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venerdì 27 maggio 2011

Avvenire contro diritti gay ma un giorno Chiesa chiederà scusa


Articolo pubblicato il 25/05/2011 nella sezione Associazioni

Roma, 22 maggio 2011 Dichiarazione di Sergio Rovasio, Segretario Associaizone Radicale Certi Diritti

Quelli di Avvenire, quotidiano della Conferenze Episcopale Italiana, entità religiosa che un giorno sì e l’altro pure dice a tutti noi cosa è bene e cosa è male, senza mai limitare giudizi, sentenze e condanne ai loro seguaci, oggi ci spiegano che non è giusto occuparsi di lotta all’omofobia e che non bisogna riconoscere diritti alle persone lesbiche e gay.

E’ bene ricordare a questi signori, che mai hanno chiesto scusa per le gravi responsabilità di cui si sono macchiati nel corso dei secoli per le persecuzioni contro le persone omosessuali -pur avendolo fatto in questi ultimi decenni per tutte le altre persecuzioni di cui sono stati promotori- che l’odio e il pregiudizio di oggi è certamente frutto della loro visione fondamentalista per la quale dovranno un giorno chiedere scusa e perdono.

Siamo certi che lo faranno, non sappiamo se tra un anno o un secolo. Certo, fino a quando i loro privilegi, di casta clericale, che vive soprattutto di ipocrisia e denari, continuerà ad alimentare lo strapotere dei loro gerarchi, sarà difficile far prevalere il messaggio di attenzione e rispetto verso il prossimo. Ma noi attenidamo fiduciosi.

Fonte: http://www.certidiritti.it/tutte-le-notizie/1143-avvenire-contro-diritti-gay-ma-un-giorno-chiesa-chiedera-scusa.html

lunedì 23 maggio 2011

Gay/ Gaylib: Se non passa legge omofobia, intervenga Ue

Roma, 23 mag. (TMNews) - "Le dichiarazioni di deputati come Stracquadanio e Santolini disonorano il Parlamento e non rappresentano il popolo italiano che è nettamente più maturo, umano, solidale e ragionevole del branco di cialtroni, ignoranti e omofobi che dicono di rappresentarne la maggioranza. Se l'Italia non approverà in giugno norme contro l'omofobia l'Ue dovrà cominciare a sanzionare pesantemente il nostro Paese. Una democrazia che non garantisce la tutela dalla violenza ideologica e cieca e non riconosce i diritti civili che spettano a tutti i cittadini non è degno di stare nell'Unione Europea". Con queste parole il presidente di GayLib e membro dell'assemblea nazionale Fli, Enrico Oliari, commenta la discussione generale della legge sull'omofobia in Aula alla Camera.

"Assistere alle sceneggiate di uomini sull'orlo di una crisi di nervi come l'ex radicale Stracquadanio che non riesce a fare altro che abbandonarsi al turpiloquio o di deputate in preda alla confusione mentale come l'Udc Santolini che la butta in caciara e confonde volutamente omosessualità e pedofilia - va avanti il segretario nazionale di GayLib, Daniele Priori - non è solo deprimente ma sminuisce l'intelligenza di un Paese che nonostante le idiozie che sente dire dai propri parlamentari in aula sa bene che Ruby Rubacuori non è la nipote di Mubarak, che la maggior parte dei casi di pedofilia avvengono ai danni di bambine e ad opera di padri o nonni e non da ultimo sa fin troppo bene che le persone gay e le coppie omoaffettive continuano ad essere discriminati e violentemente colpiti. A ben vedere siamo proprio noi gay a dover chiedere, semmai, l'incompatibilità ambientale e il trasferimento ad altra più opportuna sede di deputati che straparlano a tal punto".

Fonte:http://notizie.virgilio.it/notizie/politica/2011/05_maggio/23/gay_gaylib_se_non_passa_legge_omofobia_intervenga_ue,29734885.html

EUROPRIDE, DI TOMMASO(PSI): ALEMANNO BLEFFA SAPENDO DI BLEFFARE

23/05/2011 : 17:35


(NewTuscia) - ROMA - “Non fiori ma opere di bene! Salutare con un video l’Europride che si terrà a Roma, è la cosa minima che un sindaco deve fare ad una manifestazione a carattere internazionale, che porterà nella capitale migliaia di persone, con tutto ciò che rappresenta specie in un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo.

Strano però questo interesse del sindaco quando,poi, non riesce a condannare con la dovuta fermezza le tante violenze omofobiche dei suoi amici della destra romana.” ha dichiarato il segretario dei socialisti romani Atlantide Di Tommaso.
“Non si sta dalla parte del mondo gay, quando si riduce la città, per la manifesta incapacità di Alemanno a governare, a terra di nessuno, dove la violenza regna e dove i romani vivono nella paura e nel terrore. Il bleff appare chiaro e netto quando tace, e quindi acconsente, di fronte alla maggioranza di centro-detra di cui lui è un autorevole esponente, respinge, bocciandola, la legge contro l’omofobia.
“il RE è nudo” e nessuno si fa incantare dalla propaganda ancor più chi vive sulla propria pelle le inciviltà di una città dove gli omofobici ancora possono imporre comportamenti e freni alle istituzioni. Se veramente il sindaco tiene a cuore le sorti della comunità gay, sicuramente invierà al presidente del consiglio Silvio Berlusconi, un video dove solleciterà l’approvazione della legge contro l’omofobia”ha concluso Di Tommaso.

2) Omofobia, paese che vai legislazione che trovi


di Corrado Alfano

Combattere le discriminazioni nei confronti degli omosessuali è quanto mai complicato. Non solo perché, come abbiamo visto nella precedente puntata, spesso i soprusi contro la comunità LGBT non conquistano gli onori della cronaca, ma anche a causa dell’assenza di rilevazioni statistiche attendibili. Per le forze dell’ordine infatti reperire informazioni dettagliate sugli atti di carattere omofobico è un’impresa asssai difficile per la semplice ragione che in molti casi non esiste una specifica fattispecie di reato. Di conseguenza è raro che al momento della denuncia la vittima dichiari la matrice omofobica del gesto patito, sia perché in molti paesi ciò non costituirebbe una aggravante, sia in virtù di una vera e propria autocensura.

