Due strade opposte: da un lato l'autostrada della paura e della propaganda mediatica, dall'altro la marcia del popolo che si sveglia per difendere diritti, dignità e Costituzione verso un altro futuro possibile.
C'è qualcosa che sta diventando sempre più evidente e del tutto intollerabile nel dibattito pubblico attuale.
Mentre milioni di persone fanno quotidianamente i conti con bollette impossibili, salari da fame, precarietà strutturale e un costo della vita che divora stipendi e pensioni, il potere continua a raccontarci che va tutto bene. I telegiornali minimizzano, la stampa di regime distorce, i professionisti della propaganda costruiscono ogni giorno una realtà parallela nella quale il popolo soffre in silenzio e i responsabili non esistono.
Ma la realtà è sotto gli occhi di tutti. L'Europa sta ribollendo.
Dalla Francia alla Germania, dalla Spagna all'Italia, ovunque crescono rabbia, disagio sociale e protesta per il carovita che morde le piazze. Milioni di cittadini stanno finalmente capendo che il problema non sono i poveri, non sono i lavoratori, non sono i pensionati, non sono i migranti e le minoranze usati come cinico capro espiatorio. Il problema reale è un sistema economico e politico marcio che continua a chiedere sacrifici a chi ha poco e a regalare privilegi a chi possiede già tutto.
E quando il popolo comincia ad aprire gli occhi, il potere risponde sempre allo stesso identico modo: Non ascolta. Non dialoga. Non risolve. Reprime.
La gestione dell'ordine pubblico a due velocità
In Italia lo vediamo ogni giorno. Quando migliaia di persone scendono in piazza per difendere il lavoro, la sanità, la scuola, la pace o semplicemente il diritto a vivere con dignità, arrivano puntuali i manganelli, le cariche selvagge, le denunce e i linciaggi mediatici.
Al contrario, quando squadristi e gruppi di matrice neofascista provocano, intimidiscono o aggrediscono i cittadini in diretta, quegli stessi apparati si girano dall'altra parte o si trasformano di fatto in "guardie del corpo", garantendo l'impunità ai violenti.
Due pesi. Due misure. Due Italie. Da una parte un popolo che difende la vita e i beni comuni, dall'altra chi semina odio e violenza ideologica protetto dall'alto.
Milano: il volto di una deriva squadrista che non può essere ignorata
Ho visto i filmati dell'aggressione di Milano e sono rimasta completamente senza parole. Li ho guardati e riguardati, e l'unica parola possibile è disgusto.
Un uomo anziano colpito brutalmente e insultato, un ragazzo coraggioso che interviene per fargli da scudo e viene aggredito a sua volta da una furia bestiale. Persino gli animali sono più civili di quello che mostrano le immagini diffuse dalle testate indipendenti. Ma ciò che sconvolge e fa accapponare la pelle è il dopo: agenti in borghese che, invece di bloccare e arrestare l'aggressore, minacciano di portare in questura i ragazzi che difendevano le vittime e riprendevano la scena.
C'è una chiara regia dietro questi scontri: capovolgere la realtà, isolare chi protesta pacificamente, trasformare chi difende i diritti in un criminale per giustificare la repressione.
La paura come strumento di governo: i decreti della vergogna
Questa narrazione distorta non è un caso: serve a dare forza ai provvedimenti liberticidi del governo. Proprio in queste ore, Palazzo Chigi usa la scusa delle tensioni per varare un nuovo e ferocissimo Decreto Sicurezza anti-violenti. Norme nate con l'unico obiettivo di criminalizzare il dissenso sociale, estendere i fermi preventivi, militarizzare le città e sbattere in galera chi non ce la fa più.
