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venerdì 23 novembre 2012

Il 20 novembre si celebra in tutto il mondo la giornata internazionale dedicate alle vittime della transfobia



Il 20 novembre di ogni anno si celebra nel mondo il TDOR -Trensgender Day of Remebrance- Un'occasione per ricordare le tantissime vittime transessuali uccise ogni anno dall'odio e dalle violenze.
Il TDOR si tiene in onore di Rita Hester, una donna transessuale afro-americana uccisa il 28 novembre 1998 in Massachussets.Un crimine di odio. I media trattarono la notizia dell’omicidio, riferendosi a lei al maschile, come fece il “Boston Globe”, parlando di “doppia vita” e in altri casi non citando neppure il suo nome , sostituendolo con il termine “travestito”.

Rita fu uccisa per la seconda volta, nella sua dignità di persona, nelle consapevoli scelte di vita e libertà. Le indagini sull’omicidio di Rita Hester, come nella maggior parte dei casi di omicidi di persone transgender, non si sono ancora concluse.
L’assassinio di Rita Hester, ha dato inizio al progetto web "Remembering Our Dead" ed alla fiaccolata a San Francisco nel 1999, cui sono seguite commemorazioni in tutto il mondo nella giornata del 20 di novembre.

Anche quest'anno, nel mondo, oltre 200 vittime hanno perso la vita. L'Italia è seconda nel mondo per numero di vittime dopo la Turchia
La discriminazione e l'odio transfobico non producono soltanto cadaveri, ma anche morti viventi. Negando alle persone transessuali/transgender il diritto all'autodeterminazione, al lavoro, a quella naturale progettualità necessaria per vivere una vita dignitosa, una cittadinanza alla pari. Costruendo ostacoli sociali e giuridici che rubano la vita "alla vita.

Migliaia di persone i tutto il mondo hanno onorato le centinaia di persone uccise a causa della loro identità di genere sul Transgender Day of Remembrance .


Ci sono stati eventi per l'occasione in tutto il mondo, dal Canada agli Stati Uniti , Francia, Nuova Zelanda e Sud Corea.


Veglie a lume di candela sono state fate in diverse città, tra cui Manchester, nel nord dell'Inghilterra, Sacramento, nello stato americano della California e Genova in Italia.


Un evento a Kuala Lumpur, Malesia dove esperti hanno parlato di come di come vieni tratto sui media, sui diritti e la religione che ha portato alla violenza contro le persone transgender.


Mentre la chiesa a Groningen, dei Paesi Bassi, hanno fatto un gioco chiamato 'De gendermonologen' (I monologhi di genere) con un discorso della turca Sevval attivista trans Kiliç.


Natacha Kennedy, co-organizzatrice della TDoR London ha detto: 'le persone trans sono sempre esistiti in ogni civiltà nel corso della storia umana.


'La loro persecuzione, tuttavia, è, relativamente recente, risalente probabilmente non più di 500 anni nella maggior parte dei casi.'


I nuovi dati rilasciati questa settimana dal progetto Trans monitoraggio Murder mostra che 265 persone trans sono state vittime di uccisioni violente in tutto il mondo nel corso degli ultimi 12 mesi.


I dati mostrano un aumento di quasi il 20% rispetto allo scorso anno, quando 221 omicidi trans sono stati segnalati.


transfobia: lettera aperta ai candidati alle primarie
pubblicata da Michela Angelini il giorno Giovedì 22 novembre 2012 alle ore 15.06


Scrivo questa lettera aperta ai politici che si presentano alle primarie, che inseriscono nelle “carte di intenti” e “road map” una legge contro l'omotransfobia, perché ho il timore che non abbiano chiaro di che si parli quando usano questo termine. Tutti i candidati, nessuno escluso, dimostrano insicurezza e scarsa conoscenza dell'argomento quando, nei dibattiti, l'argomento transfobia viene sfiorato.


Ieri, 20 novembre, sono state commemorate le vittime di omicidi transfobici che, per quest'anno, sono 1083 nel mondo. L'Italia con le sue 15 vittime si conferma il primo paese dell'Unione Europea per omicidi di persone transessuali e, considerando tutto il continente europeo, è seconda solo alla Turchia con 23 morti.


“È terribile e faremo qualcosa nei primi 100 giorni di governo!”, risponderebbe un mio ipotetico interlocutore politico. Non possono esistere, nel 2012, persone giustiziate con colpi di pistola, mutilate vive, picchiate fino morire di traumi interni solo perché facenti parte di una minoranza discriminata. Palese che, chiunque, condannerebbe questi atti di efferata violenza ma cos'è la violenza?


L'Organizzazione mondiale della sanità definisce la violenza come “utilizzo intenzionale della forza fisica o del potere, minacciato o reale, contro se stessi, un’altra persona, o contro un gruppo o una comunità, che determini o che abbia un elevato grado di probabilità di determinare lesioni, morte,danno psicologico, cattivo sviluppo o privazione. ”


Leggendo questa definizione mi viene da pensare ad un soggetto. Lo Stato, nella figura di medici, giudici, giuristi, avvocati, impiegati pubblici. Poi, però, mi viene da puntare lo sguardo anche sulla società che ci circonda ed includo in quella definizione massmedia, farmacisti, datori di lavoro, impiegati postali, padroni di casa. Ogni soggetto cui siamo costretti a mostrare un documento o il codice fiscale è potenzialmente artefice di transfobia. Come possiamo essere soggetti attivi e partecipi di questa società se ogni giorno subiamo danni psicologici da mal-educati cittadini e istituzioni, cui non interessa minimamente impegnarsi nel riconoscere la nostra identità e garantirci i diritti costituzionalmente dovuti a tutti gli italiani, noi compresi?


Lo stato, nella figura di uno psichiatra di un ospedale pubblico e nella figura di un endocrinologo di un ospedale pubblico, ci consente l'avvio dell'iter di transizione prima e ci prescrive ormoni poi. Lo stato, tramite la legge – sanatoria 164/82 accetta che la transessualità sia una variante di genere e che, chi ne fa richiesta, debba essere assistito dal servizio pubblico nella transizione. Questo non è sempre vero, soprattutto al sud Italia, carente di strutture con personale educato alle nostre problematiche, non è così raro incontrare professionisti che si rifiutano di ottemperare al loro dovere o rendono molto difficoltoso l'inizio del percorso. Non è transfobia questa?

L'interpretazione data alla sopracitata legge, da parte della giurisprudenza, ci permette di cambiare i documenti non quando cambiamo lineamenti del viso e forme del corpo, ma solo a seguito di interventi chirurgici genitali. Arriva, per tutte e tutti, quel momento in cui non si è più credibili nei panni del sesso che il documento indica, ma allo stato non importa. Ci costringe a vivere in società con la faccia che dice donna e i documenti che dicono uomo o con la faccia che dice uomo e i documenti che dicono donna.

Lo stato aiuta, così facendo, le persone transfobiche ad identificarci come diversi ogni qualvolta sia necessario mostrare un documento: ufficio di collocamento, lavoro, posta, farmacie, controlli delle forze dell'ordine, stipula di un contratto d'affitto, iscrizione alla palestra o quando si richiede la tessera per la raccolta punti al supermercato. Lo stato, restando in silenzio e additandoci come persone diverse, non si rende colpevole di transfobia? Come può, la sola legge contro la transfobia impedire, a chi ci sottopone a colloquio di lavoro, di scartarci con qualche scusa? Non potremmo, ad esempio, essere inclusi in una qualche categoria protetta, per facilitarci l'ingresso (e la permanenza) nel mondo del lavoro? La transfobia si combatte dando visibilità positiva alle persone transessuali e, facilitare l'assunzione, è uno tra i modi migliori di favorire l'integrazione.


Che messaggio si da quando ci mostrano, in tv e sui giornali, solo ed esclusivamente come donne aggettivate al maschile, come fenomeni da baraccone cui non è concessa nemmeno la dignità del pronome corretto, come prostitute e consumatrici di droghe? Perché non si parla di quelle transessuali integrate nella società che contribuiscono a mandare avanti l'Italia? Quanti sanno che esistono anche uomini transessuali? Non è transfobia questa?


Quante volte, durante una causa di separazione, l'avvocato consiglia a persone transessuali (ma anche, purtroppo omosessuali) di non avanzare troppe richieste al partner (anche se legittime) perché “non si sa mai che giudice si incontri all'udienza”? Non è omotransfobia questa?