A tal proposito è indispensabile rilevare che in Europa le legislazioni dei singoli stati membri presentano non poche difformità in materia. Un fenomeno a dir poco discutibile visto che il divieto di discriminazione fondata sull’orientamento sessuale è sancito dall’articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. L’omofobia, intesa come atto violento o incitamento all’odio, è esplicitamente punita come reato con sanzioni carcerarie e/o pecuniarie in Danimarca, Francia, Paesi Bassi e Svezia. Norme antidiscriminatorie che menzionano esplicitamente l’orientamento sessuale sono in vigore anche in Austria, Belgio, Cipro, Finlandia, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Romania, Slovenia, Spagna, Ungheria, Regno Unito, Repubblica Ceca ed in diversi länder tedeschi. Inoltre, nel corpo normativo di 12 paesi UE è stata introdotta l’aggravante per i reati motivati da pregiudizi contro la comunità LGBT. Certo, si è ancora lontani da un’uniformità di diritto contro questa piaga ma, come ha di recente sostenuto l’Agenzia comunitaria FRA, c’è da segnalare un’evoluzione positiva in questo senso soprattutto negli ultimissimi anni.

Il punto è che quasi tutti i fenomeni del peggiore arcaismo e patriarcalismo, a cominciare dalla violenza di genere, hanno un carattere modernissimo, e sono insieme avanzi di passato e sintomi del mondo nuovo. Debellarli del tutto è forse illusorio, ma ridurli a “margini di errore” è doveroso. Solo un’educazione civica impartita sin da piccoli potrà forse aiutare le società ad uscire da questa impasse. Leggiamo su “E’ successo anche a me”, il noto blog di Facebook dedicato a questo fenomeno: “Mi chiamo Graziella e sono sposata da 10 anni. Sono mamma di 2 bambine di 7 e 5 anni,e come tutti i bambini fanno domande e cercano da noi genitori delle risposte. Un giorno mia figlia più grande ha visto in tv due persone dello stesso sesso che si baciavano e mi ha chiesto perché lo facessero, ed io senza esitare ho spiegato che anche 2 donne o 2 uomini possono e devono amarsi senza aver vergogna di farlo. Cerco di insegnare alle mie figlie che l’amore non ha sesso e non ha colore”. Difficile dare torto a Graziella.

Thomas è stato di recente promosso al secondo anno nella sua scuola. “è solo la mia seconda relazione con un ragazzo”, ha detto. “sono nervoso al riguardo, ma questo sono io.” Il fidanzato di Thomas non poteva controllare o usare Facebook così i due parlavano solo a scuola. Thomas ha trascorso due anni con il padre a Conyers, in Georgia, frequentando una scuola cristiana privata dove, ha detto, gli studenti potevano essere espulsi per essere favorevoli all’omosessualità. “ero praticamente una persona diversa,” dice Thomas.” Non so se mio padre sapeva, e io non gliel’ho detto.” L’anno scorso, è tornato a Mandeville, dove vive con la madre e il patrigno e altri membri della famiglia. Thomas è ora un sergente cadetto nel R.O.T.C. e sta progettando di frequentare Louisiana State in autunno.

John si è laureato alla scuola di arti culinarie a settembre e ora lavora in un panificio a Chinatown. Quest’autunno, mentre stava entrando nel suo negozio all’angolo, un ragazzo ha gridato insulti contro di lui. John rispose, e il ragazzo lo attaccò. John è stato curato con dei punti di sutura vicino l’occhio e ha subito una TAC per verificare la presenza di emorragie interne. Inizialmente, John portava un laser con lui, ma ha detto di non avere più paura ora, la maggior parte delle volte. Ha riferito l’episodio alla polizia e ad un avvocato, e ha appena saputo che il ragazzo si è dichiarato colpevole dell’aggressione. Ora è sottoposto ad un’ordinanza di protezione mentre attende le prossime evoluzioni. John vive con i suoi genitori, sua sorella e la famiglia di sua sorella.

Fonte:http://www.west-info.eu/it/paola-concia-europa-omofobia-lesbiche/

venerdì 20 maggio 2011

Dove siete donne e uomini transessuali, gays e lebisbiche? E ora di dire basta


Ho pubblicato questo post 2 giorni fa su facebook. Adesso condivido con voi qui su blog.

Questa foto e la copertina del documentario Transexual Menace

di Rosa von Praunheim (Germania 1996) 78’ v.o. tedesco con sottotitoli inglesi e italiani
Uno spaccato, unico nel suo genere ancora oggi, della vita di transgender e transessuali di diversa origine, razza ed estrazione sociale nel contesto della nascita del primo movimento politico transgender negli Stati Uniti.




Se vogliamo veramente sconfiggere la tranfobia la omofobia è il pregiudizio in generale, è ora che ci mettiamo a fare qualcosa. Dobbiamo certamente conviverci, ... Noi daremo il nostro modesto contributo, come abbiamo sempre dato nella storia glbt. non dimentichiamo che siamo state noi trans a dare il via a movimenti e conquiste che oggi tante possono permettersi di godere. Qui è davvero il caso di dire che la pratica FA LA DIFFERENZA! . che crea qualcosa di nuovo ... Ora basta, e ora di creare un movimento attivo, che dia la risposta e inizi a muovere le strutture di questo sistema malato. No dimentichiamo che in Italia le uniche leggi vinte dalla comunità glbt sono la leggi 164 del 14 aprile 1982, dopo una mobilitazione del Movimento Italiano Transessuali di quella epoca. Secondo me una conquista alla meta, una persona prima di tutto deve essere rispettata come persona prima di operarsi, deve essere riconosciuta già prima come tanti paesi riconoscono già oggi, un nome sociale. Il riconoscimento dei diritti delle persone transessuali costituisce uno degli indici del grado di civiltà raggiunto da un paese e che non si misura unicamente dal corpo delle leggi di cui dispone. In questo senso l'Italia, che pur dispone di una legge sulla riattribuzione del sesso, dimostra scarsa sensibilità e grandi pregiudizi nei confronti delle persone transessuali e non solo. Se dobbiamo ricordare gli anni sessanta, quando non esisteva ancora neanche il termine transessuale, quando eravamo persone invisibili, costretti a vivere nella clandestinità, l'epoca nella quale chi manifestava atteggiamenti non consoni al proprio genere veniva punito con il carcere. Quella del transessualismo è una realtà emersa di cui però si parla tanto ma si dice poco e attraverso i nostri racconti possiamo confermare che non è solo prostituzione, spettacolo, perversione, emarginazione, ma tutti insieme possiamo aiutare a far conoscere meglio tutto quello che soffriamo. Le conquiste adesso devono essere per tutti, dobbiamo uscire da questo movimento solitario che chiede diritti per se, dimenticando il mondo Inserisci linkche piange sangue, dobbiamo fare dei nostri diritti, i diritti di tutti, donne, bambini, ogni singola persona considerata minoranza deve sentirsi parte di noi esseri umani. Chi vuole farne parte e dare un contributo fisico e cerebrale, si faccia avanti. Perché se continuiamo così, non andremo da nessuna parte. Qui potete leggere i commenti :http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10150179734572675&set=o.291581884519&type=1&theater