Il potere ha bisogno della paura, del nemico artificiale, della tensione. Ha bisogno di una popolazione divisa e in guerra contro se stessa (italiani contro stranieri, giovani contro anziani) per distrarci mentre chi governa continua indisturbato a proteggere gli interessi economici delle grandi élite. La guerra tra poveri funziona, distrae, debilita. E permette a chi sta in alto di tenersi stretto il trono. Per questa classe politica il popolo serve solo al momento del voto: promettono il cambiamento per rubare il consenso, e un secondo dopo ci ritroviamo nello stesso punto di prima, se non peggio.
La protesta è globale: da Los Angeles all'Europa
Quello che sta accadendo non riguarda soltanto noi. È un fenomeno internazionale e i popoli si stanno svegliando. Negli Stati Uniti la rabbia è esplosa nelle strade. La protesta nazionale denominata "No Kings" sta paralizzando le principali metropoli: nel centro di Los Angeles, migliaia di cittadini sono scesi in piazza contro Donald Trump, accusandolo apertamente di stare distruggendo l'economia e la democrazia del Paese in un corteo storico documentato anche da Euronews. I dati delle agenzie di stampa certificano il fallimento totale del magnate, con un tasso di gradimento precipitato al minimo storico del 33%. Dichiarare che gli stranieri siano tutti criminali è la menzogna più bestiale mai pronunciata da un presidente per coprire le colpe di chi gestisce la ricchezza mondiale.
Una deriva d'intolleranza che in Italia trova una sponda perfetta nei deliri di Roberto Vannacci e del suo movimento "Futuro Nazionale", che campano di propaganda disumana e numeri totalmente sconnessi dalla realtà sulla "remigrazione" forzata. Ma la gente sta aprendo gli occhi: gli ultimi sondaggi dell'istituto SWG per il TG La7 certificano un vero e proprio crollo verticale di Futuro Nazionale, che perde due punti e precipita al 5%. Gli slogan e la bestialità ideologica non bastano più a distrarre gli italiani dalla fame e dal carovita.
La Costituzione non è un ornamento: riprendiamoci il futuro
Ci riempiono la bocca di democrazia e legalità, ma il rispetto deve essere reciproco. La nostra Costituzione, all'Articolo 3, parla chiaro: è compito solenne della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana.
Loro quegli ostacoli li creano artificialmente. Gestiscono il potere parlando costantemente di guerre anziché costruire la pace, ossessionati dall'alzare muri invisibili e fili spinati anziché gettare ponti di solidarietà. Stanno distruggendo i diritti fondamentali calpestando la nostra stessa carta costituzionale.
Ma qualcosa si sta rompendo nel loro meccanismo di controllo. Sempre più persone rifiutano la paura, rifiutano il silenzio, rifiutano di essere trattate come sudditi. Per questo il potere è nervoso. Per questo aumenta la repressione. Perché sanno che la coscienza collettiva è molto più forte di qualsiasi manganello.
Puoi comprare le televisioni, puoi comprare i giornali servili, puoi costruire narrazioni ideologiche, MA NON PUOI FERMARE PER SEMPRE UN POPOLO CHE HA DECISO DI APRIRE GLI OCCHI E DI FAR TREMARE I TRONI COSTRUITI SULL'ARROGANZA!
✊ IL SILENZIO È COMPLICITÀ. Riprendiamoci il nostro futuro, difendiamo la Costituzione, imponiamo la Pace!
Condividi questo articolo. Informa. Organizzati. Alza la testa!
✊☭🔥
✍ Vanessa Blog Mazza Informazione indipendente, libera da padrini e padroni. Perché il silenzio non è mai una notizia. La verità sì. 🌻
FONTI E DOCUMENTAZIONE DI RIFERIMENTO
Cronaca e documentazione video dei fatti di Milano: Per visionare i filmati integrali delle aggressioni e l'intervento delle forze dell'ordine in Piazza San Carlo del 19 ottobre 2026, consulta l'ampia copertura giornalistica d'inchiesta disponibile su Il Fatto Quotidiano.
