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mercoledì 11 giugno 2014

Mentre l’Italia si interroga sul “divorzio imposto”, la Danimarca è il primo Paese europeo a permettere il cambio di genere senza diagnosi clinica

Oggi il Parlamento danese ha approvato una legge che rimuove vari ostacoli al riconoscimento legale del genere divenendo il primo Paese europeo dove la diagnosi di «Disturbo dell’identità di genere» o altro esame psicologico è necessario per poter scegliere il proprio genere.

Non sarà più necessario nessun intervento medico né tantomeno la sterilizzazione chirurgica per vedersi riconosciuto legalmente il proprio genere di appartenenza.

Le nuove regole entreranno in vigore il primo settembre 2014. Da quel momento la persona interessata sarà l’unica a dover decidere: si dovrà fare una prima domanda che dovrà essere confermata dopo 6 mesi. Punto.

In Italia la legge 164/82 lascia un certo margine di interpretazione, poiché non specifica se la rettifica del sesso debba riguardare i tratti sessuali primari o anche quelli secondari e se il solo trattamento farmacologico sia sufficiente a garantire il cambio di sesso o se piuttosto sia necessario l’intervento chirurgico. Tuttavia, la pratica comune consiste nel considerare la rimozione delle gonadi come il requisito fondamentale per riconoscere il cambio di sesso, anche se alcune sentenze hanno permesso di modificare l’indicazione del sesso sui documenti di identità anche a delle persone transessuali che non si erano sottoposte ad alcun intervento chirurgico.

Questa situazione si traduce nella difficoltà da parte delle persone transgender di trovare un’occupazione, di accendere un mutuo e nel verificarsi di frequenti violazioni della privacy ogniqualvolta, ad esempio, la persona transgender si ritrova a dover esibire in pubblico il documento di identità, i cui dati sul genere non corrispondono all’aspetto fisico del/la transgender in questione.

La legge 164/82, inoltre, prevedrebbe lo scioglimento automatico del matrimonio in caso di mutamento di sesso di uno dei coniugi, previsione passata ieri al vaglio della Corte Costituzionale (si attende di conoscere l’esito dell’udienza pubblica) per sospetta illegittimità costituzionale poiché, ha detto la Corte di Cassazione che ha eccepito la costituzionalità della legge, configurerebbe «una compressione del tutto sproporzionata dei diritti della persona legati alla sfera relazionale intersoggettiva, mediante un’ingerenza statuale diretta».

Yuri Guaiana, segretario dell’Associazione Radicale Certi Diritti, dichiara: «mentre si attende di conoscere l’esito dell’udienza pubblica alla Corte Costituzionale sull’obbligo di divorzio in caso di mutamento di sesso di uno dei coniugi, la Danimarca rimuove tutti gli ostacoli al riconoscimento legale del genere. Quasi 8.000 persone hanno firmato una petizione per chiedere la calendarizzazione di una proposta di legge che rimuova i dubbi interpretativi che gravano sulla legge 164/82 e ristabilisca i diritti umani e la dignità delle persone transessuali. La Corte Costituzionale renderà presto note le sue decisioni, ma le cittadine e i cittadini italiani trans non possono aspettare in eterno per vedere riconosciuti i propri diritti umani, anche il Parlamento deve prendersi le sue responsabilità in fretta. I tempi della politica devono rispettare quelli degli individui che nascono, vivono e muoiono senza diritti. Questa dev’essere la generazione che vede riconosciuti i propri diritti umani fondamentali, anche in Italia!».

Comunicato stampa dell’Associazione Radicale Certi Diritti

martedì 3 giugno 2014

Può un uomo che ha varato delle leggi che limitano la libertà delle persone omosessuali, diventare presidente dell'ONU, un'istituzione in prima linea nelle battaglie contro l'omofobia?

NEW YORK - Polemiche all'Onu dove l'11 giugno il prossimo presidente dell'assemblea generale Sam Kutesa sarà eletto presidente dell'Assemblea Generale. L'elezione è un atto dovuto: Kutesa, che erediterà il posto dall'attuale presidente John Ashe, è il candidato designato dall'Unione Africana a cui spetta l'incarico per il prossimo mandato. Ma è anche il ministro degli esteri dell'Uganda, Paese che solo quattro mesi fa ha scritto nei codici la più severa legge antigay del mondo.

Le Nazioni Unite sono in prima linea nelle battaglie contro l'omofobia: l'ultima iniziativa dell'Alto Commissario per i Diritti Umani è un video a favore dei "gay rights" coreografato da Longi di Slumdog Millionnaire.

Partite dall'Uganda, voci di disapprovazione sono arrivate al Palazzo di Vetro e al Congresso americano. "Sarebbe inquietante vedere il ministro degli esteri di un Paese che ha passato una legge ingiusta e discriminatoria sulla base dell'orientamento sessuale che diventa presidente dell'Assemblea generale dell'Onu", ha detto la senatrice di New York Kirsten Gillibrand mentre in Gran Bretagna l'attivista per i diritti dei gay Peter Tatchell ha fatto appello al governo di David Cameron di intervenire per bloccare la candidatura.

Ad oggi ci sono pochi dubbi che la nomina di Kutesa passi e il successore di Ashe dovrebbe essere eletto, come consuetudine, per acclamazione. Intanto però una petizione su Change.org che fa appello al segretario di Stato John Kerry perché revochi a Kutesa il visto di ingresso e ai paesi membri dell'Onu perché' votino contro il ministro ha ottenuto finora alcune migliaia di firme. L'autore, Milton Allimadi, un giornalista ugandese a New York, ha argomentato che Kutesa "rappresenta l'antitesi di quel che simbolizzano globalmente le Nazioni Unite: pace, sicurezza e tutela dei diritti umani per tutti".

La legge ugandese contro l'omosessualità punisce con l'ergastolo i gay "recidivi", vale a dire le coppie omosessuali che impegnati in una relazione e con sette anni di carcere chi li aiuta a non essere scoperti. Cinque anni di prigione toccano invece a chi promuove l'omosessualità. Come ministro degli esteri, Kutesa ha contribuito a difendere le norme del suo paese a fronte della condanna internazionale sia pure con toni meno violenti del presidente dell'Uganda Yoweri Museveni: "La maggioranza degli africani aborrisce questa pratica", ha dichiarato, aggiungendo che l'omosessualità è "sbagliata e offende la nostra cultura".

Ats Ans

venerdì 30 maggio 2014

21 persone transgender che hanno influenzato la cultura americana

Le trans che fanno la differenza nella vita di altre trans, e si comportano positivamente in modo da migliorare il futuro della comunità. Le statistiche della comunità trans sono preoccupanti: il 40% ha tentato il suicidio. Servono modelli forti e capaci di dare speranza…


Kye Allums è diventato il primo atleta apertamente trans ha giocare nella squadra femminile di basket NCAA. Presso la George Washington University nel 2010. Nella sua scheda di giocatrice della lega universitaria non è più presente il suo vecchio nome “Kay Kay”, bensì il più virile “Kye”.  Durante l’infanzia e l’adolescenza Kay Kay ha tenuto nascosto il suo vero genere a sua madre, che insisteva nel comprare vestiti molto femminili, ma ogni giorno, andando a scuola, cambiava look per poi ricambiarsi al ritorno e ritornare la piccola Kay Kay: “mi sono sempre sentito più a mio agio con vestiti da maschio. Io non ho scelto di nascere con questo corpo e per questo ho deciso di cambiare anche il mio nome, perché non voglio più nascondere quello che sono”.



