Translate

Visualizzazione post con etichetta mtf. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta mtf. Mostra tutti i post

mercoledì 16 aprile 2025

La Corte suprema britannica ha stabilito all'unanimità che le persone transgender non hanno diritto a essere riconosciute come donne



JK Rowling si congratula con lo stupratore Donald Trump per essere “ riuscita” a distruggere il sostegno alle persone transgender nel Regno Unito.


JK Rowling è molto più vicina a persone come Trump di quanto non lo sia a una vera femminista, e il movimento di odio TERF fa parte dell'impennata globale del fascismo.


Il 16 aprile 2025, la Corte Suprema del Regno Unito ha stabilito all'unanimità che la definizione legale di “donna” ai sensi dell'Equality Act 2010 si riferisce al sesso biologico, escludendo le donne transgender con certificato di riconoscimento di genere. Ovvero coloro che si sono sottoposti a un intervento chirurgico di genere. I critici sostengono che ciò potrebbe influire sulle tutele dei diritti umani per le persone trans.
Il giudice Patrick Hodge ha dichiarato che cinque colleghi della corte hanno stabilito all'unanimità che “i termini ‘donna’ e ‘sesso’ nella legge sulle pari opportunità si riferiscono a una donna biologica”.

La sentenza significa che una persona transgender con un certificato che la riconosce come femmina non potrà essere considerata una donna ai fini delle leggi sulle pari opportunità. La corte ha però precisato che la sua sentenza “non toglie protezione alle persone trans”, che sono “protette dalla discriminazione sulla base del cambiamento di sesso”. Il caso deriva da una legge del 2018 approvata dal Parlamento scozzese che stabilisce che dovrebbe esserci una rappresentanza femminile del 50 per cento nei consigli di amministrazione degli enti pubblici scozzesi. Tale legge includeva le donne transgender nella sua definizione di 'donne'.

Women Scotland (Fws), un gruppo per i diritti delle donne di cui fa parte anche la scrittrice J.K. Rowling, ha accolto con favore la sentenza. “La nostra posizione è che il sesso, che si sia uomo o donna, è determinato dal concepimento in utero, ancor prima della nascita, dal proprio corpo”, ha detto Aidan O'Neill, avvocato del Fws, “è un'espressione della propria realtà corporea. È uno stato biologico immutabile".

Rowling ha più volte sostenuto che i diritti delle donne trans non dovrebbero andare a scapito di coloro che sono nate biologicamente femmine.

Amnesty International ha invece affermato che escludere le persone transgender dalle tutele contro la discriminazione sessuale è in conflitto con le leggi sui diritti umani. Secondo un recente rapporto della Human Rights Campaign, il 71% delle persone transgender hanno dichiarato di essere state discriminate esclusivamente a causa della loro identità di genere. Ciò sottolinea l'importanza di un sostegno costante alla comunità transgender.


La sentenza di oggi ha riportato indietro di decenni l'intera comunità transgender. È un disastro.

venerdì 30 maggio 2014

21 persone transgender che hanno influenzato la cultura americana

Le trans che fanno la differenza nella vita di altre trans, e si comportano positivamente in modo da migliorare il futuro della comunità. Le statistiche della comunità trans sono preoccupanti: il 40% ha tentato il suicidio. Servono modelli forti e capaci di dare speranza…


Kye Allums è diventato il primo atleta apertamente trans ha giocare nella squadra femminile di basket NCAA. Presso la George Washington University nel 2010. Nella sua scheda di giocatrice della lega universitaria non è più presente il suo vecchio nome “Kay Kay”, bensì il più virile “Kye”.  Durante l’infanzia e l’adolescenza Kay Kay ha tenuto nascosto il suo vero genere a sua madre, che insisteva nel comprare vestiti molto femminili, ma ogni giorno, andando a scuola, cambiava look per poi ricambiarsi al ritorno e ritornare la piccola Kay Kay: “mi sono sempre sentito più a mio agio con vestiti da maschio. Io non ho scelto di nascere con questo corpo e per questo ho deciso di cambiare anche il mio nome, perché non voglio più nascondere quello che sono”.



Bellissima e dalle curve mozzafiato. Carmen Carrera, modella transgender, ha fatto la storia della terza stagione di "RuPaul Drag Race", il celebre reality statunitense, per aver portato a compimento la sua transizione proprio durante lo show. Da quel momento, la Carrera è diventata un'icona delle donne transgender, portando la sua voce e la sua esperienza in molti punti vendita comeGLAAD.


Dopo la sua recente apparizione alla sfilata “Marco Marco runway show”, una nuova petizione lanciata da Change.org chiede a Victoria’s Secret, il celebre marchio di lingerie femminile, che annovera fra le sue modelle, top del calibro di Gisele Bundchen, Adriana Lima, Miranda Kerr e Alessandra Ambrosio, di aggiungere anche Carmen Carrera alla schiera dei suoi “angeli”. Se la maison accettasse, Carmen Carrera sarebbe il primo caso di modella trasngender a sfilare per il noto marchio di biancheria intima.


Candis Cayne si è diplomata alla scuola cittadina di Baldwin nel 1989 e successivamente ha trascorso un anno a Los Angeles, dove si è formata come ballerina. 
La sua principale attività nel mondo del cinema è quella di interprete e tra i lavori più interessanti possiamo citare la partecipazione nel film Making the Boys(2009) di Crayton Robey dove ha interpretato la parte di Sé stessa. 
Nel 2014 ha inoltre lavorato con per la realizzazione del film Slate and Kelly.


Negli anni novanta del XX secolo ha iniziato a lavorare nel mondo dello spettacolo come coreografa edrag queen nei nightclub di New York.

Nel 1995 è apparsa nel film documentario e nella commedia edita dagli Universal Studios A Wong Foo, grazie di tutto! Julie Newmar (To Wong Foo, Thanks for Everything! Julie Newmar) per la quale è stata anche coreografa.

Nel 1998 ha recitato come protagonista nel film indipendente Mob Queen e nel 2001 ha vinto il premio Miss Continental, l'annuale concorso di bellezza transgender organizzato a partire dal 1980 dal fondatore del Baton Show Lounge di Chicago.. Nel 2007 è stata nel cast di Starrbooty il film a basso costo realizzato da RuPaul, con il nome di Annaka Manners.

