Una frattura storica al Palazzo di Vetro
L’apertura dell’81ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha mostrato al mondo una verità che i media occidentali continuano a mascherare: il Sud Globale non è più disposto a subire. Mentre la stampa europea si limita a fare da megafono all’unilateralismo americano, dal podio dell’ONU è andato in scena uno scontro che non è solo geopolitico, ma profondamente morale.
Da un lato, il bullismo coloniale, la minaccia militare, la violenza ideologica. Dall’altro, la statura di un leader che parla per miliardi di persone: Luiz Inácio Lula da Silva.
🇧🇷 Lula: lo statista che rompe l’incantesimo dell’ipocrisia
Nel suo decimo discorso di apertura dell’Assemblea Generale — un primato storico — Lula ha denunciato senza filtri un sistema internazionale paralizzato dal veto delle superpotenze, definendo l’ONU “ostaggio dell’inazione del Consiglio di Sicurezza”.
Poi la frase che ha segnato una linea di demarcazione nella storia del Sud Globale:
“Il Brasile non è il cortiletto di nessuno.”
Con una postura fiera, Lula ha difeso la sovranità nazionale, le risorse strategiche, l’autonomia giudiziaria e il diritto dei paesi emergenti a svilupparsi senza portaerei straniere che pattugliano le loro acque. La sua visione è chiara: cooperazione, non coercizione.
L’ipocrisia di Trump e la resistenza dei popoli oppressi
Il contrasto nell’aula di New York si è fatto brutale quando la tribuna è passata a Donald Trump. Il presidente statunitense ha portato all’ONU lo spettacolo della coercizione e della minaccia esplicita, annunciando tagli draconiani ai fondi delle Nazioni Unite e dichiarando la propria intenzione di usare il potere militare nell’emisfero occidentale per tutelare gli interessi di Washington. Un intervento sterile, intriso di imperialismo e di un’arroganza che non ha più alcuna copertura diplomatica.
Ma il punto più basso e vergognoso del discorso di Trump è stato il suo attacco frontale ai funzionari dei diritti umani dell’ONU, colpevoli di aver criticato le sue politiche discriminatorie. Trump ha letteralmente sventolato la bandiera della sua “crociata anti‑trans”, scagliandosi contro i diritti delle persone transgender e spacciando odio ideologico e ostilità di Stato per una fantomatica “protezione dei bambini” dalla cosiddetta “mutilazione transgender”. L’ipocrisia è totale, disgustosa e grottesca: un uomo con un passato giudiziario, morale e personale devastante che sale sul podio delle Nazioni Unite per ergersi a paladino dell’infanzia, usando i corpi e le vite delle persone trans come carne da macello elettorale.
La violenza coloniale di Trump si è scontrata con la fiera resistenza dei popoli che non si lasciano piegare. Nel suo discorso, Trump ha attaccato Cuba definendola uno “Stato fallito”, occultando la verità storica: se l’isola attraversa una crisi drammatica, è il risultato diretto di un embargo criminale, disumano e anacronistico, aggravato dalle politiche asfissianti dell’amministrazione USA. La risposta di L’Avana è stata immediata e implacabile: la delegazione cubana, guidata dal ministro degli Esteri Bruno Rodríguez, ha voltato le spalle al colonizzatore e ha abbandonato l’aula, lasciando Trump isolato a parlare davanti a una platea che ne misurava il vuoto morale.
Altrettanto assordante è stato il silenzio e la complicità dell’Occidente sul dramma del Medio Oriente. Mentre il Sud Globale si unisce nella coalizione P4M (Partners for Multilateralism) per chiedere riforme strutturali e l’applicazione del diritto internazionale, Israele continua a ignorare sistematicamente le risoluzioni ONU e le sentenze delle corti internazionali nell’indifferenza complice delle superpotenze occidentali. Questa asimmetria totale nell’applicazione dei diritti umani è la vera vergogna mondiale dei nostri giorni: un doppio standard intollerabile che alimenta guerre, genocidi e priva i paesi occidentali di qualsiasi credibilità morale.
🗺️ Il mondo multipolare è già iniziato
Dalla mappa Equal Earth — che restituisce dignità territoriale all’Africa e al Sud del mondo — alla nascita del P4M, il baricentro politico del pianeta si è spostato. L’unilateralismo americano mostra crepe sempre più profonde, mentre il Sud Globale rivendica spazio, voce e futuro.
il Sud Globale non chiede permesso. Pretende giustizia.
La scena di New York ha mostrato una verità che nessun editoriale occidentale può più nascondere:
Il re è nudo. Lo statista è vestito di dignità. E il mondo non è più disposto a inginocchiarsi.
Lula non ha parlato solo per il Brasile: ha parlato per tutti i popoli che rifiutano di essere cortili, colonie, bersagli o pedine. Ha parlato per chi resiste all’embargo, per chi difende i propri diritti, per chi non accetta più la violenza ideologica mascherata da moralismo.
Il Sud Globale non è spettatore. È protagonista. E la sua rivolta per la giustizia globale è appena cominciata.
— vanessa mazza TLGBQI+
- Lula all'ONU e la chiusura della campagna elettorale - Agenzia ANSA
- La diffida di Lula a Trump sulle interferenze in Brasile - Agenzia ANSA
- Il discorso di Trump all'Assemblea Generale - Agenzia ANSA
- La protesta della delegazione cubana all'ONU contro Trump - Agenzia ANSA
- La storica risoluzione ONU sulla mappa Equal Earth - Il Post
- Il vertice ONU e i tavoli istituzionali - Consiglio Europeo P4M

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