Bellissima e dalle curve mozzafiato. Carmen Carrera, modella transgender, ha fatto la storia della terza stagione di "RuPaul Drag Race", il celebre reality statunitense, per aver portato a compimento la sua transizione proprio durante lo show. Da quel momento, la Carrera è diventata un'icona delle donne transgender, portando la sua voce e la sua esperienza in molti punti vendita comeGLAAD.


Dopo la sua recente apparizione alla sfilata “Marco Marco runway show”, una nuova petizione lanciata da Change.org chiede a Victoria’s Secret, il celebre marchio di lingerie femminile, che annovera fra le sue modelle, top del calibro di Gisele Bundchen, Adriana Lima, Miranda Kerr e Alessandra Ambrosio, di aggiungere anche Carmen Carrera alla schiera dei suoi “angeli”. Se la maison accettasse, Carmen Carrera sarebbe il primo caso di modella trasngender a sfilare per il noto marchio di biancheria intima.


Candis Cayne si è diplomata alla scuola cittadina di Baldwin nel 1989 e successivamente ha trascorso un anno a Los Angeles, dove si è formata come ballerina. 
La sua principale attività nel mondo del cinema è quella di interprete e tra i lavori più interessanti possiamo citare la partecipazione nel film Making the Boys(2009) di Crayton Robey dove ha interpretato la parte di Sé stessa. 
Nel 2014 ha inoltre lavorato con per la realizzazione del film Slate and Kelly.


Negli anni novanta del XX secolo ha iniziato a lavorare nel mondo dello spettacolo come coreografa edrag queen nei nightclub di New York.

Nel 1995 è apparsa nel film documentario e nella commedia edita dagli Universal Studios A Wong Foo, grazie di tutto! Julie Newmar (To Wong Foo, Thanks for Everything! Julie Newmar) per la quale è stata anche coreografa.

Nel 1998 ha recitato come protagonista nel film indipendente Mob Queen e nel 2001 ha vinto il premio Miss Continental, l'annuale concorso di bellezza transgender organizzato a partire dal 1980 dal fondatore del Baton Show Lounge di Chicago.. Nel 2007 è stata nel cast di Starrbooty il film a basso costo realizzato da RuPaul, con il nome di Annaka Manners.

È divenuta nota al grande pubblico recitando nella serie televisiva Dirty Sexy Money nel quale ha interpretato il ruolo di transessuale. In seguito ha avuto un ruolo nella sesta stagione di Nip/Tuck.


Lynn Conway (New York, 1938) è un'informatica statunitense. Ha lavorato alla IBM negli anni sessanta e a lei è attribuita l'invenzione dellaDynamic Instruction Scheduling (DIS), una caratteristica fondamentale dell'esecuzione fuori ordine, presente in quasi tutti i moderniprocessori per incrementare le performance.


Nel 1965 l'invenzione del sistema DIS rese possibile la creazione del primo computer superscalare. Lynn Conway contribuì alla sua costruzione.

Nel 1968 fu licenziata dalla IBM, dopo aver rivelato di essere transessuale e di voler transizionare. La Conway aveva già fatto un primo tentativo di transizione alla fine degli anni cinquanta, ma era fallito a causa dell'ignoranza e delle ritrosie dei medici. A partire dal 1967 si sottopose quindi alle cure di Harry Benjamin, pioniere nel trattamento dei disturbi dell'identità di genere, e completò il suo percorso di transizione con la riassegnazione chirurgica di sesso.

Da uomo la Conway si era sposata e aveva avuto due figli. Dopo aver perso il suo lavoro all'IBM e la possibilità di vedere i suoi figli ricominciò da zero, lavorando come programmatrice a contratto. Per paura di rivivere l'esperienza umiliante del licenziamento all'IBM, decise di non rivelare la propria transessualità. Nel 1973 entrò al Centro di Ricerca Xerox di Palo Alto (PARC) e cominciò a lavorare sulVLSI design. In quegli anni scrisse con Carver Mead Introduction to VLSI Systems, un lavoro fortemente innovativo destinato a diventare un punto di riferimento per migliaia di progettisti di chip.

Nei primi anni ottanta Lynn Conway lavorò per il DARPA e nel 1985 divenne professoressa emerita di ingegneria elettrica alla Università del Michigan; nel 1989 fu eletta allaNational Academy of Engineering per i risultati ottenuti nel VLSI design.

Nel 1999, dopo che venne ricostruita la storia dei suoi primi lavori alla IBM, Lynn Conway decise di uscire allo scoperto e di fare coming out come donna transessuale. Da allora ha cominciato a occuparsi a tempo pieno dei diritti delle persone transessuali e transgender.


Laverne Cox, Astro nascente dello spettacolo, star del dramedy acclamato da pubblico e critica Orange Is the New Black e vincitrice lo scorso mese dello Stephen F. Kolzak Award, Laverne Cox, attrice e attivista transgender, Laverne Cox è la nuova icona del movimento LGBT americano.


Produttrice televisiva e attrice, Laverne è riuscita a conquistare la cover della prestigiosa rivista Time per rivendicare i diritti dei transessiali. "Un anno dopo la sentenza della Corte Suprema che ha legalizzato i matrimoni tra persone dello stesso sesso, un altro movimento sociale sfida gli stereotipi radicati nella società": così il magazine americano presenta il servizio sulla Cox.


Laverne Cox è la protagonista della nuova serie tv americana Orange Is The New Black, targata Netflix, che vedremo nel nostro paese il prossimo autunno in Italia.

Caroline “Tula” Cossey (al secolo Barry Kenneth Cossey) è una modello inglese ed è una delle più note donne transessuali del mondo. Cossey ha avuto un piccolo ruolo nel film di James Bond The Living Daylights , ha posato per Playboy, e scritto un’autobiografia “I Am A Woman” (Io sono una donna), dove ha raccontato delle sue esperienze come modella e attrice transessuale



Fallon Fox è il primo atleta transgender nella storia dell’MMA.
Nato nell’Ohio come Boyd Burton, Fallon, classe 1976, ha attraversato l’inevitabile confusione che affligge ogni persona con una disforia di genere, prima di poter capire come risolvere il suo problema. Per molto tempo si è sentito “semplicemente” gay, poi si è reso conto che non era esattamente così, nel frattempo ha sposato una donna, ha avuto una figlia, è entrato in marina per sostenere la sua famiglia e infine si è iscritto all’università, per poi crollare psicologicamente sotto il peso di un conflitto non risolto.




