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giovedì 9 luglio 2026

✒️ Se la civiltà diventa “indottrinamento”: il paradosso della destra sui corsi anti-discriminazione a Milano

Fotografia di una folla festosa al Milano Pride davanti all'Arco della Pace. In primo piano coppie e amici si abbracciano sorridendo, circondati da grandi bandiere rainbow e trans che sventolano sotto un cielo al tramonto.
La piazza del Milano Pride davanti all'Arco della Pace: la risposta più bella di una città aperta, inclusiva e democratica contro chi vorrebbe alzare nuovi muri di intolleranza.

A Palazzo Marino si consuma l’ennesimo cortocircuito culturale: ciò che dovrebbe essere ovvio viene improvvisamente dipinto come sovversivo. Il Consiglio Comunale di Milano ha approvato una delibera di civiltà: un piano di formazione obbligatoria per prevenire e contrastare le discriminazioni, rivolto a tutti i dipendenti comunali che lavorano a contatto con il pubblico, inclusa la Polizia Locale.

Una misura di buon senso, perfettamente in linea con l’articolo 3 della Costituzione: garantire che chi rappresenta lo Stato tratti ogni cittadino con pari dignità.

Eppure, come un riflesso condizionato, è arrivata la protesta della Lega e della destra identitaria. La parola d’ordine? “Indottrinamento”.

🔍 Il grande inganno delle parole ribaltate

L’accusa è talmente paradossale da risultare quasi comica. Quale sarebbe questo presunto indottrinamento? Spiegare a un agente di non umiliare una persona trans, di non ignorare una coppia omogenitoriale, di non trattare un cittadino straniero come un sospetto per definizione? Questa non è propaganda. Questa è educazione civica. Questa è professionalità.

La retorica dell’“indottrinamento” rivela un’ironia politica profonda: a gridare allo scandalo sono spesso gli stessi ambienti che difendono con fervore dogmi religiosi, moralismi di facciata e modelli culturali rigidi. Quando chi ha costruito la propria identità politica sul catechismo accusa altri di manipolazione ideologica, la critica perde peso e diventa quasi un autogol.

📚 A cosa serve davvero l’ora di religione?

Se insegnare il rispetto delle minoranze è “lavaggio del cervello”, allora dovremmo interrogarci su ben altre istituzioni. L’ora di religione cattolica nelle scuole pubbliche — finanziata dallo Stato e basata su programmi stabiliti da una gerarchia ecclesiastica — non viene mai definita indottrinamento. Il catechismo va bene. La Costituzione, invece, no.

La destra continua a mostrarsi allergica all’evoluzione culturale della società. Per loro, formare un dipendente pubblico a riconoscere fragilità sociali e a evitare abusi verbali significa “cedere all’ideologia”. In realtà, significa ridurre conflitti, prevenire ricorsi, costruire una città più sicura per tutte e tutti.

🌉 Costruire ponti contro chi alza muri

Mentre la propaganda reazionaria inventa minacce inesistenti per alimentare paura e divisione, Milano sceglie un’altra strada: quella della responsabilità istituzionale. Insegnare il rispetto non cancella le differenze: impedisce che diventino strumenti di esclusione, violenza o mobbing. Le nuove generazioni hanno bisogno di modelli di inclusione, non di predicatori d’odio arroccati sui propri privilegi.

Chi si oppone alla formazione antidiscriminatoria non difende la libertà: difende i propri pregiudizi. Ma la storia non aspetta nessuno. E i diritti non si fermeranno davanti alla paura del futuro.

— vanessa mazza TLGBQI+

Fonti e Approfondimenti
  • Sulla cronaca e le reazioni politiche della delibera:
    • Leggi la notizia su Gay.it — Articolo completo sulla polemica dei corsi anti-discriminazione approvati a Milano.
    • Leggi la notizia su MilanoToday — Discussione, commenti e dettagli del provvedimento approvato dal Consiglio Comunale.
  • Sull'iter della delibera in Consiglio Comunale:

martedì 16 giugno 2026

🌈❤️✊🏿Cuba e la geopolitica dei diritti civili: la Resistenza laica contro l'internazionale fondamentalista

"La dignità non si negozia con i dogmi: la risposta laica di Cuba all'internazionale del fondamentalismo."
L'Avana, Cuba. Un manifestante sorregge il celebre cartello "Socialismo SÍ, homofobia NO" durante la Conga contro l'omofobia e la transfobia. Sullo sfondo, le magliette bianche della campagna "Por todas las familias" celebrano l'approvazione del rivoluzionario Codice delle Famiglie.

