Translate

mercoledì 17 settembre 2025

Paolo Mendico suicida a 14 anni, i genitori contro la scuola. Gli insulti ignorati e l'accusa alla maestra che incitava i bulli: «Sapevano, non hanno fatto niente».

 


Paolo Mendico, 15 anni li avrebbe compiuti a breve. Il giorno prima di rientrare a scuola, lo scorso 11 settembre, ha deciso di togliersi la vita, impiccandosi nella sua cameretta, a Santi Cosma e Damiano, piccola comunità in provincia di Latina. Dalla famiglia arriva ora un grido straziante e una denuncia senza mezzi termini contro il bullismo contínuo subito dal ragazzo. La procura, intanto, indaga per istigazione al suicidio.

“Nostro figlio è stato un perseguitato, abbiamo sempre denunciato tutto alla scuola. Ma siamo rimasti inascoltati”. A dirlo, in una intervista a La Repubblica, è Simonetta La Marra, mamma di Paolo. Il desiderio della famiglia del ragazzo è che “nostro figlio non finisca nel dimenticatoio e che venga fuori la verità. Che qualcuno ci spieghi cosa è successo e abbia il coraggio di denunciare”.

Paolo doveva iniziare il secondo anno dell‘Istituto Tecnico Informatico Pacinotti di Fondi, ma invece la sua giovane vita si è interrotta in maniera drammatica. Da anni, stando al racconto della famiglia, era vittima di bullismo da parte dei compagni, e forse non solo. Nessuno, però, avrebbe fatto nulla per evitare la tragedia.

“Femminuccia”, “Nino D’Angelo” “Paolina”: così lo chiamavano i Bulli. Lui era Paolo Mendico, 15 anni, bravo nello studio, amava la música, cucinare e pescare. Bullizzato dalle elementari, aveva una famiglia attenta che denunciava sempre. La scuola completamente assente. anche quando fu aggredito da un compagno alle elementari con un cacciavite di plastica: la maestra non intervenne. Si é tolto la vita: ai funerali presente solo un compagno e un unico messaggio da un genitore per la sua famiglia.

“Lo aspettavano in bagno, prima era uno, poi sono diventati di più. Ci siamo rivolti subito alla scuola, ci hanno assicurato che l’avrebbero aiutato. Ma tutto è finito solo dopo che Paolo ha deciso di tagliarsi i capelli”, racconta la madre.

Altri soprannomi ironici come Piccolo Principe nascevano dalle abitudini del ragazzo, che “ogni mattina non usciva di casa se non aveva fatto la doccia”. Paolo, inoltre, prendeva spesso le difese dei più deboli, motivo per cui veniva chiamato spione dai compagni.

Chi conosceva Paolo lo ricorda come un ragazzo educato, silenzioso, rispettoso e appassionato di musica (suonava il basso e la batteria, ndr.): “Paoletto, così lo chiamavano gli amici con cui andava a pesca, rispettava tutti, era educato, sorridente e non sopportava nemmeno le parolacce. Per questo suo modo di essere veniva deriso”, racconta ancora la famiglia.

Ma proprio per la sua sensibilità e gentilezza, Paolo è stato spesso preso di mira dai coetanei. “Nostro figlio era un bravo studente, gentile e generoso. Merita giustizia”, dice la madre.

Il ragazzo, negli ultimi tempi, riceveva anche insulti e offese tramite social network, fenomeno che le autorità stanno ora verificando nell’ambito delle indagini.Non andare al funerale di un bimbo che si e tolto la vita per essere stato bullizzando… dice tutto. la società fa schifo. vergognatevi!

Gli adolescenti e i giovani adulti che appartengono alla comunità LGBTQ+ mostrano il tasso di suicidio fra i più alti.

Si stima che ogni 40 secondi avvenga un suicidio in qualche parte del pianeta. Ogni anno sono ottocentomila le persone che mettono fine alla propria vita. Attualmente, questa cifra supera, alla fine dell'anno, il totale di tutti i decessi causati da omicidi, guerre e conflitti civili. Il suicidio rappresenta l'1,4% di tutti i decessi nel mondo ed è la seconda causa di morte tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni. Tra il 2010 e il 2016, il tasso globale di suicidi è diminuito del 9,8% in alcune regioni del mondo, ma è aumentato nella regione delle Americhe. La riduzione della mortalità per suicidio è tra gli obiettivi prioritari dell'Organizzazione Mondiale della Sanità per il 2030.

La popolazione LGBT raggruppa individui che provano forti attrazioni sessuali/romantiche verso persone dello stesso sesso o di entrambi i sessi (lesbiche, gay, bisessuali), nonché individui che non si identificano con il genere assegnato alla nascita (transgender, transessuali). Gli studi hanno dimostrato un rischio maggiore di tentativi di suicidio per la popolazione LGBT rispetto alla popolazione generale. I giovani LGBT hanno anche tassi di depressione significativamente più elevati rispetto ai non LGBT. Uno studio condotto negli Stati Uniti ha identificato che l'8% degli uomini e il 13% delle donne eterosessuali avevano idee suicide, mentre tra gli uomini e le donne della popolazione LGBT questo tasso era rispettivamente del 36% e del 42%. Inoltre, si stima che il 20% della popolazione LGBT adulta abbia tentato il suicidio nel corso della propria vita. L'impatto dello status di LGBT sulla salute mentale e sul comportamento suicidario sembra variare a seconda dei contesti con diversi livelli di sostegno e accettazione , pregiudizio, discriminazione e preconcetti. Il legame con la comunità può costituire un'importante protezione contro esiti negativi legati alla salute mentale.

La prevenzione del suicidio richiede un'attenzione particolare all'identificazione precoce delle persone a rischio e alla ricerca e all'utilizzo di nuovi approcci fattibili e soddisfacenti per affrontarlo. La rete sociale virtuale, insieme ad altre modalità di trattamento in presenza, ha un grande potenziale per contribuire al raggiungimento di questi obiettivi, poiché si tratta di média molto diffusi, presenti nella vita quotidiana, di facile accesso e che consentono la valutazione del rischio di suicidio e lo studio delle componenti della vita di questi individui.

La comunità LGBT è più incline a ricevere un trattamento di qualità inferiore a causa dello stigma, della mancanza di conoscenza da parte degli operatori sanitari e della scarsa attenzione alle esigenze specifiche di questo gruppo. La ricerca sui media virtuali è promettente per lo studio delle minoranze o dei gruppi meno presenti nei servizi sanitari tradizionali. L'espressione dei sentimenti in un ambiente virtuale può essere più confortevole per le persone LGBT che cercare aiuto tra familiari o professionisti. In questo modo, i media virtuali costituiscono importanti fonti di raccolta dati per la comprensione del comportamento suicidario. Pertanto, questo studio ha avuto come obiettivo quello di analizzare i temi del suicidio, della depressione e della popolazione LGBT nei post dei blog.