È divenuta nota al grande pubblico recitando nella serie televisiva Dirty Sexy Money nel quale ha interpretato il ruolo di transessuale. In seguito ha avuto un ruolo nella sesta stagione di Nip/Tuck.


Lynn Conway (New York, 1938) è un'informatica statunitense. Ha lavorato alla IBM negli anni sessanta e a lei è attribuita l'invenzione dellaDynamic Instruction Scheduling (DIS), una caratteristica fondamentale dell'esecuzione fuori ordine, presente in quasi tutti i moderniprocessori per incrementare le performance.


Nel 1965 l'invenzione del sistema DIS rese possibile la creazione del primo computer superscalare. Lynn Conway contribuì alla sua costruzione.

Nel 1968 fu licenziata dalla IBM, dopo aver rivelato di essere transessuale e di voler transizionare. La Conway aveva già fatto un primo tentativo di transizione alla fine degli anni cinquanta, ma era fallito a causa dell'ignoranza e delle ritrosie dei medici. A partire dal 1967 si sottopose quindi alle cure di Harry Benjamin, pioniere nel trattamento dei disturbi dell'identità di genere, e completò il suo percorso di transizione con la riassegnazione chirurgica di sesso.

Da uomo la Conway si era sposata e aveva avuto due figli. Dopo aver perso il suo lavoro all'IBM e la possibilità di vedere i suoi figli ricominciò da zero, lavorando come programmatrice a contratto. Per paura di rivivere l'esperienza umiliante del licenziamento all'IBM, decise di non rivelare la propria transessualità. Nel 1973 entrò al Centro di Ricerca Xerox di Palo Alto (PARC) e cominciò a lavorare sulVLSI design. In quegli anni scrisse con Carver Mead Introduction to VLSI Systems, un lavoro fortemente innovativo destinato a diventare un punto di riferimento per migliaia di progettisti di chip.

Nei primi anni ottanta Lynn Conway lavorò per il DARPA e nel 1985 divenne professoressa emerita di ingegneria elettrica alla Università del Michigan; nel 1989 fu eletta allaNational Academy of Engineering per i risultati ottenuti nel VLSI design.

Nel 1999, dopo che venne ricostruita la storia dei suoi primi lavori alla IBM, Lynn Conway decise di uscire allo scoperto e di fare coming out come donna transessuale. Da allora ha cominciato a occuparsi a tempo pieno dei diritti delle persone transessuali e transgender.


Laverne Cox, Astro nascente dello spettacolo, star del dramedy acclamato da pubblico e critica Orange Is the New Black e vincitrice lo scorso mese dello Stephen F. Kolzak Award, Laverne Cox, attrice e attivista transgender, Laverne Cox è la nuova icona del movimento LGBT americano.


Produttrice televisiva e attrice, Laverne è riuscita a conquistare la cover della prestigiosa rivista Time per rivendicare i diritti dei transessiali. "Un anno dopo la sentenza della Corte Suprema che ha legalizzato i matrimoni tra persone dello stesso sesso, un altro movimento sociale sfida gli stereotipi radicati nella società": così il magazine americano presenta il servizio sulla Cox.


Laverne Cox è la protagonista della nuova serie tv americana Orange Is The New Black, targata Netflix, che vedremo nel nostro paese il prossimo autunno in Italia.

Caroline “Tula” Cossey (al secolo Barry Kenneth Cossey) è una modello inglese ed è una delle più note donne transessuali del mondo. Cossey ha avuto un piccolo ruolo nel film di James Bond The Living Daylights , ha posato per Playboy, e scritto un’autobiografia “I Am A Woman” (Io sono una donna), dove ha raccontato delle sue esperienze come modella e attrice transessuale



Fallon Fox è il primo atleta transgender nella storia dell’MMA.
Nato nell’Ohio come Boyd Burton, Fallon, classe 1976, ha attraversato l’inevitabile confusione che affligge ogni persona con una disforia di genere, prima di poter capire come risolvere il suo problema. Per molto tempo si è sentito “semplicemente” gay, poi si è reso conto che non era esattamente così, nel frattempo ha sposato una donna, ha avuto una figlia, è entrato in marina per sostenere la sua famiglia e infine si è iscritto all’università, per poi crollare psicologicamente sotto il peso di un conflitto non risolto.




Presa coscienza definitiva del suo stato, ha cominciato a lavorare come camionista per mettere da parte i soldi necessari ad affrontare l’iter di transizione da uomo a donna, completato a Bangok nel 2006.
Ha fatto coming out nel 2013, nell’ambito di un’intervista rilasciata a Cyd Zeigler per Sports Illustrated.

Christine Jorgensen, nata George William Jorgensen Jr. (New York, 30 maggio 1926 – San Clemente, 3 maggio 1989), è divenuta famosa per essere stata una delle prime persone al mondo ad essersi sottoposte al cambio di sesso: nel suo caso, da uomo a donna.



George Jorgensen, Jr., prima studente di fotografia e poi al servizio dell’esercito americano, dopo due anni dal congedo militare, a 26 anni, è diventata Christine, portavoce della visibilità delle persone transgender e divenuta un personaggio pubblico per il suo attivismo a favore dei diritti delle transessuali.
Eletta donna dell’anno nel 1953, Mrs Jorgensen ha educato gli Stati Uniti d’America alle tematiche su sesso e genere.

Avvicinatasi alle prime cure ormonali grazie al supporto dell’amico medico Giuseppe Angelo, Christine Jorgensen ha successivamente incontrato a Copenaghen l’endocrinologo danese Christian Hamburger, per poi iniziare una terapia più avanzata e una prima di una serie di operazioni chirurgiche in Danimarca. Nel 1952, ritornata negli Stati Uniti, si è sottoposta alla vaginoplastica sotto la direzione del Dott. Angelo e del più noto Harry Benjamin.


legante e aggraziata, Christine Jorgensen, divenuta una reginetta della tv e della radio, si è cimentata come attrice e ballerina, ispirandosi a Marlene Dietrich, Talullah Bankhead e Doris Day. Molti artisti dell’epoca sono stati prima suoi fan e poi suoi amici, fino alla sua morte nel 1989 per cancro

Isis King, nata Darrell Walls (contea di Prince George, 1 ottobre 1985), è una modella e stilista statunitense.



Fu una delle concorrenti dell' 11ª e della 17ª stagione del reality show America's Next Top Model. È stata la prima transgender a partecipare al programma e una delle più viste in televisione.