una delle mie risposte nel dibattito aperto:
Penso che la mia riflessione non sia stata capita nel punto che volevo. Prima di tutto non era mia intenzione dire che non state facendo nulla per la causa . Ma ricordare che in passato le battaglie sono state vinte nelle piazze con azioni attive. A questo punto della nostra storia, parlo di oggi, penso sia arrivato il momento di uscire delle associazioni e dare un senso a questa lotta, con forza, coinvolgendo tutte le interessate. Mi dispiace molto vedere questa disunione e questo litigio, ma sorrido, mi fa ricordare che tutto il mondo è paese, ed io che pensavo che solo le brasiliane erano disunite ! Invece vedo che è una cosa comune. Mi piacerebbe che tutti questi sentimenti negativi servissero a far pensare e a cercare nella non condivisione, un punto in comune. I diritti. I nostri diritti, che abbiamo bisogno più che mai. Mi fa paura pensare che qui vicino al nostro paese ci siano altre persone come noi in questo momento afflitte e senza un futuro certo, che i loro governati le vogliano condannare a morte o altro. Che soffrono la persecuzione e vengono uccise senza che nessuno possa dire nulla. In questo momento qui da noi le cose non stanno andando molto bene, da molti e molti anni. Ogni giorno una nuova aggressione verbale da parti di politici, non sappiamo a chi chiedere o di chi fidarsi, ogni tanto penso che in uno di questi giorni ci sveglieremo e uno di questi individui tireranno fuori una legge più discriminatoria anche qui da noi. Quando sono arrivata in Italia 14 anni fa, non sapevo molto della transessualità o dei transgender, parole che non erano usate, le ho conosciute qui. Oggi dopo tanti anni che sono fuori dal Brasile e seguo molto le loro battaglie, vedo che sono molto più avanti di noi. Certo abbiamo questa legge che come è stata spiegata nei primi post, per le brasiliane li è una cosa nuova… ma caspita, li la maggior parte delle trans non sono mai andate a scuola, non hanno la intelligenza di tante di voi, ma stanno dimostrando che in qualcosa stiamo sbagliando nel rivendicare diritti che non possono negare. Qualcosa nell’ immediato penso si debba fare, non posso credere che non abbiamo modi e mezzi per agire con più determinazione per farci rispettare in quanto essere umani. Ammiro e condivido da molto i vostri lavori, approvando anche da lontano i vostri punti di vista. Condivido nel nostro blog tutto ciò che serva di positivo alla causa, come la piattaforma politica di Darianna Saccomani, condivido in pieno quello che lei ha scritto, e penso che sia una persona valida per la causa. Mirella Izzo, la prima trans che ho seguito e ammirato e ammiro, per la sua intelligenza e maestria nel scrivere, cosa che purtroppo io non ho. Fabianna Tozzi Daneri, che non conosco di persona ma trovo una persona molto preparata e condivido tante cose di quello che sta facendo. Antonia che conosco qui su facebook, parlato 2 volte di persona, ma molto poco, penso che nel suo piccolo stia e voglia fare qualcosa, può darsi che nel modo e nei atteggiamenti sbagliati. Ma chi sono io per recriminarla? nessuno. Fino adesso sono rimasta nel mio balconcino a guardare come tante di noi. E spettare un movimento, una richiesta valida, che mi senta partecipe. Voglio dire che non ho la vostra capacità intellettuale, ma ho molta voglia e forza di lottare e dare molto di me, e coinvolgere tutte, ma tutte senza distinzione per un inizio nuovo. Più diretto e aggressivo, a secondo delle offese e aggressioni subite. Penso fortemente che si sia passato il limite, non so se avete notato che neanche la stampa parla di noi, solo quando conviene a loro, quando ci sono gli scandali, penso sia ora di fare capire che esistiamo e come tutti vogliamo rispetto per dare la nostra risposta e il nostro contributo nella società, che è quello che ci spetta di diritto, non toglie niente a nessuno, anzi, servirà poi anche per il futuro. Chi sta della parte dell’ omofobia e transfobia, devono capire che stanno con gli assassini, che sono peggio di chi dopo le loro esternazioni contro la comunità glbt , commentano l’aggressione nei nostri confronti.
Sappiamo molto bene chi sono oggi quelli che bloccano l'estensione della cittadinanza a gruppi di minoranza in Italia, usando un’interpretazione fondamentalista cristiana, e che non vogliono nemmeno sedersi per un dibattito. E noi conosciamo bene chi sono, loro esternano la loro omofobia senza paura, offendano la nostra dignità senza nessun problema. Perché dobbiamo aver rispetto e pacatezza nei confronti di questi individui? No, è ora di dire basta. Siamo in tante, in ogni parte d’ Italia. Usiamo questo mezzo di comunicazione organizzare delle manifestazioni dirette. Sono sicura che non saremo sole. A ogni azione negativa una nostra reazione, è ora che sentano la nostra voce, siamo rimaste zitte per troppo tempo e ora di dire basta. Abbiamo dato forza alle loro parole, rimanendo zitte. Dobbiamo spiegare alle persone il perché siamo li. Perché chiediamo e vogliamo rispetto. Perché tante di noi ancora oggi per mantenersi devono stare sui marciapiedi, perché non riusciamo a trovare lavoro, perché i nostri documenti non corrispondano a quello che siamo davanti alla società, il nostro disagio di andare a votare e dover stare nella coda dei maschi e sentire dire perché sei li? Può darsi che mi sbaglio e che non sia il modo giusto, che ci voglia tempo. Se è cosi vi chiedo scusa. Ma non mi lascio più fottere da questi escrementi umani che ci vogliono solo nelle celle degli obitori.


Vanessa Mazza.
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10150179734572675&set=o.291581884519&type=1&theater

giovedì 19 maggio 2011

TUTTE E TUTTI A ROMA IL 23 MAGGIO


E giunto il momento di farci vedere in tante e tanti davanti alla Camera dei Deputati in occasione della votazione alla camera della legge contro l'omofobia e la transfobia. i presidenti di Arcygay e GayLib, hanno ribadito l'importanza di colmare una situazione legislativa e culturale decisamente anti democratica. Le parole del capo dello stato ci hanno raggiunto attraverso una lettera molto sentita... oggi l'ennesima vergogna alla quale ormai siamo tristemente abituate e abituati, la Commissione ha respinto la legge, e noi (parlando del movimento) ci siamo indignati e offesi su tutte le liste, i canali (tematici) i social network... ci interessa davvero questa legge?
Vogliamo manifestare il nostro disappunto lontani dai nostri monitor?...
Davanti al parlamento ad attendere la decisione di questo governo...qualcosa Stonewall dovrebbe averci insegnato...vi aspetto

