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sabato 16 aprile 2011

Gay Pride, Strasburgo condanna Mosca


Decisione Corte diritti umani rende piu' difficile proibirle

(ANSA) - STRASBURGO, 15 APR - E' diventata definitiva la sentenza di condanna della Russia da parte della Corte europea dei diritti umani per aver proibito le sfilate del 'Gay pride' a Mosca tra il 2006 e il 2008. La Corte di Strasburgo ha infatti reso noto di aver respinto la richiesta del Cremlino di riaprire davanti alla Grande Camera il caso sollevato dal ricorso di uno degli organizzatori delle marce. Dopo questa sentenza, se Mosca vuole evitare una nuova condanna, deve permettere i 'Gay pride'.

Fonte:http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2011/04/15/visualizza_new.html_901424239.html?idPhoto=1

A scuola si studierà la storia dei gay


La California ha deciso: Omosessuali, bisessuali e transgender saranno aggiunti alla lunga lista dei gruppi etnici la cui storia deve essere insegnata negli istituti pubblici.

Il senato californiano, riferisce il New York Times, ha preso la storica decisione, e così, se la legge sarà approvata dall’Assemblea dello stato e firmata dal governatore Jerry Brown, la California sarà il primo stato americano a richiedere l’insegnamento della storia dei gay.

FLESSIBILITÀ NELLA SCELTA DEGLI ARGOMENTI - I fautori del provvedimento sostengono che esso servirà a superare i pregiudizi contro i gay che rendono i giovani omosessuali molto vulnerabili, esponendoli a episodi di bullismo e finanche al suicidio. Gli oppositori obiettano che questa materia si assommerà alle altre, che già sono davvero troppe, ed esporrà gli studenti allo studio di un argomento che molti genitori ritengono inadatto. La legge, sponsorizzata dal senatore democratico Mark Leno di San Francisco, garantisce alle varie scuole flessibilità nella scelta degli argomenti e degli episodi da trattare.

PROIBITI I LIBRI OMOFOBICI - In ogni caso, a partire dall’anno scolastico 2013-14, nelle scuole della California sarà proibito utilizzare libri che abbiano contenuti che possano essere ritenuti omofobi o discriminanti per gay, lesbiche, bisessuali o trans gender. “noi siamo cittadini di seconda classe e i bambini lo sentono dire.” ha detto il senatore. “quando vedono i loro insegnanti non intervenire contro le discriminazioni verso gli studenti gay, ricevono il messaggio che negli omosessuali ci sia qualcosa di sbagliato.”

LA MALFA CALIFORNIANO - Il senator repubblicano Doug La Malfa si è dichiarato contrario alla legge. “Sono molto preoccupato che I bambini debbano venire a contatto con questioni riguardanti la sessualità in così tenera età, quando molti di noi cercano di insegnare loro l’astinenza.” Noi abbiamo una sola domanda: ma, visto che un nutrito numero di grandi uomini che hanno fatto la storia erano omosessuali, non è che la storia dei gay la studiamo già dai tempi di Alessandro Magno?

Fonte:http://www.giornalettismo.com/archives/121616/a-scuola-si-studiera-la-storia-dei-gay/

è questo il testamento morale lasciato da Vittorio Arrigoni.




Restiamo Umani; due parole che danno significato ad una vita spesa (e purtroppo persa) nel tentativo di cambiare, con l'esempio, qualcosa che ormai da troppo tempo ha smarrito il senso della misura.

"Restare umani" si può, si deve; adesso che Vittorio Arrigoni non c'è più, spazzato via in una manciata di ore da esseri che di umano hanno ben poco, la sua morte deve servire da monito per rientrare all'interno di limiti troppe volte superati.

Di certo c'è chi trae beneficio dalla politica dell'odio e del conflitto, politica che produce vittime innocenti e che mette a rischio l'incolumità di chi vuole esprimere nelle parole e nei fatti il proprio libero pensiero, ma è tempo di cambiare le cose.

Non conoscevamo Vittorio Arrigoni nè le sue idee e il suo lavoro; quanto gli è accaduto però appare più come una sorta di esecuzione piuttosto che un tentativo cruento (e perciò esecrabile) di mediazione tra diverse parti politiche.

E' morto un uomo giovane che fin da ragazzo aveva intrapreso una (forse personale) missione; si può non essere d'accordo con le sue idee ma queste, per quanto (eventualmente) discutibili, non potranno mai giustificare la perdita della sua vita.

Tanta inutile ferocia di umano ha ben poco e non fa che riconfermare l'ottusità di uomini che, ovunque ci sia un conflitto, sembrano agire nella convinzione di essere eterni, quando invece sono destinati, come tutti, a ritornare nella polvere e dopo poco ... ad essere dimenticati.

Siamo nella "settimana di Passione", è un buon momento per riflettereInserisci link e, possibilmente, migliorare.

i.c.

Fonte:http://www.masterviaggi.it/news/categoria_news/41216-stay_human_%C3%A8_questo_il_testamento_morale_lasciato_da_vittorio_arrigoni.php

Il cammino della speranza

Questa mattina ho visto questo film. E' un film molto commovente, riscoprire questo passato di emigranti, poveri, clandestini, sradicati, disperati. Quello che è davvero inaccettabile è che in Italia non si fa niente per ricordarlo. Molti giovani non ne sanno niente ed è inaccettabile. Chissà se vedere immagini come queste smuoverebbe qualche coscienza addormentata.