La storia di Lana Lawless, un ex poliziotto, 61 enne giocatrice di golf della California ha del singolare. Nel 2005 è diventata donna dopo aver subito un'operazione di cambio di sesso e nel 2008 ha vinto il titolo del Woman Long Drive Association.


Lana non ha indugiato a fare causa alla Lpga (l’associazione del golf pro femminile) per averle impedito di partecipare al campionato del mondo del drive più lungo che aveva vinto nel 2008. Le sue pretese sembrerebbero non fare una piega, perché in California, lo Stato dove vive, discriminazioni per questioni di sesso sono proibite dalla legge.



La soldatessa Chelsea Manning l'ex analista dell'intelligence, in precedenza all'anagrafe Bradley, è stata condannata a 35 anni di detenzione per aver diffuso documenti riservati di esercito e dipartimento di Stato al sito WikiLeaks. Un generale dell'esercito ha poi convalidato le sentenze, aprendo la strada al ricorso alla Corte d'appello penale militare. A seguito della condanna, Manning ha annunciato la volontà di vivere come una donna e di chiamarsi Chelsea, cambiamento di nome approvato da un tribunale civile e non contrastato dall'esercito.


A Manning è stata diagnosticata più volte dai medici militari una disforia di genere, nel suo caso la condizione di sentirsi una donna in un corpo di uomo. Il Pentagono sta cercando di trasferire Chelsea Manning dal carcere militare in cui è detenuto in un carcere civile, in modo che possa poi ricevere le cure ormonali necessarie per il suo disturbodiagnosticato dell’identità di genere.


Janet Mock, autrice, conferenziera e attivista per i diritti delle persone transessuali. Autrice del libro Redefining Realness. My Path to Womanhood, Identity, Love & So Much More, uno dei best stelle del New York Times. Oltre per i suoi scritti, Janet Mock è nota per la difesa dei dritti delle persone transessuali.




Mike Penner (Christine Daniels), redattore sportivo per il Los Angeles Times, nel 2007 pubblicò un articolo in cui annunciava "Mi prendo una vacanza di qualche settimana dal mio lavoro di giornalista, quando tornerò, riprenderò a scrivere col nome Christine Daniels."


Ma la benevolenza che i suoi capi hanno dimostrato d'avere riaccogliendolo nella redazione, non è bastata a rendere Mike una donna felice.

Il momento in cui Penner ha rivelato la sua situazione personale è stato difficile tanto per lui quanto per i suoi lettori. "Sono un transessuale e ho deciso di cambiare sesso" aveva scritto il giornlista all'interno di un pezzo intitolato "Vecchio Mike, Nuova Christine". Nell'articolo il reporter annunciava che al rientro da una vacanza di due settimane sarebbe tornato al desk con un nuovo nome, Christine Daniels. "Mi ci sono voluti più di 40 anni, un milione di lacrime e centinaia di ore di autoanalisi per trovare il coraggio di scrivere queste poche parole" aveva sottolineato Penner.

La rivelazione creò un vero e proprio terremoto nel ristretto mondo sportivo americano. Negli ultimi tempi aveva deciso di rinunciare al suo blog ed era tornato a firmarsi Mike Penner. Una decisione rivelatasi forse fatale, segno di una intolleranza impossibile da sopportare. Fino al gesto estremo. Si è tolto la vita nel 2009, due anni dopo essere finito sulle prime pagine dei giornali americani quando, nel 2007, aveva annunciato che stava per diventare donna.


Renée Richards ( Richard Raskind) nacque a New York il 19 Agosto del 1934. Capitano della squadra di tennis del suo liceo, l’ Horace Main School, a 15 anni vinse il torneo di singolare del campionato interscolastico tra istituti privati della East-Coast. All’università di Yale fu ancora capitano del team di tennis e si laureò poi alla Medical School di Rochester, divenendo un chirurgo oculista; servì nella marina americana come tenente capitano e nel 1972 vinse i campionati americani over 35.


Renée Richards è diventata famosa dopo la sua transizione chirurgica mtf nel 1975 e la battaglia legale contro l'United States Tennis Association per poter competere nell'US Women's Open. Per oltre trent'anni è stata l'unica tennista transessuale ad aver giocato nelle gare femminili di alto livello.


A metà degli anni Sessanta cominciò a vestirsi da donna e asottoporsi a una terapia ormonale, e viaggiò in Europa e poi a Casablanca per intraprendere un intervento di cambiamento di sesso. 

Ma poi gli mancò il coraggio: tornò a New York, dove si sposò e adottò un figlio. Dopo aver
conosciuto negli Stati Uniti un chirurgo disponibile a sottoporla all'operazione, nel 1975 la effettuò, a quarant'anni, diventando legalmente donna. Cominciò una nuova vita: lavorava come oculista in California e giocava nei tornei femminili di tennis professionalmente, come Renée Richards. 

Ma quando la sua precedente identità maschile venne scoperta, l'associazione tennistica americana le vietò di partecipare all' US Open del 1976 con la motivazione che, poichè la riassegnazione chirurgica del genere sessuale non può cambiare il corredo genetico di una persona, non avrebbe superato il test cromosomico richiesto alle Olimpiadi. La reazione di Renée fu intentare una causa che si concluse a suo favore con una storica sentenza della Corte Suprema di New York, fondamentale per i diritti delle persone trans nel
mondo dello sport.

Nel 1977 Richards arrivò nella finale del doppio donne dell'US Open con Betty Ann Stewart e perse di stretta misura contro Martina Navratilova (con la quale ebbe una relazione) che era in coppia con Betty Stove. Nella sua carriera femminile collezionò da allora molte vittorie e titoli, e diventò anche l'allenatrice della Navratilova. Si è ritirata nel 1981, tornando alla medicina e ammettendo: "Ero migliore come medica che come tennista". Nel 1986 ha pubblicato l'autobiografia "Second Serve" (1983), dalla quale è stato tratto l'omonimo film per la televisione interpretato da Vanessa Redgrave. Una seconda autobiografia uscita nel 2007 è "No Way Renée: The Second Half of My Notorious Life".



