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giovedì 9 luglio 2026

✒️ Se la civiltà diventa “indottrinamento”: il paradosso della destra sui corsi anti-discriminazione a Milano

Fotografia di una folla festosa al Milano Pride davanti all'Arco della Pace. In primo piano coppie e amici si abbracciano sorridendo, circondati da grandi bandiere rainbow e trans che sventolano sotto un cielo al tramonto.
La piazza del Milano Pride davanti all'Arco della Pace: la risposta più bella di una città aperta, inclusiva e democratica contro chi vorrebbe alzare nuovi muri di intolleranza.

A Palazzo Marino si consuma l’ennesimo cortocircuito culturale: ciò che dovrebbe essere ovvio viene improvvisamente dipinto come sovversivo. Il Consiglio Comunale di Milano ha approvato una delibera di civiltà: un piano di formazione obbligatoria per prevenire e contrastare le discriminazioni, rivolto a tutti i dipendenti comunali che lavorano a contatto con il pubblico, inclusa la Polizia Locale.

Una misura di buon senso, perfettamente in linea con l’articolo 3 della Costituzione: garantire che chi rappresenta lo Stato tratti ogni cittadino con pari dignità.

Eppure, come un riflesso condizionato, è arrivata la protesta della Lega e della destra identitaria. La parola d’ordine? “Indottrinamento”.

🔍 Il grande inganno delle parole ribaltate

L’accusa è talmente paradossale da risultare quasi comica. Quale sarebbe questo presunto indottrinamento? Spiegare a un agente di non umiliare una persona trans, di non ignorare una coppia omogenitoriale, di non trattare un cittadino straniero come un sospetto per definizione? Questa non è propaganda. Questa è educazione civica. Questa è professionalità.

La retorica dell’“indottrinamento” rivela un’ironia politica profonda: a gridare allo scandalo sono spesso gli stessi ambienti che difendono con fervore dogmi religiosi, moralismi di facciata e modelli culturali rigidi. Quando chi ha costruito la propria identità politica sul catechismo accusa altri di manipolazione ideologica, la critica perde peso e diventa quasi un autogol.

📚 A cosa serve davvero l’ora di religione?

Se insegnare il rispetto delle minoranze è “lavaggio del cervello”, allora dovremmo interrogarci su ben altre istituzioni. L’ora di religione cattolica nelle scuole pubbliche — finanziata dallo Stato e basata su programmi stabiliti da una gerarchia ecclesiastica — non viene mai definita indottrinamento. Il catechismo va bene. La Costituzione, invece, no.

La destra continua a mostrarsi allergica all’evoluzione culturale della società. Per loro, formare un dipendente pubblico a riconoscere fragilità sociali e a evitare abusi verbali significa “cedere all’ideologia”. In realtà, significa ridurre conflitti, prevenire ricorsi, costruire una città più sicura per tutte e tutti.

🌉 Costruire ponti contro chi alza muri

Mentre la propaganda reazionaria inventa minacce inesistenti per alimentare paura e divisione, Milano sceglie un’altra strada: quella della responsabilità istituzionale. Insegnare il rispetto non cancella le differenze: impedisce che diventino strumenti di esclusione, violenza o mobbing. Le nuove generazioni hanno bisogno di modelli di inclusione, non di predicatori d’odio arroccati sui propri privilegi.

Chi si oppone alla formazione antidiscriminatoria non difende la libertà: difende i propri pregiudizi. Ma la storia non aspetta nessuno. E i diritti non si fermeranno davanti alla paura del futuro.

— vanessa mazza TLGBQI+

Fonti e Approfondimenti
  • Sulla cronaca e le reazioni politiche della delibera:
    • Leggi la notizia su Gay.it — Articolo completo sulla polemica dei corsi anti-discriminazione approvati a Milano.
    • Leggi la notizia su MilanoToday — Discussione, commenti e dettagli del provvedimento approvato dal Consiglio Comunale.
  • Sull'iter della delibera in Consiglio Comunale:

sabato 22 novembre 2025

Ornella Vanoni (1934–2025), voce e volto della cultura italiana: dalla scena teatrale al mito musicale.


