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giovedì 13 febbraio 2014

Film che dovreste vedere: Trans *

Oggi, vi presento una selezione dei miei film preferiti di tematiche Trans 
* Si prega di notare: Tutti le informazioni sono tratti dai comunicati stampa / film /.

TRANS*
Termine ombrello per indicare tutte quelle persone che non sono cisgender; quindi persone transgender, transessuali, genderqueer/non-binarie e così via.

MTF/M2F/MALE-TO-FEMALE/DONNA TRANS
Una persona biologicamente maschile con un’identità di genere femminile.

FTM/F2M/FEMALE-TO-MALE/UOMO TRANS
Una persona biologicamente femminile con un’identità di genere maschile.

GENDERQUEER/NON-BINARI@
Una persona con un’identità di genere al di fuori del binarismo di genere, che non si identifica quindi nè come uomo nè come donna. 


The Aggressives : Documentario che racconta la vita e il mondo di sei lesbiche newyorkesi che si definiscono “aggressive”. Intervistate, le ragazze raccontano e mostrano la loro mascolinità pur non volendo diventare uomini né identificandosi come “drag king”. Seguite durante un lungo arco temporale (5 anni), ognuna rivela sogni, condivide segreti e rivela intime paure. Un bel viaggio nel variegato mondo gender.

Regista: Daniel Peddle
Sceneggiatrice/tore: Daniel Peddle
Anno: 2005
Paese: USA
Categoria: Mediometraggio.

Normal: Un marito e padre di famiglia di una città del Midwest annuncia la sua intenzione di sottoporsi ad un'operazione per il cambio di sesso.
diretto da Jane Anderson e interpretato da Tom Wilkinson, Jessica Lange,Hayden Panettiere, Clancy Brown, Joseph Sikora, Richard Bull, Mary Seibel, Danny Goldring, Randall Arney, Rich Komenich.
Prodotto nel 2003 in USA.











Tomboy è un film del 2011 scritto e diretto da Céline Sciamma.
Il film, che racconta la storia di una bambina di 10 anni che si finge maschio agli occhi dei coetanei, ha ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui il Teddy Award e il premio come miglior film al Torino GLBT Film Festival.

Laure è una bambina di 10 anni. Durante le vacanze estive, la sua famiglia, di cui fa parte anche la sorella Jeanne di 6 anni, si trasferisce in un nuovo quartiere. Inizialmente Laure passa le sue giornate in solitudine, non riuscendo a integrarsi con i nuovi vicini, ma un giorno incontra la coetanea Lisa, alla quale si presenta come un bambino di nome Michael. Grazie ai capelli corti, ai modi da maschiaccio, alla distratta distanza dei genitori (in particolare della mamma), Laure riesce a ingannare Lisa e tutti i bambini del quartiere, mascherando e contraffacendo la sua identità anagrafica. Ma quando la relazione tra Laure e Lisa si fa sempre più stretta e intima, la verità verrà a galla, dando vita a una serie di equivoci e complicazioni.

A Girl Like Me: The Gwen Araujo Story è un film del 2006 diretto da Agnieszka Holland e trasmesso da Lifetime Television. 
La storia documenta la vita reale di Gwen Araujo Jr. (24 febbraio 1985 – 3 ottobre 2002), una teenager transgender uccisa quando alcuni suoi conoscenti scoprirono che aveva dei genitali maschili. Le scene del processo per omicidio si alternano con la storia della vita di Gwen...L'evento che portò alla morte della Araujo fu la "collera" che i giovani provarono quando scoprirono che Araujo - che viveva come donna - era biologicamente di sesso maschile. Due degli accusati, nei successivi processi, sono stati condannati per omicidio di secondo grado, mentre il terzo per omicidio volontario; la giuria ha però concluso che non è stato consumato nessun "crimine d'odio". Le tragiche circostanze hanno trasformato Gwen Araujo in simbolo di discriminazione per la comunità LGBT; molti aspetti controversi e scarsamente documentati relativi all'omicidio rimangono ancora ampiamente dibattuti. 

 Sex My Life (2008). Khastegi ,documentario iraniano del 2008 del regista e sceneggiatore Bahman Motamedian.

“Sex My Life” racconta le storie di sei MtoF e di un FtoM a Teheran. Questo docu-fiction ricrea scene tratte dalla vita reale facendole interpretare non da attori ma dagli stessi transgender, dando vita ad un film emotivamente carico e dal ritmo veloce. Le leggi iraniane permettono la riassegnazione del genere, mentre l’omosessualità è punita con la morte. Nonostante dunque la legge permetta la transizione l’opinione pubblica e le famiglie delle persone transgender non li accolgono a braccia aperte. Il film segue i suoi protagonisti fra le sfide che universalmente fanno parte dell’esperienza trans, nel percorso verso le proprie identità e l’accettazione delle famiglie...



XXY (2007 ), Alex ha un segreto nconfessabile. Per questo i suoi genitori, quando lei era ancora in fasce, lasciarono Buenos Aires per trasferirsi sulle coste uruguayane, lontani dall'occhio indiscreto della gente. Un giorno, nella loro casa, arrivano degli ospiti molto attesi. Un chirurgo plastico di chiara fama, accompagnato da sua moglie e dal giovanissimo figlio di sedici anni, vecchi amici di famiglia, iniziano a occuparsi del "caso" dell'adolescente.
Le tre lettere del titolo rappresentano un'anomalia cromosomica - di quelle persone che hanno all'interno del loro patrimonio genetico sia dei gameti maschili che femminili - che resta il punto chiave della pellicola dell'esordiente regista argentina Lucia Puenzo. Alex, quindicenne alla scoperta della propria identità e delle prime esperienze sessuali, vive con disagio la propria diversità. 



Il suo essere ermafrodita, è più un problema sociale che personale, nella curiosità morbosa di chi le gravita affianco considerandola un "freak".
in concorso alla sessantesima edizione della settimana della critica e vincitore del Prix de JeunesseXXY è una pellicola asciutta, a basso costo, e senza troppe pretese estetiche. La camera a mano e una colonna sonora molto discreta, fanno sì che non si perda mai di vista il punto centrale di tutta la narrazione: la diversità e l'essere accettati socialmente. La regista argentina porta sullo schermo un tema originale su cui il cinema non ha mai speso molte energie, e lo fa con discrezione e accuratezza, senza sbavature e intenti pedagogici, riprendendo con l'occhio esterno della macchina da presa una storia di vita vera, per permettere a tutti, usciti dalla sala, di saperne qualcosa in più sulle vite degli altri.


Red Without Blue (2007)Un toccante e intenso film che ci racconta in modo assolutamente nuovo la problematica di genere e dell'identità attraverso la storia di due gemelli gay legati da un amore così profondo che li accompagnerà nonostante le loro trasformazioni. Nel 1983, nella città di Big Sky, Mark e Alexander Farley nascevano alla distanza di pochi minuti, assolutamente identici nell'aspetto. I primi anni di vita dei gemelli furono accompagnati da una assoluta normalità: gioiose feste in famiglia, vacanze nella seconda casa sul lago, genitori attenti e affettuosi che applaudivano ad ogni loro progresso. Quando raggiunsero i 14 anni, i genitori divorziarono, i due gemelli fecero entrambi il coming out, e, dopo un congiunto fallito tentativo di suicidio, furono obbligati ad una separazione forzata per due anni e mezzo. Oggi Mark frequenta la scuola d'arte di San Francisco e Alex vive come donna col nome di Clair nella città di New York.

Questo film sconvolge le nostre nozioni sulla identità sessuale attraverso un sguardo molto personale e anticonvenzionale sulla vita e sulla relazione tra Mark e Clair mentre stanno passando dall'adolescenza alla maturità. Ampie interviste con ognuno dei gemelli ci mostrano quanto sia difficile crescere come gay nel Montana, le dannose conseguenze della separazione dei genitori e gli estremi a cui possono condurre quando si entra nella spirale della droga e degli esperimenti sessuali. Poetiche vignette illustrano questi periodi bui dell'adolescenza dei gemelli, insieme a bellissime riprese video amatoriali adeguatamente rielaborate, fotografie di famiglia e video sperimentali girati in super-8. Dal punto di vista di Mark conosciamo il profondo e inusuale legame che univa i gemelli dalla loro infanzia, le sofferenze che hanno attraversato, e l'evoluzione delle sue prospettive dopo che è venuta a mancare l'assoluta somiglianza con il fratello ora diventato Claire. Attraverso la potente voce di Mark sentiamo la storia della redenzione della sua famiglia da un difficile e tremendo passato fino all'attuale rinascita.

