giovedì 11 aprile 2013
Video: Una giovane trans legata e umiliata in strada dalle forze di sicurezza in Costa d'Avorio.
Una giovane trans legata e umiliata in strada dalle forze di sicurezza in Costa d'Avorio. Guardate il video.
Come è possibile che nel 2013 dobbiamo ancora vedere queste barbarie, l'ennesima barbarie. Perché tanto odio?
Questo video sta facendo il giro del mondo, Nel quale si vede una giovane trans ivoriana umiliata da elementi delle forze di sicurezza a Abidjan, Costa d'Avorio ... Il video è del febbraio 2013.
Sono una donna transessuale, cioè sono nata biologicamente uomo, ma non riconoscendomi nella identità di genere maschile, ma in quella femminile ho iniziato una transizione per diventare quello che mi sento di essere, una donna. Non è una questione di scelta. Questa è una delle varie manifestazioni della natura creata da Dio. La transessualità o transessualismo è la condizione di una persona la cui l’identità sessuale fisica non è corrispondente alla condizione psicologica dell'identità di genere maschile o femminile e che, sovente, persegue l'obiettivo di un cambiamento del proprio corpo.
L'unica scelta che abbiamo tutti, è quella di essere buoni o cattivi esseri umani, di perdonare e di accettare le differenze.
Dopo vedere questo triste video. Sono triste per l'Africa, con tutte queste storie pietose. Sono ancora più triste nel leggere i commenti di fanatici religiosi del Terzo Millennio, che invocano Dio per giustificare il loro odio, la loro ignoranza. Uno che è capace di gioire nel distruggere altre persone secondo me, è un boia e della peggiore specie.
Ma davvero Dio è così? Possibile che quello che Gesù descriveva come un padre compassionevole e ricco d'amore sia soltanto una specie di orco?
Vanessa Mazza.
http://koaci.com/videos-81359http://koaci.com/videos-81359
mercoledì 7 novembre 2012
Ti svegli un mattino e 4 paesi hanno esteso il matrimonio alle coppie gay. In Italia una parte delle forze politiche Pdl, Lega e Udc , sono state capaci di bocciare una norma contro la violenza omofoba e transfobica.
Giornata storica: ieri la Spagna, questa notte gli Stati Uniti, questa mattina la Francia.
In pratica, la definizione del codice civile cambierà da unione "fra un uomo e una donna" a quella di unione "fra due persone". Di conseguenza i coniugi gay avranno esattamente gli stessi diritti e doveri degli eterosessuali, potranno adottare figli ed erediteranno dal partner.
La legalizzazione dei matrimoni gay era una delle promesse elettorali del presidente francese Francois Hollande. Secondo la portavoce del governo, Najat Vallaud-Belkacem, il provvedimento rappresenta "un progresso per l'intera società, non solo per pochi". Il 65% dei francesi, afferma oggi un sondaggio Ifop, sostiene i matrimoni omosessuali, ma la percentuale si riduce al 52% per l'adozione. Ma l'opposizione, a partire dall'Unione per un Movimento popolare dell'ex presidente Nicolas Sarkozy, intende dare battaglia sul provvedimento, decisamente avversato dalla Chiesa cattolica. La settimana scorsa, il cardinale André Vingt Trois ha aperto a Lourdes la riunione della conferenza episcopale da lui presieduta con un duro attacco al matrimonio omosessuale, definito una "frode" che rischia di minare le fondamenta della società. Contro le nozze gay si sono schierati anche i leader religiosi ebraici e musulmani.(http://www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/Matrimoni-gay-anche-la-Francia-dice-si-Approvata-la-legge-per-legalizzare-le-unioni_313869318072.html)
Una sentenza storica e lungamente attesa, salutata con sollievo dalle oltre 22.442 coppie omosessuali sposate dall’entrata in vigore della normativa pioniera in materia, che nel 2005 divenne il simbolo delle politiche di uguaglianza e della protezione dei diritti di cittadinanza del primo esecutivo socialista di Zapatero.
