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venerdì 13 novembre 2015
Ma chi sono realmente gli uomini che amano le trans?
Vi propongo questo ottimo articolo che spiega, senza mezzi termini e facendo riferimento ad una ricerca condotta su un campione di maschi, che gli uomini attratti dalle donne transgender non sono "omosessuali repressi", come tanti gay o donne transfobi si ostinano a ripetere da sempre.
Chi sono davvero gli uomini ginandromorfofili? La definizione chiarisce qualcosa: sono gli uomini attratti sessualmente dalle donne transgender. Il senso comune ha molto da aggiungere, con una risposta già bella e pronta: si tratterebbe di gay repressi, che, rifiutandosi di avere rapporti con altri uomini per timore di identificarsi e di essere identificati come omosessuali, si rifugerebbero ipocritamente tra le braccia e le gambe delle trans. Questa descrizione, che appare evidente ai più, ha però due grossi problemi: rivela un pensiero fortemente transfobico e non è affatto aderente alla realtà. Partiamo da quest'ultima constatazione e dalle conclusioni dello studio di Hsu, Rosenthal, Miller e Bailey pubblicato su "Psychological Medicine" con il titolo "Who are gynandromorphophilic men? Characterizing men with sexual interest in transgender women" [ncbi.nlm.nih.gov].
I ricercatori hanno reclutato uomini che cercavano su internet sesso con altri uomini, con donne cisgender (persone con sesso biologico e identità di genere femminile) o con donne transessuali (persone biologicamente maschi alla nascita che si identificano psicologicamente e emotivamente come donne). Gli uomini del campione hanno dovuto prima dichiarare quanto fossero eccitati da uomini, donne cisgender e donne transgender, poi hanno guardato scene pornografiche in cui facevano sesso uomini, donne cisgender o donne trans, mentre un macchinario gli misurava l'inturgidimento del pene.
Lo studio mostra innanzitutto che tutti si sono detti eccitabili proprio dalla tipologia di persona da cui poi sono stati effettivamente eccitati, senza nessun effetto "dico una cosa e ne provo un'altra": così gli omosessuali si sono eccitati molto a guardare scene di sesso tra uomini, mediamente davanti a filmini con donne transessuali, mentre la pornografia con sole donne non ha fatto registrare movimenti significativi nelle parti basse. Con gli eterosessuali che si erano dichiarati non attratti dalle trans, invece, le cose sono andate esattamente all'opposto.
E i ginandromorfofili? Eccitatissimi dalle donne transgender, hanno dimostrato un'attrazione verso le donne cisgender pari a quella degli eterosessuali, mentre l'eccitazione provocata dalla visione di uomini è stata molto bassa, in media solo leggermente superiore a quella degli etero. In poche parole, la definizione di uomini ginandromorfofili chiarisce proprio tutto: sono gli uomini attratti sessualmente dalle donne transgender. Punto. E no, non sono omosessuali repressi. E sì, possono ovviamente essere anche bisessuali, ma solo in alcuni casi.
Dimostrare l'esistenza di un pregiudizio, però, non basta: bisogna indagarne la radice, scoprire cosa ci dice di noi, delle nostre comunità, delle nostre società. Bisogna allora riconoscere che descrivere l'attrazione di un uomo verso le donne transessuali come omosessualità significa imporre uno schema binario in cui possono esistere e possono suscitare desiderio solo uomini e donne cisgender, mentre si nega radicalmente l'identità di genere delle donne transgender, ridotte a surrogati di uomini o a uomini tout court.
Ancora più radicalmente, le trans sono disconosciute non solo come donne e come persone, ma persino come oggetti del desiderio: si sostiene che non si possa essere attratti davvero da una transessuale (orrore!), ma che attraverso di lei si soddisfi l'attrazione verso altro. In fin dei conti, la donna transgender è ridotta a un pene a cui, quasi per caso, siano spuntate due tette: è un modo di (non) pensare profondamente transfobico, ma che, inconsapevolmente, è riproposto da moltissime persone omosessuali e persino da non poche trans. Non vi sembra inquietante?
Aggiungerei infine due brevi note. La prima osservazione è scoraggiante: lo studio sugli uomini ginandromorfofili dimostra indirettamente quanto spesso l'attrazione verso i transessuali FtM (dal femminile al maschile), o forse la loro stessa esistenza, non sia neppure prevista dalla nostra società. La seconda è una proposta: dal momento che il termine ginandromorfofili è davvero terrificante e suona come una stramberia o, peggio, come una patologia, mentre stiamo parlando semplicemente di una persona a cui piacciono altre persone, riusciremo ad inventare una parola più serena?
Pier
Etichette: (Movimento), (Sessualità), [ilgrandecolibri.com], [Pier]
LGBT senza la T di transgender: c’è chi lo propone
Un gruppo di uomini e donne omosessuali e bisessuali sono arrivati alla conclusione che la comunita’ transgender debba essere dissociata dalla piu’ larga comunita’ LGB e chiedono, sostanzialmente, che venga “eliminata la T” dalla famosa sigla LGBT con la loro campagna “DROP THE T“.
Questo gruppo organizzato ha fatto richiesta ad organizzazioni come Human Rights Campaign, GLAAD, Lambda Legal e testate giornalistiche web come come The Advocate, Out, Huff Post Gay Voices ecc e ha presentato loro la campagna “DROP THE T” spiegando che, sostanzialmente, la comunita’ LGB sia basata sulla natura e orientamento sessuale, mentre la comunita’ transgender sia basata sull’identita’ di genere, quindi non conforme ad appartenere ad una stessa minoranza.
La petizione-campagna Drop The T, precisamente dettagliata, è interamente leggibile su Change.org.
Presto sono arrivate le risposte di Human Rights Campaign, GLAAD e Lambda Legal che, all’unaminita’, si schierano completamene a sfavore di questa petizione, che ritengono offensiva e regressiva.
“Clayton,” il famoso anonimo che ha lanciato la campagna Drop The T, ha difeso la sua campagna in un’intervista su The Federalist ma ha continuato a restare nell’anonimato.
Noi ci chiediamo: ma se credi cosi tanto in una campagna, tanto da scomodare tutte queste testate ed organizzazioni mondiali, perchè non ci metti anche la faccia?
DROP THE M-ASK!
sabato 7 novembre 2015
Trixie Maristela, dalle filippine, stata incoronata Miss International Queen 2015. Si tratta del più grande spettacolo del mondo transgender a Pattaya in Thailandia.
PATTAYA, Thailandia: Il più grande concorso di bellezza per le donne transgender ha coronato la sua regina. Venerdì scorso ( 06/11/2015), Si chiama Trixie Maristela, viene dalle Filippine la vincitrice del Miss International Queen 2015, bella come il sole, Maristela, 29 ,anni è laureata presso l'Università delle Filippine, con una laurea in lingue europee, e suona anche il violino.
Trixie scoppiò in lacrime, mentre veniva nominata vincitrice del più grande spettacolo del mondo transgender a Pattaya in Thailandia, mentre Valesca Dominik Ferraz del Brasile è stata nominata la seconda donna transessuale più bella, e Sopida Siriwattananukoon della Thailandia è stata nominata terza.
"Sono grata di avere questa bella opportunità. di vincere Miss International Queen, che è un spettacolo di grande prestigio per noi persone transgender"ha detto Maristela che indossava un elegantissimo abito da sera rosso e beige. Concorrenti transessuali provenienti da 17 paesi hanno gareggiato per aggiudicarsi il titolo di Miss di quest'anno a Pattaya City, in Thailandia.
Trixie è la seconda filippina a vincere Miss International Queen. Nel 2012, Kevin Balot ha portato a casa la corona. In quella occasione, al secondo posto la brasiliana Jessika Simões - Brazil. E terza Panvilas Mongkhol - Thailandia
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| Kevin Balot Miss International Queen 2012, la brasiliana Jessika Simões - Brazil. E terza Panvilas Mongkhol - Thailandia |
Miss International Queen è aperto a donne transgender, che possono essere pre e post intervento chirurgico di riassegnazione chirurgica del sesso, di età compresa tra 18 e 36 anni. L'anno scorso, il premio in denaro è stato $ 12.500 e una chirurgia estetica gratuita.
Il Brasile, per poco non diventa Bi Campeã del Miss International Queen 2015, due anni fa, Marcela Ohio, portava il titolo 2013 in Brasile.
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| Marcela Ohio, Brasile, Miss International Queen 2013 |
"Hanno scritto cose tipo: che il Brasile non è l'Africa per essere rappresentato da una scimmia' e altri insulti, che non ho voluto cancellare i post. La vergogna è di chi manifesta questo sentimento orribile".
