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lunedì 14 settembre 2026

Custodi del Sacro, Spettri del Margine: La Storia dei Khawaja Sira, tra il Canto di Bulleh Shah e la Lotta per la Sopravvivenza

Tre persone della comunità Khawaja Sira danzano con abiti tradizionali dai colori accesi (fucsia, viola ricamato e turchese) durante un rito festoso, muovendosi in modo dinamico davanti a un santuario Sufi illuminato da file di luci dorate e sormontato da una grande cupola verde..
L'estasi del dhamaal: nei giorni del festival Sufi, i colori e la danza sospendono il tempo. Ma cosa succede quando le luci del santuario si spengono?
In Pakistan, c’è un confine invisibile dove il sacro incontra il profano, e la carne si fa spirito. È il confine abitato dai Khawaja Sira, una comunità che definire semplicemente “transgender” o “non binaria” significa ridurne la profondità storica.
Oggi li vediamo elemosinare ai semafori di Lahore, danzare per pochi soldi nei matrimoni di provincia o cercare rifugio in oasi temporanee durante i festival Sufi nel distretto di Kasur e nella città di Pattoki. Ma non è sempre stato così. La loro è la storia di una caduta verticale: da consiglieri di imperatori e custodi del misticismo a ombre emarginate dalla società.
👑 L’Epoca d’Oro: I Grandi Nomi delle Corti Mughal
Per secoli, nell’Asia meridionale pre‑coloniale, i Khawaja Sira occupavano posizioni di immenso potere geopolitico. Sotto l’Impero Mughal (XVI–XIX secolo), erano:
  • Consiglieri fidati dei sovrani,
  • Amministratori dello Stato,
  • Custodi dei ginecei reali,
  • Garanti della sicurezza interna,
  • Mediatori politici e diplomatici.
La loro identità, posta al di fuori del binarismo di genere tradizionale, veniva percepita come una garanzia di purezza e lealtà, priva degli interessi dinastici e patriarcali degli uomini biologici.
La storia ricorda figure monumentali come Itimad Khan, uno dei ministri delle finanze più potenti sotto Akbar il Grande. E come Jauhar, braccio destro dell’imperatore Humayun, autore di memorie storiche fondamentali per ricostruire la vita di corte.
Questi personaggi possedevano terre, comandavano eserciti e venivano sepolti in mausolei monumentali. La loro autorità era riconosciuta e rispettata in tutto il subcontinente.
🕌 Didattica del Sacro: L’Urs di Baba Bulleh Shah
Per comprendere il loro legame con l’invisibile, bisogna viaggiare verso il distretto di Kasur e la vicina Pattoki durante l’Urs di Baba Bulleh Shah. L’Urs (che significa “matrimonio mistico”) non è una commemorazione funebre, ma una celebrazione dell’unione dell’anima del santo con Dio.
Bulleh Shah (1680–1757) è uno dei poeti Sufi più venerati della storia punjabi. Il suo verso più celebre, “Bullah ki jaana main kaun”, è un inno alla dissoluzione dell’ego e delle etichette sociali. Durante i tre giorni del festival, Kasur diventa una marea umana di devoti, poeti e musicisti. Il cuore della festa è la ricerca dell’estasi spirituale attraverso:
  • Dhamaal: Una danza ritmica e ipnotica a ritmo di tamburi (dhol), vissuta come una preghiera fisica.
  • Qawwali: Canti devozionali collettivi che portano alla trance mistica.
I Khawaja Sira partecipano storicamente a questi riti incarnando la fluidità cantata da Bulleh Shah. Si diceva che la loro dua (preghiera) fosse diretta e senza filtri verso Dio, proprio perché liberi dalle catene del binarismo terreno. Nei santuari (darbar), la loro presenza era considerata un talismano di fortuna.
📜 1871: Il Trauma Coloniale
Questa sacralità si è frantumata con l’arrivo dell’Impero Britannico. Per i colonizzatori vittoriani, ossessionati dal puritanesimo, l’esistenza di una comunità di genere fluido rispettata e potente era intollerabile.