Misure governative e Decreti Sicurezza: Per verificare i dettagli sul Consiglio dei Ministri straordinario di questo pomeriggio e le nuove norme urgenti sul "Decreto anti-violenti", consulta il focus istituzionale di Sky TG24.
Proteste internazionali e mobilitazione "No Kings" negli USA: Per l'approfondimento video sulle oceaniche manifestazioni nel centro di Los Angeles contro le politiche di Donald Trump, consulta il servizio della testata transatlantica Euronews.
Analisi dei dati demoscopici e Sondaggi Politici: Per i dati ufficiali dell'istituto SWG che certificano il crollo verticale di Futuro Nazionale al 5%, consulta l'ultimo monitoraggio politico trasmesso da La7.
Dati sul disagio sociale e carovita in Italia: Per la mappatura delle mobilitazioni sindacali e studentesche contro l'inflazione strutturale, consulta l'analisi socio-economica dell'Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani.
Nel dibattito pubblico contemporaneo si assiste sempre più spesso a un fenomeno frustrante: la totale impossibilità di condurre un confronto basato sul merito, sui dati e sulla logica. Quando un’analisi strutturata viene liquidata con accuse personali, benaltrismo o etichette sbrigative (come definire "paroloni inutili" i concetti della Costituzione), non siamo davanti a una semplice divergenza di opinioni. Siamo davanti a un preciso limite strutturale e cognitivo.
I dati scientifici dimostrano che esiste un legame diretto tra le basse competenze cognitive di una parte della popolazione e la vulnerabilità alla propaganda autoritaria.
I Dati OCSE PIAAC: Come si misura l'Analfabetismo Funzionale
I dati emersi dalle rilevazioni internazionali della Survey of Adult Skills dell'OCSE PIAAC, coordinate in Italia dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali tramite l'Inapp, fotografano una realtà critica per il nostro Paese, posizionandolo purtroppo agli ultimi posti tra le nazioni industrializzate per competenze degli adulti.
L'indagine internazionale non misura l'analfabetismo strumentale (l'incapacità assoluta di leggere o scrivere), bensì l'analfabetismo funzionale, ovvero l'incapacità di usare in modo efficace le competenze alfabetiche e numeriche nelle situazioni di vita quotidiana. Il calcolo si basa su prove empiriche standardizzate:
Literacy (Comprensione del testo): Il 35% degli adulti italiani si colloca al Livello 1 o inferiore. Significa che un individuo è in grado di leggere solo testi brevi, liste organizzate e identificare informazioni esplicite, ma fatica a comprendere testi complessi, a valutarne l'attendibilità e a sintetizzare concetti che richiedono un pensiero critico o un'inferenza logica.
Adaptive Problem Solving (Risoluzione di problemi): Il 45,6% della popolazione mostra gravi carenze nel gestire problemi dinamici o con più variabili in contesti digitali. Manca la flessibilità cognitiva per elaborare informazioni provenienti da fonti diverse e formulare soluzioni complesse.
Il Cortocircuito sui Social Media: Dalla Carenza Cognitiva allo Slogan
Questi dati scientifici smettono di essere semplici percentuali e si trasformano in realtà tangibile non appena si analizzano le dinamiche digitali e le sezioni commenti delle piattaforme social. L'analfabetismo funzionale applicato alla comunicazione digitale produce tre schemi comportamentali fissi, rigidi e prevedibili:
1. Il rifiuto del "parolone" e la semplificazione forzata
Per chi sperimenta una limitata capacità di comprensione testuale, un'analisi articolata (che mette in luce i legami tra geopolitica, strutture sociali e diritti civili) risulta inaccessibile. La reazione difensiva del cervello è la svalutazione dell'interlocutore. La terminologia precisa e i richiami alla legalità ordinaria o costituzionale vengono aggrediti come "paroloni inutili per nascondere la verità". Lo slogan elementare sostituisce il ragionamento perché è l'unico strumento cognitivo gestibile dall'analfabeta funzionale.
