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venerdì 19 giugno 2026

🌈🏛️ L’APERTURA DELL’OBAMA PRESIDENTIAL CENTER: PERCHÉ È UN EVENTO GLOBALE DI MEMORIA, DEMOCRAZIA E DIRITTI CIVILI

I presidenti Biden, Obama, Bush, Clinton con le first lady all'inaugurazione dell'Obama Presidential Center
Un'immagine simbolo: ex presidenti e first lady uniti a Chicago prima della cerimonia di dedicazione del Center. 

L’11 giugno 2026 si è aperto ufficialmente a Chicago l’Obama Presidential Center, un complesso culturale e civico destinato a diventare uno dei poli più influenti degli Stati Uniti per la formazione civica, la memoria democratica e la promozione dei diritti. L’annuncio, rilanciato da Barack Obama sui suoi canali social ufficiali, ha segnato l’inizio di una nuova fase per la Obama Foundation, che da anni lavora per creare spazi di partecipazione e leadership per le nuove generazioni.

🏛️ Un centro dedicato alla memoria democratica
Il Presidential Center non è un semplice museo presidenziale. È un progetto architettonico e politico che unisce:
  • Un museo dedicato alla storia dell’amministrazione Obama.
  • Una biblioteca pubblica.
  • Spazi per programmi educativi e di attivismo civico.
  • Un parco urbano aperto alla comunità di South Side, quartiere simbolo della storia afroamericana di Chicago.
L’obiettivo dichiarato è chiaro: trasformare la memoria in azione. Il centro offre strumenti concreti per formare cittadini consapevoli, attivisti, futuri leader e comunità più forti.
🕊️ Un messaggio di unità in un’America polarizzata
Nel suo post, Obama ha ringraziato pubblicamente George e Laura Bush, Bill e Hillary Clinton, e Joe e Jill Biden per il loro sostegno. Un gesto che, in un clima politico segnato da divisioni profonde, assume un valore simbolico enorme: la democrazia non si difende da soli, ma insieme, oltre le appartenenze di partito.
È un messaggio che contrasta nettamente con la retorica polarizzante che domina la scena politica attuale. Questo evento richiama l’importanza delle istituzioni come spazi di continuità e responsabilità condivisa.
🌍 Perché questo evento parla anche a noi
L’apertura del Center arriva in un momento storico in cui, in molte parti del mondo — Italia compresa — si assiste a un pericoloso indebolimento della memoria civica, della cultura democratica e dei diritti delle minoranze.
Il progetto di Obama ricorda che:
  • La memoria non è un archivio, ma un impegno costante.
  • La democrazia richiede partecipazione attiva.
  • I diritti civili non sono garantiti per sempre.
  • La storia delle comunità marginalizzate deve essere raccontata, protetta e trasmessa.
È un messaggio che risuona profondamente anche nel contesto del Pride Month, dove la memoria delle lotte LGBTQIA+ e la difesa dei diritti sono elementi centrali.
🔗 Un ponte ideale con le nostre battaglie
Il Presidential Center nasce per custodire e trasmettere storie di emancipazione, giustizia e dignità. Lo stesso lavoro che, nel nostro piccolo, facciamo ogni giorno su questo blog quando raccontiamo:
  • I 400 desaparecidos queer in Argentina.
  • Le discriminazioni ancora presenti in Europa.
  • Le politiche che minacciano l’educazione al rispetto.
  • Le memorie sistematicamente cancellate delle minoranze.
L’apertura del Center è un invito globale: non c’è futuro senza memoria, e non c’è memoria senza coraggio.
L’Obama Presidential Center non è solo un edificio: è un manifesto politico e culturale. È un luogo che afferma che la democrazia vive solo se la si coltiva, che i diritti esistono solo se vengono difesi, e che la memoria è un atto di responsabilità collettiva. In un mondo che tende a dimenticare, questo evento ci ricorda che ricordare è un dovere civile.
💬 E voi cosa ne pensate? Credete che la creazione di luoghi fisici dedicati alla memoria possa davvero fare la differenza nella difesa dei diritti civili globali e contrastare la politica dello scherno che vediamo anche in Italia?
Lasciate un commento qui sotto e parliamone insieme.
—
di Vanessa Mazza, TLGBQI+

venerdì 26 giugno 2015

Sostengo Jennicet Gutiérrez



Casa Bianca, Ad un ricevimento per celebrare il Gay Pride , la marcia dell'orgoglio LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) Obama vieni interrotto più volte da Jennicet Gutierrez, una donna transessuale, che a gran voce ha espresso "Non posso festeggiare mentre 75 detenuti transgender sono tenute nei centri di detenzione per immigrati esposti ad abusi e aggressioni.



