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Visualizzazione post con etichetta Discriminazioni. Mostra tutti i post
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venerdì 10 ottobre 2025

Quando la scienza viene strumentalizzata: la Cass Review e la disinformazione anti-trans

Negli ultimi mesi, la Cass Review è stata citata da politici e attivisti conservatori come prova contro le cure di affermazione di genere. Ma un nuovo studio pubblicato sul Medical Journal of Australia smonta le fondamenta di quel rapporto, rivelando quanto sia permeato da fallacie e pregiudizi.

“La medicina dovrebbe proteggere, non politicizzare.” Eppure, la Cass Review — citata da ambienti conservatori per limitare le cure di affermazione di genere — sembra fare proprio il contrário.

🔍 Cosa dice davvero la Cass Review? Pur riconoscendo che alcuni giovani traggono benefício daí bloccanti della pubertà, il rapporto ne limita drasticamente l’accesso, proponendo che siano disponibili solo in contesti sperimentali. Una contraddizione che mette a rischio la salute mentale e fisica di migliaia di adolescenti trans.

📉 Standard impossibili e doppi pesi La Review impone criteri clinici irraggiungibili solo alle cure per persone trans, ignorando il consenso scientifico internazionale. Allo stesso tempo, promuove trattamenti psicologici privi di evidenze, alimentando l’idea che l’identità trans sia un problema da “risolvere”.

⚠️ Un’arma politica travestita da scienza Commissionata in un clima politico ostile, la Cass Review è diventata uno strumento per giustificare restrizioni e discriminazioni. Ma come sottolineano gli esperti australiani, non è medicina: è ideologia mascherata da neutralità.

💬 Perché è importante parlarne? Perché ogni volta che la scienza viene distorta per negare diritti, dobbiamo alzare la voce. Perché dietro ogni statistica c’è una persona, una storia, una lotta per essere riconosciuta.

Cosa puoi fare tu?


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venerdì 13 novembre 2015

LGBT senza la T di transgender: c’è chi lo propone



Un gruppo di uomini e donne omosessuali e bisessuali sono arrivati alla conclusione che la comunita’ transgender debba essere dissociata dalla piu’ larga comunita’ LGB e chiedono, sostanzialmente, che venga “eliminata la T” dalla famosa sigla LGBT con la loro campagna “DROP THE T“.

Questo gruppo organizzato ha fatto richiesta ad organizzazioni come Human Rights Campaign, GLAAD, Lambda Legal e testate giornalistiche web come come The Advocate, Out, Huff Post Gay Voices ecc e ha presentato loro la campagna “DROP THE T” spiegando che, sostanzialmente, la comunita’ LGB sia basata sulla natura e orientamento sessuale, mentre la comunita’ transgender sia basata sull’identita’ di genere, quindi non conforme ad appartenere ad una stessa minoranza.

La petizione-campagna Drop The T, precisamente dettagliata, è interamente leggibile su Change.org.

Presto sono arrivate le risposte di Human Rights Campaign, GLAAD e Lambda Legal che, all’unaminita’, si schierano completamene a sfavore di questa petizione, che ritengono offensiva e regressiva.

“Clayton,” il famoso anonimo che ha lanciato la campagna Drop The T, ha difeso la sua campagna in un’intervista su The Federalist ma ha continuato a restare nell’anonimato.

Noi ci chiediamo: ma se credi cosi tanto in una campagna, tanto da scomodare tutte queste testate ed organizzazioni mondiali, perchè non ci metti anche la faccia?

DROP THE M-ASK!

lunedì 28 maggio 2012

Indagine sulla discriminazione dei lavoratori gay

Il 9 giugno avrà luogo la giornata dell'orgoglio omosessuale in Italia. In occasione di tale data, il comitato Bologna Pride 2012 ha pubblicato i dati di un sondaggio, rivolto ai lavoratori omosessuali ed eterosessuali, sulle condizioni di lavoro dei gay, lesbiche e transgender (gbt). Dall'analisi dei risultati, è evidente come il 75% degli intervistati ritenganodiscriminante, in senso negativo, ammettere pubblicamente di essere gay per quanto riguarda il mercato del lavoro.