La frattura definitiva arriva nel 1871 con il Criminal Tribes Act. Da un giorno all’altro, i Khawaja Sira vennero:
  • Marchiati come “criminali ereditari”,
  • Privati del diritto di possedere terre,
  • Proibiti dall’indossare abiti femminili,
  • Esclusi dalla vita pubblica,
  • Spinti ai margini della sopravvivenza.
Le corti reali vennero smantellate. La comunità fu spezzata.
⚖️ La Realtà di Oggi: Tra Violenza e Riscatto
Nonostante il Pakistan abbia approvato nel 2018 una legge d’avanguardia per la protezione dei diritti transgender, una violenta ondata conservatrice ne ha boicottato l’applicazione. Banditi dalle famiglie fin dall’adolescenza, molti Khawaja Sira sopravvivono grazie alla questua (badhai) o al lavoro sessuale, protetti dal sistema tradizionale Guru‑Chela (madre‑figlia spirituale).
Eppure, contro ogni previsione, alcune straordinarie persone Khawaja Sira stanno riscrivendo il proprio destino:
  • Marvia Malik: Ha fatto la storia diventando la prima conduttrice di un telegiornale nazionale in Pakistan, scardinando i pregiudizi sui media televisivi.
  • Dr. Sarah Gill: Ha superato barriere istituzionali imponenti diventando la prima persona transgender a laurearsi in medicina nel Paese, esercitando oggi come medico specializzato.
  • Nisha Rao: Fuggita da casa da adolescente, ha studiato di notte mentre di giorno mendicava ai semafori. Oggi è la prima avvocata Khawaja Sira del Pakistan, e lotta nei tribunali per difendere i diritti della sua stessa comunità.
  • Aisha Mughal: Una rinomata accademica e ricercatrice che ha rappresentato ufficialmente il governo del Pakistan presso le Nazioni Unite a Ginevra.
Le case‑rifugio temporanee a Pattoki offerti durante l’Urs offrono una bolla di ossigeno, ma fuori da quelle mura la strada resta un campo di battaglia.
🖤 Un Epilogo Amaro: Sorelle nel Deserto dell'Umanità
Purtroppo, guardando i numeri delle violenze quotidiane e l'indifferenza delle istituzioni, l'ottimismo cede il passo a una dolorosa lucidità. In questo mondo ormai malato, dove la cattiveria sembra sistematicamente coprire e soffocare il bene, diventa difficile aspettare. Diventa difficile credere che qualcosa di buono possa davvero arrivare dall'alto a cambiare, da un giorno all'altro, la vita di queste sorelle.
Sorelle sfortunate, lo sono due volte: la prima per il corpo e l'anima in cui sono nate, che le costringe a una perenne ricerca di identità incompresa; la seconda per il destino beffardo di essere venute al mondo in posti così aridi di umanità, dove il pregiudizio pesa più della compassione e dove la povertà materiale si specchia in una spaventosa povertà spirituale.
Le luci dell'Urs di Pattoki e i canti per Bulleh Shah, alla fine, si spengono sempre. La casa-rifugio temporanea viene smantellata, le barriere di protezione cadono e il deserto sociale riprende il sopravvento. Ciò che resta è la loro incredibile, quasi sovrumana capacità di resistere in mezzo al fango. Ma non dovrebbero essere costrette a essere eroine solo per sopravvivere. Finché il mondo non ritroverà l'empatia perduta, la storia dei Khawaja Sira rimarrà una ferita aperta sul corpo del Pakistan, un promemoria di quanto l'essere umano possa diventare spietato quando dimentica che l'unica vera legge divina è l'amore.
Eppure resistono.
E resistendo, esistono.
— Vanessa Mazza
Editorialista indipendente. Attivismo TLGBQI+ e diritti umani.
🌐 Fonti e Approfondimenti
Le fonti accademiche e di riferimento possono essere consultate sui portali di London School of Economics, Dawn News, Human Rights Watch, Cambridge Core e International Women's Media Foundation.