Presa coscienza definitiva del suo stato, ha cominciato a lavorare come camionista per mettere da parte i soldi necessari ad affrontare l’iter di transizione da uomo a donna, completato a Bangok nel 2006.
Ha fatto coming out nel 2013, nell’ambito di un’intervista rilasciata a Cyd Zeigler per Sports Illustrated.

Christine Jorgensen, nata George William Jorgensen Jr. (New York, 30 maggio 1926 – San Clemente, 3 maggio 1989), è divenuta famosa per essere stata una delle prime persone al mondo ad essersi sottoposte al cambio di sesso: nel suo caso, da uomo a donna.



George Jorgensen, Jr., prima studente di fotografia e poi al servizio dell’esercito americano, dopo due anni dal congedo militare, a 26 anni, è diventata Christine, portavoce della visibilità delle persone transgender e divenuta un personaggio pubblico per il suo attivismo a favore dei diritti delle transessuali.
Eletta donna dell’anno nel 1953, Mrs Jorgensen ha educato gli Stati Uniti d’America alle tematiche su sesso e genere.

Avvicinatasi alle prime cure ormonali grazie al supporto dell’amico medico Giuseppe Angelo, Christine Jorgensen ha successivamente incontrato a Copenaghen l’endocrinologo danese Christian Hamburger, per poi iniziare una terapia più avanzata e una prima di una serie di operazioni chirurgiche in Danimarca. Nel 1952, ritornata negli Stati Uniti, si è sottoposta alla vaginoplastica sotto la direzione del Dott. Angelo e del più noto Harry Benjamin.


legante e aggraziata, Christine Jorgensen, divenuta una reginetta della tv e della radio, si è cimentata come attrice e ballerina, ispirandosi a Marlene Dietrich, Talullah Bankhead e Doris Day. Molti artisti dell’epoca sono stati prima suoi fan e poi suoi amici, fino alla sua morte nel 1989 per cancro

Isis King, nata Darrell Walls (contea di Prince George, 1 ottobre 1985), è una modella e stilista statunitense.



Fu una delle concorrenti dell' 11ª e della 17ª stagione del reality show America's Next Top Model. È stata la prima transgender a partecipare al programma e una delle più viste in televisione.

La storia di Lana Lawless, un ex poliziotto, 61 enne giocatrice di golf della California ha del singolare. Nel 2005 è diventata donna dopo aver subito un'operazione di cambio di sesso e nel 2008 ha vinto il titolo del Woman Long Drive Association.


Lana non ha indugiato a fare causa alla Lpga (l’associazione del golf pro femminile) per averle impedito di partecipare al campionato del mondo del drive più lungo che aveva vinto nel 2008. Le sue pretese sembrerebbero non fare una piega, perché in California, lo Stato dove vive, discriminazioni per questioni di sesso sono proibite dalla legge.



La soldatessa Chelsea Manning l'ex analista dell'intelligence, in precedenza all'anagrafe Bradley, è stata condannata a 35 anni di detenzione per aver diffuso documenti riservati di esercito e dipartimento di Stato al sito WikiLeaks. Un generale dell'esercito ha poi convalidato le sentenze, aprendo la strada al ricorso alla Corte d'appello penale militare. A seguito della condanna, Manning ha annunciato la volontà di vivere come una donna e di chiamarsi Chelsea, cambiamento di nome approvato da un tribunale civile e non contrastato dall'esercito.


A Manning è stata diagnosticata più volte dai medici militari una disforia di genere, nel suo caso la condizione di sentirsi una donna in un corpo di uomo. Il Pentagono sta cercando di trasferire Chelsea Manning dal carcere militare in cui è detenuto in un carcere civile, in modo che possa poi ricevere le cure ormonali necessarie per il suo disturbodiagnosticato dell’identità di genere.


Janet Mock, autrice, conferenziera e attivista per i diritti delle persone transessuali. Autrice del libro Redefining Realness. My Path to Womanhood, Identity, Love & So Much More, uno dei best stelle del New York Times. Oltre per i suoi scritti, Janet Mock è nota per la difesa dei dritti delle persone transessuali.




Mike Penner (Christine Daniels), redattore sportivo per il Los Angeles Times, nel 2007 pubblicò un articolo in cui annunciava "Mi prendo una vacanza di qualche settimana dal mio lavoro di giornalista, quando tornerò, riprenderò a scrivere col nome Christine Daniels."


Ma la benevolenza che i suoi capi hanno dimostrato d'avere riaccogliendolo nella redazione, non è bastata a rendere Mike una donna felice.

Il momento in cui Penner ha rivelato la sua situazione personale è stato difficile tanto per lui quanto per i suoi lettori. "Sono un transessuale e ho deciso di cambiare sesso" aveva scritto il giornlista all'interno di un pezzo intitolato "Vecchio Mike, Nuova Christine". Nell'articolo il reporter annunciava che al rientro da una vacanza di due settimane sarebbe tornato al desk con un nuovo nome, Christine Daniels. "Mi ci sono voluti più di 40 anni, un milione di lacrime e centinaia di ore di autoanalisi per trovare il coraggio di scrivere queste poche parole" aveva sottolineato Penner.

La rivelazione creò un vero e proprio terremoto nel ristretto mondo sportivo americano. Negli ultimi tempi aveva deciso di rinunciare al suo blog ed era tornato a firmarsi Mike Penner. Una decisione rivelatasi forse fatale, segno di una intolleranza impossibile da sopportare. Fino al gesto estremo. Si è tolto la vita nel 2009, due anni dopo essere finito sulle prime pagine dei giornali americani quando, nel 2007, aveva annunciato che stava per diventare donna.


Renée Richards ( Richard Raskind) nacque a New York il 19 Agosto del 1934. Capitano della squadra di tennis del suo liceo, l’ Horace Main School, a 15 anni vinse il torneo di singolare del campionato interscolastico tra istituti privati della East-Coast. All’università di Yale fu ancora capitano del team di tennis e si laureò poi alla Medical School di Rochester, divenendo un chirurgo oculista; servì nella marina americana come tenente capitano e nel 1972 vinse i campionati americani over 35.


Renée Richards è diventata famosa dopo la sua transizione chirurgica mtf nel 1975 e la battaglia legale contro l'United States Tennis Association per poter competere nell'US Women's Open. Per oltre trent'anni è stata l'unica tennista transessuale ad aver giocato nelle gare femminili di alto livello.


A metà degli anni Sessanta cominciò a vestirsi da donna e asottoporsi a una terapia ormonale, e viaggiò in Europa e poi a Casablanca per intraprendere un intervento di cambiamento di sesso. 

Ma poi gli mancò il coraggio: tornò a New York, dove si sposò e adottò un figlio. Dopo aver
conosciuto negli Stati Uniti un chirurgo disponibile a sottoporla all'operazione, nel 1975 la effettuò, a quarant'anni, diventando legalmente donna. Cominciò una nuova vita: lavorava come oculista in California e giocava nei tornei femminili di tennis professionalmente, come Renée Richards. 