L'emigrazione clandestina degli italiani nel secondo dopoguerra

Sandro Rinauro racconta una storia straordinaria e poco conosciuta. Quella che dopo la seconda Guerra mondiale vide muoversi verso l'estero molte migliaia di italiani. Donne, uomini e bambini in cerca di un futuro e di migliori condizioni di vita. Migranti clandestini che si spingevano oltre le Alpi, spesso a rischio della vita, e da lí finivano talvolta in luoghi improbabili come l'Indocina e l'Algeria in guerra.


Perché anche prima della globalizzazione i paesi occidentali hanno avuto grande dimestichezza con l'immigrazione illegale. E gli italiani hanno detenuto a lungo il primato dell'esodo clandestino. Negli anni della ricostruzione europea una causa importante fu la contraddizione tra la tradizionale propensione italiana all'espatrio e lo scarso fabbisogno straniero di manodopera. Ma l'emigrazione illegale dilagò persino al principio del miracolo economico continentale, quando la domanda di braccia straniere divenne quasi incolmabile.
L'ultima stagione dell'esodo degli italiani rivelò l'illusione del controllo totale dell'emigrazione e della sorveglianza dei confini nazionali, cosí come le restrizioni burocratiche furono spesso la causa prima dell'espatrio illegale.

Nel secondo dopoguerra il ritorno dell'Italia alla tradizionale libertà d'emigrazione, la ricostruzione economica europea e l'avvento in Occidente di democrazie piú compiute sembrarono promettere un'epoca di liberi flussi migratori. Nella realtà tutto andò diversamente: la necessità di lavoratori stranieri fu a lungo limitata e le politiche migratorie internazionali rimasero restrittive e inefficienti. Di conseguenza, in decenni in cui l'Italia era il principale serbatoio europeo di manodopera, l'espatrio illegale divenne un fenomeno vasto e diffuso in tutta la penisola. Solo una piccola porzione dei clandestini italiani era mossa da ragioni giudiziarie o politiche. La maggioranza era composta da lavoratori, uomini, donne e bambini che quasi in nulla si distinguevano dai connazionali piú fortunati che riuscivano ad emigrare nel rispetto della legge. Dopo avere attraversato i confini stranieri spesso al prezzo della vita, molti furono «sanati» ed equiparati agli immigrati regolari, ma quasi tutti vissero a lungo nell'illegalità sperimentando sfruttamento e precarietà. Molti si rassegnarono a rimpatriare rapidamente, mentre i piú sfortunati, in mancanza di meglio, finirono per arruolarsi nella Legione Straniera francese partecipando anche alle guerre d'Indocina e d'Algeria.

Fonte:http://www.einaudi.it/libri/libro/sandro-rinauro/il-cammino-della-speranza/978880619629

IL CENTRO DEI DIRITTI

Parlare di diritti significa andare a parlare di un qualcosa di talmente vasto che, per quanto estremamente concreto e determinante, rischia di diventare un discorso aleatorio e teorico, usato a bella posta come strumento retorico o demagogico che non vuole cogliere o prendere seriamente in considerazione il fatto che nel nostro paese c'è una crescente carenza nel riconoscimento del diritto soggettivo.

Forse la buona intenzione di prendere in visione ogni aspetto della carenza del riconoscimento del diritto soggettivo, porta a diventare dispersive sul piano dell'incisività della propria azione e pensiero. Forviante è il pensare che ci si trovi di fronte alla negazione di una certa quantità diritti che interessano ora questa tipologia di persone ora quell'altra. Tale pensiero è forviante soprattutto perché distoglie dall'attenzione che il diritto soggettivo non è un qualcosa che possa considerarsi come una sommatoria di permessi o riconoscimenti, ma è un unico e sostanziale diritto della persona. Il fatto che poi questo diritto venga declinato su tutta una serie di aspetti, questo non significa che ogni aspetto assume la dignità di diritto a se stante.

Il mio diritto di esserci legittimamente, implica l'essere riconosciuta, poter accedere adeguatamente ai servizi, poter esprimere liberamente il mio pensiero, poter interpretare liberamente il mio esserci nel contesto sociale nel quale vivo. Il mio diritto ad esserci viene negato anche se solo un aspetto limita la mia possibilità di esserci pienamente nel quadro sociale.

Affermare “io ci sono” è l'affermazione sostanziale e di sintesi che rivendica e reclama il proprio diritto, proprio in relazione al fatto che una certa quantità di servizi, opportunità, situazioni sono precluse variamente alle persone proprio perché queste, nella situazione o modalità in cui ci sono, non viene riconosciuta, presa in considerazione, ritenuta importante. Nel momento che a me viene negato un solo aspetto del mio esserci socialmente, mi viene negato il mio diritto soggettivo di esserci e di potermi legittimamente autodeterminare.

Io sono mia, recitava un vecchio slogan, e questo riassumeva l'interezza delle rivendicazioni sociali e politiche di un intero movimento che – sebbene ora molto disconosciute – hanno portato a significativi cambiamenti sociali.
“Io sono mia” esprime un valore politico e sociale fondamentale, poiché sottolinea ed imprime una consapevolezza del proprio diritto ad esserci secondo la propria volontà, visione e determinazione.
Se oggi noi dobbiamo muovere il pensiero e l'azione in relazione al diritto, forse è il momento che riprendiamo a declinare in modo nuovo e incisivo questa affermazione “io sono mia/o”, avendo il coraggio (e non tanto la fantasia) di applicare questa affermazione su ogni piano sociale, culturale, politico ed economico.