Ornella Vanoni, nata a Milano il 22 settembre 1934, è stata una delle figure più longeve e autorevoli della cultura italiana. La sua carriera, durata oltre settant’anni, ha attraversato teatro, cinema e musica, trasformandola in un simbolo nazionale.
Dalle scene teatrali al canto

Formata al Piccolo Teatro sotto la guida di Giorgio Strehler, Vanoni debuttò nel 1956 con Sei personaggi in cerca d’autore. La disciplina teatrale le fornì un approccio interpretativo unico, che avrebbe poi portato nella musica.
Le “canzoni della mala”

Alla fine degli anni ’50 si impose con le celebri canzoni della mala, ballate ispirate alla cronaca nera milanese. Fu un repertorio anticonvenzionale che la rese subito riconoscibile e diversa dalle altre interpreti dell’epoca.
Successi musicali

Negli anni ’60 e ’70 consolidò la sua fama con brani entrati nella memoria collettiva: “Senza fine”, “Una ragione di più”, “L’appuntamento”, collaborando con autori come Gino Paoli e avvicinandosi alla bossa nova e al jazz. La sua voce intensa e sensuale raccontava un’Italia in trasformazione.
Versatilità artistica

Parallelamente alla musica, Ornella recitò in film e partecipò a programmi televisivi, confermando la sua versatilità. Con oltre cento album pubblicati, ha attraversato generazioni, reinventandosi senza mai perdere autenticità.
Gli ultimi anni

Negli ultimi decenni ha continuato a esibirsi e a collaborare con artisti più giovani, mantenendo un legame forte con il pubblico. La sua scomparsa il 21 novembre 2025, a Milano, segna la fine di un’epoca.

Conclusione

Ornella Vanoni è stata molto più di una cantante: un’artista capace di trasformare fragilità in forza e intimità in racconto collettivo. La sua voce resterà parte integrante della memoria culturale italiana.



venerdì 21 novembre 2025

“Indietro non si torna: memoria e lotta nel racconto di Monica J. Romano”


“Indietro non si torna” è il titolo del nuovo libro di Monica J. Romano, pubblicato da TEA nella collana Gli Strilli.

Monica J. Romano, nata a Milano nel 1979, è attivista, scrittrice e politica. Ha iniziato il suo percorso di affermazione di genere nel 1998 e nel 2006 ha ottenuto il riconoscimento legale del suo nome e genere. Laureata in Scienze Politiche con una tesi sulla discriminazione delle persone transgender, ha poi conseguito un master in Gender Equality e Diversity Management.

Da oltre vent’anni è impegnata nei movimenti per i diritti delle persone transgender e LGBT+. Nel 2021 è diventata la prima donna transgender eletta al Consiglio comunale di Milano, dove oggi è Vicepresidente della Commissione Pari Opportunità e Diritti Civili e della Commissione Speciale contro i discorsi d’odio.

Autrice di saggi e romanzi che raccontano la vita e le sfide delle persone transgender (Diurna. La transessualità e il lavoro, Trans. Storie di ragazze XY, L’altra metà del cielo), con Indietro non si torna intreccia la sua vicenda personale con la memoria collettiva della comunità LGBT+.

Dalla marginalità alla rappresentanza, dalla violenza alla dignità: il suo percorso è un ponte che ci ricorda che i diritti non sono concessioni, ma conquiste.

📚 Un libro necessario, che restituisce forza e visibilità a chi continua a lottare per un futuro di uguaglianza.

sabato 11 ottobre 2025

This Will Not End Well di Nan Goldin: un viaggio visivo tra intimità, dolore e resistenza




Fin dagli anni ’70, Nan Goldin ha rivolto il suo obiettivo verso chi viveva ai margini, documentando con empatia e intimità la vita delle persone transgender e drag queen, in un’epoca in cui la loro esistenza era spesso invisibile o stigmatizzata. L'ultima grande mostra di questa artista si è tenuta nel 2017 presso la Triennale — in cui ho attraversato le sale della Triennale di Milano, Museo di Arte Contemporanea. Lì, immersa nel buio vibrante della mostra The Ballad of Sexual Dependency.