Mentre in Occidente assistiamo a una preoccupante avanzata di forze reazionarie, una piccola isola caraibica sotto embargo economico ha compiuto uno dei passi più progressisti della storia recente. L'approvazione del nuovo Código de las Familias a Cuba non è solo una vittoria per la comunità LGBTQI+ locale; è una lezione geopolitica su come contrastare l'avanzata globale del fondamentalismo religioso.

L'immagine della Conga contro l'omofobia a L'Avana, con lo slogan "Socialismo sì, omofobia no", racchiude un messaggio chiaro: i diritti civili non sono un lusso borghese o una concessione commerciale, ma una colonna portante della giustizia sociale. Eppure, questo traguardo è stato raggiunto superando un'opposizione feroce e silenziosa, coordinata da una rete globale che minaccia le democrazie di tutto il pianeta.
La crociata delle Chiese Evangeliche: un'industria miliardaria
A Cuba, il principale ostacolo alla riforma non è arrivato solo dai retaggi culturali del passato, ma dall'attivismo aggressivo delle chiese evangeliche e pentecostali. Nel 2018 e nel 2019, queste organizzazioni erano già riuscite a bloccare il primo tentativo di inserire il matrimonio egualitario nella nuova Costituzione. Nel 2022 hanno tentato il boicottaggio totale del referendum sul Codice, definendolo un attacco alla "famiglia tradizionale" e un veicolo della cosiddetta "ideologia di genere".
Questo fenomeno non è isolato né spontaneo. Fa parte di una strategia globale definita, finanziata con miliardi di dollari provenienti da lobby ultra-conservatrici statunitensi ed europee. Questa "internazionale del fondamentalismo" agisce su più livelli:
  1. In America Latina: Ha già trasformato Paesi come il Brasile (durante gli anni di Bolsonaro) in laboratori di arretramento sociale, usando i pulpiti religiosi come centrali di propaganda politica.
  2. Nelle istituzioni internazionali: Come documentato in diverse inchieste, queste lobby operano attivamente nei corridoi dell'ONU per bloccare risoluzioni sui diritti riproduttivi, sull'educazione sessuale e sulla tutela delle minoranze.
  3. In Europa: Finanzia fondazioni, partiti di destra radicale e campagne di disinformazione volte a minare l'autodeterminazione delle donne e delle persone trans.
Cuba come controtendenza laica
Ciò che rende straordinaria l'esperienza cubana è la modalità di risposta a questa ondata reazionaria. Lo Stato e i movimenti sociali dal basso non hanno ceduto alle pressioni delle gerarchie religiose. Hanno risposto con la partecipazione democratica: oltre 80.000 assemblee di quartiere per discutere, articolo per articolo, una legge che tutela i diritti di bambini, anziani, caregiver e coppie dello stesso sesso. 
Mentre i media occidentali spesso riducono la complessità dei diritti a sterili dibattiti televisivi per dare visibilità a figure intolleranti, il processo cubano dimostra che l'unico modo per sconfiggere il fondamentalismo è smantellare l'ipocrisia gerarchica e mettere la dignità umana al centro del diritto collettivo. 
La battaglia contro l'omofobia e la transfobia non si vince ignorando la dimensione economica e geopolitica che finanzia l'odio. Si vince rivendicando la laicità, la memoria storica e la giustizia sociale. Sempre.
— vanessa mazza TLGBQI+
🌐 Fonti e Approfondimenti
Per garantire la massima trasparenza e permettere a lettori e attivisti di verificare i dati, le tendenze geopolitiche e i flussi finanziari analizzati in questa inchiesta, si riportano di seguito i documenti ufficiali e le principali investigazioni internazionali:
  • Il testo unico della riforma cubana: Per consultare la struttura giuridica, l'estensione del matrimonio egualitario e le tutele della pluralità familiare, è possibile scaricare il testo integrale del nuovo Código de las Familias nella Gaceta Oficial de la República de Cuba.
  • L'inchiesta sul "Dark Money" fondamentalista: I dati relativi ai flussi miliardari e alle strategie delle lobby ultra-conservatrici statunitensi ed europee sono tratti dalla celebre investigazione globale Special Investigation: Global US Christian Right 'Dark Money' di openDemocracy, che mappa oltre 280 milioni di dollari usati per contrastare i diritti di donne e persone LGBTQI+. 
  • I report sui finanziamenti ai movimenti anti-genere: Per comprendere lo squilibrio economico tra i movimenti per i diritti e le centrali reazionarie, si rimanda ai dati analitici del Global Philanthropy Project (GPP), in particolare al report Meet the Moment e ai monitoraggi della task force Responding to Anti-Gender Ideology. 
  • Il monitoraggio internazionale dei diritti civili: Le dinamiche di pressione e ostruzionismo politico all'interno del Palazzo delle Nazioni Unite e dei canali diplomatici globali sono ampiamente documentate e aggiornate nei report annuali di ILGA World (International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association).