Cosa può significare questo? Penso che in primo luogo se noi ci assumiamo il compito ed il coraggio di declinare l'affermazione “io sono mia/o” ci troveremo di fronte ad un profondo disagio in merito alla impostazione politica generale delle rivendicazioni, e questo perché per noi sarà difficile poter sostenere una lotta che indica come diritto ciò che noi riteniamo sia solo un aspetto, uno degli elementi che si declinano dalla consapevolezza del proprio diritto che si attua nella reale possibilità e legittimità di autodeterminazione. In secondo luogo, se ci poniamo su questa linea, non possiamo più permetterci di confondere quale sia il “soggetto/oggetto” del nostro pensiero ed azione.
L'affermazione del diritto non è mai un qualcosa che riguarda solo qualcuno, ma riguarda ogni persona, ogni esistenza. L'affermazione del diritto implica che il margine di trattabilità, di mediazione, di personalizzazione si riduce drasticamente, poiché non può consentire in alcun modo la ricerca di un proprio vantaggio o di un proprio particolare. In terzo luogo questa logica ci pone in una posizione critica verso ogni programma politico, poiché potremmo solo ritenere congrui i programmi e le azioni che visualizzino la persona nella sua interezza e nella sua indivisibilità dalla società.

Questo procedere non ci impedisce di ricercare e cogliere dei punti di partenza della riflessione e dell'azione, ma piuttosto ci darà sempre la consapevolezza che si sceglie un aspetto attraverso il quale mettere in luce la negazione complessiva del diritto che si viene a sostenere e reclamare. Se sociologicamente partiamo dal corpo e se politicamente focalizziamo il lavoro, non è perché in questi aspetti vediamo “diritti” negati, ma piuttosto perché partiamo da questi elementi per rappresentare aspetti in cui il diritto all'autodeterminazione venga negato, venga occultato, venga ridotto progressivamente.

Darianna Saccomani
Presidente Crisalide Pangender

Fonte:http://www.crisalidepangender.org/2011/04/il-centro-dei-diritti.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+Pangender+%28pangender%29

martedì 12 aprile 2011

USA: DIRITTI UMANI, IN ITALIA TROPPO CARCERE PREVENTIVO


Dal rapporto annuale sui diritti umani del Dipartimento di Stato Usa, non emerge un quadro edificante del sistema giustizia in Italia. Tempi troppo lenti della giustizia e eccessivo ricorso al carcere preventivo. E poi : la violenza sulle donne e i maltrattamenti ai danni degli omosessuali, dei rom e delle diverse minoranze. Si scrive nel rapporto: “I principali problemi dell'Italia, sono la lunghezza dei tempi della detenzione preventiva, prima del processo, l'eccessiva durata dei procedimenti giudiziari, le violenze contro le donne, il traffico di esseri umani e rapporti di atteggiamenti negativi, molestie e maltrattamenti nei confronti dei gay, lesbiche, rom e altre minoranze". A tale proposito il Bureau of Democracy, Human Rights and Labor ricorda che il Comitato del Consiglio d’Europa per la prevenzione della tortura (Cpt) “ha ricevuto numerose denunce di maltrattamenti fisici e uso eccessivo della forza da polizia e carabinieri e, in misura minore, da agenti della guardia di finanza e ufficiali. Non meglio vanno le cose per quanto riguarda il tema dell’immigrazione. In base a quanto è riportato nel report, le autorità italiane sono state infatti criticate dal Cpt perché attuano una politica di respingimento dei migranti in mare contraddistinta da “un uso sproporzionato della forza”. Inoltre sono state bacchettate dal Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa poiché autorizzano e fanno effettuare espulsioni non rispettose delle ordinanze emesse dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu), come è successo nei casi di Toumi Ali Ben Sassi nel 2009 e di Ben Khemais nel 2008, persone a rischio di maltrattamenti e torture nel proprio paese d’origine. Infine,l'agenzia governativa statunitense si meraviglia che, al 30 novembre 2010 e secondo il Ministero della Giustizia italiano, “i detenuti erano 69.155 in un sistema carcerario progettato per contenerne 44.066”. Si stupisce che “nel mese di settembre circa il 54 per cento dei detenuti erano definitivi e il 43 per cento in attesa di giudizio”. Il Bureau of Democracy, Human Rights and Labor conclude il proprio rapporto sulla situazione italiana con un dato, in apparenza positivo. Lo Stato italiano avrebbe ridotto il numero delle violazioni rispetto alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo passando dagli 83 casi del 2008 ai 69 del 2009.

Fonte:http://www.justicetv.it/index.php/news/106-usa-diritti-umani-in-italia-troppo-carcere-preventivo

Gli sospesero la patente perché gay. Vince anche in appello


Confermata in appello la condanna del ministero della Difesa e dell'Interno per aver sospeso la patente ad un ragazzo solo perché omosessuale. Ridotto però drasticamente il risarcimento: 80 mila euro.

I titolari dei ministeri della Difesa e dei Trasporti dovranno versare 20 mila euro come risarcimento danni a Danilo Giuffrida, 28 anni, nei cui confronti fu avviato l'iter di sospensione della patente di guida dopo che alla visita di leva aveva rivelato di essere omosessuale per disturbo dell'identità sessuale. Lo ha deciso la Corte d'appello civile di Catania, che ha confermato la sentenza di primo grado emessa nel luglio del 2008, ma ha drasticamente ridotto, di 80 mila euro, il risarcimento che inizialmente era stato fissato in 100 mila euro.