Sylvia Rae Rivera (New York, 2 luglio 1951 – New York, 19 febbraio 2002) è stata un'attivista statunitense. Transgender, è divenuta un'icona del movimento omosessuale in seguito ai moti di Stonewall del 1969


Nata a New York in un taxi di fronte al Lincoln Hospital ma di origini portoricane e venezuelane Sylvia Rivera viene abbandonata dal padre José Rivera quando era ancora neonata e diventa presto orfana dopo il suicidio della madre dopo tre anni dalla sua nascita. Da allora cresce con la nonna venezuelana che presto si accorge dei suoi modi femminili, e li disapprova, così all'età di 11 anni Sylvia inizia a vivere in strada ed entra in contatto con la comunità di Drag queen della sua città.

Diviene nota dopo che, nella notte fra il 27 ed il 28 giugno 1969, allo "Stonewall Inn", un locale gay di New York, partecipò alla rivolta contro la polizia ricordata ancora oggi in tutto il mondo con la marcia del Gay Pride come l'inizio del Movimento di liberazione omosessuale. In particolare, nonostante ancora oggi i racconti dell'episodio risultino contraddittori, la Rivera viene ricordata per essere stata la prima ad aver lanciato una bottiglia contro i poliziotti che avevano già fatto numerose volte irruzione nel locale di Christopher street. Nel febbraio1970 si unisce alla Gay Activists Alliance. Nello stesso anno, memore delle sue esperienze passate, fonda, insieme a Marsha P. Johnson, lo STAR (Street Transvestite Action Revolutionaries), un gruppo dedicato ad assistere ed aiutare le persone T* di strada senzatetto, che aveva visto morire giovani per una coltellata o un'overdose, ma la mancanza di fondi e altri problemi portano alla sospensione del progetto. Fra la fine degli anni settanta e l'inizio degli anni novanta si trasferisce a Tarrytown, dove organizza degli spettacoli drag nei locali della zona.

Pur rimanendo in contatto col movimento gay, da questo momento si limita a partecipare ai Gay Pride annuali. Successivamente l'uso di sostanze stupefacenti determinano un tracollo nella sua vita ed il suo ritorno a New York, come senzatetto. Nel 1994, sempre più delusa dall'emarginazione delle persone transgender da parte della comunità gay, decide, durante il venticinquesimo anniversario della rivolta di Stonewall, di mettersi alla testa della cosiddetta marcia "illegale", un gruppo di manifestanti respinti dagli organizzatori del Gay Pride (i gay non volevano marciare insieme all'associazione degli "amanti dei ragazzi" ovvero il NAMBLA, North American Man Boy Love Association). Il 24 maggio 1995 tenta il suicidio, camminando nel fiume Hudson. Sylvia Rivera è stata spinta al suicidio più volte, in seguito alle discriminazioni e alle forti delusioni, in particolare quelle dovute al movimento gay, che ha più volte preso le distanze da transessuali, travestiti e drag queen, che rappresentano talvolta nella comunità LGBT una sorta di minoranza nella minoranza.

Nel 1997 si unì alla Transy House Collective. Nel 1999 venne invitata in Italia dal M.I.T. e partecipò al World Pride 2000 a Roma. Nel 2000, insieme ad altri attivisti, riattivò lo STAR. È morta a 50 anni, il 19 febbraio 2002, al St. Vincent's Manhattan Hospital di New York, per un tumore al fegato. Nel 2005, durante il Transgender Day of Remembrance, New York le ha dedicato una strada

Amanda Simpson, membro del consiglio d’amministrazione del National Center for Transgender Equality, è stata scelta da Obama come Consigliere Capo del Ministero del Commercio Usa. Una nomina immediatamente applaudita dalle organizzazioni gay e transgender americane. “Obama è il primo presidente della storia ad aver nominato ad un’alta carica dello stato un individuo apertamente transessuale”, afferma sul suo sito web il Gay & Lesbian Victory Fund, uno dei gruppi gay più antichi e autorevoli del paese. Amanda Simpson, che negli anni ’90 si è operata per diventare una donna, è stata nominata consulente tecnica del ministero del commercio. 


La Simpson, di 49 anni, prima di diventare donna, aveva lavorato come pilota di prototipi per la Raytheon. Nel suo incarico rafforzerà la sicurezza nazionale in questioni relative al settore degli scambi commerciali.

Tra le regine di bellezza spicca sicuramente Lea T! Nata Leandro Medeiros Cerezo il 22 marzo 1981 a Belo Horizonte, la top model brasiliana è la figlia dell’ex calciatore Toninho Cerezo.

Il direttore creativo di Givenchy la vuole come assistente, la osserva e capisce, prima di lei, le sue potenzialità come modella. Si conoscono da quando lei ha 17 anni, e la famiglia dello stilista è la prima in cui Lea si sente davvero a suo agio così com’è, tanto che la T. dopo il suo nome sta proprio per Tisci, come se l’avessero (non ufficialmente) adottata. L’idea dell’amico Riccardo di farla posare come una modella donna le offre anche un modo per vivere a pieno la sua transessualità. “Iniziò tutto facendomi mettere un tacco, e poi un vestito da sera. E il resto venne da sé”. Tisci costruisce la campagna invernale 2010 sul suo volto..


Nell’agosto 2010 posa per Mert&Marcus su Vogue Francia, senza veli. La sua bellezza androgina si impone sia in passerella che sui servizi delle riviste di moda, e lei diventa un’icona.


Carriera che va a gonfie vele: la rivista Lurve le dedica la copertina, con le foto di Carlotta Manaigo, che consacrano ufficialmente la sua popolarità. Un’altra scelta che fa scalpore è quella della rivista Love, che sul n.5 di febbraio scorso pubblica in copertina il bacio “saffico” tra Lea e Kate Moss, fotografate in bianco e nero da Mert&Marcus. Ormai la modella brasiliana è richiestissima, arriva al quarantesimo posto della classifica delle top model internazionali e sfila finalmente nel suo paese, il Brasile, accanto alla conterranea Gisele Bündchen, per lo stilista Alexandre Herchcovitch, durante la settimana della moda di San Paolo. Il pubblico delle sfilate, solitamente freddino, si è alzato in piedi per applaudirla.


Lea T è la dimostrazione vivente di come l'amore di una madre e un padre possa accompagnare il percorso di vita di un figlio''. Perché la modella di questo parla continuamente, di come cioè la famiglia, e quel padre straordinario, l'abbiano aiutata a trovare la sua strada.


La transessuale Jenna Talackova, è stata riammessa al concorso di Miss Universo Canada grazie a una petizione online che ha raccolto 41.000 firme.




Jenna Talackova, era stata espulsa dal concorso Miss Universo Canada dopo aver rivelato di essere nata uomo.

