 |
| A sinistra l'influencer cisgender Bianca Barreto, condannata a due anni di reclusione, e a destra la deputata federale Duda Salabert: un verdetto storico che demolisce l'impunità della transfobia social in Brasile. |
Chi pensa che la transfobia sia un gioco social a costo zero farebbe bene a guardare cosa sta succedendo in Sudamerica. Dal Brasile arriva una sentenza che squarcia il velo dell'impunità e ridefinisce i confini della responsabilità penale: una influencer cisgender è stata condannata a due anni di reclusione per aver usato i pronomi maschili come arma di delegittimazione contro Duda Salabert, la deputata federale trans più votata nella storia del Minas Gerais — il vasto e strategico Stato dell'entroterra nel Sud-Est del Brasile, secondo per numero di abitanti e culla economica del Paese. Questa vittoria, unita al definitivo risarcimento economico imposto ai vertici della destra reazionaria, dimostra che quando le minoranze conquistano il potere istituzionale attraverso il lavoro reale, la vendetta reazionaria esplode, ma anche che la giustizia può trasformarsi in un ariete contro l'arroganza del patriarcato confessionale.
Le aule giudiziarie tracciano una linea di demarcazione netta: il misgendering e l'insulto identitario non sono "libertà di espressione", sono reati penali.
La condanna dell'influencer: i pronomi come arma di discriminazione
L'ultimo capitolo di questa guerra culturale si è consumato presso il Tribunale di Salvador, dove la giudice Eduarda de Lima Vidal ha condannato l'influencer cisgender Bianca Barreto a due anni di reclusione e al pagamento di una multa di 20.000 reais. La decisione, riportata dalle testate internazionali come Yahoo News, punisce la pubblicazione di video in cui l'influencer incitava deliberatamente i suoi follower a rivolgersi a Duda Salabert utilizzando esclusivamente pronomi maschili. La sentenza è storica: i giudici hanno stabilito che l'uso pejorativo intenzionale del genere opposto all'identità autodeclarata costituisce un attacco alla dignità umana. Smontando la solita retorica della destra globale, la magistratura ha chiarito che l'odio verbale organizzato da persone cisgender contro i corpi trans non rientra nel perimetro della normale libertà di opinione. Una lezione giuridica enorme, che fa tremare i creatori di odio online che fino a ieri si credevano intoccabili dietro lo schermo di uno smartphone.
Il risarcimento di Nikolas Ferreira: quando il fango politico si paga caro
Questa condanna non arriva dal nulla, ma segue la definitiva capitolazione legale di uno dei volti più aggressivi della destra bolsonarista: il deputato Nikolas Ferreira. Quando entrambi erano consiglieri comunali a Belo Horizonte, la capitale di Minas Gerais, Ferreira ha costruito la propria visibilità aggredendo sistematicamente la dignità di Salabert, rifiutandosi di riconoscerla come donna.
La giustizia brasiliana ha esaurito ogni grado di giudizio, respingendo i ricorsi di Ferreira e costringendolo a depositare definitivamente un risarcimento di circa 65.500 reais (comprensivo di rivalutazioni e danni morali) a favore della deputata. Vedere l'esponente di punta della reazione confessionale costretto a pagare di tasca propria per le proprie offese dimostra che l'uso politico del pulpito e della religione per discriminare e conservare la poltrona può e deve essere sanzionato con la massima severità. Chi è Duda Salabert: una vita di servizio e impegni reali
 |
| Duda Salabert: la sua ascesa nelle istituzioni brasiliane ridefinisce la lotta per i diritti civili e i bisogni materiali dei cittadini, scardinando l'impunità dei movimenti reazionari. |
Per capire perché Duda Salabert sia così temuta dai reazionari, bisogna guardare oltre la sua identità di genere e analizzare la sua storia. Prima di diventare un simbolo politico, Duda è stata per oltre vent'anni una stimata professoressa di letteratura. La sua dedizione alla società civile si è tradotta nella fondazione di Transvest, una ONG pionieristica dedicata a offrire istruzione, corsi professionali e supporto concreto alle persone trans e travestite per sottrarle alla marginalità sociale.Nel suo mandato parlamentare, Salabert ha risposto ai bisogni materiali e drammatici di tutti i brasiliani, indipendentemente dal loro orientamento. Ha firmato e fatto approvare storici progetti di legge, come l'obbligatorietà di acqua potabile e servizi igienici di base in tutte le scuole pubbliche, un intervento strutturale che ha strappato migliaia di bambini delle periferie dalla degradazione. Impegnata in prima linea nella lotta all'AIDS, nell'assistenza sanitaria e, più recentemente, nel portare alla luce gravi denunce di abuso sui minori e pedofilia istituzionale presso il Consiglio Nazionale di Giustizia, Duda rappresenta il prototipo della politica del fare. Una competenza radicata nel territorio che risolve problemi concreti, lasciando a bocca asciutta i suoi detrattori.