La Spagna fu allora il quarto Paese nel mondo a riconoscerle, dopo Olanda, Belgio e Canada e il suo esempio è stato seguito da una decina di Paesi. Il Partito Popolare, con l’allora leader dell’opposizione, Mariano Rajoy, attuale premier, presentò il ricorso alla suprema corte sia contro la polemica riforma del codice civile che riconosceva le nozze fra coppie dello stesso sesso che contro il diritto all’adozione, introdotto dalla normativa.
La sentenza della Corte costituzionale, coi voti a favore di 8 magistrati e 3 contrari, con una maggioranza più ampia di quella attesa, avalla in toto la normativa, anche se le motivazioni saranno rese note nei prossimi giorni.Immediata la reazione del ministro di Giustizia, Alberto Ruiz Gallardon, che in dichiarazioni ai media ha assicurato che il governo del Pp «si atterra’ alla sentenza della Corte Costituzionale, non modificherà la vigente legge e, pertanto, lascerà esattamente la regolazione che i giudici togati hanno avallato». Il ministro ha riconosciuto che la sentenza «convalida che l’unione fra persone dello stesso sesso rientra nella concezione di matrimonio raccolta nel testo costituzionale, stabilendo una dottrina vincolante».
La sentenza è stata celebrata in diretta da un concentramento organizzato dai collettivi di omosessuali, al quale hanno partecipato famiglie e gente comune, a Puerta del Sol, fra sventolii di bandiere arcobaleno.
Oltre 4.573 coppie gay si sono sposate nel solo 2006 e, da allora, una media di 3.000 l’anno, secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Statistica. La media è aumentata del 21,5% lo scorso anno, fino a quota 3.880, dal momento, per il timore che potesse prosperare il ricorso davanti alla Corte Costituzionale. «Il minimo è che il Pp chieda scusa per la minaccia velata, permanente, che ha fatto gravare sui cittadini», ha dichiarato la portavoce del Psoe, Elena Valenziano, nel commentare la sentenza con i media. «È una sentenza giusta e rappresenta un grande passo avanti, senza ritorno, sulla strada dei diritti civili», ha commentato alla radio Cadena Ser Ernesto Gasto, consigliere socialista di San Sebastian, nel Paese Basco, che è stato il primo politico spagnolo a convolare a nozze con il consigliere socialista Inigo Alonso, di Lasarte, in Guipuzocoa, nel settembre del 2005. «Abbiamo diritto ad essere felici. Questo è un grande giorno per il nostro Paese», ha assicurato Gasto, senza poter trattenere lacrime di commozione.
mercoledì 17 agosto 2011
ALBANIA: La violenzia transfobica della polizia di Tirana.
A PINK Embassy/LGBT è una organizzazione che lavora per proteggere la comunità LGBT in Albania, ha emesso una dichiarazione in cui esprime la sua profonda preoccupazione per l'ultimo caso di violenza estrema nei confronti di un membro della comunità transgender a Tirana, Albania.
Il 14 agosto di 2011 verso le 16:00 gli agenti di polizia , accompagnati da un cittadino, indagavano il furto di una collana nel parco vicino al Parlamento albanese. Tra coloro che interrogavano c'era un giovane amico di un gruppo di transessuali che vivono nei pressi del parco. Quando la polizia ha cercato di fermare il giovane, una delle transessuali di nome Paloma ha affrontato la polizia.
La reazione della polizia nei confronti di Paloma è stata estremamente violenta, al di là di ogni limite accettabile del suo uso legittimo. Un gruppo di sei poliziotti, tra i quali cera anche una donna, hanno usato una violenza totalmente ingiustificata, che basandosi su strumenti internazionali ratificate dall'Albania, potrebbe essere classificato come tortura.
