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mercoledì 30 ottobre 2019

Querela chi la insulta per aver invocato Hitler contro il Gay Pride, la procura: "E' stata lei a provocare, sono giustificati"

Il pm respinge la denuncia di Stella Manente: «È stata lei a rievocare le persecuzioni naziste contro gli omosessuali»

Chi l’ha insultata non è perseguibile penalmente, avendo agito in risposta a un comportamento ingiusto: questa, in sintesi, la motivazione con cui la procura di Milano ha chiesto l’archiviazione della denuncia contro ignoti per diffamazione, minaccia aggravata e molestie presentata dalla modella-influencer Stella Manente che, durante l’ultimo Gay Pride, lo scorso giugno a Milano, aveva invocato Hitler sul suo profilo Instagram, perché a causa del corteo - spiegava sui social - rischiava di perdere il treno.


Subissata di proteste e insulti, la giovane si era scusata, ma poi aveva deciso di far denuncia. Denuncia per cui il pm di Milano Mauro Clerici ha chiesto l’archiviazione: “il comportamento della denunciante - si legge - costituisce palesemente un fatto ingiusto perché evocare ad alta voce Hitler nel corso di una manifestazione quale il Gay Pride significa evocare e giustificare le persecuzioni naziste contro gli omosessuali”.


L’influencer “inoltre ha dato ulteriore seguito dandovi pubblicità su Instagram e pertanto le numerose persone che hanno reagito a tale condotta, contro cui viene presentata denuncia, appaiono giustificate dal disposto di cui all’art. 599 c.p.”. Articolo per il quale “Non è punibile chi ha commesso alcuno dei fatti preveduti dall’articolo 595 (diffamazione, ndr) nello stato d’ira determinato da un fatto ingiusto altrui, e subito dopo di esso”.

venerdì 19 aprile 2019

sabato 23 giugno 2018

In occasione del mese dell'orgoglio gay, Sky vi consiglia una serie di film, documentari a tema: da non perdere per celebrare.

 

In occasione dei festeggiamenti del mese dell'orgoglio LGBT "gay pride "marcia" (o manifestazione") "dell'orgoglio gay, lesbiche, bisex e transgender". Sky ci regala un viaggio alla scoperta di un movimento che ha lottato, e continua a farlo, per i propri diritti, tentando di abbattere pregiudizi e diffidenza. 



Da giovedì 21 giugno, in prima e seconda serata, Sky , ci propone una serie di film, documentari a tema: ecco i titoli in visione sul satellite di Sky.



Su Sky Arte HD, I due episodi che compongono la pellicola Gay Revolution ‒ Il secolo arcobaleno faranno luce sulle origini della cultura gay, ritrovandola nella musica, nella letteratura e nei film. Una cultura che, prima della rivoluzione sessuale e dei moti di Stonewall del 1969.


Su LaF (Sky 135)Chiara Francini Attrice e scrittrice. Chi in qualità di conduttrice per il programma Love me gender. Celebra insomma il mese dell’orgoglio arcobaleno con dodici storie in quattro episodi sull’identità (e la fluidità) di genere. Racconta di coppie nate dopo un cambio di sesso, di famiglie allargate, di persone intersex e focolai domestici poligenitoriali o dove i ruoli di mamma o papà non sono poi così netti come la tradizione insegna.




GENERATIONS – UNA FAMIGLIA QUASI PERFETTA, con Naomi Watts, Susan Sarandon ed Elle Fanning; venerdì 22 la toccante produzione HBO premiata con l’Emmy 2014 sul drammatico stigma dell’HIV per la comunità gay negli anni 80 THE NORMAL HEART, con Mark Ruffalo, Julia Roberts e Matt Bomer, vincitore del Golden Globe 2015; sabato 23 il capolavoro di Pedro Almodóvar sulla scoperta della transessualità TUTTO SU MIA MADRE, vincitore del Oscar® e Golden Globe per il Miglior film straniero e della Palma d'oro per la regia a Cannes; domenica 24 il primo titolo della storia del cinema a tematica LGBT a vincere l’Oscar® come Miglior film MOONLIGHT – TRE STORIE DI UNA VITA. Infine, ogni giorno in seconda serata, è prevista WHEN WE RISE, la miniserie in 4 parti ideata dal premio Oscar® Dustin Lance Black sulla storia del movimento LGBT dagli anni 70 fino ai giorni nostri.