Come accennavo, non per legge ma per interpretazioni della giurisprudenza, dobbiamo sottoporci ad interventi chirurgici distruttivi e ricostruttivi, disposti da un giudice, per poter avanzare richiesta, al tribunale, di adeguamento dei documenti.

Pare sia più importante aver documenti congrui ai genitali che alla faccia, ma noi non giriamo nude e nudi tra la gente. Probabilmente vi passiamo accanto ogni giorno senza che nemmeno ve ne accorgiate. Porre il focus sulla presenza o assenza di gonadi invece che sull'apparenza non è transfobia?


Avete mai pensato a chi appartiene il vostro corpo? Volendo fare una mastoplastica esagerata, tatuarvi da testa ai piedi, riempirvi di piercing ovunque, rifarvi naso, polpacci e glutei o chiedendo di dividere la lingua in due parti, per farla assomigliare a quella di una lucertola, verrebbe da pensare che appartenga all'individuo che lo abita. Se siete transessuali non la pensereste così. Nonostante fior fior di medici che, con visite e relazioni, dichiarano che non siamo affatto pazzi, ma che dobbiamo cambiare il nostro corpo per star bene con noi stessi e con gli altri, dobbiamo chiedere il permesso a un giudice, che autorizzerà un chirurgo ad intervenire:

Per rimuovere il seno e creare un simil pene ad un uomo transessuale (ftm) o creare una simil vagina ad una donna transessuale (mtf) serve, quindi, il benestare di un tribunale.


Dal chirurgo non è richiesto un certificato che dica che siamo capaci di intendere e di volere, ma una sentenza, che lo autorizzi a procedere, probabilmente per non essere accusato di lesioni personali.Occorrerà, quindi, un giudice che valuti la correttezza del nostro percorso di transizione avviato da medici di ospedali pubblici (già in atto quando ci si presenta in tribunale), che hanno scritto nero su bianco una diagnosi: soffriamo della differenza tra la nostra apparenza esteriore ed il nostro sentire interiore che non ci permette di vivere serenamente e, per questo, necessitiamo di cure mediche atte a far coincidere le due cose.

Per raggiungere lo stato di salute ci sarà, quindi, chi ha necessità di intervenire chirurgicamente e fare, ad esempio, di un pene una vagina, ma anche chi necessita solamente di vivere nei panni sociali del genere opposto e che non ha la minima intenzione di sottoporsi ad interventi mutilanti.


Questo giudice, la cui necessità reale non mi è ancora chiara, potrebbe leggere la documentazione fornita dal nostro avvocato, composta di relazioni di psicologi, psichiatri ed endocrinologi, tutti professionisti statali, che dicono all'unisono, che la persona portata a giudizio sta seguendo un iter medico trasparente e legale. Sarebbe troppo facile.

Il giudice prenderà tutta la documentazione medica e, senza farsi troppe domande, chiederà ad un CTU, un medico assunto dal tribunale ma pagato dalla persona transessuale, di verificare la documentazione medica fornita. L'udienza verrà così rimandata di due o tre mesi, per dare tempo al perito di indagare sul percorso di transizione.

Cosa dovrei pensare quando vengono date motivazioni del tipo “verificare se è veramente questa la strada migliore da percorrere”, come giustificazione all'imposizione di tecnico di parte? Devo pensare che un rappresentante della giustizia italiana non si fidi di un team di medici della sanità pubblica italiana? Vorrei poi sapere, visto che si chiede se la chirurgia sia la strada migliore da percorrere, quali possano essere le possibili alternative per una persona che, come minimo, prende ormoni da un anno al momento della prima udienza.

Questo ipotetico giudice costringerebbe, forse, un ragazzo FtM a vivere per sempre con il seno, producendo “l'effetto donna barbuta del circo” ogni volta che, questo, si trova in contesti sociali? Decreterebbe, forse, che i medici che hanno condotto questa donna a diventare uomo si son sbagliati, imponendo di assumere estrogeni per tornare come prima? Quali competenze ha un giudice del genere per valutare se far procedere o meno una persona transessuale nel percorso di transizione?

Richiedere una verifica, inutile, a spese della persona transessuale, riguardo il lavoro fatto da medici statali non è transfobia?


Poi c'è l'ultimo grave atto di violenza sociale. Ad oggi, sono state autorizzate persone al cambiamento dei documenti solo a seguito di avvenuta sterilizzazione per rimozione chirurgica degli organi genitali, maschili per le MtF o femminili per gli FtM, ad esclusione di un unico caso dove, però, la sentenza sottolinea che anni di terapia con androcur, il farmaco che, oltre ad abbassare i livelli di testosterone distrugge le cellule testicolari, sono ragionevolmente sufficienti per essere sterile. Non è transfobia costringere una persona alla sterilizzazione? Non è transfobia negare il cambio di documenti, ad inizio terapia, costringendo le persone transessuali ad anni di stigma sociale, in una società che lo stato non educa alle diversità? Non è transfobia far firmare un consenso informato che ci avvisa della probabile sterilità, data dalla terapia ormonale, invece di indicarci come conservare i gameti?


Ecco qua la transfobia legalizzata, quella continua violenza psicologica ed esclusione sociale prodotta dal nostro stato menefreghista, perpetuata ai danni del gruppo dei e delle transessuali. Prima, ci negano la dignità di aver documenti conformi al nostro essere, rendendo difficoltoso l'accesso al lavoro e amplificando lo stigma sociale di tutte quelle persone che incrociano i nostri documenti. Poi, vestendo la toga di un giudice, decide se autorizzare o meno un chirurgo ad intervenire sul nostro corpo. Infine, nei panni di una giurisprudenza basata sul pregiudizio, ci costringe ad essere sterilizzati per adeguare i documenti, anche se non sentiamo la necessità di sottoporci a chirurgie distruttive.

Il costo di questa violenza, alla faccia della gratuità del percorso, tra terapia, psicologi, relazioni psichiatriche, perizie di parte e spese legali può arrivare anche a 15.000 euro.


Reputo lo Stato primo soggetto da denunciare al varo di una legge che punisca la transfobia, perchécolpevole di alimentare la violenza nei nostri confronti quando dovrebbe essere al nostro fianco, come garante della nostra salute.


Chiudo con una domanda: volete rischiare che lo Stato sia il primo ad essere chiamato al banco degli imputati, o nelle vostre “road map” e “carte di intenti” è previsto qualcosa di pratico per cambiare le cose e permetterci di vivere dignitosamente e serenamente all'interno della società?


In bocca al lupo per le primarie, spero vinca il più sensibilizzato da questa mia lettera.

Inviata in data 22/11/2012 alle email dei candidati alle primarie del centrosinistra. Risponderanno?

lunedì 19 novembre 2012

Storia di Adela, la prima trans cubana a diventare un consigliere comunale

Nel 1980 era stata denunciata dalla famiglia
e incarcerata in quanto«socialmente pericolosa»

MILANO - Per decenni è stata discriminata e vittima di violenze omofobe. Ma i tempi stanno cambiando anche a Cuba e Adela Hernandez, all'anagrafe Jose Agustin Hernandez, è stata eletta la scorsa settimana delegato al governo municipale di Caibarien (ruolo che equivale a quello di consigliere comunale) ed è diventata la prima transessuale cubana a ottenere un incarico pubblico nel paese caraibico. La quarantottenne, nata in una piccola città della provincia centrale di Villa Clara, ha definito «storica» la sua elezione e ha dichiarato che durante il mandato politico si batterà affinché i diritti degli omosessuali e dei trans siano tutelati.

BALLOTTAGGIO - La Hernandez ha sbaragliato la concorrenza vincendo il ballottaggio per l'incarico pubblico con 280 voti contro i 170 del diretto avversario. La vittoria le permetterà di presentarsi l'anno prossimo all'elezione per il rinnovo del Parlamento cubano. Eppure prima di questo straordinario traguardo, la quarantottenne ha subito numerose umiliazioni. In un paese in cui trans e omosessuali per decenni sono stati perseguitati e costretti a lavorare nei campi forzati, la Hernandez non ha mai nascosto le sue preferenze sessuali: ha vissuto sin dalla sua infanzia come una donna e nel 1980, ritenuta «socialmente pericolosa», è stata condannata a due anni di carcere. A denunciarla fu la sua stessa famiglia dopo averla ripudiata. Nonostante le sofferenze e le discriminazioni, la quarantottenne non ha mai rinunciato a lottare per i suoi diritti: «I miei vicini mi conoscono come Adela l'infermiera - spiega la consigliera comunale in un'intervista al quotidiano britannico Guardian di Londra - La preferenza sessuale non determina se sei un rivoluzionario o meno. Ciò che è importante è come sei fatto dentro».