Gli ufficiali avevano riconosciuto la 23enne Jenna (che si è sottoposta a interventi di chirurgia circa quattro anni fa per diventare donna) come una "vera ragazza", ma l’avevano in seguito squalificata perché le regole stabiliscono che tutte le partecipanti devono “essere nate naturalmente donne”. La decisione ha suscitato scalpore nei fan dello show – di proprietà di Donald Trump – che su Facebook e Twitter hanno espresso tutta la loro rabbia. Jenna, che sosteneva di essere nata donna nel modulo d’iscrizione al concorso e che in un secondo tempo ha ammesso di essere nata uomo, ha partecipato a numerose edizioni di Miss Universo e concorsi per transessuali in passato.



Jenna Talackova passa alla storia, ma ha perso la corona (finita nella top 12 a contendersi il titolo di Miss Simpatia con altre tre concorrenti) . La Talackova, che ha convinto Donald Trump e il suo concorso Miss Universo Canada a eliminare il divieto di partecipazione alle concorrenti transgender, - 


Brandon Teena (Lincoln, 12 dicembre 1972 – Humboldt, Nebraska, 31 dicembre 1993) è stato un ragazzo transgender statunitense. Il suo assassinio, in seguito a violenza e stupro, è stato uno dei più noti casi di transfobia degli Stati Uniti d'America degli anni novanta. La sua storia ha ispirato il documentario The Brandon Teena Story (1998) ed il filmBoys Don't Cry (1999), per il quale Hilary Swank ha ricevuto il Premio Oscar alla miglior attrice nel 2000.


Brandon Teena nasce a Lincoln, Nebraska con il nome di Teena Renae Brandon. Viene violentato sessualmente da un suo parente quando veste ancora i panni di una donna. Secondo la madre di Brandon, il parente in questione è Joann Brandon, ricercato dalle autorità nel 1991.

Il giovane Brandon non fatica a stringere amicizie, sua madre però non accetta il suo transgenderismo e per tale motivo continua a riferirsi a lui come "mia figlia".


Nel 1993, dopo alcuni problemi di carattere giuridico, Brandon si trasferisce a Falls City, nella contea di Richardson, dove stringe amicizia con alcuni abitanti del luogo, dove si identifica come uomo al pubblico. Si trasferisce a casa di Lisa Lambert dove Brandon conosce Lambert, amico di vecchia data di Lana Tisdel, oltre a due ex-cons John Lotter e "Tom" Nissen, stringendo amicizia anche con loro. Nissen è sposato e ha due figli. Tisdel e Lotter sono amici fin dall'infanzia ed in passato sono stati anche fidanzati. Intanto un altro uomo, Filippo, diventa amico di Brandon.

Il 15 dicembre del 1993 Brandon viene arrestato per contraffazione. Lana Tisdel paga la sua cauzione e, andata in carcere, vede che Brandon è stato assegnato al reparto femminile, scoprendo così che Brandon in realtà è biologicamente una donna. Dinanzi ad una richiesta di spiegazioni, Brandon dice che intende sottoporsi ad un intervento per cambiare sesso.


La morte

Durante una festa di Natale, Nissen e Lotter afferrano Brandon e lo costringono a togliersi i pantaloni, mostrando a Lana che Brandon non è biologicalmente un uomo. Lotter e Nissen hanno una colluttazione con Brandon e lo costringono a salire su un'auto, dove lo violentano. Infine lo riportano di nuovo a casa di Nissen.

Brandon sfuggito dalla casa di Nissen riesce ad andare a casa di Tisdel, arrampicandosi sulla finestra. Egli denuncia l'accaduto alla polizia, la quale per mancanza di prove non riesce ad incastrare e arrestare i due stupratori. Tom Nissen e Lotter John vanno così a casa di Lisa Lambert in cerca di Brandon e, trovatolo, lo uccidono assieme a Devine e Lisa Lambert.

Nissen in seguito testimonia contro Lotter, ottenendo così l'ergastolo. Lotter, invece, viene condannato alla pena di morte, ed ora il suo caso è sotto revisione.


Si chiamava Billy Tipton, era un pianista e sassofonista, era nato nel 1914 e morì nel 1989 per un’emorragia causata da un’ulcera non curata.




Quel che si scoprì dopo la morte, e che Billy era riuscito a tenere segreto per quasi cinquant’anni, è che non si trattava di un uomo, ma di una donna. Nata, per la precisione, Dorothy Lucille Tipton, e vissuta en travesti per buona parte della sua esistenza.

Dorothy Lucille Tipton era nata ad Oklahoma City, figlia di una casalinga e di un pilota che avevano divorziato quando lei aveva quattro anni. Era stata cresciuta da una zia di Kansas City: lì aveva fatto gli studi fino alle superiori e aveva cominciato ad appassionarsi al jazz, dato che negli anni ’20 e ’30 la città aveva una delle scene jazzistiche più ricche d’America.



Billy Tipton (1914-1989), il musicista americana che riuscì a passare da uomo per cinquantasei anni, con cinque mogli e tre figli, fino alla morte: il suo outing venne effettuato dal medico legale, e rimbalzò subito sulle pagine dei giornali di tutto il mondo.

Billy non è stata l'unica. Nel regime patriarcale, le donne che si sono travestite da uomo per vari motivi, spesso rischiando la morte o l'arresto, sono sempre state numerosissime. [...] La misoginia e la repressione dei primi secoli del cristianesimo hanno prodotto un'ondata di sante-maschio[...] Donne che si travestivano da monaci per poter studiare, o da eremiti per vivere nella solitudine senza sposarsi, o da pellegrini per potersi muovere liberamente.


Lana Wachowski,  regista sceneggiatrice, produttrice cinematografico e autrice di comics americano che, assieme a suo fratello minore Andy, è la  creatrice di una delle trilogie cinematografiche del genere fantascientifico più rivoluzionarie della storia del cinema, tanto per gli effetti speciali quanto per i contenuti offerti: Matrix, un vero e proprio compendio filosofico formato pellicola. 