Romeos (2011). Romeos è un film diretto da Sabine Bernardi. La pellicola è stata presentata nella sezione Panorama al Festival internazionale del cinema di Berlino l'11 febbraio 2011 ed ha partecipato al Frameline Film Festival di San Francisco il 21 giugno del medesimo anno.


Lukas, in transito da donna a uomo, sta seguendo una terapia ormonale. Trasferitosi a Colonia per il servizio civile obbligatorio, viene erroneamente assegnato ad una residenza di giovani infermiere. Per mezzo dell'amica Ine, Lukas vince alcune difficoltà della vita da transgender e conosce Fabio, un bel ragazzo molto mascolino dal fisico prestante, inconsapevole della identità transgender di Lukas. I due ragazzi cominciano a frequentarsi e ad essere sempre più attratti l'uno dall'altro ma dovranno confrontarsi con l'identità segreta di Lukas.

Ma Vie En Rose (La mia vita in rosa) La mia vita in rosa è un film belga del 1997 diretto da Alain Berliner e prodotto da Carole Scotta.

È stato presentato nella Quinzaine des Réalisateurs al 50º Festival di Cannes.

La pellicola ruota attorno al personaggio principale, un ragazzino di 7 anni di nome Ludovic, che stenta a riconoscersi nel suo corpo esteriore di maschio, convinto che la sua vera natura sia femminile al punto da sognare di diventare un giorno una donna a tutti gli effetti. Il film mostra le controversie nella scoperta di questa identità sessuale e nell'accettazione da parte di una famiglia incapace di comprendere






Transamerica è un film del 2005 diretto da Duncan Tucker.

Per questo ruolo Felicity Huffman è stata nominata per l'Oscar alla miglior attrice ed ha ottenuto il Golden Globe per la migliore attrice in un film drammatico.

Bree è una colta ed elegante transessuale che vive a Los Angeles risparmiando il più possibile per potersi pagare l'intervento chirurgico per il cambio di sesso. Un giorno riceve la telefonata da parte di Toby, un teenager alla ricerca del padre, che la informa di aver avuto un figlio da una sua passata relazione eterosessuale, quando era ancora uomo. Bree è riluttante nel conoscerlo ma la psicoterapeuta le consiglia di farlo, anche perché se non lo farà non le concederà l'autorizzazione legale per l'intervento finché non avrà affrontato e risolto tutti i conti in sospeso con il suo passato.

Durante il lungo viaggio verso casa Bree e Toby (il ragazzo, all'inizio, non sa che quella riservata e un po' scontrosa signora che si è offerta di accudirlo, in realtà, è suo padre) hanno occasione di conoscersi sempre meglio, imparando a stimarsi a vicenda e scoprendo un po' alla volta un imprevisto e profondo legame, che li porterà, dopo l'inevitabile e traumatica scoperta da parte di Toby della vera identità di Bree, a tentare di affrontare insieme il futuro, nonostante le molte traversie che ancora dovranno affrontare.

Beautiful Boxer (Thai: บิวตี้ฟูล บ๊อกเซอร์) è un film thailandese del 2003 diretto da Ekachai Uekrongtham. Narra la vicenda sportiva ed esistenziale di un kathoey (termine in lingua thailandese che indica ua persona transgender da uomo a donna o un omosessuale effeminato) poi divenuto donna, e del rapporto tra la sua condizione intima e la famiglia, la società in generale e il mondo sportivo ove svolge il suo lavoro di pugile professionista.

La vera Nong Thoom (Parinya Charoenphol), la cui vita è stata ritratta nel film, mentre si allena in palestra a Bangkok.

Il film è basato sulla storia vera di Parinya Charoenphol, meglio nota come Nong Thoom, una famosa boxeur transessuale thailandese, poi anche attrice e modella. Trasmesso immediatamente in Germania nel 2004, è uscito anche in Italia in DVD.

l film mostra tutte le tappe più importanti della vita di Nong Thoom, a partire dal momento in cui, ancora adolescente, scopre che preferisce indossare abiti femminili e truccarsi. Nel contempo inizia la sua carriera di pugile, giungendo fino in cima alla sua categoria: la sua bravura, oltre allo stile personale aggraziato, portano a Nong Thoom fama e notorietà.


Boys Don't Cry è un film statunitense del 1999, diretto da Kimberly Peirce ed interpretato da Hilary Swank e Chloe Sevigny.

Il soggetto è basato su un fatto di cronaca, le vicissitudini del giovane Teena Brandon, transgender biologicamente donna che cambiò il proprio nome in Brandon Teena. Nonostante la non eccellente distribuzione in USA la pellicola suscitò interesse e consensi, accresciuti con il concomitante assassinio di un teenager gay, Matthew Shepard.

Alla fine del 1993, Brandon Teena si trasferisce da Lincoln a Falls City, Nebraska, depressa cittadina di provincia ben nota per la sua chiusura mentale e vari episodi di cronaca nera. Brandon è generoso, solare e affascinante, ma nasconde a tutti il segreto di essere untransgender.

Ben presto la sua speranza di cominciare una nuova vita inizia a realizzarsi: diviene amico della timida Candace Lambert e ne conosce il figlio e viene aiutato da John Lotter e Tom Nissen, finché non instaura una relazione con Lana Tisdale, una giovane introversa e in crisi con sé stessa, ex amante di Lotter, che trova in lui un amore e una devozione senza precedenti e lo ricambia con trasporto.

La situazione precipita quando, a causa di una guida spericolata, la Polizia locale viene a sapere dei suoi piccoli precedenti in altre contee dello Stato, del suo processo in corso cui sarà contumace, e soprattutto la sua vera identità: quella di Teena Brandon, una donna. Ciò gli vale la detenzione in un carcere femminile da cui esce su cauzione di una incredula Lana, alla quale racconta di essere un ermafrodito.

Il suo arresto non passa inosservato, finendo sui giornali e nelle mani della famiglia di Lana e di John e Tom. Questi, inorriditi da quello che considerano una perversione, lo costringono a rivelarsi per quello che è, e trascinatolo in un posto isolato, lo violentano, costringendolo a scappare. Brandon decide però di denunciare i suoi stupratori, nonostante la profonda sofferenza e l'incomprensione dello sceriffo a causa della sua diversità. L'unica a non avergli voltato le spalle è Candace: il ragazzo si nasconde a casa sua, finché Lana non lo ritrova; i due, rendendosi conto di amarsi al di là di qualunque ostacolo, progettano una fuga, ma, quando lei torna a casa sua per fare le valigie, incontra John ubriaco e armato.

Tentando di depistarlo, convince lui e Tom ad andare a bere una birra insieme e sale sulla loro macchina, che in realtà va dritta a casa di Candance. Lì i due ragazzi consumano l'omicidio del ragazzo e quello di Candace, messasi in mezzo alla discussione. Lana e il figlio di Candice vengono risparmiati dai due assassini, che scappano e la giovane, disperata, resta fino al mattino dopo accanto al corpo di lui, dopodiché lascia Falls City con in mano una lettera di Brandon. Il film si chiude con l'anticipazione, tramite delle didascalie nei titoli di coda, di quello che accadde dopo: i due assassini vennero arrestati e mentre Niessen ottenne l'ergastolo testimoniando contro Lotter, quest'ultimo è detenuto nel braccio della morte; qualche anno più tardi Lana ebbe una figlia e tornò a Falls City per crescerla.