OPERAZIONE CHIRURGICA - Nel corso degli anni la quarantottenne ha svolto svariati lavori e non si è sottoposta a nessuna operazione chirurgica, nonostante dal 2007 il governo del Paese caraibico sia diventato molto più tollerante nei confronti degli omosessuali includendo l’intervento per cambiare sesso all’interno del suo sistema di assistenza sanitaria gratuita. La Hernandez non esclude l'operazione chirurgica, ma afferma che per adesso questa non è la sua priorità: «Ora rappresento una comunità - ha spiegato al quotidiano britannico - ma non dimenticherò mai di essere una portavoce dei diritti dei gay». Le battaglie della Hernandez saranno certamente supportate da Mariela Castro, nipote di Fidel e figlia del presidente, Raúl Castro, che da anni è la più importante attività per i diritti degli omosessuali nel paese: «Con il tempo si evolve, le persone omofobe sono in minoranza - continua la Hernandez -. Certo, forse, l’omofobia esisterà sempre, ma diventare delegato è davvero un grande trionfo».

 di Francesco Tortora (Pubblicato il 19 novembre 2012 | 13:32)

venerdì 16 novembre 2012

L’Argentina riconosce il femminicidio come reato penale.

di Angela Amarante


Un murales contro la violenza sulle donne

Con 204 voti favorevoli e nessun contrario, la Camera dei deputati argentina ha approvato il disegno di legge per l’inserimento del femminicidio nel codice penale.

D’ora in poi verrà imposto il carcere o l’ergastolo per “chi uccide per odio di genere” e per “quanti uccidono un ascendente, discendente, coniuge o persona con la quale egli sostiene, ha mantenuto o ha provato senza successo ad iniziare una relazione”.

Si tratta di un provvedimento ritenuto fondamentale dopo i numerosi casi di omicidi di donne da parte del partner – 282 nel corso del 2011, secondo l’Osservatorio sugli omicidi di genere in Argentina.

Il termine “femminicidio”, inteso come la violenza fisica, psicologica, economica, istituzionale, rivolta contro la donna in quanto tale, è stato coniato proprio in America Latina, con riferimento alla strage delle donne di Ciudad Juarez, in Messico. In questa poverissima città, dove imperano le gang di narcotrafficanti, vengono ammazzate centinaia di donne ogni anno. Di molte non si trovano nemmeno i corpi, squagliati da un potente acido che la mafia messicana chiama “lechada”.
In tutto il Messico, dal 2006 al 2009, sono state assassinate 3.726 donne. Tutte le vittime subiscono lo stesso brutale trattamento: rapite mentre vanno a lavoro o tornano a casa, violentate, mutilate e uccise. Sono quasi sempre donne indigene, molto povere e quindi non in grado di coprire gli alti costi della giustizia.

Il Messico è la regione col più alto numero di vittime, ma l’intera America Latina può essere considerata la capitale del femminicidio. In Bolivia nel 2007 gli omicidi sono stati 420. In Nicaragua, solo nel 2010 sono state uccise circa 600 donne indigene. Nello stesso anno, a El Salvador, circa 500. Nel 2011 più di 200 donne hanno perso la vita nella Repubblica Dominicana, e altrettante in Guatemala.

Il machismo, la povertà, ma soprattutto l’impunità sono le cause delle atroci violenze subite dalle donne sudamericane. La coltre di omertà sotto cui si nascondono polizia e Governo lascia ben poco spazio a soluzioni concrete e credibili. Basti pensare che il governatore di Ciudad Juarez ha cercato di giustificare l’allarmante tasso di femminicidi con la scusa più abusata al mondo: la colpa è delle donne, perché si vestono in maniera troppo provocante.

Il provvedimento adottato in Argentina, invocato da Amnesty International e dalle associazioni per i diritti delle donne e favorito dalla presenza di una donna al potere (Cristina Fernández de Kirchner, attuale capo del Governo) rappresenta un passo importante nella lotta contro le violenze di genere. Sradicare una mentalità tradizionalista, violenta e maschilista non è impresa facile, soprattutto se amplificata dalla connivenza tra politica, forze dell’ordine e mafia, specie a livello locale. Le iniziative istituzionali non devono fermarsi qui, ma all’Argentina va il merito di aver aperto uno spiraglio: un Governo ha il dovere di garantire non solo la sicurezza e la difesa delle vittime di abusi, ma anche la punibilità senza se e senza ma dei loro carnefici.

giovedì 8 novembre 2012

Tutte le proposte sui temi Lgbt dei candidati alle #primarie2012 | [Grafico sintetico]



Oltra al grafico, basato per lo più su ciò che è scritto nei programmi presentati (verba volant, scripta manent), potete cliccare qui di seguito sui nomi dei cinque candidati per avere un quadro più esauriente della situazione. Per ognuno di essi ho sintetizzato le proposte sui temi Lgbt, inserendo link, video e dichiarazioni varie:
Pierluigi Bersani
Nichi Vendola
Matteo Renzi
Laura Puppato
Bruno Tabacci

Renzi e Bersani promettono due tipi diversi di unioni civili. In particolare, Renzi propone le Civil Partnership, come nel Regno Unito, e Bersani invece parla di modello tedesco. Ho provato a spiegare in cosa si differenziano queste due unioni civili, anche per capire quale delle due proposte possa considerarsi migliore o più avanzata. Tuttavia entrambe soffrono di un punto critico: avvalorano la discriminazione, come spiegato qui.

Renzi e Bersani. Oppure Vendola. Tra tutti, il programma del governatore pugliese è infatti quello che risponde al meglio alle tre principali richieste della comunità arcobaleno: matrimonio, genitorialità e lotta all’omofobia. Ma Vendola non è il solo a spingere un po’ più in là il centrosinistra: c’è anche Laura Puppato che sostiene il matrimonio e che apre un timidissimo spiraglio anche sulle adozioni dei circa 100.000 bambini che sono già figli di coppie gay e lesbo.

Grande assente di queste primarie è, però, il tema dell’omofobia. A parte Vendola, gli altri candidati non hanno ritenuto di scrivere nulla nei loro programmi. Renzi ammette perfino di non aver neanche pensato a questo problema, mentre Bersani si limita a dire che “è necessaria una legge“. E nient’altro. Che dire? Forse stanno tutti aspettando che ci scappi il morto, per poter fare poi gli eroi in Parlamento con il cadavere ancora tiepido. Contenti loro… e contenti i politici lgbt che li sostengono.

Io non so se andrò a votare. Ma se andassi, sarei un po’ indeciso tra due candidati e cioè tra Vendola e Renzi. SEL mi rappresenta molto, ma la vittoria di Renzi potrebbe condurre alla distruzione di questo Pd. La tentazione è forte. Molto forte. ;) Ma… in realtà come potrei votare per un candidato che non dice un Sì pieno ai miei diritti e quindi alla mia umanità, quando finalmente c’è chi ha deciso di intestarsi questa battaglia?

E, invece, voi? Se doveste scegliere, per quale candidato votereste? E perché?
Per quale candidato delle primarie voteresti?

Questa Scheda stata preparata da http://darlingmichele.wordpress.com/

mercoledì 7 novembre 2012

In libreria "Oltre le Gabbie dei Generi " - Il Manifesto Pangender di Mirella Izzo

  "Oltre le gabbie dei generi", Manifesto pangender dele Edizioni Gruppo Abele, di Mirella Izzo di cui l'autrice scrive in premessa:


  "Questo non è un libro per trans. Il fatto che io sia "transgender", che il titolo "pangender" richiami, nell'assonanza, il termine che descrive la mia condizione personale, potrebbe fare pensare a un libro di nicchia, riservato ainaturali utenti del mio "gruppo di appartenenza". Quel che, invece, spero è che i lettori straight capiscano quanto queste pagine siano anche - forse soprattutto - per loro. Credo che, proprio per questi ultimi, la lettura potrebbe garantire un lascito di nuovi interrogativi, punti di vista e risposte che li riguarda da vicino. Per farla breve, nonostante gli indizi forniti dal titolo, dall'autrice e dalla matrice transgender da cui principalmente traggono spunto le idee qui espresse, questo è un libro per tutti (chiunque voi siate o sentiate d'essere, incluse, ovviamente, le persone transgender)".