La storia di Paolo Mendico ci insegna 3 cose: - non tutti i genitori sono in grado di svolgere questo ruolo. - Non tutti gli "insegnanti" sono degni di essere definiti tali. - stiamo fallendo come società.



Riposa in Pace piccolo angelo.  Non doveva finire così   Paolo Mendico




Fonte:https://www.ordemdospsicologos.pt/ficheiros/documentos/opp_diamundialprevencaosuicidio_documento.pdf

lunedì 15 settembre 2025

I Paesi Bassi si preparano a vietare le terapie di conversione.


I Paesi Bassi si preparano a vietare le terapie di conversione.

L'iniziativa è già stata approvata dalla Camera bassa del Parlamento e passerà ora al Senato, che dovrebbe approvarla nelle prossime settimane.

Le terapie di conversione sono tentativi di “modificare o sopprimere l'orientamento sessuale di una persona”, una prática che non è approvata dalle organizzazioni serie che si occupano di salute mentale ed è considerata tortura dalle organizzazioni per i diritti dell'uomo.

L'approvazione è stata accolta con favore dalle organizzazioni LGBT di questo paese europeo, considerato uno dei più inclusivi al mondo, ma che, come tutto il continente, sta affrontando un aumento esponenziale degli attacchi di odio contro la comunità diversificata.

I Paesi Bassi sono considerati un paese pionieristico e tra i più inclusivi al mondo per la comunità LGBTQIA+, essendo stati il primo paese a legalizzare il matrimonio omosessuale nel 2001. La legislazione olandese protegge contro le discriminazioni basate sull'orientamento sessuale, e la loro capitale, Amsterdam, offre una vivace scena e una serie di locali e spazi dedicati alla comunità LGBTQIA+.

Dan Reynolds, un alleato che ha la missione di porre fine al suicidio dei giovani LGBTQ.


Dan Reynolds, cantante degli Imagine Dragons, è diventato uno dei più visibili alleati dei giovani LGBTQ+ in America, specialmente di quelli che vivono in comunità profondamente religiose. Dan è cresciuto nella Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, con l'aspettativa di vivere la sua vita e crescere la sua famiglia nel mormonismo. Ma con l'avvento della fama, ha iniziato a mettere in discussione la posizione della fede sulla sessualità e il costo che essa imponeva ai membri queer.


La svolta per Dan è arrivata quando ha scoperto i preoccupanti tassi di suicidio tra i giovani LGBTQ nello Utah, che i ricercatori hanno in parte collegato al rifiuto culturale e religioso. Reynolds ha parlato apertamente della sua crisi di fede e della sua successiva uscita dalla chiesa mormone, citando i suoi insegnamenti sulla sessualità come incompatibili con l'amore e l'accettazione.

Invece di allontanarsi in silenzio, ha scelto di agire.


Nel 2017, Reynolds ha fondato il LoveLoud Festival, un evento musicale e di sensibilizzazione pensato per stimolare il dibattito, raccogliere fondi per associazioni benefiche LGBTQ e, soprattutto, offrire speranza. Il festival è cresciuto rapidamente, attirando migliaia di giovani e headliner come Kesha, Tegan e Sara, Tyler Glenn, David Archuleta e Mike Shinoda dei Linkin Park. Da allora sono stati raccolti milioni di dollari per la prevenzione del suicidio e i gruppi di sostegno LGBTQ.


Per Reynolds, la missione è profondamente personale. Ha descritto i messaggi che riceve dai giovani mormoni queer, lettere piene di dolore, paura e isolamento, come la forza motrice del suo attivismo. Crede che l'affermazione, non il rifiuto, salvi delle vite.


Oggi, Reynolds è sia un'icona del rock che un simbolo di coraggio, dimostrando che lasciarsi alle spalle le vecchie credenze può aprire le porte a qualcosa di più grande: un impegno per l'uguaglianza, l'autenticità e la dignità umana. Il percorso di Dan è più di una causa celebre: è un'ancora di salvezza per coloro che sono ancora alla ricerca di accettazione in comunità religiose che troppo spesso li allontanano.


Per Dan, il vero piano di salvezza è assicurarsi che ogni giovane LGBTQ sia salvato dalla disperazione e fargli sapere che è amato esattamente per quello che è.
la famiglia di Dan Reynolds

Per la prima volta nella storia del Brasile: un ex presidente condannato per tentato colpo di Stato.



L'ex presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, in data 11 settembre 2025 è stato condannato a 27 anni e tre mesi di reclusione per aver cospirato contro l'ordine democratico dopo aver perso le elezioni del 2022 contro Luiz Inácio Lula da Silva. La Corte Suprema ha dichiarato colpevoli Bolsonaro e altri sette imputati, tra cui ex ministri ed ex capi militari, per reati quali tentata abolizione dello Stato democratico, colpo di Stato e associazione a delinquere.

Secondo il giudice relatore, Bolsonaro ha agito come leader di un'organizzazione criminale per impedire l'insediamento di Lula. La cospirazione è iniziata nel giugno 2021 con campagne di diffamazione contro le istituzioni e il sistema elettorale, ed è poi degenerata dopo le elezioni con proteste, attentati falliti e attacchi violenti alle sedi governative a Brasilia.

Gli avvocati di Bolsonaro hanno annunciato che presenteranno ricorso contro la sentenza, anche a livello internazionale, mentre gli Stati Uniti hanno definito la condanna ingiusta e hanno avvertito che risponderanno di conseguenza.

Il New York Times, il più grande quotidiano del mondo, plaude alla condanna di Bolsonaro e afferma che il Brasile ha raggiunto un successo dove gli Stati Uniti hanno fallito.

Da repubblicano a democratico: un legislatore dell'Oregon si dimette a causa del figlio gay e dell'estremismo del partito


Con una mossa sorprendente che sottolinea sia le sue convinzioni politiche che personali, il rappresentante dello Stato dell'Oregon Cyrus Javadi ha annunciato che lascerà il Partito Repubblicano per unirsi ai Democratici.

Javadi, che rappresenta il 32° distretto dello Stato, ha spiegato la sua decisione in un sincero saggio pubblicato su Substack, citando il crescente estremismo nel GOP, le preoccupazioni per la sicurezza personale e il trattamento riservato dal partito ai gruppi emarginati, compreso suo figlio gay.

“Basta con la politica come arte performativa. Basta con il rifiuto di governare. Basta con l'isolamento delle comunità vulnerabili quando è politicamente conveniente”, ha scritto Javadi.

Un punto di rottura nel 2025

La frattura tra Javadi e i repubblicani raggiunse il culmine durante la sessione legislativa dell'Oregon del 2025, quando egli si discostò dai suoi colleghi in diverse votazioni di alto profilo.

Fu l'unico repubblicano a sostenere un disegno di legge che vietava la censura discriminatoria dei libri, impedendo alle scuole di rimuovere titoli che rappresentavano le comunità LGBTQ+, nere, musulmane e altre comunità storicamente emarginate.

