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martedì 2 agosto 2011

Comunicato congiunto presidenza ass.ne Crisalide Pangender e presidenza ass.ne Transgenere

Nei giorni 30 e 31 luglio, si è tenuto un incontro tra le Associazioni Crisalide Pangender e Trans Genere, rappresentate dalle attuali presidenti in carica Darianna Saccomani e Fabianna Tozzi.

L’incontro, avvenuto nella sede di Crisalide Pangender, ha avuto lo scopo di verificare la possibilità di percorrere un futuro associativo di totale condivisione, al fine di incanalare le singole Associazioni, in un progetto più ampio e plurale.

Le motivazioni principali che hanno indotto le rappresentanti delle due Associazioni a ideare un percorso comune, sono dati da un idem sentire sui fini e sulle idee delle rispettive Associazioni, cercando, in contro tendenza all’esame della situazione attuale, di unire piuttosto che frammentare un percorso finalizzato alla salvaguardia dei diritti delle persone.

Tra i molteplici punti di discussione abbiamo trovato sempre una sintesi condivisa, il che ci lascia sperare, dopo una consultazione dentro le nostre Associazioni, di poter intraprendere un nuovo percorso unitario, attraverso la realizzazione di un progetto di più ampio respiro su tutte le tematiche legate ai diritti.

Il fine e l’intenzione è quella di partire dalle nostre specifiche esperienze, indirizzate prevalentemente sull’identità di genere e di contribuire, attraverso esse, ad una realtà associativa più includente e articolata, nell’auspicio che un nuovo percorso di elaborazione, modalità e rappresentatività, che parte appunto dalle nostre specifiche, possa essere un “ambiente” aperto verso la società, più di quanto, singolarmente, abbiamo fatto fino a adesso.

Crediamo fermamente che da questo incontro preliminare si possa trarre un progetto associativo condiviso, forte dell’esperienza di due realtà importanti come Crisalide Pangender e Trans Genere, attingendo proprio da esse il “propellente” per muoverci verso la scrittura di un nuovo capitolo, che parli e agisca sulla tutela e la difesa dei diritti civili, aperto alla condivisione e alla realizzazione di un nuovo pensiero di società civile includente, accogliendo nuove “strategie” e nuovi spunti di elaborazione che la nostra società ci impone di analizzare.

Darianna Saccomani - Presidente Crisalide Pangender
Fabianna Tozzi - Presidente Transgenere



Fonte:http://www.crisalidepangender.org

giovedì 28 luglio 2011

LEGGE OMOTRANSFOBIA: NON E' CAMBIATO NIENTE



pubblicata da Mirella Izzo il giorno mercoledì 27 luglio 2011 alle ore 20.04

E' davvero triste vedere lo spettacolo di un intero movimento LGBT impegnarsi in una battaglia persa per una leggina che ben poco avrebbe inciso nella vita reale e quotidiana del 99% delle persone gay, lesbiche, trans.

Certo vi era un valore simbolico ma neppure questo valore simbolico è passato.

E poi non ci si batte con tanta foga per un valore simbolico dimenticando le vere esigenze di un popolo (LGBT).

Ci sarebbero leggi per cui varrebbe la pena PERDERE in parlamento. Si perché è evidente che si perderebbe qualsiasi proposta di legge migliorativa dei diritti delle persone LGBTI (I è per intersessuati, di cui non frega un caxxo a nessun leader del movimento, talvolta anche trans) perderebbe in questo parlamento.

Bisogna dire che perderebbe anche in parlamenti paragonabili a quello di Prodi con gente come Dini o Mastella (domani potrebbero essere sostituiti da Casini).

Queste sono leggi che potrebbero passare in caso di un vero miracolo italiano. Cioè elezioni che diano la maggioranza dei voti a rifondaioli, radicali, un PD epurato dalle intrusioni vaticane, SEL, Futuro e Libertà, Italia dei Valori e - FORSE - quella cosa strana che si chiama... come si chiama più la propaggine politica di Rutelli? Ah si... API... "con API si vola" diceva una antica pubblicità di benzine.. per un voto trasversale vincente. Divago e questa volta non voglio farlo.

Quanta impotenza può avere accumulato una dirigenza LGBT in tanti anni dove non è riuscita a migliorare del 5% la vita di gay, lesbiche, trans, attraverso un atto politico, per arrivare a considerare questa leggina come fosse lo spartiacque tra la cittadinanza piena e la cittadinanza di serie B?

Ha un valore simbolico. Si è vero. Ma si va a perdere per proporre una legge per le aggravanti per i reati omotransfobici? Ho persino qualche dubbio che abbiano senso le aggravanti che non siano oggettivamente evidenti all'interno di ogni singolo processo... Faccio un esempio. Dove vale di più l'aggravante: dieci uomini armati che assalgono un etero disarmato per le sue idee politiche mentre porta i bambini all'asilo o un manipolo di skin-without-head che offende e tira uova a una coppia di gay con lo spray di peperoncino in tasca?