Il lavoro delle parlamentari trans: l'efficacia contro il vuoto
Duda Salabert non è sola. La politica brasiliana sta vivendo una primavera di rappresentanza transessuale che sta surclassando per produttività legislativa la vecchia classe politica. Figure come Erika Hilton, deputata federale eletta a San Paolo e capogruppo parlamentare, si sono distinte per aver guidato la prima commissione d'inchiesta sui crimini d'odio e per aver blindato i bilanci pubblici destinati alle case di accoglienza per giovani cacciati di casa. Insieme alla deputata Dandara, hanno recentemente depositato il disegno di legge permanente per la Politica Nazionale dei Diritti delle Persone LGBTQ+, creando una rete di protezione che trasforma i diritti da concessioni temporanee a tutele di Stato inamovibili.
Mentre queste donne lavorano e producono leggi, una folta schiera di parlamentari conservatori di professione non produce assolutamente nulla. Politici come Ferreira, incapaci di proporre miglioramenti reali alle vite dei loro stessi elettori, usano i corpi delle persone trans come un feticcio, un perfetto capro espiatorio. Sanno benissimo che per mantenere i propri privilegi e conservare la poltrona parlamentare devono nutrire, solleticare e risvegliare quella transfobia viscerale e quell'omofobia latente che molti cittadini portano dentro, nel profondo dell'anima, a causa di secoli di oppressione culturale e religiosa. Non potendo offrire pane, scuole o ospedali, offrono odio.
La legge sull'omotransfobia e lo specchio spietato per l'Italia
La spina divisoria di questa resistenza legale si fonda su una decisione storica del Supremo Tribunal Federal (STF) del giugno 2019, che attraverso la sentenza ADO 26 ha equiparato l'omofobia e la transfobia al reato di razzismo, rendendole crimini penali non prescrivibili. Il paradosso brasiliano resta brutale: è il Paese che elegge il maggior numero di trans alle istituzioni ed è contemporaneamente il Paese con il più alto tasso di omicidi trans al mondo, una violenza sistemica denunciata dalla stessa deputata nel caso delle schedature illegali della polizia. Eppure, questo laboratorio di sangue e diritti offre uno specchio spietato in cui guardarci. Uno scenario che noi, nel contesto politico italiano attuale, non vedremo ancora per molto tempo. In Italia non abbiamo nessuna figura transessuale con una tale rilevanza nazionale, forza elettorale e corazza istituzionale in grado di sedere in Parlamento e sfidare i vertici dello Stato. Mentre la destra di Giorgia Meloni smantella le carriere alias e strizza l'occhio alle associazioni ultra-cattoliche, il movimento LGBTIQA+ italiano è orfano di una rappresentanza parlamentare diretta, dirompente e focalizzata sui bisogni materiali del popolo. Il Brasile ci insegna che occupare fisicamente le stanze del potere, attraverso il lavoro, la competenza e l'uso inflessibile delle leggi, è l'unica via per non essere cancellati.
Di Vanessa Mazza — Libera pensatrice, cittadina e attivista transessuale (Milano, Lombardia, Italy)
🔗 Fonti dell'inchiesta e approfondimenti giornalistici:
Nessun commento:
Posta un commento