Giugno è il mese in cui i membri della comunità LGBT+ 






Camminano per il mondo a testa alta, sventolando bandiere arcobaleno. Perché essere visibili significa esistere e le sfilate a questo servono: dare visibilità a chi, durante gli altri 11 mesi dell’anno, viene (ancora) discriminato per la propria identità di genere e il proprio orientamento sessuale; a chi, in passato, ha dovuto lottare con la forza contro abusi, violenze e brutalità inflitte da una società che ha fatto dell’eterosessualità una regola e dei generi uomo/donna le uniche identità possibili (e dell’omosessualità un “disturbo mentale”).

Giugno è stato scelto come di Pride Parade, per commemorare i Moti di Stonewall, una serie di scontri violenti iniziati nelle prime ore del 28 giugno 1969 quando la polizia ha fatto l’ennesima irruzione di routine nello Stonewall Inn, locale gay nel Greenwich Village di New York. Quella mattina qualcosa è cambiato e i membri della comunità gay hanno deciso di reagire e contrastare gli attacchi.

L’evento viene simbolicamente considerato la nascita del movimento di liberazione omosessuale contemporaneo: gli scontri sono durati 6 giorni e hanno coinvolto migliaia di persone, diventando un simbolo di resistenza alla discriminazione sociale e politica e di solidarietà tra gruppi della comunità LGBT+. C’è anche un volto associato ai moti di Stonewall ed è quello di Sylvia Rivera, attivista transessuale che si vuole abbia cominciato la protesta gettando la prima bottiglia contro un agente.

Un anno dopo, il 28 giugno 1970, il primo gay pride ha sfilato per le strade di New York, dal Greenwich Village a Central Park, nella giornata che è passata alla storia come il Christopher Street Gay Liberation Day (dal nome della via dov’era ubicato lo Stonewall Inn).
“Migliaia di Omosessuali Tengono una Manifestazione di Protesta a Central Park”titolava la prima pagina del The New York Times.




Da allora le sfilate celebrano l’orgoglio omosessuale popolando i centri delle maggiori città del mondo. In Italia le sfilate dell’orgoglio sono già cominciate e qui trovate tutte le date. Qui invece ci sono le date di tutti i pride del mondo, tra cui quelli di Madrid e Barcellona, i pride più grandi di Europa che durano diversi giorni e uniscono milioni di persone, e quello di San Paolo del Brasile, il più grande del mondo, che si è tenuto sabato 3 giugno .



Fonte:https://www.tpi.it/2018/06/21/gay-pride-2018-date/

http://arte.sky.it

https://it.wikipedia.org/wiki/Gay_pride

venerdì 22 giugno 2018

È in arrivo la Milano Pride Week 2018 ed eccoci puntuali a segnalarvi tutti gli eventi e gli appuntamenti della settimana più LGBT+ friendly dell’anno.

10 giorni e 60 eventi organizzati da oltre 40 associazioni attive sul territorio e brand nazionali e internazionali. Questi i numeri di Milano Pride 2018, la manifestazione dell’orgoglio gay, lesbico, bisessuale, transessuale, asessuale e intersessuale promossa dal Cig Arcigay Milano e dal Coordinamento Arcobaleno che riunisce gruppi e associazioni LGBT+ e non solo.
Milano Pride Week 2018: il programma

Il programma della Pride Week è ufficialmente partito con il Festival Mix Milano 2018, la rassegna di Cinema Gaylesbico e Queer Culture che propone, da giovedì 21 a domenica 24 giugno, quattro giorni di proiezioni e incontri presso il Teatro Strehler e il Teatro Studio Melato.