Sia chiaro, non dimentico la raffica di omicidi perpetrata contro gay e trans in questo periodo, specie a Roma. Io non posso dimenticarlo perché per 10 anni ho comunicato al sito internazionale del Transgender Day of Remembrance le vittime di omicidio transfobico avvenuto sul territorio italiano, nella solitudine più assoluta (nel senso che nessun* mi aiutava). Ma se siamo agli omicidi, al bullismo, alle offese gratuite, vuol dire che qualcosa di molto grande sta cambiando in peggio in Italia. Basta guardare i feminicidi (io preferisco chiamarli donnicidi), le violenze sessuali su persone con problemi di handicap mentale, gli orrori concessi dallo Stato a private aziende a gestire Lager per anziani malati (in genere di demenza senile), le carceri.. non riesco a nominare tutto. Non si può analizzare l'omotransfobia come un fenomeno a se stante.

E allora, dato che si perde, perché non perdere con dignità presentando VERE LEGGI che dimostrino in che paese viviamo.

Dove sono finite le battaglie per:

  • Il matrimonio anche omosessuale;
  • Il cambio di documenti alle persone trans senza pretendere in cambio, per obbligo, pezzi di carne sana chirurgicamente tagliata e modificata;
  • UNA LEGGE ANTIDISCRIMINAZIONE SUL LAVORO CHIARA ED EFFICACE CHE RECEPISCA LE VARIE DIRETTIVE EUROPEE PER TRANS E OMOSESSUALI (sono direttive diverse ma altrettanto chiare)
  • "porre fine all'abominio commesso sui bambini nati intersessuati che vengono sottoposti alla "cosiddetta normalizzazione" (assegnazione arbitraria ad un sesso o all'altro attraverso intervento di rettifica genitale durante l'infanzia, ovvero ben prima che si sviluppi, in un soggetto inter-sesso, la sua natura più maschile, più femminile o - perché no? - NEUTRA)

A dire il vero, sull'ultimo punto sbaglio a dire "dove è finita questa battaglia" perché non è mai iniziata e compare nei programmi dei Pride (non tutti) da Genova in poi dove io stessa proposi l'immissione di questa proposta che è la più importante dal punto di vista etico. Programmi di Pride che, è noto, sono carta straccia in quanto non indirizzati a nessuno in particolare (quindi nessuno deve rispondere alle istanze) e mancanti totalmente di ogni forma di "lotta" nel caso in cui le piattaforme fossero ignorate.

Tutta ARIA FRITTA. Questo è il movimento LGBT in Italia oggi, senza eccezione alcuna. Non faccio neppure l'eccezione di Crisalide Pangender perché non fa parte del movimento LGBT pur nella disposizione di collaborarvi qualora nascesse qualche iniziativa seria. Non la farei comunque vista la scarsa adesione ad un progetto, ad una visione delle problematiche di genere e orientamento sessuale che vada oltre le microidentità difese a spada tratta dei gay macho, dei gay effemminati, delle lesbiche butch, delle lesbiche femme, delle trans, dei trans, delle e dei trans nascoste/i o visbili, operate/i o non operate/i (e operate dove, quanto, con che riuscita...) ed altri infiniti microclan che, detto tra noi, spesso non si amano gran che l'uno con l'altro. Un'adesione aperta a tutti e chiunque perché una identità di genere e un orientamento sessuale lo abbiamo tutte e tutti. E sono individuali, non inseribili tutti questi "dati" nelle categorie, maschio, femmina, trans o etero/omo e.. toh.. bisessuale (che non è un orientamento a se stante).

Non viene, non sono pronti i tempi. Spero con tutto il cuore di riuscire a pubblicare BENE il Manifesto Pangender e Dintorni perchè aiuti a comprendere più persone e far riferimento a Crisalide o far aderire altre ass.ni alla visione (aperta) prevista nel Manifesto.

Per ora godiamoci questo tentativo di cambiare qualcosa per non cambiare niente... e per di più fallito.

Mirella Izzo

P.S.: so che da molto tempo le leadership LGBT non mi leggono più e sono ben felici d'essersi tolte dalle ovaie/palle una "contestazione radicale" al movimento, ciononostante mi scuso con eventuali lettrici/tori appartenenti al movimento per essersi dovute/i leggere cose già scritte decine di volte nelle liste del "movimento LGBT" prima che ne uscissi

Fonte:http://www.facebook.com/notes/mirella-izzo/legge-omotransfobia-non-e-cambiato-niente/10150262283924293

sabato 16 aprile 2011

IL CENTRO DEI DIRITTI

Parlare di diritti significa andare a parlare di un qualcosa di talmente vasto che, per quanto estremamente concreto e determinante, rischia di diventare un discorso aleatorio e teorico, usato a bella posta come strumento retorico o demagogico che non vuole cogliere o prendere seriamente in considerazione il fatto che nel nostro paese c'è una crescente carenza nel riconoscimento del diritto soggettivo.