Valesca fa la parrucchiere e secondo Majorie è molto ben accettata e amata dalla sua famiglia, formata da madre evangelica e quattro fratelli. "Questo è uno dei motivi che rendono così dolce e speciale", aggiunge.
Congratulazioni! Trixie Maristela Miss Filippine La nuova International Queen 2015! Valesca Dominik Ferraz, e la seconda donna transessuale tra le più belle del mondo .Trans, nera e guerriera . Con questo traguardo, hai zittito tutte quelle razziste del cazzo, che dicevano che lei non aveva nessuna possibilità. Congratulazioni cara, hai rappresentato molto bene le trans brasiliane, con classi e molta bellezza. Majorie Marchi , che dire cara?,un' altra volta ci hai fatto sognare!
Fonte:https://www.facebook.com/MissInternationalQueen/?fref=ts
http://www.missinternationalqueen.com/index.html
venerdì 6 novembre 2015
La Corte costituzionale conferma la non necessarietà delle modifiche chirurgiche ai fini del cambio di sesso
Con sentenza n. 221 depositata oggi, la Corte Costituzionale, in adesione all'orientamento espresso dalla Corte di cassazione con sentenza n. 15138/2015 a seguito del ricorso promosso da Avvocatura per i diritti LGBTI - Rete Lenford, ha escluso il carattere necessario dell'intervento chirurgico ai fini della rettificazione anagrafica di sesso.
La Corte, riaffermando il principio per cui resta "ineludibile un rigoroso accertamento giudiziale delle modalità attraverso le quali il cambiamento è avvenuto e del suo carattere definitivo", ha precisato che, rispetto al cambiamento di sesso, "il trattamento chirurgico costituisce uno strumento eventuale, di ausilio al fine di garantire, attraverso una tendenziale corrispondenza dei tratti somatici con quelli del sesso di appartenenza, il conseguimento di un pieno benessere psichico e fisico della persona" e ha sottolineato che "la prevalenza della tutela della salute dell'individuo sulla corrispondenza fra sesso anatomico e sesso anagrafico porta a ritenere il trattamento chirurgico non quale prerequisito per accedere al procedimento di rettificazione", ma "come possibile mezzo, funzionale al conseguimento di un pieno benessere psicofisico".
Importante, infine, il riferimento della Consulta all'art 31 del d.lgs. n. 150 del 2011, che assume "il ruolo di garanzia del diritto all'identità di genere, come espressione del diritto all'identità personale (art. 2 Cost. e art. 8 della CEDU) e, al tempo stesso, di strumento per la piena realizzazione del diritto, dotato anch'esso di copertura costituzionale, alla salute".
La presidente di Avvocatura per i diritti LGBTI, avv. Maria Grazia Sangalli, esprime la sua soddisfazione per l'esito di un giudizio tanto atteso: "si tratta di una pronuncia che chiarisce definitivamente le ambigue zone d'ombra della legge 164/82 in tema di rettificazione di attribuzione di sesso. La legge non impone la modifica chirurgica del sesso, secondo una interpretazione della stessa definitivamente orientata nei termini di una valorizzazione del diritto costituzionale alla salute. L'intervento è dunque solo un possibile mezzo, funzionale al conseguimento di un pieno benessere psicofisico della persona".
Copia della sentenza in formato pdf LINK
sabato 24 ottobre 2015
Marco Marco show durante Los Angeles Fashion Week. Guarda il video.
E già diventato una tradizione la sfilata del talentuoso designer californiano Marco Morante, 35 anni. Beniamino di celebridades come Selena Gomez , Nicki Minaj, Katy Perry, Ke $ ha, Britney Spears e Fergie. Quando si tratta di Marco Marco moda, abbiamo imparato ad aspettarsi l'inaspettato. La prima parte della sfilata stata a New York e la seconda parte a Los Angeles nella scorza settimana.
Drag Queen, ragazzi bonazzi , donne e uomini transessuali , gays, tutta la scena gay su una passerella. I vestiti che abusano della geometria, trasparenza e brillantezza. Technicolor, i colori degli anni '50, sono l'ossessione dell'artista, super in alta in questa stagione. Una miscela di strada e glamour, una collezione super moderna, allegra e creativa. Che diventa possibili in un mondo dove solo le serate gay ti permetti di abusare.
Drag Queen, ragazzi bonazzi , donne e uomini transessuali , gays, tutta la scena gay su una passerella. I vestiti che abusano della geometria, trasparenza e brillantezza. Technicolor, i colori degli anni '50, sono l'ossessione dell'artista, super in alta in questa stagione. Una miscela di strada e glamour, una collezione super moderna, allegra e creativa. Che diventa possibili in un mondo dove solo le serate gay ti permetti di abusare.
Decine di drag queens,, tra cui alcuni di RuPaul Drag Race, hanno sfilato l'ultima notte di Marco Marco a Los Angeles. Alla sfilata, gremita di gente, impazzita , urlavano, proprio come se fossero a ... ummm ... go go boy spettacolo! Trovo grandioso che quello standard cisgender, etero-normativo,bianco, magro, passi ben lontano dalle sue collezioni. Chi sa cosa riserva il futuro, non è vero? <3>3>
#MarcoMarcoShow - Collection Four Pt 1 at NY Style Fashion Week at Gotham HallNon riesco a smettere di ascoltare, Liniker è senza dubbio uno dei più grandi e più promettente artisti contemporanei Brasiliani-.
Liniker - Louise du Brésil
Liniker è questo il nome del cantante e anche il nome del progetto che "unisce" l'anima della black music, tutto accompagnato da una voce secca, che si modula con il basso ad alto, rivalizando con gli strumenti . Un funk swingados che compongono il repertorio della band. Il progetto, secondo i suoi creatori, è presentato in modo da fare ballare e cantare il pubblico. l'album presenta tre canzoni composte dall'autore / artista Liniker Barros .
Prodotto dal sigillo Vulkania lanciato di recente, ha prodotto esecutiva mente da Marcio Bortoloti, Rafael Barone e William Zaharanszki, e con la direzione di video di Paulo Costa, Leila Penteado e Nivaldo Dakuzaku.
La band è composta da Liniker Barros (voce), William Posh (batteria), Márcio Bortoloti (tromba / trombone), Paolo Costa (basso), Rafael Barone (basso / chitarra), William Zaharanszki (chitarra) e comprende anche Barbara Rose , Ekena Monteiro e Renata Santos backing vocals.
🌸💀♡ ♥
Vuoi saperne di più? Segui la pagina Liniker su Facebook!https://www.facebook.com/linikeroficial?fref=nf
Prodotto dal sigillo Vulkania lanciato di recente, ha prodotto esecutiva mente da Marcio Bortoloti, Rafael Barone e William Zaharanszki, e con la direzione di video di Paulo Costa, Leila Penteado e Nivaldo Dakuzaku.
La band è composta da Liniker Barros (voce), William Posh (batteria), Márcio Bortoloti (tromba / trombone), Paolo Costa (basso), Rafael Barone (basso / chitarra), William Zaharanszki (chitarra) e comprende anche Barbara Rose , Ekena Monteiro e Renata Santos backing vocals.
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venerdì 23 ottobre 2015
«“Gender” non vuol dire cancellare mamma e papà o la differenza tra i sessi»
Fin dal titolo che accosta le parole più familiari di tutte a un termine ostico come pochi, Papà, mamma e gender, il nuovo libro di Michela Marzano (filosofa italiana fuoriuscita in Francia e prestata alla politica di casa nostra con l’elezione alla Camera per il Pd) fa propria la missione dello scrittore Albert Camus: «Nominare in maniera corretta le cose è un modo per tentare di diminuire la sofferenza e il disordine che ci sono nel mondo». Lo fa appunto da filosofa, andandone a rintracciare le origini e poi le successive strumentalizzazioni, ma tenendo ben fermo lo sguardo sull’attualità per dare ai lettori tutti gli elementi necessari a decifrare l’uso politico e paradossale (lo hanno adottato coloro che dicono di opporvisi) di questo concetto.
Cosa c’entra intanto il gender (corrispettivo inglese del termine «genere») con mamma e papà?
«Intorno a questo concetto si sono polarizzate una serie di polemiche e si sono accumulati molti fantasmi. Da un lato lo utilizza chi si oppone alle unioni civili e vuole bloccare il progetto di legge oggi in discussione al Senato. Dall’altro è diventato la parola d’ordine di chi si immagina che si voglia colonizzare la mente dei bambini, e viene accusato di voler oscurare la naturalità della famiglia, dei padri e delle madri».
A cosa si riferisce?