Per Javadi era una questione personale.

“Uno dei miei figli è gay. E ho pensato a cosa avrebbe significato per lui andare nella biblioteca della scuola e non trovare una sola storia in cui esistesse qualcuno come lui”.

Il disegno di legge, ora firmato dal governatore Tina Kotek, ha suscitato una forte opposizione da parte dei conservatori, che lo hanno definito come un modo per consentire la “pornografia nelle scuole”, un'affermazione che Javadi ha respinto come fuorviante.

Di fronte alle reazioni negative

Il sostegno di Javadi ai disegni di legge a favore della comunità LGBTQ+ e del riconoscimento culturale, tra cui una risoluzione in onore degli artisti drag neri, ha scatenato una campagna di revoca da parte dei suoi ex sostenitori. Poco dopo, la vetrina del suo studio dentistico è stata distrutta.

“La rabbia non è stata una sorpresa. È stata una conferma”, ha scritto. “Da mesi ormai, il messaggio del Partito Repubblicano è semplice: non ci interessa quale sia il problema, basta votare no, altrimenti...”

Temendo per la sicurezza della sua famiglia e disilluso da quella che ha definito la “crudeltà” e l'“opportunismo” del GOP, Javadi ha deciso di rompere.

Ancora centrista, non liberale

Sebbene Javadi abbia formalmente aderito al Partito Democratico, ha sottolineato che la sua ideologia personale rimane mista.

In passato ha sostenuto cause conservatrici, tra cui un disegno di legge del 2024 per vietare la maggior parte degli aborti dopo 15 settimane e la ricriminalizzazione del possesso di droga, che ha portato a migliaia di arresti. La sua posizione su questi temi ha suscitato scetticismo da parte dei progressisti.

Tuttavia, alcuni elettori vedono una crescita. L'oregoniana Ketzel Levine, un tempo critica nei confronti della posizione antiabortista di Javadi, ha dichiarato all'Oregon Capital Chronicle:

“Sto cominciando a fidarmi di lui come non avevo mai fatto prima. Mi piace pensare che quello che vedo ora sia un rappresentante più compassionevole e genuino”.

Più che politica Con il suo passaggio, i democratici ora detengono 37 dei 60 seggi alla Camera dell'Oregon. Ma Javadi insiste che la sua mossa va oltre i semplici calcoli politici. “Amo mio figlio. E mi rifiuto di far parte di un movimento che gli direbbe che è una persona di serie B. Che la sua storia non ha importanza. Che non dovrebbe esistere.” 

La scelta di Javadi rappresenta un raro atto di sfida política in un'epoca di profondo spirito di parte e ricorda che le convinzioni personali possono rimodellare anche le linee di partito consolidate da tempo.

Argentina: Il governo Milei, blocca le pensioni alle persone non binarie


Nel febbraio 2025, durante il Forum di Davos, Javier Milei ha attaccato le famiglie omogenitoriali, definendo la diversità sessuale una “patologia” e associandola a pratiche di abuso sui minori.

All'inizio del suo mandato, ha disposto la chiusura dell'INADI (Instituto Nacional contra la Discriminación, la Xenofobia y el Racismo), l'unico ente statale nazionale responsabile di indagare e risolvere i casi di discriminazione.

L'Argentina è stata pioniera nell'approvare il matrimonio egualitario nel 2010 e la Legge sull'Identità di Genere nel 2012, ma ora torna a fare notizia per gravi violazioni dei diritti umani delle persone LGBTQ+.

Tra scandali di tangenti e regressi sociali, il governo Milei blocca le pensioni delle persone non binarie, nonostante tutti i requisiti siano stati soddisfatti e le decisioni giudiziarie siano favorevoli.

La legge 26.743/2012 riconosce l'identità non binaria nella DNI (carta d'identità) con la lettera “X” e ha già permesso la pensione di oltre mille persone. Tuttavia, casi come quelli di Kimey Grenni e Ale Caiazza continuano a non avere accesso alle prestazioni necessarie per il loro sostentamento.

La Federazione Argentina LGBT+ (FALGBT) denuncia la pratica come apertamente discriminatoria e chiede all'ANSES (simile all'INPS in Italia) l'immediata regolarizzazione.

Per le organizzazioni per i diritti umani, il modello è chiaro: invece di affrontare la corruzione e proteggere i cittadini, Milei sceglie di intensificare gli attacchi contro le minoranze vulnerabili, negando loro dignità e pari diritti.

Il regresso avviene proprio nel momento in cui Milei ha subito una significativa sconfitta elettorale a Buenos Aires, rivelando il rifiuto popolare del suo progetto politico, che sembra dare segni di collasso.

La Finlandia prepara il processo contro l'ex ministra Päivi Räsänen, per discorsi omofobi.


Päivi Räsänen è sotto processo per incitamento all'odio dopo aver usato “passaggi biblici” per condannare le persone LGBT, nonostante il Paese sia uno Stato laico.

La deputata finlandese ed ex ministro degli Interni è accusata di incitamento all'odio per aver espresso le sue convinzioni cristiane sul matrimonio e la sessualità. Per aver usato “passaggi biblici” per condannare le persone LGBT.


Il post includeva un versetto di Matteo 5:11: «Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Due tribunali l'hanno assolto all'unanimità, ma il pubblico ministero ha presentato ricorso alla Corte Suprema finlandese, con udienza fissata per il 30/10/2025.

Sebbene l'ex ministra abbia affermato che i suoi messaggi di odio rientrano nel diritto alla “libertà di espressione”, le organizzazioni per i Diritti Umani hanno chiesto sanzioni esemplari per ribadire che deve essere data priorità alla protezione dei gruppi storicamente discriminati.

Se fosse confermato che Päivi ha violato la legge, il suo reato potrebbe essere punito con una multa o con la reclusione, il che costituirebbe un precedente in questo Paese europeo considerato uno dei più inclusivi al mondo, ma in cui i discorsi di incitamento all'odio sono aumentati in modo esponenziale.


È da molto tempo che lo Stato si è separato dalla Chiesa... Nella società moderna la ragione e le scienze prevalgono sull'ignoranza e l “” fantasia del cielo.“” Lo Stato di diritto deve prevalere in una democrazia.

