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lunedì 24 agosto 2026

Come "The Crying Game", "Princesa" e altri film hanno anticipato discorsi che la società non sapeva ancora fare.

Locandina originale del film "The Crying Game". In alto, il volto e il busto di Dil, una donna con i capelli ricci scuri, parzialmente in ombra. Più in basso, in primo piano, l'attore Stephen Rea guarda avanti con un'espressione seria e riflessiva. Sulla destra spicca il titolo del film scritto in bianco in verticale con una sottolineatura rossa. Lo sfondo è completamente nero.
La locandina originale di The Crying Game (Neil Jordan, 1992). Un'opera che la critica degli anni '90 ha ridotto a un semplice "colpo di scena", ignorando la complessità e la dignità della sua protagonista trans, Dil.

Di Vanessa Mazza — Libera pensatrice, cittadina e attivista transessuale (Milano, Lombardia)

Nel 1992 il mondo del cinema veniva scosso da un film destinato a fare storia: La moglie del soldato (The Crying Game) di Neil Jordan.
Negli anni ’90 la società reagì con un misto di shock, curiosità morbosa e incomprensione. Non avevamo ancora il linguaggio culturale per leggere ciò che il film mostrava: una relazione complessa e non sensazionalistica tra un uomo cis e una donna trans. La critica parlò di “colpo di scena”, il pubblico di “scandalo”. Nessuno parlò di identità.
Oggi, grazie anche alle riflessioni della storica queer Willow Catelyn Maclay, possediamo un vocabolario più maturo. Possiamo finalmente vedere ciò che il film era davvero: una storia d’amore, non un trucco narrativo. E possiamo inserirlo in una genealogia più ampia, fatta di film che hanno tentato di raccontare vite trans quando il mondo non aveva ancora le parole per ascoltarle.
🎞 Storia della rappresentazione trans prima degli anni ’90
Prima del 1992, il cinema si era già mosso attorno alle identità trans e queer. Quasi sempre, però, tutto veniva filtrato attraverso lo sguardo cis, la commedia o la caricatura:
Un collage fotografico composto da cinque locandine e immagini di film storici a tematica queer e di genere prima degli anni novanta. A sinistra, in alto, la locandina italiana in bianco e nero del film "Il vizietto" con Ugo Tognazzi; in basso a sinistra, Julie Andrews in smoking per "Victor Victoria". A destra, dall'alto in basso: Robin Williams per "Il mondo secondo Garp", la locandina internazionale a forte contrasto rosso e nero del documentario "Paris Is Burning" e, infine, un fotogramma ravvicinato del film "Orlando" che mostra un sontuoso abito d'epoca azzurro.
La genealogia visiva prima degli anni '90. Da Il vizietto e Victor Victoria fino alla poesia di Orlando e alla cruda realtà di Paris Is Burning: opere fondamentali che hanno aperto i primi spiragli di visibilità mediatica, ma che venivano ancora filtrate dallo sguardo egemone cisgender, dalla commedia o dalla curiosità antropologica della società dell'epoca.

  • Il vizietto (La Cage aux Folles, 1978): apriva spazi di visibilità, ma senza affrontare la vera soggettività trans.
  • Victor Victoria (1982): giocava con il genere, ma non con l’identità.
  • Il mondo secondo Garp (The World According to Garp, 1982): introduceva un personaggio trans trattato con dignità, ma ancora narrato da una prospettiva esterna.
  • Paris Is Burning (1990): mostrava la verità delle comunità trans e queer afroamericane, ma venne letto come “documento antropologico”, non come politica.
  • Orlando (1992): trasformava il genere in poesia, anticipando discorsi che sarebbero arrivati solo decenni dopo.
E poi c’è un film fondamentale per la storia europea e per la diaspora brasiliana, una pellicola che sento particolarmente vicina alle mie radici:
PRINCESA (1998)
Fotografia ravvicinata della copertina del DVD italiano del film Princesa, diretto da Henrique Goldman. La copertina presenta uno sfondo scuro con una silhouette stilizzata in tonalità azzurre di una donna transessaula di profilo, Dilma. Sulla destra campeggia il titolo Princesa scritto in grandi lettere verticali azzurre. In alto a sinistra compare la scritta programmatica in bianco: "Amore puro, amore trans." Sulla destra sono visibili i crediti del film, tra cui i nomi di Ingrid de Souza, Cesare Bocci e il riferimento all'autobiografia di Fernanda Farias de Albuquerque.
Dalla mia collezione privata: la copertina del DVD di "Princesa" (1998). Lo slogan «Amore puro, amore trans» stampato sulla custodia rivendica la dignità della soggettività di Fernanda e la diaspora trans brasiliana in Italia, anticipando un vocabolario di autodeterminazione e rispetto che la società di allora faticava a comprendere.