Paloma è stata presa in custodia dalla polizia di Tirana, dove la violenza ha continuato contro di lei fino a quando era completamente coperta di sangue e quasi svenuta. Per evitare lesioni alla testa e al viso, è stata costretta a indossare un casco, mentre i calci e pugni venivano inferti in tutto il corpo. La PINK Embassy/LGBT' Albania è in possesso di immagini che mostrano le cicatrici e lividi sul suo corpo. La polizia l'ha poi portata al Mother Teresa National Hospital (QSUT), dove ha ricevuto cure immediate e poi è stata portata al quartier generale della polizia di Tirana.
Durante l'arresto non è stato offerto alcun consulente legale, e Paloma è stata "invitata" a firmare documenti senza il suo consenso. Paloma non sa leggere e scrivere.
La PINK Embassy/LGBT' Albania chiedono al Ministero degli Interni albanese e Avvocatura del Popolo di avviare immediatamente un'indagine sul caso e assicurare alla giustizia tutti coloro che sono coinvolti nella tortura durante le interminabili ore della persona trans, mettendo in pericolo la tua vita.
Per anni, riferisce la La PINK Embassy, la comunità albanese transgender ha sofferto l'emarginazione e l'esclusione sociale. La Comunità non ha supporto da parte delle istituzioni del comune di Tirana o del governo centrale. Non è la prima volta che La PINK Embassy denuncia pubblicamente la violenza e il maltrattamento delle persone transgender dalla polizia di Tirana. Anche se negli ultimi mesi c'è stato un miglioramento nel trattamento delle persone transgender da parte della polizia, il caso recente dimostra che c'è bisogno di migliorare la loro professionalità e il comportamento sul lavoro.
Per coloro che desiderano dare un contributo alla PINK Embassy possono inviare e-mail chiedendo una indagine ai seguenti indirizzi:
Ministro degli Interni, Mr. Bujar Nishani
E-mail: minister@moi.gov.al
Direttore Generale della Polizia di Stato albanese: Hysni Burgaj
E-mail: policiaeshtetit@mrp.gov.al
Fonte:http://www.pinkembassy.al/en/node/250
sabato 6 agosto 2011
"Sei il nostro disonore" E accoltella il fratello gay

Cerignola, colpito da 19 fendenti.
L’uomo fermato:tentato omicidio
Per Pasquale Intellicato, 20 anni, avere un fratello omosessuale, Antonio di 40 anni, è sempre stato un incubo. Un incubo - a suo dire - che iniziava ogni mattina quando il giovane si lasciava alle spalle il portone di casa. Di lì in avanti e ogni giorno, il suo percorso sarebbe stato funestato da sorrisetti, pettegolezzi, chiacchiere e allusioni pesantissime.
Tanto che Pasquale ha pensato che l’omosessualità di suo fratello fosse il «disonore della famiglia». Un disonore da cancellare a tutti i costi. L’altra sera la famiglia Intellicato era riunita nella cucina dell’abitazione materna. C’erano tutti: i due fratelli ed una sorella in compagnia della madre, riuniti a cena e per le solite quattro chiacchiere che scandiscono le serate estive. All’improvviso la discussione è degenerata: «Lo sanno tutti che sei gay, il disonore della famiglia e di tutto il paese». Pasquale ha afferrato due coltelli e si è lanciato contro Antonio. Lo ha colpito diciannove volte in preda ad un raptus che nessuno si aspettava e che nessuno ha avuto nemmeno il tempo di provare a fermare. Antonio è caduto sotto la furia del fratello, che ha indirizzato i fendenti all’altezza del torace colpendolo anche all’addome.
Le sue condizioni sono gravi ma non disperate, dicono dagli «Ospedali Riuniti» di Foggia dove è stato ricoverato ed operato d’urgenza. In ospedale Antonio c’è arrivato ancora cosciente: era una maschera di sangue, ma ha avuto il tempo e la forza di dire ai poliziotti ed agli operatori del 118 il nome del suo aggressore. Suo fratello. Che è stato arrestato con l’accusa di tentato omicidio e rinchiuso nel carcere foggiano. A Pasquale i poliziotti sono arrivati dopo una caccia all’uomo durata poche ore. Dopo l’aggressione violenta contro suo fratello, il giovane è andato verso casa sua per salire a bordo del motoape con il quale probabilmente aveva in mente di iniziare la sua fuga. Gli agenti lo hanno bloccato proprio lì e nel motoape hanno trovato anche uno dei due coltelli ancora insanguinato con cui Pasquale aveva deciso di «cancellare il disonore».