venerdì 2 ottobre 2015

"Le nostre vite, la nostra libertà" Laici in piazza a Milano per i diritti.

Megaraduno in piazza del Cannone. Sul palco, a difendere le ragioni di una legislazione laica, oltre a Mina Welby e Beppino Englaro, anche Lella Costa e decine di attori

di ZITA DAZZI

"Le nostre vite, la nostra libertà" è il titolo di una grande manifestazione nazionale che si terrà domani, sabato pomeriggio, alle 14, in piazza del Cannone. Un raduno dedicato alla Laicità e per l'affermazione dei diritti civili in Italia, "un Paese che ancora sconta una pesante sudditanza nei confronti della Chiesa cattolica". Saranno presenti alcuni testimonial d'eccezione come Beppino Englaro, padre di Eluana, protagonista di una lunga battaglia per l'eutanasia, come Mina Welby, che lottò per ottenere lo stesso diritto per il marito, disabile e malato terminale.

Fra gli obiettivi della manifestazione - che ha anche il chiaro scopo di replicare alla mobilitazione del mondo cattolico con i suoi 'Family day' - c'è un lungo elenco di leggi che da tempo la società laica rivendica senza che il parlamento riesca a deliberare sulle varie proposte in discussione. Fra queste leggi, ci sono tutte quelle sulle quali si concentra la polemica politica: da quella per ilmatrimonio gay e il riconoscimento delle unioni civili, da quella sulla fecondazione assistita a quella sul "fine vita", fino alla legge contro l'"omotransfobia" e quella per limitare il finanziamento alle scuole cattoliche.

In piazza e sul palco, a difendere le ragioni di una legislazione laica, oltre alla Welby e a Englaro, anche Lella Costa, Renato Sarti, Matteo B. Bianchi, Elio De Capitani, Massimo Cirri, Don Franco Barbero, Alessandra Faiella, Daniela Fantini, Massimo Depaoli, Marco Cappato, Paolo Hutter, Antonio Capitani, Manuela Doriani, i TriBemolle, i Babb de Menk & The Soul Sisters e tanti altri.

I gruppi promotori della manifestazione sono i 'Sentinelli' di Milano, l'Associazione radicale Certi diritti, l'associazione Enzo Tortora, l'associazione Luca Coscioni, L'unione atei italiana (Uaar) e diverse altre sigle, con l'adesione di Emergency e di tutte le reti e i coordinamenti gay. L'appello per l'evento sta girando in modo virale sui sociale con 30mila invitati e già oltre 5mila adesioni. per informazioni è stata aperta una pagina su Facebook (30mila invitati, 3mila partecipanti fino ad ora) intitolata 'milano3ottobre'.

L'evento per l'affermazione dei principi di laicità e diritti di tutti in piena polemica per la battaglia in Regione contro 'le teorie gender' a scuola e in vista del discusso convegno in Regione per l'affermazione della 'famiglia naturale'. In questo contesto, a Palazzo Marino, sempre domani è stato organizzato - per la prima volta in Italia, 'Leaders for change', un confronto tra manager, professionisti e imprenditori lgbt per fare rete e nel caso italiano promuovere "un'equa applicazione dei diritti umani" facendo in modo "di recuperare il ritardo esistente tra il nostro paese e il resto dell'Europa". Non solo in famiglia, ma anche nel mondo del lavoro e dello sviluppo, cruciale per una vera "smart city". In sala Alessi, professionisti, imprenditori e manager lgbt porteranno le esperienze di successo internazionali per "favorire la comunicazione allo scopo di migliorarne le condizioni sul piano personale, professionale, economico e culturale" ed eliminare ogni gap. Perché anche le città, nel loro processo di evoluzione e cambiamento, possono aiutare le persone - a prescindere dal loro orientamento sessuale - a sviluppare il loro talento e inserirsi al meglio, anche professionalmente.