Sabato 23 giugno al teatro Elfo Puccini: la compagnia La Dual Band va in scena con l’istrionico Let’s talk about sex, un pastiche che racconta in prosa e in musical dell’attrazione e dell’erotismo partendo dal brodo primordiale, passando poi per i grandi classici letterari, per la storia della musica e per i mutamenti del costume nel corso dei secoli. Lo stesso giorno, l'Elfo Puccini ospita anche P.A.R.T.Y., il progetto fotografico itinerante che racconta il mondo artistico della nightlife QLGBT: il fotografo Nils Rossi svela i volti di performer, ballerini, dj che si sono esibiti durante l'ultima stagione di q|LAB.

Lunedì 25 giugno, tutti al Cinema Arcobaleno con Filippo Timi, presente alla proiezione del film Favola insieme al regista Sebastiano Mauri: Favola è una commedia dissacrante sul tema dell’identità che racconta sogni e dolori di una donna americana, borghese e transessuale che cerca di evadere da un’America-confetto in stile anni ’50, una gabbia troppo piccola per contenere il suo segreto.


Mercoledì 27 giugno il programma della Pride Week prosegue in Microsoft House per il talk Storie di genere, di identità, di transizione, di vita, in cui i rappresentanti di diverse aziende espongono le iniziative virtuose prese sui temi dell’identità di genere. A seguire, aperitivo e proiezione gratuita del film The Danish Girl ispirato alla vita del poeta danese Lili Elbe, la prima persona a essere identificata come transessuale e a essersi sottoposta a un intervento chirurgico di riassegnazione sessuale.

L’edizione 2018 della Pride Week di Milano dà spazio anche ai libri. La Libreria Antigone, specializzata in studi di genere, femminismi, arte e cultura queer, in occasione di Milano Pride 2018 ha messo a punto un programma di incontri e presentazioni di libri: da Massimo Prearo, autore di La crociata antigender, ospite di Antigone martedì 26 giugno, alla trans genovese Rossella Bianchi che presenta L’amico degli ultimi: Don Gallo visto dalle Princesas mercoledì 27; fino al dialogo, giovedì 28 giugno, tra lo scrittore e saggista Crocifisso Dentello e il Premio Strega Walter Siti, a partire dal libro Bruciare tutto.

Sabato 23 giugno, la Libreria dei Ragazzi di Milano invita adulti e bambini a leggere insieme e scoprire tante storie nel laboratorio Famiglie a colori. Alla Libreria Popolare, invece, mercoledì 27 giugno sono ospiti Rita De Santis e Nicla Vassallo, che presentano i loro libri Il nuoro e gli #altri e La donna non esiste. E l'uomo? Sesso, genere e identità. Alla Libreria Claudiana, infine, da segnalare la presentazione del libro Allah Loves Equality: si può essere gay e musulmani?, fissata per giovedì 28 luglio.

Domenica primo luglio, infine, i Gruppi Sportivi di Pride Sport Milano invitano tutti i milanesi sopravvissuti alla parata e alle serate conclusive di Milano Pride al Quanta Club per partecipare a tornei di beach volley, calcetto, tennis e running del Pride Sport Closing Day: un momento di condivisione all’insegna dei valori dello sport come rispetto, lealtà, integrazione, sana competizione e affermazione del merito.
Milano Pride Square 2018

In piazzale Lavater nasce il Rainbow Garden, un grande spazio con giochi e attività per bambini allestito dal pomeriggio di giovedì 28 alla mattina di sabato 30 giugno. Il Rainbow Garden - iniziativa fortemente voluta daMilano Pride e dall’associazione Famiglie Arcobaleno in collaborazione con il Blanco, il Ristorante Olio e la Gelateria Wally - è finalizzata ad educare i bambini alla diversità e alla condivisione, anche grazie alla casa editrice per bambini Stampatello.