Come annuncia l'autrice, questo è un libro per tutti. Parte dalla condizione "transgender" per esplorare stereotipi, differenze, vere e culturali, dell'identità di ogni essere umano. Potrà sorprendere per alcuni approcci e ragionamenti non consueti, originali. La tesi dell'autrice è esplicita: l'identità sessuale delle persone è data dalle identità di genere, dagli orientamenti sessuali, ma anche dai ruoli e stereotipi imposti dal contesto socio-culturale. Si tratta di un intreccio non riassumibile nella sola identità separata maschile e femminile, che rimanda necessariamente a molte possibili identità, riunite nel termine "pangender". Un intreccio che merita un apposito Manifesto.



Mirella Izzo nasce nel 1959 di sesso maschile e, a 39 anni, transiziona al femminile. Nel 1999 fonda e presiede la ONLUS Crisalide AzioneTrans . Dal 2000 al 2003 collaboracon il Settore Nuovi Diritti della CGIL. Nel 2006 abbandona,per ragioni di salute, incarichi e attività pubbliche, ma prosegue nel lavoro su identità di genere, genderstudies e transgender sul web (attraverso il blog De/Generi e Facebook) e con pubblicazioni (da ultimo collaborando al volume collettaneo Lavori in corpo, pratiche ed estetichedi identità, a cura di L. Stagi, Franco Angeli, 2011).

Secondo il sito lafeltrinelli.it il libro Oltre le gabbie dei generi - il Manifesto Pangender - è disponibile certamente a Genova (ampia disponibilità), Roma, Torino, Milano, Firenze, Bologna, Bari (disponibilità limitata). Non è disponibile né a Napoli, né a Palermo, né a Catania e capoluoghi più piccoli


Informazioni:
Tel. 011/3859500
Fax. 011/389881
www.gruppoabele.org


Ti svegli un mattino e 4 paesi hanno esteso il matrimonio alle coppie gay. In Italia una parte delle forze politiche Pdl, Lega e Udc , sono state capaci di bocciare una norma contro la violenza omofoba e transfobica.


 Grazie America per aver fatto vincere l’AMORE.

Giornata storica: ieri la Spagna, questa notte gli Stati Uniti, questa mattina la Francia.

Nei referendum indetti in contemporanea con le presidenziali che hanno eletto Obama gli americani approvano per la prima volta alle urne i matrimoni tra omosessuali.

Referendum, l’America dice si alle nozze gay Via libera ai matrimoni omosessuali negli Stati di Washington, Maryland e Maine. Dove gli elettori oltre a scegliere il presidente americano erano chiamati a pronunciarsi sulle nozze tra persone dello stesso sesso. Esito identico per lo stato del Maryland, che ha approvato la legalizzazione del matrimonio omosessuale. Il "sì" al referendum ha ottenuto il 52% delle schede, secondo le stime diffuse dalla Cnn e dalla Nbc sul 93% dei voti scrutinati. I matrimoni omosessuali sono legali anche nello stato di Washington.

Il governo francese ha approvato oggi il progetto di legge che legalizza il matrimonio omosessuale. Il provvedimento, che dovrà essere esaminato dal parlamento, prevede la formula del "matrimonio per tutti".

In pratica, la definizione del codice civile cambierà da unione "fra un uomo e una donna" a quella di unione "fra due persone". Di conseguenza i coniugi gay avranno esattamente gli stessi diritti e doveri degli eterosessuali, potranno adottare figli ed erediteranno dal partner.

La legalizzazione dei matrimoni gay era una delle promesse elettorali del presidente francese Francois Hollande. Secondo la portavoce del governo, Najat Vallaud-Belkacem, il provvedimento rappresenta "un progresso per l'intera società, non solo per pochi". Il 65% dei francesi, afferma oggi un sondaggio Ifop, sostiene i matrimoni omosessuali, ma la percentuale si riduce al 52% per l'adozione. Ma l'opposizione, a partire dall'Unione per un Movimento popolare dell'ex presidente Nicolas Sarkozy, intende dare battaglia sul provvedimento, decisamente avversato dalla Chiesa cattolica. La settimana scorsa, il cardinale André Vingt Trois ha aperto a Lourdes la riunione della conferenza episcopale da lui presieduta con un duro attacco al matrimonio omosessuale, definito una "frode" che rischia di minare le fondamenta della società. Contro le nozze gay si sono schierati anche i leader religiosi ebraici e musulmani.(http://www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/Matrimoni-gay-anche-la-Francia-dice-si-Approvata-la-legge-per-legalizzare-le-unioni_313869318072.html)

MADRID.
Una sentenza storica e lungamente attesa, salutata con sollievo dalle oltre 22.442 coppie omosessuali sposate dall’entrata in vigore della normativa pioniera in materia, che nel 2005 divenne il simbolo delle politiche di uguaglianza e della protezione dei diritti di cittadinanza del primo esecutivo socialista di Zapatero.

La Spagna fu allora il quarto Paese nel mondo a riconoscerle, dopo Olanda, Belgio e Canada e il suo esempio è stato seguito da una decina di Paesi. Il Partito Popolare, con l’allora leader dell’opposizione, Mariano Rajoy, attuale premier, presentò il ricorso alla suprema corte sia contro la polemica riforma del codice civile che riconosceva le nozze fra coppie dello stesso sesso che contro il diritto all’adozione, introdotto dalla normativa.

La sentenza della Corte costituzionale, coi voti a favore di 8 magistrati e 3 contrari, con una maggioranza più ampia di quella attesa, avalla in toto la normativa, anche se le motivazioni saranno rese note nei prossimi giorni.Immediata la reazione del ministro di Giustizia, Alberto Ruiz Gallardon, che in dichiarazioni ai media ha assicurato che il governo del Pp «si atterra’ alla sentenza della Corte Costituzionale, non modificherà la vigente legge e, pertanto, lascerà esattamente la regolazione che i giudici togati hanno avallato». Il ministro ha riconosciuto che la sentenza «convalida che l’unione fra persone dello stesso sesso rientra nella concezione di matrimonio raccolta nel testo costituzionale, stabilendo una dottrina vincolante». 

La sentenza è stata celebrata in diretta da un concentramento organizzato dai collettivi di omosessuali, al quale hanno partecipato famiglie e gente comune, a Puerta del Sol, fra sventolii di bandiere arcobaleno.
Oltre 4.573 coppie gay si sono sposate nel solo 2006 e, da allora, una media di 3.000 l’anno, secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Statistica. La media è aumentata del 21,5% lo scorso anno, fino a quota 3.880, dal momento, per il timore che potesse prosperare il ricorso davanti alla Corte Costituzionale. «Il minimo è che il Pp chieda scusa per la minaccia velata, permanente, che ha fatto gravare sui cittadini», ha dichiarato la portavoce del Psoe, Elena Valenziano, nel commentare la sentenza con i media. «È una sentenza giusta e rappresenta un grande passo avanti, senza ritorno, sulla strada dei diritti civili», ha commentato alla radio Cadena Ser Ernesto Gasto, consigliere socialista di San Sebastian, nel Paese Basco, che è stato il primo politico spagnolo a convolare a nozze con il consigliere socialista Inigo Alonso, di Lasarte, in Guipuzocoa, nel settembre del 2005. «Abbiamo diritto ad essere felici. Questo è un grande giorno per il nostro Paese», ha assicurato Gasto, senza poter trattenere lacrime di commozione.

In Italia, una parte delle forze politiche del paese sono state capaci di bocciare una norma contro la violenza omofoba e transfobica. Oggi infatti e’ stato bocciato in Commissione Giustizia alla Camera il testo base contro l’omofobia e la transfobia, che prevedeva l’estensione della legge Mancino. Pdl, Lega e Udc hanno votato contro, con le sole astensioni di Carfagna e Ria; mentre il Partito Democratico e l’Italia dei Valori, che avevano proposto lo stesso identico testo normativo, hanno votato a favore”.


martedì 6 novembre 2012

A Rio di Janeiro eletta la sua Miss T Brasil 2012.