«Ai tentativi di bloccare nelle scuole l’educazione contro le discriminazioni nei confronti delle donne e delle persone gay, lesbiche bisessuali e trans e l’educazione contro la violenza di genere. Alcuni gruppi molto ben organizzati sostengono appunto che il concetto di non discriminazione “nasconda” una supposta “ideologia di gender” che mira a negare la “naturale differenza sessuale”».
Non è così?
«No, non esiste nessuna ideologia gender, casomai una molteplicità di studi sul gender. Ma sono tutt’altro e di certo non sostengono che i bambini debbono cambiare sesso a piacimento, come affermano testi e video circolati negli ultimi mesi tra i genitori italiani e che vengono utilizzati per creare panico e bloccare le lezioni. Nel libro li trascrivo e analizzo. Alla base c’è un errore concettuale talmente grossolano da far pensare che sia voluto».
Cioè?
«Insinuare che dietro le battaglie per l’uguaglianza ci sia la volontà di rendere gli uomini e le donne indifferenziati significa confondere l’uguaglianza con l’identità. Identità è un concetto logico-descrittivo, che si usa per esempio quando si dice che un oggetto è identico a se stesso. Parlare di uguaglianza significa invece entrare nel campo dei valori: in questo senso quando si dice che una persona è uguale a un’altra si intende che, nonostante le differenze specifiche che le caratterizzano, esse hanno la stessa dignità e lo stesso valore e quindi devono poter godere degli stessi diritti».
Quanto conta in queste polemiche che il termine gender sia incomprensibile ai più?
«Molto, perché fa paura. Il corrispettivo italiano “genere” si utilizza da 40-50 anni, ed è uno strumento concettuale che permette di analizzare i rapporti (spesso di dominazione) tra uomo e donna. Ma nel momento in cui si parla di gender è come se si creasse un’entità aliena».
Nel libro lei affronta anche il pensiero di Judith Butler, l’autrice di «Scambi di genere», che viene spesso accusata di essere l’ ideologa di gender per antonomasia e di voler costringere le persone a cambiare sesso come ci si cambia d’abito.
«Anche questo è un gigantesco fraintendimento. Lo scopo di Butler è opporsi alle norme che codificano la femminilità e virilità. Non dice mai “scelgo il sesso che voglio”, come affermano per esempio i video di Manif pour tous e di Pro Vita che ho descritto nel libro. Ma vuole mostrare come ci condizionano le definizioni di ciò che è maschile o femminile. La sua riflessione riguarda soprattutto l’omosessualità: per secoli si è pensato che una donna attratta da un’altra donna non potesse essere una donna. In questa concezione – che Butler critica – è come se l’omosessualità cambiasse per definizione il sesso di una persona. Invece ovviamente non è così. Una donna che ama una donna resta una donna: non si trasforma in un uomo. Perché la femminilità non dipende dall’orientamento sessuale. Ma se per secoli mi hanno detto che per essere attratti da una donna bisogna essere uomini, come faccio io a rivendicare la mia femminilità se sono attratta dalle donne?»
Significa che per la Butler il corpo non conta, come sostengono i suoi critici?
«No, tanto è vero che di fronte agli attacchi continui di chi la accusava di mettere tra parentesi gli aspetti biologici in un’intervista al Nouvel Observateur ha risposto che “Il sesso biologico esiste, eccome”. E ha spiegato che però il modo in cui noi lo percepiamo e le aspettative che abbiamo nei confronti dei sessi sono influenzati da “norme che ci vengono trasmesse quotidianamente dai media, dai film, così come dai nostri genitori, e noi le perpetuiamo nelle nostre fantasie e nelle nostre scelte di vita. Sono norme che prescrivono ciò che dobbiamo fare per essere un uomo o una donna. E noi dobbiamo incessantemente negoziare con esse”. Il suo obiettivo è comprendere gli stereotipi dell’apparire per uscirne e poter vivere fino in fondo il nostro essere».
Cosa c’è davvero dietro le polemiche contro l’ideologia di gender, allora?
«Il rifiuto dell’omosessualità. L’omosessualità per queste persone resta comunque il grande tabù, la grande paura, la grande devianza»
Lei vive in un Paese che ha legalizzato da anni prima le unioni civili per le coppie gay e poi anche il matrimonio. Quali sono state le conseguenze?
«Che nessuno si deve più giustificare quando cammina mano nella mano con il proprio compagno o compagna. Che la società permette a gay, lesbiche e persone trans – e alle loro famiglie – di vivere serenamente, nonostante continuino a esserci eccezioni ed episodi di intolleranza. Ma forse è proprio questo il problema».
Cosa intende?
«Dietro i fraintendimenti di chi è stato strumentalizzato e dietro la malafede di chi volontariamente crea confusione su questi temi c’è la stessa cosa: la paura del diverso, la paura di perdere la propria identità. Spaventa tutto ciò che costringe a mettersi in discussione, a rivedere le proprie certezze. Non si vuole accettare che esistono dubbi, fratture, fragilità. Ma così perde di vista la complessità del mondo. E si finisce per fare un torto all’estrema vulnerabilità della condizione umana. Come dice Habermas, invece, il compito della filosofia morale è proprio quella di controbilanciare questa vulnerabilità, “riparando” il mondo senza mai negarne l’esistenza».
@elenatebano
Michela Marzano presenterà il libro a Bookcity Milano sabato 24 ottobre alle ore 17 (Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo Da Vinci)
giovedì 15 ottobre 2015
I giudici francesi riconoscono il sesso neutro sui documenti. E' la prima volta in Europa
pubblicato su L'Huffington PostPubblicato: 14/10/2015
Né maschio né femmina. E cioè intersessuale, anche sui documenti. Per la prima volta in Europa un giudice francese ha riconosciuto a un individuo di poter trascrivere "sesso neutro" all'anagrafe, e non più "maschio" come era stato definito alla nascita.
La persona che ha ottenuto questa decisione è intersessuale: i suoi cromosomi, così come i suoi caratteri sessuali secondari, non sono né maschili né femminili. Una condizione che in natura esiste in una piccola percentuale della popolazione, circa l'1,7%.
La sentenza è del 20 agosto, ma è stata rivelata alla stampa francese soltanto mercoledì e riguarda un 64enne che non ha mai accettato di essere definito "maschio".
Secondo il suo medico, è nato con una "vagina rudimentale", un "micro-pene", ma senza testicoli. Alla nascita è stato subito indicato come di sesso maschile. Solo che non era del tutto vero e lui ne ha sofferto moltissimo. "Da adolescente ho capito che non ero un ragazzo. Non avevo barba, i miei muscoli non si rafforzavano", racconta a 20 Minutes, aggiungendo: "Al tempo stesso pensare che potessi diventare una donna mi era impossibile. Bastava guardarsi allo specchio per capirlo".
La giustizia transalpina riconosce dunque per la prima volta il diritto di una persona ad uscire dal sistema binario maschile-femminile. Il comune di Tours dovrà ora modificare il suo atto di nascita. "Non si tratta di riconoscere l'esistenza di un 'terzo sesso' ma di prendere atto dell'impossibilità di indicare l'interessato come di questo o di quell'altro sesso", si legge nella sentenza.
Ancora oggi i bambini intersessuali vengono sottoposti a un intervento chirurgico per stabilire con maggiore precisione il genere di appartenenza. Ma si tratta di una operazione a livello genitale che non risolve il carattere neutro di questi individui che, crescendo, non sviluppano caratteristiche definite dell'uno o dell'altro sesso.
La persona che ha ottenuto questa decisione è intersessuale: i suoi cromosomi, così come i suoi caratteri sessuali secondari, non sono né maschili né femminili. Una condizione che in natura esiste in una piccola percentuale della popolazione, circa l'1,7%.
La sentenza è del 20 agosto, ma è stata rivelata alla stampa francese soltanto mercoledì e riguarda un 64enne che non ha mai accettato di essere definito "maschio".
Secondo il suo medico, è nato con una "vagina rudimentale", un "micro-pene", ma senza testicoli. Alla nascita è stato subito indicato come di sesso maschile. Solo che non era del tutto vero e lui ne ha sofferto moltissimo. "Da adolescente ho capito che non ero un ragazzo. Non avevo barba, i miei muscoli non si rafforzavano", racconta a 20 Minutes, aggiungendo: "Al tempo stesso pensare che potessi diventare una donna mi era impossibile. Bastava guardarsi allo specchio per capirlo".