Si anima invece con party e animazioni la scalinata di via Vittorio Veneto, che ospita il palco principale della Pride Square. Nelle serate di giovedì 28 e venerdì 29 giugno La Wanda Gastrica presenta rispettivamente le selezioni per il Nord Italia del concorso Il Gay Più Bello d’Italia e quelle regionali di Miss Drag Queen: i vincitori competeranno poi ad agosto per il titolo nazionale a Torre del Lago in Versilia.

Il terzo cuore della Pride Square, largo Bellintani, è invece dedicata a coloro che rendono possibile Milano Pride. Un’opportunità per conoscere le associazioni, le aziende e i gruppi LGBT+ che sono impegnati a diffondere i messaggi e valori del Pride 365 giorni all’anno. Qui giovedì 28 dalle 20.00 Checcoro (il primo coro LGBT+ di Milano) e Good News danno appuntamento per il tradizionale concerto a cappella che spazia dai classici italiani al pop internazionale e pezzi legati alla cultura e alle sfide della comunità arcobaleno. In largo Bellintani anche il Gruppo Salute del Cig Arcigay, Lila Milano Onlus e Asa Onlus Milano, con una postazione dove tutti possonosottoporsi gratuitamente a test Hiv rapidi.
Milano Pride 2018: la parata

Dopo il successo dell’edizione 2017 che ha coinvolto oltre 200.000 persone, la tradizionale parata Milano Pride 2018 va in scena quest'anno sabato 30 giugno, con ritrovo in piazza Duca D’Aosta. Il percorso prevede l'attraversamento di piazza Caiazzo e poi la prosecuzione lungo corso Buenos Aires. Al termine del percorso in Porta Venezia il corteo si trasforma in un party cittadino a cielo aperto. Sul palco principale, a condurre lo spettacolo conclusivo ci sono Drusilla Foer - madrina di Milano Pride 2018 - e lo speaker Fabio Marelli di Discoradio. Qui, momenti di musica e festa sono alternati ai discorsi delle istituzioni e delle associazioni. L’evento si conclude con un flash mob organizzato da Angelo Cruciani.

Milano Pride 2018 ha il patrocinio del Comune di Milano, della Città Metropolitana di Milano e di Arcore, Arluno, Bollate, Busto Garolfo, Corbetta, Cusano Milanino, Inveruno, Melegnano, Paullo, Pregnana Milanese, Rho e San Donato Milanese, dell’Università degli Studi di Milano Bicocca, del Politecnico di Milano e, per la prima volta, anche della Commissione Europea. Per ulteriori informazioni visitare il sito www.milanopride.it.

venerdì 26 giugno 2015

Sostengo Jennicet Gutiérrez



Casa Bianca, Ad un ricevimento per celebrare il Gay Pride , la marcia dell'orgoglio LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) Obama vieni interrotto più volte da Jennicet Gutierrez, una donna transessuale, che a gran voce ha espresso "Non posso festeggiare mentre 75 detenuti transgender sono tenute nei centri di detenzione per immigrati esposti ad abusi e aggressioni.



Ha detto "non c'è orgoglio in quanto LGBT e transgender immigrati sono trattati in questo paese" e ha invitato Obama a liberare gli immigrati privi di documenti attualmente detenuti dalle autorità di immigrazione.

Si chiama Jennicet Gutiérrez, messicana 29 anni, che attualmente vive negli Stati Uniti in procinto di ottenere la cittadinanza. La donna transessuale che ha protestato al ricevimento annuale per le commemorazione del Gay Pride negli Stati Uniti. 

Jennicet Gutiérrez e la Fondatrice del grupo FAMILIA TQLM, che lavora per difendere i diritti degli omosessuali e degli immigrati transgender. Questo e quello che ha detto "Basta con la tortura e l'abuso alle donne trans nei centri di detenzione." Come sempre, le trans in questo movimento LGBT, provano come sempre di essere avanti nel coraggio, la caparbietà, la determinazione e la fermezza nel portare avanti le proprie idee.

Posso capirla, anche se, il momento non era quello giusto. però, mi chiedo, quando è il Momento Giusto per protestare? Una leader di un movimento transgender per i diritti degli immigrati LGBT che vieni fischiata e messa a tacere, non solo dallo Stato, ma dallo stesso movimento che pretende di elevare e celebrare la comunità transgender. 