Un «disonore» vissuto quotidianamente e del quale Pasquale non riusciva a liberarsi. Una ossessione aggravata - secondo lui - da allusioni pesantissime dei cerignolani del quartiere anche nei confronti della famiglia. Cose molto più pesanti di sfottò che il ragazzo non è mai stato disposto ad ignorare. Non ci riusciva mentre il suo pensiero coltivava l’odio per la tendenza sessuale di quel fratello che, ogni giorno, indicava sempre più come il componente della famiglia di cui vergognarsi, il parente scomodo per colpa del quale il nome degli Intellicato era finito sulla bocca di tutti. Antonio stando ai racconti della gente nel quartiere Addolorata - non faceva niente per celare la propria omosessualità. Una condizione vissuta serenamente ma difficilmente al riparo da facili allusioni. Quelle che per Pasquale erano diventate insopportabili. Un tormento, un pensiero fisso al quale presto si è aggiunto quello che gli ha procurato il raptus sfociato nella violenta aggressione.
Fonte:http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/414761/
venerdì 15 luglio 2011
E SE QUESTO BAMBINO FOSSE TUO FIGLIO?

In occasione del voto alla Camera sulla legge contro l’omofobia, previsto per MARTEDI' 19 LUGLIO DALLE ORE 15, il movimento lgbt si mobilita in sostegno di questa battaglia di civiltà e contro l’atteggiamento arretrato e opportunista di quei parlamentari italiani che ancora una volta vogliono dichiarare incostituzionale una legge contro l’omofobia, presente oggi in buona parte dei paesi democratici e civili. La volontà determinata di questi politici è non consentire che i diritti delle persone omosessuali e trans abbiano alcun riconoscimento, seppur minimo, in Italia.
Per questo MARTEDI’ 19 LUGLIO DALLE ORE 15 saremo in piazza MONTECITORIO con lo slogan 'LEGGE INCOSTITUZIONALE? OMOFOBIA PARLAMENTARE’.
La legge sull’omofobia è una legge che riguarda tutti perché è una legge di civiltà e democrazia, basilare in un Paese che intende tutelare tutti i suoi cittadini dalle violenza e dall’odio.
INVITA AL SIT-IN I TUOI AMICI SU FACEBOOK
Hanno aderito:
Associazione radicale Certi Diritti
Arcigay
Agedo
Famiglie Arcobaleno
MIT
Circolo Mario Mieli
Di'Gay Project
Equality
Gay Center
Radicali Italiani
Forum Queer SEL
Associazione Luca Coscioni
CGIL- Nuovi Diritti
Associazione 3D
Fondazione Massimo Consoli
I-Ken Onlus
Yellow Sport
Fonte:http://www.digayproject.org/Home/sitin_in.php?c=4590&m=9&l=i
Una storia di omofobia ...
Alexandre Thomé Ivo rajão 1996 – 2010
Voglio dire, che non ho la dimensione che il mio grido raggiunga più spazio possibile e non voglio chiudermi prima di poter spiegare quello che sto davvero vivendo, sentendo e lottando per la giustizia di Alexandre, per la nostra famiglia e le persone della nostra classe sociale in modo da non smettere di credere che la giustizia è per tutti e che dobbiamo anche aver la consapevolezza del fatto che come società, dobbiamo fare la nostra parte. Ora spero che le mie parole possono fa capire che i pregiudizi,l'intolleranza, e la mancanza di rispetto uccidi giorno dopo giorno e l'omofobia distrugge le persone e le loro famiglie.Ho dato inizio alla mia famiglia a 23 anni in seguito è nata la mia primogenita Paula(17 anni) e un anno mezzo dopo arriva Alexandre(14 anni) il mio matrimonio è stato un breve periodo di tempo ed io sono tornata a casa dei miei genitore e ho continuato la mia vita con i miei figli e i miei genitore( sono stati cresciuti in una struttura di famiglia della classe media, con tutto quello che potevo e ero in grado di fornire) e non è mai mancato il calore nelle nostre vite, i miei figli riempivano la nostra vita di gioia e Alexandre era il nostro ragazzo di casa, molto protetto dalla sorella e della nonna, ha sempre richiamato l'attenzione perché era molto carino e intelligente e non era intimidito di partecipare a qualsiasi questione, dopo la mia separazione io come figlia più piccola, sono stata accolta insieme ai miei figli con molto più amore, complicità e responsabilità.
