno sostenuto compatto il testo.

Una parte significativa dei Popolari europei (PPE) ha scelto di votare sì, rompendo con la linea ufficiale contraria.

In Italia, i gruppi progressisti hanno votato a favore, mentre alcuni eurodeputati di destra hanno sorpreso sostenendo la risoluzione, creando un vero e proprio “giallo politico”.

Chi ha cercato di bloccare

I gruppi Conservatori e Patrioti, insieme a una parte del PPE, hanno votato contro.

In Italia, la maggioranza di Fratelli d’Italia e parte della Lega si è schierata contro, in linea con le destre europee.

Alcuni membri del PPE italiano hanno preferito l’astensione, riflettendo la spaccatura interna al gruppo.

Le Conferenze episcopali europee (Comece) hanno espresso “serie preoccupazioni”, chiedendo di tutelare la “vita non ancora nata”.

🇮🇹 Il voto italiano

Il voto italiano ha mostrato tutte le contraddizioni della politica nazionale:

Favorevoli: PD, Verdi e Sinistra.

Contrari: FdI e parte della Lega.

Astensioni: alcuni eurodeputati del PPE.

Sorprese: alcuni esponenti di destra che hanno scelto di sostenere la risoluzione, rompendo con la linea ufficiale.

Il significato politico

Questa votazione non è solo un atto parlamentare: è un segnale contro chi vuole riportare l’Europa indietro, smantellando diritti conquistati con decenni di lotte. È anche un messaggio di speranza per milioni di donne che ancora oggi, in diversi Paesi membri, affrontano ostacoli enormi per accedere a un aborto sicuro.

“Con My Voice, My Choice l’Europa ha scelto di stare dalla parte delle donne, della libertà e della dignità. Le destre hanno provato a fermare questo passo, ma la voce di milioni di cittadine e cittadini ha prevalso. È una vittoria che segna la strada verso un’Europa dei diritti, non dei divieti.”
Questa è una vittoria che parla di dignità, libertà e autodeterminazione. Una sconfitta per le destre, che hanno tentato di bloccare la risoluzione con testi alternativi e richiami ideologici, ma non sono riuscite a fermare la voce di milioni di cittadine e cittadini europei.

Chi ha votato a favore

Socialisti, Verdi e Sinistra hanno sostenuto compatto il testo.

Una parte significativa dei Popolari europei (PPE) ha scelto di votare sì, rompendo con la linea ufficiale contraria.

In Italia, i gruppi progressisti hanno votato a favore, mentre alcuni eurodeputati di destra hanno sorpreso sostenendo la risoluzione, creando un vero e proprio “giallo politico”.

Chi ha cercato di bloccare

I gruppi Conservatori e Patrioti, insieme a una parte del PPE, hanno votato contro.

In Italia, la maggioranza di Fratelli d’Italia e parte della Lega si è schierata contro, in linea con le destre europee.

Alcuni membri del PPE italiano hanno preferito l’astensione, riflettendo la spaccatura interna al gruppo.

Le Conferenze episcopali europee (Comece) hanno espresso “serie preoccupazioni”, chiedendo di tutelare la “vita non ancora nata”.

🇮🇹 Il voto italiano

Il voto italiano ha mostrato tutte le contraddizioni della politica nazionale:

Favorevoli: PD, Verdi e Sinistra.

Contrari: FdI e parte della Lega.

Astensioni: alcuni eurodeputati del PPE.

Sorprese: alcuni esponenti di destra che hanno scelto di sostenere la risoluzione, rompendo con la linea ufficiale.

Il significato politico

Questa votazione non è solo un atto parlamentare: è un segnale contro chi vuole riportare l’Europa indietro, smantellando diritti conquistati con decenni di lotte. È anche un messaggio di speranza per milioni di donne che ancora oggi, in diversi Paesi membri, affrontano ostacoli enormi per accedere a un aborto sicuro.

“Con My Voice, My Choice l’Europa ha scelto di stare dalla parte delle donne, della libertà e della dignità. Le destre hanno provato a fermare questo passo, ma la voce di milioni di cittadine e cittadini ha prevalso. È una vittoria che segna la strada verso un’Europa dei diritti, non dei divieti.”