Miss T Brasil 2012, il primo concorso per le bellezze transessuali del Brasile, ha nominato vincitrice nella notte di martedì 30 ottobre a Rio de Janeiro Marcela Ohio, da Brasilia.



Scopo dell’evento, denominato Miss T Brasil 2012, non è soltanto quello di celebrare la bellezza transessuale, ma anche e soprattutto di “rompere un tabù e dimostrare al mondo che le transessuali hanno lo stesso diritto delle altre donne di partecipare a concorsi di bellezza”, come specificato da una delle organizzatrici.

Si chiama Marcela Ohio 22enne, viene da Brasilia ed è stata selezionata tra 23 concorrenti che hanno sfilato davanti alla giuria in abiti da sera e in bikini, la vincitrice del concorso di bellezza per trans in Brasile, a Rio de Janeiro.

Marcela adesso andrà a rappresentare il Paese sudamericano a 'Miss International Queen', la competizione internazionale per trans che si svolge in Thailandia, Paese leader per numero di operazioni per cambiare sesso. Recentemente, anche il mondo fashion ha deciso di investire in modelle transex: tra le più famose, Lea T., figlia transessuale del calciatore Toninho Cerezo, scoperta dalla maison Givenchy, che ha sfilato per Philipp Plein alle ultime passerelle milanesi.




La notte di Martedì (30) è stato speciale per le transessuali di tutto il Brasile. Il concorso di Miss T Brasile 2012, tenuto a Rio de Janeiro , ha scelto la transessuale più bella del paese.

L' evento che si e svolto nel Teatro João Caetano, centro di Rio, condotto dall'ex BBB Ariadna, la prima transex a partecipare a un reality show in Brasile.



La seconda classificata del concorso è stata la candidata del Stato del Ceará, Roberta Olanda e il terzo posto è andato a Miss San Paolo, Rafaela Manfrini.



Una manifestazione coloratissima e piena di energia per la nomina di "Miss T Brasil 2012", la transessuale brasiliana più bella dell'anno. L'evento, organizzato dall'Astra (associazione di travestis e transessuali di Rio) è fatto non solo di performance musicali, sfilate in abito da sera e in bikini, ma anche di lezioni in materia di diritti umani e diversità sessuale.

                            Roberta Olanda                        //                          Rafaela Manfrini

Come nel tradizionale concorso di Miss, le partecipanti sono stati confinati cinque giorni in un hotel, nel centro di Rio, dove hanno ricevuto lezioni di passerella , consigli per il trucco, e frequentato lezioni sui diritti umani e la diversità sessuale.

 
Per la Presidente dell'Associazione dei travestiti e transessuali di Rio de Janeiro, Barbara Aires, il concorso attirerà visibilità per la categoria. "E 'un fatto che le transessuali attirano l'attenzione, suscitano curiosità, e dobbiamo portarlo a favore della cittadinanza. In generale, le transessuale sono associate alla prostituzione di strada. Vogliamo dimostrare appunto che le persone transessuali devono essere riconosciuti dai loro nomi sociali e dalle loro professioni, e che con la riduzione del pregiudizio sono più probabilità di accedere all'istruzione superiore e entrare nel mercato del lavoro ", ha sottolineato Barbara. 


"Questo concorso sarà una celebrazione dell'identità transessuali. Dobbiamo dimostrare che possiamo essere avvocati, insegnanti, e tante altre professioni, infine, i noi vogliamo essere. Devono rispettare le identità e generi. devono essere rimossi le transessuale dalle strade e dimostrare che possono sfilare in passerella, o di un palcoscenico di un teatro, dove si sono esibiti grandi artisti ", conclude Majorie Marchi, che agisce come coordinatore del Centro LGBT di riferimento del governo dello stato di Rio de Janeiro.Evviva la diversità!!! No ai pregiudizi!!!Questo è il nostro messaggio.


Spagna, il matrimonio è same-sex per la Corte costituzionale


MADRID - La Corte costituzionale spagnola ha riconosciuto la legittimità del matrimonio omosessuale, introdotto nell'ordinamento spagnolo nel 2005 dalla legge del governo socialista di Josè Luis Zapatero. Il tribunale supremo ha convalidato anche la possibilità di adozione per le coppie gay. La decisione non è stata unanime: a favore hanno votato 8 giudici, gli altri tre hanno votato contro. Una divisione che rispecchia lo stato d'animo del paese dove, malgrado la fortissima influenza della chiesa cattolica, l'opinione pubblica si era schierata in maggioranza a favore della legge.

di Matteo Winkler


Il matrimonio tra persone dello stesso sesso è in vigore in Spagna dal 2005. Solo oggi però la Corte costituzionale emetterà una sentenza, attesa da 7 anni, sulla legittimità costituzionale della legge approvata da Zapatero. Il verdetto, che secondo El Pais ha già ottenuto la maggioranza, porrà finalmente fine alla diatriba, generata dal ricorso promosso dal Partito Popolare, sulla compatibilità della legge in parola con l’art. 32 della Costituzione spagnola, ai sensi del quale “El hombre y la mujer tienen derecho a contraer matrimonio con plena igualdad jurídica“.

Pur non avendo ancora a disposizione la motivazione della pronuncia, è possibile fare alcune osservazioni.
In primo luogo, viene finalmente fatta giustizia di una concezione molto diffusa, secondo la quale la definizione di matrimonio scritta nella costituzione (di qualunque paese) sarebbe sacra e inviolabile. Questo modo di pensare è tipico di chi intende il matrimonio come l’istituto del diritto canonico,celebrato in chiesa davanti a un prete, e pretende di estendere quel concetto anche a chi non ci crede. E’ utile ricordare, al riguardo, che il matrimonio è un istituto del mondo del diritto, che non ha niente di naturale e, quindi, non è immutabile ma cambia col mutare della sensibilità della società. Una volta era la condizione della donna, oggi è il genere degli sposi.

Secondo, è ipocrita usare la Costituzione come un’arma contro il riconoscimento di nuovi diritti. Ovviamente, se si fa leva sull’argomento storico, cioè sull’intenzione di chi la Costituzione l’ha scritta, il risultato sarebbe facile da raggiungere: i costituenti hanno certamente inteso il matrimonio come l’unione tra uomo e donna. Ma sta proprio qui il punto: l’intenzione dei costituenti non è mai decisiva quando si tratta di interpretare le norme costituzionali, perché la società evolve ben oltre il tempo, mentre è sempre vero l’argomento contrario, per cui non tutto ciò che era vero ieri è vero oggi, così come non tutto ciò che è vero per i credenti, è tale anche per il resto del mondo.

Spesso si dice che il matrimonio è in crisi e che non ha senso estenderlo alle coppie gay e lesbiche. Niente di più falso. Occorre rendersi conto che il matrimonio è in crisi non per colpa degli omosessuali ma per colpa degli eterosessuali, che in tanti secoli non son mai riusciti a coltivarlo per fondare un modello di famiglia accettabile per tutti. Offrirlo anche agli omosessuali, anzi, potrebbe aiutare a capirne le funzioni. L’amore, il sostegno reciproco, la comunione materiale e spirituale sono ormai patrimonio anche delle coppie e delle famiglie omosessuali: privarle di questo diritto è, più che un imperativo morale, una violenza vera e propria.

Andrew Sullivan scriveva nel 1994 che privare le coppie gay del loro diritto al matrimonio “è il più grave affronto possibile alla loro uguaglianza”. Aveva ragione. Ma lo diceva nel 1994. Ci è voluta una generazione per accorgerci di quanto tale frase sia vera. Gli spagnoli ci sono arrivati ieri.
Noi italiani dovremo attendere la prossima generazione?

martedì 23 ottobre 2012

C’è anche un Islam che dialoga con omosessuali e trans



Rouba Morcos è palestinese. Rouba Morcos è lesbica. Porta sulle sue spalle il peso di oppressioni stratificate. Rouba è tra le fondatrici di Aşwa Nisā Filastiniyyāt miliyātt (voci di donne lesbiche palestinesi) e ha dichiarato: «Avevo dimenticato la mia lingua, non sapevo come dire fare l’amore in arabo, senza che queste parole suonassero scioviniste, aggressive e aliene rispetto alla mia esperienza».