SOLDIER'S GIRL: Film tv assai migliore di tanti film fatti per il grande schermo. Tratto da una storia vera racconta di un giovane soldato che viene picchiato a morte per essersi innamorato di una transessuale che lavora in un nightclub. Barry Winchell (Troy Garity) è un ragazzo cresciuto disagiato che si è offerto come volontario nell'esercito degli Stati Uniti, dove fa presto amicizia col suo compagno di stanza Justin Fisher (Shawn Hatosy), un nervoso soldato semplice con problemi di droga. Una sera che non avevano niente da fare Winchell e Fisher seguono un gruppo di soldati che finisce in un bar di Nashville dove assistono a uno spettacolo drag. Uno degli artisti che si esibiva era Calpernia Addams (Lee Pace), una transessuale che era stato medico combattente nella Marina e veterano della guerra del Golfo prima di fare i primi passi verso l'assegnazione di una nuova sessualità. L'etero Winchell, nonostante sia consapevole che Addams è ancora un uomo, si sente da lei attratto, soprattutto per la sua intelligenza e sensibilità, attrazione peraltro subito ricambiata. Mentre la storia tra Winchell e Addams cresce, l'instabile Fisher si ritrova in una situazione confusa. Arrabbiato con Winchell reagisce diffondendo la voce che uno degli uomini della compagnia è gay. Nonostante la politica del "non domandare e non dire" vigente nell'esercito Usa, il sergente addestratore (Barclay Hope) si impegna a individuare e rimuovere il soldato gay, mentre il sempre più malevole Fisher si schiera con Calvin Glover (Philip Eddolls), un ragazzo dalle idee ristrette desideroso di dare una lezione ai cosiddetti diversi...

Breakfast on Pluto è un film del 2005 diretto da Neil Jordan e tratto dal romanzo Colazione su Plutone pubblicato da Patrick McCabe nel1998.

Abbandonato appena dopo la nascita davanti alla porta di un parroco di campagna (Liam Neeson), un bambino viene affidato alle cure della perpetua di quest'ultimo. Cresciuto nell'Irlanda degli anni sessanta, Patrick Braden (Cillian Murphy) scopre presto le sue tendenze transessuali. Il gruppo di amici da lui frequentato è composto da un ragazzo down, un'africana e un militante dell'IRA. Dopo aver scoperto di essere il figlio del parroco che lo trovò davanti casa, Patrick Braden, che si affibbia il nuovo nome di Kitten, parte per Londra alla ricerca della madre. Comincia così un viaggio attraverso episodi fondamentali della Guerra civile irlandese, e lavori improbabili quali la groupie di un gruppo rock-folk (il cui leader è Gavin Friday) e l'assistente di un illusionista (Stephen Rea). La ricerca della madre attraverso strade pericolose sarà anche un viaggio alla ricerca di se stesso e dei suoi reali affetti.


The Adventures of Sebastian Cole - Nel giugno del 1983, nella contea di Dutchess, New York, Sebastian Cole si unisce la madre, il patrigno e la sorella per la cena. Durante il corso del pasto, Hank, patrigno, fa una confessione: cambierà sesso. Da lì, tutto cambia: il trasferirsi in California la sorella e la madre prende Sebastian tornare in Inghilterra. Otto mesi dopo, Sebastian torna a New York, e bussa alla porta del suo patrigno.












20 centimetri:Marieta è un travestito madrileno che soltanto venti centimetri, quelli del titolo, allontanano dalla felicità. Marieta soffre di una forma di narcolessia che l'addormenta nei vicoli tristi della prostituzione e la sprofonda in numeri musicali, di cui è protagonista esplosiva e naturalmente "castrata". Se lungo i marciapiedi di Madrid Marieta vende il piacere per comprare la piena grazia femminile, in quelli glamour dei suoi sogni danza e canta, in vesti sempre diverse, il meglio della musica leggera europea. La sua vita è popolata da personaggi almodovariani che finiscono per ingombrare a passo di danza la sua fervente attività onirica. Dal nano Tomás, patetico (nel senso di páthos) nel tentativo di "abbracciare" uno strumento musicale troppo grande per braccia troppo corte, a La Frío, un trans dal cuore d'oro interpretata/o dalla s-grazia picassiana di Rossy De Palma, dalla Coniglietta, prostituta gravida che offre la sua condizione come una perversione, all'hermoso scaricatore col "vizietto" interpretato dal paso adelante di Pablo Puyol, già attore e ballerino dell'omonima serie tv. La partitura di passi e di immagini condurrà al lieto fine con tip-tap e zac. Versione grottesca di Dancer in the dark, Marieta è l'iberica epigone della Selma di von Trier con cui condivide un musical parallelo dove danzare la vita invece che patirla. Le similitudini ovviamente terminano qui.

BELLE AL BAR:Leo è in crisi con la moglie e quando conosce una donna affascinante che scopre essere suo cugino Giulio dopo l'operazione, inizia a frequentarlo scoprendo un universo di sentimenti e stili di vita a lui sconosciuti. Una delle pochissime commedie gay italiane degli ultimi anni che vale la pena vedere e rivedere: nessuna caduta pecoreccia o strizzatine morbose ma molta accorata sensibilità e un occhio attento a una tematica difficilissima da trattare al cinema. Eva Robin's è meravigliosa e misteriosa come non mai e la sua interpretazione è davvero validissima. In un ruolo minore (e ben scritto) Andrea Brambilla alias Zuzzurro.











CRISALIDI, RAGAZZE XY"Crisalidi, ragazze xy" di Federico Tinelli - BeMoviement videoproduzioni, racconta in 25 minuti la battaglia per i diritti civili dei e delle trans, coinvolti loro malgrado dalla discriminazione di genere.
Cinque transessuali milanesi hanno voluto provare a rappresentare la loro realtà da un punto di vista inconsueto e molto umano, dando libero sfogo alle emozioni, alle paure, alla rabbia e ai sogni. Ne è emerso uno spaccato esistenziale lontano dai concetti di trasgressione, prostituzione e spettacolarizzazione che solitamente i media accompagnano al concetto di transessualità.
Il film, nato dalla collaborazione tra ALA Milano Onlus e l'Associazione Crisalide Azione Trans, vuole guidarci nella vita quotidiana di tutte quelle persone che hanno affrontato il difficile cammino del cambiamento di genere e che aspirano a un'esistenza e a un lavoro "normali".
Dichiarazione dell’autore:
Quando mi è stato proposto questo lavoro, su un gruppo di persone trans che vivono a Milano, sapevo di andare incontro da profano, a una realtà difficile. Sentivo istintivamente di non avere il linguaggio necessario per affrontare consapevolmente un discorso su questa realtà. Per arrivare a rendere anche solo in piccola parte le gioie e le sofferenze di Monica, Antonia, Giorgio, Lorena e Nicole ho dovuto mettere in crisi i miei convincimenti. Fare mio, il loro dramma. La crisi è la base di qualunque esperienza autenticamente poetica. Ho deciso di far scrivere loro un monologo che rappresentasse in breve la loro singolare esperienza di vita. Poi intorno a questi monologhi ho elaborato la regia delle immagini. E’ stato come creare insieme a loro, a partire da una sorta di comunicazione epistolare. In tal senso il film non è e non vuole essere un discorso critico ed esaustivo sulla realtà trans, né sui generi. Lo scopo che ci eravamo prefissati era rompere il preconcetto che associa la realtà trans alla prostituzione, al “travestitismo della domenica”, alla trasgressione.


MEU AMIGO CLAUDIA; La fantastica storia di Claudia Wonder, transessuale icona degli anni ’80, performer e artista, attore di cinema e teatro, cantante, attivista, sovversivo rappresentante dei diritti di trans e omosessuali. Attraverso cultura pop, comportamenti sociali, politica, diversità sessuale, uno sguardo inedito sulla San Paolo degli anni ’70, ’80, ’90 e 2000. E su una celebrità che non ha mai perso la voglia di riscatto e la passione per le battaglie. Sempre con un sorriso sulle labbra. Claudia Wonder seppe rompere coi pregiudizi e portare il travestitismo dalla pagine della cronaca poliziesca alle pagine della cultura di quotidiani e settimanali. Partecipò a diversi film del cinema erotico brasiliano, fece parte di un gruppo musicale punk, lavorò in teatro ed entrò attivamente nella politica come membro di organizzazioni governative impegnate nell'assistenza e nella protezione degli omosessuali.