Si sa che il movimento LGBT, impugna la bandiera di uguaglianza sollo quando deve promuovere un Gay predi, certo lottano per l'approvazione del matrimonio gay, per la criminalizzazione di omofobia. Ma poi (cos'è la transfobia?). E i diritti dei ( delle)transessuali / transgender, dove sono? .

giovedì 3 luglio 2014

SEATTLE: La Drag Queen Mama Tits affronta fanatisci cristiani al Pride - VIDEO

Seattle 30 Giugno, Gay Pride . Un gruppo di fanatici cristiani cercano di distruggere la manifestazione con cartelli che riportavano frasi della Bibbia sui gay: inferno, peccato, abominio… . Ciò che forse non si aspettavano è la reazione della Drag queen locale che gli ha risposto per le rime.

Sentite il fantastico discorso improvvisato di Mama Tits, hai manifestanti anti-gay.


“Se loro seguissero tutti gli insegnamenti di questo libro che usano per odiare – ha esordito Mama Tits – loro stessi sarebbero dei peccatori”.

Ha continuato a dire:

" Loro indossano tessuti di cotone e poliestere: questo è un abominio! Uccidete i vostri figli che fanno sesso fuori dal matrimonio?
Dormite con la vostra moglie? Quando per lei arrivano quei giorni del mese, non potete condividere il letto con lei. Dovremmo forse lapidarvi per questo?
Perché non vi leggete il vostro libro e iniziate a seguire alla lettera gli insegnamenti del vostro dio e imparate a accogliere e ad amare?
Non vi resta che abbandonare l’odio. Siete un triste, mi spiace, siete un triste aborto per degli esseri umani.
Una volta che avrete imparato a eliminare l’odio, anche voi potrete trovare la felicità perché noi vi accoglieremo a braccia aperte se saprete aprire le vostre menti. Non oggi, Satana. Non oggi!"



C'è una differenza enorme tra una marcia di odio e retorica vile e offensivo di questi falsi cristiani.  E una marcia di inclusione e rispetto per tutti.


 Amo il messaggio non violento che lei ha fatto sentire, coraggiosissima Mamma Tits!.

"Non oggi Satana, non oggi!"

Splendido, dovrebbe essere il nostro nuovo motto per tutti questi eventi.

sabato 9 giugno 2012

Gay pride, la marcia dell'orgoglio gay che mantiene in vita la memoria dei moti di Stonewall del 1969.



Gay pride, la marcia dell'orgoglio gay che mantiene in vita la memoria dei moti di Stonewall del 1969.











L'orgoglio di essere quel che si è, da parte delle persone omosessuali. La resa del termine inglese pride ha creato in italiano numerosi equivoci attraverso la traduzione più usata, "orgoglio" (che in italiano è anche sinonimo di "superbia"), mentre la traduzione più corretta sarebbe semmai "fierezza", cioè il concetto opposto alla vergogna, vista come la condizione in cui vive la maggior parte delle persone omosessuali.


L'"orgoglio gay" si basa su tre assunti:

1_che le persone dovrebbero essere fiere di ciò che sono.

2_che la diversità sessuale è un dono e non una vergogna.

3_che l'orientamento sessuale e l'identità di genere sono innati o comunque non possono essere alterati intenzionalmente.

Il cosiddetti moti di Stonewall, chiamati anche nel loro insieme dal movimento gaystatunitense rivolta di Stonewall, furono una serie di violenti scontri fra gli omosessuali e la polizia a New York. La prima notte degli scontri fu quella di venerdì 27 giugno 1969 poco dopo l'1:20 di notte, quando la polizia irruppe nel bar chiamato "Stonewall Inn", un bar gay in Christopher Street nel Greenwich Village."Stonewall" (così è di solito definito in breve l'episodio) è generalmente considerato da un punto di vista simbolico il momento di nascita del movimento di liberazione gay moderno in tutto il mondo.