La giustizia transalpina riconosce dunque per la prima volta il diritto di una persona ad uscire dal sistema binario maschile-femminile. Il comune di Tours dovrà ora modificare il suo atto di nascita. "Non si tratta di riconoscere l'esistenza di un 'terzo sesso' ma di prendere atto dell'impossibilità di indicare l'interessato come di questo o di quell'altro sesso", si legge nella sentenza.
Ancora oggi i bambini intersessuali vengono sottoposti a un intervento chirurgico per stabilire con maggiore precisione il genere di appartenenza. Ma si tratta di una operazione a livello genitale che non risolve il carattere neutro di questi individui che, crescendo, non sviluppano caratteristiche definite dell'uno o dell'altro sesso.
domenica 11 ottobre 2015
Salerno. Da uomo a donna senza intervento chirurgico. Sentenza storica al Tribunale di Salerno.
Da uomo a donna senza intervento chiururgico. Anni di battaglia per affermare la propria identità femminale e da oggi potrà essere solo Ottavia. Protagonista della sentenza storica in tema di riattribuzione anagrafica del sesso in assenza di intervento chirurgico, è l'architetto capaccese Ottavia Voza, presidente dell'Arcigay sezione di Salerno. La professionista salernitana non ha ancora affrontato la delicata operazione chirurgica che consente la riattribuzione del sesso, ma sui suoi documenti da oggi sarà una donna a tutti gli effetti.
Fino a ieri Ottavio, su quei documenti che segnavano una vita fa, felice ma non da Ottavia. Lui che oggi pienamente è una donna per lo Stato italiano. L'architetto capaccese ha alle spalle un matrimonio e due figli ed oggi la sua desiderata identità femminile. A sancirlo una sentenza, che farà storica ma soprattutto creerà un precedente. Perché il Tribunale di Salerno, nella prima sezione civile, presieduta dal giudice Giuseppe Fortunato, le ha dato ragione, sancendo, con la sua sentenza, una delle prime in Italia, la vittoria alla sua lunga battaglia: iniziata più di un anno e mezzo fa, in favore dell'affermazione del principio di autodeterminazione. Oggi Ottavia Voza festeggia e potrà finalmente sfoggiare i suoi documenti che riportano la sua reale identità. "Semplicemente.
La sentenza ci è stata notificata. In questo istante. Condivido qui questa intensa emozione. E passano per la mente tutti i momenti in cui abbiamo dovuto spiegare chi siamo a chi ha bisogno di un nome e di un codice fiscale per identificarti e per decidere che sei una persona "congrua". Per me cambia niente, resto la stessa persona. Semplicemente vivrò meglio." Questo il commento dell'architetto affidato al suo profilo Facebook.
Di MARIA ROSARIA MANDIELLO
Di MARIA ROSARIA MANDIELLO
venerdì 9 ottobre 2015
Brasile: Candy Mel è la prima donna transessuale ha protagonizzare una campagna di Avon "Ottobre rosa"
L'Avon ha deciso di puntare sulla diversità per celebrare "Ottobre rosa".
Il mese di Ottobre è dedicato alla prevenzione del tumore al seno, prevenire infatti è ancora la strategia vincente quando si parla di neoplasie. Sono moltissime le iniziative alle quali sarà possibile partecipare in quello che è stato ribattezzato il "mese rosa".
L'azienda di cosmetica 'Avon' quest'anno, ha innovato e scelto una donna transessuale per la nuova campagna pubblicitaria in Brasile. Candy Mel, cantante della Banda Uò, è la prima donna trans ha protagonizzare una campagna di 'Ottobre rosa' #EuUsoAssim . Nel video, lei fa un tutorial con i prodotti nei toni del rosa e viola - comprovando che si può abusare delle sfumature e mettere insieme un make potente per ogni momento della giornata. Candy è la seconda brasiliana a figurare in una campagna pubblicitari di bellezza.
L a prima è stata la studenti dell'stato di Pernambuco (B.R) Maria Chiara Araújo, protagonista nella campagna di una linea di make-up del marchio brasiliano "Lola cosmetici".
Nel mondo, solo il famoso marchio americano "Make Up Forever" ha realizzato una campagna con la modella trans, bosniaca naturalizzata australiana, Andreja Pejić.
Nel mese della prevenzione Avon, azienda leader mondiale nel canale della vendita diretta di prodotti cosmetici, ha deciso di celebrare questo sentimento legandolo a un altro importante traguardo: quest’anno infatti festeggia i suoi 20 anni di impegno nella lotta contro il tumore al seno, con la campagna globale Avon Breast Cancer Crusade. Una festa tutta speciale, dunque, dedicata all’impegno sociale e ai buoni sentimenti che trovano la massima espressione nel video emozionale #BeABreastFriend.
Non posso che congratularmi con Avon per favorire l'inclusione ed il sostegno delle persone transessuali,! Siete stupendi! ♥ (Candy Mel .. Meravigliosa, io sono una sua fan )
Il mese di Ottobre è dedicato alla prevenzione del tumore al seno, prevenire infatti è ancora la strategia vincente quando si parla di neoplasie. Sono moltissime le iniziative alle quali sarà possibile partecipare in quello che è stato ribattezzato il "mese rosa".
L'azienda di cosmetica 'Avon' quest'anno, ha innovato e scelto una donna transessuale per la nuova campagna pubblicitaria in Brasile. Candy Mel, cantante della Banda Uò, è la prima donna trans ha protagonizzare una campagna di 'Ottobre rosa' #EuUsoAssim . Nel video, lei fa un tutorial con i prodotti nei toni del rosa e viola - comprovando che si può abusare delle sfumature e mettere insieme un make potente per ogni momento della giornata. Candy è la seconda brasiliana a figurare in una campagna pubblicitari di bellezza.
L a prima è stata la studenti dell'stato di Pernambuco (B.R) Maria Chiara Araújo, protagonista nella campagna di una linea di make-up del marchio brasiliano "Lola cosmetici".
Nel mondo, solo il famoso marchio americano "Make Up Forever" ha realizzato una campagna con la modella trans, bosniaca naturalizzata australiana, Andreja Pejić.
Nel mese della prevenzione Avon, azienda leader mondiale nel canale della vendita diretta di prodotti cosmetici, ha deciso di celebrare questo sentimento legandolo a un altro importante traguardo: quest’anno infatti festeggia i suoi 20 anni di impegno nella lotta contro il tumore al seno, con la campagna globale Avon Breast Cancer Crusade. Una festa tutta speciale, dunque, dedicata all’impegno sociale e ai buoni sentimenti che trovano la massima espressione nel video emozionale #BeABreastFriend.
Non posso che congratularmi con Avon per favorire l'inclusione ed il sostegno delle persone transessuali,! Siete stupendi! ♥ (Candy Mel .. Meravigliosa, io sono una sua fan )
NASCE A NAPOLI IL PRIMO CENTRO DI ANDROLOGIA PER TRANSESSUALI E TRANSGENDER.
La novità è emersa nel corso di “Alfa Omega” la quattro giorni dedicata ai convegni medici in corso alla Città della Scienza diNapoli e che ha aperto la “Settimana della Prevenzione” che proseguirà
poi con il Campus della Salute in Piazza del Plebisicito dal 9 all’11 ottobre.
“Il nuovo centro di andrologia – spiega Rosario Pivonello, professore di andrologia all’Università Federico II di Napoli – presenta diversi ambulatori sia per i problemi relativi alla riproduzione che, in generale, alla sessualità. E’ strutturato con ambulatori specifici e ce ne sono alcuni dedicati ai transessuali e transgender. Questo risponde a una attenzione sociale a questa parte della popolazione che richiedere di essere trattata in maniera appropriata”. L’ambulatorio è dedicato all’assistenza a chi vuole cambiare sesso sia prima del cambiamento che dopo: “Lo spazio – sottolinea Pivonello – prevede oltre alla figura dell’andrologo e dell’endocrinologo anche la presenza di uno psicologo, dell’urologo e del chirurgo. Di tutte quelle specializzazioni della medicina, cioè coinvolte nel trattamento di questi pazienti che hanno questa esigenza di identità sessuale. L’ambulatorio sarà attivo sia nel seguirli prima dell’intervento, sia in seguito per le problematiche e le patologie da cui possono essere affetti in futuro”.
Nel nuovo centro di andrologia ci sarà grande attenzione anche alla seminologia: “c’è – prosegue Pivonello – un laboratorio avanzato per tutte le analisi e la valutazione legate al seme e alla fertilità maschile. Problemi che stanno conoscendo un enorme incremento anche a causa dell’inquinamento ambienta. E infatti negli spazi dedicati alla ricerca nel nuovo centro stiamo portando avanti anche un’indagine sull’impatto che l’inquinamento ambientale ha in Campania sulla fertilità maschile. Ci sarà poi un ambulatorio di psicoterapia per aiutare le coppie che hanno problematiche di infertilità e di sessualità”. Il nuovo centro di andrologia e sessualità è collegato a un centro di ricerca per nuove possibili terapie per lo spermatozoo e il testicolo.