Rouba insieme a tante persone del mondo Lgbt arabo e iraniano hanno capito che ricercare i diritti è anche lavorare sul linguaggio. Le parole feriscono, umiliano e in certi casi uccidono. Rouba lo sa e per questo nelle sue lotte per l’affermazione dei diritti del mondo Lgbt ha messo il linguaggio al primo posto. L’attivista palestinese è solo una delle persone che si incontrano nella lettura di “Che genere di Islam, omosessuali, queer, transessuali tra shari’a e nuove interpretazioni” di Jolanda Guardi e Anna Vanzan (Ediesse).

Le autrici, saggiamente, non hanno voluto salire sul carrozzone di chi considera l’Islam omofobico e sono state altrettanto intelligenti da non dichiarare che invece l’Islam è tollerante o addirittura gay friendly. Si sono sottratte alla logica della tifoseria pro e contro, molto tipica di quando si parla di mondo arabo o iraniano. E ci hanno regalato un libro in cui la storia dell’omosessualità nelle società islamiche è trattata con serietà e complessità.

I testi di satira denigratori vengono analizzati dalle due autrici accanto a storie d’amore strappalacrime che la letteratura ha saputo magistralmente raccontare. Ne è un esempio infatti la storia tra il sultano Mahmud di Ghazna, conquistatore di imperi, e il suo schiavo Ayaz. Si scopre, andando avanti nella lettura, che nella poe- sia di donne per donne la cucina è più seducente di un talamo nuziale.

Ed è lì, nella cucina, che la noce moscata grattuggiata o la mandorla scorticata evocano pratiche erotiche tutte al femminile per il femminile. Ma accanto a storie e facezie ci sono momenti di pura riflessione. Guardi e Vanzan danno ampio spazio al dibattito che coinvolge chi oggi nel mondo musulmano vuole conciliare la fede con la propria identità omosessuale/transessuale partendo dalla reinterpretazione dei testi sacri. Una teologia della liberazione che lavora sul corpo e la lingua della società.

Poi in questa densa trattazione del tema non mancano certo i paradossi. La storia di Fareydûn Molkārā ha fatto scuola in questo senso. Fareydun. Un operatore televisivo iraniano, denunciava pubblicamente il suo disagio di sentirsi una donna intrappolata nel corpo di un uomo. Per questo ha chiesto pubblicamente al vate della Repubblica Islamica Khomeini di poter cambiare sesso. Khomeini si era espresso negli anni ’60 a favore di quella che veniva chiamata allora chirurgia correttiva. Fareydun quindi riesce a coronare il suo sogno e ancora oggi – pur se inquadrati in una cornice di “malattia” – i trans iraniani possono non solo cambiare sesso, ma lo fanno con un contributo finanziario dello stato.

Questo però in Iran si accompagna alla pena capitale per gli omosessuali colti o solo sospettati di atti promiscui. «Nel nostro paese non ci sono omosessuali» ha dichiarato più volte il presidente della repubblica islamica Mahmud Ahmadinejad, una frase che forse è il paradosso più grande che incontriamo nello scorrere le pagine di “Che genere di Islam”. È un libro senza risposte quello di Guardi e Vanzan, ma sul tema (anche grazie al nutrito apparato critico fatto di bibliografia, filmografia e note esplicative) è tra i più esaurienti e seri apparsi nel panorama editoriale italiano sul tema in questione.

sabato 20 ottobre 2012

Riguardo il diritto di manifestare la propria transfobia: La Macelleria Sociale ha riaperto i battenti

pubblicata da Michela Angelini il giorno Sabato 20 ottobre 2012 alle ore 11.58 ·


“Macelleria sociale” ripete più volte il professor Paglianti, antropologo, durante il suo intervento al convegno “dalla scoperta di sé alla trasizione”. “Macelleria sociale” quando si vuole far coincidere genere e sesso anatomico. “Macelleria sociale” quando essere uomo o donna significa rispondere ad una lista di ruoli stereotipati. “Macelleria sociale” quando si negano le sfumature di genere a favore del binarismo sessuale. “Macelleria sociale” quando si pensa che gli ultimi 100 anni di storia cancellino tutti i precedenti. E' fiero di illustrare vite di importanti personaggi del passato nelle vesti del sesso opposto. Il genere è, infatti, una costruzione sociale, una lista di norme non scritte che è variata tanto nei secoli e varia a seconda della società considerata. Sorride mentre elenca i “sintomi” della disforia di genere (della transessualità) contenuti nel manuale diagnostico DSM IV e consiglia, ridendo, “attenti uomini veri, non lavate i piatti e non buttate la spazzatura, potreste essere presi per transessuali”.



Da ognuno dei professionisti che si sussegue al microfono, medici, psicologi, legali e persone direttamente coinvolte con le problematiche trans, emerge la consapevolezza che ogni individuo (trans o non trans) incarna una variante di genere e che ogni transessuale ha la sua personale storia. Società, legge, medicina e servizi devono rinunciare al dualismo di genere sostituendolo con un ventaglio di combinazioni di maschile e femminile, svincolato dalla conformazione genitale.



Ma fuori dal policlinico G.B. Rossi di Verona, che ospita l'evento, ci sono altri “esperti di tematiche sociali”, che esprimono idee diverse. Invece di presentarsi come professori, dottori o medici si presentano con i nomi di “Christus Rex, Lotta studentesca, Famiglia e civiltà e, ben barricati dietro lo slogan le tasse degli studenti non servono per pagare i “disturbi” altrui, distribuiscono volantini dove espongono teorie virilistico-fasciste.



Attraverso “per caso” la strada e un omone grande e grosso, rappresentante di quelli che i giornali chiamano “forze di estrema destra e cattolico tradizionalisti”, mi consegna uno di questi volantini. Apprendo, così, che l'università (la paladina dell'evoluzionismo chirurgico), spiegherà come cambiare sesso, sposarsi ed adottare bambini, a persone che spesso non intraprendono il percorso di transizione per cambiare sesso ma per creare figure a metà tra uomo e donna, che popolano le strade ed i locali notturni. Questa nuova tendenza, lontana dal buon gusto, non dovrebbe assolutamente essere oggetto di discussione all'interno di un'università, popolata da ragazzi e ragazze educati secondo natura per essere uomini e donne veri.

“Piacere, sono Michela e sono trans”, mi viene da dire all'omone, che bofonchia qualcosa tra un “oh ed un ah”. Chiedo perché siano li, a presidiare e a distribuire questi volantini e mi viene risposto “Perché qui si insegna a diventare trans”. Rispondo che, evidentemente, è mal informato. Il convegno tratta, infatti, dell'accettare se stessi senza dover combaciare con stereotipi di genere e che non necessariamente significa affrontare una transizione, ma solo star bene con se stessi. Mi viene risposto, con tono scocciato, che “non sono certo questi i problemi dell'Italia”.



Tornata dall'altro lato della strada Barbara X, scrittrice, attivista per i diritti trans ed antispecista, capendo l'ideologia alla base di tale presidio, espone una bandiera antifascista e sottolinea che manifestare per negare l'esistenza ad una categoria di persone (colpevoli di interpretare il sé secondo scienza e non secondo stereotipo) non può essere permessa, visto che l'Italia, democratica, è antifascista per costituzione.

Con mio grande rammarico, scopro che il presidio è autorizzato e che le “forze dell'ordine” presenti invitano Barbara a mettere via la bandiera perché, così facendo, stava dando via ad un contropresidio che, a differenza di quello dall'altro lato della strada, non aveva il benestare della questura. Le “forze dell'ordine” ci invitano a proseguire verso il convegno perché “il vostro posto è la dentro” mentre, evidentemente, stavamo infastidendo la regolare, giusta, transfobica manifestazione catto-fascista che, protetta dalle forze dell'ordine, era li per insegnare il verbo a chiunque passasse di lì: le persone trans sono una malattia contagiosa, a questo convegno vogliono farvi diventare trans.

“Macelleria sociale” è permettere manifestazioni con questi contenuti. Mi sarebbe stato permesso, davanti ad un convegno che parla di disabilità, di puntare il dito su questa categoria di persone,mezzi uomini e mezzi macchina, nuovi mostri dell'evoluzionismo chirurgico, che popolano i marciapiedi facendo spendere milioni di euro per abbattere le barriere architettoniche?

Secondo il signore della digos avrei tutto il diritto di farlo, perché siamo in democrazia. Io credo sarei stata, giustamente, lapidata dai passanti (che non credo sarebbero stati considerati un contropresidio). Qual'è la differenza tra la prima, reale, e la seconda, provocatoria, manifestazione? Ci sono persone che hanno più diritto all'esistenza di altre? Ci sono fascismi permessi e fascismi vietati? Credete ancora che una legge contro l'omotransfobia non serva?