PRINCESAIl film inizia su di un treno, che sta attraversando il confine per entrare in Italia. La polizia sta controllando i passaporti dei viaggiatori; quando arriva ad una bella ragazza di colore, il poliziotti si accorge che il passaporto testimonia che si tratta di un uomo. Portata al comando di polizia, la transessuale Fernanda (Ingrid de Souza) deve immediatamente subire i ricatti sessuali dell'ispettore. Riuscita comunque ad entrare nel nostro paese, la ragazza arriva a Milano, dove viene ospitata in una squallida camera d'albergo dall'amica Charlo (Biba Lerhue), transessuale come lei. Proprio lamica introduce Princesa (questo il soprannome di Fernanda) a Karin (Lulu Pecorari), che gestisce un giro notturno di prostitute in una piazza della città. La ragazza inizia a lavorare allora nella piazza, dove circolano una serie di clienti che costituiscono un sicuro e prosperoso reddito. Tra loro cè anche chi, come Fabrizio (Mauro Pirovano), cerca più compagnia e conforto che sesso a pagamento. In poco tempo dunque Princesa diventa la prostituta più richiesta, ed inizia a guadagnare una discreta quantità di denaro. La protettrice Karin poi, donna ferrea ma umana, la prende in simpatia, fino ad offrirle di andare ad abitare con lei. Anche se titubante, Fernanda accetta, abbandonando la cattiva compagnia di Charlo. I problemi per Princesa iniziano quando fa amicizia con Gianni (Cesare Bocci), cliente prima riluttante ma poi sempre più attaccato alla ragazza, tanto da innamorarsene. 

Buona visione a tutti. 

venerdì 7 febbraio 2014

Una band e un regista dI New York stanno combattendo l'omofobia attraverso il racconto nella ricerca continua dei diritti umani


Grande Cesare , sta collaborando con il regista Alex K Colby e Ticking Clock Productions che hanno creato un video musicale audace e ambizioso. Caratterizzato da una coppia interrazziale dei anni sessanta e due coppie dello stesso sesso dei giorni nostri - due giovani uomini di una  squadra di calcio e due giovani donne - raccontando tre storie che sono profondamente connessi attraverso il tempo, razza, sesso e orientamento . Musica e atletica, per mostrare il potere della compassione, lottare per quello in cui credi, per solidarietà con le persone le cui voci sono state messa a tacere.

Noi crediamo nell'amore e dell'uguaglianza , e sogniamo un mondo in cui tutte le persone condividono le essenziali diritti umani .



Il segretario Onu alla vigilia dell’olimpiade di Sochi: «L’odio di qualsiasi genere non deve avere posto nel 21esimo secolo»

Da San Pietroburgo a Gerusalemme, da Londra a Parigi in diciannove città del mondo sono state organizzate manifestazioni di attivisti per i diritti Lgbt contro gli sponsor che sostengono le Olimpiadi di Sochi 2014.


In questo clima di proteste globali, non ha potuto esimersi dall’intervenire il segretario dell’Onu Ban Ki-moon Sochi (Russia), 6 feb. (LaPresse/AP) - "Dobbiamo alzare la voce contro gli attacchi a lesbiche, gay, bisessuali, transessuali o intersessuali". Così, in Russia, il segretario delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha condannato attacchi e discriminazioni contro gli omosessuali, in un discorso al Comitato olimpico internazionale, il giorno prima dell'inizio dei Giochi invernali di Sochi. "Dobbiamo opporci agli arresti, alle detenzioni e alle restrizioni discriminatorie che devono affrontare". I diritti degli omosessuali in Russia è un argomento che ha caratterizzato il dibattito internazionale sui giochi olimpici di Sochi. Nel suo discorso Ban Ki-moon ha anche ribadito il suo appello alle parti che nel mondo stanno combattendo guerre a deporre le armi nel periodo delle Olimpiadi. Il segretario delle Nazioni Unite ha affermato che molti atleti professionisti, omosessuali o eterosessuali, si stano pronunciando contro il pregiudizio e la discriminazione.

NO ALLE DISCRIMINAZIONI. "L'odio di qualsiasi genere non deve avere posto nel 21esimo secolo" ha detto Ban Ki-Moon. Il segretario ha ricordato che il principio 6 della Carta olimpica sancisce l'opposizione del Comitato olimpico a qualsiasi forma di discriminazione. "Le Olimpiadi dimostrano il potere dello sport di riunire gli individui senza distinzione di età, razza, classe, religione, capacità, sesso, orientamento sessuale o identità di genere" ha ricordato Ban Ki-moon. Ieri intanto manifestanti in diverse città del mondo hanno chiesto agli sponsor olimpici di pronunciarsi contro la legge russa anti-gay firmata lo scorso luglio dal presidente Vladimir Putin. Il presidente del Cio Thomas Bach ha ripetutamente detto che il presidente Putin ha dato assicurazione che non ci sarà discriminazione di alcun genere durante i giochi. "Posso assicurarvi che il Cio ha fatto tutto quel che doveva e abbiamo tutte le assicurazioni che la Carta olimpica verrà pienamente applicata in questi Giochi olimpici, inclusi i fondamenti del principio 6, perchè questo è quello per cui lo sport si batte" ha detto Bach a Ban."Si batte per il rispetto e contro ogni forma di discriminazione" ha spiegato Bach. Nel suo discorso Ban Ki-moon ha poi elogiato Putin per il suo "impegno per la pace, l'unità e lo sviluppo attraverso lo sport"

Per questo motivo oggi alla cerimonia inaugurale sarà boicottata da diversi capi di stato e primi ministri, come Cameron, Hollande, Merkel. E anche Obama, che al suo posto manderà una delegazione di atleti orgogliosamente omosessuali. Dopo la lettera aperta del mese scorso di 27 premi Nobel, ieri si sono aggiunte all’appello per il boicottaggio dei Giochi anche le Pussy Riot Nadia Tolonnikova eMaria Alyokhina. La prova di forza machista di Vladimir Putin, che attraverso l’organizzazione dei Giochi invernali più costosi della storia vuole imporre la Russia come dominus dei nuovi rapporti di potere, rischia di sgretolarsi davanti alle bandiere arcobaleno.

Carta olimpica, il doodle di Google sui gay e Sochi

Il rimando alle "discriminazioni" e i colori alludono esplicitamente alle discussioni sull'omosessualità in Russia


Alla Carta Olimpica, il documento che contiene le regole per organizzare le Olimpiadi estive e invernali, Google ha dedicato il suo doodle di venerdì 7 febbraio, giorno in cui iniziano ufficialmente i Giochi invernali di Sochi 2014, in Russia. Il doodle non fa diretto riferimento a Sochi e non nomina nemmeno la città e l’evento, sottolineando invece i valori di uguaglianza espressi dalla Carta Olimpica. Nella pagina principale di Google c’è anche una citazione dal documento:


La pratica dello sport è un diritto dell’uomo. Ogni individuo deve avere la possibilità di praticare lo sport senza discriminazioni di alcun genere e nello spirito olimpico, che esige mutua comprensione, spirito di amicizia, solidarietà e fair-play.


Il doodle sulla Carta Olimpica mostra sei discipline olimpiche in altrettanti riquadri colorati, che riprendono i colori dell’arcobaleno, il simbolo più usato dalla comunità LGBT (persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender) per promuovere le campagne tese ad avere gli stessi diritti degli eterosessuali. Il governo russo è accusato da tempo di non tutelare la comunità LGBT e di recente ha approvato una nuova legge, che di fatto vieta di parlare pubblicamente del tema dell’omosessualità. Per questo motivo molti capi di stato e di governo hanno deciso di non partecipare alla tradizionale cerimonia di apertura che si terrà venerdì 7 febbraio a Sochi. Il presidente del Consiglio italiano, Enrico Letta, sarà presente e ha spiegato in una lunga lettera le sue motivazioni.