Ha detto "non c'è orgoglio in quanto LGBT e transgender immigrati sono trattati in questo paese" e ha invitato Obama a liberare gli immigrati privi di documenti attualmente detenuti dalle autorità di immigrazione.

Si chiama Jennicet Gutiérrez, messicana 29 anni, che attualmente vive negli Stati Uniti in procinto di ottenere la cittadinanza. La donna transessuale che ha protestato al ricevimento annuale per le commemorazione del Gay Pride negli Stati Uniti. 

Jennicet Gutiérrez e la Fondatrice del grupo FAMILIA TQLM, che lavora per difendere i diritti degli omosessuali e degli immigrati transgender. Questo e quello che ha detto "Basta con la tortura e l'abuso alle donne trans nei centri di detenzione." Come sempre, le trans in questo movimento LGBT, provano come sempre di essere avanti nel coraggio, la caparbietà, la determinazione e la fermezza nel portare avanti le proprie idee.

Posso capirla, anche se, il momento non era quello giusto. però, mi chiedo, quando è il Momento Giusto per protestare? Una leader di un movimento transgender per i diritti degli immigrati LGBT che vieni fischiata e messa a tacere, non solo dallo Stato, ma dallo stesso movimento che pretende di elevare e celebrare la comunità transgender. 

Si sa che il movimento LGBT, impugna la bandiera di uguaglianza sollo quando deve promuovere un Gay predi, certo lottano per l'approvazione del matrimonio gay, per la criminalizzazione di omofobia. Ma poi (cos'è la transfobia?). E i diritti dei ( delle)transessuali / transgender, dove sono? .

mercoledì 13 novembre 2013

Camera delle Hawaii approva nozze gay. Il canto fuori dal Parlamento

WASHINGTON, 13 NOV - Con il sì definitivo del Senato, le Hawaii diventano il 15/o stato Usa a consentire le nozze gay.

Un voto ampiamente previsto, dopo il via libera della Camera la settimana scorsa, accolto con grande soddisfazione dal presidente Barack Obama: "sono sempre stato orgoglioso di essere nato nelle Hawaii" e questo "voto mi rende ancora più orgoglioso.

Io e Michelle vogliamo estendere i nostri migliori auguri a tutte le famiglie delle Hawaii, cui ora sarà data sicurezza e rispetto che meritano".

Dopo il voto, fuori dal Parlamento è partito un canto tradizionale.


giovedì 8 agosto 2013

Il presidente americano nell'intervista al 'Tonight Show' di Jay Leno, rispondendo a una richiesta di commento proprio sui recenti provvedimenti adottati in Russia.



«Non ho pazienza per i Paesi che cercano di trattare i gay, le lesbiche o i transessuali in modo che sia per loro discriminatorio o dannoso»,



«Ogni Paese, ogni gruppo di persone, ogni religione ha abitudini e tradizioni diverse e quando si parla delle opinioni o della fede della gente, bisogna rispettare la diversità dei punti di vista che ci troviamo di fronte. Ma quando si parla del modo in cui uno stato tratta la gente, del modo in cui la legge tratta la gente, allora ognuno deve essere trattato in modo uguale», ha aggiunto Obama,

Barack Obama

martedì 30 aprile 2013

Il presidente Obama loda coraggio di giocatore NBA che ha dichiarato publicamente di essere gay



"Gioco nella Nba, sono nero e sono gay". Jason Collins, 34enne giocatore di basket americano, ha rotto un tabù: è il primo atleta della Nba, il campionato professionistico, a fare coming out. Nella sua carriera ha giocato con le maglie di New Jersey Nets, Memphis Grizzlies, Minnesota Timberwolves, Atlanta Hawks, Boston Celtics e Washington Wizards

Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha offerto pieno supporto per il giocatore Jason Collins, NBA, che ha dichiarato publicamente di essere gay in un'intervista pubblicata Lunedi sulla rivista 'Sports Illustrated'.

Ora, dopo l'annuncio di Collins, il primo giocatore NBA ad assumere di essere gay, il presidente Obama ha chiamato l'atleta e ha detto che è stato colpito dal suo coraggio, secondo un funzionario della Casa Bianca che non era autorizzato a parlare pubblicamente della conversazione privata e ha parlato a condizione di anonimato.