Di sessualità si è parlato al convegno Alfa Omega anche nella tavola rotonda sul tema “Come evitare le infezioni sessualmente trasmissibili”. Molta attenzione ha richiamato anche l’incontro su “Lo sport come medicina”. Successo, intanto, pr le mattinate dedicate alle scuole: lunedì i ragazzi hanno assistito nell’auditorium di Città della Scienza al film “Supersize me” che li ha spinti a interrogarsi sull’abuso di cibo dei fast food.
Da Francesco Licastro|ottobre 7th, 2015|In evidenza, Salute e “Il nuovo centro di andrologia – spiega Rosario Pivonello, professore di andrologia all’Università Federico II di Napoli – presenta diversi ambulatori sia per i problemi relativi alla riproduzione che, in generale, alla sessualità. E’ strutturato con ambulatori specifici e ce ne sono alcuni dedicati ai transessuali e transgender. Questo risponde a una attenzione sociale a questa parte della popolazione che richiedere di essere trattata in maniera appropriata”. L’ambulatorio è dedicato all’assistenza a chi vuole cambiare sesso sia prima del cambiamento che dopo: “Lo spazio – sottolinea Pivonello – prevede oltre alla figura dell’andrologo e dell’endocrinologo anche la presenza di uno psicologo, dell’urologo e del chirurgo. Di tutte quelle specializzazioni della medicina, cioè coinvolte nel trattamento di questi pazienti che hanno questa esigenza di identità sessuale. L’ambulatorio sarà attivo sia nel seguirli prima dell’intervento, sia in seguito per le problematiche e le patologie da cui possono essere affetti in futuro”.
Nel nuovo centro di andrologia ci sarà grande attenzione anche alla seminologia: “c’è – prosegue Pivonello – un laboratorio avanzato per tutte le analisi e la valutazione legate al seme e alla fertilità maschile. Problemi che stanno conoscendo un enorme incremento anche a causa dell’inquinamento ambienta. E infatti negli spazi dedicati alla ricerca nel nuovo centro stiamo portando avanti anche un’indagine sull’impatto che l’inquinamento ambientale ha in Campania sulla fertilità maschile. Ci sarà poi un ambulatorio di psicoterapia per aiutare le coppie che hanno problematiche di infertilità e di sessualità”. Il nuovo centro di andrologia e sessualità è collegato a un centro di ricerca per nuove possibili terapie per lo spermatozoo e il testicolo.
Di sessualità si è parlato al convegno Alfa Omega anche nella tavola rotonda sul tema “Come evitare le infezioni sessualmente trasmissibili”. Molta attenzione ha richiamato anche l’incontro su “Lo sport come medicina”. Successo, intanto, pr le mattinate dedicate alle scuole: lunedì i ragazzi hanno assistito nell’auditorium di Città della Scienza al film “Supersize me” che li ha spinti a interrogarsi sull’abuso di cibo dei fast food.
mercoledì 7 ottobre 2015
"No alla teoria gender nelle scuole", passa la mozione in Regione. "Documento ignorante e oscurantista"
Voto segreto per il documento che mette all'indice i libri, voluto dalla Lega e duramente attaccato dall'opposizione. La reazione della consigliera per le Pari opportunità: "Vigileremo negli istituti su qualsiasi possibile censura"
Per leggere l'articolo qui http://milano.repubblica.it/cronaca/2015/10/06/news/scuola_il_consiglio_regionale_approva_la_mozione_presentata_dalla_lega_contro_la_teoria_gender-124483467/?ref=HREC1-2
Uno spettacolo d.e.p.r.i.m.e.n.t.e, e politicamente offensivo. Piano,piano stiamo tornando al medio Evo Emoticon frown Ma Quanta ignoranza. Allora, se il il ruolo della scuola è sollo quella di 'alfabetizzare gli studenti, dovrebbero uscire tutti dalla scuola appena imparano a leggere, giusto? penso che il ruolo della scuola deva andare oltre:In altre parole, non è "imporre un'ideologia", ma rendere possibile che gli studenti pensino con la propria testa. Dovrebbe insegnare il rispetto e preparare questa nuova generazione al mondo in cui vivranno. Limitare la discussione di questi temi, non educa, crea solo più tabù e più ignoranza. Quello che chiamano spregiativamente "ideologia di genere" Non esiste. Stata in vece costruita dalle stesse persone che la criticano che l’hanno inventata per avere uno strumento per attaccare le legittime richieste delle persone omosessuali, transessuale,lesbiche. Certo che per questi politici e difficile occuparsi di LAVORO,SERVIZIO PUBBLICO,SALUTE,TASSE, MANCANZA DI ABITAZIONE, POVERTÀ, MAFIA.... Meglio discutere orientamento sessuale delle persone ... questo e molto più importanti, non si stancano, e aumentano il loro voti. Che sia chiaro, quello che viene insegnato e il rispetto incondizionato per le differenze e il ripudio delle diverse forme di intolleranza. il maschilismo e la misoginia, etero-sessista (omofobia, lesbo-fobia, bi-fobia e altre intolleranze contro le persone non eterosessuali,la transfobia) .
Vanessa Mazza
Per leggere l'articolo qui http://milano.repubblica.it/cronaca/2015/10/06/news/scuola_il_consiglio_regionale_approva_la_mozione_presentata_dalla_lega_contro_la_teoria_gender-124483467/?ref=HREC1-2
Uno spettacolo d.e.p.r.i.m.e.n.t.e, e politicamente offensivo. Piano,piano stiamo tornando al medio Evo Emoticon frown Ma Quanta ignoranza. Allora, se il il ruolo della scuola è sollo quella di 'alfabetizzare gli studenti, dovrebbero uscire tutti dalla scuola appena imparano a leggere, giusto? penso che il ruolo della scuola deva andare oltre:In altre parole, non è "imporre un'ideologia", ma rendere possibile che gli studenti pensino con la propria testa. Dovrebbe insegnare il rispetto e preparare questa nuova generazione al mondo in cui vivranno. Limitare la discussione di questi temi, non educa, crea solo più tabù e più ignoranza. Quello che chiamano spregiativamente "ideologia di genere" Non esiste. Stata in vece costruita dalle stesse persone che la criticano che l’hanno inventata per avere uno strumento per attaccare le legittime richieste delle persone omosessuali, transessuale,lesbiche. Certo che per questi politici e difficile occuparsi di LAVORO,SERVIZIO PUBBLICO,SALUTE,TASSE, MANCANZA DI ABITAZIONE, POVERTÀ, MAFIA.... Meglio discutere orientamento sessuale delle persone ... questo e molto più importanti, non si stancano, e aumentano il loro voti. Che sia chiaro, quello che viene insegnato e il rispetto incondizionato per le differenze e il ripudio delle diverse forme di intolleranza. il maschilismo e la misoginia, etero-sessista (omofobia, lesbo-fobia, bi-fobia e altre intolleranze contro le persone non eterosessuali,la transfobia) .
Vanessa Mazza
sabato 3 ottobre 2015
Monsinor Charamsa, ufficiale della Congregazione per la Dottrina della Fede fa coming out e gela il Vaticano: «Voglio scuotere questa mia Chiesa. So che ne pagherò le conseguenze: l'amore omosessuale è un amore familiare, aprano gli occhi»
Sabato 03/10/2015, a meno di 24 ore dall'inizio del Sinodo dei vescovi sulla famiglia monsignor Krzysztof Olaf Charamsa, 43 anni, polacco e teologo di primo piano nella Congregazione per la dottrina della fede, ha fatto coming out: " Sono un gay felice e ho un compagno". Immediata e durissima la reazione della Santa Sede. Il monsignore è stato subito allontanato dal suo incarico in Vaticano e ora rischia un processo canonico nella sua diocesi di Pelplin in Polonia che prevede come pena massima la riduzione allo stato laicale.
Charamsa , sacerdote dal 1997, è dal 2003 ufficiale della Congregazione per la dottrina della fede, quando il prefetto dell’ex Sant’Uffizio era ancora il cardinale Joseph Ratzinger, nonché segretario aggiunto della Commissione teologica internazionale vaticana e professore alla Pontificia Università Gregoriana e al Pontificio Ateneo Regina Apostolorum. Un canonista di primissimo livello, dunque, con un curriculum prestigioso. Alla vigilia del Sinodo, che dal 4 al 25 ottobre prossimi dovrà valutare l’accesso alla comunione per i divorziati risposati ma anche le eventuale aperture per i gay.