In realtà, mo sono resa conto la scorsa settimana per l'esattezza il 29/03/2010 in udienza,che poi no è successo quello che Alexandre avrebbe considerato della questione dell'orientamento sessuale, io credo, per come conoscevo Alexandro, che lui non conosceva o che era preoccupato di questo problema per il semplice fatto che stava entrando nella fase di scoperta, e quanto al fatto di amare o non mio figlio per la scelta del suo orientamento sessuale non sarebbe mai incrociato nella mia mente neanche nel mio cuore, non sarebbe stato facile, non è una cosa facile da gestire anche se fosse una sua scelta o no che avrebbe portato lui a molti momenti di auto-affermazione di sé, come genitori, abbiamo paura per i nostri bambini, che possono soffrire e nel mio caso in particolare, a mio figlio non gli hanno dato questa opzione...lo condannarono a morte.
La nostra famiglia crede nel contesto della parola valore, siamo abbastanza eclettici nel contesto religiosi( cattolici, evangelici e spiritualisti) nel contesto di razza (nera, portoghese e italiana), nell'ambito sessuale( omosessuale ed eterosessuale) allora non potrei non educarli senza rispettare la diversità, viviamo in Brasile e dobbiamo educare i nostri figli a crescere con questa consapevolezza e soprattutto di renderli consapevoli del significato del rispetto per gli esseri umani.
Non ero a conoscenza di crimini motivati da omofobia ( crimini d'odio), non ero a conoscenza delle raffinatezze di crudeltà che un individuo con le proprie mani può fare su un altro essere umano motivati da omofobia, e tanto meno accettare ciò che porta un individuo a commettere tale crimini, nel mio caso, Alexandre è stato rapito, torturato fisicamente e psicologicamente, è stato toturato per circa tre ore e ciò abbiamo saputo attraverso il medico legale e che lui avrebbe lottato per la sua vita, ma in una lotta diseguale di tre uomini di dimensione fisica superiore alla su di eta di ( 23 anni).

Io rimango a pensare a mio figlio e mi chiedo quanto abbia pregato per la sua vita, come abbia chiesto di non fare tanta violenza contro di lui, perché era un ragazzino tranquillo, aveva la paura della violenza e la subi completamente su di lui.
In realtà la mia lotta è cominciata quando ho appreso della morte di Alexandre, prima di tutto che la polizia lavorasse al caso e mi portasse i fatti reali e poi quando mi hanno detto la vera motivazione dell'omicidio di mio figlio io non potrei mai nascondermi... sarebbe come assassinare Alexandre ancora una volta, non nascondo, e non ho paura o vergogna di parlarne, però la gente deve capire che i crimini come questo possono capitare a chiunque, mio figlio non è stato ucciso in comunità, è stato assassinato da individui della classe media che hanno accesso a un avvocato...dobbiamo svegliarci facciamo rumore e per questo farò giustizia nel caso di Alexandre Ivo, purtroppo in attesa del processo gli assassini sono in piena libertà, perché il nostro codice penale favorisce solo quelle che praticano il reato e non la vittima e non risponderanno del reato di omofobia, perché il senato del nostro paese è composto da fondamentalisti religiosi e purtroppo messo li da una parte della nostra società.