La Human Rights Campaign’s Visibility ,hanno premiato il suo coraggio con un riconoscimento ufficiale: Lei a ritirato il premio„ pronunciando un discorso di ringraziamento che ha svelato il suo animo al pubblico e commosso più di uno spettatore:

“Sono qui perché la mia maestra Mr. Henderson mi ha insegnato che ci sono alcune cose che facciamo per noi stessi, ma ci sono alcune cose che facciamo per gli altri. Sono qui perché quando ero giovane, stavo male perché ero una scrittrice e volevo essere una regista, ma non c’era al mondo una regista transgender che potesse capirmi, tutti i miei sogni erano stati preclusi semplicemente perché la mia identità di genere era meno tipica di altri. Se posso essere quella persona per qualcun altro, allora il sacrificio della mia vita privata e civica può avere valore”.

Lana non ha compiuto gesti eroici per salvare vite in pericolo e non si è resa protagonista di fatti eclatanti, ma il suo atto di coraggio è stato affermare se stessa e perseguire fino in fondo la sua vera natura, affrontando a testa alta tutte le conseguenze della sua decisione.

venerdì 4 aprile 2014

Transgender, sono troppi i rischi per chi vuole operarsi in Italia

MEDICINA
Liste d'attesa eterne, scarsa specializzazione, poca attenzione alle ricadute psicologiche sui pazienti. Troppo spesso nel nostro paese chi deve cambiar sesso affronta un'odissea anche in sala operatoria. Tanto che un gruppo di pazienti ha fatto causa al Sistema sanitario nazionale

di Antonio Sciotto.


Operarsi in Italia, per chi è transessuale, può essere un grosso rischio: “Molti medici non hanno sufficiente esperienza e non conoscono le tecniche più avanzate: per noi l'intervento ha aperto una vita di inferno”. La denuncia viene da un gruppo di donne che ha tentato di cambiare sesso (erano nate come uomini), oggi assistite da un avvocato, anche lei transessuale, che però per non esporsi a pericoli si è fatta operare in California, pagando di tasca propria, da una chirurga tra le più specializzate al mondo.

“Sto seguendo 13 ragazze, contro diversi ospedali italiani – spiega Alessandra Gracis, legale con sede a Conegliano, nel trevigiano – Siamo in causa per avere un risarcimento, perché gli interventi correttivi che ho già consigliato alle mie clienti di tentare in altri paesi, dagli Usa alla Thailandia, sono molto costosi e loro sono quasi prive di reddito”.

Operazioni diverse ore più lunghe del necessario, infezioni continue e fistole, la necessità di portare una sorta di dilatatore per anni, a volte anche tutta la vita: sono questi alcuni degli incredibili problemi a cui sono andate incontro le donne oggi in causa contro il nostro sistema sanitario nazionale.

Chiamati a pagare i danni il Policlinico Umberto I (4 casi) e il San Camillo (2 casi) di Roma, e diversi nosocomi di Brescia, Chieti, Pietra Ligure, Bologna. Le ragazze di Alessandra sono sì clienti, ma anche amiche, e per lei, portare avanti queste denunce, ha un valore politico: “In Italia – spiega – si fanno pochi interventi in tanti centri ospedalieri, il che non permette ai medici di specializzarsi. Dovrebbero, al contrario, come nel caso del Charing Cross Hospitaldi Londra, unico centro specialistico in Inghilterra, puntare su un solo ospedale di eccellenza. Cercheremo di farci riconoscere non soltanto il danno biologico, ma anche quello arrecato all'identità di genere, alle relazioni sociali, in base all'articolo 2 della Costituzione”.

Particolarmente grave il caso dell'Umberto I di Roma: quattro pazienti assistite da Gracis hanno denunciato penalmente l'equipe di chirurghi per “lesioni personali gravissime”, chiedendo anche l'interdizione dal ripetere lo stesso tipo di intervento in futuro. “I medici – spiega l'avvocato – hanno utilizzato una tecnica del tutto sperimentale, senza fornire informazioni adeguate: hanno ricostruito la vagina partendo da tessuto prelevato dalla bocca e poi coltivato in vitro. I risultati sono stati disastrosi, ma l'Umberto I ha continuato per almeno due anni dopo il primo intervento a utilizzare questa tecnica. Addirittura l'estate scorsa hanno pubblicato gli esiti in un articolo scientifico sul PRSJournal , la rivista dei chirurghi plastici americani, definendo l'operazione 'fattibile, sicura e vantaggiosa'”.

Gli interventi per cambiare sesso sono circa 120 l'anno in Italia, ma non esiste un registro ufficiale: il conto, empirico, viene dall' Onig , osservatorio dell'identità di genere, che sul suo sito web accorpa i dati parziali provenienti dai diversi istituti. Sono quasi tutte operazioni M to F (male to female, da uomo a donna) perché quelle F to M (da donna a uomo), in Italia sono a uno stato ancora embrionale, e chi vuole tentarle si rivolge perlopiù all'estero.


“AL LIMITE SI POTREBBE FARE SUORA”
Silvia Cimmino è una delle quattro ragazze operate all'Umberto I, tutte con risultati catastrofici, molto simili tra loro: “I medici mi hanno prospettato un intervento 'innovativo' – racconta - spiegando che avrebbero prelevato tessuto dalla bocca: avrebbero coltivato cellule staminali per creare il rivestimento della mia futura vagina, quello che di solito si ottiene rivoltando il pene. Ma non c'è stata mai un'informazione esauriente sui rischi, solo parole generiche”.

“Fu eseguito un primo intervento per creare la cavità vaginale, demolendo i miei organi maschili. Ma pochi giorni dopo mi sono venute delle infezioni, e dopo un mese e mezzo la cavità era già chiusa. Dopo il secondo intervento ho passato un mese in ospedale per un'altra infezione, e ho dovuto portare un dilatatore per 11 mesi. All'inizio mi avevano detto che questo dilatatore – una sorta di tubo in silicone riempito di soluzione fisiologica - avrei dovuto sopportarlo solo 6 mesi, ma alla fine è arrivato l'annuncio-choc: 'Dovrà portarlo tutta la vita'”.

Silvia racconta di essersi sentita come una cavia dei medici del Policlinico: “E pensare che chiedono allo Stato di finanziare queste operazioni dagli esiti disastrosi. Un continuo di infezioni, batteri e secrezioni: hanno ammesso dopo varie visite che era capitato anche ad altre ragazze”. Infine, oltre al danno, la beffa. I dottori si prendono pure gioco di lei: “'Al limite, male che vada, c'è anche l'altro buco', mi hanno detto. 'Si può sempre fare suora'. Ero sconvolta non solo dai risultati, ma anche da questo modo di trattarmi”.