Tratto dal libro autobiografico di Fernanda Farias de Albuquerque, donna trans brasiliana, Princesa racconta la vita di una migrante trans in Europa con una complessità che il cinema italiano non aveva mai osato.
A testimonianza della forza pionieristica di questa pellicola, conservo nel mio archivio personale l'edizione in DVD. Sulla copertina spicca uno slogan che per la fine degli anni Novanta era una rivoluzione concettuale: "Amore puro, amore trans." In un'epoca dominata dal voyeurismo e dalla patologizzazione, definire l'esistenza trans attraverso la categoria dell'amore "puro" significava compiere un radicale atto di decolonizzazione affettiva.
Non c’è shock, non c’è caricatura. C’è una donna che cerca la propria identità, la propria libertà, la propria transizione. È uno dei primi film europei a dare voce a una donna trans reale, interpretata magnificamente da Ingrid de Souza, mostrando che già negli anni ’90 esistevano narrazioni mature — ma mancava il linguaggio per riconoscerle.
🗣 Come cambia il linguaggio culturale
Negli anni ’80 e ’90 non esistevano parole come transfobia, identità di genere, disforia, agency. La critica parlava di “travestitismo”, “inganno”, “rivelazione”. Il pubblico parlava di “shock”.
Oggi il nostro attivismo parla di:
  • Rappresentazione
  • Soggettività
  • Complessità
  • Narrazione
  • Violenza strutturale
  • Autodeterminazione
Il linguaggio non è neutro: decide cosa possiamo vedere. E quando il linguaggio manca, la realtà viene distorta.
 Shock vs Identità: il cinema arriva prima della società
La differenza tra come vennero letti questi film e ciò che realmente raccontano è la frattura insanabile tra lo shock e l'identità.
Negli anni '90 il mainstream vide:Ma nella realtà dell'opera:
La protagonista come “colpo di scena”Dil è una donna trans, non un twist narrativo
L'identità trans come “inganno”La sua identità è trattata con rispetto
Il corpo trans come “rivelazione”La sua storia non viene punita dal regista
Scandalo e motivo per ridere o giudicareLa sua soggettività è fiera e centrale
Lo stesso vale per Fernanda in Princesa: la sua vita non è un espediente per stupire lo spettatore, è una testimonianza politica. La comunità queer dell’epoca vide in queste pellicole una rarissima complessità umana, mentre il pubblico di massa cercava solo la spettacolarizzazione. Questa frattura è ancora presente oggi: chi vive l’identità la riconosce, chi la osserva dall’esterno la fraintende.
Il mondo di oggi: cosa dobbiamo ancora imparare
Oggi abbiamo un linguaggio più ricco, più preciso, più politico. Possiamo parlare di identità trans senza ridurla a un fenomeno da baraccone. Ma viviamo anche in un'epoca brutale, in cui i diritti trans vengono attaccati, la violenza cresce, la rappresentazione è ancora fragile e la politica usa i nostri corpi come bersaglio.
Per questo è fondamentale fare controinformazione e tornare a quel cinema:
  • Per capire come siamo arrivati fin qui.
  • Per ricordare che l’arte parla sempre prima della società.
  • Per difendere il linguaggio che abbiamo conquistato con la lotta.
The Crying Game e Princesa non sono solo film: sono documenti politici. Sono la prova che la rappresentazione trans è sempre esistita, anche quando la società non aveva le parole per ascoltarla. Oggi quelle parole le abbiamo. E dobbiamo usarle — con forza, con eleganza, con verità — per raccontare il mondo libero che vogliamo costruire.
Fonti storiche e approfondimenti culturali:
  • The Criterion Collection: The Crying Game's Legacy as Transgender Representation — L'analisi di Willow Catelyn Maclay.
  • Enciclopedia Treccani: Voce Cinema e Questioni di Genere — Per l'analisi storico-antropologica della fluidità di genere sullo schermo.
  • Fondazione Fernanda Farias de Albuquerque: Documenti e memoria storica sulla vita di Fernanda e la diaspora trans brasiliana in Italia.

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