Io in realtà non ho avuto l'opportunità di genitori, ma da quando mi sono imbattuta in alcuni giovani che mi considerano come la Madre delle persone GLBT, come ho detto non è facile, dobbiamo tenere i nostri figli lontani dalla violenza, questo include la nostra casa, rispetti e saranno rispettate di sicuro, parlare, imparare ad ascoltare e l'apprendimento della diversità sarà naturale, e come volevo aver avuto l'occasione essendo mio figlio omosessuale o non, essere qui oggi con lui tra le mie braccia....
Infine voglio dire che tutti i cittadini hanno l0bbligo di rispettare la diversità di ciascuno e di inserirci in essa, la lotta è per il rispetto della vita, oggi l'omofobia uccide, e Alexandre Ivo, raffigura materialmente questo, perché rimarremo senza ottenere una risposta alla domanda se oggi è cosi importante che Alexandre era a conoscenza del suo orientamento sessuale? questo non lo sapremo mai perché lui non è più presente.
Grazie!
Per la criminalizzazione di omofobia!
Per la vita, la pace
La tortura e l'impunità, mai più.
Angelica Ivo
(Madre di Alexandre Thomé Ivo Rajão )
Un bambino, 14 anni. E SE QUEL BAMBINO FOSSE TUO FIGLIO? che credeva di vivere in un mondo diverso è stato ucciso all'alba del 21 giugno 2010 a São Gonçalo - RJ ... Un atto vile di omofobia ...che si ripeti ogni giorno in tutto il mondo.
Alexandre Ivo Thome Raja credeva in tutte le pubblicità in tutti i romanzi, in ogni film che gli mostrava che il mondo era diverso.
Egli credeva nel potere delle sfilate dell'orgoglio gay in tutto il mondo ... Credeva di poter essere felice di essere esattamente chi fosse ...
Ma non era vero ...
Alexander non si rese conto che il rispetto, la tolleranza e la diversità sono solo belle parole usate per vendere film, musica e una moltitudine di prodotti e servizi che funzionano solo nel mondo della fantasia e della pubblicità.
Alessandro è stato vittima di tutti noi ... che alimentiamo, direttamente e indirettamente, molti omofobi che ci circondano ogni giorno.
Alimentiamo l'omofobia, con battute, con gesti, con l'intenzione ...
Alimentiamo l'omofobia quando non riusciamo a fare un movimento serio ... quando trasformiamo la mobilitazione di migliaia di persone in centinaia di città in quasi tutto il mondo in un gigantesco carnevale senza senso.
Quello che Alexander non sapeva era che non aveva diritto di esercitare pienamente la propria cittadinanza.
Il mondo senza Alexander sarà triste ... Ricorderò ogni giorno che il ragazzo che ha fatto tutto quello che io non ho il coraggio di fare ... è morto.
E 'morto per causa mia ... Morto per colpa di tutti coloro che sono stati in silenzio davanti all' OMOFOBIA MONDIALE ...
Quando staremo guardando un programma umoristico ricordiamo che la battuta senza malizia togle il diritto di migliaia di persone di esercitare la sua cittadinanza IN pieno. Che gli scherzi senza conseguenze alimentano l'odio e il disprezzo della gente che ha ucciso Alexander ... e uccideranno molti altre ancora.
E 'tempo che i sacerdoti, pastori, insegnanti, attori, registi , giornalisti...si rendano conto che l'odio seminato nei cuori delle persone malate ... Alimenta OMOFOBIA tutti i giorni ...
Vanessa Mazza
Fonte:http://www.gay.com.br/2011/06/20/alexandre-ivo-1-ano-confissoes-de-uma-mae/
venerdì 20 maggio 2011
Dove siete donne e uomini transessuali, gays e lebisbiche? E ora di dire basta

Ho pubblicato questo post 2 giorni fa su facebook. Adesso condivido con voi qui su blog.
Questa foto e la copertina del documentario Transexual Menace
Uno spaccato, unico nel suo genere ancora oggi, della vita di transgender e transessuali di diversa origine, razza ed estrazione sociale nel contesto della nascita del primo movimento politico transgender negli Stati Uniti.