Jason Collins, il primo giocatore apertamente gay dell'NBA, è in cura per un tumore al cervello

giudici Cármen Lúcia Antunes Rocha e Cristiano Zanin hanno stabilito che Bolsonaro, ex paracadutista eletto presidente nel 2018, era colpevole di aver cercato di mantenere con la forza il potere dopo aver perso le elezioni del 2022, il che significa che quattro dei cinque giudici coinvolti nel processo hanno ritenuto colpevole l'ex leader brasiliano. Esprimendo il suo voto decisivo, Rocha ha denunciato quello che ha definito un tentativo di "seminare il seme maligno dell'antidemocrazia" in Brasile, ma ha celebrato il modo in cui le istituzioni del Paese sono sopravvissute e stanno reagendo. "La democrazia brasiliana non è stata scossa", ha detto Rocha in un tribunale della capitale, Brasilia, mettendo in guardia dalla diffusione del "virus dell'autoritarismo". Martedì altri due giudici, Alexandre de Moraes e Flávio Dino, hanno dichiarato il politico settantenne colpevole di aver guidato quella che il primo ha definito "un'organizzazione criminale" che aveva cercato di riportare il Paese sudamericano alla dittatura. "Jair Bolsonaro era il leader di questa struttura criminale", ha detto Moraes durante un discorso di cinque ore in cui ha offerto un resoconto completo della lenta cospirazione contro la democrazia brasiliana. "La vittima è lo Stato brasiliano", ha affermato Moraes, sostenendo che il complotto si è svolto tra luglio 2021 e gennaio 2023, quando i sostenitori di Bolsonaro hanno devastato Brasilia dopo che il vincitore delle elezioni di sinistra, Luiz Inácio Lula da Silva, ha assunto il potere. Un quarto giudice, Luiz Fux, ha votato mercoledì per assolvere Bolsonaro, sostenendo che non c'era "assolutamente alcuna prova" che l'ex presidente fosse a conoscenza o parte di un presunto complotto per assassinare Lula e Moraes alla fine del 2022, o che avesse cercato di organizzare un colpo di StatLa maggioranza dei giudici della Corte Suprema brasiliana ha votato per condannare l'ex presidente del Paese Jair Bolsonaro per aver complottato un colpo di Stato militare, lasciando il populista di estrema destra a fronteggiare una condanna a decenni di reclusione per aver guidato la cospirazione criminale.
Giovedì i giudici Cármen Lúcia Antunes Rocha e Cristiano Zanin hanno stabilito che Bolsonaro, ex paracadutista eletto presidente nel 2018, era colpevole di aver cercato di mantenere con la forza il potere dopo aver perso le elezioni del 2022, il che significa che quattro dei cinque giudici coinvolti nel processo hanno ritenuto colpevole l'ex leader brasiliano. Esprimendo il suo voto decisivo, Rocha ha denunciato quello che ha definito un tentativo di "seminare il seme maligno dell'antidemocrazia" in Brasile, ma ha celebrato il modo in cui le istituzioni del Paese sono sopravvissute e stanno reagendo. "La democrazia brasiliana non è stata scossa", ha detto Rocha in un tribunale della capitale, Brasilia, mettendo in guardia dalla diffusione del "virus dell'autoritarismo". Martedì altri due giudici, Alexandre de Moraes e Flávio Dino, hanno dichiarato il politico settantenne colpevole di aver guidato quella che il primo ha definito "un'organizzazione criminale" che aveva cercato di riportare il Paese sudamericano alla dittatura. "Jair Bolsonaro era il leader di questa struttura criminale", ha detto Moraes durante un discorso di cinque ore in cui ha offerto un resoconto completo della lenta cospirazione contro la democrazia brasiliana. "La vittima è lo Stato brasiliano", ha affermato Moraes, sostenendo che il complotto si è svolto tra luglio 2021 e gennaio 2023, quando i sostenitori di Bolsonaro hanno devastato Brasilia dopo che il vincitore delle elezioni di sinistra, Luiz Inácio Lula da Silva, ha assunto il potere. Un quarto giudice, Luiz Fux, ha votato mercoledì per assolvere Bolsonaro, sostenendo che non c'era "assolutamente alcuna prova" che l'ex presidente fosse a conoscenza o parte di un presunto complotto per assassinare Lula e Moraes alla fine del 2022, o che avesse cercato di organizzare un colpBolsonaro, un cadavere insepolto – Permettere che un golpista condannato venga riabilitato politicamente equivarrebbe a denigrare la più grande conquista civilizzatrice della società brasiliana negli ultimi 40 anni
L'ex giocatore NBA Jason Collins, che ha fatto storia quando nel 2013 ha dichiarato pubblicamente la propria omosessualità in una lettera aperta pubblicata su Sports Illustrated, è attualmente in cura per un tumore al cervello, secondo una dichiarazione rilasciata questa settimana. Per gran parte della sua carriera, Collins ha indossato la maglia numero 98 in onore del defunto Matthew Shepard, uno studente gay dell'Università del Wyoming il cui omicidio, avvenuto nel 1998, è diventato uno dei crimini d'odio più tristemente famosi nella storia moderna degli Stati Uniti.


Collins ha fatto notizia fuori dal campo quando nel 2013 ha dichiarato la sua omosessualità in un articolo pubblicato su Sports Illustrated. È stato il primo atleta maschile in attività di uno dei quattro principali campionati sportivi professionistici nordamericani a farlo pubblicamente.


“Non avevo pensato di diventare il primo atleta apertamente gay a giocare in uno dei principali club sportivi americani”, ha scritto Collins nel suo articolo per Sports Illustrated. “Ma dato che lo sono, sono felice di aprire il dibattito. Vorrei non essere il ragazzo in classe che alza la mano dice: ‘Sono diverso’. Se fosse stato per me, qualcun altro lo avrebbe già fatto. Nessuno lo ha fatto, ed è per questo sono qui ad alzare la mano”. Da quando si è ritirato dal basket, il 46enne ha lavorato per l'NBA come ambasciatore. All'inizio di quest'anno ha sposato il suo compagno di lunga data, Brunson Green.


La sua famiglia ha inviato giovedì una comunicazione alla NBA. “Jason e la sua famiglia apprezzano il vostro sostegno e le vostre preghiere e gentilmente chiediamo di rispettare la loro privacy mentre si dedicano alla salute e al benessere di Jason”, si legge nella comunicazione.


Collins ha totalizzato una média di 3,6 punti e 3,7 rimbalzi nella sua carriera. Nella sua stagione migliore, nel 2004-05, ha totalizzato una média di 6,4 punti e 6,1 rimbalzi con i New Jersey Nets.

venerdì 12 settembre 2025

Charlie Kirk diceva che le morti causate dalle armi sono accettabili e che le persone di razza nera stavano meglio quando erano schiave

Negli Stati Uniti, la polizia e gli agenti federali cercano l'uomo armato che ha ucciso l'attivista conservatore Charlie Kirk , durante una presentazione all'Università dello Stato dell'Utah.

Le autorità hanno arrestato due persone dopo l'attentato, ma poi le hanno rilasciate.
Charlie Kirk aveva 31 anni ed è diventato famoso negli Stati Uniti per aver fondato l'organizzazione conservatrice Turning Point USA, influente nelle università e nelle scuole di tutto il Paese. Alleato di Donald Trump, ha contribuito a costruire la base elettorale del presidente repubblicano tra gli elettori più giovani.

Fu colpito mentre rispondeva a domande sulla violenza armata durante una presentazione all'università. La conferma della morte è stata data dallo stesso presidente degli Stati Uniti sul suo social network.