Chi sta della parte dell’omofobia e transfobia, devono capire che stanno con gli assassini, che sono peggio di chi dopo le loro esternazioni contro la comunità glbt , commentano l’aggressione nei nostri confronti.
Sappiamo molto bene chi sono oggi quelli che bloccano l'estensione della cittadinanza a gruppi di minoranza in Italia, usando un’interpretazione fondamentalista cristiana, e che non vogliono nemmeno sedersi per un dibattito. E noi conosciamo bene chi sono, loro esternano la loro omofobia senza paura, offendano la nostra dignità senza nessun problema. Perché dobbiamo aver rispetto e pacatezza nei confronti di questi individui? No, è ora di dire basta. Siamo in tante, in ogni parte d’ Italia. Usiamo questo mezzo di comunicazione organizzare delle manifestazioni dirette. Sono sicura che non saremo sole. A ogni azione negativa una nostra reazione, è ora che sentano la nostra voce, siamo rimaste zitte per troppo tempo e ora di dire basta. Abbiamo dato forza alle loro parole, rimanendo zitte. Dobbiamo spiegare alle persone il perché siamo li. Perché chiediamo e vogliamo rispetto. Perché tante di noi ancora oggi per mantenersi devono stare sui marciapiedi, perché non riusciamo a trovare lavoro, perché i nostri documenti non corrispondano a quello che siamo davanti alla società, il nostro disagio di andare a votare e dover stare nella coda dei maschi e sentire dire perché sei li? Può darsi che mi sbaglio e che non sia il modo giusto, che ci voglia tempo. Se è cosi vi chiedo scusa. Ma non mi lascio più fottere da questi escrementi umani che ci vogliono solo nelle celle degli obitori.


Per la cronaca, il testo dell'onorevole Concia ha ricevuto il voto contrario da parte di esponenti del Pdl, della Lega, dei Responsabili e dell'Udc.

lunedì 16 maggio 2011

Il 17 maggio è la giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia

La Giornata internazionale contro l'omofobia e la transfobia (o IDAHO, acronimo di International Day Against Homophobia and Transfobia), nata come Giornata internazionale contro l'omofobia, è una ricorrenza promossa dall'Unione europea che si celebra dal 2007 il 17 maggio di ogni anno.

L'obiettivo della giornata è quello di promuovere e coordinare eventi internazionali di sensibilizzazione e prevenzione per contrastare il fenomeno dell'omofobia e della transfobia.


Storia

Ideata da Louis-Georges Tin, curatore del Dictionnaire de l’homophobie (Presses Universitaires de France, 2003), la prima Giornata internazionale contro l'omofobia ha avuto luogo il 17 maggio 2005, a 15 anni esatti dalla rimozione dell'omosessualità dalla lista delle malattie mentali nella classificazione internazionale delle malattie pubblicata dall'Organizzazione mondiale della sanità.

Nel 2007, in seguito ad alcune dichiarazioni di autorità polacche contro la comunità LGBT, l'Unione europea ha istituito ufficialmente la giornata contro l'omofobia sul suo territorio. Alcuni estratti del testo approvato:


« Il Parlamento europeo <...> ribadisce il suo invito a tutti gli Stati membri a proporre leggi che superino le discriminazioni subite da coppie dello stesso sesso e chiede alla Commissione di presentare proposte per garantire che il principio del riconoscimento reciproco sia applicato anche in questo settore al fine di garantire la libertà di circolazione per tutte le persone nell'Unione europea senza discriminazioni; »
« <...> condanna i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi nei confronti degli omosessuali, in quanto alimentano l'odio e la violenza, anche se ritirati in un secondo tempo, e chiede alle gerarchie delle rispettive organizzazioni di condannarli »

Nel 2009 la campagna IDAHO viene incentrata sulla transfobia, ed in particolare sugli atti di violenza contro le persone transgender. Il nome ufficiale diventa pertanto "Giornata Internazionale contro l'omofobia e la transfobia" (International Day Against Homophobia and Transphobia).

Il 17 maggio la Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia arriva a cavallo della scelta del parlamento ugandese di non votare la legge contro le persone omosessuali rinviando la discussione a dopo le elezioni. Nei giorni scorsi, infatti, il parlamento dello stato africano stava per approvare il provvedimento che prevedeva l’introduzione della pena di morte per il reato di “omosessualità aggravata” in violazione della legalità internazionale.

Non sono mai riuscito a spiegarmi l’irrazionale omofobia della chiesa, così come l’intolleranza e l’odio omofobo in generale. Per l’omosessualità esiste la pena di morte in Arabia Saudita, Sudan, Yemen e Mauritania. In Malesia la pena è la prigione fino a venti anni, e l’omosessualità è illegale pure in Afghanistan, Algeria, Bangladesh, Bosnia, Egitto, Giordania, Marocco, Pakistan, Somalia, Tunisia, ecc. con differenze di trattamento che vanno dalla lapidaziona, alla fustigazione, alla bastonatura per finire con l’incarceramento e l’impiccagione.

In Italia gli episodi di intolleranza verso gli omosessuali si susseguono con frequenza costante. Secondo l’Agenzia per i diritti fondamentali (Fra) dell’Unione Europea, l’omofobia nel 2009 ha danneggiato la salute e la carriera di quasi 4 milioni di persone in Europa. L’Italia è il paese dell’Unione Europea con il maggior tasso di omofobia sociale, politica e istituzionale. (http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/16/una-canzone-per-spiegare-lomofobia-della-chiesa/111488/ )

Se lo scorso anno è toccato al Capo dello stato celebrare la giornata contro l’omofobia al Quirinale dove ha ospitato una decina di associazioni Lgbtq, quest’anno l’appuntamento è invece fissato alla Camera dei Deputati Martedì 17 maggio, alle ore 10, presso la Sala del Mappamondo di Palazzo Montecitorio dove si terrà appunto la celebrazione della Giornata mondiale contro l’omofobia. Aprirà l’iniziativa il Presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini. Interverranno Maria Rosaria Carfagna, Anna Paola Concia, Paolo Patanè, Enrico Oliari. L’appuntamento sarà trasmesso in diretta sulla http://webtv.camera.it/portal/portal/default/default

Campagna di Equality Italia : “La nostra identità di genere? Umana”


Con una bellissima foto di Massimo Prizzon, Fabianna Tozzi e Gabriele Dario Belli, hanno deciso di donare ad Equality Italia, rete nazionale per i diritti civili, una loro immagine arricchita dalla frase “La nostra identità di genere? Umana”. Si tratta di un messaggio semplice e chiaro che affermare la piena uguaglianza delle persone Transessuali e Transgender mtf e ftm, cittadine e cittadini che intendono vivere in armonia con la complessità e le tante differenze che contraddistinguono la società. La campagna sarà in questa prima fase diffusa sul web per poi svilupparsi nel prossimo periodo tramite affissioni e produzioni di cartoline.