Google non ha dato informazioni ufficiali sulla scelta del proprio doodle e non è detto che lo farà, ma l’allusione alle discriminazioni russe contro gli omosessuali è evidente. L’illustrazione è molto diversa dai doodle precedenti dedicati alle Olimpiadi. Per i Giochi invernali di Torino 2006 e di Vancouver 2010 la società realizzò doodle che facevano espressamente riferimento agli eventi sportivi in quelle città, senza richiami come quello sulla Carta Olimpica per Sochi 2014 o citazioni di “discriminazioni”. Nei prossimi giorni, dovrebbero comunque esserci nuovi doodle più tradizionali dedicati alle gare delle Olimpiadi.

giovedì 6 febbraio 2014

Chi è Laverne Cox?


Laverne Cox ,e nata a Mobile, Alabama, nata in un corpo maschile, che con il passare del tempo ha deciso di adeguare alla sua identità di genere..

Laureata a Marymount Manhattan College di New York City, dove ha iniziato la sua carriera di attrice.

Si potrebbe ricordare Laverne Cox come concorrente della 1 stagione del reality show di VH1 voglio lavorare per Diddy , ma in questi giorni l'attrice transgender / produttrice può essere vista nella serie Netflix’s hit TV series Orange Is the New Black.



Con il suo ruolo in  Orange is the New Black , la Cox ha fatto la storia come la prima attrice transgender afro-americano con un ruolo da protagonista in un show televisivo.

La Cox, che ha lo stesso insegnante di recitazione, della premio Oscar Nicole Kidman, e protagonista nella serie come la detenuta Sophia Burset. Il suo ruolo è un’assoluta novità per la televisione statunitense, perché rappresenta uno dei rarissimi casi in cui una donna transessuale in tv non è una prostituta. Caso ancora più raro, l’interprete stessa è una donna transessuale.

Laverne Cox è un’attrice, produttrice ed attivista per i diritti delle persone transessuali. Ha iniziato la sua carriera televisiva nei reality show, per poi dedicarsi alla recitazione. Il ruolo di Sophia è finora il più importante della sua carriera e l’attrice, che alla recitazione affianca l’attività di attivista scrivendo per diverse testate, tra cui l’Huffington Post e in conferenze e dibattiti pubblici, è diventata un vero simbolo e rappresentante dell’intera comunità transessuale.


Recentemente il sito Internet Gawker l’ha intervistata a proposito della percezione e rappresentazione delle persone transessuali, della sua carriera, dei pregiudizi e delle sfide che ancora oggi devono affrontare. Riportiamo un estratto delle risposte più significative.

Abbiamo parlato di quanto sia importante la rappresentazione della tua immagine. Pensi che essere trans aumenti questa sensibilità?

Penso che tutte le attrici dovrebbero prestare attenzione a questo aspetto. Non so se ha a che fare con il mio essere trans, forse è così. Siamo tutti insicuri, credo dipenda dal desiderio di controllare come siamo rappresentati.

Cosa ti rende insicura?

Il modo in cui appaio.

In termini di aspetto fisico?
Per qualsiasi cosa. Stavo cercando online delle foto dallo show. In passato mi dicevo “quando avrò successo, avrò un aspetto diverso. Dovrò sottopormi ad altri interventi chirurgici, sarò più magra. Quella sarà la versione di me che ha successo.” E invece, con il mio aspetto e nonostante tutte le mie imperfezioni, le persone stabiliscono una connessione con il mio personaggio, con la mia storia. Le persone amano Sophia. Sono in questo show che è un grande successo e non assomiglio a Beyoncè. Quindi, forse posso essere davvero me stessa, forse questo è sufficiente.
Ho lavorato molto sulla gestione della vergogna. Brené Brown dice che la vergogna è il non sentirsi degno di amore e affetto. Credo che la vergogna sia transfobia interiorizzata, razzismo interiorizzato.

Come si manifesta la tua transfobia interiorizzata?

La maggior parte delle volte sono io che me la prendo con me stessa perché non sono abbastanza carina. Ci sono tutti questi articoli “Laverne Cox ha rotto il soffitto di cristallo trans”, tutti che dicono come il mio ruolo sia una svolta storica, e cose simili. Ci sono momenti in cui penso “Non sono abbastanza carina per essere questo tipo di ragazza, non sono abbastanza carina per rappresentare la comunità in questo modo”. A volte mi sembra di avere una voce maschile, oppure non mi sento abbastanza femminile, non sento di fare abbastanza. La più grande forma di omofobia, transfobia o razzismo interiorizzati si manifesta nel modo in cui trattiamo le persone della comunità.

Lo show esplora le differenze tra identità di genere ed orientamento sessuale, un aspetto poco considerato nella pop culture.

Sì, tutto questo è davvero Introduzione al mondo trans! Io dico da anni che l’identità di genere e l’orientamento sessuale non sono la stessa cosa, ma tante persone lo ignorano. Credo che ci sia un motivo per cui siamo compresi nella comunità LGBT, accanto a gay, lesbiche e bisessuali, ma per noi non si tratta di orientamento sessuale, ma di identità di genere.

Sono anche convinta che molti dei problemi che le persone sembrano avere con gay e lesbiche, specialmente nella fase di crescita dei bambini, riguardano il genere. Riguarda qualcuno che è nato maschio, ma che non si comporta come ci si aspetta che un ragazzo si comporti. Tanti di questi problemi riguardano il genere e la paura della femminilità nella nostra cultura. (…) Anche nella storia del femminismo, la femminilità è stata presentata come qualcosa di innaturale, e la mascolinità come qualcosa di autentico, in tante teorie femministe, anche recenti, la femminilità è considerata artificiale, finta. Qualcosa da temere, e da punire. Tutto ciò è parte del patriarcato. Per tante ragioni, non possiamo parlare di omofobia e transfobia senza parlare di patriarcato.

Questa nuova stella, sta attualmente girando la 2 stagione della serie e sta anche co-producendo un nuovo documentario sulla carcerazione di una donna transgender di colore, CeCe McDonald.

McDonald, che fu incarcerata dopo aver difeso se stessa durante un violento, attacco transfobico e razzista che poi ha provocato la morte di uno dei suoi aggressori.

Vanessa Mazza

Fonte;https://www.youtube.com/watch?v=Elkyk9YSub0
https://www.youtube.com/watch?v=t_znTP-sWi8

mercoledì 5 febbraio 2014

Transgender Dysphoria Blues: avere del gran coraggio

Gli Against Me! escono con il primo disco da quando Tom Gabel è diventato Laura Jane Grace.


«Puoi dimenticare il tuo nome, e non c’è bisogno di chiedere scusa».
Così cantava Laura Jane Grace quattro anni fa, quando ancora gli Against Me! non erano la punk band più chiacchierata del momento. Era il 2010, i tempi di White Crosses, un disco di solidità marmorea, dieci perle di folk-punk distorto e incazzato levigate con cura da Butch Vig, il disco del botto, quello che ha rastrellato il grosso dei fan che ora si accalcano ai concerti. Ai tempi, nessuno poteva immaginare cosa Laura Jane Grace intendesse dire con frasi come quella, e questo perché ai tempi Laura Jane Grace non era la stessa persona di oggi.


Quella persona si chiamava Thomas Gabel, era nata nel 1980 a Fort Benning, una base militare americana in Georgia, e il suo certificato di nascita recitava a chiare lettere che era un maschio. Fino a un certo punto, Tom ebbe un’infanzia ordinaria, per quanto potesse esserlo quella di un bambino che cresce all’ombra di un padre Maggiore dell’Esercito Americano. Poi, intorno ai cinque anni, Tom si rende conto di una cosa: quello che lo saluta ogni mattina dall’altra parte dello specchio non è lui, non proprio, è qualcuno di molto simile all’immagine che Tom ha di sé, solo che è un maschio. Comincia così un percorso infinitamente travagliato, che troverà parziale compimento solo vent’anni dopo. Thomas non è pazzo, e nemmeno un faggot [frocio, N.d.A.], come lo chiamano alcuni compagni di classe, soffre di una patologia molto seria e debilitante chiamata disforia di genere. Ma questo Thomas non lo sa, come non lo sanno la quasi totalità delle persone che lo circondano.