Contro questo ridimensionamento ha presentato ricorso in Cassazione il legale di Danilo Giuffrida, l'avvocato Giuseppe Lipera, chiedendo l'annullamento della sentenza di secondo grado, con rinvio ad altra Corte d'appello per "omessa motivazione, illogicità e erroneità nella quantificazione del danno morale". La vicenda prese avvio dalla visita di leva. Ai medici di Augusta (Siracusa) Giuffrida dichiarò di essere gay. L'ospedale militare informò la Motorizzazione civile che il giovane non era in possesso dei "requisiti psicofisici richiesti" e gli sospese la patente di guida in attesa di una revisione all'idoneità.


Giuffrida, tramite l'avvocato Giuseppe Lipera, presentò ricorso al Tar di Catania che sospese il provvedimento osservando che l'omosessualità "non può considerarsi una malattia psichica". Contemporaneamente presentò una domanda di risarcimento danni da 500 mila euro ai ministeri della Difesa e dei Trasporti ottenendo in primo grado, il pagamento di 100 mila euro, poi ridotto in appello a 20 mila.

Giuffrida ha ribadito all'agenzia Ansa di essere ancora "incredulo e stordito". Ripercorrendo la sua vicenda, senza entrare nel merito del risarcimento danni, il giovane dice di "essersi sentito diverso soltanto in quel periodo". "Sono stati loro a farmi sentire così - sottolinea - mentre io non mi sono mai sentito differente dall'altra gente. E la sentenza dimostra che avevo ragione io: sono loro i diversi".

Adesso il contendere non è più sul contenuto della sentenza ma sull'entità del risarcimento danni, come osserva il legale del giovane: "È davvero strano - rileva l'avvocato Lipera - che lo Stato invece di chiedere scusa pubblicamente al mio assistito, a nome di tutti gli italiani, abbia deciso di ricorrere contro una sentenza che riconosce il danno esistenziale di una persona che è discriminata perché gay".


"Va preso l'aspetto positivo di questa conferma - dice il presidente nazionale di Arcigay Paolo Patanè - evidentemente ancora una volta dai tribunali arriva un riconoscimento di diritti e tutele rispetto al quale il legislatore e' ancora assente. Quando in una democrazia la politica perde di efficienza e i tribunali sono costretti a garantire agli individui quello che la politica non garantisce, siamo di fronte a un problema". Sul caso specifico, secondo Patanè "è chiaro che la conferma da parte del tribunale è un dato positivo, che garantisce una persona che aveva subito una clamorosa ingiustizia rispetto al danno vissuto per un periodo della sua esistenza". "Forse - aggiunge - valeva la pena di avere coraggio fino in fondo e confermare anche l'entità del risarcimento, anche perché si tratta di una vicenda esemplare. Forse, al di là della questione strettamente economica, la natura della vicenda richiederebbe di evidenziare la gravità dell'accaduto con una sanzione alta anche dal punto di vista economico". "La vicenda - conclude - conferma un trend: sempre più i tribunali in Italia sono segnalatori di una scarsa rappresentazione normativa dei mutamenti sociali. La società cambia, ma questo non si traduce in leggi e tutele e regole, a causa di uno scollamento della politica dalla società".

Fonte:http://www.gay.it/channel/attualita/31573/Gli-sospesero-la-patente-perche-gay-Vince-anche-in-appello.html:

Un «etero» a capo dell'Arcigay di Bari Convive e ha una bimba: è polemica


L'elezione di Francesco Brollo suscita i primi malumori
Gli iscritti scandalizzati: «Ma lui non ci rappresenta»

BARI - Francesco Brollo, eterosessuale trentasettenne, è il nuovo presidente di Arcigay Bari. E’ stato eletto, nel corso del terzo congresso per il rinnovo degli organismi, con il sostegno di Enrico Fusco, ex presidente e militante dell’associazione. «La mia prima battaglia? Ottenere di vivere in un mondo in cui non ci si chieda più perché un etero è a capo di Arcigay. Come dice il presidente Napolitano "I diritti delle persone omo e transessuali non riguardano solo loro ma riguardano tutti noi"». Ma la scelta provoca polemiche e divide prima di tutto il mondo gay. «Per quanto sensibile, che ne sa il neopresidente di cosa significa essere chiamati "ricchione di m..."?». Anche Arcigay è in subbuglio: c’è chi invoca il commissariamento dell’associazione. Brollo non si fa turbare. «Di fronte al cambiamento c’è sempre chi non comprende. Io non mi rivolgo alla comunità omosessuale, io parlo con le persone e vivo in una società. E con le persone spero di contribuire a ottenere che la società riconosca i diritti di tutti». Un eterosessuale alla guida di Arcigay Bari? Perché no, secondo un gruppo, il nocciolo fondativo dell’associazione che si aggrega intorno a Enrico Fusco, in passato a sua volta presidente di Arcigay. Si deve a loro l’elezione di Francesco Brollo, 37enne, etero dichiarato. Circostanza che scandalizza i gay che non si sentono rappresentati da lui. La sua elezione sarebbe una «provocazione», secondo diverse voci della comunità omosessuale barese, dentro e fuori da Arcigay. L’opposizione interna potrebbe chiedere il commissariamento e per ora punta almeno sul riconteggio dei voti. Brollo non si lascia impressionare. «La mia elezione una provocazione? Io credo che provocazioni siano le facili battute subìte da ragazzi gay. Le aggressioni. O uno Stato che non riconosce pari diritti. Non l’elezione di un etero alla guida di Arcigay».