“Troppo spesso – dichiarano Fabianna e Gabriele – la condizione delle persone Transessuali e Transgender è percepita in modo distorto e non aderente alla realtà. La decisione di prestare i nostri volti ad una campagna di sensibilizzazione sull’identità di genere. nasce dall’esigenza di rappresentare le persone Trans soprattutto per quello che sono di più significativo: appartenenti al genere umano”. “Non crediamo – proseguono – che ci sia più bisogno di creare quella sorta di “sensazionalità” intorno alle persone Trans, ma di mostrare l’assoluta naturalezza delle nostre anime, anche attraverso i nostri corpi. Riteniamo che l’energia sprigionata da due persone, come tante, nell’assoluta normalità, possa essere un segnale di cambiamento profondo per la conquista di tutte quelle istanze di piena cittadinanza che pretendiamo. Abbiamo deciso di partire da noi nel cambiamento, attraverso noi, affidando questa immagine a Equality Italia come portatrice di Diritti Civili senza sorta di specificità”.

“Ogni differenza – concludono Tozzi e Belli – è ricchezza assoluta, siamo umani, rimaniamo umani oltre i generi”.Inserisci link

“Siamo onorati – sottolinea Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia – che Fabianna e Gabriele, abbiano pensato a Equality Italia, sottolineando la nostra mission di occuparci di tutti i diritti civili. Nel futuro proseguiremo nella nostra azione, anche mediatica, di costruzione di ponti, di inclusione di tutte le differenze e di tutte le aspirazioni che operano per la dignità di tutte e di tutti”.

Fonte:http://www.equalityitalia.it/campagna-di-equality-italia-fabianna-tozzi-e-gabriele-dario-belli-la-nostra-identita-di-genere-umana%C2%A0.html

domenica 15 maggio 2011

Una Banca libera da interessi

Vi segnalo questo interessante articolo postato nel bloghttp://causeeffettisoluzioni.blogspot.com/


Il nostro modo di pensare, indotto dal sistema a cui siamo abituati, ci induce a credere che sia corretta la richiesta di un interesse da parte delle banche, a fronte di un prestito.
Se riflettiamo su questo dogma, ci accorgiamo che è un sistema che va a favorire unicamente chi possiede già denaro, e penalizza pesantemente chi invece lo chiede, favorendo un'allontanamento costante tra le classi sociali, semplicemente per il fatto di possederlo o meno.
Già da questa introduzione si capisce come il costume di creazione di denaro dal denaro sia come minimo antidemocratico. Ma i fatti sono ben peggiori da come li ho raccontati fino a qui.
La creazione di denaro si è spinta dove la nostra mente rifiuta di arrivare. La stragrande maggioranza della gente pensa che le banche prestino denari che altri clienti versano sui loro conti, ed in parte è vero, ma solo in parte. Infatti i soldi versati sui conti, su piani di accumulo o in genere su tutti gli investimenti che creano un attivo per la banche, vengono moltiplicati con un meccanismo, legale per carità, se lo sono fatti inserire nelle regole che controllano il loro operato (Diritto Bancario), detto "riserva frazionaria", il quale consente loro di tenere appunto a riserva una piccola percentuale, degli attivi, e prestare il resto.
Questo meccanismo viene ripetuto all'infinito, ogni volta che noi facciamo entrare denaro in una banca, sempre trattenendo la piccola percentuale a riserva. Questo meccanismo di creazione di moneta, detto "signoraggio secondario", ha gonfiato enormemente la differenza tra denaro reale in circolazione e denaro scritturale, cioè creato con una scrittura contabile.
E' talmente vera questa consuetudine, che pesino "loro" si sono resi conto che si sono spinti troppo in la, e cercheranno di porvi parziale rimedio con le norme di Basilea 3.
E' chiaro che in questo contesto pensare una banca che non segua i canoni consueti del sistema, sembrerebbe quasi un'utopia, ma vi voglio dare una buona notizia, una banca così esiste, si chiama Jak Bank, ed è nata in Svezia molti anni fa, ma naturalmente nessuno ne sa nulla.
Però da alcuni anni un gruppo di volenterosi ha creato una cooperativa, per portare anche in Italia quest'idea rivoluzionaria, e stanno crescendo, con un lavoro serio, passando per tutti gli ostacoli che si pongono sul cammino di chi vuole veramente innovare, stanno per arrivare al traguardo. Ma per arrivare c'è bisogno di tutti, c'è bisogno di lavorare seriamente ed è richiesto il contributo di persone disinteressate, e desiderose di cambiare una società profondamente ingiusta, e questa è un'ottima base di partenza.
Per dimostrare che non sono chiacchere, vi invito a vedere il servizio di Report Rai3, proprio su Jak Bank:


Vi comunico anche il sito dove approfondire la questione e il sistema di prestito senza interessi sviluppato dalla Jak, è entusiasmante, munitevi di calcolatrice, e guardate gli esempi, e quando entrerete in una banca, sarà solo per mandarli.............

http://www.jakitalia.it/jak-in-breve/come-funziona-il-sistema-di-risparmio-e-prestiti-jak
Su Facebook:

http://www.facebook.com/pages/JAK-Italia/164999430178996

Maurizio Ghignatti
Fonte:http://causeeffettisoluzioni.blogspot.com/

sabato 14 maggio 2011

Hai 13 anni e sei lesbica. Ti stupro così impari


9 maggio 2011 Le violenze correttive di gruppo di cui sono vittime le omosessuali in Sudafrica hanno colpito anche una bambina.

Ci siamo già occupati più volte dei soprusi sessuali che le donne africane sono costrette a subire. Il dato più inquietante è che il più delle volte tali violenze sono ammesse dalle comunità, giustificate, perfino ammesse come prassi volte ad educare le donne. Rientra in quest’ultima assurda usanza lo stupro correttivo, molto praticato in Sud Africa. Paese in cui le leggi sono all’avanguardia, ma le antiche usanze sono ancora largamente diffuse.

I DATI ALLARMANTI – Gli attivisti affermano che il cosiddetto stupro correttivo è praticato dagli uomini per curare l’orientamento sessuale delle lesbiche; ed è anche in aumento in Sud Africa . Trentuno le lesbiche uccise a causa della loro sessualità negli ultimi dieci anni, e più di 10 le lesbiche violentate o rapite nella sola Città del Capo. Il mese scorso, una ragazza di 24 anni, che apparteneva a un movimento pro lesbiche e gay, è stata lapidata a morte dopo uno stupro di gruppo. Ultima vittima dello stupro correttivo è invece una ragazza lesbica di 13 anni, che sta comunque ricevendo il sostegno della polizia. Tlali Tlali, un portavoce del governo, ha affermato che il “Governo condanna questo atto criminale vile e insensato (…) ogni sudafricano ha il diritto di esprimersi con l’orientamento sessuale che vuole. Il diritto di libertà sessuale è umano e costituzionale, e deve essere protetto e rispettato in ogni momento.”