Ma quando la sua precedente identità maschile venne scoperta, l'associazione tennistica americana le vietò di partecipare all' US Open del 1976 con la motivazione che, poichè la riassegnazione chirurgica del genere sessuale non può cambiare il corredo genetico di una persona, non avrebbe superato il test cromosomico richiesto alle Olimpiadi. La reazione di Renée fu intentare una causa che si concluse a suo favore con una storica sentenza della Corte Suprema di New York, fondamentale per i diritti delle persone trans nel
mondo dello sport.

Nel 1977 Richards arrivò nella finale del doppio donne dell'US Open con Betty Ann Stewart e perse di stretta misura contro Martina Navratilova (con la quale ebbe una relazione) che era in coppia con Betty Stove. Nella sua carriera femminile collezionò da allora molte vittorie e titoli, e diventò anche l'allenatrice della Navratilova. Si è ritirata nel 1981, tornando alla medicina e ammettendo: "Ero migliore come medica che come tennista". Nel 1986 ha pubblicato l'autobiografia "Second Serve" (1983), dalla quale è stato tratto l'omonimo film per la televisione interpretato da Vanessa Redgrave. Una seconda autobiografia uscita nel 2007 è "No Way Renée: The Second Half of My Notorious Life".



Sylvia Rae Rivera (New York, 2 luglio 1951 – New York, 19 febbraio 2002) è stata un'attivista statunitense. Transgender, è divenuta un'icona del movimento omosessuale in seguito ai moti di Stonewall del 1969


Nata a New York in un taxi di fronte al Lincoln Hospital ma di origini portoricane e venezuelane Sylvia Rivera viene abbandonata dal padre José Rivera quando era ancora neonata e diventa presto orfana dopo il suicidio della madre dopo tre anni dalla sua nascita. Da allora cresce con la nonna venezuelana che presto si accorge dei suoi modi femminili, e li disapprova, così all'età di 11 anni Sylvia inizia a vivere in strada ed entra in contatto con la comunità di Drag queen della sua città.

Diviene nota dopo che, nella notte fra il 27 ed il 28 giugno 1969, allo "Stonewall Inn", un locale gay di New York, partecipò alla rivolta contro la polizia ricordata ancora oggi in tutto il mondo con la marcia del Gay Pride come l'inizio del Movimento di liberazione omosessuale. In particolare, nonostante ancora oggi i racconti dell'episodio risultino contraddittori, la Rivera viene ricordata per essere stata la prima ad aver lanciato una bottiglia contro i poliziotti che avevano già fatto numerose volte irruzione nel locale di Christopher street. Nel febbraio1970 si unisce alla Gay Activists Alliance. Nello stesso anno, memore delle sue esperienze passate, fonda, insieme a Marsha P. Johnson, lo STAR (Street Transvestite Action Revolutionaries), un gruppo dedicato ad assistere ed aiutare le persone T* di strada senzatetto, che aveva visto morire giovani per una coltellata o un'overdose, ma la mancanza di fondi e altri problemi portano alla sospensione del progetto. Fra la fine degli anni settanta e l'inizio degli anni novanta si trasferisce a Tarrytown, dove organizza degli spettacoli drag nei locali della zona.

Pur rimanendo in contatto col movimento gay, da questo momento si limita a partecipare ai Gay Pride annuali. Successivamente l'uso di sostanze stupefacenti determinano un tracollo nella sua vita ed il suo ritorno a New York, come senzatetto. Nel 1994, sempre più delusa dall'emarginazione delle persone transgender da parte della comunità gay, decide, durante il venticinquesimo anniversario della rivolta di Stonewall, di mettersi alla testa della cosiddetta marcia "illegale", un gruppo di manifestanti respinti dagli organizzatori del Gay Pride (i gay non volevano marciare insieme all'associazione degli "amanti dei ragazzi" ovvero il NAMBLA, North American Man Boy Love Association). Il 24 maggio 1995 tenta il suicidio, camminando nel fiume Hudson. Sylvia Rivera è stata spinta al suicidio più volte, in seguito alle discriminazioni e alle forti delusioni, in particolare quelle dovute al movimento gay, che ha più volte preso le distanze da transessuali, travestiti e drag queen, che rappresentano talvolta nella comunità LGBT una sorta di minoranza nella minoranza.

Nel 1997 si unì alla Transy House Collective. Nel 1999 venne invitata in Italia dal M.I.T. e partecipò al World Pride 2000 a Roma. Nel 2000, insieme ad altri attivisti, riattivò lo STAR. È morta a 50 anni, il 19 febbraio 2002, al St. Vincent's Manhattan Hospital di New York, per un tumore al fegato. Nel 2005, durante il Transgender Day of Remembrance, New York le ha dedicato una strada

Amanda Simpson, membro del consiglio d’amministrazione del National Center for Transgender Equality, è stata scelta da Obama come Consigliere Capo del Ministero del Commercio Usa. Una nomina immediatamente applaudita dalle organizzazioni gay e transgender americane. “Obama è il primo presidente della storia ad aver nominato ad un’alta carica dello stato un individuo apertamente transessuale”, afferma sul suo sito web il Gay & Lesbian Victory Fund, uno dei gruppi gay più antichi e autorevoli del paese. Amanda Simpson, che negli anni ’90 si è operata per diventare una donna, è stata nominata consulente tecnica del ministero del commercio. 


La Simpson, di 49 anni, prima di diventare donna, aveva lavorato come pilota di prototipi per la Raytheon. Nel suo incarico rafforzerà la sicurezza nazionale in questioni relative al settore degli scambi commerciali.

Tra le regine di bellezza spicca sicuramente Lea T! Nata Leandro Medeiros Cerezo il 22 marzo 1981 a Belo Horizonte, la top model brasiliana è la figlia dell’ex calciatore Toninho Cerezo.

Il direttore creativo di Givenchy la vuole come assistente, la osserva e capisce, prima di lei, le sue potenzialità come modella. Si conoscono da quando lei ha 17 anni, e la famiglia dello stilista è la prima in cui Lea si sente davvero a suo agio così com’è, tanto che la T. dopo il suo nome sta proprio per Tisci, come se l’avessero (non ufficialmente) adottata. L’idea dell’amico Riccardo di farla posare come una modella donna le offre anche un modo per vivere a pieno la sua transessualità. “Iniziò tutto facendomi mettere un tacco, e poi un vestito da sera. E il resto venne da sé”. Tisci costruisce la campagna invernale 2010 sul suo volto..


Nell’agosto 2010 posa per Mert&Marcus su Vogue Francia, senza veli. La sua bellezza androgina si impone sia in passerella che sui servizi delle riviste di moda, e lei diventa un’icona.