Non era solo una proiezione. Era un battito. Un respiro collettivo. Un montaggio di vite che si amano, si perdono, si cercano. Corpi queer, fragili, incandescenti. Amici, amanti, sorelle. La sua ballata non è nostalgia: è urgenza. È un grido che non chiede il permesso.

In quel buio, ho sentito che la fotografia può essere un atto político. Un modo per dire: io ti vedo, ti riconosco, ti custodisco.

Con la sua fotografia, Goldin ha costruito un archivio di resistenza e memoria queer, molto prima che il mainstream si accorgesse di queste vite. Le sue immagini non sono mai voyeuristiche: sono lettere d’amore, atti di solidarietà, testimonianze di esistenza.

“Erano le mie sorelle, la mia famiglia, la mia tribù” – Nan Goldin

In un mondo che ancora oggi uccide chi osa brillare fuori dai binari, queste immagini sono resistenza. Sono memoria queer. Sono carezze che gridano.

Dal 11 ottobre 2025 al 15 febbraio 2026, il Pirelli HangarBicocca di Milano ospita la prima retrospettiva dedicata a Nan Goldin come filmmaker. Non una semplice mostra fotografica, ma un villaggio immersivo di slideshow, installazioni sonore e padiglioni architettonici che trasformano lo spazio in un’esperienza emotiva e sensoriale.
Questa non finirà bene. E va bene così.

Nan Goldin ci avverte: This Will Not End Well. Ma forse non deve finire. Forse deve bruciare, continuare, disturbare. Le sue immagini non cercano pace: cercano verità. E la verità, quando è queer, quando è fragile, quando è scomoda, non si lascia incorniciare.

Se anche tu hai amato qualcuno che il mondo non voleva vedere, questa mostra è per te.

giovedì 9 ottobre 2025

COMUNICATO STAMPA TRANS LIVES MATTER MARCH 2025 – A MILANO LA QUARTA EDIZIONE DELLA MARCIA PER LE VITE TRANS


Domenica 23 novembre, alle ore 16, Milano tornerà a riempirsi di voci, bandiere e corpi liberi con la quarta edizione della TRANS LIVES MATTER MARCH, organizzata da ACET – Associazione per la Cultura e l’Etica Transgenere in collaborazione con lo Sportello Trans di ALA Milano Onlus.

Nata nel 2022 da un’idea di Monica J. Romano e Antonia Monopoli, attiviste di lungo corso e figure di riferimento del movimento trans italiano, la marcia milanese è oggi uno degli appuntamenti più significativi nel panorama nazionale per i diritti e la dignità delle persone trans.

Quest’anno la manifestazione assume un significato ancora più profondo: la comunità trans marcerà anche a sostegno del popolo palestinese, vittima di una tragedia umanitaria che non può lasciarci indifferenti.

Nel dolore di chi subisce violenza e oppressione, riconosciamo la stessa domanda di libertà e giustizia che anima le nostre battaglie quotidiane. “Le nostre lotte non si fermano ai confini dell’identità. Sono lotte per la vita, per la pace, per la libertà di ogni essere umano” – dichiarano le realtà organizzatrici.

La TRANS LIVES MATTER MARCH è un evento laico, pacífico e inclusivo, aperto a cittadine e cittadini, associazioni, istituzioni, sindacati e movimenti che credono nell’uguaglianza dei diritti e nella libertà di espressione di ogni persona.