Questo disagio trova l’unica possibilità di sfogo nei testi delle canzoni, uno specchio deformante e anonimo perfetto per spurgare anni di frustrazioni. I fan ascoltano i testi, e come spesso accade, di fronte a frasi come «e nel diario che tieni di fianco al tuo letto / Confessando i segreti di quando eri bambino e ti vestivi da donna / Compulsioni di cui non hai mai capito le ragioni» (Searching For a Former Clarity) pensano che Tom stia parlando di un amico, o di un personaggio di fantasia ben congegnato. Tra questi fan, però, ce n’è uno che riesce a leggere tra le righe, forse perché quelle frasi sono drammaticamente simili a quelle che gli ronzano in testa.

January Hunt ha 15 anni nel 2005, quando ascolta per la prima voltaSearching For a Former Clarity. Quello che per Tom Gabel era un modo anonimo per confessare la propria transessualità, per quel ragazzino è un'epifania. Quella canzone gli cambia la vita, gli dà coraggio, lo convince che non c'è motivo di vergognarsi o sentirsi in colpa. Qualche anno dopo, January si presenta a un concerto degli Against Me! vestito da donna, Tom Gabel dal palco lo vede e all'improvviso capisce una verità che per molto tempo ha cercato di tenere al guinzaglio. Non importa che abbia un cromosoma Y, un pene e un pomo d'Adamo a sporgergli dal collo, non importa che si sia sposato, abbia avuto una figlia e promesso a se stesso di rimanere un uomo per il resto della sua vita: non c'è modo di dimenticare quello specchio e quell'orribile sensazione di distacco da sé. «In un certo senso» dichiarerà a Rolling Stone nel 2012 «presentandosi così a quel concerto mi ha dimostrato quanto fossi codardo. Se lei aveva avuto il coraggio di fare coming out come trans, allora perché cazzo io non lo facevo?»

Diversi anni dopo, Thomas Gabel chiede a January di incontrarsi per parlare. Ha bisogno di confrontarsi con qualcuno che lo possa capire, ha deciso di gettare la maschera, di uscire allo scoperto con tutto e tutti: moglie, figlia, famiglia, band, casa discografica. E siccome «quello che Dio non ti dà, devi andare e prendertelo da solo» (Bamboo Bones), ha deciso di cambiare nome e sesso: si chiamerà Laura Jane Grace, e sarà a tutti gli effetti una donna. Ne ha parlato con sua moglie Heather, con la quale intende rimanere, che si è dimostrata molto comprensiva, ne ha parlato con James Bowman, chitarrista degli Against Me! e amico di una vita, e con il resto della band. Mancano la sua famiglia, in particolare il Maggiore Gabel, e i suoi fan, loro lo verranno a sapere da una lunga intervista su Rolling Stone che farà il giro del mondo.

Da allora sono passati quasi due anni. Due anni fatti di terapia ormonale e psicoterapia, due anni durante i quali Laura ha dovuto lottare per terminare un concept album che si teneva dentro da sempre. Si chiamaTransgender Dysphoria Blues, racconta la storia di una prostituta transessuale ed è forse il disco punk più intimo, vero e disarmante che sia mai stato scritto.

Nel 2012, quando Gabel ha fatto coming out, il pensiero che in qualche modo questa cosa potesse essere sfruttata per guadagnare visibilità ha sfiorato le menti di molti. Colpa dell’ignoranza (ben pochi sanno che genere di calvario psico-fisico comporti una simile decisione), ma anche del fatto che gli Against Me! venivano già da tempo classificati – da quella cerchia di inenarrabili teste di cazzo che si autoproclamano puristi del punk DIY – come fantocci delle major discografiche, in una parola: venduti. Un simile teorema avrebbe potuto trovare un minimo fondamento se gli Against Me! avessero deciso di cavalcare subito l'onda mediatica, magari infilandosi subito in studio con Butch Vig mentre la loro major preparava il lancio in pompa magna.

E invece no. A febbraio gli Against Me! Hanno mollato la Sire Records per incidere il disco in totale autonomia, con l'idea di farlo uscire sotto per la loro stessa etichetta, la Total Treble. Niente Butch Vig, a fare i suoni e a produrre le canzoni ci penserà la stessa Grace. E visto che affrontare un cambio di sesso non è abbastanza traumatico, appena prima delle sessioni di registrazione il bassista Andrew Seward e il batterista Jay Weinberg abbandonano la nave. Laura e Bowman rimangono soli, cosa che non capitava dai tempi del liceo, quando gli Against Me! Erano appena nati. Ed è qui che Laura impara una cosa molto importante: in questo nuovo inferno non è da sola. A salvare la situazione interviene Fat Mike dei NOFX, che incide alcune parti di basso, e poi ancora il batterista Atom Willard dei Rocket From The Crypt, e non ultimo Dave Grohl che mette a disposizione lo studio personale dei Foo Fighters.

Il disco esce il 21 gennaio 2014, ed è un deciso cazzotto in faccia a tutti quegli imbecilli che aspettavano col dito puntato di poter deridere il faggot in gonnella. Le intenzioni della band sono chiare fin dalla prima traccia: «Quello che pensate è così ovvio. Spalle troppo larghe per una ragazza. Aiuta a non dimenticare, serve a ricordare da dove vieni». La voce di Laura Jane Grace è la stessa di Tom Gabel: incazzata, tesa, imperfetta, intrisa di passione, forse solo un po' più sollevata. La produzione è molto più lo-fi dei due dischi precedenti, le canzoni altalenano tra vere e proprie perle e dignitosi riempitivi. Transgender Dysphoria Blues è un disco tutt'altro che perfetto, ed è giusto così, si porta dietro un bagaglio di frustrazioni, tensioni e disagio, che rovescia in faccia all'ascoltatore senza chiedere permesso.


Avrebbe potuto essere un album intriso di orgoglio e riscatto, un disco trionfale, il coronamento creativo di un processo lungo e logorante. Invece, quelle di Transgender Dysphoria Blues, sono canzoni che raccontano un’auto-assoluzione per una vita passata a fingere, a farsi dare del frocio, a farsi carico dell’ignoranza di chi in tua presenza «tratteneva il fiato per non prendersi la malattia», quando tutto quello che volevi era «che ti guardassero come ogni altra ragazza». Ma sono anche canzoni di accettazione, perché «nessuno sceglie come nascere» e in ogni caso, per quanti ormoni assumerai, per quanto silicone adopererai per sorreggere i tuoi nuovi connotati, «non sarai mai la donna che vorresti essere». (True Trans Soul Rebel).

Un disco che è ancora più importante perché concede ai fan della band una chiave fondamentale per comprendere a fondo i dischi precedenti. Perché di fatto solo Laura Jane Grace può spiegare quello che Tom Gabel cantava in pezzi come The Ocean: «Se avessi potuto scegliere, sarei nato donna / Mia madre una volta mi disse / Che mi avrebbe chiamato Laura / E sari cresciuto forte e bella come lei».


A quasi 30 anni di distanza dalla prima volta che si intrufolò in camera di sua madre per rubarle le scarpe, Laura Jane Grace è riuscita in un’impresa che solo due anni fa sarebbe parsa impossibile: portare in cima alle classifiche indipendenti un disco scritto, suonato e cantato da una transessuale, che parla di transessualità, disforia di genere e identità sessuale, senza perdere un grammo di credibilità creativa. Dieci canzoni che sono un appello a tutti quei ragazzi e ragazze che vivono nella vergogna e nella colpa, e che potrebbero convincere decine di altre Laura Jane Grace a venire a patti con la propria identità. La dimostrazione più efficace che ci si può davvero dimenticare il proprio nome, e che non c'è bisogno di chiedere scusa. A nessuno.

martedì 4 febbraio 2014

TRANSGENDER,AMNESTY IN UE DISUMANITA’


Le persone transgender che vogliono cambiare il loro sesso all’anagrafe subiscono violazioni dei diritti umani per ottenere il riconoscimento della loro identità di genere. 