2. Il "Benaltrismo" come scudo logico
Quando un utente non possiede le competenze strutturali per contestare un argomento nel merito (ad esempio, le palesi contraddizioni tra la retorica identitaria e l'effettivo smantellamento dei diritti civili), sposta sistematicamente il focus. Si risponde a una tesi politica citando fatti di cronaca nera o scontri di piazza del tutto slegati dal tema principale. È il disperato tentativo di creare un'associazione emotiva immediata ("tu difendi i diritti, quindi proteggi i criminali") per sopperire all'incapacità di gestire più variabili logiche contemporaneamente.
3. Il feticismo del "Potere Eterno" e l'illusione di appartenenza
I dati dei sondaggi d'opinione sul consenso ai modelli identitari si sposano perfettamente con la retorica del "Governeremo per altri 40 anni" o del "Questo è il volere del popolo". Chi fatica a interpretare la complessità del mondo tende a cercare rifugio in narrazioni binarie, identitarie e rassicuranti. L'appartenenza a una presunta "maggioranza forte" e il richiamo all'autorità sostituiscono la necessità di comprendere lo stato sociale, l'economia reale, il carovita o il collasso della sanità pubblica.
Il pericolo del fascismo camuffato e l'urgenza del dissenso
Dobbiamo smettere di cercare l'autoritarismo e il fascismo solo nei libri di storia o nelle sue vecchie manifestazioni coreografiche del secolo scorso. Oggi il fascismo si è camuffato: ha dismesso gli stivali e le camicie nere per indossare i panni della "volontà popolare", del populismo digitale e degli slogan da social. Questo fascismo camuffato si riconosce da segni inequivocabili: l'ossessione per il controllo dei corpi liberi, la criminalizzazione del dissenso, lo sciacallaggio sui drammi sociali e la pretesa autoritaria di decidere chi sia "normale" e chi no.
La propaganda autoritaria parte avvantaggiata perché sfrutta l'analfabetismo funzionale come un’autostrada: laddove manca la capacità di analizzare la complessità, lo slogan identitario e il binario "noi contro loro" attecchiscono con estrema facilità. Rivendicare la precisione del linguaggio, l'accuratezza dei dati e il rifiuto di farsi trascinare nel fango del benaltrismo non è un esercizio di stile. È l'unico vero atto di resistenza culturale possibile. Chi non ha argomenti continuerà a urlare e a pretendere che si passi avanti; noi continuiamo a difendere la realtà, i fatti e la libertà dei corpi.
Di Vanessa Mazza Libera pensatrice e attivista per i diritti civili
Fonti e Note Metodologiche
Competenze degli adulti (Analfabetismo funzionale): I dati fanno riferimento all'indagine internazionale PIAAC (Programme for the International Assessment of Adult Competencies) promossa dall'OCSE. In Italia, la rilevazione è coordinata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ed eseguita dall'Inapp (Istituto Nazionale per l'Analisi delle Politiche Pubbliche). I report completi e i framework di calcolo sono consultabili sul portale ufficiale dell'Inapp - Progetto PIAAC.
Dati sui flussi di opinione e orientamenti politici: Le percentuali relative alla percezione della "remigrazione" e dell'indulgenza verso i modelli autoritari storici derivano dalle rilevazioni demoscopiche nazionali condotte dagli istituti di ricerca Euromedia Research e SWG.
Elementi grafici: Infografica a cura della testata giornalistica La Luce.
Con 151 voti favorevoli e 129 contrari, il Senato ha convertito oggi in legge il decreto rimpatri, già approvato dalla Camera lo scorso 14 luglio. Il limite massimo della detenzione nei centri di identificazione e espulsione (Cie) passa quindi da 6 a 18 mesi. Per la promulgazione della legge, tecnicamente manca soltanto la firma del presidente della repubblica Giorgio Napolitano e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Di fatto però la norma è già applicabile, in virtù del decreto legge approvato dal governo lo scorso 17 giugno. Tanto per capirci, nei Cie di Milano, Bologna e Torino – per limitarci ai soli casi di cui abbiamo notizia certa – nelle ultime tre settimane abbiamo assistito ad almeno 7 proroghe oltre il sesto mese.