In seguito, Trump ha pubblicato un video in cui diceva di essere pieno di dolore e rabbia per l'omicidio dell'attivista conservatore. “Charlie ha ispirato milioni di persone e questa sera tutti coloro che lo conoscevano e lo amavano sono uniti nello shock e nell'orrore”, ha scritto Trump. Il repubblicano ha promesso di reprimere quello che ha definito violenza política.

Invece di unire gli americani, Donald Trump è riuscito solo a pronunciare uno dei discorsi più divisivi e vergognosi mai tenuti da un presidente dopo la morte di qualcuno. Ha disonorato il nome di Charlie Kirk trasformando la sua scomparsa in un grido di battaglia per diffamare i democratici. Da notare come non abbia mostrato alcuna indignazione quando gli estremisti di estrema destra hanno assassinato la legislatrice del Minnesota Melissa Hortman e suo marito.

Il deputato Thomas Massie, membro del MAGA, invita Donald Trump a moderare i toni della sua retorica dopo l'assassinio di Charlie Kirk. "C'è molta retorica. E il presidente stesso la usa... probabilmente dovrebbe moderarla." Parole potenti.


L'ex candidata democratica sconfitta alle presidenziali del 2024, Kamala Harris, ha reagito all'omicidio affermando che “la violenza politica non ha posto in America”.

Allo stesso modo, l'ex presidente Joe Biden ha chiesto che questo tipo di violenza “cessi immediatamente”, in sintonia con altre figure della sinistra, tra cui Barack Obama, Bernie Sanders e il governatore della California, Gavin Newsom.

Charlie Kirk ha contribuito all'ideologia del MAGA, lo slogan di Trump. Rendere di nuovo grande l'America. È stato ampiamente criticato per alcune dichiarazioni considerate razziste e omofobe.

È stato persino temporaneamente bannato da X, allora Twitter, nel 2020 per disinformazione sulla pandemia di COVID-19. Ha inoltre attaccato attivisti come il pastore Martin Luther King, rispettato in tutto il mondo per la sua lotta per i diritti civili, affermando che fosse «un mito creato e completamente fuori controllo».
Kirk sosteneva la violenza armata. Non gli importava se qualcuno avesse perso la vita a causa della violenza armata, se questo significava rispettare il Secondo Emendamento. Una follia. Era d'accordo che la gente morisse. Non si è limitato a difendere il diritto alle armi. Negli anni ha costruito una narrazione tossica, spietata, fascista, disumana.

- "L'aborto va vietato. Se mia figlia di dieci anni venisse violentata dovrebbe partorire" un eventuale figlio concepito nello stupro.

- Che le donne nere, tra cui Michelle Obama, non hanno le capacità cerebrali per essere prese sul serio” e dunque “hanno rubato il posto a una donna bianca”. Quando vedo un pilota nero su un aereo mi chiedo se è qualificato". "Dovrebbe essere legale bruciare una bandiera arcobaleno o di "Black Lives Matter" in pubblico".

- Che i neri stavano meglio quando erano schiavi, prima degli anni ’40, perché “commettevano meno crimini”.

- Che la legge perfetta di Dio dice che le persone gay “andrebbero lapidate a morte.


- "Un uomo che si identifica come trans sta vestendo una maschera da donna esattamente come io potrei vestire una maschera da nero. E sta facendo qualcosa di malvagio, non importa che nella sua testa lui pensi di star facendo una cosa buona: anche i nazisti lo pensavano".

- Che i bambini dovrebbero assistere alle esecuzioni pubbliche.

- Che i palestinesi non stanno soffrendo la fame.

Charlie Kirk, era un nazionalista cristiano, razzista, omofobo, sostenitore del genocidio di Gaza, contrário ai diritti delle donne e contrário all'aborto per le ragazze violentate. Un vero e proprio esempio dell'estrema destra mondiale, " Dio, Patria e Famiglia"

Sebbene io provi empatia per i suoi figli innocenti che non hanno scelto di avere un padre così cattivo, ed io non auguro la morte a nessuno, che sia chiaro, però, quando sei pieno di così tanta energia negativa e odio, attirerai determinate circostanze, punto.

Come chiunque altro, non voglio vedere le minoranze perseguitate, ma non voglio nemmeno vedere uccisi quelli con cui non sono d'accordo. Non serve a nessuno. Anzi, peggiora solo le cose.

“Il mondo MAGA, attualmente la fazione più estrema (e la più allineata ideologicamente agli istinti di Trump)”, è eterogeneo per visioni e obiettivi, “conservatori religiosi, sia protestanti evangelici sia cattolici conservatori, tradizionali antifederalisti che si oppongono alle istituzioni federali con influenza culturale, e antiliberali che vedono in Trump l’occasione per attuare una rivoluzione reazionaria”. Questo movimento ha sviluppato un proprio ecosistema, con think tank come la America First Foundation e il Claremont Institute, e guarda a intellettuali come Patrick Deneen, Adrian Vermeule e Stephen Wolfe per articolare le proprie fondamenta intellettuali.

Charlie Kirk aveva detto "le morti per arma da fuoco sono il prezzo che paghiamo per la libertà in America" 

Non dimentichiamoci che Kirk fu vittima dell'odio che seminava e delle politiche che difendeva.

mercoledì 10 settembre 2025

Transgender: Gli stati membri UE devono rilasciare documenti che riflettano l'indentità di genere.


Nell'Unione Europea, i diritti delle persone transgender sono protetti in parte dalla legislazione antidiscriminazione e dalla Carta dei diritti fondamentali dell'UE, che vietano la discriminazione basata sull'identità di genere. La giurisprudenza della Corte di Giustizia dell'UE ha ribadito che l'identità di genere è un aspetto della vita privata protetto e che gli Stati membri non possono imporre requisiti chirurgici per il riconoscimento legale del genere. 

Tuttavia, permangono sfide significative, con alcune nazioni ancora che richiedono diagnosi psichiatriche o interventi chirurgici e altre che non hanno ancora procedure per il riconoscimento legale del genere, evidenziate da report come il "Trans Rights Map 2025" di TGEU.

Un parere dell’Avvocato generale della Corte di giustizia UE potrebbe aprire la strada a un importante cambiamento per i diritti delle persone transgender in Europa, in particolare per quanto riguarda il riconoscimento di genere nei documenti d’identità.

Il caso all’origine della questione arriva dalla Bulgaria. Una cittadina, registrata alla nascita come maschio, ha intrapreso una transizione attraverso trattamenti ormonali e oggi si presenta con caratteristiche femminili. Tuttavia, le autorità nazionali hanno rifiutato di aggiornare i suoi dati anagrafici, mantenendo nei documenti ufficiali il sesso e il nome maschile originari. Questa discrepanza tra aspetto e dati legali le ha provocato difficoltà concrete, ad esempio nella ricerca di un impiego, spingendola a rivolgersi ai tribunali.