Brollo, nato a Venezia, si è trasferito a Bari per vivere con la sua compagna barese con la quale ha avuto una bambina. È laureato in regia alla Nuova università di cinema e tv di Roma. Ha vinto un premio per il miglior cortometraggio al quinto Festival del cinema europeo di Lecce. E, mentre lavora alla sceneggiatura del suo primo lungometraggio, Over the rainbow, insegna regia in alcune scuole medie e superiori della provincia di Bari. L’impegno nel sociale, per lui, non è una novità. L’avvicinamento alla comunità omosessuale barese, invece, una cosa accaduta in modo naturale, nei vicoli di Bari Vecchia dove Brollo vive «molto meglio che al Nord». «Io - spiega il presidente di Arcigay Bari - non ho passione per il concetto di "comunità". Che sia quella omosessuale o altro tipo di comunità. Io conosco persone, entro in contatto con persone. Non entro ed esco da comunità. Con tutte le persone mi sento in una società. Che stenta a riconoscere dei diritti. Per questi diritti voglio battermi». Brollo, insomma, non fa sforzi per attirarsi le simpatie di quegli omosessuali che, invece, sembrano fidarsi poco o niente del nuovo corso. «Sono certa che Brollo avrà tutta la sensibilità che anch’io mostro dinanzi alle ingiustizie della vita - dice per esempio Viviana Loprieno, tra le fondatrici di un’altra associazione, Between - ma il neopresidente saprà cosa significa essere chiamati "ricchioni di m..."? Certe cose se non le vivi sulla pelle...». Brollo replica annunciando che si batterà prima di tutto proprio contro questa mentalità, quella di chi lo sente altro, diverso.

«Il primo risultato che vorrei centrare? Vorrei che a nessuno venisse più in mente di chiedersi perché il capo di Arcigay è etero - replica Brollo -. Questo è il mio primo obiettivo da presidente dell’associazione. E’ evidente che c’è stata una parte dei soci che voleva questo cambiamento, questo percorso. E’ evidente anche che non tutti comprendono il cambiamento. Sono pronto al confronto». Brollo è stato eletto nel terzo congresso del comitato provinciale dell’associazione. «Sono qui - ha dichiarato durante l’atto di investitura - per affermare che Arcigay Bari esce dal confine che segna le differenze tra persone. E’ possibile stare insieme, anche senza chiedersi il perché». Quindi il richiamo a un’autorevole dichiarazione, quasi a rafforzare la sua posizione. «Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha affermato: "I diritti delle persone omo e transessuali non riguardano solo loro ma riguardano tutti noi". Sarà questa la linea del mio mandato, affinché il legislatore attui il principio di uguaglianza e cessino le discriminazioni per l’orientamento sessuale, il genere o il colore della pelle».

Adriana Logroscino
12 aprile 2011

Fonte:http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2011/12-aprile-2011/etero-capo-arcigay-barisposato-papa-una-bimba-polemica-190421134622.shtml

domenica 10 aprile 2011

Omofobia: "Contro le discriminazioni c'è ancora tanto da fare"


In Palazzo Vecchio il convegno nazionale 'Omofobia e transfobia a scuola'. Di Giorgi: "Portiamo questo tema anche nei corsi dell'Università dell'età libera"

Firenze, 9 aprile 2011 - "In un paese sempre più violento, dove sembra ci si possa esprimere solo con l'arroganza e la prepotenza, sul tema delle differenze c'è bisogno di un grande impegno e di una grande responsabilità, c'è da fare un grande lavoro soprattutto con i giovani, ma non solo. "E' quanto ha detto stamani l'assessore Rosa Maria Di Giorgi, aprendo in Palazzo Vecchio il convegno 'Omofobia e transfobia a scuola. Esperienze di intervento a confronto', iniziativa organizzata dall’assessorato all’Educazione in collaborazione con Ireos, un’associazione di volontariato che si occupa di discriminazioni nell'ambito dell'identità sessuale e della difesa dei diritti di persone gay, lesbiche, bisessuali, transessuali, transgender, intersessuali.

"Contro l'omofobia - prosegue la Di Giorgi - il Comune di Firenze con coraggio e determinazione si sta impegnando da tempo: in tre anni abbiamo coinvolto nel nostro progetto oltre 1.500 studenti, dalle scuole materne alle medie. Ma vogliamo fare anche di più, proponendo questo tema anche nei corsi dell'Università dell'età libera, che ogni anno coinvolgono migliaia di cittadini over 40".

Da tre anni Ireos, in collaborazione il Comune ed Arcilesbica Firenze, ha proposto all'interno de ‘Le Chiavi della Città’ (il pacchetto di iniziative che l’assessorato all’educazione offre ai ragazzi delle scuole dell’infanzia, delle primarie e delle secondarie di primo grado) un progetto contro le discriminazioni legate agli stereotipi di genere denominato ‘Da Giove a Giunone a Barbie e Ken’ rivolto alle classi della scuola secondaria di primo grado.