Il corteo partirà da Piazza Oberdan alle 16:30, attraversando le vie del centro cittadino in un percorso di memoria, solidarietà e orgoglio. “Marciamo per affermare che le persone trans esistono, resistono e meritano di vivere senza paura. E lo facciamo da Milano, una città che continua a scegliere l’umanità come bussola”


 – Si legge nella nota di ACET e Sportello Trans ALA Milano.
Appuntamento: domenica 23 novembre 2025, ore 16, Piazza Oberdan – Milano (MM Porta Venezia)

Hashtag ufficiali: #TransLivesMatter #TLMMilano #FreePalestine
Contatti stampa: info@associazionetransgenere.org
Promosso da: ACET – Associazione per la Cultura e l’Etica Transgenere
In collaborazione con: Sportello Trans ALA Milano Onlus

venerdì 22 giugno 2018

Il programma della Pride Week è ufficialmente partito con il Festival Mix Milano di Cinema Gaylesbico e Queer Culture:da ieri giovedì 21 a domenica 24 giugno. Teatro Strehler e il Teatro Studio Melato.

L'edizione numero 32 per il Festival Mix Milano di Cinema Gaylesbico e Queer Culture: festival che, giunto alla sua 32° edizione. Fondato nel 1986 come rassegna di cinema dal nome “Uno sguardo diverso” da CIG, Altro Martedì, Babilonia e A.S.A. , già dalla sua prima edizione si proponeva quindi come una manifestazione culturale trasversale che, puntando sulla valorizzazione della cinematografia indipendente, da un lato raccoglieva le istanze di rivendicazione e affermazione dell’intera comunità LGBTQI, e dall’altro ne anticipava le tendenze e ne promuoveva il riscatto politico e sociale.



Dal 1986 a oggi, pur non perdendo le sue radici originarie di impegno politico e radicamento territoriale, il Festival si è trasformato, rappresentando simbolicamente l’attraversamento di identità che l’intera comunità LGBTQI ha percorso negli ultimi 30 anni. Mix Milano rappresenta una delle più importanti rassegne di cinema tematico a livello internazionale e che vedrà anche quest’anno la partecipazione di numerosi ospiti nazionali e internazionali.

Manifestazione organizzata dall’Associazione culturale Mix Milano con il patrocinio del Comune di Milano e con il contributo del locale assessorato alla Cultura.

Ideato da Giampaolo Marzi, diretto e prodotto da Debora Guma, Rafael Maniglia e Andrea Ferrari.

L’evento conclusivo, domenica 24 giugno, vedrà invece la partecipazione straordinaria della regista Trudie Styler, moglie di Sting e del giovane attore Alex Lawther (“The End Of The F***ing World”) protagonista di “Freak Show”, oltre all’incursione della controversa star del web Martina Dell’Ombra. Per il secondo anno di fila, inoltre, tutti gli appuntamenti del festival sono ad ingresso gratuito con tessera dell’associazione culturale Mix Milano (la si può avere con una donazione a partire da 10 euro).

Una selezione di 50 titoli suddivisi nelle tradizionali sezioni Lungometraggi, Documentari e Cortometraggi, viene valutata da tre giurie composte da esperti/e e critici/che di cinema chiamati a scegliere le migliori opere cinematografiche a tematica LGBT. Anche il pubblico può esprimere la propria preferenza eleggendo il Miglior Lungometraggio attraverso l’app ufficiale del Festival Mix Milano 2018 per smartphone e tablet. Mentre il magazine online Cultweek assegna una menzione speciale ad uno dei lungometraggi in concorso.

Un ulteriore riconoscimento, quest’anno, è offerto da laF - tv del Gruppo Feltrinelli - che consegna il Premio MIX laFal miglior documentario in concorso (in palio la messa in onda del vincitore sul canale) e propone l’anteprima nazionale in sala dell’ultimo episodio di Love Me Gender (domenica 24, ore 18.00, Teatro Studio Melato). Tra le altre nuove media partnership di questa edizione, anche Sky Arte, che presenta fuori concorso il primo episodio del documentario Gay Revolution – Il secolo arcobaleno, il racconto degli anni nascosti della cultura gay prima della celebre rivolta dello Stonewall (venerdì 22, ore 20.00, Teatro Studio Melato).

venerdì 22 novembre 2013

VARIABILI UMANE, uno spettacolo della Atopos Compagnia Teatrale. Un viaggio nei meandri del genere, dell'amore e della sessualità.