In precedenza , il portavoce della Casa Bianca Jay Carney aveva già detto che la decisione di Collins è stato un altro esempio di progresso e di sviluppo negli Stati Uniti, così come per la crescita tra gli americani per l'accettazione dei diritti dei gay e il matrimonio omosessuale.

Fonte:http://sportsillustrated.cnn.com/magazine/news/20130429/jason-collins-gay-nba-player/#ixzz2RsNNrJVI

martedì 22 gennaio 2013

Obama 'Viaggio continua'

"Ora come non mai dobbiamo agire tutti insieme, coma una sola nazione, come un solo popolo": Barack Obama - messe alle spalle due guerre e una crisi economica profonda - apre il suo secondo mandato lanciando a tutti gli americani un forte appello all'unità. Quell'unità necessaria a ricostruire il Paese, a portarlo avanti, ad affrontare le sfide poste dalla modernità e dalle diversità

10 cose dal discorso di Obama


Nessuna verità si realizza da sola
«Quello che ci rende eccezionali – che ci rende americani – è la nostra fedeltà a un’idea messa per iscritto in una dichiarazione fatta più due secoli fa: “Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per sé stesse evidenti; che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni diritti inalienabili, e fra questi la vita, la libertà e la ricerca della felicità”. Oggi proseguiamo questo viaggio infinito per colmare la distanza tra il significato di queste parole e la realtà del nostro tempo. La storia ci dice che per quanto queste verità possano essere di per sé stesse evidenti, non si sono mai realizzate da sole; che per quanto la libertà sia un dono di Dio, dev’essere creata e protetta dalle Sue persone qui sulla Terra».

Insieme
«Non abbiamo mai abbandonato il nostro scetticismo nei confronti delle autorità centrali, né abbiamo creduto alla favola per cui tutti i mali di una società possono essere risolti semplicemente dal governo. Ma sappiamo che nessuno da solo può addestrare tutti gli insegnanti di matematica e scienze di cui avremo bisogno per dare ai nostri figli gli strumenti per affrontare il futuro, o costruire le strade e le reti e i laboratori di ricerca che porteranno nuovi posti di lavoro e nuove imprese. Oggi più che mai dobbiamo fare queste cose insieme, come una sola nazione e un solo popolo».

Più in alto
«Dobbiamo sfruttare nuove idee e nuove tecnologie per ricostruire il nostro governo, rinnovare il fisco, riformare le scuole, dare modo a chi ha talento di lavorare di più, imparare di più e arrivare più in alto. Ma se i mezzi possono cambiare, l’obiettivo rimane uguale: una nazione che riconosca gli sforzi e la determinazione di ogni singolo cittadino. Questo è quello di cui abbiamo bisogno, questo ci è richiesto da questo momento. Questo è ciò che darà vero significato al nostro credo».

Siamo fatti per questo momento
«Queste generazione di americani è stata messa alla prova da crisi che hanno rafforzato la sua determinazione e messo alla prova la sua risolutezza. Un decennio di guerra sta finendo. La ripresa economica è iniziata. Le nostre possibilità sono illimitate, visto che possediamo tutte le possibilità richieste da questo mondo senza frontiere: gioventù e guide, diversità e apertura, un’infinita capacità di rischiare e un dono per l’invenzione. Cari americani, noi siamo fatti per questo momento e non ce lo faremo scappare, lo coglieremo, finché lo faremo tutti insieme».

Non dobbiamo essere d’accordo su tutto
«Rispettare i nostri documenti fondativi non significa che dobbiamo essere d’accordo su ogni sfumatura della vita. Non significa che dobbiamo definire tutti la libertà nello stesso esatto modo o che dobbiamo seguire la stessa strada verso la felicità. Il progresso non ci obbliga a risolvere dibattiti durati secoli sul ruolo del governo una volta per tutte, ma ci chiede comunque di agire nel nostro tempo».

La minaccia del riscaldamento globale
«Noi, il popolo, crediamo ancora che in quanto americani abbiamo obblighi non solo verso noi stessi ma anche verso i posteri. Risponderemo alla minaccia del riscaldamento globale, sapendo che fallire su questo tema sarebbe tradire i nostri figli e le generazioni future. Qualcuno potrà ancora mettere in discussione le opinioni della stragrande maggioranza della comunità scientifica, ma nessuno può ignorare l’impatto devastante di incendi, siccità e tempeste».