L'indagine sulla discriminazione dei gay nel mondo del lavoro ha evidenziato anche altri aspetti relativi alla presenza degli omosessuali nei vari ambiti professionali. Le attività in cui la presenza di colleghi omosessuali è maggiore, sono quelle legate alle organizzazioni associative: partiti, movimenti, sindacati. Segue il mondo dell'estetica: parrucchieri e massaggiatori. Altri settori in cui viene rilevata una maggiore presenza di lavoratori gbt sono quelli della moda e delle attività artistiche e, per ultimo, i servizi alle imprese.

I dati sulle discriminazioni

L'indagine ha posto in evidenza un altro dato abbastanza significativo: è più facile per un omosessuale ammettere la propria tendenza sessuale ad un componente della sua stessa comunità gbt, piuttosto che ad un collega eterosessuale.

In merito alle discriminazioni vere e proprie, legate al mondo del lavoro, il 19% delle persone intervistate sanno per certo dell'esistenza di episodi e ingiustizia nei confronti dei colleghi gay: si tratta di una percentuale pari al 24% degli intervistati con tendenze omosessuali, mentre la stessa domanda ha ricevuto un 13% di consensi fra gli eterosessuali.
Questo tipo di atteggiamenti, secondo più della metà degli intervistati, non vengono denunciati.

La reazione del Quirinale

Anche il Quirinale, dopo aver analizzato l'indagine sulle discriminazionidegli omosessuali nel mondo del lavoro, si è sentito in dovere di intervenire attraverso una nota del segretario generale Marra. Il segretario del Quirinale ha infatti dichiarato "inaccettabile che il percorso professionale di cittadini che sono parte integrante della società civile possa venire ostacolato da ingiustificabili comportamenti omofobi, frutto di ignoranza e di intolleranza e profondamente lesivi della dignità della persona".

Le forze politiche si sono comunque dette ottimiste per il futuro, in quanto l'Italia sembra oramai avere imboccato una strada che porti verso l'abbattimento delle differenze fra persone di diverse tendenze sessuali.

giovedì 5 maggio 2011

Brasile, San Paolo: Metropolitana multata per discriminazione transfobica a una transessuale.


Il difensore pubblico di San Paolo - attraverso il suo Centro per la lotta contro le discriminazioni, razzismo e pregiudizio - ha vinto nella settimana scorsa una sanzione amministrativa nei confronti della metropolitana di San Paolo, con il riconoscimento della discriminazione omofobica contro una donna transessuale. Il valore determinato per la multa è di R $ 87,250.00. Il Mediatore ha ricevuto dopo la decisione di rappresentare il Dipartimento di Stato della Giustizia e Protezione Cittadina, sulla base della legge dello Stato 10.948/2001, che prevede sanzioni amministrative per i cittadini e le società che praticano atti discriminatori sulla base dell'orientamento sessuale.

Nel febbraio 2010, la donna si era recata presso una stazione di servizio, che si trova nella stazione maresciallo Deodoro per richiedere la concessione di un biglietto speciale singolo. In occasione, ha presentato un referto medico che faceva menzione del suo nome sociale (femmina) e anche i documenti civili in (nome maschile). Il dipendente della Metro rifiutò , per le diverse classificazioni.

Il giorno dopo la donna tornò alla stazione di servizio, portò con sé una copia di un decreto che prevede l'uso sociale del nome come un adeguato trattamento per i transessuali. In questa seconda occasione, il funzionario ha cominciato a offendere la donna con insulti omofobici.

Dopo essere stato consultato , il difensore pubblico ha offerto la rappresentazione amministrativa contro la Metro. L'articolo 2, paragrafo I, della legge statale n ° 10.948 del 2001 dispone: che "sono considerati attacchi criminali, discriminatori contro i diritti individuali e collettivi dei cittadini gay, bisessuali o transgender, per gli effetti di questa legge è vietato praticare qualsiasi tipo di azione violenta, imbarazzante, intimidatoria o vessatoria, morale, etico, filosofico o psicologico. "

Secondo il difensore pubblico Ricardo Cesar Franco, che ha lavorato al caso, "la decisione senza precedenti, dovrebbe servire da stimolo per coloro che soffrono discriminazioni di questo tipo, per non rimanere in silenzio e far valere i propri diritti. Eccelle anche la legge del diritto pubblico statale che combatte l'omofobia, ancora poco conosciuta al pubblico. "

La multa di R $ 87,250.00 per la metropolitana. Il difensore pubblico ricorra che la multa sia data nel suo valore massimo - R $ 174,500.00.