Fonte:http://www.lanazione.it/firenze/cronaca/2011/04/09/487733-omofobia_contro.shtml

La sessualità nascosta

di Paola Giura

Incontro con l’autore del libro “Transgender. Le sessualità disobbedienti”


Bari - Dagli studi di genere alla mitologia. È questo il percorso che ha portato alla stesura del libro “Transgender. Le sessualità disobbedienti” edito da Palomar, presentato nella Sala La Polla dell’Expolibro. “Si tratta di un viaggio di uno spessore umano” afferma Antonio d'Itollo, preside del liceo Orazio Flacco, introducendo l’autore del libro, Gianfranco Meneo e Laura Marchetti, antropologa e politica. Attraverso il topos del viaggio e l’idea della transizione ad esso legato, l’autore, secondo d’Itollo, ha scritto un libro “a metà espressione tra il grido e l’appello”: in un‘Italia in cui le escort sono quasi coperte di gloria, i problemi relativi alla sessualità vengono nascosti.
La Marchetti presenta l’autore come “assolutamente matto, perchè poteva fare l’avvocato nella vita”. Il filo conduttore del libro, racconta l’antropologa, è il dolore che nasce dal desiderio, perchè si tratta di un desiderio represso, “condannato al misconoscimento” perchè diverso. Non a caso, sono storie di dolore quelle che permeano la prima parte del libro. Un dolore addizionato, causato dalla "norma che decide per quali vite valgono la pena di essere vissute". La sessualità “non convenzionale”, ricorda la Marchetti, anche nel periodo del catto-comunismo, era accettata per personaggi eccentrici e famosi come Visconti, ma non per gli operai, che invece dovevano essere l’emblema della sessualità della norma. La Norma che ti definisce in base alla genitalità. La seconda parte del libro verte maggiormente sul concetto di “sessualità polimorfa”. È insomma un libro che passa dalla cronaca, alla teoria, alla sociologia, alla proposta politica.
Ultimo ad intervenire è stato l’autore Meneo che ha speso le sue parole per raccontare il suo incontro con Luana Ricci (all'anagrafe Marco della Gatta), la cui intervista è stata inserita all’inizio del libro. Dopo 18 anni nella Curia leccese come direttore del coro, l'allora Marco è stato cacciato per le sue “stranezze”. Meneo è stato profondamente colpito da questa esperienza. “Noi pensiamo al riconoscimento del transessuale come ad un mero riconoscimento culturale ma è anche un problema economico”. La Ricci, gli ha fatto notare come l’immagine del transessuale sia, nella cultura comune, legato alla prostituzione. “Quale lavoro può avere una transessuale nella società?”. La prostituzione, così diventa una questione di sopravvivenza e di maggiore retribuzione.
La proposta politica finale è ripresa da Meneo. Oggi più che mai il corpo viene utilizzato per fini politici. Il corpo è osannato se usato “secondo natura”, mentre i transessuali sono visti come qualcosa di scandaloso. Per questo l’autore sarebbe a favore delle unioni di fatto, attraverso l’accettazione da parte del potere politico. Senza diritto non c’è possibilità di tradurre in concreto i sentimenti. Dunque la proposta riguarda la rivendicazione e l'accettazione del diritto di costruire la propria vita (anche economica). Si ricorda, infine, che il “quotidiano è diverso dalla persona speciale”: il personaggio televisivo non viene trattato alla stessa stregua della persona comune, nella sua specialità. “Ma quando si spengono le luci che succede?"

Fonte:http://www.go-bari.it/notizie/dalla-puglia/1959-la-sessualita-nascosta.html

Turchia: Almina, una trans in politica

Trentaquattro anni, di professione musicista e una particolarità: è una transessuale. Di più: si candida al parlamento turco. E ancora: lo fa nelle liste del partito musulmano conservatore del premier Recep Tayyip Erdogan. Almina Can è diventata così il simbolo della rivoluzione più incredibile che potrebbe segnare le elezioni politiche anticipate del prossimo 12 giugno. Per ora si è resa disponibile per il collegio di Izmir, la cittadina rivierasca occidentale che è anche la sua città natale. La scelta definitiva sarà presa dal partito.

Dall’indifferenza al rispetto

Intanto, però, la vicenda ha attirato l’interesse del Tagesspiegel, al quale Almina ha assicurato di essere stata ben accolta dai militanti del partito: «Mi trattano gentilmente e con rispetto», ha detto, «e già ora posso confermare che ne è valsa la pena, finalmente si può dire che nel mio Paese c’è democrazia». Se già l’omosessualità è argomento che lacera la società turca, la transessualità è stata a lungo semplicemente ignorata come tema di discussione. «Mi sono sempre interessata alla politica», ha proseguito la possibile candidata nell’intervista, «ma a causa della mia sessualità non potevo finora impegnarmi attivamente. Se verrò presentata ed eletta, non mi concentrerò solo sui temi cari ai transessuali, non porta da nessuna parte interessarsi solo dei problemi propri, intendo battermi contro gli sprechi pubblici. Di sicuro le aperture di Erdogan hanno permesso questa svolta, devo esserle grata per avermi dato il coraggio di compiere questo passo».

Le faticose trasformazioni della Turchia

Che l’Akp, il partito conservatore di ispirazione religiosa, l’abbia ben accolta è in verità un piccolo miracolo, che lancia un’altra luce sulle trasformazioni in atto nella Turchia contemporanea, un Paese che sta compiendo un faticoso e non lineare cammino verso l’integrazione con l’Unione Europea. Più spesso ci si occupa del paese per lamentarne i limiti su temi come la libertà di stampa e di espressione, per le pressioni nei confronti degli intellettuali scomodi.
VIA LA PAURA. «Eppure», ha osservato il Tagesspiegel, «la politica riformista di Erdogan ha consentito ad Almina Can di presentarsi nella sede del suo partito e di avanzare la richiesta della candidatura. Sarà una dura concorrenza, nelle file dell’Apk hanno fatto domanda in 6 mila, in quelle del Chp, il principale partito di opposizione, 4 mila. In totale è un numero 20 volte superiore a quello dei seggi disponibili in Parlamento. Ma ci stanno provando tutti e assieme ai transessuali si sono registrati cristiani, armeni, donne musulmane con il velo. Una sola cosa li accomuna: non hanno più paura».