Non siamo obbligati alla guerra perenne
«Noi, il popolo, crediamo ancora che sicurezza e pace durature non richiedano necessariamente la guerra perenne. Noi difenderemo il nostro popolo e i nostri valori con la forza delle armi e dello stato di diritto. Ci faremo avanti e mostreremo coraggio nel risolvere pacificamente le nostre differenze con le altre nazioni: non perché siamo naïve rispetto ai pericoli che affrontiamo, ma perché la diplomazia può risolvere più durevolmente sospetti e paure».

Sostegno alla democrazia
«Sosterremo la democrazia dall’Asia all’Africa, dalle Americhe al Medio Oriente, perché siamo chiamati dai nostri interessi e dalle nostre coscienze ad agire per conto di chi aspira alla libertà. Dobbiamo essere una fonte di speranza per il povero, per il malato, per l’emarginato, per la vittima di pregiudizi: non semplicemente per beneficenza e buon cuore, ma perché nel nostro tempo la pace richiede l’avanzata continua di quei principi descritti dal nostro credo comune. Tolleranza e opportunità, dignità e giustizia».

Finché non saremo tutti uguali
«Il nostro viaggio non sarà finito fino a quando i nostri fratelli e le nostre sorelle gay non saranno trattati come qualsiasi altra persona dalla legge: perché se siamo davvero creati tutti uguali, allora anche l’amore che proviamo verso gli altri deve essere uguale. Il nostro viaggio non sarà finito fino a quando non avremo trovato il modo di accogliere meglio gli immigrati volenterosi e pieni di speranza che vedono ancora l’America come una terra di opportunità, fino a quando i giovani studenti e gli ingegneri saranno compresi nella nostra forza lavoro e non espulsi dal nostro paese. Il nostro viaggio non sarà finito fino a quanto tutti i nostri bambini, dalle strade di Detroit ai rilievi degli Appalachi, alle pianure pacifiche di Newtown, sapranno di essere accuditi e al sicuro da ciò che potrebbe fare loro del male».

Sapendo che il nostro lavoro non potrà essere perfetto
«Le prossime decisioni dipendono da noi, e non possiamo permetterci altri ritardi. Non possiamo fraintendere l’assolutismo con un principio, o sostituire lo spettacolo alla politica, o trattare l’uso di soprannomi e luoghi comuni come una parte di una vera discussione. Dobbiamo agire, sapendo che il nostro lavoro non potrà essere perfetto. Dobbiamo agire, sapendo che le vittorie di oggi saranno solo parziali e che sarà compito di coloro che saranno qui tra quattro anni, tra quaranta e tra quattrocento anni portare avanti quello spirito senza tempo che ci fu dato a Philadelphia».




21 gennaio 2013

Barack Obama ha giurato per la seconda volta nella cerimonia di insediamento da Presidente degli Stati Uniti.

mercoledì 7 novembre 2012

Ti svegli un mattino e 4 paesi hanno esteso il matrimonio alle coppie gay. In Italia una parte delle forze politiche Pdl, Lega e Udc , sono state capaci di bocciare una norma contro la violenza omofoba e transfobica.


 Grazie America per aver fatto vincere l’AMORE.

Giornata storica: ieri la Spagna, questa notte gli Stati Uniti, questa mattina la Francia.

Nei referendum indetti in contemporanea con le presidenziali che hanno eletto Obama gli americani approvano per la prima volta alle urne i matrimoni tra omosessuali.

Referendum, l’America dice si alle nozze gay Via libera ai matrimoni omosessuali negli Stati di Washington, Maryland e Maine. Dove gli elettori oltre a scegliere il presidente americano erano chiamati a pronunciarsi sulle nozze tra persone dello stesso sesso. Esito identico per lo stato del Maryland, che ha approvato la legalizzazione del matrimonio omosessuale. Il "sì" al referendum ha ottenuto il 52% delle schede, secondo le stime diffuse dalla Cnn e dalla Nbc sul 93% dei voti scrutinati. I matrimoni omosessuali sono legali anche nello stato di Washington.

Il governo francese ha approvato oggi il progetto di legge che legalizza il matrimonio omosessuale. Il provvedimento, che dovrà essere esaminato dal parlamento, prevede la formula del "matrimonio per tutti".