Se vogliamo veramente sconfiggere la tranfobia la omofobia è il pregiudizio in generale, è ora che ci mettiamo a fare qualcosa. Dobbiamo certamente conviverci, ... Noi daremo il nostro modesto contributo, come abbiamo sempre dato nella storia glbt. non dimentichiamo che siamo state noi trans a dare il via a movimenti e conquiste che oggi tante possono permettersi di godere. Qui è davvero il caso di dire che la pratica FA LA DIFFERENZA! . che crea qualcosa di nuovo ... Ora basta, e ora di creare un movimento attivo, che dia la risposta e inizi a muovere le strutture di questo sistema malato. No dimentichiamo che in Italia le uniche leggi vinte dalla comunità glbt sono la leggi 164 del 14 aprile 1982, dopo una mobilitazione del Movimento Italiano Transessuali di quella epoca. Secondo me una conquista alla meta, una persona prima di tutto deve essere rispettata come persona prima di operarsi, deve essere riconosciuta già prima come tanti paesi riconoscono già oggi, un nome sociale. Il riconoscimento dei diritti delle persone transessuali costituisce uno degli indici del grado di civiltà raggiunto da un paese e che non si misura unicamente dal corpo delle leggi di cui dispone. In questo senso l'Italia, che pur dispone di una legge sulla riattribuzione del sesso, dimostra scarsa sensibilità e grandi pregiudizi nei confronti delle persone transessuali e non solo. Se dobbiamo ricordare gli anni sessanta, quando non esisteva ancora neanche il termine transessuale, quando eravamo persone invisibili, costretti a vivere nella clandestinità, l'epoca nella quale chi manifestava atteggiamenti non consoni al proprio genere veniva punito con il carcere. Quella del transessualismo è una realtà emersa di cui però si parla tanto ma si dice poco e attraverso i nostri racconti possiamo confermare che non è solo prostituzione, spettacolo, perversione, emarginazione, ma tutti insieme possiamo aiutare a far conoscere meglio tutto quello che soffriamo. Le conquiste adesso devono essere per tutti, dobbiamo uscire da questo movimento solitario che chiede diritti per se, dimenticando il mondo
che piange sangue, dobbiamo fare dei nostri diritti, i diritti di tutti, donne, bambini, ogni singola persona considerata minoranza deve sentirsi parte di noi esseri umani. Chi vuole farne parte e dare un contributo fisico e cerebrale, si faccia avanti. Perché se continuiamo così, non andremo da nessuna parte. Qui potete leggere i commenti :http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10150179734572675&set=o.291581884519&type=1&theateruna delle mie risposte nel dibattito aperto:
Sappiamo molto bene chi sono oggi quelli che bloccano l'estensione della cittadinanza a gruppi di minoranza in Italia, usando un’interpretazione fondamentalista cristiana, e che non vogliono nemmeno sedersi per un dibattito. E noi conosciamo bene chi sono, loro esternano la loro omofobia senza paura, offendano la nostra dignità senza nessun problema. Perché dobbiamo aver rispetto e pacatezza nei confronti di questi individui? No, è ora di dire basta. Siamo in tante, in ogni parte d’ Italia. Usiamo questo mezzo di comunicazione organizzare delle manifestazioni dirette. Sono sicura che non saremo sole. A ogni azione negativa una nostra reazione, è ora che sentano la nostra voce, siamo rimaste zitte per troppo tempo e ora di dire basta. Abbiamo dato forza alle loro parole, rimanendo zitte. Dobbiamo spiegare alle persone il perché siamo li. Perché chiediamo e vogliamo rispetto. Perché tante di noi ancora oggi per mantenersi devono stare sui marciapiedi, perché non riusciamo a trovare lavoro, perché i nostri documenti non corrispondano a quello che siamo davanti alla società, il nostro disagio di andare a votare e dover stare nella coda dei maschi e sentire dire perché sei li? Può darsi che mi sbaglio e che non sia il modo giusto, che ci voglia tempo. Se è cosi vi chiedo scusa. Ma non mi lascio più fottere da questi escrementi umani che ci vogliono solo nelle celle degli obitori.