Carriera che va a gonfie vele: la rivista Lurve le dedica la copertina, con le foto di Carlotta Manaigo, che consacrano ufficialmente la sua popolarità. Un’altra scelta che fa scalpore è quella della rivista Love, che sul n.5 di febbraio scorso pubblica in copertina il bacio “saffico” tra Lea e Kate Moss, fotografate in bianco e nero da Mert&Marcus. Ormai la modella brasiliana è richiestissima, arriva al quarantesimo posto della classifica delle top model internazionali e sfila finalmente nel suo paese, il Brasile, accanto alla conterranea Gisele Bündchen, per lo stilista Alexandre Herchcovitch, durante la settimana della moda di San Paolo. Il pubblico delle sfilate, solitamente freddino, si è alzato in piedi per applaudirla.


Lea T è la dimostrazione vivente di come l'amore di una madre e un padre possa accompagnare il percorso di vita di un figlio''. Perché la modella di questo parla continuamente, di come cioè la famiglia, e quel padre straordinario, l'abbiano aiutata a trovare la sua strada.


La transessuale Jenna Talackova, è stata riammessa al concorso di Miss Universo Canada grazie a una petizione online che ha raccolto 41.000 firme.




Jenna Talackova, era stata espulsa dal concorso Miss Universo Canada dopo aver rivelato di essere nata uomo.

Gli ufficiali avevano riconosciuto la 23enne Jenna (che si è sottoposta a interventi di chirurgia circa quattro anni fa per diventare donna) come una "vera ragazza", ma l’avevano in seguito squalificata perché le regole stabiliscono che tutte le partecipanti devono “essere nate naturalmente donne”. La decisione ha suscitato scalpore nei fan dello show – di proprietà di Donald Trump – che su Facebook e Twitter hanno espresso tutta la loro rabbia. Jenna, che sosteneva di essere nata donna nel modulo d’iscrizione al concorso e che in un secondo tempo ha ammesso di essere nata uomo, ha partecipato a numerose edizioni di Miss Universo e concorsi per transessuali in passato.



Jenna Talackova passa alla storia, ma ha perso la corona (finita nella top 12 a contendersi il titolo di Miss Simpatia con altre tre concorrenti) . La Talackova, che ha convinto Donald Trump e il suo concorso Miss Universo Canada a eliminare il divieto di partecipazione alle concorrenti transgender, - 


Brandon Teena (Lincoln, 12 dicembre 1972 – Humboldt, Nebraska, 31 dicembre 1993) è stato un ragazzo transgender statunitense. Il suo assassinio, in seguito a violenza e stupro, è stato uno dei più noti casi di transfobia degli Stati Uniti d'America degli anni novanta. La sua storia ha ispirato il documentario The Brandon Teena Story (1998) ed il filmBoys Don't Cry (1999), per il quale Hilary Swank ha ricevuto il Premio Oscar alla miglior attrice nel 2000.


Brandon Teena nasce a Lincoln, Nebraska con il nome di Teena Renae Brandon. Viene violentato sessualmente da un suo parente quando veste ancora i panni di una donna. Secondo la madre di Brandon, il parente in questione è Joann Brandon, ricercato dalle autorità nel 1991.

Il giovane Brandon non fatica a stringere amicizie, sua madre però non accetta il suo transgenderismo e per tale motivo continua a riferirsi a lui come "mia figlia".


Nel 1993, dopo alcuni problemi di carattere giuridico, Brandon si trasferisce a Falls City, nella contea di Richardson, dove stringe amicizia con alcuni abitanti del luogo, dove si identifica come uomo al pubblico. Si trasferisce a casa di Lisa Lambert dove Brandon conosce Lambert, amico di vecchia data di Lana Tisdel, oltre a due ex-cons John Lotter e "Tom" Nissen, stringendo amicizia anche con loro. Nissen è sposato e ha due figli. Tisdel e Lotter sono amici fin dall'infanzia ed in passato sono stati anche fidanzati. Intanto un altro uomo, Filippo, diventa amico di Brandon.

Il 15 dicembre del 1993 Brandon viene arrestato per contraffazione. Lana Tisdel paga la sua cauzione e, andata in carcere, vede che Brandon è stato assegnato al reparto femminile, scoprendo così che Brandon in realtà è biologicamente una donna. Dinanzi ad una richiesta di spiegazioni, Brandon dice che intende sottoporsi ad un intervento per cambiare sesso.


La morte

Durante una festa di Natale, Nissen e Lotter afferrano Brandon e lo costringono a togliersi i pantaloni, mostrando a Lana che Brandon non è biologicalmente un uomo. Lotter e Nissen hanno una colluttazione con Brandon e lo costringono a salire su un'auto, dove lo violentano. Infine lo riportano di nuovo a casa di Nissen.

Brandon sfuggito dalla casa di Nissen riesce ad andare a casa di Tisdel, arrampicandosi sulla finestra. Egli denuncia l'accaduto alla polizia, la quale per mancanza di prove non riesce ad incastrare e arrestare i due stupratori. Tom Nissen e Lotter John vanno così a casa di Lisa Lambert in cerca di Brandon e, trovatolo, lo uccidono assieme a Devine e Lisa Lambert.

Nissen in seguito testimonia contro Lotter, ottenendo così l'ergastolo. Lotter, invece, viene condannato alla pena di morte, ed ora il suo caso è sotto revisione.


Si chiamava Billy Tipton, era un pianista e sassofonista, era nato nel 1914 e morì nel 1989 per un’emorragia causata da un’ulcera non curata.




Quel che si scoprì dopo la morte, e che Billy era riuscito a tenere segreto per quasi cinquant’anni, è che non si trattava di un uomo, ma di una donna. Nata, per la precisione, Dorothy Lucille Tipton, e vissuta en travesti per buona parte della sua esistenza.

Dorothy Lucille Tipton era nata ad Oklahoma City, figlia di una casalinga e di un pilota che avevano divorziato quando lei aveva quattro anni. Era stata cresciuta da una zia di Kansas City: lì aveva fatto gli studi fino alle superiori e aveva cominciato ad appassionarsi al jazz, dato che negli anni ’20 e ’30 la città aveva una delle scene jazzistiche più ricche d’America.



Billy Tipton (1914-1989), il musicista americana che riuscì a passare da uomo per cinquantasei anni, con cinque mogli e tre figli, fino alla morte: il suo outing venne effettuato dal medico legale, e rimbalzò subito sulle pagine dei giornali di tutto il mondo.

Billy non è stata l'unica. Nel regime patriarcale, le donne che si sono travestite da uomo per vari motivi, spesso rischiando la morte o l'arresto, sono sempre state numerosissime. [...] La misoginia e la repressione dei primi secoli del cristianesimo hanno prodotto un'ondata di sante-maschio[...] Donne che si travestivano da monaci per poter studiare, o da eremiti per vivere nella solitudine senza sposarsi, o da pellegrini per potersi muovere liberamente.


Lana Wachowski,  regista sceneggiatrice, produttrice cinematografico e autrice di comics americano che, assieme a suo fratello minore Andy, è la  creatrice di una delle trilogie cinematografiche del genere fantascientifico più rivoluzionarie della storia del cinema, tanto per gli effetti speciali quanto per i contenuti offerti: Matrix, un vero e proprio compendio filosofico formato pellicola. 