Premio Tuttoteatro.com alle Arti Sceniche "Dante cappelletti" 2010
VARIABILI UMANE
progetto e regia di Marcela Serli
drammaturgia Marcela Serli e Davide Tolu
da un'idea di Irene Serini

con Gabriella Basso Ricci, Cesare Benedetti, Noemi Bresciani, Alessio Claciolari, Laura Caruso, Marco Caserta, Gianluca Di Lauro, Andrea Forzani, Hervé Guerrisi, Giulia Lunaspina, Matteo Manetti, Antonia Monopoli, Maxine Na'vi, Sheina Pecchini, Marta Pizzigallo, Gaia Saitta, Beatrice Schiros, Irene Serini

Compagnia Atopos

"Abbiamo infranto la legge dell'uomo
Donne non femmine, uomini non maschi
Madri senza utero, padri senza seme
E poi tutti gli altri, sia in scena che fuori
Guardami
Cosa devo fare per farmi amare?"

Video realizzato da Alberto Sansone.

Fino a domenica pomeriggio al teatro Ringhiera di Milano
Da giovedì 21 a domenica 24 novembre
Da giovedì a sabato ore 20.45
Domenica ore 16


lunedì 18 marzo 2013

Milk Progetto T! - Trans* at Work, Storie di Vita e di Lavoro

Precarietà ... Transfobia ... Mobbing... Discriminazione... Assunzioni ...Documenti ... Identità di Genere ...

...Le trasformazioni del lavoro, il cambiamento di una società che impone un lavoro più individualizzato e flessibile, stanno gradualmente erodendo il vecchio sistema organizzativo delle tutele, rendendo sempre più ricattabili le lavoratrici e i lavoratori portatori di una differenza rispetto ad un paradigma sempre più escludente.

Questa è una realtà purtroppo ben nota alle persone trans* che incontrano barriere all'ingresso del mercato del lavoro che spesso sembrano insuperabili.

Dopo aver fornito alcune definizioni preliminari utili alla comprensione della tematica e una panoramica sugli aspetti normativi, proporremo un confronto a partire da esperienze concrete di persone trans* che hanno vissuto o che ancora stanno vivendo quella che, senza mezzi termini, possiamo definire una vera e coraggiosa “sfida dell'integrazione sociale”.

- Monica Romano

Giovedì 21 Marzo --- Ore 20:30
Sede Milk / Il Guado -- via Soperga 36 , ang. Viale Brianza
MM1 Loreto -- MM2 Loreto , Caiazzo , Centrale -- MM3 Centrale

Ingresso Libero

Vi attendiamo in tanti!

Milk Staff

Fonte:https://www.facebook.com/events/139879439520825/

venerdì 31 agosto 2012

Addio al cardinale Martini, simbolo della Chiesa del dialogo

‎"Non è male che due omosessuali abbiano una certa stabilità di rapporto e quindi in questo senso lo Stato potrebbe anche favorirli. Non condivido le posizioni di chi, nella Chiesa, se la prende con le unioni civili" (Carlo Maria Martini) http://espresso.repubblica.it/dettaglio/il-cardinale-martini-io-e-i-gay/2177168


Milano, 31 ago. (Adnkronos/Ign) - E' morto il cardinale Carlo Maria Martini. Ne dà notizia l'arcidiocesi di Milano. Il porporato era ricoverato presso l'infermeria dell'Aloisianum, l'Istituto universitario di studi filosofici della Compagnia di Gesù a Gallarate, in provincia di Varese.

Se ne va ''un maestro dell'annuncio e della testimonianza del Vangelo nella nostra epoca. Un Padre della Chiesa dei nostri tempi'' ha detto all'Adnkronos padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede.


''Ricordo i due pilastri della sua spiritualità: la parola di Dio e gli esercizi spirituali di Sant'Ignazio di Loyola - prosegue padre Lombardi - erano la sua radice come gesuita. Nella scuola della ricerca di Dio in tutte le cose''. ''La sua lezione - sottolinea - è anche essere stato una persona capace di avvicinarsi a tutti, aperto al dialogo senza riserve. Grande capacità di trovare punti d'incontro con gli altri''. Martini, conclude, ''si era preparato nella fede a questo incontro con Dio. Il Papa è informato, ha seguito con le sue preghiere l'agonia del cardinale''.