La normativa bulgara, come interpretata dai giudici locali, non consente in questi casi la modifica del sesso, del nome e del numero di identificazione personale riportati negli atti di nascita. La Corte suprema di cassazione bulgara, investita della controversia, ha chiesto alla CGUE se tale posizione fosse compatibile con le garanzie previste dall’ordinamento europeo.

Nelle sue conclusioni, l’Avvocato generale ha chiarito che l’obbligo di garantire la libera circolazione e il rispetto della vita privata impone agli Stati membri di riconoscere legalmente il genere vissuto dai propri cittadini. Secondo de la Tour, la menzione del sesso nei documenti d’identità, in quanto strumento di identificazione, deve corrispondere alla realtà vissuta dall’interessato, affinché la validità e l’autenticità del documento non vengano messe in discussione.

Di conseguenza, una legge nazionale che impedisca a una persona transgender di ottenere un documento allineato alla propria identità rappresenta una restrizione ingiustificata di un diritto fondamentale, in questo caso la possibilità di viaggiare e risiedere liberamente all’interno dell’UE. Per essere legittima, una simile limitazione dovrebbe rispondere a motivi oggettivi e proporzionati rispetto a un obiettivo di interesse generale. Ma, osserva l’Avvocato generale, nel caso bulgaro tale giustificazione non sussiste.

Il parere suggerisce inoltre che i giudici nazionali, senza attendere un intervento legislativo, interpretino le norme interne in modo conforme al diritto europeo o, se ciò non fosse possibile, le disapplichino. Ciò significa che i tribunali dei Paesi membri devono garantire, caso per caso, la piena efficacia dei diritti riconosciuti a livello dell’Unione, anche quando le leggi interne non risultino aggiornate.

Particolarmente rilevante è anche un altro punto sollevato da de la Tour: la richiesta di aggiornamento dello stato civile per ottenere documenti conformi alla propria identità di genere non può essere subordinata alla prova di un intervento chirurgico di riassegnazione. Un requisito del genere, infatti, lederebbe non solo il diritto al rispetto della vita privata, ma anche l’integrità fisica della persona, introducendo una condizione medica non necessaria per l’esercizio di un diritto civile.

Si ricorda tuttavia che le conclusioni dell’Avvocato generale non sono vincolanti. Rappresentano una proposta giuridica, elaborata in piena indipendenza, che serve a orientare la Corte di giustizia nella decisione finale. I giudici europei hanno ora iniziato le loro deliberazioni e la sentenza definitiva sarà pronunciata in un secondo momento.

Il rinvio pregiudiziale, strumento utilizzato in questo caso, consente ai tribunali nazionali di chiedere alla CGUE chiarimenti sull’interpretazione o sulla validità del diritto dell’Unione, senza che la Corte stessa risolva direttamente la controversia interna. Sarà infatti compito dei giudici bulgari concludere il procedimento, applicando la decisione europea, che a sua volta diventerà un riferimento vincolante per altri tribunali alle prese con questioni analoghe.

Se la Corte seguirà le indicazioni dell’Avvocato generale, la decisione avrà effetti ben oltre la Bulgaria. Potrebbe infatti costituire un precedente capace di incidere sulle legislazioni di diversi Stati membri che ancora oggi subordinano il riconoscimento legale dell’identità di genere a procedure mediche invasive o, in alcuni casi, non lo prevedono affatto. Un passo, dunque, che non riguarda soltanto la burocrazia dei documenti, ma tocca la dignità e i diritti fondamentali di numerose persone in tutta l’Unione europea.

L’avvocato generale della Corte di giustizia UE afferma: ogni persona ha diritto a documenti che rispecchino la propria identità di genere, senza dover subire interventi chirurgici o dover fornire prova di essi.


E’ il riconoscimento pieno del diritto all’autodeterminazione, alla libertà, alla dignità: il diritto ad essere se stessi, senza condizioni. Ora ci aspettiamo che la Corte confermi questa linea e che in tutta l’Unione nessuno possa più negare dignità e libertà a cittadine e cittadini, in particolare alle persone trans.

Sono oltre 3.400 le firme raccolte nell'industria cinematografica che si impegnano a non lavorare con aziende e istituzioni israeliane “


Sono oltre 3.400 le firme raccolte nell'industria cinematografica che si impegnano a non lavorare con aziende e istituzioni israeliane “complici dell'apartheid e del genocidio contro il popolo palestinese”

L'elenco dei firmatari - che ha superato i 3.400 nomi, secondo il sito web di Film Workers for Palestine (Lavoratori del cinema per la Palestina, in traduzione libera) - include registi come Yorgos Lanthimos, Ava DuVernay, Adam McKay, Boots Riley, Emma Seligman, Joshua Oppenheimer e Mike Leigh, e attori come Emma Stone, Olivia Colman, Ayo Edebiri, Lily Gladstone, Mark Ruffalo, Hannah Einbinder, Peter Sarsgaard, Aimee Lou Wood, Paapa Essiedu, Gael Garcia Bernal, Riz Ahmed, Melissa Barrera, Cynthia Nixon, Tilda Swinton, Javier Bardem, Joe Alwyn e Josh O'Connor. Fernando Meirelles hanno firmato il documento.

Cineasti, artisti, produttori e altri professionisti dell'industria cinematografica firmano un manifesto di boicottaggio, impegnandosi a non lavorare con aziende e festivals israeliani complici del genocidio a Gaza.

“Riconosciamo il potere del cinema di plasmare le percezioni. In questo momento di crisi urgente, in cui molti dei nostri governi stanno permettendo il massacro a Gaza, dobbiamo fare tutto il possibile per combattere la complicità in questo orrore senza fine”, si legge nel manifesto diffuso domenica (7) dal gruppo Film Workers for Palestine (FWP).

L'iniziativa si ispira al movimento FUAA (Filmakers United Against Apartheid - Cineasti Uniti Contro l'Apartheid), fondato nel 1987 da Jonathan Demme, Martin Scorsese e altri registi che si sono rifiutati di proiettare i loro film in Sudafrica durante il regime dell'apartheid.

"La più alta corte del mondo, la Corte internazionale di giustizia, ha deciso che esiste un rischio plausibile di genocidio a Gaza e che l'occupazione israeliana e l'apartheid contro i palestinesi sono illegali. Difendere l'uguaglianza, la giustizia e la libertà per tutte le persone è un profondo dovere morale che nessuno di noi può ignorare. Allo stesso modo, dobbiamo manifestare ora contro i danni causati al popolo palestinese", recita il testo.

Secondo il quotidiano britannico The Guardian, l'iniziativa ha suscitato la reazione dell'API (Associazione dei produttori israeliani), che l'ha definita “profondamente errata”. In una nota inviata al giornale, l'istituzione ha dichiarato:

“Per decenni, noi artisti, narratori e creatori israeliani siamo stati le voci principali che hanno permesso al pubblico di ascoltare e testimoniare la complessità del conflitto, comprese le narrazioni palestinesi e le critiche alle politiche dello Stato israeliano. Abbiamo lavorato con creatori palestinesi, raccontando le nostre storie condivise e promuovendo la pace e la fine della violenza attraverso migliaia di film, serie TV e documentari.