All’interno dei Cie, i reclusi hanno accolto la notizia con molta angoscia. Nessuno riesce a spiegarsi come sia giustificabile passare 18 mesi dietro le sbarre per un permesso di soggiorno scaduto o per un viaggio senza passaporto. Nemmeno gli ex detenuti riescono a capire come sia possibile che servano 18 mesi di detenzione per identificarli dopo che sono stati giudicati dai tribunali italiani e dopo che sono già stati detenuti, a volte per anni, nelle carceri di questo paese.
L’unica nota positiva della giornata è l’approvazione di un ordine del giorno proposto dall’opposizione che impegna il governo a ritirare la circolare 1305 che vieta l’accesso dei giornalisti ai Cie e ai Cara. Ma è davvero una magrissima consolazione in questa giornata che segna una delle pagine più tristi della politica italiana. Se non altro però, appena ripristinato il diritto di cronaca (i tempi saranno con tutta probabilità lunghissimi!) ce ne serviremo per continuare a raccontare le lotte che inevitabilmente scoppieranno nei Cie.
Perché, su questo c’è da scommetterci, ci aspetta un’estate molto calda.
All'omofobo e bugiardo Buttiglione piuttosto che dargli una risposta, voglio fargli una domanda : a chi vanno i contributi versati dagli omosessuali e transessuali italiani ? quelle ingenti somme ogni mese prelevate dalle loro buste paghe ? a chi vanno l'iva e le tasse varie che paghiamo anche noi, ma che non paga la chiesa cattolica per esempio ??
Siccome non risponderà, lo faccio per lui :
Gli stipendi dei funzionari dello Stato, per esempio, sono pagati ANCHE con soldi di gay, lesbiche e trans !!!!! anche quei soldi che prende lui ogni mese !!!
Ma dove viviamo davvero ??!!!!!!!!!
Questo paese, a sentire le esternazioni folli di certi politici, somiglia sempre di più al paese di Pulcinella. Una vera Commedia dell'arte all'italiana con una trama che fa ridere solo alcuni eterosessuali privilegiati con la faccia tosta che prendono in giro i contribuenti, le famiglie, i lavoratori, le donne, i giovani, i malati ...
A Napoli, si dice "cornuti e mazziati" !!!!!!!
Noi omosessuali italiani, gli unici in tutta l'Europa a NON avere una briciola di diritti ma regolarmente tassati e tartassati dal fisco ma senza averne un benché minimo ritorno in quanto a tutele, veniamo pure presi per i fondelli e fatti passare per parassiti ???? Ma siete diventati tutti matti !!!??????
Buttiglione poi, fa anche finta di non sapere che i figli, noi gay, lesbiche e trans, li abbiamo già perché li sappiamo fare fin troppo bene ! e i nostri figli, benché non rispettati e non tutelati, pagheranno le pensioni anche ai reazionari bugiardi e falsi come lui.
Parlare di diritti significa andare a parlare di un qualcosa di talmente vasto che, per quanto estremamente concreto e determinante, rischia di diventare un discorso aleatorio e teorico, usato a bella posta come strumento retorico o demagogico che non vuole cogliere o prendere seriamente in considerazione il fatto che nel nostro paese c'è una crescente carenza nel riconoscimento del diritto soggettivo.