Forse la buona intenzione di prendere in visione ogni aspetto della carenza del riconoscimento del diritto soggettivo, porta a diventare dispersive sul piano dell'incisività della propria azione e pensiero. Forviante è il pensare che ci si trovi di fronte alla negazione di una certa quantità diritti che interessano ora questa tipologia di persone ora quell'altra. Tale pensiero è forviante soprattutto perché distoglie dall'attenzione che il diritto soggettivo non è un qualcosa che possa considerarsi come una sommatoria di permessi o riconoscimenti, ma è un unico e sostanziale diritto della persona. Il fatto che poi questo diritto venga declinato su tutta una serie di aspetti, questo non significa che ogni aspetto assume la dignità di diritto a se stante.

Il mio diritto di esserci legittimamente, implica l'essere riconosciuta, poter accedere adeguatamente ai servizi, poter esprimere liberamente il mio pensiero, poter interpretare liberamente il mio esserci nel contesto sociale nel quale vivo. Il mio diritto ad esserci viene negato anche se solo un aspetto limita la mia possibilità di esserci pienamente nel quadro sociale.

Affermare “io ci sono” è l'affermazione sostanziale e di sintesi che rivendica e reclama il proprio diritto, proprio in relazione al fatto che una certa quantità di servizi, opportunità, situazioni sono precluse variamente alle persone proprio perché queste, nella situazione o modalità in cui ci sono, non viene riconosciuta, presa in considerazione, ritenuta importante. Nel momento che a me viene negato un solo aspetto del mio esserci socialmente, mi viene negato il mio diritto soggettivo di esserci e di potermi legittimamente autodeterminare.

Io sono mia, recitava un vecchio slogan, e questo riassumeva l'interezza delle rivendicazioni sociali e politiche di un intero movimento che – sebbene ora molto disconosciute – hanno portato a significativi cambiamenti sociali.
“Io sono mia” esprime un valore politico e sociale fondamentale, poiché sottolinea ed imprime una consapevolezza del proprio diritto ad esserci secondo la propria volontà, visione e determinazione.
Se oggi noi dobbiamo muovere il pensiero e l'azione in relazione al diritto, forse è il momento che riprendiamo a declinare in modo nuovo e incisivo questa affermazione “io sono mia/o”, avendo il coraggio (e non tanto la fantasia) di applicare questa affermazione su ogni piano sociale, culturale, politico ed economico.

Cosa può significare questo? Penso che in primo luogo se noi ci assumiamo il compito ed il coraggio di declinare l'affermazione “io sono mia/o” ci troveremo di fronte ad un profondo disagio in merito alla impostazione politica generale delle rivendicazioni, e questo perché per noi sarà difficile poter sostenere una lotta che indica come diritto ciò che noi riteniamo sia solo un aspetto, uno degli elementi che si declinano dalla consapevolezza del proprio diritto che si attua nella reale possibilità e legittimità di autodeterminazione. In secondo luogo, se ci poniamo su questa linea, non possiamo più permetterci di confondere quale sia il “soggetto/oggetto” del nostro pensiero ed azione.
L'affermazione del diritto non è mai un qualcosa che riguarda solo qualcuno, ma riguarda ogni persona, ogni esistenza. L'affermazione del diritto implica che il margine di trattabilità, di mediazione, di personalizzazione si riduce drasticamente, poiché non può consentire in alcun modo la ricerca di un proprio vantaggio o di un proprio particolare. In terzo luogo questa logica ci pone in una posizione critica verso ogni programma politico, poiché potremmo solo ritenere congrui i programmi e le azioni che visualizzino la persona nella sua interezza e nella sua indivisibilità dalla società.

Questo procedere non ci impedisce di ricercare e cogliere dei punti di partenza della riflessione e dell'azione, ma piuttosto ci darà sempre la consapevolezza che si sceglie un aspetto attraverso il quale mettere in luce la negazione complessiva del diritto che si viene a sostenere e reclamare. Se sociologicamente partiamo dal corpo e se politicamente focalizziamo il lavoro, non è perché in questi aspetti vediamo “diritti” negati, ma piuttosto perché partiamo da questi elementi per rappresentare aspetti in cui il diritto all'autodeterminazione venga negato, venga occultato, venga ridotto progressivamente.

Darianna Saccomani
Presidente Crisalide Pangender

Fonte:http://www.crisalidepangender.org/2011/04/il-centro-dei-diritti.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+Pangender+%28pangender%29