giovedì 27 novembre 2025

La telenovela come educazione popolare: il caso Brasile e la distopia italiana

In Três Graças, una svolta intensa segnerà il rapporto tra Leonardo (Pedro Novaes) e Viviane (Gabriela Loran).

Quando la fiction diventa pedagogia

In Brasile, la telenovela non è solo intrattenimento: è uno strumento di educazione collettiva. Três Graças, con la storia di Viviane – donna trans interpretata da Gabriela Loran – porta in prima serata la dignità di una transizione di genere. Una scena di rivelazione diventa specchio del pregiudizio e occasione di riflessione sociale. In Italia, invece, la televisione continua a raccontare queste vite con superficialità e distorsione, alimentando stigma anziché abbatterlo.

Brasile: la forza della rappresentazione

Le telenovelas brasiliane hanno una tradizione pedagogica: affrontano temi sociali con coraggio e continuità, trasformando la fiction in uno spazio di lotta e dignità.

Esempi recenti di narrazioni trans e LGBTQIA+:

A Força do Querer (2017): la transizione di Ivan, interpretato da Carol Duarte.
Ivan (Carol Duarte) de A Força do Querer 

A Dona do Pedaço (2019): Britney, interpretata da Glamour Garcia, attrice trans.
Glamour Garcia interpreta Britney in A Dona do Pedaço

Quanto Mais Vida, Melhor! (2021): tre attrici trans nel cast.


Quanto Mais Vida, Melhor”, di Mauro Wilson, punta sulla diversità e porta in scena tre donne trans nel cast: Carol Marra, A Maia e Nany People

Segunda Chamada (2019): Linn da Quebrada nel ruolo di Natasha.

Natasha (Linn da Quebrada) 



L’impatto culturale è enorme: milioni di spettatori imparano a riconoscere la violenza simbolica e a normalizzare identità trans, trasformando la TV in un’aula pubblica.

🌈 L’ascesa globale delle storie LGBTQIA+


La rappresentazione queer sta crescendo ovunque, grazie a cambiamenti sociali e alla spinta delle piattaforme di streaming.


Nuovi record: i rapporti annuali di GLAAD mostrano un aumento costante di personaggi LGBTQIA+ nelle serie e nei film.


Diversità e autenticità: cresce l’impegno di sceneggiatori e creatori queer, che portano narrazioni più fedeli alle esperienze vissute.


Impatto sociale: queste storie educano, combattono il pregiudizio, validano identità e stimolano il dialogo politico.

🇮🇹 Italia: la distopia della rappresentazione

In Italia la televisione non aiuta a distruggere la discriminazione: la amplifica.

Marginalizzazione: le persone trans vengono collocate ai margini della società, mai nei salotti dove “tutti sono qualcuno”.


Silenzio sulle difficoltà reali: non si racconta la fatica di trovare lavoro, di inserirsi nella società, di affrontare la violenza quotidiana.


Attacchi ignorati: le poche persone trans che riescono a entrare nelle istituzioni vengono derise e denigrate, invece di essere sostenute.


Oblio mediatico: il Transgender Day of Remembrance passa inosservato nei TG italiani, senza reportage né memoria.


Rappresentazioni degradanti: nel cinema e nei programmi TV i personaggi trans sono ancora trattati come caricature da circo, con gag che non fanno più ridere nessuno.

👉 Un caso emblematico: nel 2022 esponenti politici hanno chiesto di bloccare un episodio di Peppa Pig con una famiglia di due mamme, definendolo “propaganda LGBT”. Già nel 2017 si era tentato di censurare il cartone A casa dei Loud su Nickelodeon, perché mostrava una coppia di genitori dello stesso sesso.

La scena di Viviane in Três Graças mostra che la transizione non è un dramma, ma un percorso di autenticità. Il pregiudizio di Leonardo diventa specchio di una società che deve cambiare. In Italia, è tempo di chiedere una televisione che sappia raccontare la realtà trans con rispetto, che dia voce alle difficoltà concrete e che contribuisca a distruggere discriminazioni invece di amplificarle.

 Uscire dalla distopia

La televisione ha un potere enorme: può alimentare stigma o costruire dignità. Le telenovelas brasiliane e l’ascesa globale delle storie LGBTQIA+ dimostrano che raccontare con autenticità significa educare e mobilitare. L’Italia deve uscire dalla sua distopia televisiva e aprire spazio a narrazioni che siano specchio di una società più giusta e inclusiva.




Fonti

GLAAD, Where We Are on TV report


Articoli italiani su censura dei cartoni animati (Peppa Pig, A casa dei Loud)


martedì 11 novembre 2025

“Arte come resistenza: i libri di Harry Potter diventano ritratti delle vittime trans”


“Tai Ericson: trasformare Harry Potter in memoriale contro l’odio transfobico”


Tai Ericson non è un artista qualunque. Nato artisticamente nel 2007, ha dovuto interrompere il suo percorso per le difficoltà economiche della vita a Boston. Ma nel 2023, trasferendosi in Vermont, ha finalmente trovato lo spazio e il tempo per riprendere la sua ricerca creativa. Da allora, la sua arte è diventata un atto di resistenza e di testimonianza.
✨ L’idea rivoluzionaria

Nel 2025 Ericson ha iniziato il progetto HP Series: smontare fisicamente i libri di Harry Potter e trasformarli in ritratti di persone transgender assassinate.