C'è poi un altro dato, secondo me, altrettanto grave: accettare di essere macellat* socialmente. La stragrande maggioranza di persone, anche transessuali, che partecipa al convegno ritiene che fuori ci siano solo quattro poveracci non degni di attenzione. Peccato che questi “poveracci” siano fuori con uno striscione, un megafono ed altri volantini, a sputare ignoranza, pregiudizio e odio verso le persone trans verso ignari passanti o curiosi che, forse, senza questo bagno di sentenze sarebbero entrati ad informarsi sulle tematiche di genere.

Il convegno è stato definito un trionfo ma, mi chiedo, come possiamo definirci trionfanti se ignoriamo la dilagante transfobia, sminuendo la gravità di certi episodi? Non è forse il caso di smetterla con il qualunquismo e iniziare a reagire agli insulti della gente imbevuta di ideali che puzzano di vecchio?

In nome di quale democrazia dovremmo permettere a questa “macelleria sociale” di funzionare? Perché devo girarmi e vedere la dignità delle persone ridotta a mezzene e frattaglie da macellai legalizzati che brandiscono la lama dell'ignoranza?

Non è forse ora di reagire dando qualche scornata a questo sistema virilistico-fascista che pretende di decidere cosa sia giusto e cosa sia sbagliato senza sapere nemmeno di cosa stanno parlando?

Non sarebbe, forse, il caso di pensare ad una manifestazione, ad un Verona pride, per dire a questa gente che siamo orgoglios* di essere transgender ed omosessuali e che i socialmente disadattati non siamo noi?

Spero che a seguito di questa riflessione sorgano idee per mettere in atto contromisure da parte della comunità GLBTIQ, in modo che episodi del genere non si ripetano perché, diciamocelo, non ne possiamo più di essere carne da macello.




martedì 9 ottobre 2012

Expedia a favore dei matrimoni gay: Un spot pubblicitario mostra il rapporto commovente di un padre con la figlia lesbica.

Un momento difficile quando un padre deve decidere, in abbracciare un nuovo rapporto con la figlia che vuole sposare un'altra donna, è riportato splendidamente in questa pubblicità Web da Expedia. pubblicità super gay-friendly ,  che sta causando commozione per la sua bellezza e sensibilità. Stato trasmesso  in tv per la prima volta settimana scorsa, si tratta del spot pubblicitario di un sito online di viaggio ( Expedia) che mostra un padre che si prepara per il matrimonio di sua figlia lesbica. 

Nel video, dice Goldstein, mi aspettavo che mia figlia si sposasi con un uomo. "Le ho detto: 'Questo non era il sogno che avevo fatto per mia figlia,'", riferisce l'episodio in cui la fidanzata di sua figlia vieni a chiedere la sua mano al padre. Anche se in un primo momento ero riluttante, accettai l'unione. Il video ha ricevuto fino a questo Martedì 9 ottobre 5409 "mi piace" e 172 "non piace", il che significa una maggiore tolleranza della gente.

La pellicola è descritta come "Ogni viaggio è unico. In questo viaggio, Artie Goldstein attraversa il paese per partecipare al matrimonio di sua figlia con una persona dello stesso sesso, un viaggio che gli metterà alla prova, sfidando gli e cambiando in modo inaspettato". 


Lo slogan della pubblicità di Expedia è "Trova la tua intesa."

domenica 7 ottobre 2012

Vivere con un segreto

Scritto da: Marc Martin
Inserito il: 08:08 | 14 giugno 2012
Traduzione: Vanessa Mazza 07 ottobre 2012


Amber, una pacata, ragazzina, di 12 anni, che ama Hello Kitty e il fashion design, vive con un segreto. Si tratta di un segreto che la maggior parte in sesta elementare non riesce a capire, lei che si nasconde dietro le gonne rosa e make-up. E 'un segreto che ha portato a nascondere tutte le sue foto da bambino, come se la sua infanzia non fosse mai esistita.

Amber è nato  bambino.

Quando aveva 10 anni, ha smesso di farsi chiamare col suo nome, Aaron e iniziò a vestirsi come una ragazza. L'anno scorso, ha iniziato a prendere farmaci per impedirle di passare attraverso la pubertà.

"Posso essere quello che sono", ha detto Amber. "Posso essere una ragazza."

Un numero crescente di bambini come Amber si stanno rendendo conto che sono transgender e la ricerca di cure presso le cliniche in tutta la nazione. A causa della loro età, il viaggio complesso ed emozionale è tanto dei genitori. Le famiglie sono costrette a prendere decisioni difficili sulla terapia e farmaci, e su cosa raccontare agli amici e parenti. Stanno cercando di dare ai loro figli un'educazione normale, proteggendoli dal male e dal imbarazzo.

"Come ci si sposta all'interno della società con un bambino di genere-variante?", Ha detto Nancy Quay, uno psicoterapeuta nel programma di genere dei servizi presso l'Università del Michigan."Cosa dire ai vostri vicini di casa? Come si fa a mantenere il vostro bambino al sicuro? "

Per i genitori di Amber, Michelle e Jamie, negli ultimi anni sono stati una montagna russa di emozioni - senso di colpa per non aver riconosciuto prima che la loro figlia era transgender, dolore per la perdita di Aaron e le preoccupazioni per il futuro di Amber.

Il cognome della famiglia è stato chiesto di non essere divulgato dietro richiesta di Amber. Sono tutti d'accordo, però, sia del video e delle fotografie. Michelle ha detto la famiglia e gli altri vicino conoscono la transizione di Amber.

Raccontare la loro storia, ha detto, "è la cosa giusta da fare .... Speriamo che porterà una maggiore consapevolezza e possa aiutare altre famiglie. "

Michelle ha detto di credere che lasciare Amber prendere il farmaco e vivere come vuole è l'unica vera scelta. "Siamo convinti che questo è il suo volere autentico", ha detto.

Jamie è solidale, ma non è così sicuro. "Questo è un territorio piuttosto serio", ha detto lui."Come genitore, sei sempre a ripensare".

Soltanto alcune cliniche intorno alla nazione si occupano di bambini transgender. Solo fino a circa cinque anni fa i dottori cominciarono a trattarli con farmaci bloccanti la pubertà per dargli il tempo per esplorare la loro identità di genere prima di prendere gli ormoni cui effetti sarebbero irreversibili.

Il farmaco è approvato dalla Food and Drug Administration per i bambini che iniziano la pubertà precoce, ma non per gli adolescenti transgender. Due organizzazioni professionali che studiano problemi ormonali e di genere consigliamo l'uso dei farmaci in alcuni casi transgender, ma i medici restano divisi sul fatto di prescrivere il farmaco controverso e costoso.

I sostenitori dicono che i farmaci possono prevenire la devastazione di una ragazza transessuale quando lei sente cresce peli sul viso o la voce si abbassa e quando un ragazzo transgender sviluppa il seno o comincia le mestruazioni. Si può ridurre la depressione e l'ansia ed eliminare la necessità di alcuni interventi chirurgici futuri, ha detto Jo Olson, medico di Amber e il direttore sanitario della clinica transgender all'Ospedale dei Bambini di Los Angeles.

"La pubertà nel corpo  giusto è già abbastanza difficile", ha detto Olson. "La pubertà in un corpo sbagliato è davvero molto difficile."

Altri medici, tuttavia, esprimono cautela sulla base di una mancanza di ricerca. Walter Meyer, un endocrinologo e psichiatra in Texas che lavora con pazienti transessuali, ha detto che i bloccanti per la pubertà sono utili per alcuni adolescenti, ma che conoscere quali a volte è difficile. Non tutti i bambini che si identificano con il sesso opposto finiscono come adulti transgender, ha detto, e dare farmaci a loro si può andare troppo lontano.

I farmaci sono amministrati per un innesto chirurgico nel braccio o le iniezioni mensili. Loro sopprimono la produzione d'ormoni sessuali, facendolo più facile da passare come il genere opposto, Olson disse. Se i bambini smettono di prendere i farmaci, loro passeranno attraverso pubertà.