La Human Rights Campaign’s Visibility ,hanno premiato il suo coraggio con un riconoscimento ufficiale: Lei a ritirato il premio„ pronunciando un discorso di ringraziamento che ha svelato il suo animo al pubblico e commosso più di uno spettatore:

“Sono qui perché la mia maestra Mr. Henderson mi ha insegnato che ci sono alcune cose che facciamo per noi stessi, ma ci sono alcune cose che facciamo per gli altri. Sono qui perché quando ero giovane, stavo male perché ero una scrittrice e volevo essere una regista, ma non c’era al mondo una regista transgender che potesse capirmi, tutti i miei sogni erano stati preclusi semplicemente perché la mia identità di genere era meno tipica di altri. Se posso essere quella persona per qualcun altro, allora il sacrificio della mia vita privata e civica può avere valore”.

Lana non ha compiuto gesti eroici per salvare vite in pericolo e non si è resa protagonista di fatti eclatanti, ma il suo atto di coraggio è stato affermare se stessa e perseguire fino in fondo la sua vera natura, affrontando a testa alta tutte le conseguenze della sua decisione.

sabato 17 maggio 2014

Il 17 maggio, in tutto il mondo, si celebra la Giornata contro l'omofobia e la transfobia, per combattere l'odio .


Il 17 maggio di ogni anno – si celebra la Giornata internazionale contro l’omofobia e la trans-fobia. Per ricordare tutte le persone vittime, in ogni parte del mondo, e soprattutto in quei paesi in cui l’odio è voluto proprio dallo Stato (come in Uganda, in Iran, in Russia e in molte altre nazioni)

Questa giornata servi anche per incoraggiare azioni che promuovono il dibattito sull'omofobia e la libertà e diritto delle persone lesbiche, gay transessuali. Interventi contro la discriminazione dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere . Favorendo così una cultura di pace nel rispetto della diversità e lavorare insieme affinché L'Italia diventi un Territorio Libero di questa bruta malattia chiamata "omofobia"! che uccide le persone.

"Mille Conchita Zero Gasparri" 

;-) — speranzosa.

mercoledì 14 maggio 2014

#ddl405 per i diritti delle persone transessuali e intersessuali



Pubblicato in data 11/mag/2014


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e manda tuoi contributi in sostegno alla nostra petizione a disegnodilegge405@gmail.com



La proposta di legge in breve:

Sparisce il tribunale dal percorso di transizione, con un netto risparmio in termini economici, di tempo, di uso della pubblica amministrazione. Nessuno è chiamato a giudicare. La procedura di modificazione dell'attribuzione di sesso e del nome di nascita andrà presentata al prefetto, che in 30 giorni dispone il cambio. Sarà possibile cambiare nome e sesso o anche solo il nome. Occorre solo la relazione di disforia di genere per richiedere il cambio anagrafico. Il cambio anagrafico viene richiesto quando il diretto interessato lo desidera, non quando lo concede il giudice (situazione attuale).

Resta il ricorso al tribunale per i minori che, non essendo maggiorenni, possono comunque usare questa via per accedere al percorso, al cambio anagrafico e all'operazione. Sarà possibile ricorrere ad un tutore speciale in caso i genitori si oppongano alla volontà del minore.

È specificato che, in caso di disforia di genere, l'asportazione di organi sani (apparato genitale) non rientra tra le mutilazioni, ma un normale procedimento di tutela della salute della persona. Non è più necessario ricorrere al giudice per l'autorizzazione all'intervento.

Il matrimonio non può più essere sciolto automaticamente ma segue la normale procedura di separazione/divorzio.

È vietato qualsiasi intervento chirurgico cosmetico, di riattribuzione forzata del sesso, sui bambini nati con genitali atipici (intersessuali).

Tutte le procedure e i trattamenti sono gratuiti

È attivato un programma di sensibilizzazione riguardo la transessualità per il personale sanitario.


Uno speciale ringraziamento va a Matteo Tortora (regista), Sandra Garuglieri (attrice), Alessandro Baldinotti (attore) e a tutti gli attori del Laboratorio Nove di Sesto Fiorentino (voci) senza i quali questo video non sarebbe stato realizzato. Grazie!

domenica 11 maggio 2014

La vittoria della Drag Queen Austriaca, Conchita Wurst all’Eurofestival

Un trionfo per i diritti arcobaleno e la libertà d’espressione. "Una vittoria in Europa della tolleranza e del rispetto", ha commentato il ministro austriaco della Cultura. La finale dell’Eurovision, il festival musicale che riunisce in gara tutte le nazioni del vecchio continente, ha visto per plebiscito il successo dell’Austria rappresentata da Conchita Wurst, drag queen con la barba che ha strabiliato pubblico e critica non solo per il suo aspetto ma anche per la classe con cui è salita sul palco di Copenaghen.

La sua canzone, dal titolo “Rise like a Phoenix”, è stata la più votata dal pubblico europeo (37 paesi, tra cui l’Italia, ne avevano diritto) che ha dimostrato, con un semplice clic, quanto sia più aperto ed evoluto di quanto si pensi.




Alla fine , sono rimasti impressionati dalla sua performance vocale con l'interpretazione di “Rise like a Phoenix” , una canzone vibrante , accompagnata da violini . Era quasi possibile dimenticare la barba nera , che curiosamente , copriva il suo viso delicato .


La sua vittoria è stata indiscutibile , con 290 punti contro i 238 punti della candidata Olandese, secondo posto con una canzone country .

Conchita Wurst , che diventava sempre più emozionata ogni volta che veniva assegnati i punti , scoppiando in lacrime sul palco.


-“Questa notte è dedicata a chi crede in un futuro di pace e libertà. Non ci fermerà nessuno”.! - Ha detto al pubblico prima di cantare la canzone vincitrice per la seconda volta nella notte.


" Congratulazioni Conchita ! Votazione Formidabile . Cittadini dell'UE ora utilizzino il loro diritto di voto per un'Europa aperta ", ha scritto sul sito di micro-blog  Twitter la ministra svedese per gli Affari europei , Birgitta Ohlsson , in allusione alle elezioni europee , che si terranno tra 22:25 maggio .

L' Eurovision è molto popolare tra il pubblico gay e la città di Copenhagen ha celebrato il matrimonio di tre coppie dello stesso sesso russi, per il 25 ° anniversario del matrimonio gay in Danimarca .


Russia , Bielorussia e Ucraina , hanno fato circolare petizioni per protestare contro la partecipazione del travestito nella competizione, illustrando il divario tra Europa occidentale e orientale sulla visibilità data ai gay . Conchita ha portato l’attenzione su temi su cui l’Europa si trova spesso divisa, diventando un simbolo della campagna a favore dei diritti della comunità LGBT. Inoltre ha fatto aumentare le antipatie nei confronti della Russia: basti pensare che le sue rappresentanti sono state fischiate spesso e volentieri dal pubblico, complici anche le manovre politiche poco ortodosse di Vladimir Putin in politica estera.