Lo denuncia Amnesty International nel rapporto “Lo Stato decide chi sono: la mancanza di riconoscimento legale per le persone transgender in Europa” che esamina la situazione in Belgio,Danimarca,Finlandia, Francia,Norvegia e Irlanda.

In Europa le persone transgender sono un milione e mezzo.In molti Stati subiscono interventi chirurgici invasivi, sterilizzazioni, terapie ormonali, test psichiatrici. Il riconoscimento legale, spiega Amnesty, non deve passare attraverso la richiesta di “requisiti obbligatori che violino i diritti umani”.

Fonte:http://www.studioconsulenzaromano.net/news-online/cittadini/transgenderamnesty-in-ue-disumanita/139637/

Katy Perry e Madonna in difesa dei diritti LGBT: il video per #GayPropaganda

Con l’avvicinarsi delle Olimpiadi di Sochi, Katy Perry e Madonna hanno unito le forze (e la loro popolarità mondiale) per portare all’attenzione del pubblico la questione delle discriminazioni alla comunità LGBT in Russia, protestando in particolare contro una legge del governo che vieta la cosiddetta “propaganda gay”.

Un mese fa la popstar californiana era stata scelta da Madonna per collaborare al suo progetto of Art For Freedom, un’iniziativa digitale globale impegnata a promuovere attraverso l’arte la questione dei diritti umani e delle loro violazioni. Insieme hanno dato vita ad un nuovo progetto lanciato in rete, con la pubblicazione di una serie di video di protesta legati all’hashtag “(We Are) #GayPropaganda”.

La nuova iniziativa, come spiegato dal comunicato stampa che l’ha annunciata, “cerca di ridefinire la ‘propaganda gay’ chiedendo alla comunità LGBT e ai loro sostenitori in tutto il mondo: Cos’è #PropagandaGay per te?“. L’iniziativa invita ad unirsi a questo movimento d’opinione caricando i propri progetti (foto, opere d’arte e narrazione) su Artforfreedom.com, o diffondendo la notizia attraverso i social media con l’hashtag #GayPropaganda, così da fare luce sulla situazione della comunità LGBT della Russia.



Il terzo video della serie, ispirato dalle recenti immagini di violenza contro la comunità LGBT in Russia, è stato pubblicato su Twitter da Katy Perry, guest curator di gennaio sulla piattaforma lanciata da Madonna. Ecco il video dal titolo The Peace Sign.



Madonna ha lanciato Art For Freedom in collaborazione con Vice magazine come “un’iniziativa globale per incoraggiare l’espressione creativa” e sensibilizzare l’opinione pubblica sulle violazioni dei diritti umani. Katy Perry, che era stata criticata proprio per aver ceduto i diritti di una sua canzone per lo spot dei Giochi Olimpici di Sochi, si è unita con entusiasmo al progetto: “Credo che il 2014 possa essere un anno di grandi cambiamenti sociali. Insieme possiamo tutti lottare per i diritti umani – ha spiegato la popstar, invitando tutti a partecipare – Lascia che la tua arte sia la tua voce“.

LGBTI: IL PARLAMENTO EUROPEO APPROVA IL RAPPORTO LUNACEK

Il Parlamento ha approvato questa mattina la relazione Lunacek: 394 a favore, 176 contrari e 72 astensioni. Ignorate le petizioni di cittadini che ne chiedevano la bocciatura


Con 394 voti a favore, 176 contrari e 72 astensioni, il Parlamento Europeo ha approvato una raccomandazione (nota come Rapporto Lunacek) con cui si chiede alle realtà europee di «lavorare congiuntamente» per una strategia pluriennale «volta a proteggere i diritti fondamentali delle persone LGBTI».

L'obiettivo è di abbattere le discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere nei campi del lavoro, dell'educazione, della salute, dell'accesso a beni e servizi, delle libertà di movimento ed espressione, per quanto riguarda i crimini d'odio, l'asilo e le relazioni internazionali.

Il progetto aveva ottenuto una forte resistenza da parte dei gruppi cattolici (con tanto di accise di ingerenza e raccolte firme lanciate dalla Manif Pour Tous) data la loro contrarietà ai punti in cui si prevedeva di «presentare in via prioritaria proposte finalizzate al riconoscimento reciproco degli effetti di tutti gli atti di stato civile nell'Unione Europea, compresi i matrimoni, le unioni registrate e il riconoscimento giuridico del genere», così come l'invito ad «astenersi dall'adottare leggi che limitino la libertà di espressione in relazione all'orientamento sessuale e all'identità di genere e di riesaminare quelle già in vigore».

 Insomma, il divieto all'importazione delle leggi omofobe di Putin e l'invito al riconoscimento degli affetti di tutti i cittadini (e non solo di quelli etero) non erano piaciute a chi ha fatto dell'omofobia la propria bandiera plitica.

Soddisfazione è stata espressa da Yuri Guaiana, segretario dell'Associazione Radicale Certi Diritti, secondo cui: «il voto di oggi è particolarmente importante poiché gruppi organizzati di estremisti religiosi e ultra-conservatori avevano orchestrato una campagna di sabotaggio del Rapporto Lunacek, ma sono stati sconfitti da un voto che dimostra come la maggioranza degli europarlamentari aderiscano ai principi fondamentali dell'Unione Europea di uguaglianza, non discriminazione e dignità per tutti. L'ampia maggioranza con cui il Rapporto è stato approvato manda un forte messaggio alla Commissione Europea e agli Stati membri secondo il quale la discriminazione delle persone LGBTI non è accettabile e va combattuta».
Purtroppo il documento non ha valore vincolante pur rappresentanto la posizione ufficiale dell'Unione Europea in materia.


sabato 18 gennaio 2014

Genova, la morte di Aurora e quel rinvio dell'operazione per diventare donna

Di Marco Pasqua.


«Addio Marzia. Ti voglio bene». Aurora non ha detto altro alla sua amica, prima di appoggiare il telefonino nella sua stanza e lanciarsi nel vuoto, dalla finestra. Genova, un quartiere – quello di Borgoratti – scosso per la morte di una giovane di 22 anni. Morta suicida, dopo aver parlato mezz'ora al telefono con la sua migliore amica di sempre, Marzia. Che oggi si dispera e si interroga. Tante ipotesi, sulla natura di questo gesto estremo. All'inizio dell'anno Aurora aveva festeggiato il primo anniversario con il suo fidanzato. Subito dopo avevano litigato. «Ma capitava spesso, Aurora era impulsiva, ma era certa che la cosa si sarebbe risolta», racconta l'amica.

Il segreto Anche quel segreto che Aurora custodiva dentro di sé – e che aveva condiviso solo con gli amici più stretti e i parenti, che si battevano per proteggerla - non avrebbe giocato alcun ruolo in quella decisione. Un segreto scritto nei documenti, che raccontavano un'altra Aurora. Un'identità anagrafica che non sentiva essere più sua: per lo Stato era Luca, ma lei sapeva e sentiva di essere Aurora. «Aspettava ancora di essere sottoposta all'intervento chirurgico per la riassegnazione del genere", spiega una sua amica, con la quale aveva condiviso ansie e preoccupazioni per quel cammino. Quel nome, Luca, rappresentava il passato, forse non da rinnegare, ma comunque da «sovrascrivere». «Aurora era donna, si sentiva donna in tutto e per tutto», dicono all'unisono gli amici. A dicembre aveva dovuto fronteggiare una brutta notizia: i sanitari dell'ospedale con i quali aveva preso appuntamento per quell'intervento che era tutto per lei, una meta che era anche un punto di partenza per una nuova vita, le avevano comunicato che sarebbe stato rinviato di cinque mesi, da aprile a settembre. Ma lei era pronta ad aspettare pazientemente. Lei che all'età di 16 anni aveva iniziato il lento e difficile percorso per diventare ciò che sentiva di essere. «Non aveva alcun problema di accettazione – racconta Marzia, l'ultima a sentirla – era accettata da Genova e persino dalla gente del suo paesino di origine, tutta rispettosa verso la sua scelta». Era innamoratissima, faceva progetti dopo un anno di fidanzamento, i viaggi insieme al compagno, documentati con le foto sul suo profilo Facebook. Sorridevano e si baciavano, si tenevano per mano e, qualche volta, avevano anche parlato di lasciare l'Italia. Sul suo profilo Twitter, Aurora aveva scritto una frase, che le aveva detto un amico: «Non te la prendere, sono fatti così. Devi solo credere che un giorno te ne andrai di qui» Forse uno sfogo. Erano Marzia e il fidanzato a rincuorarla, nei momenti più bui. Stava cercando un lavoro, ma non era facile, con quei documenti che raccontavano di un'altra persona. E così, gli amici, oggi, cercano delle risposte che sono destinati a non trovare.