“Mi hanno proposto di riprovarci prelevando la pelle addominale – conclude Silvia – Ma chi si fida più: non so se avrò il coraggio di rimettermi sotto i ferri. A volte mi sento come un eunuco: ho 28 anni e non posso vivere a pieno la mia vita”.

“RINUNCERAI ALLE RELAZIONI, MA ALMENO TI SALVI LA VITA”
Un'altra testimonianza – ma in questo caso la ragazza ci chiede l'anonimato – viene da una causa in corso con l'ospedale di Pietra Ligure. Lucia (usiamo un nome di fantasia) è stata in lista d'attesa alla Asl di Trieste per ben 7 anni: ha iniziato nel 2005 e nel 2012 le hanno telefonato per sapere se fosse ancora interessata. Alla fine ha deciso di operarsi a Santa Corona, in Liguria, perché lì avrebbe atteso meno.

Un intervento di 7 ore, e due settimane dopo a casa. Ma qui cominciano i guai: “Si manifestò una fistola, cioè un piccolo foro, che faceva riversare l'urina nella cavità vaginale, quindi si creavano continue infezioni – racconta Lucia - L'operazione era stata quella classica, usando il tessuto penile. Dopo qualche mese mi dissero che avrei dovuto portare un catetere infilato nella vescica per almeno un anno, in attesa di un nuovo intervento. Buona parte di quell'anno lo passai in ospedale, alternando nuovi interventi – in tutto una decina – con brevi periodi passati a casa. Alla fine i chirurghi mi hanno detto: non puoi tenere la fistola, dobbiamo chiudere la cavità vaginale, utilizzando tessuto preso da altre parti del corpo”.

“'Sacrifichiamo la qualità dei rapporti ma salviamo la vita', mi dissero i chirurghi. Non avevo scelta, provavo dolori massacranti e con questo catetere nella vescica non riuscivo neanche a camminare. Alla fine avevo il fisico massacrato, per i ripetuti interventi che necessitavano di tessuti da tutto il corpo: cicatrici su braccia, gambe, pancia. Tale fu lo choc che da allora non sono più tornata in Liguria, non ho il coraggio, mi viene l'ansia anche se dovesse essere solo per una vacanza”.

“Da poco mi ha visitato una specialista americana, Marci Bower: dice che qualcosa si può tentare, ma che è rischioso. Si potrebbero creare problemi nell'apparato digerente, e forare l'uretra. 'Se ti buco l'intestino – mi ha detto – poi dovrai portare un sacchetto per le feci per tutta la vita'”.

Lucia vive a Treviso: una legge regionale, la 22 del 1993, assicurerebbe alle persone transessuali venete di essere assistite e operate in Regione nei centri che la giunta avrebbe dovuto individuare entro 30 giorni, ma nessun governatore l'ha mai applicata e finanziata. “Ho scritto a Luca Zaia – dice l'avvocato Gracis – Ma non mi ha mai risposto. Mi piacerebbe incontrare con le altre ragazze il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, per far presenti tutti i limiti del nostro sistema sanitario: chiedere di investire su questo tipo di interventi, di razionalizzare il sistema, centralizzando in un unico ospedale la chirurgia e delocalizzando solo il resto”.

“ALLA FINE POTRO' FARE LA PIPI' IN PIEDI”
Alessandro Iuliano ha fatto il percorso opposto: padovano, 40 anni, ha cominciato 5 anni fa la sua transizione da donna a uomo. “Io della chirurgia italiana ho una esperienza positiva – racconta – ma perché ho saputo fermarmi a un certo punto. Al Sant'Orsola di Bologna ho fatto la mastoplastica riduttiva, per avere i pettorali maschili, e la demolizione dell'utero: ma il resto, la falloplastica, me la faranno in Belgio”.

Alessandro prima di entrare in una sala operatoria si è informato a lungo, attraverso dei forum su Internet, con ragazzi che come lui sono nati in un corpo femminile: “In Italia dicono che riescono a farti la falloplastica, ma in realtà ancora non ci sono arrivati: per quello che ho potuto vedere dalle persone con cui ho parlato, ti lasciano la vecchia uretra, quindi non chiudono completamente la vagina: un ragazzo che si è operato a Trieste mi ha detto che per mesi ha sofferto di fistole e infezioni. In Belgio al contrario ricostruiscono l'intero organo: a me hanno prelevato il tessuto da gambe e braccia. Alla fine potrò fare la pipì in piedi”.

Sembra un particolare, questo della posizione in cui si urina, ma evidentemente il problema è sentito: per molti anche questa è “identità di genere”. L'intervento di Alessandro è stato finanziato dalla sanità italiana, grazie alle nuove normative europee per cui puoi curarti in tutta l'Unione: “La mastoplastica però si erano rifiutati di finanziarmela: evidentemente il nostro Paese riconosce indirettamente che la falloplastica è meglio farla fuori. L'operazione in Belgio è costata, per differenti interventi successivi, intorno ai 45 mila euro, di cui io ho messo circa il 10% in forma di ticket”. E l'erezione? E' l'ultimo passaggio, l'intervento finale: “Si ottiene grazie a una protesi in titanio, rivestita con materiale biocompatibile, che si attiva meccani
camente”.
04 aprile 2014

venerdì 22 novembre 2013

VARIABILI UMANE, uno spettacolo della Atopos Compagnia Teatrale. Un viaggio nei meandri del genere, dell'amore e della sessualità.


Premio Tuttoteatro.com alle Arti Sceniche "Dante cappelletti" 2010
VARIABILI UMANE
progetto e regia di Marcela Serli
drammaturgia Marcela Serli e Davide Tolu
da un'idea di Irene Serini

con Gabriella Basso Ricci, Cesare Benedetti, Noemi Bresciani, Alessio Claciolari, Laura Caruso, Marco Caserta, Gianluca Di Lauro, Andrea Forzani, Hervé Guerrisi, Giulia Lunaspina, Matteo Manetti, Antonia Monopoli, Maxine Na'vi, Sheina Pecchini, Marta Pizzigallo, Gaia Saitta, Beatrice Schiros, Irene Serini

Compagnia Atopos

"Abbiamo infranto la legge dell'uomo
Donne non femmine, uomini non maschi
Madri senza utero, padri senza seme
E poi tutti gli altri, sia in scena che fuori
Guardami
Cosa devo fare per farmi amare?"

Video realizzato da Alberto Sansone.

