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| Il celebre affresco del dio Priapo che contrappesa il proprio membro con un sacco pieno di monete d’or, visibile all'ingresso della Casa dei Vettii a Pompei. |
Di Vanessa Mazza — Libera pensatrice, cittadina e attivista transessuale (Milano, Lombardia)
Piccola introduzione storica: a differenza del mondo contemporaneo, dove la nudità esplicita è considerata un tabù o una volgarità, nell'antichità classica il fallo aveva un significato opposto. Non evocava oscenità, bensì una potente funzione scaramantica: era un rimedio infallibile per allontanare la sfortuna, attirare la ricchezza e proteggere le famiglie.
Facciamo un salto indietro nel tempo ed eliminiamo per un attimo il moralismo moderno. Se oggi camminassimo per le strade di una metropoli e vedessimo peni giganti scolpiti sulle porte delle banche, appesi al collo dei neonati o trasformati in simpatici scacciapensieri da balcone, grideremmo allo scandal o alla follia. Eppure, per i nostri stimatissimi e serissimi antenati romani, tutto questo non era solo normale: era una rigorosa misura di sicurezza.
Sì, perché nell'antichità il fallo non era affatto un simbolo di volgarità o di pura trasgressione erotica. Era, prima di tutto, il più potente scudo scaramantico a disposizione dei cittadini contro la iella, l'invidia e il malocchio.
Il dio Fascinum e l'ossessione per la iettatura
I Romani erano un popolo profondamente superstizioso. Il termine "fascinatio" indicava l'atto di lanciare il malocchio attraverso uno sguardo invidioso (l'invidia per il benessere altrui). Per difendersi da questa forza oscura, si affidavano a una divinità minore chiamata Fascinus, che era la personificazione stessa del fallo eretto.
Il culto di questa divinità era così istituzionale e sacro che la sua custodia era affidata nientemeno che alle Vestali, le sacerdotesse più importanti di Roma, che ne conservavano l'effigie nel cuore del tempio sulla Velia. Il principio magico era semplice: lo sguardo maligno dello iettatore doveva essere distratto, confuso e respinto da qualcosa di talmente vistoso, vitale e bizzarro da annullare l'influsso negativo. E cosa c'era di meglio di un organo maschile monumentale?
Pompei e l'invasione dei falli alati
Chiunque abbia visitato gli scavi archeologici di Pompei o il Gabinetto Segreto del Museo Archeologico Nazionale di Napoli lo sa bene: i Romani hanno disseminato le loro città di testimonianze itifalliche. All'ingresso della famosa Casa dei Vetti, ad esempio, accoglie i visitatori un affresco del dio Priapo intento a pesare il suo enorme membro su una bilancia, contrappesato da un sacco pieno di monete d'oro. Un sobrio augurio di ricchezza e prosperità commerciale per i padroni di casa.
Ma la vera fantasia pop degli antichi romani si esprimeva nei "tintinnabula". Si trattava di campanelli bronzei da appendere fuori dalle botteghe e dalle case che, mossi dal vento, tintinnavano per spaventare gli spiriti maligni. La forma? Generalmente un fallo monumentale dotato a sua volta di ali, zampe di leone e, talvolta, persino di un secondo fallo più piccolo utilizzato come coda. Una vera e propria ingegneria scaramantica.
Dai generali trionfanti ai bambini: un amuleto per tutti
Nessuno era escluso dal rito protettivo del Fascinum:
- I bambini romani, considerati i soggetti più deboli e vulnerabili alle malattie e alle invidie, indossavano al collo fin dalla nascita la "bulla", una capsula che conteneva piccoli amuleti a forma di pene in oro, argento o osso per proteggerli durante la crescita.
- I generali vittoriosi, durante le sfarzose sfilate di trionfo lungo le vie di Roma, portavano un grande fascinum di legno legato sotto il proprio carro da guerra. Serviva a proteggere il condottiero dall'orgoglio eccessivo (la superbia) e dall'inevitabile invidia della folla acclamante.
Una risata storica contro i nostri tabù
Rileggere la storia antica sotto questa lente ci regala una bellissima ironia. Secoli di severità, censure e moralismi ci hanno abituati a nascondere e demonizzare la nudità e l'anatomia, associandole esclusivamente al peccato o al proibito. I Romani, con la loro pragmatica ironia, ci ricordano invece che ciò che genera la vita non può fare paura; semmai, può essere usato per farsi una sana risata in faccia alla sfortuna.
La prossima volta che vedete qualcuno toccare un cornetto rosso napoletano, ricordategli da dove arriva quella forma: è solo il timido erede superstizioso di un gigantesco, alato e glorioso fascinum romano.
Fonti storiche e approfondimenti:
- Finestre sull'Arte: Il Fascinus, l'amuleto fallico romano contro il malocchio — Uno studio dettagliato sulla diffusione dei tintinnabula e degli amuleti nei musei archeologici.
- Enciclopedia Treccani: Voce Fallicismo e le falloforie — Analisi storico-antropologica dell'evoluzione dei culti della fertilità e delle processioni nell'antichità classica greca e romana.
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