Vanessa Mazza.
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10150179734572675&set=o.291581884519&type=1&theater
lunedì 16 maggio 2011
Il 17 maggio è la giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia
L'obiettivo della giornata è quello di promuovere e coordinare eventi internazionali di sensibilizzazione e prevenzione per contrastare il fenomeno dell'omofobia e della transfobia.
Storia
Ideata da Louis-Georges Tin, curatore del Dictionnaire de l’homophobie (Presses Universitaires de France, 2003), la prima Giornata internazionale contro l'omofobia ha avuto luogo il 17 maggio 2005, a 15 anni esatti dalla rimozione dell'omosessualità dalla lista delle malattie mentali nella classificazione internazionale delle malattie pubblicata dall'Organizzazione mondiale della sanità.
Nel 2007, in seguito ad alcune dichiarazioni di autorità polacche contro la comunità LGBT, l'Unione europea ha istituito ufficialmente la giornata contro l'omofobia sul suo territorio. Alcuni estratti del testo approvato:
| « Il Parlamento europeo <...> ribadisce il suo invito a tutti gli Stati membri a proporre leggi che superino le discriminazioni subite da coppie dello stesso sesso e chiede alla Commissione di presentare proposte per garantire che il principio del riconoscimento reciproco sia applicato anche in questo settore al fine di garantire la libertà di circolazione per tutte le persone nell'Unione europea senza discriminazioni; » |
Nel 2009 la campagna IDAHO viene incentrata sulla transfobia, ed in particolare sugli atti di violenza contro le persone transgender. Il nome ufficiale diventa pertanto "Giornata Internazionale contro l'omofobia e la transfobia" (International Day Against Homophobia and Transphobia).
Il 17 maggio la Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia arriva a cavallo della scelta del parlamento ugandese di non votare la legge contro le persone omosessuali rinviando la discussione a dopo le elezioni. Nei giorni scorsi, infatti, il parlamento dello stato africano stava per approvare il provvedimento che prevedeva l’introduzione della pena di morte per il reato di “omosessualità aggravata” in violazione della legalità internazionale.Non sono mai riuscito a spiegarmi l’irrazionale omofobia della chiesa, così come l’intolleranza e l’odio omofobo in generale. Per l’omosessualità esiste la pena di morte in Arabia Saudita, Sudan, Yemen e Mauritania. In Malesia la pena è la prigione fino a venti anni, e l’omosessualità è illegale pure in Afghanistan, Algeria, Bangladesh, Bosnia, Egitto, Giordania, Marocco, Pakistan, Somalia, Tunisia, ecc. con differenze di trattamento che vanno dalla lapidaziona, alla fustigazione, alla bastonatura per finire con l’incarceramento e l’impiccagione.
In Italia gli episodi di intolleranza verso gli omosessuali si susseguono con frequenza costante. Secondo l’Agenzia per i diritti fondamentali (Fra) dell’Unione Europea, l’omofobia nel 2009 ha danneggiato la salute e la carriera di quasi 4 milioni di persone in Europa. L’Italia è il paese dell’Unione Europea con il maggior tasso di omofobia sociale, politica e istituzionale. (http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/16/una-canzone-per-spiegare-lomofobia-della-chiesa/111488/ )
Se lo scorso anno è toccato al Capo dello stato celebrare la giornata contro l’omofobia al Quirinale dove ha ospitato una decina di associazioni Lgbtq, quest’anno l’appuntamento è invece fissato alla Camera dei Deputati Martedì 17 maggio, alle ore 10, presso la Sala del Mappamondo di Palazzo Montecitorio dove si terrà appunto la celebrazione della Giornata mondiale contro l’omofobia. Aprirà l’iniziativa il Presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini. Interverranno Maria Rosaria Carfagna, Anna Paola Concia, Paolo Patanè, Enrico Oliari. L’appuntamento sarà trasmesso in diretta sulla http://webtv.camera.it/portal/portal/default/default