Da lontano, le opere raccontano una storia universale.


Da vicino, rivelano la loro vera identità: memoriali che restituiscono dignità a chi è stato cancellato dall’odio transfobico.

È un gesto radicale: distruggere un simbolo culturale amato da milioni, ma legato a un’autrice che ha diffuso idee trans-escludenti, e ricostruirlo come monumento di memoria e giustizia.
 Arte come atto politico

Ericson dimostra che l’arte non è mai neutrale.

Oggetti quotidiani diventano strumenti di denuncia.


Libri amati si trasformano in memoriali.


Creatività diventa resistenza contro la cultura dell’odio.

Il suo messaggio è chiaro e potente:


“Trans women are women. Trans men are men. Trans rights are human rights.”
 Onorare le vittime

Ogni ritratto è un grido silenzioso che ricorda le vite spezzate dall’odio transfobico. Ericson non si limita a creare arte: costruisce memoria, invita alla riflessione e ci obbliga a guardare in faccia la realtà.

 Mentre Ericson usa la sua creatività per dare voce a chi non c’è più, altre figure famose scelgono di usare il proprio potere mediatico per diffondere odio e discriminazione. L’autrice di Harry Potter è un esempio tragico: le sue parole hanno contribuito a normalizzare un clima ostile che mette a rischio vite reali.

Ericson ribalta questa dinamica: prende ciò che è stato usato per ferire e lo trasforma in un memoriale che cura. La sua arte è un atto di giustizia, un invito a non restare in silenzio.

Onorare le vittime significa anche celebrare chi, come Tai Ericson, ha il coraggio di trasformare il dolore in bellezza e resistenza.



Fonti

Ericson Arts – About Tai Ericson
Approfondimenti su progetti artistici e memoria trans da articoli e interviste disponibili online

“Proteggere i bambini? No, alimentare discriminazioni: il copione della destra sul sesso e l’affettività”


La política usa i ragazzi come slogan, ma ignora la loro salute e i loro diritti.


In Italia si continua a discutere di educazione sessuale come se fosse un pericolo da cui difendersi. Matteo Salvini ripete lo slogan: “proteggere i bambini dal gender”. Ma la verità è che non si tratta di protezione: si tratta di alimentare discriminazioni verso le persone LGBT e di riproporre parole già sentite dalle destre mondiali, che hanno paura della verità e della modernità.

Mentre in Europa si distribuiscono preservativi per prevenire malattie e gravidanze indesiderate, da noi si preferisce il silenzio. Un silenzio che sa di Medioevo. In un paese laico, si dovrebbe parlare di mascolinità tossica, patriarcato, rispetto e inclusione. Invece, si preferisce bollare tutto come “woke” e affidare l’educazione sessuale alla Chiesa cattolica, tanto cara a Meloni, Salvini, Roccella, Pillon e a tutto il governo del “dio, patria e famiglia”.

Il copione político

Negli ultimi giorni Salvini ha parlato di confini da difendere, del conflitto Russia–Ucraina, del voto in Romania, dell’estrema destra tedesca, della Croce Rossa… e, tra un argomento e l’altro, anche di educazione sessuale. Poi, quando gli chiedono di Gaza, risponde: “Mi occupo di dighe e treni”. Senza mai nominare il Ponte.

 La vera educazione sessuale


Educare alla sessualità significa educare all’affettività, sviluppare consapevolezza, imparare a gestire emozioni e sentimenti. Significa prevenire comportamenti a rischio e insegnare il rispetto verso l’altro. Come ricordano le linee guida internazionali: dobbiamo insegnare educazione sessuale ai bambini per proteggerli dagli abusi, promuovere l’autoconoscenza del corpo, combattere i pregiudizi, prevenire malattie sessualmente trasmissibili e gravidanze adolescenziali. Una didattica adeguata all’età, con linguaggio appropriato e strumenti ludici, aiuta i ragazzi a capire concetti come consenso, limiti corporei e a riconoscere situazioni di rischio.
 La realtà che non si dice

Più dell’80% degli abusi avviene in casa. Non da “mostri sconosciuti”, ma da adulti di fiducia: zii, padri, cugini, vicini. Il silenzio è la regola. Solo 1 caso su 15 viene denunciato. Ecco perché l’educazione sessuale non è un lusso, ma un’urgenza. Non è ideologia, è protezione. Non è un complotto, è un diritto.