«Voglio che la Chiesa e la mia comunità sappiano chi sono: un sacerdote omosessuale, felice e orgoglioso della propria identità. Sono pronto a pagarne le conseguenze, ma è il momento che la Chiesa apra gli occhi di fronte ai gay credenti e capisca che la soluzione che propone loro, l’astinenza totale dalla vita d’amore, è disumana». Monsignor Krzysztof Charamsa, lo dice con un sorriso serio e pacato. ha detto al quotidiano italiano Corriere della Sera.
Charamsa , sacerdote dal 1997, è dal 2003 ufficiale della Congregazione per la dottrina della fede, quando il prefetto dell’ex Sant’Uffizio era ancora il cardinale Joseph Ratzinger, nonché segretario aggiunto della Commissione teologica internazionale vaticana e professore alla Pontificia Università Gregoriana e al Pontificio Ateneo Regina Apostolorum. Un canonista di primissimo livello, dunque, con un curriculum prestigioso. Alla vigilia del Sinodo, che dal 4 al 25 ottobre prossimi dovrà valutare l’accesso alla comunione per i divorziati risposati ma anche le eventuale aperture per i gay.
«Voglio che la Chiesa e la mia comunità sappiano chi sono: un sacerdote omosessuale, felice e orgoglioso della propria identità. Sono pronto a pagarne le conseguenze, ma è il momento che la Chiesa apra gli occhi di fronte ai gay credenti e capisca che la soluzione che propone loro, l’astinenza totale dalla vita d’amore, è disumana». Monsignor Krzysztof Charamsa, lo dice con un sorriso serio e pacato. ha detto al quotidiano italiano Corriere della Sera.
Oggi monsignor Charamsa sarà a Roma alla prima assemblea internazionale dei cattolici lgbt organizzata dal Global Network of Rainbow Catholics alla vigilia del Sinodo sulla famiglia, per sostenere il dialogo sui gay cattolici.«Dedico il mio coming out ai tantissimi sacerdoti omosessuali che non hanno la forza di uscire dall'armadio, alla fantastica comunità gay, lesbica e transessuale che chiede il rispetto vicendevole dei diritti»
«S. Uffizio il cuore dell'omofobia»
Alla domanda se ci siano «tantissimi» gay anche in Vaticano ha annuito, commentando: «In ogni società di soli uomini ci sono più gay che nel mondo come tale». Ha aggiunto: «Devo parlare di ciò che ho subito al S.Uffizio, che è il cuore dell'omofobia della Chiesa cattolica, un'omofobia esasperata e paranoica». Monsignor Krzysztof Charamsa non si stupisce della decisione della Chiesa di rimuoverlo dagli incarichi e si dice «cosciente della gravità della mia decisione e delle sue conseguenze». «Il Vaticano dice che il mio non è un stato un gesto responsabile? E invece è stato un gesto di piena responsabilità», ha sottolineato. «Se vogliono sbattermi fuori dalla porta, non posso che prenderne atto». Ma questo non significa un allontanamento dalla Chiesa: «La Chiesa mi ha dato molto- ha detto il presule - Amo la mia Chiesa e la ringrazio per il bene che mi ha dato».
«S. Uffizio il cuore dell'omofobia»
Alla domanda se ci siano «tantissimi» gay anche in Vaticano ha annuito, commentando: «In ogni società di soli uomini ci sono più gay che nel mondo come tale». Ha aggiunto: «Devo parlare di ciò che ho subito al S.Uffizio, che è il cuore dell'omofobia della Chiesa cattolica, un'omofobia esasperata e paranoica». Monsignor Krzysztof Charamsa non si stupisce della decisione della Chiesa di rimuoverlo dagli incarichi e si dice «cosciente della gravità della mia decisione e delle sue conseguenze». «Il Vaticano dice che il mio non è un stato un gesto responsabile? E invece è stato un gesto di piena responsabilità», ha sottolineato. «Se vogliono sbattermi fuori dalla porta, non posso che prenderne atto». Ma questo non significa un allontanamento dalla Chiesa: «La Chiesa mi ha dato molto- ha detto il presule - Amo la mia Chiesa e la ringrazio per il bene che mi ha dato».
Perché ha deciso di fare coming out?
«Arriva un giorno che qualcosa si rompe dentro di te, non ne puoi più. Da solo mi sarei perso nell'incubo della mia omosessualità negata, ma Dio non ci lascia mai soli. E credo che mi abbia portato a fare ora questa scelta esistenziale così forte - forte per le sue conseguenze, ma dovrebbe essere la più semplice per ogni omosessuale, la premessa per vivere coerentemente - perché siamo già in ritardo e non è possibile aspettare altri cinquant'anni. Dunque dico alla Chiesa chi sono. Lo faccio per me, per la mia comunità, per la Chiesa. È anche mio dovere nei confronti della comunità delle minoranze sessuali».
Cioè?
«Se non fossi trasparente, se non mi accettassi, non potrei comunque essere un buon sacerdote perché non potrei fare da tramite alla felicità di Dio. Penso che su questi temi la Chiesa sia in ritardo rispetto alle conoscenze che ha raggiunto l’umanità. È già successo in passato: ma se si è in ritardo sull'astronomia le conseguenze non sono così pesanti come quando il ritardo riguarda qualcosa che tocca la parte più intima delle persone. La Chiesa deve sapere che non sta raccogliendo la sfida dei tempi».
Il canale di notizie americano CNN è stato il primo a segnalare l'incontro e ha pubblicato un video in cui il papa e il suo vecchio amico Yayo Grassi si abbracciano calorosamente il 23 settembre presso l'Ambasciata del Vaticano a Washington.
E 'stato un gesto affettuoso tipico del Pontefice, ma anche pieno di simbolismo, alla vigilia della riunione dei vescovi.
In una dichiarazione, il portavoce vaticano ha detto che l'incontro del Papa e Grassi era personale.
Yayo Grassi, e apertamente gay, e nell'occasione ha portato il suo compagno, Iwan Bagus, nonché molti altri amici all'ambasciata del Vaticano il 23 settembre per una breve visita con il Papa. Un video dell'incontro mostra Grassi e Francesco salutandosi con un caloroso abbraccio. In un'intervista esclusiva con la CNN, Grassi ha detto che la visita è stata organizzata personalmente con il Papa via e-mail "Tre settimane prima del viaggio, mi ha chiamato al telefono e ha detto che gli sarebbe piaciuto darmi un abbraccio", ha detto Grassi.
Ha anche detto che il Papa sempre saputo che era gay, ma mai condannato il loro orientamento sessuale o della loro relazione omosessuale.
"Non è mai stato giudicante", ha detto Grassi. "Non ha mai detto qualcosa di negativo".
Papa Francesco è stato elogiato per cambiare il tono di condanna dell'omosessualità che la Chiesa cercava un approccio più compressibile. Questa nuova prospettiva è riassunta nella sua famosa dichiarazione del 2013 sul gay: "Chi sono io per giudicare".
«Arriva un giorno che qualcosa si rompe dentro di te, non ne puoi più. Da solo mi sarei perso nell'incubo della mia omosessualità negata, ma Dio non ci lascia mai soli. E credo che mi abbia portato a fare ora questa scelta esistenziale così forte - forte per le sue conseguenze, ma dovrebbe essere la più semplice per ogni omosessuale, la premessa per vivere coerentemente - perché siamo già in ritardo e non è possibile aspettare altri cinquant'anni. Dunque dico alla Chiesa chi sono. Lo faccio per me, per la mia comunità, per la Chiesa. È anche mio dovere nei confronti della comunità delle minoranze sessuali».
Cosa pensa di ottenere?
«Mi pare che nella Chiesa non conosciamo l’omosessualità perché non conosciamo gli omosessuali. Li abbiamo da tutte le parti, ma non li abbiamo mai guardati negli occhi, perché di rado essi dicono chi sono. Vorrei con la mia storia scuotere un po’ la coscienza di questa mia Chiesa. Al Santo Padre rivelerò personalmente la mia identità con una lettera. E comunicherò chi sono alle università romane dove insegno: con mio grande dolore è probabile che non potrò più lavorare nella scuola cattolica».
Lo fa alla vigilia del Sinodo sulla famiglia, che inizia domani in Vaticano.