Per questo motivo il 28 giugno è stato scelto dal movimento LGBT come data della "giornata mondiale dell'orgoglio LGBT" o "Gay pride". Simbolo dei moti di Stonewall è diventata la donna transessuale Sylvia Rivera, che si vuole abbia iniziato la protesta gettando una bottiglia contro un poliziotto.

Storia.

Le incursioni della polizia nei bar gay e nei night club fecero regolarmente parte della vita gay nelle città di tutti gli Stati Uniti fino aglianni sessanta, quando divennero marcatamente meno frequenti nelle città principali. Molti concludono che il declino di queste retate può essere attribuito a una serie di azioni legali e all'aumentata resistenza da parte del "movimento omofilo".

Prima del 1965, l'identità dei presenti al momento della retata veniva registrata dalla polizia, e in alcune occasioni venne anche pubblicata sui quotidiani. All'epoca, la polizia usava tutti i motivi che riusciva a escogitare per giustificare un arresto con accuse di "indecenza", tra cui: baciarsi, tenersi per mano, indossare abiti del sesso opposto, o anche il semplice essersi trovati nel bar al momento dell'irruzione.

È importante guardare a prima del 1969 ed esaminare il diverso atteggiamento esistente a New York nei confronti dei bar gay e dei diritti gay. Nel 1965 salirono alla ribalta due figure importanti. John Lindsay, un Repubblicano liberale, venne eletto sindaco di New York con una piattaforma riformatrice. Dick Leitsch divenne presidente della Mattachine Society a New York, all'incirca nello stesso periodo. Leitsch era considerato relativamente militante rispetto ai suoi predecessori, e credeva nelle tecniche di azione diretta comunemente usate da altri gruppi per i diritti civili degli anni 1960.

All'inizio del 1966, a causa delle lamentele della Mattachine, erano cambiate le politiche per cui la polizia stava in strada anche per incastrare i gay e accusarli di atteggiamenti osceni. Il commissario, Howard Leary, istruì le forze di polizia perché non adescassero i gay spingendoli a infrangere la legge e richiese inoltre che ogni poliziotto in borghese avesse un civile come testimone quando veniva arrestato un gay. Ciò pose quasi fine al cosiddetto entrapment (la pratica dell'adescamento con lo scopo di arrestare) dei gay con tali accuse a New York.

Nello stesso anno, allo scopo di sfidare la State Liquor Authority (SLA) sulle sue politiche circa i bar gay, Dick Leitsch condusse un "sip in" (il termine deriva da "sit in", e sip significa "sorseggiare"). Leitsch aveva avvisato la stampa e progettato un incontro in un bar con altri due uomini gay (un bar poteva vedersi revocata la sua licenza di vendita dei liquori se serviva da bere volontariamente a un gruppo di tre o più omosessuali); per verificare la politica della SLA sulla chiusura dei bar. Quando il barista del Julius li mandò via, essi reclamarono davanti alla commissione cittadina per i diritti umani. A seguito del "sip in", il presidente della SLA dichiarò che il suo dipartimento non proibiva la vendita di liquori agli omosessuali.Inoltre, l'anno seguente, due distinte sentenze giudiziarie dichiararono che erano richieste "prove sostanziali" per poter revocare una licenza per gli alcolici. I baci tra due uomini non erano più considerati comportamento indecente. Il numero di bar gay a New York crebbe stabilmente dopo il 1966 .

Così, se nel 1969 i bar gay erano legali, perché allora ci fu l'irruzione allo Stonewall Inn? John D'Emilio, storico gay statunitense, fa notare che la città era nel mezzo di una campagna per l'elezione del sindaco e John Lindsay, che aveva perso le primarie del suo partito, aveva motivo di chiedere un repulisti dei bar della città.

Lo Stonewall Inn forniva pretesti per un intervento della polizia. Operava senza licenza per i liquori, aveva legami con il crimine organizzato, e forniva dei "go-go boys" scarsamente abbigliati come intrattenimento.