LA TESTIMONIANZA DELL’ATTIVISTA Ndumie Funda – Ndumie Funda, fondatrice del Sizwe Luleki Project, un’ente di beneficenza che sostiene le vittime di stupri correttivi a Cape Town, ha detto di aver ascoltato le relazioni di una persona transgender violentata durante il fine settimana: “E’ sempre peggio e ciò deve finire (…) Le persone sono costrette a rinchiudersi in casa e perdono la propria libertà di movimento”. Funda, 37 anni, fu coinvolta nella campagna quando ha incontrato Nosizwe Nomsa Bizana, che era stata violentata da cinque uomini, infettandola con l’HIV. La coppia si fidanzò ma Bizana morì nel 2007. Funda è costretta a prendere una strada diversa ogni giorno per tornare a casa, per evitare di essere presa di mira a causa del suo attivismo pubblico. Si stima che circa 510 donne subiscono lo stupro correttivo in Sudafrica ogni anno, ma la gente ha voglia di reagire. Possibili azioni da prendere comprendono l’interrompere le imminenti elezioni locali. La scorsa settimana, il governo ha istituito un team per affrontare crimini d’odio contro gay e lesbiche sudafricani dopo 170.000 persone in tutto il mondo hanno sottoscritto un petizione online sollecitando un suo intervento contro lo stupro correttivo.

ALTRI CASI - Il mese scorso, Noxolo Nogwaza , un membro del Pride Ekurhuleni Comitato organizzatore, è stata presumibilmente violentata da otto uomini e assassinatA in borgata KwaThema, vicino Johannesburg. Human Rights Watch ha detto che le prove suggerite dalla morte di Nogwaza dicono che è stata presa di mira perché era lesbica. Il corpo di Nogwaza è stato trovato nel comune stesso in cui Eudy Simelane, l’ex calciatrice di serie A, è stata violentata, picchiata e accoltellata 25 volte sul petto, viso e le gambe. Sempre dai soliti violentatori correttori. Altre presunte vittime di stupro correttivo comprendono Nokuthula Radebe, 20 anni, il cui corpo è stato trovato a Soweto nel marzo di quest’anno, e Sizakele Sigasa e Salome Masooa, le partner che sono stati violentate e uccise nel 2007. Un caso giudiziario che coinvolge l’omicidio di Zoliswa Nkonyana nel 2006, 19 anni, è stato rinviato più di 30 volte in cinque anni.

LA DISCREPANZA TRA LE LEGGI SCRITTE E I RITI TRIBALI – Nel 2006 il Sudafrica è diventato il quinto paese al mondo, e il primo in Africa, a legalizzare il matrimonio gay . E ‘uno dei firmatari della Convenzione internazionale sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne. Ma il divario tra teoria e prassi costituzionali sul terreno rimane. La ricerca del Medical Research Council ha rivelato che un uomo su quattro ammette di stuprare, e uno su tre si trova nella provincia di Gauteng, dove Simelane e Nogwaza sono state colpite. Dean Peacock, co-fondatore e co-direttore del Gender Justice Network Sonke, ha detto che la sua ricerca ha trovato alcuni uomini che si sentono minacciati dalla trasformazione di genere, tra cui l’affermazione delle donne e dei diritti dei bambini. Dice: “Se si confronta il Sudafrica con gli altri paesi, ciò che lo distingue è proprio lo stupro di gruppo”. Secondo Peacock alcuni uomini nel post-apartheid del Sud Africa sentono una crescente attrazione verso il patriarcato, mascolinità, la povertà, la delusione radicale verso il governo, profondi sentimenti di insignificanza, e un senso di potere da applicare impunemente. Dunque si rifanno contro le donne, soggetti fisicamente più deboli e sulle quali ci si può rivelare facilmente.




Di Luca Scialo

Fonte:http://www.giornalettismo.com/archives/124647/hai-13-anni-e-sei-lesbica-ti-stupro-cosi-impari/

Il dramma dimenticato: uno stupro al minuto in Congo


12 maggio 2011 Nel Paese africano un’indicibile ondata di violenza colpisce le donne

Nella repubblica democratica del Congo, da tempo piagata dalla guerra, vengono stuprate ogni giorno più di 1110 donne, quasi una al minuto. Un numero incredibile, e che sarebbe anche una stima conservativa secondo l’autrice dello studio, Amber Peterman, perché la violenza sessuale sulle ragazze di età inferiore ai quindici anni e alle donne sopra i quarantanove non è stata rilevata. Il direttore dell’Harvard Humanitarian Initiative parla della più grave crisi umanitaria della nostra epoca.
DRAMMA EPOCALE - Ecco come Peace Reporter ha riferito sul drammatico studio sul Congo.

“I dati raccolti mostrano quanto le precedenti stime sui casi di violenza sessuale nella Repubblica Democratica del Congo siano ben lontane dal fotografare la reale situazione presente nel Paese”, queste le parole di Amber Peterman, principale autore dello studio pubblicato ieri dall’America Journal of Public Health, in cui si parla di un’emergenza 26 volte maggiore rispetto a quanto stimato finora e, comunque non ancora del tutto chiara a causa di numerosi casi di violenza sessuale non denunciati dalle vittime per paura o per vergogna. Secondo i risultati pubblicati nel rapporto, sarebbero circa 1.100 i casi di stupro registrati ogni giorno in Congo, mentre più di 400 mila le donne, di età compresa tra i 15 e i 49 anni, violentate durante la guerra che ha falciato l’Africa Centrale tra il 2006 e il 2007, un dato che stacca nettamente gli studi Onu realizzati sullo stesso periodo, da cui emergevano solamente 15.000 casi di violenza sessuale. Siamo dinnanzi a “un cancro che si diffonde nel mezzo dell’impunità e del silenzio”, ha affermato Michael van Rooyen, direttore della Harvard Humanitarian Initiative, intervenuto per commentare lo studio dell’American Journal. “Una delle più gravi crisi umanitarie del mondo contemporaneo”, ha aggiunto, i cui dati a disposizione potrebbero essere tuttavia sottostimati.