Se davvero vogliamo proteggere i bambini, dobbiamo dar loro strumenti per capire il mondo, non paure prefabbricate. La scuola e la famiglia devono collaborare, non contrapporsi. E la politica deve smettere di usare i ragazzi come slogan, iniziando finalmente a occuparsi della loro libertà e della loro sicurezza.

giovedì 9 ottobre 2025

“Libero di amare, libero di essere”: la nuova strategia UE per i diritti LGBTIQ+ 2026-2030


Nel corso degli ultimi cinque anni, la percezione sociale delle persone LGBTIQ+ nei Paesi membri dell’Unione europea ha mostrato segnali di miglioramento. Circa il 75 % degli intervistati si dichiara a proprio agio nell’avere colleghi gay, lesbiche o bisessuali. Tuttavia, i dati evidenziano che permane uno scenario di forte disuguaglianza, ancora una persona su tre appartenente alla comunità LGBTIQ+ riferisce di aver subito discriminazioni negli ultimi dodici mesi.
“Libero di amare, libero di essere”: la nuova strategia UE per i diritti LGBTIQ+ 2026-2030

Per contrastare questa situazione, rafforzare i diritti civili e favorire una piena inclusione, la Commissione europea ha varato la sua nuova strategia per l’uguaglianza LGBTIQ+ per il periodo 2026-2030. La proposta prende le mosse dall’esperienza della precedente strategia 2020-2025, ma intende spingersi oltre nella diffusione della cultura dell’uguaglianza in tutti i campi delle politiche comunitarie.

Tre le direttrici principali di intervento indicate: la protezione delle persone LGBTIQ+, l’empowerment dei soggetti interessati e il coinvolgimento attivo della società civile nel promuovere, monitorare e sostenere l’uguaglianza nel vivere quotidiano.

Sul versante della protezione, la strategia prevede un piano d’azione specifico contro il cyberbullismo e una piattaforma di raccolta dati (knowledge hub) su discorsi d’odio e attività illegali online motivate da orientamento sessuale o identità di genere. La Commissione insiste anche sull’applicazione rigorosa delle norme comunitarie contro la discriminazione, e sul sostegno finanziario alle organizzazioni della società civile che difendono i diritti LGBTIQ+. Un obiettivo cruciale è l’eradicazione delle cosiddette pratiche di conversione, intendendo con ciò quegli interventi coercitivi volti a modificare l’orientamento sessuale o l’identità di genere delle persone. La Commissione avvierà analisi dedicate e prenderà in considerazione anche una Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) per vietare queste pratiche.

Sul fronte dell’empowerment, la strategia punta a rendere più efficaci gli organismi di parità (equality bodies) nel promuovere i diritti LGBTIQ+, ad agevolare il riconoscimento delle famiglie arcobaleno (ad esempio, incoraggiando gli Stati membri ad adottare la proposta europea sul riconoscimento della genitorialità), e a sostenere l’ambiente lavorativo inclusivo, anche attraverso il lavoro con la piattaforma UE delle “Diversity Charters” per promuovere politiche di assunzione inclusive.

Infine, per coinvolgere la società, la Commissione invita tutti gli Stati membri a dotarsi di strategie o piani nazionali sull’uguaglianza LGBTIQ+, a migliorare la raccolta e l’analisi dei dati sulla vita reale delle persone, e inaugura un punto di dialogo diretto con la società civile tramite il “LGBTIQ+ Policy Forum”. In parallelo, nel 2026 sarà pubblicato un rapporto sull’applicazione delle norme di uguaglianza nell’occupazione, con nuove linee guida volte a favorire assunzioni inclusive.

Con questa strategia, l’Unione europea intende che il princípio di uguaglianza non resti un obiettivo astratto, ma diventi parte integrante delle politiche concrete e della quotidianità: libero di amare, libero di essere.