Le condizioni del cardinale, 85 anni, da tempo malato di Parkinson, si erano aggravate ed era entrato in fase terminale. ''Dopo un'ultima crisi, cominciata a metà agosto, non è più stato in grado di deglutire né cibi solidi né liquidi. Ma è rimasto lucido fino all'ultimo e ha rifiutato ogni forma di accanimento terapeutico", ha detto all'Adnkronos Salute il neurologo Gianni Pezzoli, responsabile del Centro per la malattia di Parkinson e i disturbi del movimento degli Istituti clinici di perfezionamento (Icp) di Milano, che da anni ha avuto in cura l'arcivescovo emerito di Milano. Il neurologo, cofondatore e presidente dell'Associazione italiana parkinsoniani (Aip), ha seguito l'arcivescovo emerito "negli ultimi 10 anni" e l'ha visto anche questa mattina.


Nel 2002 il cardinal Martini aveva scelto di vivere a Gerusalemme ed è tornato in Italia nel 2008 "per complicanze non necessariamente legate alla sua patologia. Va infatti considerata anche l'età anagrafica", ha precisato Pezzoli. "Fino al rientro in Italia le sue condizioni sono rimaste discrete, ma il cardinale ha cercato di vivere una vita normale fino all'ultimo, praticamente fino all'ultima crisi".


"Dopo un episodio di disfagia acuta - ha continuato il neurologo - il cardinal Martini non è più stato in grado di deglutire nulla ed è stato sottoposto a terapia parenterale idratante. Ma non ha voluto alcun altro ausilio: né la Peg, il tubicino per l'alimentazione artificiale che viene inserito nell'addome, né il sondino naso-gastrico. E' rimasto lucido fino alle ultime ore e ha rifiutato tutto ciò che ritiene accanimento terapeutico".


L'arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, ha raccomandato a ''tutti i fedeli della Diocesi e a quanti l'hanno caro speciali preghiere, espressione di affetto e di vicinanza in questo delicato momento''.


Entrato nella Compagnia di Gesù a soli 17 anni, sacerdote a 25, il cardinale Martini è stato rettore del Pontificio Istituto Biblico e poi della Pontificia Università Gregoriana, prima di diventare arcivescovo di Milano nel 1980, ruolo che ha coperto fino al 2002. Tra le sue iniziative più importanti l'introduzione in Diocesi della ''Scuola della Parola'', per accostare i laici alla Sacra Scrittura con il metodo della Lectio divina, e la ''Cattedra dei non credenti'', serie di incontri rivolti a persone in ricerca della verità.


Immediata la reazione del web, soprattutto su Twitter, alla notizia della morte del cardinal Martini. Sono decine al minuto i tweet che si susseguono, molti improntati al rispetto per la sua fine anche se non mancano "microriflessioni" sulla scelta dell'arcivescovo emerito di Milano di evitare forme di accanimento terapeutico; colpisce però, in controtendenza con l'abituale tendenza alla dissacrazione dei social media (che comunque si trova, banalmente legata all'omonimia con un noto liquore usato per l'aperitivo) il notevole rispetto per la morte del cardinale.


"Morto il cardinal #Martini. Senza quella spettacolarizzazione del dolore vista in occasione di altre dipartite eccellenti nella Chiesa", recita Adil. "Grande rispetto per il Cardinal Martini che ha rifiutato ogni accanimento terapeutico. E il pensiero va a Eluana Englaro", sottolinea Enrico repetti, uno tra le centinaia di tweet sullo stesso tenore, tra cui "L'addio del card. Martini ci lascia un'eredità importante: quella di poter scegliere liberamente il rifiuto dell'accanimento terapeutico", a firma nickfran. Anche se la massima parte dei tweet sottolinea la scelta finale del cardinale, non mancano numerosi commenti al suo ruolo di "vescovo del dialogo".