Olson ha riconosciuto che i medici prendono decisioni cliniche sulla base di istinti e osservazioni, piuttosto che di ricerca. "Questo è ciò che rende questo incredibilmente difficile", ha detto. Olson ha detto che prescrive bloccanti solo ad adolescenti che sono in assistenza psicologica e sono stati persistenti sulla loro identità di genere.

Il padre di Amber disse che lui pensa ai soppressori di pubertà come un tappabuchi per "assicurarsi che tutti siano al 100 % ."

Ma Amber insiste che lei non vuole mai essere maschile. "Perché avrei iniziato se sto per cambiare idea?"

Aaron era un bambino quando ha fatto le sue scelte. Non gli piacevano auto o camion, scegliendo bambole di Barbie e ha vestiti su vestiti invece. Presto, lui fu attratto a "cose veramente affascinanti, splendenti, graziose," disse Michelle.

Ottenere un vestito è stata una battaglia. Ha rifiutato di indossare pantaloncini o pantaloni, chiedendo ogni giorno di indossare la sua versione di un abito - un bianco T-shirt oversize con una cintura. Il giorno di Halloween, che voleva un costume femminile, come Trilli.

11 Ottobre 2012: Giornata Internazionale del Coming Out

Giovedì 11 ottobre 2012 si celebrerà il XXIV Coming Out Day, una ricorrenza internazionale in cui si riflette sull'importanza del “coming out” (espressione che deriva dalla frase inglese coming out of  the closet, letteralmente “uscire dall'armadio a muro”).

L’idea del coming out fu introdotta nel 1869 dal tedesco Karl Heinrich Ulrichs, pioniere del movimento per i diritti di gay, lesbiche e transgender, che sosteneva l’importanza di “uscire allo scoperto” al fine di modificare l’opinione pubblica.

Il primo Coming Out Day si è tenuto negli USA l’11 ottobre 1988, grazie allo psicologo Robert Eichberg e al politico e attivista LGBT Jean O’Leary, i quali scelsero tale data in occasione dell’anniversario della seconda marcia nazionale su Washington per i diritti di uomini e donne omosessuali. Da allora, ogni anno, si organizzano eventi per celebrare il coming out in ogni parte del mondo, tutti ispirati al medesimo messaggio: “Sii te stesso, non uno stereotipo”.

Da recenti dati ISTAT è emerso che nel nostro Paese le persone che si sono dichiarate omosessuali o bisessuali sono circa un milione, ovvero il 2,4% della popolazione residente in Italia. Alla domanda “Con chi avete fatto per la prima voltacoming out”, queste hanno risposto di sentirsi più a loro agio a parlare con i propri amici e i colleghi piuttosto che con genitori o parenti, ad indicare ancora una profonda e radicata cultura etero-normativa che spesso è l’unica disponibile all’interno delle mura domestiche.

Il Coming Out Day si configura quindi come un evento fondamentale, in grado di promuovere e favorire una presa di coscienza di tutta la popolazione, perché solo attraverso un reale rispetto e una sincera accettazione potremmo permettere che il nostro amico, collega o figlio si possa sentire sereno e forte tanto da fare “coming out”.

Dalla presentazione del libro “Oltre le Gabbie dei Generi – Il Manifesto Pangender”, di Mirella Izzo, in uscita il 24 ottobre 2012:

(…) Un noto pensatore e maestro spirituale, Gurdjeff, amava dire che gli esseri umani nascono senza anima e che, per ottenerla, devono andarsela a prendere sulla Luna. Solo dopo questo viaggio simbolico potranno dichiararsi realmente umani e non semplici meccanismi biologici. Una metafora, ovviamente, ma che ci indica una realtà spesso dimenticata o rimossa: noi non siamo automaticamente “noi”. Milioni di condizionamenti, finanche prenatali, possono indirizzarci in un altrove nel quale non ci troveremo mai a nostro agio. L’“identità sessuata” non è questione inerente solo il sesso o il genere o l’orientamento sessuale delle persone. E’ un fenomeno globale che ci riempie tutti (o, al contrario, ci svuota o, ancora, ci rende distonici). Sentirsi a proprio agio con se stessi e sentire che si e quel che davvero ci si sente d’essere e che non si e caduti prigionieri di un “gioco di ruolo” nel quale la socialità dominante ci vorrebbe il più possibile uguali e omogenei a un predefinito modello o persona(ggio).

martedì 2 ottobre 2012

I Sigur Ros e John Cameron Mitchell insieme per il bellissimo video di Seraph



I Sigur Ros continuano il Valtari Mystery Film Experiment: questa volta c'è addirittura la mano del regista John Cameron Mitchell e del disegnatore Dash Shaw.

John Cameron Mitchell ce l'avete presente? E' il regista di due film culto come 'Hedwig - La diva con qualcosa in più' e 'Shortbus - Dove tutto è permesso', amatissimo dalla comunità gay proprio per le sue opere audaci.

Adesso si è messo con i Sigur Ros per realizzare 'Seraph', che comprende due canzoni dell'ultimo album della band ('Rembihnútur' e 'Ekki múkk') e fa parte della serie Valtari Mystery Film Experiment, ossia un progetto che dà massima libertà ai registi ma con un budget ristretto.

Il video ripercorre la vita di un personaggio di 'Shell Game' - film d'animazione che Mitchell sta producendo con il disegnatore Dash Shaw - dalla sua difficile giovinezza fino alla prigione.



Secondo le parole di Mitchell, che è amico di Jónsi (cantante dei Sigur Ros) da ben otto anni, 'Seraph' fonde "bullismo, religione e odio". Ma il Valtari Mystery Film Experiment è un progetto conosciuto soprattutto per il video di 'Fjögur Píanó', in cui appare Shia LaBeoufcompletamente nudo.

Altri video, ad esempio, sono 'Ég anda' 1, 'Ég anda' 2, 'Varúð', 'Rembihnútur', 'Varðeldur' e 'Dauðalogn'.

Fonte:http://artthreat.net/2012/10/sigur-ros-john-cameron-mitchell/

Uruguayani protestano dopo ondata di crimini contro transessuali nel paese.

Migliaia di sostenitori del Movimento (LGBT)  lesbiche, gay, bisessuali e transgender del Uruguay si sono riuniti  venerdì scorso  nel centro di Montevideo per difendere i loro diritti e per chiedere una risposta contro l'ondata di criminalità che ha punito la comunità transessuale quest'anno nel paese. La marcia, in cui ogni 28 settembre le minoranze sessuali uruguaiane ricorda il giorno della diversità sessuale, è andato tutto in modo festoso e pacifico il viale principale della capitale  è stato solo oscurato da un costante ricordo dei cinque transessuali che sono stati uccisi nel paese quest'anno .

Come ha spiegato alla agenzia Efe la avvocato transessuale Michelle Suarez, questi crimini "estremamente feroce" è la questione più importante da prendere in considerazione in questo momento da parte della comunità LGBT. "Questi cinque omicidi sono stati crudeli, perché successivamente sono state bruciati o tentato di bruciare. Erano lavoratrici del sesso, e la mancanza di risposte su questo tema è stato messo sul tavolo, ovviamente, la discriminazione fondata, che sembrano indicare che i transessuali siano esseri torturabili ​​e assassinabili"  ha detto Suárez.

"Come sempre, si guarda un gruppo discriminato e vulnerabile e si ritiene che i colpevoli sono tra di loro, non credo che sia un atteggiamento che porta al progresso", ha aggiunto. Nonostante questa circostanza, Suarez ha rilevato che negli ultimi anni in Uruguay "ci sono stati enormi progressi" nel trattamento di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali, e che il paese è " all'avanguardia nella costituzione e nell'ambito giuridico" a cui manca solo l'applicazione di politiche sociali che cercano di aiutare le persone discriminate.

A questo proposito, il Ministero dello Sviluppo Sociale dell'Uruguay ha annunciato oggi che i transessuali possono essere qualificate come beneficiari di Social Card Uruguay, che permette di accedere all'offerta completa di assistenza sociale e il benessere dei programmi, del lavoro e di educazione per prevenire la sofferenza e l'esclusione sociale.



Negli ultimi sei anni, l'Uruguay ha:

legalizzato le unioni civili per le coppie dello stesso sesso
l'adozione di bambini da parte di genitori dello stesso sesso
recongiuzioni familiare di stranieri omosessuale
cambiamento di sesso agevolati e le variazioni delle identità di genere
gay e lesbiche possono servire nelle forze armate.