Fino a ieri gay era sinonimo di malato

Il segnale di Almina Can può essere però molto importante. «In Turchia esistono anche transessuali che sono diventati protagonisti famosi», ha raccontato il quotidiano berlinese, «come la cantante Bülent Ersoy, artista di successo già quando era un uomo e poi rimasta sulla cresta dell’onda anche dopo aver cambiato sesso. Ma si è sempre trattato di un’eccezione, confinata al mondo dello spettacolo, la vita quotidiana è stata dominata da altre consuetudini».
LA CHIUSURA DEL MONDO MILITARE. L’omosessualità è ancora un impedimento alla carriera militare, perché viene considerata un disturbo psichico. La ministra della Famiglia Selma Aliye Kavaf, ovviamente dello stesso partito di Erdogan e ora di Can, ha paragonato solo poco tempo fa i gay ai malati. E pochi mesi fa, le autorità pubbliche di Burda, nel nord-ovest del Paese, hanno chiuso l’associazione Arcobaleno, impegnata in difesa dei diritti delle minoranze sessuali.
L’ALBA DI UNA RIVOLUZIONE. «Ora però anche il presidente di questa associazione potrebbe finire in Parlamento», ha concluso il Tagesspiegel, «questa volta dalla parte dell’opposizione. Öykü Özen, infatti, potrebbe finire nelle liste del Chp, dopo un passato di discriminazioni e persecuzioni. A differenza di Almina Can, intende occuparsi soprattutto di aids e discriminazioni sessuali. Dice che se verrà candidato si tratterà di un miracolo. E se verrà addirittura eletto, allora si potrà parlare di una vera e propria rivoluzione».

di Pierluigi Mennitti

Venerdì, 08 Aprile 2011

Fonte:http://www.lettera43.it/attualita/12654/almina-un-trans-in-politica.htm

Repubblica Ceca: trovato scheletro di una persona transessuale di 5000 anni fa

pubblicato: venerdì 08 aprile 2011 da Robo

Un gruppo di archeologi ha trovato uno scheletro di circa cinquemila anni fa che potrebbe appartenere a una persona transessuale o, come sottolineano gli studiosi, a una persona del “terzo sesso”. Gli scienziati sono giunti a questa conclusione notando che lo scheletro è di un uomo, ma la sepoltura è femminile, cioè la persona è stata sepolta seguendo i riti e le modalità riservate alle sepolture muliebri. Il corpo, che risale all’età del rame, è stato trovato nella Repubblica Ceca. Il ritrovamento è stato reso noto dalla dottoressa Kamila Remišová, responsabile degli scavi, che ha affermato:

Grazie alla storia e all’etnologia sappiamo che quando una cultura ha rigide regole per le sepolture mai commette errori in questi ambiti.

Non è la prima volta che ci si trova dinanzi a casi simili: una donna dell’età della pietra è stata sepolta come un guerriero, mentre lo scheletro di quest’ultimo ritrovamento indica che l’uomo è stato sepolto come se fosse una donna intenta alla cura della casa.

Come sarà stata la vita delle persone transessuali in quell’epoca?

Foto | ceskapozice

Fonte:http://www.queerblog.it/post/10897/repubblica-ceca-trovato-scheletro-di-una-persona-transessuale-di-5000-anni-fa

Le dieci morti di Trans-Silvana


E' uscito a pochi giorni del primo anniversario della morte di Giovanni Buzi, un libro che raccoglie gli ultimi racconti inediti.

E' uscito a pochi giorni del primo anniversario della morte di Giovanni Buzi, il suo libro Le Dieci Morti di Tran-Silvana pubblicato dalle edizioni Il Foglio.

Il volume

Silvana, ovvero dieci incarnazioni della fantasia più fervida di Giovanni Buzi. Tran-Silvana, un personaggio che muore e risorge in avventure tese, oniriche, costruite intorno a coltelli grondanti sangue, ammantate spesso della cupezza di una violenza cieca e bestiale, graziate dall’allegria spensierata dei lustrini e delle piume di struzzo. Sesso giocoso e perverso, mutazioni della carne, trasformazioni infinite di una icona misteriosa e sgangherata, sanguinaria e irriverente, vera personificazione della creatività di un grande autore. Quello che state sfogliando è il canto del cigno, il testamento narrativo di una personalità multiforme e variegata, l’ultimo libro di uno scrittore davvero underground. Giovanni Buzi se n’è andato, ma ha voluto lasciarci in regalo un ultimo, grande libro che, ben oltre l’orgia splatter di sangue e sesso in cui sguazza felice e sorridente, si rivela un autentico inno alla gioia e alla vita.

Anch’io ho goduto di pali infissi in mezzo al petto, di zampilli di sangue inebriante più del vino. Mi sono abbeverata a fontane di muscoli e carne, ho leccato la terra calpestata da eroi d’oro e di cartapesta.

L'autore

Giovanni Buzi (1961 — 2010)
Giovanni Buzi è nato a Vignanello, in provincia di Viterbo, il 10 Marzo del 1961, e si è spento prematuramente, dopo una lunga lotta contro il cancro, il 17 marzo del 2010 a Bruxelles.