Fonte: Parlamento europeo – Risoluzione My Voice, My Choice

martedì 4 febbraio 2014

LGBTI: IL PARLAMENTO EUROPEO APPROVA IL RAPPORTO LUNACEK

Il Parlamento ha approvato questa mattina la relazione Lunacek: 394 a favore, 176 contrari e 72 astensioni. Ignorate le petizioni di cittadini che ne chiedevano la bocciatura


Con 394 voti a favore, 176 contrari e 72 astensioni, il Parlamento Europeo ha approvato una raccomandazione (nota come Rapporto Lunacek) con cui si chiede alle realtà europee di «lavorare congiuntamente» per una strategia pluriennale «volta a proteggere i diritti fondamentali delle persone LGBTI».

L'obiettivo è di abbattere le discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere nei campi del lavoro, dell'educazione, della salute, dell'accesso a beni e servizi, delle libertà di movimento ed espressione, per quanto riguarda i crimini d'odio, l'asilo e le relazioni internazionali.

Il progetto aveva ottenuto una forte resistenza da parte dei gruppi cattolici (con tanto di accise di ingerenza e raccolte firme lanciate dalla Manif Pour Tous) data la loro contrarietà ai punti in cui si prevedeva di «presentare in via prioritaria proposte finalizzate al riconoscimento reciproco degli effetti di tutti gli atti di stato civile nell'Unione Europea, compresi i matrimoni, le unioni registrate e il riconoscimento giuridico del genere», così come l'invito ad «astenersi dall'adottare leggi che limitino la libertà di espressione in relazione all'orientamento sessuale e all'identità di genere e di riesaminare quelle già in vigore».

 Insomma, il divieto all'importazione delle leggi omofobe di Putin e l'invito al riconoscimento degli affetti di tutti i cittadini (e non solo di quelli etero) non erano piaciute a chi ha fatto dell'omofobia la propria bandiera plitica.

Soddisfazione è stata espressa da Yuri Guaiana, segretario dell'Associazione Radicale Certi Diritti, secondo cui: «il voto di oggi è particolarmente importante poiché gruppi organizzati di estremisti religiosi e ultra-conservatori avevano orchestrato una campagna di sabotaggio del Rapporto Lunacek, ma sono stati sconfitti da un voto che dimostra come la maggioranza degli europarlamentari aderiscano ai principi fondamentali dell'Unione Europea di uguaglianza, non discriminazione e dignità per tutti. L'ampia maggioranza con cui il Rapporto è stato approvato manda un forte messaggio alla Commissione Europea e agli Stati membri secondo il quale la discriminazione delle persone LGBTI non è accettabile e va combattuta».
Purtroppo il documento non ha valore vincolante pur rappresentanto la posizione ufficiale dell'Unione Europea in materia.


giovedì 13 dicembre 2012

I vescovi contro una risoluzione approvata dal Parlamento Europeo sul rispetto dei diritti umani.


13/12/2012 - Avvenire critica una risoluzione approvata a Strasburgo

Il quotidiano della Cei ‘Avvenire’ critica una risoluzione approvata ieri dal Parlamento Europeo sul rispetto dei diritti umani dell`Ue – col voto contrario del Ppe – che menziona, tra l’altro, l’aborto e le nozze gay. “Atto dopo atto, certi eurodeputati ormai si sono spinti a dare per assodato e indiscutibile ciò che solo pochi anni fa spiccava come la lampante negazione di una civiltà giuridica e degli stessi valori umani sui quali cammina la storia del continente”, scrive il quotidiano della Cei in un corsivo. “Ora invece, per insistenza e abitudine, non suona più stonato alla maggioranza degli eurodeputati l`affermazione che aborto e nozze tra persone dello stesso sesso sarebbero ‘diritti fondamentali dell`Unione’ meritevoli di promozione e di speculari rampogne agli Stati che non li riconoscono come tali. Nel nome di una vuota tolleranza, allergica a ogni pretesa di verità sull`uomo (a cominciare da quella espressa dalla religione cristiana), si impone ai cittadini europei di accettare che la natura umana sia quella codificata nei corridoi di Strasburgo, un`alchimia che mescola le istanze di gruppi minoritari fortemente organizzati in un cocktail di pretese vendute come diritti. Esortare i Paesi europei ad agevolare la soppressione dei bambini non ancora nati e a promuovere i matrimoni gay perché nessuno si senta discriminato vuol dire picconare la struttura portante dei diritti associati alla natura dell`uomo: la vita, la nascita in una famiglia costituita da una donna e un uomo, l`educazione affidata a papà e mamma. Chi si attarda a sostenerlo sarebbe oggi degno del più sdegnato euro­biasimo. E meno male che ci si ferma a questo”.