In pratica, la definizione del codice civile cambierà da unione "fra un uomo e una donna" a quella di unione "fra due persone". Di conseguenza i coniugi gay avranno esattamente gli stessi diritti e doveri degli eterosessuali, potranno adottare figli ed erediteranno dal partner.

La legalizzazione dei matrimoni gay era una delle promesse elettorali del presidente francese Francois Hollande. Secondo la portavoce del governo, Najat Vallaud-Belkacem, il provvedimento rappresenta "un progresso per l'intera società, non solo per pochi". Il 65% dei francesi, afferma oggi un sondaggio Ifop, sostiene i matrimoni omosessuali, ma la percentuale si riduce al 52% per l'adozione. Ma l'opposizione, a partire dall'Unione per un Movimento popolare dell'ex presidente Nicolas Sarkozy, intende dare battaglia sul provvedimento, decisamente avversato dalla Chiesa cattolica. La settimana scorsa, il cardinale André Vingt Trois ha aperto a Lourdes la riunione della conferenza episcopale da lui presieduta con un duro attacco al matrimonio omosessuale, definito una "frode" che rischia di minare le fondamenta della società. Contro le nozze gay si sono schierati anche i leader religiosi ebraici e musulmani.(http://www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/Matrimoni-gay-anche-la-Francia-dice-si-Approvata-la-legge-per-legalizzare-le-unioni_313869318072.html)

MADRID.
Una sentenza storica e lungamente attesa, salutata con sollievo dalle oltre 22.442 coppie omosessuali sposate dall’entrata in vigore della normativa pioniera in materia, che nel 2005 divenne il simbolo delle politiche di uguaglianza e della protezione dei diritti di cittadinanza del primo esecutivo socialista di Zapatero.

La Spagna fu allora il quarto Paese nel mondo a riconoscerle, dopo Olanda, Belgio e Canada e il suo esempio è stato seguito da una decina di Paesi. Il Partito Popolare, con l’allora leader dell’opposizione, Mariano Rajoy, attuale premier, presentò il ricorso alla suprema corte sia contro la polemica riforma del codice civile che riconosceva le nozze fra coppie dello stesso sesso che contro il diritto all’adozione, introdotto dalla normativa.

La sentenza della Corte costituzionale, coi voti a favore di 8 magistrati e 3 contrari, con una maggioranza più ampia di quella attesa, avalla in toto la normativa, anche se le motivazioni saranno rese note nei prossimi giorni.Immediata la reazione del ministro di Giustizia, Alberto Ruiz Gallardon, che in dichiarazioni ai media ha assicurato che il governo del Pp «si atterra’ alla sentenza della Corte Costituzionale, non modificherà la vigente legge e, pertanto, lascerà esattamente la regolazione che i giudici togati hanno avallato». Il ministro ha riconosciuto che la sentenza «convalida che l’unione fra persone dello stesso sesso rientra nella concezione di matrimonio raccolta nel testo costituzionale, stabilendo una dottrina vincolante». 

La sentenza è stata celebrata in diretta da un concentramento organizzato dai collettivi di omosessuali, al quale hanno partecipato famiglie e gente comune, a Puerta del Sol, fra sventolii di bandiere arcobaleno.
Oltre 4.573 coppie gay si sono sposate nel solo 2006 e, da allora, una media di 3.000 l’anno, secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Statistica. La media è aumentata del 21,5% lo scorso anno, fino a quota 3.880, dal momento, per il timore che potesse prosperare il ricorso davanti alla Corte Costituzionale. «Il minimo è che il Pp chieda scusa per la minaccia velata, permanente, che ha fatto gravare sui cittadini», ha dichiarato la portavoce del Psoe, Elena Valenziano, nel commentare la sentenza con i media. «È una sentenza giusta e rappresenta un grande passo avanti, senza ritorno, sulla strada dei diritti civili», ha commentato alla radio Cadena Ser Ernesto Gasto, consigliere socialista di San Sebastian, nel Paese Basco, che è stato il primo politico spagnolo a convolare a nozze con il consigliere socialista Inigo Alonso, di Lasarte, in Guipuzocoa, nel settembre del 2005. «Abbiamo diritto ad essere felici. Questo è un grande giorno per il nostro Paese», ha assicurato Gasto, senza poter trattenere lacrime di commozione.