Il vice ispettore Seymour Pine, che guidò l'incursione nel bar della prima notte, sostenne che gli venne ordinato di chiudere lo Stonewall Inn perché era il luogo principale ove raccogliere informazioni sugli uomini gay che lavoravano a Wall Street: un incremento nel numero di furti organizzati in aziende di intermediazione di Wall Street aveva portato la polizia a sospettare che dietro a questi furti ci fossero gay che venivano ricattati.

Perché Stonewall?

Gli avventori dello Stonewall erano abituati a queste retate e il personale era generalmente in grado di riaprire il bar nella notte stessa o in quella seguente. Cosa rese allora diversa questa irruzione, rispetto a tutte le altre?

In proposito ci sono due spiegazioni: La prima è quella storica, che sottolinea come la situazione fosse ormai matura per una ribellione, dopo la crescita del movimento anti-autoritario e di protesta del Sessantotto, specie quello contro la guerra del Vietnam, a cui avevano partecipato in altra veste molti dei gay che presero parte ai moti. Era nell'aria l'idea che le minoranze avessero il diritto di rivendicare una loro dignità. Da questo punto di vista, il modello fornito dal movimento per i diritti civili dei neri influenzò molto i militanti gay della prima ora, come dimostra il fatto che lo slogan Gay power (It. potere gay) che venne lanciato durante i disordini, derivava direttamente dallo slogan Black Power (It. potere nero). In tale contesto, bastava una scintilla per incendiare gli animi, e questa scintilla fu la retata dello Stonewall. In effetti, la rivolta del 28 giugno 1969 è considerata un momento di rottura nella storia della comunità omosessuale proprio perché ciò che ne venne fuori aveva molte più somiglianze con i movimenti di lotta politica non gay di quegli anni, piuttosto che con i movimenti omofili che fino a quel giorno avevano condotto la lotta per i diritti degli omosessuali.

La principale differenza fu che mentre il movimento omofilo cercava d'integrare gli omosessuali nella società così come essa era, il nuovo movimento, che si autodefinì, usando un termine gergale, "gay", rifiutava l'integrazione in una società giudicata incapace di accettare le diversità, sostenendo che essa andasse rivoluzionata.

La seconda spiegazione è meno rigorosa dal punto di vista storico ma più popolare (e stereotipica), e collega i moti del giugno 1969 con la morte, avvenuta una settimana prima, di Judy Garland, un'importante icona culturale in cui si identificavano molti appartenenti alla comunità gay. Il palpabile lutto per la sua perdita culminò nel suo funerale, il 27 giugno, cui parteciparono 22.000 persone, di cui si stima 12.000 fossero gay. Molti degli avventori dello Stonewall quindi sarebbero stati ancora provati emotivamente quando quella notte avvenne l'irruzione. Questa è la tesi che viene sposata, e quindi resa celebre, dal film Stonewall.

In realtà molti dei partecipanti alla rivolta dichiararono ripetutamente in seguito che la morte di Judy Garland non fu il fattore motivante.

La retata di Stonewall e le conseguenze

Diversi fattori differenziano la retata che si svolse il 28 giugno da altri simili allo Stonewall Inn. Generalmente, il sesto distretto avvisava i gestori dello Stonewall Inn prima delle retate, che si compivano abbastanza presto la sera, in modo da permettere il normale ritorno agli affari per le ore di punta della notte.

Approssimativamente all'1 e 20 di notte, molto più tardi del solito, otto ufficiali del primo distretto, dei quali solo uno era in uniforme, entrarono nel bar di Christopher Street. Gran parte degli avventori fu in grado di sfuggire all'arresto, poiché gli unici arrestati furono "coloro i quali si trovavano privi di documenti di identità, quelli vestiti con abiti del sesso opposto, e alcuni o tutti i dipendenti del bar".

I dettagli su come ebbe inizio la rivolta variano. Secondo un resoconto, Sylvia Rivera scagliò una bottiglia contro un agente, dopo essere stata pungolata con un manganello . Un'altra versione dichiara che una lesbica, trascinata verso un'auto di pattuglia, oppose resistenza, incoraggiando così la folla a reagire (D'Emilio, p. 232). Comunque sia, la mischia si accese in mezzo alla folla, che presto sopraffece la polizia.