Personalità eclettica e difficilmente classificabile, Buzi è stato pittore molto apprezzato e scrittore di narrativa e saggistica. Ha insegnato Lingua e Cultura Italiana al Parlamento Europeo di Bruxelles e Storia dell'arte contemporanea all'Académie des Arts di Bruxelles.

Ha pubblicato sei romanzi, tra cui Agnese (Tabula Fati, 2005), Uragano (Delos Books, 2008) e La signora dalla maschera d'oro (Il Foglio, 2009), tre raccolte di novelle oltre a una quantità di racconti sparsi in antologie.

Il racconto La collana di perle celesti, presente in questo testo, ha vinto il Premio Profondo Giallo 2005 ed è stato pubblicato nella collana Il Giallo Mondadori.

Le dieci morti di Tran-Silvana è la sua ultima opera.

Il libro sara presentato a Roma durante l'inaugurazione della mostra di pittura Interrogando i visi, venerdi 3 giugno 2011 alle 18.

Ulterinformazioni

Giovanni Buzi, Le dieci morti di Trans-Silvana

Pag. 165 — Euro 14,00

ISBN 9788876062469

Fonte:http://www.fantasymagazine.it/notizie/14375/le-dieci-morti-di-trans-silvana/

sabato 2 aprile 2011

PIYAH, LA TRANSGENDER NATA SENZA GAMBE CHE VUOLE ESSERE UNA STAR


Piyah 19 anni, nata a Sacramento, California, ha annunciato ai suoi genitori all'età di 15 anni che voleva iniziare vestirsi come una ragazza.



Questa storia...la storia di Piyah è una di quelle che ci costringe a guardare in faccia i nostri pregiudizi e le nostre paure, tutte senza scampo. Dobbiamo capirci e guardarci dentro con occhi diversi e drammaticamente sinceri per capire fino in fondo Piyah. E' necessario fare a noi stessi domande scomode e forse avere in cambio risposte ancora più scomode...Piyah è nato in un corpo sbagliato! Il suo corpo non era sbagliato solo perchè è nata senza le gambe,no...il suo corpo era sbagliato perchè sin da subito Piyah ha capito che il suo"mezzo" corpo da uomo non lo rispecchiava...lui voleva essere donna. Nessuna delle due cose è stato un vero handicap per Piyah. Una sola di queste cose può' essere un calvario insopportabile per una persona...ma non per lei. Non ha esitato e sebbene la cosa fosse abbastanza pacifica e chiara all'età di 15 anni ha detto ufficialmente alla sua famiglia che voleva essere una ragazza, vestire come una ragazza...truccarsi come tutte le ragazze. La famiglia sostiene la sua scelta anche perchè devi amare davvero tanto una figlia/o nata con una condizione fisica causa di tanto dolore e sofferenza sia fisica che psicologica. Ma Piyah ha un altro sogno...non si accontenta di essere una ragazza e vuole essere una star!!! Una vera star...simile al suo mito Mariah Carey. Così ha iniziato ha postare video su youtube con le sue esibizioni... si sa, ora internet può' diventare una strada verso il successo. I suoi video sono cliccatissimi ed il supporto dei fans le da la forza di andare avanti. Sorrido, con un sorriso amaro pensando alle nostre vite... alla mia vita e a quegli ostacoli che mi sembrano insormontabili. Poi una smorfia accompagna il pensiero di quanto siamo fortunati e allo stesso tempo spreconi. Sprechiamo gran parte della nostra vita a compatirci chiedendoci se ce la faremo a fare quel salto...senza mai davvero farlo! Brava Piyah, grazie, la tua storia e il tuo immenso coraggio sono una lezione di vita senza pari !!!

per chi volesi approfondire di più su la sua storia clic qui. http://www.dailymail.co.uk/health/article-1371069/Transgender-teenager-born-legs-says-I-wont-let-birth-defect-stop-star.html?ito=feeds-newsxml



Fonte:http://www.aggregatore.org/intrattenimento/piyah-la-transgender-nata-senza-gambe-che-vuole-essere-una-star

"mi sono stancato di chiedere scusa", libertad è il nuovo singolo del cantante gay christian chávez


Il cantante messicano Christian Chávez (gay dichiarato dal 2007, attore nella telenovela Rebelde e membro del gruppo musicale RBD che, tra l’altro, ha collaborato con Tiziano Ferro per l’uscita del suo album Alla mia età) sta mettendo in piedi l’associazione Libertad con lo scopo di aiutare i giovani gay. In Italia RBD non vuol dire niente, nei Paesi di lingua spagnola è stato uno dei fenomeni musicali più importanti dei ultimi anni.

con questa canzone, Libertad, per cui ha voluto accanto una vecchia compagna di avventure, Anahí, e in cui chiede, per l'appunto, che ognuno abbia la libertà di vivere come meglio crede (libertà, non abbandonerò i miei sogni/libertà, è tempo di vivere senza paura, dice il ritornello). Christian e Anahí si scatenano e mostrano varie opzioni di vita possibili, insistendo sulle estetiche gay che non piacciono ai conservatori (così si garantiscono che il loro video sia molto chiacchierato).

all'inizio del video. Christian nel confessionale chiede perdono al prete per i suoi peccati e il confessore gli risponde che la grazia di Dio per chi confessa le proprei colpe non ha limiti: "Confessa e sarai libero". Allora Christian riflette un attimo, con un veloce flashback sui suoi peccati, e ci ripensa: "Questo è il problema, padre. Che non c'è più niente da confessare. Mi sono stancato di chiedere scusa".
Per voi che non avete nulla da farsi perdonare come me, il video.