In Italia, una parte delle forze politiche del paese sono state capaci di bocciare una norma contro la violenza omofoba e transfobica. Oggi infatti e’ stato bocciato in Commissione Giustizia alla Camera il testo base contro l’omofobia e la transfobia, che prevedeva l’estensione della legge Mancino. Pdl, Lega e Udc hanno votato contro, con le sole astensioni di Carfagna e Ria; mentre il Partito Democratico e l’Italia dei Valori, che avevano proposto lo stesso identico testo normativo, hanno votato a favore”.


mercoledì 7 dicembre 2011

Hillary Clinton per i diritti dei gay


Gli Stati Uniti hanno annunciato un impegno senza precedenti per promuovere i diritti delle persone gay, e difenderle da violenze e discriminazioni.


L’amministrazione Obama ha annunciato un impegno diretto degli Stati Uniti, attraverso tutti gli strumenti diplomatici ed economici a disposizione, per promuovere i diritti delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali nel mondo
La policy è descritta in un promemoria diffuso dal presidente Obama ed è stata spiegata ieri da Hillary Clinton, segretario di Stato, in un discorso tenuto a Ginevra e definito già “storico” dalle associazioni per diritti civili. Clinton ha detto che l’amministrazione Obama affronterà direttamente – “combattendoli” – gli sforzi delle nazioni che criminalizzano l’omosessualità o ignorano gli abusi nei confronti delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali.

«Qualcuno sostiene che i diritti dei gay e i diritti umani siano due cose distinte e separate», ha detto Hillary Clinton parlando al Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU, «ma in realtà si tratta della stessa cosa». La decisione, scrive il New York Times, potrebbe irritare alcuni paesi alleati degli Stati Uniti: in Turchia ci sono stati di recente parecchi episodi di intolleranza e omofobia, non adeguatamente sanzionati; in Arabia Saudita l’omosessualità è vietata per legge e i rapporti sessuali tra persone dello stesso sono puniti con la morte o con frustate. Hillary Clinton ha detto di essere consapevole che gli ostacoli alla protezione dei diritti dei gay hanno spesso a che fare con «convinzioni religiose, culturali, personali o politiche», ma ha aggiunto che i diritti gay trascendono le frontiere nazionali, politiche o culturali, ma sono universali come quelli adottati dopo la Seconda guerra mondiale nella Dichiarazione universale dei Diritti dell’uomo.

Hillary Clinton non aveva anticipato il tema del suo discorso, per evitare plateali manifestazioni di dissenso da parte dei rappresentanti di alcuni paesi nell'assemblea. Alla fine del suo discorso, il segretario di Stato americano ha ricevuto una standing ovation. Da questo momento, i diplomatici americani hanno l’ordine di chiedere conto di ogni abuso arrivi a conoscenza del dipartimento di Stato, che ha stanziato tre milioni di dollari per combattere le discriminazioni in giro per il mondo. Questi soldi potranno essere usati dalle associazioni a difesa dei diritti degli omosessuali, potranno essere usati per pagare avvocati impegnati in cause legali su casi di violenza e discriminazione, per dare strumenti e formazione ai giornalisti che si occupano delle persecuzioni sui gay, per dare asilo e protezione a chi scappa dalle violenze.


La mossa dovrebbe anche aiutare Barack Obama in campagna elettorale. I gruppi per i diritti degli omosessuali hanno apprezzato molto la nuova politica, così come avevano apprezzato l’abolizione del “don’t ask don’t tell”, ed è possibile che questo possa aiutare l’amministrazione a ricucire lo strappo di questi mesi con l’ala sinistra del partito democratico.

foto: SEBASTIEN FEVAL/AFP/Getty Images

giovedì 7 luglio 2011

Corte Usa ordina stop immediato a divieto su militari gay

SAN FRANCISCO (Reuters) - Una Corte d'appello americana ha ordinato ieri lo stop immediato delle norme in vigore per , e soldatesse lesbiche, che impedivano loro di arruolarsi se dichiaratamente gay.

Il presidente,Barack Obama , ha firmato l'anno scorso una legge storica, abrogando la politica del "don't ask, don't tell" che obbligava i soldati gay a mantenere nascosto il loro orientamento sessuale.

"Da ora una persona potrebbe andare in un ufficio di reclutamento e dire apertamente di essere gay o lesbica e ipoteticamente l'ufficio dovrebbe registrarlo", ha detto David Cruz, professore della Scuola di Legge Gould dell'University of Southern California.

Da quando il divieto è diventato legge nel 1993, si stima che 13.000 persone siano state espulse dalle forze armate per questa motivazione.

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Fonte:http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE76605E20110707