La situazione richiede buon senso, quindi il manifesto riconosce l'esistenza di “alcune entità cinematografiche israeliane che non sono complici” e consiglia di seguire “le linee guida stabilite dalla società civile palestinese”. Ovviamente, non è a queste aziende che il documento si rivolge.

Il manifesto, nella sua interezza

Sul sito web della FWP è possibile trovare
 il testo del manifesto in inglese con l'elenco completo dei firmatari. 

Monica Helms, ideatrice della bandiera trans, fugge dagli Stati Uniti a causa della crescente ostilità nei confronti della comunità LGBTQ+.


Fu creata da Monica Helms, donna trans e attivista, nel 1999 per simboleggiare la diversità della comunità trans e i diritti e riconoscimenti per i quali lotta ancora oggi.
Il rosa celebra chi si identifica come donna nonostante il genere assegnato alla nascita, e il blu chi si identifica come uomo nonostante il genere assegnato alla nascita. Il bianco invece include le persone intersessuali e coloro che sono in transizione o non hanno un genere definito.


Helms, 74 anni, attualmente risiede in Georgia con sua moglie, Darlene Wagner. La coppia ha lanciato una campagna di crowdfunding per sostenere il proprio trasferimento all'estero, esprimendo timori per la propria sicurezza nell'attuale clima politico. “Siamo preoccupate che possa succedere qualcosa che ci porti ad essere arrestate solo per essere ciò che siamo”, ha detto Helms al Bay Area Reporter.

La Georgia è diventata un ambiente particolarmente ostile per le persone transgender, con quattro leggi anti-trans approvate a partire 2023. Queste includono il divieto per le ragazze trans di partecipare agli sport scolastici, restrizioni alle cure di affermazione di genere per i minori e le persone incarcerate e una legislazione che potrebbe consentire la discriminazione con il pretesto della libertà religiosa.

Helms non è l'unica a nutrire queste preoccupazioni. Un recente sondaggio del Williams Institute ha rivelato che quasi la metà di tutti gli adulti trans negli Stati Uniti ha preso in considerazione la possibilità di trasferirsi fuori dallo Stato o all'estero a causa del peggioramento del clima legale e sociale.

Nonostante la sua decisione di andarsene, Helms rimane impegnata nella difesa dei diritti. “Non abbandoneremo il nostro attivismo”, ha scritto sulla sua pagina GoFundMe. La sua bandiera, che ha sempre insistito affinché rimanesse libera per uso pubblico, è diventata un simbolo globale della visibilità e dell'orgoglio transgender. “Non importa come la sventoli, è sempre corretta, il che significa trovare la correttezza nelle nostre vite”, ha detto una volta.

Monica Helms è nata l'8 marzo 1951 a Sumter, in South Carolina. Proveniente da una famiglia con una forte tradizione militare, ha trascorso gran parte della sua infanzia a Phoenix, in Arizona, vivendo in Germania e in Kansas, prima di tornare a Phoenix per frequentare il liceo.

Nel 1970, all'età di diciannove anni, entrò nella Marina Militare, frequentando la Naval Nuclear Power School. Prestò servizio nella Marina Militare degli Stati Uniti dal 1970 al 1978, lavorando e vivendo su due sottomarini dotati di missili. Dopo aver lasciato la Marina Militare, Monica proseguì gli studi e l'attivismo. Si sposò poi nel 1980 e ebbe due figli. Nel 1990 iniziò la sua carriera presso la società di telecomunicazioni Sprint.

Nel 1997 Monica ha intrapreso il processo di transizione e ha presentato nuovamente domanda di adesione alla sezione di Phoenix dell'US American Submarine Veterans Group con il nome “Monica”, incontrando però una forte resistenza e venendo indirizzata invece a un gruppo generico di veterani per donne. Tuttavia, Monica ha contestato la decisione e dopo alcuni mesi è riuscita a entrare a far parte del Submarine Veterans Group. Monica è la prima donna ad aver mai aderito all'organizzazione.

Nonostante questo successo, la transizione di Monica ha causato un significativo sconvolgimento personale, che ha portato al divorzio dalla moglie e dai figli. Tuttavia, i suoi figli sono cresciuti accettandola per la persona che era.

Monica ha poi co-fondato It's Time Arizona, un'organizzazione con sede in Arizona che sostiene la parità di trattamento per le persone trans nell'esercito. Nel 1999, Monica ha fatto parte di una delegazione che si è recata a Washington DC per fare pressione sul Congresso. Nello stesso anno, ha creato l'iconica bandiera transgender, che è diventata un simbolo dell'orgoglio transgender. Nel 2000 si è trasferita in Georgia e ha lavorato in un'organizzazione locale chiamata TransAction, che si occupava di convincere i rifugi per senzatetto ad accettare le persone trans. In seguito è diventata direttrice esecutiva del gruppo.

Nel 2003 Monica ha co-fondato la Transgender American Veterans Association (TAVA), che ha svolto un ruolo fondamentale nella difesa dei diritti dei transgender e nella loro inclusione nell'esercito.

Nel 2004 Monica è stata delegata alla Convention Nazionale Democratica. Il 1° maggio ha guidato la prima Transgender Veterans March to the Wall, un evento significativo che ha onorato i veterani caduti affermando al contempo la presenza e la visibilità delle persone transgender. La TAVA rimane un'importante organizzazione che difende i membri delle forze armate e i veterani transgender.

Nel 2014, lo Smithsonian Institute ha accettato la bandiera originale dell'orgoglio transgender di Monica, affinché potesse essere conservata per le generazioni future. Un anno dopo, Monica si è ritirata dal suo lavoro al call center della Sprint, ponendo fine a una carriera venticinquennale. Si è poi iscritta all'università con l'obiettivo di conseguire una laurea in produzione televisiva.

Nel 2019, l'attivismo, l'impegno e i contributi storici di Monica sono stati riconosciuti quando è entrata a far parte della Pride50 di Queerty come una delle “persone pioniere” che hanno contribuito in modo significativo alla “uguaglianza, accettazione e dignità per tutte le persone queer”.

Nel 2023, all'età di 71 anni, Monica ha accolto nella sua vita una figlia trans di 14 anni. La sua autobiografia, “More than Just a Flag” (Più di una semplice bandiera), è una testimonianza del suo percorso di trasformazione e del suo impatto duraturo sulla comunità LGBTQ.

La partenza di Helms segna un momento di riflessione nella lotta in corso per i diritti LGBTQ+ negli Stati Uniti. La sua storia fa eco a una tendenza più ampia che vede le persone trans e le loro famiglie cercare rifugio in paesi più accoglienti, tra cui Canada, Australia e Nuova Zelanda.