Secondo la tradizione , dopo la vittoria di Conchita , l'Austria dovrebbe ospitare la 60 ° edizione di Eurovision nel 2015 . Loro unico vittoria risale al 1966 , con la canzone "Merci , cherie , " cantata da Udo Jürgens .

Drag queen è un termine inglese per definire attori o cantanti (detti Drag singer), in prevalenza (ma non necessariamente) gay , che si esibiscono nei spettacoli di canti e balli, indossando abiti femminili. Già le donne che recitano in abiti maschili sono invece dette drag king.

Il termine non si applica alle persone Transessuale ho transgender.


Filmografia. Drag Queen
The Rocky Horror Picture Show (Regno Unito 1975), regia Jim Sharman, film commedia musicale, durata (min.) 100
Amici, complici, amanti (USA 1988), regia Paul Bogart, film commedia, con Anne Bancroft, Matthew Broderick, Harvey Fierstein, Ken Page, durata 120 minuti
Priscilla, la regina del deserto (Australia 1994), regia Stefan Elliot, film commedia, durata (min.) 92, MGM
A Wong Foo, grazie di tutto! Julie Newmar (USA 1995), regia Beeban Kidron, film commedia, durata (min.) 108, Universal
Hedwig - La diva con qualcosa in più (USA 2001), regia John Cameron Mitchell, film drammatico, durata (min.) 95, FineLines Features
Kinky Boots - Decisamente diversi (Gran Bretagna, 2005), regia Julian Jarrold, film drammatico, durata (min.) 107, Miramax Films
Connie & Carla (USA 2004), regia Michael Lembeck, film commedia, durata (min.) 98, Spyglass Entertainment.



Grande Conchita! Voce spettacolare e canzone magnifica!

sabato 26 aprile 2014

Sentenza shock a Beirut, ma in senso positivo

Diritti. L’assoluzione di una transessuale accusata di aver fatto sesso con un uomo fa ben sperare, ma la strada resta lunga. «Un gay qui non avrà mai il coraggio - o per lo meno adesso non ce l’ha - di raccontarsi in tv»



Di  Beatrice Cassina, BEIRUT, 26.4.2014

Lo scorso 28 gen­naio, il tri­bu­nale di Jdei­deh a Bei­rut, nella per­sona del giu­dice Naji El Dah­dah, ha spiaz­zato una buona parte dell’opinione pub­blica e, sicu­ra­mente in senso posi­tivo, la comu­nità lgbt (lesbi­che, gay, bises­suali e tran­ses­suali), rive­lando un’apertura di vedute dav­vero inspe­rata. L’accusa era, nei con­fronti di una tran­ses­suale, di avere avuto rap­porti ses­suali con un uomo. Ma que­sta volta, l’incerta impal­ca­tura della legge 534 è crol­lata al suolo. Per­ché, ha soste­nuto il giu­dice che ha respinto il caso, non si è nep­pure potuto par­lare di rap­porto tra due per­sone dello stesso sesso, dato che una delle due era tran­ses­suale, quindi donna.

«La realtà del Libano», rac­conta Tarek Zei­dan, atti­vi­sta impe­gnato con l’organizzazione che com­pie oggi dieci anni Helem, e con la rivi­sta Barra, entrambe dedi­cate alla difesa dei diritti lgbt, «qui è molto diversa da tutti gli altri paesi del Medio Oriente, dove esi­stono ancora leggi anti­so­do­mia. Qui non abbiamo leggi di que­sto tipo, ma ne esi­ste tut­ta­via una, la 534, che puni­sce gli atti ses­suali “con­tro natura”». Cosa signi­fica però «con­tro natura», ovvio, dipende molto da chi la legge la inter­preta e la applica. Se si viag­gia a ritroso di solo pochi anni, ci si rende conto che tante cose stanno cam­biando rapi­da­mente. Se un tempo si poteva rischiare real­mente di pas­sare una o più notti in pri­gione, di essere tor­tu­rati, spo­gliati, umi­liati, adesso quest’eventualità è diven­tata sem­pre meno pos­si­bile anche se tutto, comun­que, dipende sem­pre da chi giu­dica. «A volte — pro­se­gue Zei­dan -, in pro­cessi simili a que­sto, se chi sta valu­tando il caso vuole pro­prio arri­vare a una sen­tenza di col­pe­vo­lezza, pos­sono essere aggiunte accuse di spac­cio di droga o pro­sti­tu­zione, dato che molti tran­ses­suali, non tro­vando facil­mente lavoro, arri­vano spesso a ven­dere il pro­prio corpo». Ma il vero pro­blema è rap­pre­sen­tato da quella legge molto con­fusa che dice tutto e niente, che sen­ten­zia come una sibilla chi deve, può, non può essere condannato.

Cosa vuol dire «sesso nor­male»? Fino alla sto­rica sen­tenza del dicem­bre 2009, il rap­porto omo­ses­suale vali­cava sicu­ra­mente la linea della lega­lità. Ma, dopo quella data, in cui il giu­dice aveva sen­ten­ziato che un rap­porto ses­suale tra due uomini non è con­tro natura, l’aria ha comin­ciato a essere un poco più leg­gera. «Di fatto — aggiunge ancora Zei­dan — il giu­dice aveva detto sem­pli­ce­mente che le due per­sone denun­ciate, due uomini in que­sto caso, non anda­vano pro­ces­sate secondo la legge 534, ma solo per pub­blica decenza». Da allora sono comin­ciate ad arri­vare altre pic­cole vit­to­rie. L’associazione degli psi­co­logi ha tolto l’omosessualità dalla lista delle malat­tie. Il sin­da­cato dei medici ha deciso che nes­sun medico coo­pe­rerà più con le forze dell’ordine per valu­tare se una per­sona è gay o no, dopo che, nel 2011, in uno show tele­vi­sivo, è stato mostrato un cinema gay dove non si vedeva nes­suna pre­senza di poli­zia (per man­te­nere la sicu­rezza, dicono). La poli­zia è stata presa in giro, ma è arri­vata velo­ce­mente e ha arre­stato circa 30 per­sone. Impet­titi allora nelle loro divise, i poli­ziotti ave­vano chie­sto di far valu­tare a medici se le per­sone nel cinema fos­sero gay attra­verso visite molto par­ti­co­lari. «Hanno addi­rit­tura tro­vato una legge fran­cese del 1920, dico, del 1920! — dice Tarek infa­sti­dito -, in cui si spie­gava come deci­dere se un uomo è gay. Senza entrare in par­ti­co­lari inu­tili e spia­ce­voli, sono state usate delle uova di pla­stica e tre per­sone sono state rite­nute essere omo­ses­suali». Quest’anno invece, il caso è stato quello di un uomo che è stato tro­vato in mac­china con una tran­ses­suale. «Il fatto che ci fos­sero state altre sen­tenze negli ultimi anni a favore della comu­nità gay, ha aiu­tato molto. In que­sto caso poi, hanno rico­no­sciuto che il tran­ses­suale non è un uomo ma ormai una donna, e quindi il cri­mine pro­prio non sus­si­ste. Lo so, la legge è molto vaga, impre­cisa. Quello che ancora è molto vero è che se c’è un giu­dice omo­fobo pos­siamo ancora avere molti pro­blemi. Dipende dav­vero tutto da quello che pensa e crede il giu­dice. La cosa posi­tiva però è che ci sono state sen­tenze a nostro favore di cui gli altri giu­dici, in futuro, dovranno sem­pre e comun­que tenere conto».