Fonte:http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Si-aggravano-le-condizioni-del-card-Martini-Ha-detto-no-a-accanimento-terapeutico_313648542060.html


venerdì 5 agosto 2011

(Repubblica.it) Bocconi, studente sospeso un anno per scritte e insulti contro i gay


Bocconi, studente sospeso un anno per scritte e insulti contro i gay
Aveva minacciato un ragazzo e lasciato scritte razziste in bacheca. La decisione del consiglio di facoltà. L’associazione degli omosessuali di ateneo: “Messaggio di speranza dopo la bocciatura della legge anti discriminazione alla Camera”

di LUCA DE VITO

MILANO - Linea dura della Bocconi contro le aggressioni omofobe in ateneo. Il consiglio di facoltà ha deciso di sospendere per un anno intero l’autore delle scritte e degli insulti che tre mesi fa hanno preso di mira gli iscritti all’associazione Best (Studenti Bocconi Equal Students). «Lo studente responsabile è stato identificato, sottoposto a provvedimento disciplinare e portato avanti al consiglio di facoltà», ha fatto sapere ai membri dell’associazione il consigliere delegato della Bocconi Bruno Pavesi.

Una decisione senza precedenti, quella presa dall’ateneo, dettata dalle regole dell’Honor Code introdotto da circa un anno in via Sarfatti. E una decisione che arriva quasi in contemporanea con la bocciatura della legge contro l’omofobia alla Camera. Una coincidenza, questa, che non è sfuggita ai ragazzi del Best che hanno visto il provvedimento dell’università come «un messaggio di speranza agli studenti bocconiani e non solo» arrivato dopo il «voto circa le pregiudiziali di incostituzionalità in relazione al ddl». Gli studenti dell’associazione, in merito alla decisione presa, si dichiarano «soddisfatti delle misure prese da parte dell’Università Bocconi contro l’individuo in questione e si augurano che procedimenti come questo non debbano più ripetersi».

Gli episodi a cui si riferisce il provvedimento sono due. A Maggio un ragazzo dell’associazione era stato aggredito verbalmente e minacciato mentre cercava di evitare che strappassero i suoi manifesti, al quarto piano di via Sarfatti. Dopo un paio di settimane, alcuni poster del Best sono stati trovati imbrattati con scritte inneggianti all’olocausto: 'i froci si curano a Zyklon b' e 'l’hiv la vostra punizione'. Le indagini della commissione — effettuate anche attraverso l’osservazione dei nastri delle telecamere a circuito chiuso — hanno portato all’individuazione di un unico responsabile per entrambi i casi. Bocche cucite sulla sua identità, ma la punizione è stata tra le più dure: sospensione per un anno dall’Università con conseguente perdita delle sessioni di esami.

Il regolamento a cui hanno fatto riferimento i commissari parla chiaro. Tra le tipologie di comportamenti sanzionabili previsti dal codice d’onore c’è infatti il «causare un pregiudizio o un pericolo di pregiudizio all’incolumità fisica o morale di altre persone». Ergo, le offese e le aggressioni omofobe non sono comportamenti che possono essere tollerati dall’ateneo. Adesso l’aggressore non soltanto non potrà dare esami per un anno, ma porterà nel suo curriculum una macchia indelebile: tutte le sanzioni disciplinari sono infatti registrate nella carriera scolastica dello studente e vengono trascritte nei fogli di congedo e in sede di determinazione del voto finale di laurea.

Non è la prima volta che l’ateneo ricorre a provvedimenti disciplinari. Sanzioni più leggere sono state comminate a chi è stato sorpreso a copiare esami o tesi di laurea, ma anche a chi ha avuto comportamenti che non avevano a che fare con la didattica. Come quando alcuni studenti norvegesi sono stati puniti per aver sfasciato le stanze di un pensionato studentesco dopo essersi ubriacati. Oppure come quando i frequentanti di un corso extracurriculare di etica sono stati colti sul fatto mentre si firmavano le presenze obbligatorie, per coprirsi le assenze a vicenda.

Fonte:http://www.radicalimilano.it/public/Rassegna-Stampa/visua.asp?dati=ok&id=5058