In qualità di creatrice di una bandiera che ha sventolato durante gli eventi Pride in tutto il mondo e che è persino conservata allo Smithsonian, la decisione di Helms di lasciare la sua patria sottolinea la gravità delle sfide che la comunità trans deve affrontare oggi in America.

Fonte:scenemag.co.uk

martedì 9 settembre 2025

La disoccupazione dei neri è tornata ai livelli pandemici sotto Donald Trump


Le opportunità economiche sono state la ragione principale per cui gli elettori afroamericani hanno sostenuto Donald Trump nel 2024, in particolare gli uomini afroamericani, dai quali ha ottenuto un sostegno ancora maggiore rispetto alle elezioni precedenti. Questi elettori hanno incolpato Biden, e anche Kamala Harris, per quella che consideravano una cattiva situazione economica.

Hanno creduto alle promesse di Donald Trump di un futuro di maggior prosperità con opportunità per loro. Oggi la realtà è che più afroamericani stanno soffrendo finanziariamente rispetto a quanto accadeva sotto la presidenza Biden. Secondo l'ultimo rapporto sull'occupazione pubblicato dal BLS, il tasso di disoccupazione dei neri è balzato dal 7,2% di luglio al 7,5% di agosto. Il tasso di disoccupazione dei non afroamericani rimane intorno al 4%.

Il tasso di disoccupazione dei neri è balzato dal 7,2% di luglio al 7,5% di agosto, secondo l'ultimo rapporto sull'occupazione pubblicato dal BLS. Il tasso di disoccupazione degli americani non neri è ancora intorno al 4%.

Ci sono più persone di colore in cerca di lavoro e meno opportunità, con le aziende che utilizzano politiche anti-DEI come scusa per non assumere persone di colore.

Per quanto riguarda i lavori federali, le donne di colore costituiscono il 12,5% della forza lavoro, il doppio della loro quota nella forza lavoro complessiva. Questo le ha rese un facile bersaglio per l'amministrazione Trump.

Le donne di colore sono state le più colpite dai licenziamenti di massa dell'amministrazione Trump. Quest'anno più di 300.000 donne di colore sono state licenziate dal governo federale, poiché Trump ha preso di mira i dipartimenti in cui costituivano una percentuale significativa della forza lavoro.

“Trump dice di aver fatto ‘più di chiunque altro per gli afroamericani’. Se portare la disoccupazione tra gli afroamericani al livello più alto dal 2021 è la sua idea di progresso, non osiamo immaginare cosa sia per lui un fallimento”, ha dichiarato Brandon Weathersby, portavoce di American Bridge 21st Century.

Fonte: https://www.wsj.com/economy/jobs/black-american-unemployment-rates-866f2c45

ORRORE IN BOTSUANA Segnalato il Brutale Omicidio di un Giovane Modello, la Polizia Indaga su un Presunto Crimine d'Odio

La comunità LGBTQ+ del Botswana è sconvolta dalla tragica notizia dell'omicidio di Kenosi Mokobamotho, amato modello, presentatore e coreografo, in quello che si ritiene essere un crimine d'odio omofobo.

Secondo l'associazione Lesbians, Gays, and Bisexuals of Botswana (LEGABIBO), Mokobamotho sarebbe stato aggredito, picchiato, bruciato e abbandonato sul ciglio della strada durante il fine settimana nella città di Maun. È stato ricoverato in ospedale, martedì ha ceduto alle gravi ferite riportate. Secondo alcune notizie non verificate diffuse sui social media, Mokobamotho sarebbe stato aggredito da un gruppo di uomini.

L'organizzazione LEGABIBO (Lesbians, Gays and Bisexuals of Botswana) ha dichiarato il proprio “sconcerto, indignazione e allarme”, sottolineando che nessuna famiglia dovrebbe affrontare un dolore così grande causato dalla violenza dell'odio omofobo.

L'organizzazione ha chiesto un'indagine completa, una rapida punizione dei responsabili e la creazione di leggi specifiche contro i crimini d'odio motivati dall'omofobia, dalla transfobia o da altre forme di discriminazione.

A Maun, situata nel nord del Botswana, la situazione per la comunità LGBTQIA+ è complessa: la depenalizzazione dell'omosessualità nel 2019 è un passo importante, ma la società rimane ancora molto tradizionale e conservatrice. Le dimostrazioni pubbliche di affetto possono portare a reazioni spiacevoli, poiché la mentalità è ancora influenzata da valori culturali che in passato hanno visto le persone LGBTQIA+ come "non africane". Sebbene le leggi siano più avanzate a livello nazionale rispetto ad altri luoghi in Africa, l'accettazione sociale a Maun è molto più lenta rispetto a Gaborone, la capitale. 

Gli attivisti sottolineano che l'assenza di una legislazione contro i crimini d'odio rende vulnerabile la popolazione LGBTQ+.

Caroline Grandjean, insegnante vittima di lesbofobia, per disperazione si è tolta la vita durante il primo giorno di scuola.


L'insegnante e preside Caroline Grandjean, docente a Cantal, rivela una dolorosa verità: l'omofobia continua a uccidere in silenzio.

Caroline, che dal 2023 subiva insulti e minacce sul posto di lavoro, ha sporto denuncia cinque volte alle autorità, ma non ha ricevuto alcun sostegno dal sistema scolastico nazionale, dai genitori o dal comune.

Il 1° settembre, primo giorno di scuola, si è tolta la vita. Si è gettata da una scogliera, disperata per essere stata privata della sua unica classe, nella regione del Cantal. Per mesi era stata vittima di molestie lesbofobiche.

Caroline Grandjean muore a 42 anni. A pochi chilometri dalla scuola dove sarebbe piaciuto ritrovare i suoi piccoli alunni, il giorno dell'inizio dell'anno scolastico.

In preda alla disperazione, si è gettata da una scogliera alta trenta metri, sulle montagne del Cantal.

Caroline Grandjean era una maestra dal sorriso dolce, capelli castani di media lunghezza, con qualche ricciolo. Era sia insegnante che direttrice della scuola di Moussages, un'unica classe, in un paesaggio di tetti di pietra e mucche salers.

La tragedia mostra una contraddizione lampante: mentre la Francia fa discorsi contro la discriminazione per proteggere gli studenti, ignora i propri insegnanti vittime di LGBTI-fobia.

Come proteggere gli studenti se gli educatori vivono nella paura, isolati e senza sostegno? Non basta sventolare bandiere arcobaleno durante le campagne, quando nella prática non si proteggono le vite, si tratta solo di rainbowwashing .

La coerenza richiede azioni per proteggere studenti e professionisti, con protocolli, accoglienza e responsabilità. Caroline non è morta da sola. È stata vittima di un sistema che tace di fronte alla discriminazione.

La coerenza richiede azioni concrete per proteggere studenti e professionisti, con protocolli, accoglienza e responsabilità.