«Sì, vorrei dire al Sinodo che l’amore omosessuale è un amore familiare, che ha bisogno della famiglia. Ogni persona, anche i gay, le lesbiche o i transessuali, porta nel cuore un desiderio di amore e familiarità. Ogni persona ha diritto all'amore e quell'amore deve esser protetto dalla società, dalle leggi. Ma soprattutto deve essere curato dalla Chiesa. Il Cristianesimo è la religione dell’amore: è ciò che caratterizza il Gesù che noi portiamo al mondo. Una coppia di lesbiche o di omosessuali deve poter dire alla propria Chiesa: noi ci amiamo secondo la nostra natura e questo bene del nostro amore lo offriamo agli altri, perché è un fatto pubblico, non privato, e non è una ricerca esasperata del piacere».
Questa però non è la concezione della Chiesa.
«No, non sono posizioni dell’attuale dottrina della Chiesa, ma sono presenti nella ricerca teologica. In quella cristiana in modo ponderoso, ma abbiamo anche ottimi teologi cattolici che su questi aspetti producono contributi importanti».
Il Catechismo cattolico sulla base della lettura biblica definisce l’omosessualità come una tendenza «intrinsecamente disordinata»...
«La Bibbia non parla mai di omosessualità. Parla invece degli atti che io definirei “omogenitali”. Possono essere compiuti anche da persone eterosessuali, come succede in molte prigioni. In questo senso potrebbero essere un momento di infedeltà alla propria natura e quindi un peccato. Quegli stessi atti compiuti da una persona omosessuale esprimono invece la sua natura. Il sodomita biblico non ha niente a che fare con due omosessuali che oggi in Italia si amano e vogliono sposarsi. Non trovo nella scrittura nemmeno una pagina, neanche in San Paolo, che possa riferirsi alle persone omosessuali che chiedono di essere rispettate nel loro orientamento, un concetto sconosciuto all'epoca».
La dottrina cattolica esclude dal sacerdozio i gay: lei come ha potuto diventarlo?
«È una regola introdotta nel 2005 quando io ero già sacerdote, e che vale solo per le nuove ordinazioni. Per me è stato un trauma. Prima non era così e credo che sia un errore da correggere».
«Mi pare che nella Chiesa non conosciamo l’omosessualità perché non conosciamo gli omosessuali. Li abbiamo da tutte le parti, ma non li abbiamo mai guardati negli occhi, perché di rado essi dicono chi sono. Vorrei con la mia storia scuotere un po’ la coscienza di questa mia Chiesa. Al Santo Padre rivelerò personalmente la mia identità con una lettera. E comunicherò chi sono alle università romane dove insegno: con mio grande dolore è probabile che non potrò più lavorare nella scuola cattolica».
Lo fa alla vigilia del Sinodo sulla famiglia, che inizia domani in Vaticano.
«Sì, vorrei dire al Sinodo che l’amore omosessuale è un amore familiare, che ha bisogno della famiglia. Ogni persona, anche i gay, le lesbiche o i transessuali, porta nel cuore un desiderio di amore e familiarità. Ogni persona ha diritto all'amore e quell'amore deve esser protetto dalla società, dalle leggi. Ma soprattutto deve essere curato dalla Chiesa. Il Cristianesimo è la religione dell’amore: è ciò che caratterizza il Gesù che noi portiamo al mondo. Una coppia di lesbiche o di omosessuali deve poter dire alla propria Chiesa: noi ci amiamo secondo la nostra natura e questo bene del nostro amore lo offriamo agli altri, perché è un fatto pubblico, non privato, e non è una ricerca esasperata del piacere».
Questa però non è la concezione della Chiesa.
«No, non sono posizioni dell’attuale dottrina della Chiesa, ma sono presenti nella ricerca teologica. In quella cristiana in modo ponderoso, ma abbiamo anche ottimi teologi cattolici che su questi aspetti producono contributi importanti».
Il Catechismo cattolico sulla base della lettura biblica definisce l’omosessualità come una tendenza «intrinsecamente disordinata»...
«La Bibbia non parla mai di omosessualità. Parla invece degli atti che io definirei “omogenitali”. Possono essere compiuti anche da persone eterosessuali, come succede in molte prigioni. In questo senso potrebbero essere un momento di infedeltà alla propria natura e quindi un peccato. Quegli stessi atti compiuti da una persona omosessuale esprimono invece la sua natura. Il sodomita biblico non ha niente a che fare con due omosessuali che oggi in Italia si amano e vogliono sposarsi. Non trovo nella scrittura nemmeno una pagina, neanche in San Paolo, che possa riferirsi alle persone omosessuali che chiedono di essere rispettate nel loro orientamento, un concetto sconosciuto all'epoca».
La dottrina cattolica esclude dal sacerdozio i gay: lei come ha potuto diventarlo?
«È una regola introdotta nel 2005 quando io ero già sacerdote, e che vale solo per le nuove ordinazioni. Per me è stato un trauma. Prima non era così e credo che sia un errore da correggere».
Lei ha sempre saputo di essere gay?
«Sì, ma all'inizio non lo accettavo, mi sono sottomesso con pignoleria zelante all'insegnamento della Chiesa e al vissuto che mi imponeva: il principio che “l’omosessualità non esiste”. E se c’è va distrutta».
«Sì, ma all'inizio non lo accettavo, mi sono sottomesso con pignoleria zelante all'insegnamento della Chiesa e al vissuto che mi imponeva: il principio che “l’omosessualità non esiste”. E se c’è va distrutta».
Come è passato dal rifiuto alla «felicità» di essere gay?
«Studiando, pregando e riflettendo su di me. Sono stati fondamentali il dialogo con Dio e il confronto con la teologia, la filosofia, la scienza. Adesso, poi, ho un compagno che mi ha aiutato a trasformare le ultime paure nella forza d’amore».
«Studiando, pregando e riflettendo su di me. Sono stati fondamentali il dialogo con Dio e il confronto con la teologia, la filosofia, la scienza. Adesso, poi, ho un compagno che mi ha aiutato a trasformare le ultime paure nella forza d’amore».
Un compagno? Questo non è ancora più inconciliabile con il sacerdozio cattolico?
«So che la Chiesa mi vedrà come qualcuno che non ha saputo mantenere una promessa, che si è perso e per di più non con una donna, ma con un uomo! E so anche che dovrò rinunciare al ministero, che pure è tutta la mia vita. Ma non lo faccio per poter vivere con il mio compagno. Questa è una decisione molto più ampia che nasce dalla riflessione sul pensiero della Chiesa».
«So che la Chiesa mi vedrà come qualcuno che non ha saputo mantenere una promessa, che si è perso e per di più non con una donna, ma con un uomo! E so anche che dovrò rinunciare al ministero, che pure è tutta la mia vita. Ma non lo faccio per poter vivere con il mio compagno. Questa è una decisione molto più ampia che nasce dalla riflessione sul pensiero della Chiesa».
Cioè?
«Se non fossi trasparente, se non mi accettassi, non potrei comunque essere un buon sacerdote perché non potrei fare da tramite alla felicità di Dio. Penso che su questi temi la Chiesa sia in ritardo rispetto alle conoscenze che ha raggiunto l’umanità. È già successo in passato: ma se si è in ritardo sull'astronomia le conseguenze non sono così pesanti come quando il ritardo riguarda qualcosa che tocca la parte più intima delle persone. La Chiesa deve sapere che non sta raccogliendo la sfida dei tempi».
La lettera a Papa Francesco
Papa Francesco viene definito «fantastico» perché «ci ha fatto riscoprire la bellezza del dialogo, non dialogavamo. Ora il sinodo sulla famiglia sia davvero di tutte le famiglie e nessuna sia esclusa». Krysztof Charamsa chiede al papa anche di modificare il catechismo e afferma che informerà personalmente il pontefice: «Devo ancora consegnargli la lettera».
Papa Francesco viene definito «fantastico» perché «ci ha fatto riscoprire la bellezza del dialogo, non dialogavamo. Ora il sinodo sulla famiglia sia davvero di tutte le famiglie e nessuna sia esclusa». Krysztof Charamsa chiede al papa anche di modificare il catechismo e afferma che informerà personalmente il pontefice: «Devo ancora consegnargli la lettera».
Papa Francisco aprirà questa Domenica uno secondo sinodo sulla famiglia, dove si discuterà il tema dell'omosessualità. Il tema divide profondamente la Chiesa Cattolica, per altre e una questione di disturbo che deve essere combattuta, mentre altri credono che sia una realtà che deve essere preso in considerazione.