Intontiti, i poliziotti si ritirarono all'interno del bar. Il cantante eterosessuale Dave Van Ronk, che stava passeggiando nella zona, venne afferrato dalla polizia, trascinato nel bar e picchiato. Gli attacchi della folla non cessavano. Alcuni cercarono di appiccare il fuoco al bar.

Altri usarono un parchimetro come ariete per costringere gli agenti ad uscire. La notizia della rivolta si diffuse rapidamente e molti residenti, così come gli avventori dei bar vicini, accorsero sulla scena.

Nel corso della notte la polizia isolò molti uomini effeminati e spesso li picchiò. Solo nella prima notte vennero arrestate 13 persone e vennero feriti quattro agenti di polizia, oltre a un numero imprecisato di dimostranti. Si sa comunque che almeno due dimostranti vennero picchiati selvaggiamente dalla polizia . Bottiglie e pietre vennero lanciate dai dimostranti che scandivano lo slogan "Gay Power!". La folla, stimata in 2.000 persone, battagliò contro oltre 400 poliziotti.

La polizia inviò rinforzi composti dalla Tactical Patrol Force, una squadra anti-sommossa originariamente addestrata per contrastare i dimostranti contro la Guerra del Vietnam. Le squadre anti-sommossa arrivarono per disperdere la folla, ma non riuscirono nel loro intento e vennero bersagliate da pietre e altri oggetti.

Ad un certo punto si trovarono di fronte a una fila di drag queen che le prendeva in giro cantando:

(EN)« We are the Stonewall girls
We wear our hair in curls
We wear no underwear
We show our pubic hair
We wear our dungarees
Above our nelly knees! »

(IT)« Siamo le ragazze dello Stonewall
abbiamo i capelli a boccoli
non indossiamo mutande
mostriamo il pelo pubico
e portiamo i nostri jeans
sopra i nostri ginocchi da checche! »


Alla fine la situazione si calmò, ma la folla ricomparve la notte successiva. Le schermaglie tra rivoltosi e polizia proseguirono fino alle 4 del mattino.

Il terzo giorno di rivolta si svolse cinque giorni dopo la retata allo Stonewall Inn. In quel mercoledì, 1.000 persone si radunarono al bar e causarono gravi danni alle cose. La rabbia contro il modo in cui la polizia aveva trattato i gay nei decenni precedenti affiorò in superficie. Vennero distribuiti volantini con la scritta "Via la mafia e gli sbirri dai bar gay!".

Eredità.

Le forze che ribollivano prima della rivolta non erano emerse in superficie. La comunità creata dalle organizzazioni omofile dei due decenni precedenti aveva creato l'ambiente perfetto per la nascita del Movimento di liberazione gay. Per la fine di luglio a New York si formò il Gay Liberation Front (GLF), e per la fine dell'anno il GLF comparve in città e università di tutti gli  Gli Stati Uniti .

Organizzazioni simili vennero presto create in tutto il mondo: Canada, Francia, Regno Unito, Germania, Belgio, Paesi Bassi, Australia eNuova Zelanda. In Italia, dove un movimento omofilo che preparasse il terreno non era mai esistito, si dovette aspettare fino al 1971.

L'anno seguente, in commemorazione dei moti di Stonewall, il GLF organizzò una marcia dal Greenwich Village a Central Park. Tra i 5.000 e i 10.000 uomini e donne vi presero parte. Da allora, molte celebrazioni del gay pride in tutto il mondo scelgono il mese di giugno per le parate e gli eventi che commemorano "la caduta della forcina che si udì in tutto il mondo" .

Il principale gruppo britannico per i diritti gay si chiama Stonewall in onore della rivolta. Sull'episodio è stato prodotto nel 1995 un film celebrativo, rivolto al grande pubblico: Stonewall.


PER NON DIMENTICARE !!!