L'ultima telefonata «Era serena, scherzavamo del più e del meno – ricorda ancora Marzia – e quando mi ha detto 'addio' pensavo stesse scherzando. Insomma, nella chiacchierata non era emerso alcun elemento che potesse far pensare ad un gesto così estremo». Genova, la città “della graziosa” di via del Campo cantata da De André, l'ha salutata, sabato scorso, in un funerale nel corso del quale il papà ha definito Aurora tutto e il contrario di tutto: “era una ragazza fragile e forte allo stesso tempo”. Ma non è mancata la rabbia. Riversata su una pagina Facebook, a firma di un'altra amica di Aurora, Mariagrazia. Una rabbia che è anche un atto d'accusa verso la famiglia: «Quanta ipocrisia! E' semplice, dopo, scrivere lettere, farsi vedere disperati, venire al funerale, parlare, parlare...Pochi sanno la verità sulla solitudine, disperazione, sul valore e bellezza di Aurora. Lei ha sempre cercato di farsi amare, accettare, di trovare la sua dimensione vivibile. So, invece, che questo non è stato, soprattutto nell'ambito familiare. Il mondo fuori non ti schiaccia così se hai amore di fondo, un nido che ti protegge,sostegno affettivo. Ho pena per chi non ha fatto, per chi non ha goduto della ricchezza interiore di Aurora. A me è quello che rimane, l'ho amata come una figlia e lei mi ha dato tanta tenerezza, amore, risate, se stessa. Grazie Aurora mia».


Sabato 18 Gennaio 2014
Di Marco Pasqua.

Lo spot anti-razzista: Ho pianto per l'emozione! Un spot stupendo. Una sincerità che non vediamo qui dalle nostre parti.

Questo è un video portoghese che sta causando grande impatto in tutto il mondo!
Realizzato 14 anni fa per commemorare il 50 ° anniversario dell'adozione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani da parte delle Nazioni Unite. 

Nella scena si vede una donna bianca, seduta accanto a un uomo di colore. 
La donna visibilmente disturbata chiede la hostess per il cambio di posto per che non deve stare accanto a un 'nero'. 
Il ragazzo, afflitto, ascolta l'intera conversazione. La hostess torna con una buona notizia che lascia la donna molto felice dicendo che c'è un posto in prima classe. Qui succede qualcosa di incredibili.
Guardate :

venerdì 27 dicembre 2013

Ci sono voluti 5 mesi per il funerale di Andrea, la trans di Termini


Uccisa a bastonate il 29 luglio scorso nella stazione romana. Ora le esequie offerte dal Cesv e dalla Caritas di Roma. Andrea era sola al mondo. 

di Maria Gabriella Lanza

Finalmente Andrea, la transessuale colombiana di 28 anni uccisa a bastonate il 29 luglio scorso alla stazione Termini di Roma, avrà un po' di pace: il 27 dicembre alle ore 15 alla chiesa del Gesù verrà celebrato il suo funerale. Per cinque mesi il suo corpo è rimasto nella camera mortuaria dell'obitorio del Verano: l'ambasciata colombiana stava cercando di rintracciare i familiari, gli amici, qualcuno che la conosceva, ma Andrea era sola al mondo. Così, a pagare la cerimonia sarà il Cesv, centro servizi per il volontariato del Lazio, che per primo ha raccolto l'appello di Redattore Sociale per offrirle un ultimo saluto, e la Caritas di Roma.

"Finalmente ce l'abbiamo fatta dopo mesi di attesa", ha detto Francesca Danese, presidente del Cesv. "Sono tantissime le persone che vogliono partecipare. Cerchiamo di fare qualcosa per lei almeno adesso". A celebrare la cerimonia sarà padre Giovanni La Manna, presidente del centro Astalli: "Il 27 dicembre ci raccoglieremo tutti intorno ad Andrea. Quello che le è successo non deve ripetersi. Ha sofferto tanto nella sua vita, ora possiamo solo pregare per lei e non abbandonare le persone che ogni giorno subiscono discriminazioni. In tanti si sono mobilitati per Andrea, questo fa onore alla città di Roma", ha affermato padre La Manna.

Andrea era arrivata in Italia quattro anni fa. Sognava una vita diversa, invece qui aveva conosciuto solo violenza e soprusi. Era stata aggredita più volte, non riusciva a muovere il braccio e strascinava a fatica una gamba. Trascorreva le sue giornate tra la stazione Termini e la mensa di Colle Oppio gestita dalla Caritas di Roma. Non faceva del male a nessuno. Pochi giorni prima di morire ci aveva raccontato i suoi timori e le sue speranze: "La notte ho paura che qualcuno mi metta le mani addosso", ci aveva detto. "Vorrei incontrare un ragazzo con tanti soldi che mi faccia lasciare la strada perché è troppo brutta".

Invece, la mattina del 29 luglio il suo corpo pieno di lividi è stato ritrovato lungo il binario 10 della stazione. Il suo cuore ha smesso di battere per le troppe bastonate ricevute. Ancora non si sa chi l'ha uccisa, la polizia continua ad indagare. A darle un ultimo saluto venerdì 27 dicembre ci saranno i suoi compagni di viaggio, senzatetto che dormono alla stazione Termini e che con lei hanno condiviso parte della loro vita, e tutte le persone che vorranno stringersi ad Andrea almeno ora.

venerdì 6 dicembre 2013

NELSON MANDELA: 18 luglio 1918 – Johannesburg, 5 dicembre 2013

Ho lottato contro il dominio bianco e contro il dominio nero.
Ho coltivato l'ideale di una società libera e democratica nella quale tutti possano vivere uniti in armonia, con uguali possibilità.
Questo è un ideale per il quale spero di vivere...
-- Nelson Mandela (scheda)
Buon riposo grand'uomo. — triste.

mercoledì 4 dicembre 2013

DEGENDER FEST


Festival queer volto a promuovere una critica verso le tradizionali
identità di genere e le categorie di orientamento sessuale.


Programma

h 17
apertura e inaugurazione mostra _ MARCO 'IL BUE' SCHIAVO & FRANGETTE ESTREME

laboratorio artistico per bambini _ "SUI GENERIS" a cura de IL FIGURINARIO


h 18
presentazione libro _ "CON I TUOI OCCHI" di LORENZA GHINELLI

h 19-21
performance _ "VASSOI UMANI" di FRANGETTE ESTREME


h 20
cena vegan _ a cura del collettivo TABULA RASA

h 21
presentazione libro _ "ANARCHISMO QUEER: un'introduzione" di SAMUELE GRASSI


a seguire

performance _ "SADO MENÙ" di ?ALOS
il menù sarà disponibile in vari momenti della serata

reading _ KLAUS MISER

performance _ "PHAINOMAI / Animals, the not stable anymore"
di ATLETICA SMALTI


h 22.30

live _ ( r )

live _ SPACE ALIENS FROM OUTER SPACE


h 00

djset _ TINA PORNFLAKES & GIANLUCA CECCHINI
postdark wave newpunk

djset _ BUNNY AND THE CAT & CESKOVA MIDORI
alternatrash dancepoppy as.i.like.it


degender toilet _ proiezione di "TRUE=CRYPT" di MISS ALYX
e altri filmati postporno in loop


ingresso: 5 euro


domenica 8 dicembre

h 15-18
laboratorio con Slavina _ "GEOMETRIE NON EUCLIDEE"


link evento FB: clicca qui