Il Vaticano ha confermato che papa Francisco ha incontrato un vecchio amico gay e il suo compagno durante la sua visita a Washington, un incontro che ha avuto luogo un giorno prima che il pontefice incontrasi in segreto con Kim Davis, la funzionaria municipale della Contea di Rowan, in Kentucky, diventata icona del mondo conservatore cattolico per essersi rifiutata di celebrare unioni omosessuali nella contea americana e, per questo, aver trascorso cinque giorni in prigione. Il Vaticano ha detto in una dichiarazione precedente che questo incontro con Davis non deve essere interpretata come sostegno per la sua posizione su questo tema controverso.
Il canale di notizie americano CNN è stato il primo a segnalare l'incontro e ha pubblicato un video in cui il papa e il suo vecchio amico Yayo Grassi si abbracciano calorosamente il 23 settembre presso l'Ambasciata del Vaticano a Washington.
E 'stato un gesto affettuoso tipico del Pontefice, ma anche pieno di simbolismo, alla vigilia della riunione dei vescovi.
In una dichiarazione, il portavoce vaticano ha detto che l'incontro del Papa e Grassi era personale.
Yayo Grassi, e apertamente gay, e nell'occasione ha portato il suo compagno, Iwan Bagus, nonché molti altri amici all'ambasciata del Vaticano il 23 settembre per una breve visita con il Papa. Un video dell'incontro mostra Grassi e Francesco salutandosi con un caloroso abbraccio. In un'intervista esclusiva con la CNN, Grassi ha detto che la visita è stata organizzata personalmente con il Papa via e-mail "Tre settimane prima del viaggio, mi ha chiamato al telefono e ha detto che gli sarebbe piaciuto darmi un abbraccio", ha detto Grassi.
Ha anche detto che il Papa sempre saputo che era gay, ma mai condannato il loro orientamento sessuale o della loro relazione omosessuale.
"Non è mai stato giudicante", ha detto Grassi. "Non ha mai detto qualcosa di negativo".
Papa Francesco è stato elogiato per cambiare il tono di condanna dell'omosessualità che la Chiesa cercava un approccio più compressibile. Questa nuova prospettiva è riassunta nella sua famosa dichiarazione del 2013 sul gay: "Chi sono io per giudicare".
venerdì 2 ottobre 2015
"Le nostre vite, la nostra libertà" Laici in piazza a Milano per i diritti.
Megaraduno in piazza del Cannone. Sul palco, a difendere le ragioni di una legislazione laica, oltre a Mina Welby e Beppino Englaro, anche Lella Costa e decine di attori
di ZITA DAZZI
di ZITA DAZZI
"Le nostre vite, la nostra libertà" è il titolo di una grande manifestazione nazionale che si terrà domani, sabato pomeriggio, alle 14, in piazza del Cannone. Un raduno dedicato alla Laicità e per l'affermazione dei diritti civili in Italia, "un Paese che ancora sconta una pesante sudditanza nei confronti della Chiesa cattolica". Saranno presenti alcuni testimonial d'eccezione come Beppino Englaro, padre di Eluana, protagonista di una lunga battaglia per l'eutanasia, come Mina Welby, che lottò per ottenere lo stesso diritto per il marito, disabile e malato terminale.
Fra gli obiettivi della manifestazione - che ha anche il chiaro scopo di replicare alla mobilitazione del mondo cattolico con i suoi 'Family day' - c'è un lungo elenco di leggi che da tempo la società laica rivendica senza che il parlamento riesca a deliberare sulle varie proposte in discussione. Fra queste leggi, ci sono tutte quelle sulle quali si concentra la polemica politica: da quella per ilmatrimonio gay e il riconoscimento delle unioni civili, da quella sulla fecondazione assistita a quella sul "fine vita", fino alla legge contro l'"omotransfobia" e quella per limitare il finanziamento alle scuole cattoliche.
In piazza e sul palco, a difendere le ragioni di una legislazione laica, oltre alla Welby e a Englaro, anche Lella Costa, Renato Sarti, Matteo B. Bianchi, Elio De Capitani, Massimo Cirri, Don Franco Barbero, Alessandra Faiella, Daniela Fantini, Massimo Depaoli, Marco Cappato, Paolo Hutter, Antonio Capitani, Manuela Doriani, i TriBemolle, i Babb de Menk & The Soul Sisters e tanti altri.
I gruppi promotori della manifestazione sono i 'Sentinelli' di Milano, l'Associazione radicale Certi diritti, l'associazione Enzo Tortora, l'associazione Luca Coscioni, L'unione atei italiana (Uaar) e diverse altre sigle, con l'adesione di Emergency e di tutte le reti e i coordinamenti gay. L'appello per l'evento sta girando in modo virale sui sociale con 30mila invitati e già oltre 5mila adesioni. per informazioni è stata aperta una pagina su Facebook (30mila invitati, 3mila partecipanti fino ad ora) intitolata 'milano3ottobre'.
L'evento per l'affermazione dei principi di laicità e diritti di tutti in piena polemica per la battaglia in Regione contro 'le teorie gender' a scuola e in vista del discusso convegno in Regione per l'affermazione della 'famiglia naturale'. In questo contesto, a Palazzo Marino, sempre domani è stato organizzato - per la prima volta in Italia, 'Leaders for change', un confronto tra manager, professionisti e imprenditori lgbt per fare rete e nel caso italiano promuovere "un'equa applicazione dei diritti umani" facendo in modo "di recuperare il ritardo esistente tra il nostro paese e il resto dell'Europa". Non solo in famiglia, ma anche nel mondo del lavoro e dello sviluppo, cruciale per una vera "smart city". In sala Alessi, professionisti, imprenditori e manager lgbt porteranno le esperienze di successo internazionali per "favorire la comunicazione allo scopo di migliorarne le condizioni sul piano personale, professionale, economico e culturale" ed eliminare ogni gap. Perché anche le città, nel loro processo di evoluzione e cambiamento, possono aiutare le persone - a prescindere dal loro orientamento sessuale - a sviluppare il loro talento e inserirsi al meglio, anche professionalmente.
Fra gli obiettivi della manifestazione - che ha anche il chiaro scopo di replicare alla mobilitazione del mondo cattolico con i suoi 'Family day' - c'è un lungo elenco di leggi che da tempo la società laica rivendica senza che il parlamento riesca a deliberare sulle varie proposte in discussione. Fra queste leggi, ci sono tutte quelle sulle quali si concentra la polemica politica: da quella per ilmatrimonio gay e il riconoscimento delle unioni civili, da quella sulla fecondazione assistita a quella sul "fine vita", fino alla legge contro l'"omotransfobia" e quella per limitare il finanziamento alle scuole cattoliche.
In piazza e sul palco, a difendere le ragioni di una legislazione laica, oltre alla Welby e a Englaro, anche Lella Costa, Renato Sarti, Matteo B. Bianchi, Elio De Capitani, Massimo Cirri, Don Franco Barbero, Alessandra Faiella, Daniela Fantini, Massimo Depaoli, Marco Cappato, Paolo Hutter, Antonio Capitani, Manuela Doriani, i TriBemolle, i Babb de Menk & The Soul Sisters e tanti altri.
I gruppi promotori della manifestazione sono i 'Sentinelli' di Milano, l'Associazione radicale Certi diritti, l'associazione Enzo Tortora, l'associazione Luca Coscioni, L'unione atei italiana (Uaar) e diverse altre sigle, con l'adesione di Emergency e di tutte le reti e i coordinamenti gay. L'appello per l'evento sta girando in modo virale sui sociale con 30mila invitati e già oltre 5mila adesioni. per informazioni è stata aperta una pagina su Facebook (30mila invitati, 3mila partecipanti fino ad ora) intitolata 'milano3ottobre'.
L'evento per l'affermazione dei principi di laicità e diritti di tutti in piena polemica per la battaglia in Regione contro 'le teorie gender' a scuola e in vista del discusso convegno in Regione per l'affermazione della 'famiglia naturale'. In questo contesto, a Palazzo Marino, sempre domani è stato organizzato - per la prima volta in Italia, 'Leaders for change', un confronto tra manager, professionisti e imprenditori lgbt per fare rete e nel caso italiano promuovere "un'equa applicazione dei diritti umani" facendo in modo "di recuperare il ritardo esistente tra il nostro paese e il resto dell'Europa". Non solo in famiglia, ma anche nel mondo del lavoro e dello sviluppo, cruciale per una vera "smart city". In sala Alessi, professionisti, imprenditori e manager lgbt porteranno le esperienze di successo internazionali per "favorire la comunicazione allo scopo di migliorarne le condizioni sul piano personale, professionale, economico e culturale" ed eliminare ogni gap. Perché anche le città, nel loro processo di evoluzione e cambiamento, possono aiutare le persone - a prescindere dal loro orientamento sessuale - a sviluppare il loro talento e inserirsi al meglio, anche professionalmente.
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