STUPRO COME ARMA DI GUERRA – Le violenze sessuali sono utilizzati scientemente in Congo con metodo militare, tanto dagli appartenenti alle milizie quanto dalle forze di sicurezza statali. I combattenti nelle province in guerra terrorizzano in questo modo brutale la popolazione civile. E alcuni di questi stupratori seriali sono stati integrati nella truppe del governo. Lo scorso luglio un’orgia di stupri di quattro giorni aveva suscitato un’indignazione globale. Quasi 250 donne e bambini erano stato violentati in cinque paesi nella provincia di Nord-Kive, uno degli epicentri del conflitto. Anche alcuni uomini erano stati abusati. Le violenze di natura sessuale nelle zone di guerra sono purtroppo abituali, ma le dimensioni del fenomeno raggiunte in Congo sono incredibili. La guerra civile è ufficialmente finita nel 2003, ma gli scontri sono proseguiti. Medici dell’ospedale Heal Africa hanno raccontanto anche di pazienti completamente terrorizzati, come una bambina di 10 anni stuprata per ore, che non ha parlato per alcuni mesi.

O STUPRO O MORTE – “In alcune zone di conflitto come a Kivu gli uomini sono costretti a combattere per non essere uccisi. Le donne rimangono nei campi a lavorare, ma lì sono spesse vittima di violenze di natura sessuale, che tacciono per evitare una reazione violente dei loro Inserisci linkcompagni”, ha rimarcato Kasereka Lusi, fondatrice di Heal Africa. “Molte vengono stuprate in modo continuo, fino a che i ribelli non lasciano la zona, un vero inferno per le donne”. Altre invece subiscono la violenza di fronte agli occhi dei propri mariti, una doppia umiliazione per aumentare il terrore. Ragazzine o mogli sono costrette a scegliere se essere violentate oppure uccise. E chi subisce lo stupro viene abbandonato dalla famiglia per la vergogna. Raramente i soldati stupratori vengono portati davanti al tribunale, e solo recentemente un comandante delle milizie statali è stato condannato a 20 anni di carcere per crimini contro l’umanità, dopo aver ordinato migliaia di stupri.



Fonte:http://www.giornalettismo.com/archives/125040/il-dramma-dimenticato-uno-stupro-al-minuto-in-congo/

Gay, rom e migranti: Amnesty accusa l'Italia di discriminazione


ROMA, 13 MAGGIO - Le violazioni dei diritti umani sono all’ordine del giorno in gran parte del mondo. Ogni anno l’associazione umanitaria Amnesty International pubblica un rapporto dedicato proprio a queste tematiche. Il rapporto del 2011 esce in occasione del cinquantesimo compleanno dell’associazione ed è dedicato a tutte quelle persone che ogni anno con coraggio sfidano l’oppressione.” La loro determinazione e caparbietà – scrive Amnesty – hanno ispirato milioni di persone e reso difficile per gli stati ignorare la sempre più forte richiesta di un cambiamento, che sia finalmente sostanziale e irreversibile”.

Buona parte del rapporto è dedicata alla situazione nordafricana, di cui si sottolinea l’importanza esercitata dalle nuove tecnologie (internet e social network) nella diffusione di quelle che sono le consuete rivendicazioni di ogni essere umano: “la richiesta di una vita dignitosa, nella piena affermazione dei diritti civili, culturali, economici, politici e sociali. Gli attivisti che in tutto il mondo avevano per troppo tempo sopportato la minaccia e la realtà della carcerazione, della tortura e della brutalità a causa delle loro opinioni politiche, del loro credo o della loro identità, immaginavano in quel momento un altro mondo possibile, che garantisse la libertà dalla paura e una significativa partecipazione politica.”

Proprio a causa della crescente importanza del ruolo delle nuove tecnologie nella circolazione delle informazioni (si consideri, ad esempio, la grandissima mole di notizie segrete rese pubbliche da Wikileaks), molti governi, denuncia Amnesty, stanno cercando di incrementare il controllo sui nuovi mezzi di comunicazione.

Una sezione del rapporto è dedicata all’Italia, accusata di un notevole aumento delle discriminazioni nei confronti di omosessuali, rom e migranti. “I rom hanno continuato a subire discriminazioni nel godimento dei diritti all’istruzione, all’alloggio, all’assistenza sanitaria e all’occupazione. Commenti dispregiativi da parte di alcuni politici e rappresentanti di varie autorità hanno contribuito ad alimentare un clima di intolleranza nei confronti di rom, migranti e persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender.”

Nell’accusa di Amnesty, sgombri forzati, aggressioni omofobe sempre più frequenti, difficoltà per molti migranti di richiedere il diritto d’asilo, esasperazione del clima di intolleranza e xenofobia, vanno ad unirsi alle denunce su casi di maltrattamenti nelle carceri (si vedano ad esempio i casi di Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi), oltre che alla mancata approvazione di una legge che istituisca il “reato di tortura”.

Qualcuno potrà anche storcere il naso a sentir parlare di diritti dei gay, dei rom e dei migranti, (si sa, razzismo e omofobia sono duri a morire), ma prima o poi capiremo che, limitandoci a citare solo il primo articolo della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, “tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”.

Di Serena CasuInserisci link

Fonte:http://www.infooggi.it/articolo/gay-rom-e-migranti-amnesty-accusa-litalia-di-discriminazione/13228/

mercoledì 11 maggio 2011

Firma la petizione : 12 ore per fermare la legge anti-gay in Uganda!

Hai già firmato e vorresti fare di più? Guarda sotto per dare una mano, e fai il passaparola!

Fra 12 ore il Parlamento in Uganda potrebbe votare una nuova, brutale legge che condannerebbe gli omosessuali alla pena di morte. Migliaia di ugandesi potrebbero essere uccisi soltanto perché gay.

Già in passato siamo riusciti a fermare questa legge, e possiamo farlo ancora. Dopo l'enorme appello globale dell'anno scorso, il Presidente ugandese Museveni aveva bloccato la legge. In Uganda il malcontento nei confronti della politica sta crescendo, e gli estremisti religiosi in Parlamento sperano che la confusione e la violenza che regnano nelle strade possano distrarre la comunità internazionale e far passare inosservato il secondo tentativo di adottare questa legge piena d'odio. Possiamo dimostrare che il mondo ha gli occhi puntati su di loro. Se riusciremo a bloccare la legge in queste ultime 12 ore prima che il Parlamento chiuda, la legge sarà accantonata per sempre.

Non abbiamo tempo da perdere. Raggiungiamo un milione di voci contro la pena di morte ai gay in Uganda nelle prossime 12 ore. Firma ora e fai il passaparola con tutti!

Fai di più per aiutare


Se hai firmato e hai già fatto il passaparola, clicca qui per chiamare il tuo Capo di stato per chiedere d'intervenire immediatamente per fermare la legge anti-gay.


http://www.avaaz.org/it/uganda_stop_homophobia_petition/?copy

lunedì 9 maggio 2011

“it gets better” – Campagna per tutte le vittime di bullismocontro è omofobia

Per tutte le vittime di bullismo, per tutti coloro che vengono trattati come diversi, per gridare no alla discriminazione ecco il singolo di "It gets better" cantato da Todrick Hall.