Fino a domenica pomeriggio al teatro Ringhiera di Milano
Da giovedì 21 a domenica 24 novembre
Da giovedì a sabato ore 20.45
Domenica ore 16


sabato 19 ottobre 2013

La 7 ° Giornata Internazionale di Azione per la Depatologizzazione Trans

il 20 ottobre si ricorda che voler cambiare sesso non deve essere considerata una malattia psichiatrica. Una data scelta in tutto il mondo per chiedere all'Oms di togliere questo desiderio legittimo dalla lista del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali senza che questo comporti, però, la perdita del sostegno economico da parte dello stato.

Domani 20 ottobre è la giornata in cui si ricorda che la transessualità non deve essere considerata una malattia psichiatrica. Una data che è stata scelta in tutto il mondo per chiedere all’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) di togliere la transessualità dalla lista del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (Dsm, acronimo della sigla inglese Diagnostic and statistical manual), considerato la Bibbia della psichiatria ed attualmente in corso di revisione dopo 30 anni. Psichiatri, avvocati, associazioni e attivisti si stanno battendo perché la transessualità venga ufficialmente depatologizzata. Una richiesta che ha trovato adesioni anche negli ambienti istituzionali visto che il Parlamento europeo, nel settembre 2011, ha votato una risoluzione al riguardo.

In Italia si stima che ci siano circa 50mila persone transessuali: il 70 per cento sono MtF (Male to female, cioè uomini che diventano – o sono diventati – donne) e il 30 per cento sono FtM (Female to Male, donne che diventano – o sono diventate – uomini). Per fare il cambio di sessoe di documenti le persone transessuali devono passare attraverso una laboriosa e faticosa procedura dovuta proprio al fatto che la transessualità è considerata una malattia e classificata con il termine di “disforia di genere”.

Prima di tutto devono ottenere la diagnosi da due specialisti – psichiatra ed endocrinologo – che devono attestare la “malattia”. Poi possono procedere con la cura ormonale, che serve per iniziare la trasformazione (la transizione) del corpo da un sesso all’altro. Dopo questo iter che dura minimodai 2 ai 3 anni possono procedere con l’intervento chirurgico per la rimozione degli organi riproduttori (e per l’eventuale ricostruzione degli organi genitali). Finite le varie operazioni – isterectomia e mastectomia per le donne che diventano uomini e orchiectomia per gli uomini che diventano donne – devono intraprendere il lungo procedimento burocratico per il cambio del nome sui documenti.

Chi si batte per la depatologizzazione chiede, attraverso l’eliminazione della diagnosi, che la persona transessuale venga messa nella condizione di decidere da sola che cosa fare con il proprio corpo, senza dover far ricorso a diagnosi e tribunali. Una soluzione che è già realtà in alcuni Paesi come la Francia, ad esempio, dove dal 2010 la transessualità non è più considerata una malattia psichiatrica.

Depatologizzare la transessualità, però, potrebbe avere una conseguenza da non sottovalutare: la perdita del sostegno economico da parte dello Stato nel percorso di transizione e nell’operazione. Fino ad ora, infatti, proprio per il fatto che la transessualità è considerata una malattia, la maggior parte degli Stati (come ad esempio quello italiano) assicurano il pagamento delle cure principali alle persone transessuali che hanno ricevuto il via libera da psichiatra ed endocrinologo.

Il rischio è che lo Stato, nel momento in cui rinuncia ad avere giurisdizione su nomi, corpi o identità delle persone transessuali, possa sentirsi sollevato dal dovere di sostenere economicamente il percorso di transizione che, a quel punto, assumerebbe il valore di una pura scelta personale. Se così fosse, l’intero iter diventerebbe una prerogativa esclusiva di chi ha abbastanza soldi per permetterselo.

Nella petizione che è stata firmata nei giorni scorsi anche da Vladimir Luxuria, tra le testimonial italiane della campagna, questo rischio è stato preso in considerazione. “Come è successo con l’omosessualità – si legge nella petizione – che è stata tolta da tale elenco nel 1990, è arrivato il momento di smettere di stigmatizzare le persone transessuali. Questo non significa che dobbiamo essere esclusi dal sistema sanitario: le donne incinte non sono malate, ma ricevono assistenza medica. Lo stesso dovrebbe accadere con le persone transessuali”. Il che significa:depatologizzare senza perdere i diritti e le cure gratuite. Un’utopia, forse. Ma sono in molti e in molte a crederci.

di Stefania Prandi | 19 ottobre 2012

venerdì 4 maggio 2012

Arcigay Palermo: ""Un" transessuale: quando un articolo seppellisce l'identità di una persona"

E' di ieri la notizia della tragica morte di "un" transessuale, "trovato morto" nel suo appartamento nel centro storico di Palermo.
Secondo un'enciclopedia di facile consultazione come Wikipedia, "la transessualità è la condizione di una persona la cui identità sessuale fisica non è corrispondente alla condizione psicologica dell'identità di genere maschile o femminile e che, sovente, persegue l'obiettivo di un cambiamento del proprio corpo, attraverso interventi medico-chirurgici".

In altre parole una persona trans è una persona in transizione da un genere ad un altro: o dal maschile verso il femminile (MtoF: "male to
female) o dal femminile verso il maschile (FtoM: "female to male").
E' un processo laborioso, e troppo spesso anche doloroso, di riappropriazione della propria identità.
Per questo motivo i titoli e gli articoli che ad esempio, come in questo caso, definiscono al maschile una trans MtoF, che riconosce in sé e chiede il riconoscimento di un'identità femminile è un'offesa.
Una negazione di quello che la persona voleva affermare lottando ogni giorno contro gli infiniti pregiudizi che una persona trans deve subire da una società che la respinge ai margini.

La stessa wikipedia prosegue, con molta chiarezza: "In mancanza di indicazioni specifiche da parte dell'individuo stesso, la forma del genere da utilizzare per le persone transessuali, rispettosa nei confronti della persona, è quella propria del genere di elezione. Nel caso di MtF i termini transgender/transessuale andranno quindi declinati al femminile, mentre - al contrario - nel caso di FtM i termini transgender/transessuale andranno declinati al maschile "

Crediamo che la responsabilità dei giornalisti non possa non tenere conto della dignità e del rispetto che si devono a qualunque individuo, sopratutto, come in questo caso, nei confronti di una persona che non si può più difendere, e che nel giro di poche ore è morta due volte: fisicamente e moralmente.