Forse la buona intenzione di prendere in visione ogni aspetto della carenza del riconoscimento del diritto soggettivo, porta a diventare dispersive sul piano dell'incisività della propria azione e pensiero. Forviante è il pensare che ci si trovi di fronte alla negazione di una certa quantità diritti che interessano ora questa tipologia di persone ora quell'altra. Tale pensiero è forviante soprattutto perché distoglie dall'attenzione che il diritto soggettivo non è un qualcosa che possa considerarsi come una sommatoria di permessi o riconoscimenti, ma è un unico e sostanziale diritto della persona. Il fatto che poi questo diritto venga declinato su tutta una serie di aspetti, questo non significa che ogni aspetto assume la dignità di diritto a se stante.
Il mio diritto di esserci legittimamente, implica l'essere riconosciuta, poter accedere adeguatamente ai servizi, poter esprimere liberamente il mio pensiero, poter interpretare liberamente il mio esserci nel contesto sociale nel quale vivo. Il mio diritto ad esserci viene negato anche se solo un aspetto limita la mia possibilità di esserci pienamente nel quadro sociale.
Affermare “io ci sono” è l'affermazione sostanziale e di sintesi che rivendica e reclama il proprio diritto, proprio in relazione al fatto che una certa quantità di servizi, opportunità, situazioni sono precluse variamente alle persone proprio perché queste, nella situazione o modalità in cui ci sono, non viene riconosciuta, presa in considerazione, ritenuta importante. Nel momento che a me viene negato un solo aspetto del mio esserci socialmente, mi viene negato il mio diritto soggettivo di esserci e di potermi legittimamente autodeterminare.
Io sono mia, recitava un vecchio slogan, e questo riassumeva l'interezza delle rivendicazioni sociali e politiche di un intero movimento che – sebbene ora molto disconosciute – hanno portato a significativi cambiamenti sociali.
“Io sono mia” esprime un valore politico e sociale fondamentale, poiché sottolinea ed imprime una consapevolezza del proprio diritto ad esserci secondo la propria volontà, visione e determinazione.
Se oggi noi dobbiamo muovere il pensiero e l'azione in relazione al diritto, forse è il momento che riprendiamo a declinare in modo nuovo e incisivo questa affermazione “io sono mia/o”, avendo il coraggio (e non tanto la fantasia) di applicare questa affermazione su ogni piano sociale, culturale, politico ed economico.
Cosa può significare questo? Penso che in primo luogo se noi ci assumiamo il compito ed il coraggio di declinare l'affermazione “io sono mia/o” ci troveremo di fronte ad un profondo disagio in merito alla impostazione politica generale delle rivendicazioni, e questo perché per noi sarà difficile poter sostenere una lotta che indica come diritto ciò che noi riteniamo sia solo un aspetto, uno degli elementi che si declinano dalla consapevolezza del proprio diritto che si attua nella reale possibilità e legittimità di autodeterminazione. In secondo luogo, se ci poniamo su questa linea, non possiamo più permetterci di confondere quale sia il “soggetto/oggetto” del nostro pensiero ed azione.
L'affermazione del diritto non è mai un qualcosa che riguarda solo qualcuno, ma riguarda ogni persona, ogni esistenza. L'affermazione del diritto implica che il margine di trattabilità, di mediazione, di personalizzazione si riduce drasticamente, poiché non può consentire in alcun modo la ricerca di un proprio vantaggio o di un proprio particolare. In terzo luogo questa logica ci pone in una posizione critica verso ogni programma politico, poiché potremmo solo ritenere congrui i programmi e le azioni che visualizzino la persona nella sua interezza e nella sua indivisibilità dalla società.
Questo procedere non ci impedisce di ricercare e cogliere dei punti di partenza della riflessione e dell'azione, ma piuttosto ci darà sempre la consapevolezza che si sceglie un aspetto attraverso il quale mettere in luce la negazione complessiva del diritto che si viene a sostenere e reclamare. Se sociologicamente partiamo dal corpo e se politicamente focalizziamo il lavoro, non è perché in questi aspetti vediamo “diritti” negati, ma piuttosto perché partiamo da questi elementi per rappresentare aspetti in cui il diritto all'autodeterminazione venga negato, venga occultato, venga ridotto progressivamente.