Per saperne di più:

La legge dello stato n° 10.948/01 sanziona amministrativamente la pratica della discriminazione fondata sull'orientamento sessuale. Ogni cittadino può essere punito, compresi il titolare di una carica pubblica, civile o militare, e di ogni organizzazione sociale, società pubbliche o private (ristoranti, scuole, centri sanitari, motel, ecc.)

Dimostrata la presenza di discriminazione possono essere applicate le seguenti sanzioni amministrative da parte della Commissione speciale per perseguire: attenzione, pena pecuniaria, la sospensione della licenza dei esercizi dello Stato (nel caso di locali commerciali),temporaneo o permanente.

Fonte:http://www.maxpressnet.com.br/Conteudo/1,410015,Defensoria_Publica_obtem_multa_de_R_87250_00_contra_o_Metro_por_discriminacao_homofobica_contra_transexual_,410015,8.htm

martedì 3 maggio 2011

Washington Post: Gli Atei - Categoria Più Discriminata. Ma Sono I Più Intelligenti

Al giorno d'oggi, quando essere nero in America non rappresenta un rischio per la vita, e quando una percentuale sempre più grande dei cittadini accetta gli omosessuali, una categoria è ancora odiata - gli atei, scrive il Washington Post. I non credenti sono in generale considerati persone amorali e cattive, ed i militari vengono considerati inferiori, se non dimostrano un adeguato livello di "spiritualità" ai test psicologici.

I risultati dell'inchiesta del Washington Post dimostrano che la maggior parte degli americani non voterebbe una persona atea, e la percentuale è simile anche per quanto riguarda la scelta di contrarre matrimonio. Sempre secondo il giornale americano, la discriminazione degli atei è favorita dai conservatori cattolici che dicono che la mancanza di fede abbia un riflesso negativo sulla società. Per questo motivo il Washington Post si ha posto una domanda: "Viste tante accuse e disaccordi sul tema, sarà forse vero che gli atei sono persone peggiori?"

Tutti gli studi sociologici dimostrano il contrario: gli intervistati che non si dichiarano religiosi, indipendentemente dalla zona del mondo hanno dimostrato livelli piuttosto alti per quanto riguarda moralità, decenza e umanitá, specialmente per quanto riguarda temi come la tortura dei prigionieri politici, la pena di morte, la punizione dei bambini con botte, il razzismo, l'omofobia, l'antisemitismo, l'inquinamento ambientale e la violazione dei diritti umani. I non credenti hanno statisticamente dimostrato più alti principi etici e compassione rispetto agli intervistati che si sono dichiarati religiosi.

Per quanto riguarda il numero di omicidi e crimini, la percentuale di entrambi è inferiore nei paesi laici come il Giappone o la Svezia, mentre in America i risultati sono devastanti. All'interno degli Stati Uniti, per esempio, la Louisiana e il Mississipi, due stati con una gran percentuale di credenti, registrano una percentuale molto più grande di omicidi che, ad esempio, l'Oregon.
Ai test d'intelligenza, specialmente per quanto riguarda le abilità linguistiche e l'alfabetizzazione scientifica, gli atei hanno in genere risultati migliori. L'uso di contraccettivi è molto più diffuso tra gli atei, ma è molto minore il nazionalismo.

Fonte:http://www.paid2write.org/attualita_gossip/washington_post_gli_atei_categoria_piu_discriminata_ma_sono_piu_intelligenti_14639.html

sabato 16 aprile 2011

IL CENTRO DEI DIRITTI

Parlare di diritti significa andare a parlare di un qualcosa di talmente vasto che, per quanto estremamente concreto e determinante, rischia di diventare un discorso aleatorio e teorico, usato a bella posta come strumento retorico o demagogico che non vuole cogliere o prendere seriamente in considerazione il fatto che nel nostro paese c'è una crescente carenza nel riconoscimento del diritto soggettivo.