Ten­tare di cam­biare la legge, ancora, è rite­nuto peri­co­loso. «Anche se que­sti giu­dici sono stati molto aperti e com­pren­sivi — spiega Tarek — dob­biamo ricor­darci che il Libano ancora non lo è. Abbiamo biso­gno del 50% della gente. Se in Ara­bia Sau­dita le cose sono molto chiare e non ci si può sba­gliare (pur­troppo), qui toc­care la legge potrebbe anche por­tarci nella dire­zione oppo­sta rispetto a quello che vogliamo real­mente rag­giun­gere. Non pos­siamo, non dob­biamo par­lare di cam­biare la legge, se prima non pre­pa­riamo la gente, la società. Stiamo lavo­rando con le forze dell’ordine così che, se doves­sero mai arre­stare un gay, la poli­zia non lo tor­turi, e che un tran­ses­suale non va messo in una cella con uomini. Ecco, noi adesso stiamo lavo­rando con medici, avvo­cati, abbiamo comin­ciato anche a lavo­rare con inse­gnanti e stu­denti, con le nuove gene­ra­zioni. Lavo­rare con la società in gene­rale è altret­tanto impor­tante ed è dav­vero l’unico modo per rag­giun­gere tutti. Meglio ancora se ci aiu­te­ranno i media, come per altro stanno già facendo. La tele­vi­sione può essere molto utile, ma qui in Libano (siamo un paese dav­vero molto pic­colo), un gay non avrà mai — o per lo meno adesso non l’ha — il corag­gio di andare in tele­vi­sione a rac­con­tare la pro­pria sto­ria, come fanno invece negli Stati Uniti e in Europa. Aveva comin­ciato a farlo negli Stati Uniti Jerry Sprin­ger, poi Oprah Win­frey… Loro hanno par­lato con gay, lesbi­che, tran­ses­suali dei loro pro­blemi di tutti i giorni. La gente ascolta, si com­muove con Oprah, capi­sce e comin­cia a rispet­tare di più chi è diverso. Le nuove gene­ra­zioni sono sicu­ra­mente la spe­ranza, ma è anche vero che i gio­vani spesso non hanno il corag­gio di par­lare con la pro­pria fami­glia. Ma credo sia un per­corso che, una volta par­tito ed è par­tito!, con­ti­nuerà a pro­ce­dere senza grandi pro­blemi, anche se la strada è com­pli­cata. In Medio Oriente e in Asia ci sono molte influenze dall’Islam e spesso le situa­zioni sono dav­vero dif­fi­cili, soprat­tutto nelle regioni dei vil­laggi, lon­tano dai grandi cen­tri metro­po­li­tani. Ci vuole un per­corso che non s’interrompa e che pro­ceda con con­ti­nuità, anche se len­ta­mente. Dob­biamo pro­se­guire, ma non con i modi che sono stati usati da Usa o Europa. Dob­biamo par­tire dal modo in cui le per­sone pen­sano qui, e aiu­tarle a vedere que­sta realtà con occhi diversi. Non dob­biamo agire come in Occi­dente, per­ché sarebbe facile accu­sarci di essere un loro pro­dotto che ha solo sna­tu­rato la nostra iden­tità. Biso­gna far capire che gay, lesbi­che, bises­suali ci sono sem­pre stati. Ma dob­biamo stare anche molto attenti a non aprire un vaso di Pan­dora. Pos­siamo cri­ti­care la Chiesa, la Moschea ma, se comin­cias­sero a com­bat­terci, noi non avremmo modo di difen­derci, visto che la legge non ci pro­tegge. Nes­suno ci pro­tegge, il sistema poli­tico non con­si­dera i diritti umani come la cosa più importante».

Ma intanto, que­sto eser­cito paci­fi­sta e com­bat­tivo, ha già comin­ciato a con­fron­tarsi nelle uni­ver­sità (come nell’American Uni­ver­sity of Bei­rut). Ci sarà pre­sto un incon­tro in cui per­sone omo­ses­suali potranno avere un’occasione per par­lare delle pro­prie dif­fi­coltà nella vita di tutti i giorni, a casa, a scuola, con la gente in gene­rale, con la ricerca di un lavoro, è una prima impor­tante occa­sione per par­lare di qual­cosa che è stato igno­rato per tanto, troppo tempo. Comun­que, il vero obiet­tivo, per comin­ciare, è dav­vero quello di far capire alla gente un punto di vista diverso, quello di un omo­ses­suale. «Abbiamo biso­gno di per­sone etero che ci capi­scano, ci appog­gino, che ci aiu­tino a far capire che non c’è niente di cui avere paura. Alla fine vor­remmo che tutto fosse natu­rale. Come abbiamo aiu­tato, e aiu­tiamo tut­tora, i rifu­giati pale­sti­nesi, siriani, gli han­di­cap­pati, gli anziani, ecco! dovremmo aiu­tarci tra noi tutti. La gente potrebbe final­mente capire che non esi­ste peri­colo. Pro­prio Geor­ges Azzi, uno dei fon­da­tori di Helem e oggi diret­tore dell’organizzazione, con base a Bei­rut, Affe (Arab Foun­da­tion for Free­doms and Equa­lity), lavora in tutto il Medio Oriente per dif­fon­dere una cul­tura di tol­le­ranza. Non è sem­plice per chi vive in città ma, per esem­pio, in un pic­colo vil­lag­gio sulle mon­ta­gne, anche solo par­lare con la pro­pria fami­glia diventa dav­vero impos­si­bile. Qui, nell’ufficio nella zona di Ash­ra­fieh , aiu­tano a orga­niz­zare pro­grammi da por­tare in tanti paesi medio­rien­tali e nor­da­fri­cani, aiu­tano a pre­pa­rare atti­vi­sti in Marocco, Tuni­sia, Egitto, ovun­que, e ci si occupa di sicu­rezza, sup­porto, diritti, pro­blemi sanitari.

«Tra le dif­fi­coltà più grandi — spiega Geor­ges -, esi­ste non tanto la chiu­sura det­tata dal pro­prio credo reli­gioso, ma da dif­fe­renze sociali molto grandi. La parte di popo­la­zione più dif­fi­cile per par­lare di omo­ses­sua­lità è sicu­ra­mente quella di gente che vive nelle zone rurali, lon­tane dalla città, che sono sem­pre le più con­ser­va­trici. Que­sto suc­cede sia in Libano che in un qual­siasi altro paese medio­rien­tale. E la “novità” dell’omosessualità, in que­sti casi, fa ancora molta paura. La nostra sfida è sem­pli­ce­mente quella di pre­pa­rare la gente a par­larne e ascol­tare senza troppi pregiudizi».