Fonte (http://www.giornalettismo.com/archives/658063/i-vescovi-contro-aborto-e-nozze-gay-in-europa/ )


Parlamento Ue: non 'toccare' aborto, sì a unioni gay
Approvata risoluzione su diritti fondamentali per 2010 e 201113
 dicembre, 15:03

STRASBURGO - Non limitare l'accesso all'aborto e riconoscere le ''unioni tra persone dello stesso sesso''. Cosi', approvando la relazione sui diritti fondamentali nella Ue per il 2010 ed il 2011, il Parlamento Ue chiede oggi agli Stati membri di intervenire in questi due settori molto discussi. Prima del voto sulla risoluzione, approvata con 308 si', 229 no e 48 astensioni, il Parlamento ha respinto una mozione alternativa presentata dal Ppe, un testo molto piu' 'leggero': 6 pagine contro 43.

Quanto all'aborto, il Parlamento Ue ''esprime preoccupazione per le recenti restrizioni all'accesso ai servizi di salute sessuale e riproduttiva in alcuni Stati membri, con particolare riferimento all'aborto sicuro e legale e all'educazione sessuale''. Preoccupazione anche ''per i tagli ai finanziamenti per la pianificazione familiare''. Questo punto e' stato votato a parte ed approvato con 415 si', 169 no e 38 astensioni.

Sul fronte dei diritti delle persone Lgbt, lesbiche, gay, bisessuali e transgender, Strasburgo ritiene che questi ''sarebbero maggiormente tutelati'' se gli Lgtb ''avessero accesso a istituti giuridici quali coabitazione, unione registrata o matrimonio''. Per questo l'Assemblea ''plaude al fatto che 16 Stati membri offrano attualmente queste opportunita' e invita gli altri a prendere in considerazione tali istituti''.

Strasburgo, inoltre, invita i 27 a rispettare pienamente i diritti dei migranti, chiedendo in particolare che vengano previste ''misure alternative alla detenzione'', e critica con forza le espulsioni collettive dei Rom''. Infine, c'e' preoccupazione ''per il deteriorarsi della situazione in materia di liberta' e pluralismo dei media, in particolare della stampa''. Fonte lhttp://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/internetsocieta/2012/12/12/Ue-Parlamento-toccare-aborto-unioni-gay_7944778.html )

Strasburgo: il Parlamento Europeo invita l'Italia a tutelare le unioni omosessuali

Tutelare i diritti fondamentali delle persone lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) attraverso istituti quali "coabitazione, unione registrata o matrimonio".

L'Europarlamento di Strasburgo lancia ai Paesi che non hanno già tali Istituti (11 su 27) un invito a introdurli nei propri ordinamenti, attraverso l'approvazione a larga maggioranza della Relazione sui Diritti Fondamentali nella UE per il 2010-2011.
L'Italia, come è ben noto, è fanalino di coda dei diritti e fa parte di quei paesi cui è rivolto l'invito.

"Siamo ormai in vergognosa solitudine tra gli 11 paesi su 27 a non avere alcuna legge che garantisca pieni diritti alle coppie gay e lesbiche" osserva infatti il Presidente di Arcigay, Flavio Romani.

Ed è diffusa la soddisfazione nel mondo dell'associazionismo lgbt sull'invito del Parlamento Europeo.
Secondo Manuela Loforte, Presidente di Frame, "ancora una volta, in assenza di un impegno politico nazionale, è l'Unione Europea a suonare la sveglia dei diritti fondamentali in Italia".


"La relazione sui diritti fondamentali nell'UE" dichiara Sergio Lo Giudice, storico attivista del movimento, presidente onorario di Arcigay ed esponente del PD, "come ogni anno segnala la protezione inadeguata dei diritti delle persone lgbt e chiede agli Stati membri di dare riconoscimento giuridico alle coppie dello stesso sesso come strumento di contrasto alle discriminazioni. La novità di quest'anno è che anche la nostra Corte di Cassazione, come già prima la Corte Costituzionale, ha chiesto al Parlamento Italiano la stessa cosa. La prossima legislatura dovrà essere quella del pieno riconoscimento giuridico delle coppie dello stesso sesso: o il Parlamento andrà in questa direzione o sarà costretto ad adeguarsi dai Tribunali italiani ed europei."



Michele Giarratano, avvocato e attivista per i diritti umani