Forse la buona intenzione di prendere in visione ogni aspetto della carenza del riconoscimento del diritto soggettivo, porta a diventare dispersive sul piano dell'incisività della propria azione e pensiero. Forviante è il pensare che ci si trovi di fronte alla negazione di una certa quantità diritti che interessano ora questa tipologia di persone ora quell'altra. Tale pensiero è forviante soprattutto perché distoglie dall'attenzione che il diritto soggettivo non è un qualcosa che possa considerarsi come una sommatoria di permessi o riconoscimenti, ma è un unico e sostanziale diritto della persona. Il fatto che poi questo diritto venga declinato su tutta una serie di aspetti, questo non significa che ogni aspetto assume la dignità di diritto a se stante.

Il mio diritto di esserci legittimamente, implica l'essere riconosciuta, poter accedere adeguatamente ai servizi, poter esprimere liberamente il mio pensiero, poter interpretare liberamente il mio esserci nel contesto sociale nel quale vivo. Il mio diritto ad esserci viene negato anche se solo un aspetto limita la mia possibilità di esserci pienamente nel quadro sociale.

Affermare “io ci sono” è l'affermazione sostanziale e di sintesi che rivendica e reclama il proprio diritto, proprio in relazione al fatto che una certa quantità di servizi, opportunità, situazioni sono precluse variamente alle persone proprio perché queste, nella situazione o modalità in cui ci sono, non viene riconosciuta, presa in considerazione, ritenuta importante. Nel momento che a me viene negato un solo aspetto del mio esserci socialmente, mi viene negato il mio diritto soggettivo di esserci e di potermi legittimamente autodeterminare.

Io sono mia, recitava un vecchio slogan, e questo riassumeva l'interezza delle rivendicazioni sociali e politiche di un intero movimento che – sebbene ora molto disconosciute – hanno portato a significativi cambiamenti sociali.
“Io sono mia” esprime un valore politico e sociale fondamentale, poiché sottolinea ed imprime una consapevolezza del proprio diritto ad esserci secondo la propria volontà, visione e determinazione.
Se oggi noi dobbiamo muovere il pensiero e l'azione in relazione al diritto, forse è il momento che riprendiamo a declinare in modo nuovo e incisivo questa affermazione “io sono mia/o”, avendo il coraggio (e non tanto la fantasia) di applicare questa affermazione su ogni piano sociale, culturale, politico ed economico.

Cosa può significare questo? Penso che in primo luogo se noi ci assumiamo il compito ed il coraggio di declinare l'affermazione “io sono mia/o” ci troveremo di fronte ad un profondo disagio in merito alla impostazione politica generale delle rivendicazioni, e questo perché per noi sarà difficile poter sostenere una lotta che indica come diritto ciò che noi riteniamo sia solo un aspetto, uno degli elementi che si declinano dalla consapevolezza del proprio diritto che si attua nella reale possibilità e legittimità di autodeterminazione. In secondo luogo, se ci poniamo su questa linea, non possiamo più permetterci di confondere quale sia il “soggetto/oggetto” del nostro pensiero ed azione.
L'affermazione del diritto non è mai un qualcosa che riguarda solo qualcuno, ma riguarda ogni persona, ogni esistenza. L'affermazione del diritto implica che il margine di trattabilità, di mediazione, di personalizzazione si riduce drasticamente, poiché non può consentire in alcun modo la ricerca di un proprio vantaggio o di un proprio particolare. In terzo luogo questa logica ci pone in una posizione critica verso ogni programma politico, poiché potremmo solo ritenere congrui i programmi e le azioni che visualizzino la persona nella sua interezza e nella sua indivisibilità dalla società.

Questo procedere non ci impedisce di ricercare e cogliere dei punti di partenza della riflessione e dell'azione, ma piuttosto ci darà sempre la consapevolezza che si sceglie un aspetto attraverso il quale mettere in luce la negazione complessiva del diritto che si viene a sostenere e reclamare. Se sociologicamente partiamo dal corpo e se politicamente focalizziamo il lavoro, non è perché in questi aspetti vediamo “diritti” negati, ma piuttosto perché partiamo da questi elementi per rappresentare aspetti in cui il diritto all'autodeterminazione venga negato, venga occultato, venga ridotto progressivamente.

Darianna Saccomani
Presidente Crisalide Pangender

Fonte:http://www.crisalidepangender.org/2011/04/il-centro-dei-diritti.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+Pangender+%28pangender%29