“it gets better” – Campagna Google contro l’omofobia, ed è subito viral!


295.000 visualizzazioni in meno di una settimana, stiamo parlando del video che gli impiegati gay e trans di Google hanno realizzato a sostegno della campagna contro l’omofobia “it gets Better”.

Un contributo verso il progetto Trevor, organizzazione americana che impiega i propri sforzi nella prevenzione dei suicidi tra persone lesbiche, gay, bisessuali e trasgende provocati dal pregiudizio e dal bullismo anti-gay, insieme con la PFLAG, organizzazione non-profit con oltre 200.000 famigliari e amici di lesbiche e gay.

Da quando il video è stato messo in rete il web è stato invaso da numerosi cori di solidarietà provenienti anche dal mondo della politica e dello spettacolo.

Come parte del progetto c'è di meglio, il presidente Obama, con il suo messaggio di speranza e di sostegno per i giovani LGBT che lottano contro il bullismo.


HallIT GETS BETTER, MA NON PER NOI.

Giovanardi, il sottosegretario alle politiche familiari, sembra aver trovato la vena aurifera in grado di dargli la visibilità cercata. Questa non la sta ottenendo grazie a un disegno di legge, né a qualche riflessione sensata che realmente giovino alla società, ma focalizzandosi ostinatamente sullo spauracchio perfetto dei politici incompetenti: l’omosessualità.
Giovanardi non è certo un’aquila, basta vederlo in faccia, e come tutte le persone meschine di pensiero e misere di sentimenti, ha scelto la strada più semplice cercando di confondere la tutela della famiglia con una condanna immotivata dei diritti degli omosessuali a formarne anche loro una.
Io non so se Giovanardi abbia la sensibilità tale per rendersi conto di stare giocando con le vite delle persone. Non credo che abbia quel minimo livello di coscienza che sa arretrare quando ci si accorge di aver sbagliato, quella consapevolezza intellettuale che fa ammette: “si, ho detto una marea di puttanate, scusate!”.
Se così fosse si renderebbe conto della campagna d’odio che sta caldeggiando e che, sebbene scaturisca da lui, ha la pervasività necessaria per influenzare moltissimi cittadini che vivono in uno stato di ignoranza pressoché totale della questione.
Solo in uno stato ipocrita e contraddittorio come il nostro si vede un ministero (Pari Opportunità) finanziare una campagna contro l’omofobia e il rappresentante di un altro lanciare bordate continue cariche di intolleranza.

Negli USA da tempo sta andando avanti una campagna sociale chiamata “IT GETS BETTER” (andrà meglio) nata a seguito di una catena di suicidi compiuti da adolescenti a seguito delle vessazioni di coetanei per il loro essere omosessuali.
In America ci si sta dando da fare nel modo che a loro riesce meglio: creando movimenti sociali.
Io non credo Giovanardi abbia mai visto nessuno dei video fatti dagli artisti, dai politici e dalla gente comune che supportano i ragazzi attraverso la rete incoraggiandoli a tenere duro, a resistere, ad affrontare i bulli della scuola o gli insulti della gente convincendoli che un giorno “le cose andranno meglio”. Quindi non mi rivolgo al sottosegretario ma a quanti hanno il buon senso di riconoscere il valore di un’operazione del genere e la generosità di condividerla con gli amici.
La vita, lo sappiamo tutti, non è facile per nessuno ma per gli adolescenti omosessuali, spesso imprigionati in contesti sociali e familiari agghiaccianti, può essere ancora peggio.
Anche in Italia ci sono stati casi di suicidi di giovani omosessuali ed è una cosa della quale Giovanardi si dovrebbe preoccupare piuttosto che lanciare accuse moraleggianti sulle famiglie tradizionali.
Non sarebbe del resto questo il suo vero compito?
Vi invito quindi a vedere questo video sull’iniziativa “IT GETS BETTER”. A me commuove e rammarica allo stesso tempo perché più vedo lo spirito altruistico che muove certe società più mi rendo conto della miseria che impregna la nostra.
Non che le cose cambino e la maggior parte dei gay continueranno a farsi i cazzi propri, ma per tutti gli altri almeno abbiamo esempi buoni a cui ispirarci.

:http://trps1.blogspot.com/2011/05/it-get-better-ma-non-per-noi.html
Fonte:http://www.gay.tv/articolo/1/14635/-It-gets-better---ecco-il-singolo-contro-l-omofobia-di-Todrick-Hall
Fonte:http://www.itgetsbetter.org/blog/entry/president-obama-it-gets-better?source=youtube&subsource=obamavid_desc&utm_source=youtube&utm_medium=video&utm_campaign=ytubeobamavid_desc

"Tomboy" vince il Torino Glbt Festival 2011


Un film che parla d'amore e di genere, una ragazzina che si sente maschio e vuole vivere come se lo fosse, un'amicizia speciale con Lisa, la difficoltà di crescere in un corpo che non le appartiene.

Un film toccante e commovente che con gli occhi e l'ingenuità dell'infanzia racconta al pubblico cosa significhi crescere in un corpo che non si sente proprio e attraverso etichette soffocanti. "Tomboy" è la storia di Laure che arrivata in un nuovo quartiere con la propria famiglia, si finge un maschio e si fa chiamare da tutti Micheal. Anche da Lisa, la sua amica speciale, la ragazzina che le farà battere il cuore, che le taglierà i capelli, che la guarderà correre a torso nudo tra gli altri maschi sentendosi finalmente libera di essere se stessa. Ma è una libertà che l'adolescenza non concede per molto: è un conto alla rovescia contro il tempo, contro il corpo che cambia, che ti segna, che ti categorizza come uomo o come donna. Ed è il momento in cui la famiglia inizia ad invadere la tua individualità, è l'età in cui ci si deve mettere una gonna se si è donne e non si può continuare ad essere dei maschiacci. Tutto questo viene raccontato con sensibilità ed attenzione dalla regista Celine Sciamma, che soprattutto nel momento più drammatico del film - quando la madre di Laure la costringe a vestirsi da femmina - ci stupisce con un risvolto inaspettato... Per Lisa non cambia niente: che Laure sia donna o uomo, resta sempre la persona che vuole accanto. Una bella riflessione sul genere di appartenenza, sull'orientamento sessuale e sulle paure che il codice binario della nostra società ci incute.

Fonte:http://www.gay.tv/articolo/2/14613/-Tomboy--vince-il-Torino-Glbt-Festival-2011